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TITOLO: SULLA DEMOCRAZIA

AUTORE: ROBERT ALAN DAHL (politologo statunitense, 1915-2014)


CAPITOLI DA STUDIARE: 2, 4, 5, 6, 7, 8, 10
CAPITOLO 2: DOVE E COME È NATA LA DEMOCRAZIA?
Dahl dice che la democrazia non si evolve in maniera lineare, ma si reinventa in contesti
diversi tra di loro. La storia della democrazia appare come il percorso di un viaggiatore nel
deserto pianeggiante, interrotto solo da qualche collina. Collocare la nascita di una
democrazia in un momento preciso è sbagliato. Secondo Dahl, l'espansione della
democrazia è spiegabile in gran parte attraverso la diffusione delle idee e delle pratiche
democratiche.
Nelle tribù vi erano alcune spinte democratiche, che si definiscono per la contrapposizione
tra “noi” e “loro”. Questo “noi” mette le persone in una comunità. Dahl dice che nelle tribù
emergono alcune tendenze democratiche, di uguaglianza (la logica dell'uguaglianza): le
persone al loro interno si identificano l'un con l'altro, si sentono pari nell'esprimere la
propria opinione.
Nei piccoli gruppi che vivevano di caccia, si sviluppava un sistema in cui i membri del
gruppo prendevano parte alle decisioni per il gruppo. Quindi, per migliaia di anni, la
“democrazia primitiva” può essere stato il sistema politico più “naturale”.
Dopo una fase di apertura mutano le condizioni perché il contesto cambia: si sviluppano
l'agricoltura, la caccia, la pesca e gli esseri umani si stabilizzano nelle comunità sedentarie.
Quindi, così, si sviluppano delle gerarchie all'interno della società e situazioni di potere
considerate naturali: i governi popolari vengono rimpiazzati da monarchie, regimi dispotici
(autorità imposta con eccessivo rigore), aristocrazie (potere a poche famiglie), oligarchie
(potere a pochi potenti).
Attorno al 500 a.C tornarono le condizioni favorevoli per i governi popolari: ecco tre esempi
nel Mediterraneo e gli altri nell'Europa Settentrionale.
1. Il Mediterraneo
Nella Grecia classica e nell'antica Roma nascono intorno al 500 a.C dei sistemi di governo
fondati sulla partecipazione popolare.
La Grecia
Era costituita da centinaia di città indipendenti, le città-stato. La più famosa di esse è stata
Atene. Nel 507 a.C gli ateniesi adottano un sistema di governo popolare che dura fino al 321
a.C (fino alla sottomissione dei macedoni prima e dei romani dopo).
Furono i greci a coniare il termine “democrazia”, da “demos” (il popolo) e “kratos” (il
governo). Con “demos” ci si riferiva all'intero popolo: la parola “democrazia”, dunque,
veniva usata dagli aristocratici con un'accezione negativa, per esprimere disappunto verso il
popolo comune che avevo tolto loro il controllo del governo.
La democrazia di Atente è stata spesso citata come il primo esempio di partecipazione del
cittadino, o meglio di democrazia partecipativa. La democrazia di Atene era diretta (senza
intermediazione/rappresentanza, tutti partecipano alla vita politica): il governo della città era
un compito condiviso dai cittadini. Per votare si andava nella Agorà, la piazza principale di
Atene.
Il cuore pulsante del governo di Atene era un'assemblea a cui tutti i cittadini avevano diritto
di partecipare. Questa assemblea assegnava per elezione un piccolo numero di incarichi
importanti, in particolare quelli militari. I cittadini a cui affidare i pubblici uffici erano scelti
tramite sorteggio, poiché tutti i cittadini avevano eguali possibilità di essere scelti.
Ad ogni modo, le istituzioni pubbliche della Grecia democratica sono state poi ignorate
dalla democrazia rappresentativa moderna.
Roma
All'incirca nello stesso periodo in cui il governo popolare viene introdotto in Grecia, esso
fece la sua comparsa anche in Italia, a Roma. I romani, però, chiamarono il loro sistema
“repubblica”: da “res”, che in latino significa affare, e “publicus”ovvero pubblico.
Sia a Roma che ad Atene il diritto di partecipazione era riservato solo agli uomini.
Inizialmente il diritto di partecipare al governo della repubblica di Roma spettava solo ai
patrizi e agli aristocratici. Dopo una lunga lotta, però, il popolo comune (la plebe) conquista
l'accesso al governo. All'inizio le dimensioni di questa repubblica erano piuttosto modeste,
poi la Roma repubblicana si espanse con la conquista di popolazioni minori, a cui viene
conferita la cittadinanza romana a pieno titolo. Però, Roma non adattò mai le sue istituzioni
di governo popolare all'enorme incremento di cittadini. Le assemblee si svolgevano al Foro
e per la maggior parte dei cittadini la città era troppo lontana per partcipare: in poche parole
a questi cittadini veniva negata l'opportunità di partecipare alle assemblee.
Questa repubblica dura dal 509 al 130 a.C, poi cominciò a vacillare a causa dei disordini
sociali e della guerra. La repubblica governata dai cittadini divenne così un impero retto da
imperatori.
L'Italia
Il governo popolare cominciò a ricomparire in molte piccole città-stato del Nord Italia
intorno al 1100 d.C. Così come a Roma, inizialmente la partecipazione agli organi di
governo delle città-stato fu ristretta ai membri delle famiglie di spicco. Però, col tempo,
coloro che erano più in basso nella classe socio-economica delle città cominciarono a
chiedere il diritto di partecipare. Essi, infatti, erano più numerosi della classe dominante e
sapevano organizzarsi. In questo modo, il popolo ottenne il diritto di partecipare al governo.
Per più di due secoli queste repubbliche sbocciarono in Italia: di particolare importanza
furono quelle di Firenze e Venezia, dove fiorirono arte e architettura superbe. In questo
modo, il Medioevo giunse al termine e venne il Rinascimento. Dopo la metà del XIV
secolo, poi, la città-stato venne sovrastata dallo stato nazionale.
2. Qualche parola sulle parole
Secondo Dahl le parole “democrazia” (in Grecia) e “repubblica” (a Roma) non indicano
diversi tipi di governo. È semplicemente una differenza tra greco e romano, le due lingue da
cui rispettivamente derivano le parole in questione.
3. Il Nordeuropa
Nella Grecia classica, nella Roma antica e nell'Italia medievale e rinascimentale erano
chiaramente assenti tre elementi: un parlamento nazionale, formato da rappresentanti eletti e
governi locali popolari (subordinati al governo nazionale).
Questa combinazione di istituzioni politiche nacque in particolare in Scandinavia e nei Paesi
Bassi e in Gran Bretagna.
Assemblee locali
Dal 600 d.C fino all'incirca al 1000, i vichingi liberi si incontravano regolarmente nella
regione di Trondheim per tenere un'assemblea decisionale chiamata in norvegese Ting.
Verso il 900 d.C le assemblee dei vichingi cominciarono a riunirsi anche in molte altre zone
della Scandinavia. In questi incontri gli uomini litigavano, discutevano, approvavano o
respingevano leggi; decidevano se apportare cambiamenti alla religione; nominavano o
ratificavano l'elezione del re. Probabilmente creearono le assemblee per conto loro, partendo
dalla logica dell'uguaglianza applicata agli uomini. Questa uguaglianza, però, era molto
relativa: essa, infatti, valeva solo fra uomini liberi e anche lì variava in base allo status e alla
ricchezza.
Dalle assemblee ai parlamenti
I vichinghi poi trasferirono le loro usanze politiche anche in Islanda e trasferirono in
numerose località il Ting. Ma andarono anche oltre: crearono una sorta di sovra-Ting, detto
Althing, o Assemblea nazionale.
Nel frattempo, in Norvegia, Danimarca e Svezia nascevano prima le assemblee regionali e
poi, così come avvenne in Islanda, le assemblee nazionali.
In Svezia, inoltre, il re cominciò a indire riunioni dei rappresentanti dei diversi settori della
società svedese: nobiltà, clero, borghesia e popolo comune. Poi esse si trasformarono nel
riksdag svedese o parlamento.
Nei Paesi Bassi e nelle Fiandre, l'espansione del commercio e delle attività finanziarie favorì
la nascita di classi medie urbane che gestivano notevoli risorse economiche. I governi non
potevano ignorare questa ricchezza altrui, né tassarla senza chiedere il consenso ai diretti
interessati, dunque, per ottenere il consenso, organizzò delle riunioni dei rappresentanti
delle città delle classi sociali principali.
Nell'Inghilterra medievale, intanto, stava venendo alla luce un parlamento eletto, frutto più
della cieca evoluzione che di un progetto definito. Il parlamento in questione nacque dalle
sporadiche assemblee indette durante il regno di Edoardo I (tra il 1272 e il 1307). In questo
sistema re e parlamento erano limitati ciascuno dall'autorità dell'altro: nel parlamento il
potere dell'aristrocrazia ereditaria (Camera dei lord) era bilanciato dal potere del popolo
(Camera dei comuni); mentre le leggi promulgate dal re e dal parlamento venivano applicate
da giudici indipendenti sia dal re che dal parlamento.
4. Democratizzazione: un percorso, non un risultato
Cosa mancava
1) Disparità di diritti e doveri tra schiavi e uomini liberi/ricchi e poveri ecc.
2) Assemblee e parlamenti non soddisfacevano i requisiti minimi della democrazia e non
potevano competere con il monarca. Avevano solo un potere consuntivo e non decisionale.
3) I rappresentanti del popolo non rappresentavano l'intero popolo, ma solo degli interessi
specifici. Inoltre, erano eletti da un corpo elettorale minimo (metà della popolazione adulta).
4) Le idee democratiche non erano particolarmente diffuse e neanche ben comprese: la
logica dell'uguaglianza valeva per pochi e mancava la conoscenza delle istituzioni
necessarie a una repubblica democratica.
5) L'opposizione politica era illegittima o illegale.
6) Assenza di mezzi di informazione liberi.
7) Non veniva garantita la possibilità di dissentire.
CAPITOLO 4: CHE COS'È LA DEMOCRAZIA?
Secondo Dahl esistono cinque criteri che soddisfano l'esigenza di egual diritto di tutti i
membri a partecipare alle decisioni sulle strategie.
1) Partecipazione effettiva: tutti i membri devono avere pari ed effettive opportunità per
comunicare agli altri le loro opinioni.
2) Parità di voto: ogni membro deve avere un'opportunità di voto effettiva e pari agli altri,
tutti i voti devono essere considerati pari.
3) Diritto all'informazione: ciascun membro deve avere pari ed effettive opportunità di
conoscere le principali alternative strategiche e le loro probabili conseguenze.
4) Controllo dell'ordine del giorno: tutti i membri devono avere l'opportunità di decidere le
priorità e gli argomenti da inserire nell'ordine del giorno.
5) Università del suffraggio: la totalità, o almeno la maggior parte, degli adulti che risiedono
in permanenza nel territorio dovrebbero godere pienamente dei diritti indicati nei primi
quattro criteri (vedi al capitolo 7, Il quinto requisito democratico: l'inclusione).
Perché questi criteri?
Ciascuno di essi è necessario se si vuole che i membri siano politicamente uguali nel
determinare le strategie dell'associazione. Insomma, se questi presupposti vengono violati, i
membri non sono più politicamente uguali.
Qualche parola sulle parole
Lo “stato” è un'associazione che può garantire la sottomissione alle sue regole presso tutti
coloro su cui afferma di avere giurisdizione (l'attività e l'organizzazione dello Stato,
consistente nella concreta applicazione delle norme giuridiche), attraverso mezzi di
coercizione (sinonimo di imposizione) superiori. Quando si parla di “governo”, si intende in
genere il governo dello stato sotto cui la giurisdizione si vive.
Possiamo applicare i nostri criteri al governo di uno stato? Naturalmente sì. Le teorie
democratiche si sono a lungo occupate principalmente dello stato. Però, nessuno stato ha
realizzato un governo che soddisfacesse pienamente i criteri del processo democratico.
A cosa servono questi criteri? Ci forniscono degli standard per valutare l'efficienza delle
associazioni che affermano di essere democratiche. Possono servire a tutti coloro che
aspirano alla democrazia, per sollevare questioni importanti e contribuire a trovare delle
risposte.
CAPITOLO 5: PERCHE' LA DEMOCRAZIA?
Fino al XX secolo, la quasi totalità dei paesi del mondo sosteneva la superiorità dei sistemi
non democratici, sia in teoria che in pratica. Chi era a capo di questi regimi giustificava il
proprio governo, avvalendosi della convinzione secondo la quale la maggior parte delle
persone non sono in grado di partecipare alla gestione dello stato.
Paragonata a qualsiasi possibile alternativa, la democrazia presenta almeno dieci vantaggi.
1. Ostacola la tirannia: la democrazia contribuisce a salvaguardare i governi dall'affermarsi
di autocrati crudeli e malvagi.
La storia racconta di leader che hanno sfruttato l'eccezionale capacità di coercizione
(limitazione libertà altrui ottenuta con la forza) e violenza dello stato per fini personali.
Eccone tre esempi:
- Iosif Stalin in URSS. Durante il suo governo milioni di persone sono state imprigionate
per motivi politici, a causa del paranoico terrore di Stalin verso presunti complotti ai suoi
danni.
- Adolf Hitler nella Germania nazista. Responsabile della morte di sei milioni di ebrei nei
campi di concentramento e di altri gruppi (omosessuali e zingari in particolare) che decise di
sterminare.
- Pol Pot in Cambogia: i Khmer Rossi (seguaci del suo partito) uccisero un quarto della
popolazione cambogiana per la paura che Pol Pot nutriva verso le classi colte (che quindi
sterminò quasi completamente).
Anche la storia dei governi popolari, però, non è priva di lati oscuri, tanto che assunsero
atteggiamenti anche peggiori con gli outsiders (coloro che vivevano fuori dai confini del
paese o in altri stati). Un atteggiamento contraddittorio, che avrebbe secondo Dahl una
soluzione: l'applicazione di un codice universale dei diritti umani in tutto il mondo.
Le idee democratiche sono messe in discussione dal danno che i governi popolari creano
alle persone che vivono sotto la loro giurisdizione senza avere il diritto di partecipare al
governo. Tra il XIX e il XX secolo venne adottata una soluzione al problema: l'abolizione di
precedenti limitazioni al voto e la diffusione del suffraggio universale come normale
procedura del sistema democratico.
È bene, comunque, ricordare che qualsiasi legge o misura pubblica è sempre destinata a
danneggiare qualcuno. Nel lungo periodo, però, il sistema democratico, rispetto agli regimi
non democratici, compromette in misura minore i diritti fondamentali e gli interessi dei suoi
cittadini.
2. Diritti essenziali: la democrazia garantisce ai suoi cittadini numerosi diritti fondamentali
che i sistemi non democratici non garantiscono e non possono garantire.
La democrazia non è solo una forma di governo, ma anche un sistema di diritti. I diritti,
infatti, sono tra i fondamentali materiali costitutivi di una forma di governo democratica. Se
si prendono in considerazione i cinque criteri (del quarto capitolo) appare evidente che per
soddisfare quei requisiti un sistema politico debba assicurare ai suoi cittadini certi diritti.
Nessun sistema non democratco garantisce ai suoi cittadini una così vasta gamma di diritti
politici: se un determinato sistema lo facesse, diventerebbe, per definizione, una
democrazia.
Per soddisfare i requisiti della democrazia, i diritti costitutivi devono essere effettivamente
alla portata dei cittadini. Se e quando i cittadini mancano di capire che la democrazia
richiede certi diritti fondamentali e non appoggiano le istituzioni che li garantiscono, la
democrazia è in pericolo.
3. Libertà generale: la democrazia garantisce ai suoi cittadini una gamma di libertà
personali più vasta rispetto a qualsiasi alternativa possibile.
La democrazia non può durare se i suoi cittadini non riescono a creare e mantenere una
cultura politica che la sostenga. Una cultura democratica quasi certamente darà importanza
al valore della libertà personale e, in tal modo, fornirà un sostegno a ulteriori diritti e libertà.
Poi, c'è chi è convinto che noi avremmo maggior libertà se lo stato fosse abolito del tutto:
ovvero gli anarchici. Secondo Dahl, però, è impossibile immaginare un mondo dove lo stato
non esiste, dove ognuno rispetti i diritti fondamentali di ogni altra persona e dove tutte le
decisioni collettive siano prese pacificamente e all'unaminità.
Insomma, se rifiutiamo l'anarchismo e consideriamo lo stato come necessario, possiamo dire
che un governo democratico garantisce una più vasta gamma di libertà di qualsiasi altra
forma di governo.
4. Tutela di interessi personali fondamentali: la democrazia aiuta gli individui a tutelare i
loro interessi fondamentali.
Ciascuno di noi nella vita desidera determinate cose (sopravvivenza, cibo, amore ecc) e,
ovviamente, noi vogliamo esercitare un certo controllo sui fattori che determinano se e in
che misura soddisfare questi desideri. La democrazia tutela questa libertà e queste
opportunità meglio di qualsiasi altro sistema politico mai concepito.
Questo argomento è stato espresso con forza da John Stuart Mill (esponente britannico di
liberalismo e utilitarismo). Potrai difendere i tuoi diritti e interessi dagli abusi del governo,
soltanto se puoi prendere pienamente parte alla determinazione di condotta del governo,
spiegava Mill. Anche se, ovviamente, non si ha la certezza che tutti i nostri interessi siano
adeguatamente tutelati.
5. Autodeterminazione: solo un governo democratico può fornire agli individui il massimo
dell'opportunità di esercitare l'autodeterminazione, ossia di vivere sotto leggi scelte da loro
stessi.
Nessun essere umano normale può vivere una vita soddisfacente, se non in associazione con
altre persone. Vivere con altri, però, comporta un prezzo: non si può fare sempre ciò che ci
pare e piace. A volte ciò che si vorrebbe fare è in conflitto con ciò che gli altri vorrebbero
fare.
Si può, comunque, mettere in moto un processo per decidere regole e leggi che soddisfino
certi criteri:
- prima che una legge venga promulgata, noi e gli altri cittadini dobbiamo avere la
possibilità di esprimere il nostro punto di vista;
- la possibilità di giungere a un accordo, così che si possa arrivare ad una legge che tutti
considerino soddisfacente;
- nel caso in cui non si raggiunga l'unaminità, sarà promulgata la legge che conta il maggior
numero di sostenitori.
Anche quando facciamo parte del gruppo di minoranza, la cui proposta è stata respinta dalla
maggioranza, possiamo decidere che questo processo è più giusto di qualsiasi altro. In
questa misura, noi siamo esercitando la nostra libertà di autodeterminazione nello scegliere
liberamente di vivere sotto una costituzione democratica.
6. Autonomia morale: solo un governo democratico garantisce al massimo la possibilità di
esercizio della responsabilità morale.
Per responsabilità morale si intende che noi prendiamo decisioni che dipendono dai nostri
principi morali, solo dopo aver condotto un processo di riflessione, scelta, scrutinio e dopo
aver preso in considerazione le altre alternative. Essere moralmente responsabili significa
autogovernarsi nell'ambito delle scelte morali rilevanti.
7. Progresso umano: la democrazia favorisce il progresso umano più pienamente di
qualsiasi alternativa possibile.
Per la maggior parte di noi, tra le qualità desiderabili vi sono l'onestà, l'equità, il coraggio e
l'amore. I più pensano che una personalità adulta completa dovrebbe avere la capacità di
badare a se stessa, dovrebbe agire responsabilmente, dovrebbe avere la capacità di condurre
libere e aperte discussioni.
Ecco, solo i sistemi democratici offrono le migliori condizioni di sviluppo di tali qualità.
Ovviamente, un governo non è sufficiente a garantire che gli individui sviluppino queste
qualità, ma è essenziale a questo scopo.
8. Uguaglianza politica: solo un governo democratico può fornire un grado relativamente
alto di uguaglianza politica.
9. Tendenza alla pace: le democrazie rappresentative moderne non si fanno guerra le une
con le altre.
Un punto a favore dei governi democratici ampiamente imprevisto e inatteso. C'è un dato di
fatto impressionante: delle 34 guerre combattute tra il 1945 e il 1989, nessuna ha coinvolto
due paesi democratici.
Le ragioni di ciò non sono del tutto chiare, ma comunque decifrabili: l'elevato livello di
scambi commerciali internazionali tra le democrazie moderne le predispone all'amicizia più
che alla guerra. I cittadini e i leader apprendono l'arte del compromesso.
Insomma, un mondo democratico tende ad essere anche più pacifico.
10. Prosperità: i paesi retti da governi democratici tendono ad essere più floridi dei paesi
retti da governi non democratici.
Rispetto a due secoli fa (quando si pensava il contrario), le democrazie sono ricche e le non
democrazie sono, a paragone con esse e complessivamente, povere.
In democrazia, inoltre, i mercati non sono troppo regolati: i lavoratori sono liberi di
cambiare residenza e occupazione, le aziende competono per trovare risorse e clienti, i
consumatori possono scegliere tra i beni e i servizi offerti da fornitori. Tutti i paesi
democratici aderiscono all'economia di mercato (garantisce libertà di mercato), che produce
maggior ricchezza di tutte. In più, nei paesi democratici, l'educazione dei cittadini, la forza
lavoro istruita e il buon livello di comunicazione contribuiscono all'innovazione e alla
crescita economica. D'altro canto, l'economia di mercato può creare disuguaglianza
economica e pregiudicare la piena uguaglianza politica.
CAPITOLO 6: PERCHE' L'UGUAGLIANZA POLITICA?
1. UGUAGLIANZA INTRINSECA
Perché i diritti necessari al sistema democratico dovrebbero essere estesi in modo paritario a
tutti?
La Dichiarazione americana d'indipendenza del 1776 spiegava che tutti gli uomini sono stati
creati uguali e che, quindi, sono dotati di alcuni diritti inalienabili (di cui nessuno deve
essere privato): insomma, sono verità che si dimostrano da sole. I critici, però, hanno spesso
respinto affermazioni sull'uguaglianza simili a quelle contenute nella Dichiarazione, poiché
considerate retoriche e false. In quel periodo per esempio donne, schiavi, neri erano privati
non solo dei diritti politici, ma anche di altri diritti inalienabili. Per molti (in primis Thomas
Jefferson, principale artefice della Dichiarazione), l'uguaglianza era semplicemente un fatto.
Uguaglianza intrinseca: un giudizio morale
Uguaglianze e disuguaglianza possono assumere una varietà infinita di forme. La
disuguaglianza nella capacità di vincere una maratona è una cosa, la disuguaglianza nel
diritto di voto è ben altro.
Secondo Dahl, per capire perché è ragionevole impegnarsi in difesa dell'uguaglianza politica
fra cittadini di uno stato democratico, bisogna riconoscere che quando parliamo di
uguaglianza non stiamo esprimendo un giudizio fattuale, bensì un giudizio morale (ovvero
vogliamo esprimere un giudizio morale sugli essere umani, dicendo qualcosa su ciò che noi
crediamo "dovrebbe" essere).
Utilizzando le parole della Dichiarazione come giudizio morale, si dovrà considerare il bene
di un essere umano come intrinsecamente uguale a quello di qualsiasi altro. Dahl chiama
questo giudizio morale il principio dell'"intrinseca uguaglianza".
Secondo Dahl, l'uguaglianza intrinesca è un principio razionale su cui basare il governo
dello stato.
P.S. Intrinseco: proprio di una persona o di una cosa, fa parte della sua natura.
Perché dovremmo adottare questo principio
1) Motivi religiosi: Ebraismo, Cristianesimo, Islam e Buddismo (in parte) tendono a
considerare l'uguaglianza intrinseca come un elemento rilevante dei propri valori religiosi.
Solo l'Induismo rappresenta un'eccezione.
2) Debolezza di un principio alternativo: molti di noi trovano ogni alternativa generale
all'uguaglianza intrinseca non plausibile e non convincente.
Noi perché dovremmo accettare la superiorità intrinseca di qualcun altro come principio
politico fondamentale? Dahl dubita fortemente che noi, se non facessimo parte del gruppo
privilegiato, acconsentiremmo liberamente e consapevolmente al principio della superiorità
intrinseca.
3) Prudenza: con la prudenza si evita il malcontento sociale. Se tutti hanno pari possibilità di
partecipare alla vita politica, si evita il malcontento. È prudente non escludere le persone.
Questo principio è fondante.
4) Accettabilità: un sistema che garantisce uguale considerazione per tutti, ha più probabilità
di assicurarsi il consenso di tutti gli altri la cui collaborazione è necessaria per raggiungere i
vostri fini.
Secondo Dahl, in conclusione, se l'uguaglianza intrinseca viene interpretata come un
principio di governo giustificato da motivi di moralità, prudenza e accettabilità, è più
raccomandabile di qualsiasi alternativa.

CAPITOLO 7: PERCHE' L'UGUAGLIANZA POLITICA?


2. COMPETENZA DEL CITTADINO
Dahl riprende la “Teoria dei Custodi”. La tesi secondo cui il governo dovrebbe essere
affidato a persone esperte dedite a governare per il bene comune e superiori agli altri nella
conoscenza dei mezzi per farlo – i Custodi, come li chiamava Platone (filosofo greco) – è
sempre stata la principale avversaria delle idee democratiche. I sostenitori di questa tesi
platonica non negano che gli esseri umani siano intrinsecamente uguali (uguaglianza
intrinseca), ma sono convinti che persone esperte nel governo (appunto i Custodi) sarebbero
superiori nella loro conoscenza del bene generale e dei mezzi migliori per realizzarlo.
Dahl risponde per punti alla “Teoria dei Custodi”:
- Gli esperti (i quali fungono da consiglieri, come ad esempio i medici) possono avere
conoscenze superiori alle nostre in molti rilevanti aspetti. Ma un conto è ricorrere all'aiuto di
esperti nel governo, altra cosa è concedere a un'elite il potere di decidere leggi e politiche
cui saremo obbligati a obbedire.
- La questione che oppone democrazia e la teoria del Custode riguarda, dunque, quale
gruppo dovrebbe avere l'ultima parola nelle decisioni prese dal governo dello stato.
Delegare alcune decisioni personali a qualcuno più esperto in materia è ragionevole
(avvocato, medico, commercialista ecc). Ma non ne segue automaticamente che sarebbe
ragionevole delegare a un'elite politica l'autorità di controllare le principali decisioni del
governo dello stato.
- Governare bene uno stato richiede qualcosa di più della pura conoscenza scientifica. Il
governo, infatti, non è una scienza come la fisica e la chimica. Prendere, ad esempio, una
decisione sugli obiettivi del governo (giustizia, equità, felicità, salute ecc) significa
formulare un giudizio etico (e non scientifico). Inoltre, gli obiettivi sono spesso in conflitto
e questo richiede un compromesso tra gli obiettivi. C'è poi un'altra ragione per cui le
decisioni politiche comportano giudizi non strettamente scientifici: ovvero la gestione dei
mezzi per raggiungere i fini.
- Per governare bene uno stato non basta la conoscenza. Sono necessarie l'incorruttibilità,
una ferma resistenza alle tentazioni del potere, una dedizione continua e inflessibile al bene
pubblico piuttosto che agli interessi personali. La conoscenza è una cosa, il potere un'altra.
La storia ci insegna che i Custodi dello stato tendono a diventare despoti (esercitano la
propria autorità in modo tirannico) a causa della corruzione e del nepotismo (favorire i
propri familiari), anteponendo i propri interessi a quelli altrui.
- Infine, un conto è proporre un'utopia, un altro è realizzarla. Secondo Dahl, la tesi del
Custode si confronta con grandi e numerosi problemi tecnici (come va istituito il sistema,
chi scrive e mette in pratica la Costituzione ecc.)
Competenza dei cittadini a governare
Dahl, quindi, respinge la proposta di Platone e arriva a questa conclusione: tra gli adulti,
nessuno è tal punto meglio qualificato degli altri a governare da indurci a conferirgli pieno
e definitivo potere sul governo dello stato. Insomma, secondo Dahl dovremmo essere
governati da noi stessi.
Ma gli adulti sono in grado di partecipare al governo dello stato? Dahl risponde
riproponendo alcune delle conclusioni tratte dai capitoli precedenti:
la democrazia offre molti vantaggi ai suoi cittadini; essi sono ben tutelati contro i governanti
dispotici; godono di diritti politici fondamentali e di una più vasta libertà; dispongono dei
mezzi per tutelare e favorire i loro principali interessi personali; possono esercitare una più
vasta autonomia morale; godono di particolari opportunità di progresso personale.
Chi sarà meglio qualificato a partecipare al processo democratico di governo se non tutti gli
adulti soggetti alle leggi? Quindi: ogni adulto che sia soggetto alle leggi dello stato dovrà
essere considerato abbastanza competente a partecipare al processo democratico di
governo.
Il quinto requisito democratico: l'inclusione
Una delle conclusioni del capitolo è che gli interessi fondamentali degli adulti cui è negata
l'opportunità di partecipare al governo non saranno adeguatamente tutelati e favoriti da
coloro che governano. Nel 1861, John Stuart Mill affermava che, poiché alle classi
lavoratrici era negato il suffraggio, nessun membro del governo parlava in nome dei loro
interessi.
Dahl, quindi, richiama il quinto criterio della democrazia: il suffragio universale. Dahl lo
definisce così: Piena inclusione. Il corpo dei cittadini in uno stato democratico governato
deve includere tutte le persone soggette alle leggi dello stato eccetto coloro che sono di
passaggio e coloro che sono dimostrati incapaci di badare a se stessi.
Problemi irrisolti
Ai cittadini è richiesto di essere competenti e, dunque, occorreranno delle istituzioni
politiche e sociali che li aiutino. Offrire l'opportunità di crearsi una conoscenza chiara delle
questioni pubbliche è un requisito fondamentale della democrazia e, per questo, i sostenitori
della democrazia hanno sempre assegnato un grande valore all'istruzione scolastica, così
come alla pubblica discussione, alla ricerca di un accordo, al dibattito.
Se le istituzioni destinate all'educazione civica sono deboli, resta solo una soluzione
soddisfacente: devono essere rafforzate. Le istituzioni dedicate all'educazione dei cittadini
create durante il XIX e XX secolo, infatti, forse non sono più adeguate.
CAPITOLO 8: QUALI ISTITUZIONI POLITICHE SONO
NECESSARIE ALLA DEMOCRAZIA SU LARGA SCALA?
In questo capitolo Dahl parla delle istituzioni politiche di una democrazia su larga scala,
ovvero delle istituzioni politiche necessarie in un paese democratico, tenendo sempre a
mente che nessuna democrazia reale realizza completamente i cinque criteri.
In un Paese governato democraticamente sono necessari certi aggiustamenti, pratiche o
istituzioni politiche che si avvicinano molto ai criteri della democrazia ideale ---> Quando
un paese democratico passa da un governo non democratico a uno democratico, i primi
"aggiustamenti" (qualcosa di provvisorio) democratici gradualmente diventano pratiche
(qualcosa di più durevole) e, dopo un determinato periodo di tempo, si trasformano in
"istituzioni" stabili.
I requisiti minimi affinché un paese possa essere considerato democratico:
1) Amministratori eletti: il controllo sulle decisioni politiche del governo è garantito
costituzionalmente da amministratori eletti dai cittadini. Perciò i governi democratici
governi su vasta scala sono rappresentativi.
Soddisfa i criteri di: partecipazione effettiva, controllo dell'ordine del giorno.
Perché (e quando) la democrazia ha bisogno di rappresentanti eletti?
Quando il numero dei cittadini diventa troppo grande ed essi sono geograficamente troppo
dispersi (come in un grande stato), i cittadini possono partecipare effettivamente
(partecipando adeguatamente all'attività legislativa ed esercitando un controllo sull'agenda
del governo) se viene data loro la possibilità di eleggere i vertici e nel rendere questi ultimi
in qualche misura affidabili con la minaccia di una mancata rielezione. È l'unica, seppur
imperfetta, soluzione praticabile.
2) Libere, eque e frequenti votazioni: gli amministratori eletti vengono scelti attraverso
votazioni frequenti ed eque.
Soddisfa i criteri di: parità di voto, controllo dell'ordine del giorno.
Perché elezioni libere, eque e frequenti sono necessarie alla democrazia?
Per favorire l'uguaglianza del voto, le elezioni devono essere libere ed eque. Perché siano
libere, i cittadini devono poter andare ai seggi senza temere rappresaglie; perché siano eque,
tutti i voti devono avere lo stesso valore. Perché i cittadini possano esercitare un reale
controllo sull'agenda politica, le elezioni dovranno essere anche frequenti. Senza la
frequenza, i cittadini perdono in misura sostanziale il controllo sui loro rappresentanti (la
prassi dice ogni quattro o cinque anni).
3) Libertà di espressione: i cittadini hanno il diritto di esprimersi sulle questioni politiche
senza rischiare gravi ritorsioni. Garantisce l'opposizione e il diritto di contestare.
Soddisfa i criteri di: diritto all'informazione, partecipazione effettiva, controllo dell'ordine
del giorno.
Perché la libertà d'espressione è necessaria alla democrazia?
La libertà di espressione è necessaria affinché i cittadini possano partecipare effettivamente
alla vita politica. Inoltre, è necessaria anche alla formazione di una opinione pubblica
illuminata che conosca le possibili azioni e strategie di governo. Per formare una
competenza politica, i cittadini hanno bisogno di: poter esprimere le proprie opinioni; poter
apprendere gli uni dagli altri, attraverso il dialogo e la riflessione; poter leggere, ascoltare
pareri e porre domande agli esperti.
Infine, senza libertà di espressione i cittadini perderebbero presto la loro capacità di influire
sulle priorità del governo: i cittadini silenziosi sono i perfetti sudditi di un regime
autoritario.
4) Accesso a fonti alternative d'informazione: i cittadini hanno il diritto di attingere a fonti
alternative e indipendenti d'informazione. Dunque, devono realmente esistere fonti
d'informazioni lontane dal controllo del governo o di altri gruppi politici.
Soddisfa i criteri di: diritto all'informazione, controllo dell'ordine del giorno, partecipazione
effettiva.
Perché la disponibilità di fonti d'informazione alternative e indipendenti è necessaria alla
democrazia?
Consideriamo ad esempio l'esigenza di una opinione pubblica illuminata: come potrebbe un
cittadino comprendere le questioni politiche, se il governo controlla tutte le principali fonti
d'informazione?
Oppure: come potrebbero i cittadini applicare i criteri di partecipazione effettiva (esprimere
proprie opinioni) e controllo dell'ordine del giorno (stabilire priorità all'ordine del giorno),
se le informazioni provenissero sempre da una fonte governativa?
5) Autonomia associativa: i cittadini hanno diritto a formare associazioni o organizzazioni
relativamente indipendenti, tra cui partiti politici.
Soddisfa i criteri di: diritto all'informazione, controllo ordine del giorno, partecipazione
effettiva.
Perché la libertà d'associazione è necessaria alla democrazia?
Le associazioni non sono solo necessarie e auspicabili nella democrazia su vasta scala, ma
anche inevitabili per non ledere il diritto fondamentale dei cittadini di partecipazione
effettiva al governo. Le associazioni indipendenti, inoltre, favoriscono la diffusione
dell'educazione civica e la formazione di una opinione pubblica illuminata. Forniscono ai
cittadini non solo informazioni, ma anche spazi per discutere, riflettere e acquisire
competenze politiche.
6) Cittadinanza allargata: a nessun adulto che risieda in pianta stabile nel paese e che sia
soggetto alle sue leggi possono essere negati i diritti di cui godono gli altri cittadini e che
sono necessari al funzionamento delle cinque istituzioni politiche appena elencate (quindi il
diritto di voto, di candidarsi alle libere elezioni, di accedere alle fonti indipendenti
d'informazioni, di esprimersi liberamente, di formare organizzazioni politiche indipendenti).
Soddisfa il criterio di: universalità del suffraggio.
Perché la cittadinanza allargata è necessaria alla democrazia?
Capitolo 8. Dahl definisce così il suffraggio universale: Piena inclusione. Il corpo dei
cittadini in uno stato democratico governato deve includere tutte le persone soggette alle
leggi dello stato eccetto coloro che sono di passaggio e coloro che sono dimostrati incapaci
di badare a se stessi
Queste istituzioni non hanno fatto la loro comparsa contemporaneamente. Ciò che in
particolare distingue le democrazie rappresentative moderne da quelle più antiche, è il
suffraggio universale.
Queste sei istituzioni politiche costituiscono non solo un nuovo tipo di sistema politico, ma
anche un tipo di "democrazia" mai esistito nei venticinque secoli di esperienza della
democrazia inaugurata ad Atene e, con la repubblica.
Questo governo democratico moderno su larga scala è talvolta descritto come democrazia
"poliarchica", parola che deriva dal greco "molti" e "governo", ovvero "governo di molti".
Si distingue dal governo di uno (monarchia) o di pochi (oligarchia e aristocrazia). Questo
termine è stato introdotto nel 1953 da Dahl in riferimento alla democrazia rappresentativa
moderna con suffraggio universale. Più precisamente, la democrazia poliarchica è un
sistema politico in cui vigono le sei istituzioni democratiche elencate prima.
Il fattore dimensioni
Dahl sottolinea come un intero Paese o una comunità di dimensioni minori, entrambi
democrati, non hanno bisogno delle stesse istituzioni. Le istituzioni politiche indispensabili
per un governo democratico dipendono dall'insieme. Le sei istituzioni citate prima, per
esempio, sono necessarie al governo di un paese, ma non a quello di una piccola comunità.
Una piccola comunità governata democraticamente (in cui c'è il diritto di parità di voto)
infatti, può farcela con pochissimi amministratori eletti: magari avrebbero bisogno solo di
un moderatore presente alle riunioni, per esempio. La democrazia poliarchica è un governo
democratico su larga scala, tipico di uno stato-nazione o di un intero paese.
CAPITOLO 10: VARIANTI COSTITUZIONALI
1) Scritte o non scritte? In un piccolo numero di paesi, certe istituzioni e pratiche sono
considerate parte del sistema costituzionale, anche se non espressamente contenute nel
documento adottato come costituzione. Ad ogni modo, l'adozione di costituzioni scritte è
divenuta la prassi.
2) Carte dei diritti? (elenco di diritti individuali inalienabili, ovvero di diritti individuali
che l'autorità pubblica ha il dovere di difendere ed al contempo non può violare).
Nonostante una carta dei diritti non si dia universalmente in tutte le democrazie di vecchia
data, è divenuta anch'essa una prassi.
3) Diritti sociali ed economici? Le costituzioni adottate dopo la Seconda Guerra Mondiale
comprendono solitamente un esplicito riferimento ad essi, rispetto invece alla costituzione
americana e alle costituzioni rimaste in vigore dal XIX secolo nelle democrazie di vecchia
data.
4) Federali o unitarie? In un sistema federale, ai governi delle unità territoriali minori
(stati, province, regioni) sono garantite durata e una significativa gamma di competenze; nei
sistemi unitari, al contrario, la loro esistenza e autorità dipende dalle decisioni del governo
nazionale.
5) Unicamerale (una camera in parlamento) o bicamerale (due camere in parlamento)? Il
bicameralismo predomina.
6) Eccezione di costituzionalità? Nei paesi democratici a sistema federale, è ritenuto
normale il fatto che una Corte Suprema possa dichiarare anticostituzionali delle leggi
promulgate dal parlamento nazionale (prassi definita 'eccezione di costituzionalità'). Tra i
paesi democratici unitari solo una metà circa ha una qualche forma di revisione
costituzionale delle leggi.
7) Giudici a vita o magistrati a tempo determinato? Negli Stati Uniti, le cariche della
magistratura federale sono, per dettato costituzionale, a vita. I giudizi dei magistrati (se
investiti dell'autorità di sollevare eccezioni di costituzionalità), però, possono riflettere
un'ideologia superata e non più condivisa dalle maggioranze popolari e parlamentari e, di
conseguenza, impedire certe riforme. Dunque alcuni paesi democratici (come Italia,
Germania e Giappone) che prevedono l'eccezione di costituzionalità hanno preferito dei
mandati a termine, anche se di lunga durata.
8) Referendum? Ci sono due casi estremi:
- Svizzera: i referendum su questioni nazionali sono permessi, obbligatori in caso di
emendamenti (modifiche) alla costituzione.
- Stati Uniti: la Costituzione non istituisce il referendum.
In più della metà delle vecchie democrazie, però, è stato indetto almeno un referendum.
9) Presidenziale o parlamentare?
Presidenziale: il Presidente è sia capo dello Stato che del governo. La costituzione gli affida
notevoli poteri e non ha bisogno del voto di fiducia parlamentare (viene eletto
autonomamente rispetto al potere legislativo).
Parlamentare: in un sistema parlamentare, il capo del governo è scelto, e può essere rimosso,
dal parlamento. La rappresentanza democratica della volontà popolare è affidata,
tipicamente tramite elezioni politiche, al Parlamento.
10) Sistemi elettorali? Il sistema elettorale è costituito dall'insieme delle regole che si
adottano in una democrazia rappresentativa per trasformare le preferenze o voti espressi
dagli elettori durante le elezioni in seggi da assegnare all'interno del Parlamento o più in
generale di un'assemblea legislativa. Anche se il sistema elettorale non deve
necessariamente essere stabilito dalla costituzione in senso stretto, è utile considerarlo una
componente del sistema costituzionale.
Costituzioni: che cosa fa la differenza
Una costituzione può influire sulla democrazia di un paese in molti modi.
- Stabilità: costituisce l'ossatura democratica del governo e può assicurare tutti i diritti
necessari e le garanzie richieste dalle istituzioni politiche basilari.
- Diritti fondamentali: una costituzione può proteggere i diritti della maggioranza e delle
minoranze.
- Neutralità: una costituzione può garantire un atteggiamento neutrale verso i cittadini del
paese.
- Responsabilità: la costituzione può essere fatta in modo tale da consentire ai cittadini di
rendere i loro leader politici responsabili delle proprie decisioni, azioni.
- Equa rappresentanza: vedi i prossimi due criteri.
- Consenso informato: una costituzione può essere utile ai cittadini e ai leader nella
formazione di un consenso informato sulle leggi e sulle politiche.
- Governo efficiente: si intende la capacità di un governo di occuparsi delle questioni e dei
problemi che i cittadini considerano prioritari con azioni che i cittadini ritengono adeguate.
- Competenza decisionale: difficilmente potremmo ammirare una costituzione che agevoli
l'azione tempestiva, ma che non consenta al governo di fondarla sulla conoscenza più
approfondita dei problemi urgenti del paese.
- Trasparenza e comprensibilità: l'operato del governo dovrà essere sufficientemente visibile
al pubblico e abbastanza semplice nelle sue linee essenziali da permettere ai cittadini di
capire subito cosa si stia facendo e come.
- Elasticità: un sistema costituzionale non deve essere costruito così rigidamente e fissato
così immutabilmente da non poter adattarsi a situazioni inedite.
- Legittimità: una costituzione che soddisfi i dieci criteri appena elencati è certamente sulla
buona strada per avere sufficiente legittimità e obbedienza presso i suoi cittadini e presso le
elite politiche da poter sopravvivere.
Quanto contano le differenze?
Se le condizioni strutturali sono favorevoli: la stabilità democratica permane sotto qualsiasi
costituzione che il paese voglia adottare;
Se la condizioni strutturali sono sfavorevoli: nessuna costituzione salverà la democrazia;
Se le condizioni sono miste (né favorevoli, né sfavorevoli): in un contesto del genere, in cui
la democrazia è incerta ma assolutamente non impossibile, la scelta del modello
costituzionale conta.
In breve: una costituzione ben fatta può aiutare le istituzioni democratiche a sopravvivere,
mentre una costituzione mal fatta può contribuire al crollo delle istituzioni democratiche.