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Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale -Sede di Padova

Materia: Psicoterapia Funzionale 1

La Psicoterapia Funzionale e le Esperienze Basilari del Sé


di L. Rispoli*, A. Duguid**. Articolo non pubblicato - 1999

*Fondatore della Psicologia Funzionale e della Società Internazionale di Psicoterapia Funzionale e della relativa Scuola Internazionale;
membro del Comitè Scientifique Internazionale per la Psychothèrapie Corporelle; Presidente onorario dell’associazione Italiana per la
Psicoterapia Corporea.
** Membro e docente della Società Internazionale di Psicoterapia funzionale; rappresentante del Forum presso il Consiglio Direttivo
dell’Associazione Europea di Psicoterapia Corporea.

In tanti anni trascorsi nella pratica clinica e nella ricerca in psicoterapia, sono arrivato
ultimamente a farmi una domanda centrale (una domanda che del resto oggi si pongono molti
ricercatori)1: cosa realmente accade ai livelli più essenziali del processo di cambiamento in
psicoterapia ( e delle relazione terapeuta-paziente)?
Secondo l’ottica della Psicologia Funzionale2 (uno dei più recenti sviluppi della Psicoterapia
Corporea), si può dire che in realtà ciò che succede in psicoterapia è che si modificano le
Funzioni alterate, e gran parte del lavoro terapeutico è effettivamente volto a questo fine. Noi
che lavoriamo con le Funzioni possiamo vedere concretamente i cambiamenti dei vari livelli
Funzionali: i ricordi che si aprono, la voce che cambia, il tono muscolare diventare mobile, le
trasformazioni delle posture abituali, la comparsa di una tenerezza prima soffocata, i
movimenti da fragili assumere tono e forza, le fantasie perdere la loro carica di negatività e di
terrore.
Ma c’è qualche altra cosa che avviene in terapia e che non si può spiegare unicamente con il
lavoro sulle Funzioni. Il lavoro sulle Funzioni è certamente già molto più articolato,
complesso e preciso di quanto non fossero, anni addietro, le tecniche dello “sbloccare” il
corpo, le tecniche di scarica bioenergetica, quelle ripetitive di una certa corrente della
vegetoterapia, quelle volte a muovere il corpo per muovere il corpo. Eppure, il lavoro sulle
Funzioni non basta a spiegare completamente cosa accade in tutti quei momenti in cui la
relazione tra terapeuta e paziente assume una qualità particolare, un’intensità non usuale, una
configurazione che può richiamare molto da vicino quella che intercorre tra il genitore
“buono” e il bambino, la bambina, piccolini. Cosa il terapeuta mette in atto in quei momenti?
Cosa “tocca”, per avere quel tipo di risposte così sorprendenti?
La soluzione a questi problemi era complessa e semplice allo stesso tempo.
Da parte di molti autori si cominciava a sostenere l’importanza della gratificazione dei
bisogni fondamentali e gli effetti negativi profondi delle frustrazioni, nell’infanzia. E sempre
più, in una significativa convergenza, i vari modelli parlano di carenze e di bisogni più che di
conflitti tra istanze psichiche3. Si poteva ipotizzare, allora, che la terapia portasse a
ricomporre un qualcosa che prima era frammento o rarefatto o alterato; un qualcosa che, una
volta recuperato, permetteva poi di occupare spazi di vita perduti, modi di essere sepolti da
tempo. Si trattava di ritrovare la pienezza, esistita in qualche parte del passato nella vita dei

1
Vedi, tra gli ultimi, come esempi: Basch M.F. (1988), Come funziona la psicoterapia, Astrolabio, Roma, 1991.
Casement P. (1985), Apprendere dal paziente, Cortina, Milano, 1989.
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Vedi L. Rispoli. (1993), Psicologia Funzionale del Sé, Astrolabio, Roma.
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Recentemente Eagle (1991, 1992) sposta l’attenzione della psicoanalisi dai conflitti intrapsichici verso i deficit,
le carenze del Sé, provocati dal non accoglimento pieno dei bisogni primari. Casement (1989, 1991) parla della
necessità della soddisfazione dei bisogni; Stern (1979, 1987) mette l’accento sulla costruzione degli “involucri di
esperienza” del bambino. Ma già significative erano state le posizioni di Balint (1973, 1983) che sosteneva la
necessità di contenimento e di amore; di Bowlby (1972, 1975, 1983) con la sua teoria sull’attaccamento; di
Basch (1988) che sottolinea l’aspetto dell’affetto e dei sentimenti.
La Psicoterapia Funzionale e le Esperienze Basilari del Sé 1
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pazienti. E le nuove conoscenze scientifiche acquisite sull’infanzia corroboravano questa
ipotesi.
Rileggendo attentamente i protocolli scritti dei vari casi trattati in terapia, e riflettendo sulle
tecniche messe a punto in tutti questi ultimi anni, andava delineandosi sempre di più l’idea
che, alla fin fine, all’interno della relazione terapeutica venivano ricostruite alcune particolari
modalità di relazione. Queste modalità sono in effetti delle particolari “esperienze” che
caratterizzano un rapporto genitoriale positivo.
Queste esperienze, che ho definito Esperienze Basilari del Sé, sono i mattoni su cui si
costruisce la vita: costituiscono il serbatoio a cui attingiamo ogni qualvolta ne abbiamo
bisogno per poter vivere pienamente una determinata situazione, per poter realizzare proprio
ciò che desideriamo.
“Lasciare”, ad esempio, è fondamentale nella esistenza umana: non si potrebbe vivere se non
si avesse la capacità di lasciare di tanto in tanto, non rimanendo continuamente all’erta, in uno
stato permanente di vigilanza e di concentrazione spasmodica. “Lasciare” è un’esperienza che
il bambino è già in grado di vivere sin dall’inizio, e che viene attraversata più e più volte nella
fase primaria dell’esistenza. E’ in questo modo che l’essere umano può sperimentare la
pienezza di quella determinata Esperienza di Base del Sé in varie condizioni ambientali,
attraverso tutte le differenti sfumature che lo possono caratterizzare. L’Esperienza di Base del
Sé si consolida, assumendo coloriture diverse: e viene così a far parte definitivamente del
patrimonio di saperi e capacità della persona. In seguito, tutte le volte che sarà necessario,
possibile, desiderato, il soggetto potrà ricorrere a questa capacità: potrà “lasciare” per
distogliersi dalla fatica di una concentrazione stressante, potrà “lasciare” per diminuire la
tensione di una relazione troppo difficile e controllata.

Figura 1

In figura 1 è riportata una possibile lista di tali Esperienze Fondamentali: ciascuna di esse
risulta importante per poter vivere bene; e ciascuna di esse, ricostruita e riattraversata in modo
positivo, va a costruire quel serbatoio di possibilità e capacità al quale possiamo attingere
tutte le volte che vogliamo e tutte le volte che sia necessario.
Le prime ipotesi di Esperienze di Base si sono andate modificando man mano che portavo
avanti la ricerca, lo studio dei casi, l’analisi della regolarità e delle fasi in terapia4, fino alla
formulazione attuale qui riportata. Le Esperienze sono suddivise in gruppi omogenei; le
differenze all’interno di ciascun gruppo sono in effetti sfumature, coloriture diverse di una
fondamentalmente medesima Esperienza di Base del Sé.

Funzioni ed Esperienze di Base del Sé


Abbiamo prima parlato di “Funzioni” nello sviluppo del bambino, e ora stiamo sostenendo
che questo processo ha a che fare piuttosto con degli insiemi ben più complessi e articolati.
Ma qual è allora il rapporto tra Funzioni ed Esperienze Basilari del Sé?
Stern, affrontando il tema delle prime esperienze di vita, rilevava che il bambino impara a
“leggere” e collegare in modo stretto tutti gli elementi che in esse si ripetono e che perciò
caratterizzano un determinato evento in modo sistematico: la fame e l’allattamento, il ritorno

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Di Nuovo S., Lo Verso G., Di Blasi M., Giannone F. (1998) ( acura di), Valutare le psicoterapie, Franco
Angeli, Milano. Rispoli L. (1998), “La valutazione degli effetti e del processo in psicoterapia funzionale
corporea”, in S. Di Nuovo, G. Lo Verso, M. Di Blasi, F. Giannone ( a cura di) Valutare le psicoterapie, Franco
Angeli, Milano.
La Psicoterapia Funzionale e le Esperienze Basilari del Sé 2
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della madre, l’essere preso in braccio, e così5 via. Stern ritiene che questi elementi vengano
racchiusi in insiemi unitari, in cosiddetti involucri d’esperienza.
Già in altri scritti avevo aggiunto alla concettualizzazione di Stern la considerazione che
questi insiemi di elementi, connessi in un’esperienza determinata, altro non sono in fondo che
le varie Funzioni del Sé raccolte intorno ad un evento che assume un andamento più o meno
costante. Successivamente, questi concetti si sono ulteriormente sviluppati. Oggi l’ipotesi è
che tutti i piani funzionali della persona, profondamente interconnessi e congruenti tra loro,
contribuiscono a formare non soltanto un semplice “involucro di esperienza”, ma anche
qualcosa di più significativo e importante: vale a dire un’Esperienza Fondamentale del Sé che,
consolidandosi e rafforzandosi nel suo ripetersi positivo diviene patrimonio delle capacità
della persona.
Ad esempio, nell’Esperienza Basilare dello “stare”, di rimanere tranquillamente abbandonato
senza null’altro da fare, il bambino sperimenta il poter allentare la tensione e la vigilanza.
Steso nella culla, si abbandona affidando il suo peso al materassino che lo sostiene,
poggiandosi completamente, e rilasciando il tono di tutti i suoi muscoli. I movimenti
diventano, allora, tranquilli, morbidi e senza un senso preciso; gli occhi vagano lontano; il
respiro diviene calmo e diaframmatico; la voce si riduce a dolci mugolii; anche i pensieri
sono calmi e lenti, così come le percezioni; la vagotonia prende il sopravvento; i desideri si
allentano come un liquido che non ha forme precise.
Possiamo notare come in questa esperienza (come del resto anche nelle altre Esperienze
Basilari del Sé) tutti i piani funzionali (pensieri, posture, voce, emozioni, desideri, ecc..) siano
originariamente congruenti tra di loro, rendendola piena e completa. Se non sono intervenuti
ripetuti impatti negativi dell’ambiente a disturbare l’esperienza di “stare”, se lo “stare” non è
stato reso difficile da sollecitazioni eccessive, paure, ansie dei genitori nei confronti del
bambino, allora nello “stare” il bambino sperimenterà un intenso senso di benessere e di
piacere, una pausa gradevole tra un attivarsi e l’altro. Se questa esperienza verrà attraversata
positivamente più volte, si consoliderà, e il bambino conserverà anche da adulto questa
capacità di fermarsi e di rimanere tranquillo in compagnia di se stesso, senza dover fare niente
altro che starsene con se stesso.
Le Esperienze Fondamentali devono avere uno svolgimento positivo affinché siano assicurati
al bambino la continuità di esistenza del Sé (senza precoci brusche interruzioni), la
conservazione dell’integrazione originaria, uno sviluppo armonico e pieno di tutte le Funzioni
psicocorporee.

La ricostruzione delle Esperienze Basilari del Sé


Le Esperienze Fondamentali del Sé, se carenti, hanno bisogno di essere in qualche modo
recuperate e riparate. E la terapia è il luogo elettivo perchè questo possa accadere, un luogo
protetto e deputato proprio a questo. E’ proprio il trattamento terapeutico che può fornire una
sorta di “seconda possibilità” per ripercorrere in modo nuovo il cammino alterato, e
ricostruire il tessuto lacerato delle Esperienze Fondamentali. Non è molto facile, infatti, che in
altre situazioni di vita si possa incontrare qualcuno capace di prendersi cura completamente di
noi e garantire tutte le condizioni per riattraversare in modo diverso che nel passato le
Esperienze Fondamentali per la vita.

5
Stern D.N. (1977) , Le prime relazioni sociali: il bambino e la madre, Armando, Roma, 1982. Stern
D.N.(1985), Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhi9eri, Torino, 1987.

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Nella terapia, invece, si può ritrovare una vera e propria “seconda occasione”6, nella quale il
paziente può finalmente interrompere i suoi cortocircuiti, appoggiarsi pienamente senza
doversi preoccupare per l’altro, senza dover necessariamente “ricambiare”, senza dover tenere
il filo degli avvenimenti. E’ l’unica possibilità che si ha, da adulti, di potersi affidare
pienamente e di “ritornare” così ad un “prima” che intervenissero alterazioni, sconnessioni,
caratterialità rigide; o meglio, ad un “profondo” dove sussistono ancora condizioni di
integrazione tra le varie Funzioni del Sé e condizioni di mobilità vitale.
Negli ultimi anni, come dicevamo prima, anche altri modelli teorici si sono gradatamente
spostati sull’idea che la terapia possa “riparare” carenze nel sostegno antico, effetti di un
insufficiente contenimento e di una non piena soddisfazione dei bisogni primari e
fondamentali del Sé. Ma va chiarito che riparare antiche lacerazioni non vuol dire
semplicemente fornire esperienze gratificanti, bensì andare a modificare direttamente le
modalità di funzionamento del soggetto. Non si tratta di “soddisfare” i desideri e i bisogni che
il paziente esprime in terapia, perché anche i bisogni si possono essere alterati diventando
bisogni nevrotici. Si tratta invece di recuperare i bisogni primari, i quali sono appunto legati
alle Esperienze Fondamentali del Sé.
L’obiettivo della terapia, dunque, si è andato chiarendo e articolando sempre di più nella
direzione di riaprire le Esperienze Fondamentali del Sé per raggiungere degli esiti “nuovi”,
differenti da quelli che si erano cristallizzati nella vita del paziente. E’ indispensabile che
queste Esperienze (laddove non è avvenuto) siano rese di nuovo gratificanti e nutrienti;
bisogna trasformarne gli esiti antichi connotati negativamente; bisogna modificare le
conseguenze delle vicende drammatiche che i pazienti hanno già vissuto nel loro sviluppo
evolutivo: indifferenza, incomprensione, distacco, ostilità, sfiducia, freddezza nei propri
confronti.
Possiamo oggi sostenere, a ragion veduta, che il nucleo centrale della terapia consiste appunto
nella paziente e profonda ricostruzione delle Esperienze Basilari del Sé alterate, carenti e
sconnesse, i cui esiti non hanno permesso di salvaguardare la continuità e l’integrazione
complessive della persona, deviando dal loro compito di conservare intatta la capacità di
mantenere salute e benessere.
Naturalmente, come si può facilmente immaginare, il processo di ricostruzione delle
Esperienze di Base carenti non è affatto “lineare”. Non è sufficiente proporre una Esperienza
di Base una volta sola. Bisogna togliere gli ostacoli che si frappongono, girarci intorno,
tornarci su diverse volte, fino ad ottenere il successo pieno. Ma, una volta che gli obiettivi
sono diventati più chiari, che le modalità d’intervento che il terapeuta deve mettere in atto si
sono andate precisando, tutto risulta più evidente e in un certo senso più semplice, anche se
più complesso.
Ma, al contempo, tutto deve diventare anche più rigoroso, se si vogliono ottenere i risultati
richiesti. Si può “inventare” di meno; o meglio: se si inventa qualcosa di nuovo lo si deve fare
sempre in funzione degli effetti che si vogliono ottenere e non in funzione di un gusto
puramente creativo.
In quest’ottica nuova è altrettanto impensabile che ci si possa limitare a vedere quel che viene
fuori durante la terapia, o che si segua semplicemente il paziente, nei suoi vissuti, senza
indurre possibili modificazioni; o ancora che si propongono esperienze tout court, esperienze
di qualsiasi tipo, per quanto gradevoli possano essere. Bisogna invece arrivare a realizzare il

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Vedi tra gli altri:
Alexander F. (1956), Psychoanalysis and Psychotherapy, Norton, New York.
Keleman S. (1987), Embodyng experience, Center Press, Berkeley.
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cambiamento necessario e voluto, bisogna andare esattamente su quelle Esperienze di Base
che devono essere recuperate, ricostruite.
In realtà, il pensiero Funzionale ha oggi introdotto criteri di grande chiarezza su come
procedere in terapia e su come ottenere i cambiamenti e i risultati desiderati. Il passo ultimo e
più significativo dello sviluppo del pensiero Funzionale riguarda senza dubbio la possibilità di
ricostruire le Esperienze di Base del Sé. Ma, come dicevamo, questo processo non è lineare.
Cosicché in realtà si continua a lavorare ancora oggi sui distretti, sull’alleviare i sintomi, sulla
mobilizzazioni delle Funzioni, come interventi preparatori alla parte centrale e più profonda
della psicoterapia, costituita appunto dal lavoro sulle Esperienze Basilari del Sé.
Per ricostruire le Esperienze di Base del Sé, dunque, è necessario curare l’intervento nei
minimi dettagli, attraverso un’azione specifica su tutte le funzioni. E’ indispensabile, cioè, che
queste arcaiche esperienze siano “ripercorse” su tutti i piani del Sé (dall’emotivo al posturale,
dai ricordi ai movimenti, dalle fantasie al neurovegetativo). Solo così si potrà riportare la
persona veramente all’interno dell’esperienza carente e lacerata, per riattraversarla e per
ricostruirne pienamente ed efficacemente le potenzialità.
Una volta entrati nel profondo delle Esperienze di Base, si potranno toccare con mano i
meccanismi più importanti del funzionamento umano, si arriverà ai nuclei più interni dei
problemi e dei disfunzionamenti della persona. E quando l’esperienza sarà ricostruita nella
sua pienezza (con i suoi risvolti emotivi, con i livelli simbolici, con espressioni verbali e non
verbali integrate e congruenti, con il tono di voce giusto, con l’attivazione fisiologica adatta,
con i ricordi e le capacità immaginative che la supportano), allora essa rappresenterà una
ricchezza a cui la persona potrà sempre attingere, tutte le volte che lo desidera: rivivendola
ogni volta in modo pieno e positivo, e godendosene i frutti.
Una psicoterapia che si voglia muovere su questi livelli d’intensità non può esprimere tutta la
sua efficacia se si limita a restare al di sopra del “controllo” e della vigilanza, ma il suo
presupposto deve essere sempre quello di raggiungere quelle zone interne del Sé, dove la
persona sente e capisce al contempo, dove si riaprono emozioni e movimenti. E di lì poi si
può procedere, attraverso un lavoro paziente e continuo, ad un allargamento di queste zone
interne integrate e ad una riconnessione delle aree vicine in modo via via più esteso.
Raggiungere il profondo non avviene mai in modo identico per tutti, o a caso, ma è ottenuto
utilizzando per ciascun soggetto proprio quei canali che sono rimasti più aperti e mobili, nei
quali il controllo è morbido, il vissuto ancora pieno; e procede per piccoli passi, con l’aiuto
del terapeuta, al di sotto degli strati superficiali e del controllo. E quando si giunge a
situazioni antiche e intense, allora il paziente riesce a lasciarsi andare completamente, e il
terapeuta lo può “prendere”, accogliendolo in sé; proprio come se fosse un “piccolino” che
ritorna ai suoi bisogni fondamentali e alle possibilità di riattraversarli positivamente. La
terapia non può cambiare il passato ma i suoi effetti sì, permettendo ai nuclei interni vitali di
recuperare consistenza, stabilità, sicurezza, senso di pienezza. La ricostruzione delle
Esperienze Fondamentali del Sé è in fondo un processo estremamente intenso di
“nutrimento”, nel quale si ristabilisce finalmente la continuità del Sé e delle sue esperienze
positive, e, insieme ad esse, si ristabiliscono benessere, salute, gioia di vivere.

Il futuro e la teoria della tecnica


Per fare in modo che questa ricostruzione avvenga in modo pieno e completo, come abbiamo
già visto, è necessario curare l’intervento in modo preciso in tutti i dettagli. Una volta messo
in luce, dunque, il livello di quanto accade veramente nello svolgimento del processo
terapeutico, è indispensabile, allora sì, ritornare sul piano degli strumenti, delle tecniche, per
realizzare nel modo migliore possibile quanto ci si prefigge. Ma, per essere più precisi, è
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necessario tornare, con piena consapevolezza, non tanto alle tecniche tout court, ma
finalmente, e una volta per tutte, alla teoria della tecnica, e riprenderla con rigore e
consapevolezza, al fine di rendere la terapia sempre più efficace, più profonda, più breve e al
contempo meno dolorosa e più dolce.

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Parole chiave
Bisogni, Carenze, Esperienza Basilare del Sé, Psicoterapia Corporea, Pensiero Funzionale,
Teoria della tecnica, Sviluppo futuro.

Abstract
Le ricerche attuali in psicoterapia sono sempre più incentrate sulla comprensione di come
funziona la psicoterapia, al d là dei vari modelli clinici. Cosa realmente succede nel processo
psicoterapeutico? Cosa realmente il terapeuta fa accadere durante le sedute? Guardiamo a
questo livello intermedio che non è quello delle tecniche (fare un massaggio, far compiere dei
movimenti, interpretare, ecc), ma nemmeno quello degli obiettivi generali (sviluppare le
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di L. Rispoli*, A. Duguid**. Articolo non pubblicato - 1999
potenzialità, sciogliere i sintomi, aiutare la persona, riequilibrare il Sé). Scopriremo, allora,
che in sostanza il terapeuta aiuta a recuperare e ricostruire delle esperienze fondamentali per
la vita umana, esperienze che sono state carenti nell’infanzia: le Esperienze Basilari del Sé. E
lo fa con l’aiuto dei vari livelli Funzionali con i quali il particolare modello opera. Il futuro
consisterà sempre più nello sviluppo di una teoria della tecnica in grado di recuperare tutte le
Esperienze basilari carenti e su tutti i livelli Funzionali del Sé.

TENUTI VITALITA’
Essere tenuti, contenuti fermati Gioia eccitazione guizzi
Protezione Vitalità energia slancio
Giocare correre lanciarsi
PRESI BENESSERE
Essere presi Benessere armonia interezza
Essere portati Piacere vagotonia mobilizzare verso il basso
LASCIARE SENSAZIONI
Lasciare incantarsi Percepire
Stare Sentirsi sensazioni
Abbandonarsi Stupore
CONTATTO CONTROLLO
Contatto fusione Perdere il controllo esplosione
Essere nutriti assorbire Allentare controllo testa in giù, crolli
Attenzione morbida
CONTATTO ATTIVO FORZA
Sedurre chiedere Forza buttare via
Prendere portarsi l’altro Forza calma
Dare abbracciare Presenza determinazione
Darsi autoconsolarsi Consistenza peso sicurezza
sistemarsi valorizzarsi
AMORE AGGRESSIVITA’
Essere amati appartenenza Aggressività originaria distacco
portati dentro Forza morbida
Amare portare dentro Aggressività affettuosa
Continuità positiva ricordi Cambiare l’altro muovere
CONDIVISIONE NEGATIVITA’
Aprirsi condividere Essere provocati
Piacere dell’altro Rabbia
Piacere all’altro mostrarsi Odio
TENEREZZA AFFERMAZIONE
Necessità dell’altro Assertività autoaffermazione
Tenerezza Scegliere
Fragilità morbidezza Progettualità
CONSIDERATI AUTONOMIA
Essere visti Opposizione
Essere ascoltati Separarsi
Essere capiti
Essere aiutati
Essere valorizzati

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