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La misura delle distanze

Si definisce distanza tra due punti A e B della superficie terrestre, la lunghezza dell’arco di
geodetica che unisce le proiezioni Ao Bo sull’ellissoide di riferimento.

Considerato che per distanze anche di 200 km, l’arco di geodetica coincide con la sezione normale
(per A o B) si può dire che la distanza AoBo è pari alla lunghezza della sezione normale.
Per intorni geodetici (150 km) si può approssimare la superficie ellissoidica con la sfera locale
(R=√ρN) e parlare di distanza come misura di archi di cerchio massimo, mentre per intorni
topografici (18 km) si può considerare come superficie di riferimento il piano e conseguentemente
la distanza AoBo è un tratto di retta.
Per effettuare la misura di una distanza è necessario quindi:
1) Riportare sulla superficie terrestre la traccia della sezione normale.
2) Correlare la misura eseguita alla superficie di riferimento.
In termini molto semplici, per quanto riguarda il punto 1 è necessario effettuare un allineamento
sulla superficie terrestre, ed in funzione della portata dello strumento eseguire la misura, infatti la
portata dello strumento determina la possibilità di eseguire una operazione sola o suddividere
l’allineamento in parti inferiori alla portata dello strumento.
L’allineamento viene realizzato, (per esempio tra A e B), utilizzando un teodolite in stazione in A e
collimando B, e disponendo lungo la direzione individuata dal reticolo una serie di segnali.

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Le distanze e la superficie di riferimento

de = dist. Effettiva
da = dist. Orizzontale
do = distanza
∆ = errore di convergenza

da = de sen z
do = R ⋅ ω R ⋅ arct [(da - ∆) / (R + QA)]

∆ = de ⋅ cos z ⋅ tg ω = de ⋅ cos z ⋅ [(da - ∆) / (R + QA)]


∆ ⋅ (R + QA) = de ⋅ da ⋅ cos z - ∆ ⋅ de ⋅ cos z
ma
de = da / sen z pertanto:
∆ ⋅ (R + QA) + ∆ ⋅ de ⋅ cos z = d2a ⋅ ctg z
d2a ⋅ ctg z
∆ = ------------------------
R + QA+ de ⋅ cos z

Essendo QA + de ⋅ cos z << R possiamo scrivere

d2a ⋅ ctg z
∆ = --------------- e con
R

Ctg zmax =∼ 0.2 R= 6.370.000 m

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Volendo limitare il valore di ∆ a

∆max = 10-6 da

avremo

d2a ⋅ ctg z
10-6 da = ----------------- da(max) = 5⋅ 10-6 R
R

e risulta così da ≈ 32 m (max), mentre con

∆ = 10-5 da 320 m

∆ = 10-3 da 32000 m

Se con un distanziometro ad onde si misura la distanza di 1 km ( 1000 m) con σ = ± 1 cm si ha


σ 1
------ = ----------- = 10-5
D 100000

Se tra A e B ci sono 200 m di dislivello sarà Ctg z = 0.2

1000 m 200

pertanto ∆ = (0.2 x 10002) / (6370000) = 0.03 m 3 cm > ± σ = 1 cm


Si vede quindi che in questo caso non è possibile trascurare l’errore di convergenza, che deriva
dall’aver assunto come superficie di riferimento il piano orizzontale per A.

Vediamo qual è il rapporto tra do(sfera locale) e da (piano tangente)

Abbiamo detto che


do = R ⋅ ω = R ⋅ arctg [(da - ∆) / (R + QA)]
ma per ώ piccolo sarà

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do = R ⋅ ω = R ⋅ [(da - ∆) / (R + QA)]
avendo confuso la tangente con angolo.

Se consideriamo lo sviluppo in serie di Mac Laurin

x x2 x3
ƒ(xo+x) = ƒ(o) + --- ƒ’(xo) + ----- f“(xo) + ----- ƒ” (xo)
1 2! 3!

sviluppando
arctg [(da - ∆) / (R + QA)]
avremo con intervallo (o, x) dove
x = [(da - ∆) / (R + QA)]

da - ∆ da - ∆ 1 R (da - ∆)2 -2x


R ⋅ arctg ---------- = R ⋅ arctg (x)o + R - --------- ⋅ (----------)o + -------- ⋅ ----------- ⋅ [ -------------]o
R + QA R + QA 1 + x2 2 ! (R+QA)2 (1+x2)2

R (da - ∆)3 -2 (1+x2)2 + 2x ⋅ 2(1+x2) – 2x


+ ------ ⋅ ----------- ⋅ [ ---------------------------------------]o =
3 ! (R+QA)3 (1+x2)4

da - ∆ da - ∆ 2R (da - ∆)3
R ⋅ arctg ---------- = φ + R ⋅ --------- ⋅ + φ - ----- ⋅ ------------
R + QA R + QA 3! (R+QA)3

Il confondere la tangente con l’angolo comporta una differenza pari a:

R (da - ∆)3
---- ⋅ ----------
3 (R+QA)3

e se vogliamo che sia pari a 10-6 (da - ∆) avremo

R (da - ∆)3
---- ⋅ ---------- = 10-6 (da - ∆)
3 (R+QA)3

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R (da - ∆)2
---- ⋅ ---------- = 10-6 trascurando ∆ e QA
3 (R+QA)3

si ha:
R ⋅ da2
-----------< 10-6
3 ⋅ R3

da2 < 3 ⋅ R2 ⋅ 10-6 =

da < √3 ⋅ R ⋅ 10-3 < ∼ 11 km

Quindi entro 11 km posso dire che

da - ∆
do = R ⋅ --------- e ancora
Q+R

da - ∆
do = --------- che sviluppata in serie fornisce
1 + Q/R

do = (da - ∆) ⋅ (1 – Q/R) avendo trascurato (Q/R)2

posso scrivere

do = (da - ∆) - (da - ∆) ⋅ Q/R dove il secondo termine è la correzione per quota

infatti se

Q= φ do = (da - ∆)

Q=6m do = (da - ∆) + (da - ∆) ⋅ 10-6

Q = 60 m do = (da - ∆) + (da - ∆) ⋅ 10-5

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Classificazione delle misure di distanza

Le misure di distanza si suddividono in


- misure dirette: l’unità di misura viene riportata direttamente lungo l’allineamento contando
quante volte vi è contenuta compresi i sottomultipli.

- misure indirette : esiste un funzionale che lega la distanza ad altre grandezze, queste ultime
vengono misurate e si risale alla misura della distanza.

- misure con le onde: si sfruttano le proprietà delle onde e della loro propagazione

Le incertezze relative che si ottengono nelle misure con i vari metodi variano da 10-3 a 10-6,
offrendo così una gamma molto vasta nella quale è possibile scegliere il metodo che più si addice.
Giova anche precisare che la misura con le onde ha praticamente esautorato soprattutto le misure
dirette di tipo ottico, in quanto il gradimento che gli strumenti elettro-ottici hanno avuto sul mercato
è tale da poter prevedere che in breve tempo i metodi indiretti troveranno poca applicazione.

Misure dirette

Gli strumenti che descriveranno sono:


- il doppiometro
- nastri e rolline
- apparato di Jaderin (trecce invar)

Per quanto concerne le incertezze possiamo dire che variano sensibilmente in un campo tra 10-3 e
10-6, e che esse sono fortemente correlate alla cura con cui si esegue la misura.
Altri elementi che influiscono sulla qualità delle misure dirette di distanze sono la temperatura e la
tensione applicata agli estremi, ovviamente questi due fattori entrano in gioco per misure di alta
precisione.

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Il doppiometro

E’ uno strumento che l’ingegnere utilizza continuamente in cantiere, esso è costituito da dieci tratti
di 20 cm uniti a snodo il che consente di effettuare misure anche su due direzioni
contemporaneamente.
Il doppiometro è graduato in millimetri ed una misura condotta nell’ambito della sua portata (2.00
m) ha un’incertezza pari a 10-3, per misure fuori portata l’incertezza cresce notevolmente e conviene
utilizzarlo solo quando si richiede una informazione poco approssimata.

Nastri e Rolline

Anche questi sono strumenti molto utilizzati nel cantiere, in quanto consentono misure dirette con
portata di 50 m e con incertezze 2÷3 10-4, tutto ciò naturalmente con l’adozione della cura
necessaria soprattutto nel tendere il nastro.
Le rolline possono esser in acciaio, in nastri telati o plastica (animati o meno).
Possono essere utilizzate sia per misure speditive di manufatti, sia per posizionamento mediante
trilaterazione.

Apparato di Jaderin

E’ uno strumento di misura estremamente preciso infatti la sua incertezza è 10-6 su distanze di 1
km, è costituito da una treccia invar con sezioni di 2 mmq lunga 24 m, e porta alle estremità delle
piastrine graduate con graduazione di 1 mm.

24 m

piastrina graduate

I nastri sono avvolti su tamburi e vengono tesati con pesi di 10 kg e disposti sull’allineamento ad
intervalli di circa 24.00 m in cui si fissano i segnali.
Questi ultimi sono costituiti da cilindretti in acciaio che riportano un’incisione cui si fanno
corrispondere gli estremi della distanza.

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Nastri Invar

AB = C + λ2 - λ1

Vediamo qual è l’influenza della temperatura considerato che α = 10-6 m/m ⋅ c° L= 24.00 m
avremo:
∆L = α L ∆ T
se

σ(∆t) = 1° sarà

σ (∆l) = 10-6 ⋅ 24 ⋅ 1° = 24 ⋅ 10-3 mm

Su un kilometro il σ(∆l)T risulterà:

1000
σ (∆l ) T = ⋅ 24 ⋅ 10 −3 mm = ±1mm
24

Per quanto attiene la tensione di tesatura avremo:

P⋅L
ε=
E⋅A

L ⋅σ P σ ε (P) σ
σ (ε ) P = ⇒ = P
E⋅A L E⋅A

Se vogliamo un errore relativo pari a 10-6 dovrà essere:

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σP
10 −6 = = σ P = 10 −6 ⋅ E ⋅ A = 10 − 6 ⋅ 2 ⋅ 10 6 ⋅ 2 ⋅ 10 − 2 =
E⋅A
= 4 ⋅ 10 -2 kg = 40 g

Pertanto è ammissibile un’errore sul peso sino a 40 g.

Comparatori

Sono strumenti che consentono di riprodurre una lunghezza con notevole precisione sfruttando il principio

dell’interferenza ottica.

L’interferenza si ottiene quando due fasci di luce F1 e F2 provenienti da una sorgente S, vengono
osservati con un collimatore regolato per l’infinito.
Infatti in questa condizione si presentano frange d’interferenza chiare e scure, ed in corrispondenza
della frangia più brillante si ha che i cammini dei fasci F1 ed F2 sono uguali.
Il principio che abbiamo enunciato si utilizza come segue:

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Due fasci di linee vengono rinviati ai tre specchi S1 S2 S3, il primo fascio incide su S2 ed S1,
mentre il secondo su S2 S3, le frange d’interferenza si ottengono quando la distanza S1 S2 è
uguale ad S2 S3.
La misura indiretta delle distanze

Per eseguire una misura indiretta è necessario conoscere i valori di altre grandezze legate alla
distanza da una relazione funzionale

Nello schema in figura risulta

D = H ctg α

noti α e di H si ottiene D.
La natura di α determina due classi di misura:
1) Ad angolo parallattico costante
2) Ad angolo parallattico variabile.

Un angolo parallattico costante si ottiene dotando lo strumento di un reticolo come quello in figura

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Seguendo il percorso dei raggi ottici, è semplice scrivere le relazioni seguenti:

D⋅C F F F ω h 1
= ; D = C+H⋅ K= tg = ⇒ k=
H h h h 2 2F ω
2tg
2

K si chiama costante diastimometrica

Risulta così:

D=C+K⋅H

che è la forma più semplice di misura di distanza indiretta con strumento dotato di reticolo
tacheometrico, stadia verticale e asse di collimazione orizzontale.

Nel caso di asse di collimazione inclinato è necessario sviluppare altre relazioni

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Dallo schema in figura

D = CN ⋅ sen (z + ω/2)

MN sen ω MN ⋅ sen (z - ω/2)


----- = ---------------- CN = ----------------------- e ancora
CN sen (z - ω/2) sen ω

sen (z + ω/2) ⋅ sen (z - ω/2)


D = MN ⋅ ---------------------------------
2 sen ω/2 cos ω/2

[ (sen z cos ω/2 + sen ω/2 cos z) ⋅ (sen z cos ω/2 – sen ω/2 cos z)
D = MN ⋅ --------------------------------------------------------------------------------; MN = H
2 sen ω/2 cos ω/2 (intervallo di stadia)

sen2 z cos2 ω/2 – sen2 ω/2 cos2 z


D = H ⋅ --------------------------------------------- =
2 sen ω/2 cos ω/2

1 H cos2 z
2
= H ⋅ sen z ⋅ ---------- - -------------- tg ω/2 =
2 tg ω/2 2

1
ricordando che K = -------------- avremo
2 ⋅ tg ω/2

H cos2 z
2
D = K H sen z - -------------
4K

il secondo termine è trascurabile in quanto

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Hmax = 4 m

Cos2z(max) = 1 4 K = 4 ⋅ 100 = 400 pertanto il valore massimo sarà

H cos2 z 400 cm ⋅ 1
--------------- = --------------- = 1 cm
4K 400

La precisione della misura

Dalla relazione D = K H sen2 z risulta

D = ƒ⋅ (K, H, z)

Ritenendo K non suscettibile di errore, H e z indipendenti, applichiamo la formula di


propagazione di varianza per funzione qualunque:

2 2
 ϑD   ϑD 
σ ( D) = 
2
 ⋅σ H + 
2
 ⋅σ z
2

 ϑH   ϑZ 

applicando il principio delle piccole cause di errore analizziamo i singoli termini

ϑD H ⋅ sen 2 z ⋅ σ H
1) σ D ( H ) = ⋅ σ H = K sen 2 z ⋅ σ H = k ⋅
ϑH H

σ D ( h) σH
avremo così =
D H

H = L2 – L1 σ H = 2 ⋅σ L

u⋅D
sperimentalmente si sa che σ L = 2a ⋅ mm
I

a = costante 0.04 ÷ 0.08


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u è l’unità di stadia espressa in mm

D è la distanza espressa in metri


I è l’ingrandimento del cannocchiale

per a = 0.06 u= 10 mm D= 100 m I = 24 avremo

10 ⋅ 100
σ L = ±0.12 ⋅ = σ H = 2 ⋅ 0.77 ≅ ±1mm
24

σH
ed essendo a 100 m H= 1 m avremo = 10 −3
H

ϑD
2) σ D ( Z ) = ⋅ σ Z = ± K 2 ⋅ senz ⋅ cos z ⋅ σ Z =
ϑZ
2 sen z
= ± kH ⋅ ⋅ sen z ⋅ cos z ⋅ σ Z = ±2 KH ⋅ sen 2 z ⋅ ctgz ⋅ σ 2
sen z
= 2D ⋅ ctgz ⋅ σ Z

da cui

σ D ( z)
= 2 ⋅ ctgz ⋅ σ Z
D
posto

σ D ( z)
= 10 −3
D

con Z = 80° avremo

10 −3
10 −3 = 2 ⋅ 0.17 ⋅ σ Z ⇒ σ Z = = 2.5 ⋅ 10 −3
0.34
= 2.9 ⋅ 10 −3 ⋅ 206265 = 606" ≅ 10'

Si comprende quindi che l’effetto di un errore su z è praticamente trascurabile sino a 10’.

L’errore sistematico indotto da K è trascurabile in quanto σk = ± 10-4 (Da taratura in officina).

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Errore indotto dalla non perfetta verticalità della stadia

l2 sen (z - ω/2 + λ) l1 sen (z + ω/2 + λ)


------ = ----------------------; ----- = --------------------
l’2 sen (z - ω/2) l’1 sen (z + ω/2)

l2 sen (z - ω/2) cos λ + sen λ cos (z - ω/2)


----- = -------------------------------------------------
l’2 sen (z - ω/2)

l1 sen (z + ω/2) cos λ + sen λ cos (z + ω/2)


----- = -------------------------------------------------
l’1 sen (z + ω/2)

l2
----- = cos λ + sen λ ctg (z - ϖ/2)
l’2

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l1
----- = cos λ + sen λ ctg (z + ϖ/2)
l’1

per λ piccolo si può scrivere


l2
----- = 1 + λ ctg (z - ϖ/2)
l’2

l1
----- = 1 + λ ctg (z + ϖ/2)
l’1

sviluppando in serie le cotangenti si ha:

l2 = l’2 [ 1 + λ ctg z + λ ⋅ ϖ/2 ⋅ (1/sen2 z)]

l1 = l’1 [ 1 + λ ctg z - λ ⋅ ϖ/2 ⋅ (1/sen2 z)]

(l2 - l1) = (l’2 - l’1) – (l’2 - l’1) ⋅ λ ⋅ ctg z – (l’2 - l’1) ⋅ λ ⋅ ϖ/2 ⋅ (1/sen2 z)

H – H’ = H’ ⋅ λ ctg z – H’ ⋅ λ ⋅ ϖ/2 ⋅ (1/sen2 z)

Per tg ϖ/2 = ϖ/2 si ha K = 1/(2 ⋅ ϖ/2) ω/2 = 1 / 2k

H’ ⋅ λ 1
H – H’ = H’ ⋅ λ ctg z – ----------- ⋅ -------
2⋅K sen2z

moltiplicando per K sen2 z

H’ ⋅ λ
K sen2 z (H – Hi) = K sen2 z ⋅ H’ ⋅ λ ctg z - ------------- K sen2 z
2 K sen2 z

H’ ⋅ λ
D – D’ = D’ ⋅ λ ctg z - ----------
2
Per D = ∼ D’ = 100 m

λ = 2° z = 80° ctg z = 0.176

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2 ⋅ 3600 1 ⋅ 2 ⋅ 3600
D – D’ = 100 x ------------ ⋅ 0.176 - ------------------ = 0.6 - 0.01 = 0.59 m
206265 2 ⋅ 206265

Per λ = 10’ si ha

10 ⋅ 60 10 ⋅ 60 1
D − D' = 100 ⋅ ⋅ 0.176 − ⋅ = 0.05 − 1.45 ⋅ 10 −3 ≅ 5cm
206265 206265 2

con λ = 1’ D-D’ ≈ 0.5 cm

Per questo motivo le stadie sono dotate di livella sferica che consente di mantenerle verticali entro ±
2’.

Misura di distanza con angolo parallattico variabile

Dallo schema in pianta della misura si ottiene

D = l ctg ϕ

1 1 cos ϕ
σD = l ⋅ -------- ⋅σϕ l ⋅ -------- ⋅ ------------- ⋅ σϕ
sen2 ϕ sen2 ϕ cos ϕ

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l ⋅ ctg ϕ ⋅ σϕ 2 D ⋅ σϕ
σD = ------------------ = ------------
sen ϕ cos ϕ sen 2 ϕ

2 ⋅ σϕ
σD / D = ------------
sen 2 ϕ

σD
σϕ = ------- ⋅ sen2 ϕ
2D

per D = 100 m σD = ± 1 cm dovrà essere

10 −4
σ "ϕ = ⋅ sen 2ϕ ⋅ 206265"
2
1
ϕ"= ⋅ 206265" = 2662" = 0°,5729
100

10 −4
σ "ϕ = ⋅ 1.99 ⋅ 10 − 2 ⋅ 206265" = 0.2"
2

per D = 25 m σD = ± 1 cm dovrà essere

10 −4
σ "ϕ = ⋅ sen 2ϕ ⋅ 206265"
2
sen 2ϕ = 7.98 ⋅ 10 −2

σ "ϕ = 0.82"

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Angolo parallattico variabile e stadia verticale

l1 – lo = D ctg z1

l2 – lo = D ctg z2

l2 – l1 = D (ctg z2 – ctg z1)

l2 – l1
D = -----------------
ctg z2 – ctg z1

E’ un metodo poco usato in quanto:


- le letture risentono di σH/H = 10-3
- le letture degli angoli sono meno precise, in quanto utilizzano il cerchio verticale.

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ELECTRONIC DISTANCE MEASURE

I metodi di misura elettronica della distanza sono, in atto, due:


- Metodo ad impulsi
- Metodo con misura di fase

Metodo ad impulsi

Il metodo concettualmente più semplice per misurare una distanza utilizzando le onde è quello di
determinare l’intervallo di tempo che un impulso acustico o elettromagnetico, impiega da un
estremo all’altro.

Se t1 è il tempo allo start e t2 il tempo stop avremo


∆t = t2 – t1

D = ν ⋅ ∆t con ν velocità dell’onda

In effetti tra la misura di t1 in A e t2 in B esiste uno sfasamento σ ignoto e che comporta:

D = ν ( ∆t + σ)

Se però si utilizza un prisma in B che riflette l’impulso e si misurano t1 e t2 in A, eliminando σ, si


ha:
2 D = ν ⋅ ∆t D = (ν ⋅ ∆t) / 2

Metodo con misura di fase


Un fenomeno oscillatorio in P, si propaga nel suo intorno con una legge del tipo

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S= A sen (ωt + ϕo)

Se ϕo = fase iniziale = φ

S = A sen (ωt) t=φ S=φ

t=T S=φ

T è quindi il periodo di tempo per il quale S riassume il valore iniziale


Per t = T/A S=A
In un punto Q a distanza D da P se non esistono smorzamenti, S avrà, il valore
S = A sen (ω ⋅ D/V)
Se D = ν ⋅ T = λ (lunghezza d’onda)

2π v⋅T
S = A sen [----- ⋅ ------------]
T ν

Si definisce frequenza f = 1/T = sec-1 e rappresenta il numero di oscillazioni nell’unità di tempo.

Per una serie di ragioni che più avanti comprenderemo la misura di una distanza viene fatta
utilizzando un’onda continua (C W = Continuos Wave) monocromatica la cui propagazione lungo
un’asse x può essere descritta da una relazione del tipo

A(t, x) = Ao sen 2 πƒ (t – x/ν)

Dove A è l’ampiezza ed ƒ è la frequenza

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Schema di un’onda continua

Utilizzando l’onda continua per la misura di una distanza AB, avremo che l’onda vista in A ha
equazione

A(t1o) = Ao sen 2 π ƒ t

Mentre quello visto in B sarà

A(t2o,AB) = Ao sen 2 π ƒ (t – AB/ν)

Tenendo conto dello sfasamento del tempo tra A e B lo sfasamento totale sarà:

ϕ = ϕB - ϕA + 2 π ƒ ⋅ AB/ν

Ponendo un riflettore in B si ha che (ϕB - ϕA) = φ


Pertanto

ϕ = 2 π ƒ ⋅ 2(AB/ν)

Riassumendo le equazioni nei vari tipi di E.D.M. avremo

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E.D.M. impulsi andata e ritorno

AB
2 ⋅ ----- = ∆t
ν

E.D.M. onda continua andata e ritorno

AB
2 ⋅ ----- ⋅ 2 πƒ = ∆ϕ
ν

E.D.M. impulsi solo andata

AB
----- + σ = ∆t
ν

E.D.M. onda continua andata e ritorno

AB
------ ⋅ 2 πƒ + ϕB - ϕA = ϕ
ν

∼ E.D.M. ad onda continua ∼

Abbiamo visto che se un onda continua viene emessa nell’estremo A di una distanza (D < λ) e
riflessa da B in A la sua differenza di fase sarà:
ϕ = 2 π ƒ ⋅ 2(D/ν)
pertanto
ν ⋅ϕ
D = ---------- ed essendo ν=λ/t ƒ = 1/T
2 πƒ ⋅ 2

si ha

ϕ λ T ϕ λ
D = ----- ⋅ ----- ⋅ ----- -------- ⋅ ------
2π T 2 2π 2

42
se il prisma in B si sposta di un numero n intero di mezze lunghezze d’onda si ha:

ϕ λ λ
D = ----- ⋅ ----- + n -----
2π 2 2

che rappresenta l’equazione dei distanziometri ad onda continua.

In questa equazione le quantità da determinare sono

ϕ, λ, n

e alla loro incertezza è connessa l’incertezza sulla distanza.


Vediamo, di seguito, come si procede nella loro determinazione

1) La differenza di fase ϕ si misura con un Discriminatore di fase la cui incertezza è pari a:

σϕ = ± (10-3 ÷ 10-4) 2 π
pertanto il suo effetto su D sarà:

1 λ 1 λ
σD(ϕ) = ----- ⋅ ----- ⋅ σϕ = ------ ⋅ ----- ⋅ (10-3 ÷ 10-4) 2 π =
2π 2 2π 2

= (10-3 ÷ 10-4) λ/2 per un onda di 10 m si ha

σD(ϕ) = (10-3 ÷ 10-4) ⋅ 5000 = 5 mm ÷ 0.5 mm

un valore coerente può essere indicato in circa 1 ÷ 2 mm

2) La lunghezza di onda λ si può determinare con la seguente incertezza

σλ = 10-6 λ

se consideriamo un’onda λ = 10 m avremo

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σλ = 1000 / 10-6 = 10-3 cm
sulla distanza di cinque chilometri ci saranno

n = 5000/5 = 1000 mezze lunghezze d’onda

pertanto
σD(λ) = 1000 ⋅ 10-3 cm = 1 cm

3) La determinazione del numero n presenta qualche aspetto più complesso e necessita di una
particolare attenzione.
Supponiamo di utilizzare due onde λ1 e λ2 per la misura di una distanza D:

ϕ1 λ1 λ1 n λ1
D = ----- ⋅ ----- + n ------ = X1 + ------
2π 2 2 2

ϕ2 λ2 λ2 n λ2
D = ----- ⋅ ----- + n ------ = X2 + ------
2π 2 2 2

ϕi λi
avendo indicato con Xi = ------ ⋅ ------- il primo termine
2π 2

Dalle due equazioni si ha.

X1 + n λ1/2 = X2 + n λ2 /2 e ancora

X1 - X2
n = --------------
λ1/2 - λ2 /2

questa espressione ha un massimo per

λ2
X2 = ----- e X1 = φ
2

che vale

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λ2 / 2 λ2
n* = -------------- = -----------
λ1/2 - λ2 /2 λ1 - λ2

se la sostituiamo in

λ1
D = X1 + n ----
2

indicando con Dlim il valore ottenuto, avremo

λ1 ⋅ λ2
Dlim = --------------
2 ( λ1- λ2 )

che rappresenta il valore limite della distanza ottenibile con due onde.

Ora se la distanza da misurare è:

a) inferiore a Dlim

avremo che AB = x1 + n λ1/2 = x2 + n λ2 /2

con

x2 - x1
n= --------------
λ1/2 - λ2 /2

b) uguale a Dlim

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λ2
x2 = λ1/2 x2 = φ n* = -------------
2 (λ1 - λ2 )

AB = φ + n* λ1/2 = λ2/2 + n* λ2 /2 = (n+ + 1) λ2 /2

c) superiore a Dlim

x2 - x1
n= -------------- che fornisce d1 a meno di Dlim
λ1/2 - λ2 /2

In effetti se Dlim fosse molto grande si potrebbe ricorrere all’uso di due sole onde ma le
considerazioni su n e sulla sua incertezza ci porteranno a concludere che non è possibile.
Infatti n deve essere un numero intero e la sua incertezza non può essere tale da rendere dubbio il
suo valore.
Anzi più che parlare d’incertezza, in questo caso, sarà necessario ricorrere alla tolleranza, dicendo
che
tn = 3 σn ≤ 0.1 ÷ 0.2
Infatti se il risultato del conteggio sarà

n = 100 ± 0.2 99.8 ÷ 100.2


è chiaro che l’intero è n = 100

46
viceversa se
n = 100 ± 0.5 99.5 ÷ 100.5

l’intero potrebbe essere n = 99 ovvero n = 100

Ciò posto avremo


3 ⋅ √2 ⋅ σx 6 ⋅√2 ⋅ σx
3 σn = --------------- = --------------- ≤ 0.1 ÷ 0.2
(λ1 - λ2 )/ 2 (λ1 - λ2 )

da cui

8.48 ⋅ σx
(λ1 - λ2 ) ≥ ------------ = (42.4 ÷ 84.8) σx
0.1 ÷ 0.2

con σx = 0.5 cm (λ1 - λ2 ) = 21.2 ÷ 42.4 cm

se λ1 = 10 m per λ2 avremo = 9.576 ÷ 9.788

10 x (9.576 ÷ 9.788)
Dlim = ---------------------------------- = 112 ÷ 230 m
2 x (0.424264 ÷ 0.212)

che sono valori molto ridotti come portata.

Si riportano di seguito alcuni metodi per la misura della distanza che mantenendo un’adeguata σn
sono capaci di sviluppare incertezze σD = 10-6.

1) Misura degli sfasamenti con onde crescenti per multipli di 10:

a) Si utilizza un’onda λ = 20 m, e si misura lo sfasamento che rappresenta l’eccedenza ai


decametri con un’incertezza pari a:

σλ = (10-3 ÷ 10-4) ⋅ 10000 = 10 mm ÷ 1 mm

nell’espressione D1 = x1 + n λ1/2 si conserva solo x1(metri, decimetri, centimetri)

47
b) Si utilizza un’onda λ = 200 m, e si misura lo sfasamento x2 che è l’eccedenza agli ettometri,
di questi si prendono in considerazione solo i decametri:

D2 = (decametri + decine di metri) + n λ2/2

c) Si utilizza un’onda λ = 2000 m, e si misura lo sfasamento x3 che è l’eccedenza ai chilometri:

D3 = (ettometri + decametri + decine di metri) + n λ2/2

con l’incertezza originaria di x1

2) Si utilizzano tre lunghezze d’onda λ1 λ2 λ3 in modo tale che:

1) Frequenza ƒ1 =29.97 MHz V= 299700 km/s


λ1 = V/ƒ1 = 299700 km/s x 1 / (29.97 x 10-6) x (1/s-1)

= 299700 km / 29.97 x 10-6 = 104 / 106 km = 10-2 km = 10 m

2) Frequenza ƒ2 = 30.044920 λ2 = 9.978142


3) Frequenza ƒ3 = 31.468500 λ3 = 9.523800

Utilizziamo dapprima λ1 e λ2 , avremo così:

48
Dlim(λ1 - λ2) = (10 x 9.978142) / [2 x (10-9.978142)] = 2282.49 m

Supponiamo che la distanza da misurare sia entro i 2 km, in questo caso potremo calcolare

n1 = (x2 – x1) / (λ1/2 - λ2/2) ma con questo tipo di onde avremo

σn1 = ± (√2 x 0.25 cm) / (λ1/2 - λ2/2) = (√2 ⋅ 0.25 cm) / (10 – 9.978142) =

= (√2 x 2 x 0.25 x 10-2m) / (10 – 9.978142) = ± 0.32

Risulterà quindi una tolleranza


3 σn1 = ± 3 ⋅ 0.32 = ± 1

Vale a dire che la distanza misurata può essere errata di ± 10 m

Utilizziamo ora le onde λ1 e λ3 e avremo

n1 = (x3 – x1) / (λ1/2 - λ3/2) D2 = x3 + n2 λ3/2

Se valutiamo la distanza limite avremo:

Dlim(λ1 - λ3) = (10 x 9.52380) / [2 x (10-9.52380)] = 99.9979 m = 100 m

Quindi D2 è la distanza a meno di un numero intero di ettometri.

49
Vediamo quanto vale σn2

σn2 = ± (√2 ⋅ 2 ⋅ 0.25 ⋅ 10-2) / (10 – 9.52380) = ± 1.48 ⋅ 10-2

e la tolleranza 3 σn2 = ± 3 ⋅ 1.48 ⋅ 10-2 = 4.45 ⋅ 10-2

quindi n2 è corretto.

Ora se la Distanza D(λ1 , λ2) fosse stata corretta avremmo avuto

∆ = D(λ1 , λ2) - D(λ1 , λ3) = numero intero di ettometri

in effetti questa distanza differirà da un numero intero di ettometri per ± 10 m al massimo.

Quindi il numero intero di ettometri è individuato in quanto:

∆ = n° intero hm= [D(λ1 , λ2) - D(λ1 , λ3)] ± 10 m

Pertanto la distanza risulterà:

D(λ1 , λ2, λ3) = ∆ + n2 ⋅ λ3 /2 + x3

Questa distanza avrà un incertezza pari a:

σ(D) = ± (σx3 + n2 ⋅ σλ3 /2)

e ancora

σ(D) = ± (0.25 + n2 ⋅ 10-3 cm)

La scelta della frequenza

L’incertezza di misura della distanza eseguita con le onde è del tipo:

50
σD = ± [t + r (p.p.m)]
dove t è una parte costante dovuta alla misura dello sfasamento ϕ, e più precisamente dovuta a

ϕ λ
X = ---- ⋅ -----
2π 2

Se si vuole che t sia 1 mm e si dispone di un discriminatore con una risoluzione di 10-2 dovrà
essere:

1 λ 1 λ 2π
t = σx = ----- ⋅ ------ ⋅ σϕ = ------ ⋅ ------ ⋅ ------- = ± 1 mm
2π 2 2π 2 100

da cui λ = 2 x 100 x 1 mm = 0.2 m

cui corrisponde una frequenza ƒ = ν /λ = (3⋅108 m/s) / (2⋅10-1) = 1.5 ⋅ 109 Hz 1500 m.hz

Se si dispone di un σϕ = 10-3 x 2π si avrà:

λ 1
----- ⋅ --------- = 1 mm; λ=2m
2 1000

3 x 10-8
ƒ = ---------- = 1.5 ⋅ 10-8 Hz = 150 m.hz
2

Natura e caratteristica delle onde

Per quanto attiene la natura e caratteristica delle onde utilizzate, va messo in evidenza che
queste onde devono avere l’energia per essere riflesse dal prisma ed essere rilevate dallo
strumento.
Devono essere onde quindi che possono essere convogliate in stretti angoli solidi al fine di
contenere la dissipazione di energia sia per l’elasticità del mezzo sia per la diffusione nello
spazio circostante.
L’onda utilizzata per la misura di distanza deve avere in definitiva due caratteristiche:

51
- frequenza elevata (30000 ÷ 10000 Mhz) per essere mantenute entro uno stretto angolo solido e
poter quindi conservare una energia di risposta dal prisma ricevitore;
- lunghezza d’onda dell’ordine della decina di metri per poter eseguire il conteggio di n in
maniera plausibile.
Le due esigenze si conciliano utilizzando onde modulate (quasi sempre in ampiezza), in esse
l’ampiezza viene fatta variare nel tempo secondo la:

A = Ao + Am sen (ωmt + ϕm) che comporta

S = [ Ao + Am sen (ωmt + ϕm)] sen (ωt + ϕo)

Nella sostanza l’onda modulata ha una lunghezza λm corrispondente alle caratteristiche necessarie
per effettuare i conteggi, mentre l’onda portante è quella che detiene i termini di energia necessari
per propagarsi nell’atmosfera.
Si impiegano quindi onde elettromagnetiche, luminose o onde vicine a queste.
Le frequenze in gioco sono:

onde elettromagnetiche 30000 ÷ 10000 MHz


onde luminose 3⋅ 1014 hz ÷3⋅ 1017 hz

cui corrispondono le seguenti lunghezze d’onda

onde elettromagnetiche 1 cm ÷ 3 cm
onde luminose 1 µm ÷10-3 µm

E’ chiaro che con onde di questo tipo si avrebbero notevoli difficoltà per il conteggio, si ricorre così
alla modulazione dell’onda.
La modulazione può avvenire in ampiezza, facendo variare nel tempo l’ampiezza dell’onda portante

52
A = Ao + Am ⋅ sen (ωm⋅ t + ϕm)

e quindi l’onda si presenta come

S= [Ao + Am ⋅ sen(ωm⋅ t + ϕm)] ⋅ sen (ωt + ϕo)

Si può anche ricorrere alla modulazione in frequenza

S= A ⋅ sen[(ω+ ∆ω ⋅ sen ωmt) ⋅ t + ϕo]

La scelta della frequenza dell’onda viene fatta in funzione dell’incertezza che si vuole sulla distanza
e della possibilità di risoluzione del discriminatore.

Infatti considerato che


λ λ
D=K⋅ +N⋅
2 2

si ha
λ
σ D (k ) = ⋅σ K
2

dove con σk si indica l’incertezza sulla risoluzione di fase.

53
Se si vuole che sia σD(k) = ± 1 mm avremo:

1) σK = 10-2
λ
1mm = ⋅ 10 − 2 ⇒ λ = 200mm = 0.2m
2
con una frequenza
v 3 ⋅ 10 8 m / s
f = = = 1.5 ⋅ 10 9 Hz = 1500 Mhz
λ 0.2m

2) σK = 10-3
λ
1mm = ⋅ 10 −3 ⇒ λ = 2000mm = 2m
2

3 ⋅ 10 8 m
f = = 1.5 ⋅ 10 8 Hz = 150 Mhz
2m

3) σK = 10-4
λ
1mm = ⋅ 10 − 4 ⇒ λ = 20m
2

3 ⋅ 10 8 m
f = = 1.5 ⋅ 10 7 Hz = 15Mhz
20m

Cenni sui distanziometri laser ad impulsi


Lo schema di funzionamento di un E.D.M. ad impulsi è il seguente:

54
Il sistema Laser-fotoricevitore è montato al primo estremo della distanza mentre il prisma è montato
al secondo.
Il prisma e del tipo “cube corner” e per il suo percorso interno devono essere eseguite le opportune
tarature.
Le tarature comprendono anche il percorso nel Laser e nel fotoricevitore.
Il sistema Laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) dipende dall’energia
per attivare il fotoricevitore.
In genere si tratta di sistemi tipo:
- YAG (yttriun, alluminio) emissione 1.06 µ
- Rubino (Al2 O3) emissione 0.7 µ
- Semiconduttore Arseniuro di Gallio emissione 0.8 µ

Il fotoricevitore deve essere adeguato al tipo di Laser.


Il Cronometro deve avere una stabilità tale da consentire una precisione relativa sulla distanza pari a
10-6, pertanto essendo

v ⋅ ∆t
D = ------ dove v = 3 ⋅ 10-5 km/sec
2

sarà

v ⋅ σt
σD = ------ per σD = 1 mm
2

3 x 10-11
1 mm = ----------- ⋅ σt σt = 2/3 ⋅ 10-11 sec =∼ 0.66 ⋅ 10-11 sec 6 picosecondi
2

Si comprende come la stabilità richiesta al cronometro limita notevolmente l’uso dei


distanziometrici ad impulsi.
Le realizzazioni più significative di tipo terrestre sono quelle con sorgente laser Ga As impulsato
che consente misure sino a decine di km (non in tutti i paesi viene utilizzato per motivi di
sicurezza).
Una realizzazione per distanze più ridotte è quella dei distanziometri con onda ultrasonora la cui
portata è sino a 15 m.

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