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I rapporti fra A. Schoenberg e W. Kandinsky.

Nessuno dei due ebbe nel periodo cruciale della loro evoluzione, rispettivamente
verso la musica atonale e verso la pittura astratta, periodo compreso fra il 1911 e il
1914, un altro partner epistolare con il quale condividere idee ed esperienze. La loro
corrispondenza ebbe inizio nel 1911 e rivelò immediatamente ad entrambi l’affinità
spirituale e la concordanza tra gli ideali e gli obiettivi artistici che trovarono
realizzazione pratica nella mano felice di Schoenberg e nel suono giallo di
Kandinsky, mentre sul versante teorico produssero Il manuale d’armonia e Dello
spirituale nell’arte.

Lettere:

Kandinsky 18 gennaio 1911

/…/Ho appena ascoltato il suo concerto: è stata per me un’autentica gioia./…/ Nelle
sue opere lei ha realizzato ciò che io, in forma naturalmente indeterminata,
desideravo trovare nella musica. Il cammino autonomo lungo le vie del proprio
destino, la vita intrinseca di ogni singola voce nelle sue composizioni sono
esattamente ciò che io tento di esprimere in forma pittorica./…/ Penso che l’armonia
del nostro tempo non debba essere ricercata attraverso una via “geometrica”, ma al
contrario attraverso una via rigorosamente antigeometrica, antilogica. Questa vie è
quella delle “dissonanze nell’arte”, quindi tanto nella pittura quanto nella musica.

Schoenberg 24 gennaio 1911

/Mi fa enormemente piacere che sia un artista che opera in un campo diverso dal mio
a trovare punti di contatto con me./…/ La cartella mi è piaciuta moltissimo. Mi è tutto
perfettamente chiaro e sono sicuro che ci intenderemo sui punti più importanti. Ad
esempio, su ciò che lei chiama l' “illogico” ed io chiamo l’ “esclusione” della volontà
cosciente dall’arte e anche, credo, su quello che lei dice a proposito dell’elemento
costruttivo. Ogni attività creativa che voglia raggiungere gli effetti tradizionali non è
del tutto priva di atti coscienti. Ma l’arte appartiene all’inconscio! Bisogna esprimere
se stessi! Esprimersi con l’immediatezza! Non si deve però esprimere il proprio gusto,
la propria educazione, la propria intelligenza, il proprio sapere o la propria abilità.
Nessuna di queste qualità acquisite, bensì quelle innate, istintive. /…/Lei non sa che
anch’io dipingo. Ma per me il colore è talmente importante (non il colore bello, ma il
colore espressivo, espressivo nel rapporto con gli altri colori) che dubito se ne possa
ricavare qualche impressione vedendo le riproduzioni./…/

Kandinsky 26 gennaio 1911

/…/Ho riflettuto spesso su alcune questioni (ad esempio sul lavoro consio-inconscio).
Sono sostanzialmente d’accordo con la sua opinione. Cioè quando si sta lavorando, i
pensieri non dovrebbero esistere, solo la “voce” interiore dovrebbe parlare e
guidarci./…/ Mi fa molto piacere che lei parli di una conoscenza di sé. E’ questa la
radice della nuova arte, dell’arte in generale, che non è mai nuova, ma che deve solo
entrare in una nuova fase – “Oggi”!/…/

Nel seguito della lettera K. chiede a S. di poter utilizzare un suo articolo pubblicato sulla rivista “Musik” per
una mostra itinerante sulla nuova arte che avrebbe toccato le principali città russe. Questo può considerarsi il
primo passo verso quella collaborazione attiva che darà vita al movimento del Cavaliere azzurro sul cui
Almanacco S. pubblica l’articolo Il rapporto col testo. In una lettera successiva gli chiede anche dei quadri
per la stessa mostra itinerante.

Kandinsky 9 aprile 1911

/…/La invidio molto. Il suo Manuale di armonia è già in stampa. I musicisti sono
fortunati (seppure solo relativamente) a disporre di un’arte così evoluta. Arte vera,
che può permettersi il lusso di rinunciare in pieno a ogni funzione puramente pratica.
Per quanto tempo ancora la pittura dovrà attendere questo momento? Anch’essa ne ha
il diritto (= il dovere): il colore, la linea in sé e per sé – quale forza e sconfinata
bellezza posseggono questi mezzi pittorici./…/.

Kandinsky fine settembre 1911

/…/lavoriamo già da tre giorni al Blauer Reiter e pensiamo a come sarebbe bello
poter essere insieme, anche per se per poco.

Gabriele Munter 27 settembre 1911

/…/Per favore sia così gentile da far avere il più presto possibile a Kandinsky il citato
articolo dall’almanacco in questione – e qualsiasi cosa lei abbia scritto di buono.
/…/La cavalleria azzurra va all’attacco. C’è una montagna di lavoro. Si dovrebbe
iniziare la stampa , ci aiuti! Venga all’attacco anche lei, affinché possiamo
raggiungere l’obiettivo.

Gabriele Munter era allieva di K. dal 1902.

Kandinsky 16 novembre 1911

/…/ Passiamo adesso al Cavaliere Azzurro! Non uscirà prima di della metà di
gennaio, forse addirittura alla fine. Perciò lei ha un mese abbondante per il suo
articolo. Il primo numero senza Schoenberg! Non, non se ne parla neppure. Avremo
circa 3-4 articoli di musica – dalla Francia e dalla Russia. Ce n’è uno molto ampio
intitolato Musicologia; viene da Mosca e mette tutto sossopra. Ci dia 10-15 pagine!
Come ho già detto non si può fare a meno di Schoenberg.
Schoenberg 8 marzo 1912

/…/ Devo prepararmi per una conferenza che terrò a Praga su Gustav Mahler. La
terrei volentieri anche in altre città perché questo tema mi sta molto a cuore. Vorrei
difendere ovunque la sua opera poiché lo considero un dovere d’artista. Il Cavaliere
azzurro potrebbe forse organizzare qualcosa a Monaco?/…/

Schoenberg 19 agosto 1912

/…/Al momento lavoro alla Mano felice, senza riuscire ad andare avanti. Ho
cominciato questo lavoro quasi tre anni fa e ancora adesso manca la partitura. E’ una
cosa che mi capita di rado. Forse devo metterlo da parte, benché sia contento di ciò
che ho fatto finora./…/ Devo dirle alcune cose a proposito dei suoi contributi al
Cavaliere azzurro. La sua composizione scenica mi piace moltissimo. Anche la
prefazione. Sono perfettamente d’accordo con tutto ciò. Ma qual è il suo rapporto con
la costruzione? Ho l’impressione che essa si collochi in una dimensione antitetica. Mi
sembra che colui che costruisce debba soppesare, provare, valutare la resistenza,
l’omogeneità ecc. Il suono giallo non è una costruzione, ma semplicemente la
riproduzione di una visione interiore. La differenza è questa:
La visione interiore è un insieme che ha sì alcuni elementi, ma legati, già ordinati.
La costruzione è data da elementi che vogliono imitare un insieme. Ma nulla garantisce
che non manchino i più importanti, né che l’anima sia questo elemento mancante che li
lega.
Sono certo che dissentiamo solo sulle parole, ma che sull’essenziale, siamo della
stessa opinione. Costruzione è soltanto una parola, ma proprio quella sulla quale non
sono d’accordo con lei. Anche se l’unica.
Come ho già detto Il suono giallo mi piace moltissimo. E’ esattamente ciò che ho
cercato di realizzare nella Mano felice. Solo che lei va più lontano di me nella
rinuncia a ogni idea consapevole, a ogni azione di tipo naturalistico./…/

Schoenberg 28 settembre 1913

/…/ In compenso a febbraio saranno pubblicati i miei Gurrelieder, che non disprezzo
affatto come affermano invece i giornalisti. Rispetto a quel periodo ho certamente
subito un’evoluzione, ma non mi sono migliorato; soltanto il mio stile è diventato
migliore, cosicché posso approfondire ciò che avevo da dire già prima, riuscendo ad
esprimerlo tanto in forma succinta, quanto in forma particolareggiata. Mi preme che
si riconoscano in quest’opera tutti quegli elementi che ho poi confermato nella mia
produzione successiva./…/ Lo stile conta se c’è tutto il resto. Ma anche allora non è
interessante: infatti, amiamo Beethoven non certo per lo stile nuovo per l’epoca,
bensì per il suo contenuto nuovo in ogni momento./…/ Preferirei che si badasse a ciò
che dico e non a come lo dico.

Nel giugno del 1914 la corrispondenza si interrompe per riprendere solo nel luglio del 1922, dopo
la vicenda della prima guerra mondiale. Dopo una ripresa di cordiali rapporti epistolari ad un
tratto fra i due artisti si crea una frattura: è Schoenberg che decide di troncare l’amicizia con
Kandinsky ritenendo che il pittore non veda di buon occhio gli ebrei.

Kandinsky 15 aprile 1923

/…/Malgrado ciò è bello qui (Weimar): ci sono molte possibilità e soprattutto quella
di creare un centro dal quale le proposte si diffondano in ambienti sempre più ampi.
A questo scopo occorrono forze superiori a quelle di cui dispone la nostra piccola
cerchia. Quante volte mi sono detto: “se ci fosse Schoenberg!” Forse ora potrebbe
unirsi a noi, perché qui si è costituito un gruppo che esercita una certa influenza là
dove è necessario. Forse la decisione dipende solo da lei. In confidenza: la locale
Scuola di Musica sta cercando un nuovo direttore e noi stiamo pensando a lei.

Schoenberg risponde con una lettera dal tono amaro

Schoenberg 19 aprile 1924

/…/ho sentito dire che financo un Kandinsky vede solatnto male nelle azioni degli
ebrei, e nelle loro cattive azioni solo il fatto che siano ebrei, e allora rinuncio alla
speranza di un’intesa. E’ stato un sogno. Siamo uomini di due specie diverse.
Definitivamente.

Kandinsky 24 aprile 1924

Caro signor Schoenberg, ieri ho ricevuto la sua lettera che mi ha sconvolto e ferito
enormemente. Mai avrei potuto ipotizzare che noi – proprio noi – potessimo un
giorno scriverci così. /…/ Lei ha un’immagine spaventosa del Kandinsky di “oggi”:
io la rifiuto in quanto ebreo, tuttavia, malgrado ciò, le scrivo una buona lettera e le
garantisco che vorrei tanto averla qui per lavorare insieme! /…/