Sei sulla pagina 1di 20

Obiettivi macroeconomici

La microeconomia si occupa della scelta ottima del consumatore, della curva di domanda del
singolo individuo e queste domande aggregate insieme identi cano la curva di mercato e le scelte
del mercato. I mercati analizzati nella prima parte sono: concorrenza perfetta; concorrenza
monopolistica; monopolio; oligopolio.

La macroeconomia si occupa dell’analisi dei tratti generali dell’economia: si guardano tutti i


soggetti in aggregato e in particolare si cercherà di vedere come le scelte dei consumatori/scelte
della famiglia possono in uenzare la variabile economica per eccellenza, ovvero, il reddito
nazionale e vedremo come gli investimenti possono essere decisi dalle imprese o il settore privato e
quindi si vedrà anche l’operatore pubblico. Gli economisti concordano sugli obiettivi principali
della società ma le modalità con cui gli approcci economici cercano di dare soluzioni sono diverse.
Sono diversi gli approcci macroeconomici ma gli economisti concordano su quattro obiettivi
macroeconomici

1. Crescita economica Tutte le volte che si analizza la crescita economica di un paese analizziamo
le variazioni del benessere economico di un paese, signi ca che da molto tempo, LP, ci sono stati
notevoli cambiamenti nella produzione di beni e servizi, e questi cambiamenti che possono essere
osservati nel lungo periodo, portano ad un cambiamento del benessere economico (es. vita nello
scorso secolo: le persone avevano mobilità molto contenuta, l’inquinamento era ridotto e questo ha
cambiato il benessere e le modalità di vita delle persone con l’industrializzazione -> si sono
osservati cambianti che nel LP hanno portato a crescita del benessere economico). Gli economisti
usano una misura per la crescita economica: prodotto interno lordo, PIL. PIL = misura della crescita
economica di un paese, le variazioni di PIL indicano la crescita economica di un paese. Se il PIL di
un paese cresce più velocemente di quanto cresce la popolazione di un paese, allora ci possiamo
aspettare che il tenore di vita della persone che abitano il paese aumenti perché molto banalmente
una misura del tenore di vita delle persone che vivono in un paese viene calcolato con il PIL pro
capite. PIL pro capite = rapporto tra PIL totale e popolazione. Queste variazioni nel tempo non sono
sempre state costanti, ci sono periodi diversi, più veloci o lenti, periodi in cui un paese cresce più
velocemente o meno velocemente. Gra ci su gepminder = statistiche che raccontano la realtà di un
paese e analizzano i cambiamenti. Scatterplot = gra co a nuvola. Fa vedere due variabili e mostra il
grado di associazione esistente tra due variabili. Sulle ascisse gli income, il reddito, sulle ordinate
c’è l’aspettativa di vita alla nascita, quanto le persone vivono in media da quando nascono. Ppp $ =
tutte le volte che si vogliono confrontare due basi, e vedere quanto il reddito sia uguale o diverso,
bisogna tener conto del fatto che 1 dollaro di un americano è diverso da 1 dollaro di un africano
perché è diverso il potere di acquisto. Bisogna tener conto nel confrontare che ci sono diversi poteri
d’acquisto. Quando voglio confrontare paesi molto diversi tra loro devo tener conto dei diversi
poteri d’acquisto. In ation adjustice = variabile aggiustata per il fenomeno dell’in azione. Il terzo
obiettivo macroeconomico è la stabilità dei prezzi, l’in azione è quanto in media crescono i prezzi
in un’economia. Il reddito quindi con l’aggiustamento è depurato dalle variazioni di prezzo. Trand
geogra ci = shock esogeni, eventi esterni che in uenzano in qualche modo il ciclo economico da
un lato e i trend internazionali dall’altro. Nel lungo periodo c’è una crescita, non sempre lineare ma
a cicli -> fase di espansione, boom del reddito, slamp del reddito (decrescita) e di nuovo crescita

2. Piena o bassa disoccupazione Quando abbiamo dei momenti di crescita economica, possiamo
osservare che le imprese cominciano a produrre di più con l’aspettativa che i consumatori
comprino. Se le imprese producono di più aumenta la richiesta di forza lavoro. Mercato del lavoro e
piena occupazione sono correlati. In un sistema economico in cui c’è crescita economica ma
disoccupazione c’è qualcosa che non va, una disoccupazione elevata in uisce sul tenore di vita dei
disoccupati stessi. Il fatto di avere disoccupazione elevata in uisce quindi sul tenore di vita dei
disoccupati stessi: condizione infelice. La disoccupazione in uenza anche coloro i quali non
fi
:

fl
fl

fi
fl
fi
fl
fi
fl
fl
fi
fl
fl
.

subiscono la disoccupazione perché il sistema economico che ha problemi di disoccupazione non


realizza tutto il suo reale potenziale economico perché le persone che vorrebbero produrre di più
non lo possono fare perché sono disoccupate è riduzione del potenziale di possibilità di acquisto è
beni e servizi che potrebbero essere prodotti non vengono prodotti è si riduce il tenore di vita delle
persone, di disoccupati e non. La disoccupazione è un problema macroeconomico. Gli economisti
quindi si occupano di puntare alla piena occupazione e soprattutto di tenere basso il tasso di
disoccupazione. Tasso di disoccupazione = percentuale della forza lavoro che vorrebbe lavorare ma
che non riesce a trovare occupazione, coloro che vorrebbero lavorare ma non riescono a trovare la
loro occupazione. In Italia il tasso di disoccupazione è pari al 9,7 %, in Germania 3,4 %

3. Prezzi stabili, stabilità dei prezzi In generale si osserva nel lungo periodo che i prezzi cambiano è
variazione positiva del tasso di in azione è aumento in % del livello medio dei prezzi. Se i prezzi
crescono, l’instabilità dei prezzi si rivela costosa. Quando i prezzi aumentano da un giorno all’altro,
le persone cambiano il loro potere d’acquisto è il sistema monetario non regge più e le persone
anziché usare la moneta come mezzo scambio, iniziano a barattare le cose è se si iniziano a
barattare le cose, non essendoci più la moneta di cambio, non verranno più prodotti beni e servizi e
soprattutto il problema sta nel capire e stabilire il valore di beni e servizi (es. dentista offre servizio
e in cambio l’idraulico sistema bagno, come si fa a stabilire il termine di scambio?) è il tenore di
vita delle persone si riduce. Con in azione si intende un aumento generalizzato dei prezzi
nell’economia. Il tasso di in azione è il tasso di crescita del livello medio dei prezzi di
un’economia

4. Bilancia dei cambiamenti e tasso di cambio (esportazioni e importazioni) In questo corso non se
ne parlerà approfonditamente. Esistono relazioni economiche tra un singolo stato e il resto del
mondo e le transazioni vengono registrate nella bilancia dei pagamenti (contabilità) delle
esportazioni e delle importazioni. La bilancia dei pagamenti di un paese registra tutte le transazioni
avvenute in un dato periodo tra i residente del paese e il resto del mondo

Con bilancia dei cambiamenti parliamo di quando un paese vende al resto del mondo in termini di
beni e servizi. Se compro beni e servizi dal resto del mondo devo pagarli e la moneta esce dal paese
e va verso un altro paese, quando produco beni e servizi e li vendo al resto del mondo, il mondo
paga a me questi beni e servizi

21 febbraio 2019

Introduzione al PIL Che cos’è il PIL e perché il PIL ci aiuta a capire i quattro obiettivi
macroeconomici? PIL = valore complessivo di tutti i beni e servizi nali prodotti per il mercato in
un dato periodo all’interno dei con ni nazionali. Perché la crescita economica interessa agli
operatori pubblici, allo stato? Per rispondere a questa domanda bisogna parlare di usso circolare
del reddito in cui si hanno due attori, le imprese e le famiglie

Flusso circolare del reddito

Perché la moneta circola dalle imprese alle famiglie e viceversa? Per mostrare come i quattro
obiettivi macroeconomici sono legati tra loro possiamo usare un semplice modello economico, si
tratta del usso circolare del reddito. Il settore privato dell’economia è formato da imprese e
famiglie. Le imprese producono beni e servizi e, per farlo, domandano lavoro e altri fattori
produttivi offerti dalle famiglie. Le famiglie consumano beni e servizi e offrono lavoro e altri fattori
della produzione. Nella gura sopra si rappresenta un usso di reddito ristretto tra famiglie e
imprese, quindi interno al settore privato, e vari altri ussi di reddito che non coinvolgono solo le
famiglie e imprese ma altri operatori dell’economia quali le banche, lo stato, l’estero
3

fl
.

fi
fl
.

fl
fi
fl
fl
fl
.

fi
.

fl
.

Moneta = è una grandezza di stock: in ogni dato periodo vi è una determinata quantità di
circolazione nell’economia. Una grandezza di stock è la quantità esistente di una variabile in un
preciso istante di tempo. L’ammontare di moneta non ci dice qual è il livello del reddito nazionale.
Reddito = è una grandezza di usso (come la spesa) ed è misurato in un intervallo di tempo. Un
usso è l’aumento o la diminuzione di una variabile in un dato intervallo di tempo. Il usso
circolare del reddito ci permette di guardare agli scambi più importanti che avvengono in una data
economia

Flusso ristretto/interno del reddito Il usso ristretto mostra i ussi diretti tra imprese e famiglie. Dal
usso ristretto, una parte viene prelevata nella forma di risparmio, un’altra per pagare le tasse, e
un’altra ancora per le importazioni. Allo stesso modo, ci sono immissioni dall’esterno: investimenti,
spesa pubblica ed esportazioni. Famiglie e imprese interagiscono tra di loro, avviene uno scambio.
Le famiglie acquistano beni e servizi dalle imprese, pagano beni e servizi. Si realizza un usso di
reddito anche nella parte opposta, dalle imprese alle famiglie, in termini di pagamento di fattori
produttivi: se le famiglie acquistano beni e servizi, le imprese pagano i fattori produttivi alle
famiglie e il fattore produttivo più importanze è la forza lavoro. Le famiglie offrono quindi fattori
produttivi alle imprese e le imprese producono beni e servizi. Nel mercato del lavoro sono le
famiglie che offrono l’input lavoro ma sono le imprese che domandano lavoro, non il contrario, la
domanda di lavoro la fanno le imprese. Le imprese pagano alle famiglie salari e stipendi, dividendi,
interessi e rendite. Questi pagamenti sono il corrispettivo dei servizi dei fattori produttivi – lavoro,
capitale e terra – forniti dalle famiglie. La moneta circola dalle imprese alle famiglie sotto forma di
retribuzioni dei fattori produttivi. Le famiglie a loro volta pagano alle imprese il valore dei beni e
dei servizi acquistati. à c’è un usso circolare di pagamenti tra imprese e famiglie

Domanda aggregata Un modo in cui gli obiettivi macroeconomici sono legati tra loro è attraverso
la relazione con la domanda aggregata (rappresenta la spesa totale per l’acquisto di beni e servizi
effettuata da un’economia in un dato periodo e si compone di quattro elementi: consumo delle
famiglie, investimenti delle imprese, spesa pubblica ed esportazioni). Può essere de nita con Yd o
DA. Si de nisce come la sommatoria di differenti fattori

Yd = C + I + G + (X – M) Yd = PI

Yd = spesa totale nale per l’acquisto di beni e servizi effettuata da un economia in un dato periodo
di tempo. Parlare di domanda aggregata o di PIL è la stessa cosa ma nella DA vengono esplicitati
quattro componenti. C = consumi. Spesa per consumi relativa a beni e servizi di produzione interna,
laddove per interna si intende quella prodotta in un paese. Es. se compro una Toyota compro
qualcosa che non si produce in Italia. I = investimenti. Spesa per investimenti da parte delle
imprese. Il settore privato fa degli investimenti, esempio compra una nuova macchina per portare
pasti che produce una gastronomia, e questo acquisto rientra in un investimento. G = spesa
pubblica. La compie un operatore pubblico, lo Stato. La spesa pubblica è ad esempio la costruzione
di una nuova scuola. I trasferimenti sono diversi da investimenti, ad esempio i sussidi di
mantenimento sono trasferimenti, non investimenti. X – M = esportazioni nette (esportazioni –
importazioni). Con le esportazioni un paese produce un prodotto e lo vende all’estero

Flusso allargato del reddito (immissioni + prelievi)


4

fl
fl
5
 

fi
fi
fl
fl
L

fl
.

fl
.

fi
.

fl
fl
Il usso allargato include immissioni e prelievi, in particolare, i prelievi che sono de niti da tre
componenti (risparmio netto, imposte nette e importazioni) sono uguali alle immissioni che
includono investimenti, spesa pubblica ed esportazioni. Il usso ristretto del reddito deve essere
allargato al altri due diversi fattori: prelievi e immissioni. Prelievi Prelievi/dispersioni: usso di
reddito che esce da quello ristretto e rientra da un’altra parte, non è relativo al tipo ristretto. Solo
parte dei redditi ricevuti dalle famiglie verrà spesa per l’acquisto di beni e servizi prodotti dalle
imprese nazionali. Il resto uscirà dal usso ristretto. Analogamente solo parte dei redditi generati
presso le imprese verrà pagata alle famiglie residenti. Il resto uscirà dal usso ristretto secondo tre
modalità di prelievo principali. Le tre tipologie di prelievi sono

1. Risparmio netto (S) Il risparmio è sostanzialmente il reddito che non viene consumato, una parte
di moneta, di reddito, che le famiglie decidono di non consumare per poter consumare questa
quantità di reddito in un futuro. Generalmente il reddito non consumato costituisce il risparmio e il
risparmio le famiglie generalmente lo depositano nelle istituzioni nanziarie e quindi una parte di
reddito delle famiglie va verso le banche. Perché risparmio netto? Perché la banca trattiene una
parte di questo risparmio (bisogna sottrarre dal risparmio i pagamenti effettuati dalle famiglie alle
banche nel periodo considerato in virtù di prestiti e mutui ottenuti

2. Imposte nette (T) Riguarda la tassazione: il reddito delle famiglie non va tutto nell’acquisto di
beni e servizi ma viene deviato per il pagamento delle tasse. Parte delle tassazioni vanno allo stato,
ma esiste anche l’IMU (tassa sulla casa) che non si paga al governo centrale ma a quello locale. Le
tassazioni nette sono quindi un usso di reddito che va dalle famiglie all’operatore pubblico. E’ il
usso di moneta che viene pagato allo stato. Quando le perone pagano le imposte (statali o locali),
tolgono il denaro dal usso ristretto. Quando le famiglie o le imprese ricevono pagamenti dallo
stato, quali sussidi di disoccupazione, pensioni e sussidi per l’infanzia, la moneta circola nella
direzione opposta. Tali pagamenti equivalgono cioè a imposte negative e prendono il nome di
trasferimenti

3. Importazioni (M) Le importazioni non sono altro che i beni e servizi che le famiglie acquistano al
di fuori del contesto nazionale, all’estero. Le importazioni costituiscono il terzo tipo di prelievo dal
usso ristretto del reddito, destinato al resto del mondo. Questi prelievi quindi vanno alle banche
sotto forma di risparmio netto, al governo sotto forma di tassazione e all’estero come importazioni

I prelievi totali sono quindi determinati come somma di risparmio netto, imposte nette e
importazioni: S + T + M

Immissioni Solo parte della domanda dei prodotti delle imprese (la domanda aggregata) deriva dalla
spesa in consumi. Il resto proviene da fonti esterne al usso ristretto del reddito e queste
componenti aggiuntive della domanda aggregata si chiamano immissioni. Le immissioni sono
speculari ai prelievi, sono sostanzialmente una parte della domanda dei prodotti delle imprese che
proviene dalla spesa in consumi. Solo una parte di questa domanda di prodotti delle imprese viene
dalla spesa delle famiglie e va a nire alle imprese, solo una parte della domanda di prodotti delle
imprese viene dalla spesa in consumi (perché siamo usciti dal circolo ristretto). Immissioni = parte
di spesa che non viene solo dai consumatori). Una parte di beni e servizi prodotti dalle imprese non
le acquistano solo le famiglie quindi. C’è un altro pezzo che arriva dalle immissioni, che sono
caratterizzate da

1. Investimenti Per investimenti si intende la spesa delle imprese per acquistare impianti, macchinari
oppure per costituire scorte di beni che possono essere niti o semi lavorati oppure anche di fattori
produttivi. Spesso le imprese che vogliono fare una spesa non hanno il denaro direttamente ma
fl
fl
6

fl
.

fl
.

fl
fi
fl
fl
fi
fl
:

fi
fl
fi
fl
.

transitano dal sistema nanziario, e quindi accendono dei mutui, chiedono denaro in prestito alle
banche: parte del denaro prestato alle imprese viene quindi poi dai risparmi della famiglie

2. Spesa pubblica La spesa dello stato in beni e servizi prodotti internamente costituisce
un’immissione. La compie l’operatore pubblico che spende in beni e servizi prodotti dalle imprese
internamente e quindi paga alle imprese i beni e servizi che acquista da queste (es. costruzione
scuola: fase iniziale riguarda concorso di appalti dove l’operatore pubblico apre l’appalto e chiede
alle imprese di partecipare e queste forniscono il loro servizio). La spesa pubblica non include i
trasferimenti pubblici perché quanto l’operatore pubblico dedica in termini di sussidi della
disoccupazione non è spesa pubblica, si parla di trasferimenti, non è una spesa ma spostamento di
denaro ( i trasferimenti pubblici sono infatti sottratti alle imposte)

3. Esportazioni Relazioni del usso interno con il resto del mondo. Le esportazioni sono la spesa
dei residenti esteri in beni e servizi prodotti dall’economia, beni e servizi che l’estero compra in
Italia

Le immissioni totali sono quindi date dalla somma di investimenti, spesa pubblica ed esportazioni: I
+ G + X. Relazione tra immissioni e prelievi: Equilibrio economico Un’economia è in equilibrio
quando le decisioni di prelievo coincidono con le decisioni di immissioni

Immissioni = prelievi I + G + S = S + T + M

Quali sono gli effetti delle decisioni che riguardano prelievi e immissioni? Se aumenta il risparmio
netto può succedere che l’effetto si trasferisca sulle imprese che per esempio possono fare
investimenti, similmente se aumenta la tassazione l’operatore può permettersi di fare più spesa,
spesa pubblica, e può costruire di più per la collettività. Se le importazioni crescono (io compro da
fuori), ci aspettiamo che all’estero aumenti il reddito e quindi ci si può aspettare che vorranno
comprare anche loro qualcosa da me quindi aumentano le esportazioni. Questo avviene se non ci
sono barriere al commercio internazionale. Quello che si realizza è equilibrio tra prelievi e
immissioni. L’equilibrio però non è sempre garantito, possono esserci diseguaglianze (es. risparmi
maggiori degli investimenti o tassazione più bassa delle spesa pubblica oppure esporto più di quanto
importo o viceversa)

Esistono legami indiretti tra risparmio e investimento, imposte e spesa pubblica, importazioni ed
esportazioni, che passano rispettivamente attraverso le istituzioni nanziarie, il governo centrale o
gli enti locali e l’estero. Quanto maggiore è la quota del reddito risparmiata, tanto maggiore sarà
l’ammontare di moneta che le banche e le altre istituzioni nanziarie, potranno dare a prestito.
Quanto maggiore è il gettito scale, tanto maggiore potrà essere la spesa pubblica. In ne, quanto
maggiori sono le importazioni, tanto maggiori saranno i redditi dell’estero, e di conseguenza tanto
maggiore sarà la domanda di beni prodotti internamente, vale a dire di esportazioni. Questi legami
non garantiscono tuttavia che S=I o T=G o M=X. Per un certo periodo le banche possono nanziare
gli investimenti per un ammontare superiore o inferiore a quanto raccolgono; i governi possono
spendere (G) più o meno di quanto ricevono sotto forma di imposte (T); le esportazioni (X) possono
essere superiori o inferiori alle importazioni (M). Un punto importante è che le decisioni di
risparmio e di investimento sono prese da individui diversi, che possono decidere di risparmiare o di
investire una quantità diversa di risorse. Allo stesso modo, la domanda di importazioni può essere
diversa da quella delle esportazioni. Quindi le immissioni programmate possono non eguagliare i
prelievi programmati. Il usso circolare del reddito e i quattro obiettivi macroeconomici Come
possono essere queste diseguaglianze
7

fi
fl
fi
fl
?

fi
.

fi
.

fi
.

fi
• Immissioni programmate maggiori dei prelievi programmati. Se le immissioni eccedono i prelievi,
il livello di spesa aumenta: aumento della domanda aggregata. Se si veri ca questo disequilibrio,
questo porta all’aumento della spesa e quindi all’aumento della domanda aggregata. Perché? Perché
la spesa fa aumentare le vendite delle imprese, le imprese producono di più, e quindi sono in grado
di pagare gli stipendi, avere pro tti più elevati, restituire alle famiglie gli interessi le quali possono
decidere di spendere di più e quindi aumenta il consumo e quindi c’è crescita economica e la
produzione aumenta. Se c’è crescita economica quindi aumenta la produzione. Aumenta il consumo
e quindi mi aspetto che si generi un processo di crescita economica

Che effetti ha questo sui quattro obiettivi economici? Ø Crescita economica

Se aumenta la domanda aggregata c’è crescita economica. Quanto maggiore è l’eccesso iniziale
delle immissioni sui prelievi, tanto più grande sarà l’aumento del reddito nazionale

Ø Piena occupazione o bassa disoccupazione Se le imprese impiegano più lavoratori c’è piena
occupazione, le imprese impiegano più lavoratori e diminuisce la disoccupazione. La
disoccupazione diminuirà in quanto le imprese assumeranno più lavoratori per soddisfare la
maggiore domanda aggregata

Ø In azione L’in azione potrebbe aumentare perché le imprese nell’immediato non riescono a
produrre subito maggiore quantità/nuovi beni, sono costrette ad utilizzare le loro scorte e quindi
l’impresa aumenta i prezzi, l’unica cosa che l’impresa può fare nel BP è aumentare i prezzi. Le
decisioni di spesa non hanno effetto da un giorno all’altro, un impresa che vuole crescere ha
bisogno di prestito in banca ma essendo questi processi di richiesta di mutui molto lunghi, l’impresa
non può far altro che aumentare i prezzi. Quanto maggiore è l’aumento della domanda aggregata
rispetto alla capacità produttiva delle imprese, tanto più esse avranno dif coltà a soddisfare gli
ordini e quindi tanto più ricorreranno all’aumento di prezzi

Ø Bilancia dei pagamenti L’effetto sulla bilancia dei cambiamenti è legato al fatto che è aumentata
la DA, aumentano le importazioni, siccome i prezzi interni sono più elevati, le esportazioni meno
competitive

quindi aumentano le importazioni e diminuiscono le esportazioni; conclusione è de cit


commerciale, esporto meno di quanto importo

Un disequilibrio come questo porta ad una crescita economica. Il caso di immissioni inferiori ai
prelievi dà luogo all’esatto contrario di quanto appena visto. Abbiamo equilibrio quando immissioni
sono uguali a prelievi, abbiamo disequilibrio quando le immissioni sono maggiori dei prelievi
programmati. La crescita economica è legata ai quattro obiettivi macroeconomici. Quando le
immissioni non uguagliano i prelievi, si crea uno stato di disequilibrio, da cui inizia un processo di
aggiustamento che riporta l’economia in una situazione di equilibrio nella quali le immissioni
uguagliano i prelievi

PIL e PNL Il PIL è il valore complessivo di tutti i beni e servizi nali all’interno dei con ni
nazionali. PNL è il prodotto nazionale lordo. La differenza tra PIL e PNL sta nella parte nale della
de nizione, “entro i con ni nazionali”. Il PIL guarda la geogra a di un paese, il PNL è
un’accezione di tipo proprietario. Cosa vuol dire? Vuol dire che il PNL esclude dal calcolo del PIL
tutti quegli individui che risiedono in una nazione ma hanno nazionalità diversa. La differenza
sostanziale sta nel fatto che talvolta PIL e PNL possono essere diversi tra loro a seconda di quello
che è l’assetto proprietario di una certa nazione. In particolare si possono vedere 3 diverse relazioni
tra PIL e PNL
8

fi
fl
e

fl
.

fi
.

fi
.

fi
fi
.

fi
fi
.

fi
fi
fi
• PIL = PNL à questo avviene all’interno della maggioranza dei paesi. • PIL < PNL à es. della
Svizzera che ha molte multinazionali dislocate tra loro, che no

lavorano in Svizzera ma vanno fuori dal paese. • PIL > PNL à succede che all’interno di un paese
vengono prodotti dei beni e servizi d

qualcuno che non è di quel paese. Il motivo per cui potrebbe avvenire questo è che le organizzazioni
nazionali con la loro presenza su un territorio hanno forte in uenze (es. multinazionali in Irlanda
che aumentano il PIL ma riducono il PNL perché non si guarda il dove è prodotto ma a chi ha
prodotto)

Es. Icardi e Buffon

22 febbraio 2019

Cosa ci dice il PIL? Il PIL è il valore complessivo di tutti i beni e servizi nali prodotti per il
mercato in un periodo all’interno dei con ni nazionali. Valore complessivo = stiamo considerando il
valore monetario di tutti i beni e servizi, il numero di unità di moneta a cui è venduto ogni prodotto.
Perché le monete? Perché bisogna mettere insieme beni e servizi che sono diversi e quindi serve un
modo per sommarli. E’ la misura della valuta del paese in cui viene calcolato (es. il PIL italiano
viene calcolato in euro). Stime IMF (fondo monetario nazionale) in Italia nel 2018 è 1.760 miliardi
di euro (PIL corrente, a prezzi del 2018). Il problema è che stiamo parlando di valore complessivo o
monetario ma noi abbiamo detto che uno degli obiettivi macroeconomici è la stabilità dei prezzi e
abbiamo osservato che nel LP i prezzi sono aumentati per cui nel calcolo del PIL quello che voglio
vedere non è l’aumento dei prezzi ma della produzione (tutti i beni e servizi nali prodotti). Bisogna
distinguere tra PIL reale o a prezzi costanti e PIL nominale o a prezzi correnti. Tutti i beni e i servizi
= nel calcolo del PIL non si considerano soltanto le lavatrici/penne/etc. ma anche altri tipi di servizi
come per esempio il taglio di capelli: sono tutti servizi il cui valore entra nel calcolo del PIL. In
realtà le economia sono recentemente diventate sempre più terziarizzate, ovvero nel valore del PIL
la quota ricoperta dal valore di servizi sta man mano crescendo nel tempo perché i servizi vengono
erogati con sempre maggiore frequenza. Beni e servizi nali = nali perché non bisogna includere
nel calcolo del PIL due volte le produzioni, non vanno inclusi beni e servizi intermedi, cioè tutti i
passaggi che servono alla creazione di un bene o un servizio ma che sono nella fase di produzione,
nella fase intermedia. ESEMPIO Produzione risma di carta di 500 fogli il cui prezzo nale è 5 euro.
Per produrre la risma bisogna guardare al processo di produzione della carte che prevede: -
Abbattimento alberi - Creazione trucioli e pasta che viene venduta dalle segherie alle cartiere. A
quanto li vende? A 1 euro. - Trasformazione in fogli di carte, i trucioli diventano carta, sono stati
manufatti quindi il loro valore economico è aumentato (da 1 euro a 1.50 euro). - Venduta a impresa
di cartoleria che crea la carta raf nata (2.25 euro). - Carta rivenduta ad un grossista che la carta
raf nata la vende al dettaglio

Come si calcola quindi il PIL? Così? 1+1.5+2.25+3.5+5= 13.25 euro NO perché sto dupplicando
passaggi di incremento di valore aggiunto, sto facendo dupplicazioni. Nei beni e servizi nali si
inglobano tutti i pezzi di processo di produzione che ha aumentato il valore del bene. Per il calcolo
del PIL va considerato l’ultimo step della produzione

Cartiera 1,50 eur

Impresa di cancelleria 2,25 eur


9

fi
.

fi
a

fi
.

fi
fl
n

fi
fi
fi
fi
fi
Grossista 3,50 eur

Vendita al dettaglio

eur

Segheria 1 eur

Infatti se facessimo la sommatoria delle diverse variazioni (VARIAZIONE DEL METODO DI


PRODUZIONE): 1.5-1 = 0.5 2.25-1.5 = 0.75 3.5-2.25 = 1.25 5-3.5 = 1.50 La somma è infatti 5
euro. I beni intermedi stanno fuori quindi. Il metodo di variazione del metodo di produzione è
importante per il calcolo del PIL. Prodotti = beni e servizi devono essere effettivamente prodotti in
quell’economia in quell’arco di tempo (non un anno prima). Per il mercato = il PIL guarda soltanto
le transazioni che avvengono all’interno del mercato, beni e servizi che vengono venduti sul
mercato (non vengono inclusi servizi come le pulizie della casa da parte di un famigliare che non è
retribuito, l’operazione non passa nel mercato). Ciò che non avviene all’interno del mercato
riguarda le economie sommerse o illegali. In un dato periodo = gli uf ci di statistica nazionale ogni
3 mesi forniscono le stime del PIL, quindi in realtà il PIL viene calcolato ogni trimestre che
sommati per un anno costituiscono il PIL. Il PIL è una grandezza di usso quindi quello che
osserviamo noi è quello che accade in un economia in un determinato arco di tempo. All’interno dei
con ni nazionali = a prescindere della nazionalità delle persone che producono questi beni e servizi.
Es. Buffon e Icardi. I servizi prodotti da Icardi rientrano nel PIL dell’Italia, di Buffon nel PIL
francese. Se calcolassi il PNL, il reddito di Icardi rientrerà nel PNL dell’Argentina e di Buffon nel
PNL italiano. Ecco perché ci interessano i con ni nazionali. Il PIL guarda quindi la geogra a e il
PNL la proprietà

Cosa non include il PIL?

• L’in azione. Il PIL, per vedere se cambia e genera crescita economica, deve essere considerato a
prezzi costanti o in termini reali. Quello che sappiamo è che nel LP i prezzi automaticamente
crescono, quindi se voglio calcolare il PIL di un paese in un determinato periodo devo considerare i
beni e i servizi e moltiplicare per il loro rispettivo prezzo. Se aumentano i prezzi, il PIL aumenta,
ma per comprendere se esiste crescita economica devo vedere se cresce la quantità, la produzione.
Dal punto di vista tecnico quindi, quando si vuole calcolare la crescita economica di un paese, si
calcola il PIL reale o a prezzi costanti o aggiustato per l’in azione ed è questo il motivo per cui
quando si leggono le statistiche della contabilità nazionale si legge “PIL a prezzo dell’anno X”. Si
calcola il PIL basandosi su un anno particolare al ne di tenere ferma l’in azione e facendo così si
riesce a calcolare la crescita basata sull’aumento della produzione. Se depuro dall’aumento dei
prezzi, sto guardando solo alla produzione, osservo solo l’aumento della quantità, e quindi alla
crescita economica. Un metodo per non far variare il prezzo è non considerare i prezzi in ogni
singolo anno per clacolare il PIL, ssando i prezzi in un anno, anno base, costringendo il calcolo del
PIL a tener conto solo dell’aumento della quantità, perché i prezzi li ho ssati. Se vogliamo
calcolare il tasso di crescita economica (g), dobbiamo applicare un calcolo: g = PIL reale 2016 –
PIL reale 2015 / PIL reale 2015 x 100 Per poter calcolare la crescita eoconomica bisogna però
ssare i prezzi. PIL reale, a prezzi costanti. PIL reale 2016 e 2015 a prezzi del 2010 ad esempio

Il PIL reale del 2016 e 2015 effettivamente guarda solo alla produzione e non all’in azione perché
non considera i diversi prezzi ma li riferisce ad un anno (in questo caso 2010), ecco perché se ne
può calcolare il tasso di crescita. Quando una variabile economica cambia possiamo avere due
fi
1

fi
fl
o

fi
fi
fi
fl
fl
fi
fi
fl
fl
fi
.

effetti diversi: aumento del livello dei prezzi (in azione) o aumento della quantità prodotta. Se
osservo la quantità prodotta sto vedendo come cambia il livello in un economia (vengono venduti
più beni e servizi). Quando parliamo di variabili economiche spesso parliamo di variabili
economiche come il PIL in termini reali e in termini nominali. Un sinonimo di reale è a prezzi
costanti e un sinonimo di nominale è a prezzi correnti. Di fatto quando osserviamo una variabile
economica a prezzi correnti o nominali stiamo guardando una variabile che potrebbe inglobare
dentro il fenomeno di in azione, se parliamo di PIL a prezzi costanti stiamo effettivamente
descrivendo la crescita effettiva del PIL. Quando si vuole calcolare il tasso di crescita di
un’economia, bisogna calcolarlo su variabili reali. A prezzi costanti vuol dire in termini reali e
quindi si può calcolare la crescita economica, a prezzi correnti o nominali invece non si può
guardare la crescita economica perché varia siano i prezzi che la quantità. Spesso per calcolare il
tasso di in azione viene determinato anche il concetto di de atore del PIL che non è altro che il
rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale, è un indice. Ottenuto il valore del de atore possiamo
vedere come varia l’in azione

• Della popolazione. PIL pro-capite = serve per capire in media quali sono gli ordini di grandezza
del PIL per persona. Pil pro capite come misura media del reddito della popolazione. PIL procapite
= PIL/POP. Esempio: Stime IMF 2018 PIL ita= 1.768 miliardi euro PIL lux= 58 miliardi euro POP
ita = 60.756.000 persone POP lux = 605.000 persone PIL pro-capite ita = PIL ita / POP ita = 28.968
euro (in media un italiano ha avuto un reddito pari a tot). PIL pro-capite Lussemburgo = 95.868
euro Il PIL totale italiano è più alto di quello del Lussemburgo ma quello pro capite nettamente
inferiore (è anche vero che qui non stiamo considerando la parità d’acquisto)

• Parità del potere d’acquisto. Il calcolo del PIL non include la parità del potere d’acquisto. Bisogna
tener conto che va adottato un tasso di cambio tale per cui la moneta possa acquistare la stessa
quantità di beni e servizi in due paesi diversi. La parità del potere d’acquisto permette di adottare un
tasso di cambio tale per cui lo stesso ammontare di una moneta possa acquistare la stessa quantità di
beni e servizi in due paesi anche molto diversi. Si vuole applicare un tasso di cambio tale per cui lo
stesso ammontare di una moneta può acquistare la stessa quantità di beni e servizi in due paesi
diversi (si pongono stessa moneta, beni e servizi in due paesi diversi)

26 febbraio 2019

Cosa non include il PIL?

• Tenore di vita. Non sappiamo se in un paese si vive bene o male con il calcolo del PIL, in molti
casi quindi si calcolano altri indici

Il PIL è una grandezza di usso e viene quindi misurato in un intervallo di tempo e quindi viene
misurato in euro per anno. Cosa diversa sono le grandezze di stock: lo stock (come il debito
pubblico di un economia o la disoccupazione) indica una variabile misurata ad un determinato anno
e può essere stata accumulata in passato. Una variabile di stock, quella del debito pubblico, non è
soltanto il debito nel 2018 ma anche il debito che è stato accumulato dal 1900 in poi, nella variabile
di stock ho dentro quindi una parte accumulata che deriva da anni precedenti

• Attività che esulano dal mercato. Direttamente collegato a questo è l’esclusione nel calcolo del
PIL della cosiddetta economia sommersa (transazioni illegali e non dichiarate). Sommerso è quello
che non viene dichiarato (nel 2014, 100 miliardi di euro in Italia). L’operazione di includere queste
economia permise al premier di ridurre il fenomeno dell’in azione. Se includo l’economia
 

fl
fl
fl
fl
.

fl
fl
fl
.

fl
sommersa nel calcolo del PIL di fatto sto aumentando l’imponibile, ma se è sommersa come faccio
a tener conto di un economia che si sta modi cando e d’altra parte lo Stato spende soldi per
combattere la criminalità organizzata. Questa operazione di includere queste economie ha aspetti
eticamente parlando contradittori. Attualmente in Italia vengono incluse nel calcolo del PIL anche le
economie sommerse e illegali

• Benessere dell’economia. PIL non è necessariamente benessere, stiamo guardando la spesa in


determinati beni e servizi ma non per esempio se le persone per produrre di più rinunciano al loro
tempo libero avendo ripercussioni sulla salute. Non si considera che l’innovazione tecnologica ha
portato a miglioramenti qualitativi, e qui non viene inclusa, non stiamo calcolando tutti questi effetti
collaterali nel calcolo puramente del PIL

Come cambiano i valori se espressi in termini di parità d’acquisto? Wordbank. Nel 2017 l’Italia
aveva un PIL pro capite di 31 mila dollari, il Lussemburgo aveva un reddito pro capite di 104 mila
dollari e la Cina aveva un reddito di 8 mila dollari. Se guardiamo la parità di potere d’acquisto come
cambia il PIL pro capite? Quello dell’Italia diventa di 39 mila dollari internazionali (moneta
arti ciale creata dagli uf ci internazionali per mettere a confronto paesi diversi), quello del
Lussemburgo103 mila dollari internazionali, quello della Cina 16 mila dollari internazionali. Si
osserva quindi che a parità di potere d’acquisto (cambio di tasso che cerco di applicare per far si che
uno stesso ammontare valore di moneta possa essere confrontato con altri paesi), il PIL italiano si
alza, quello del Lussemburgo si abbassa di poco e quello cinese raddoppia (se tengo conto del
potere d’acquisto dei cinesi vedo che permette di far aumentare il loro PIL pro capite e quindi riesco
a fare un confronto tra un paese ricco e piccolo come il Lussemburgo e uno grande e povero come
la Cina. Riesco quindi a tener conto del potere d’acquisto di diversi paesi. Il tasso di crescita va
valutato su una variabile reale, depuro l’aumento naturale dei prezzi per osservare solo l’aumento
della quantità reale. Tutte le volte che ho a prezzi con un anno base, so che quei prezzi sono costanti
e quindi posso calcolare il tasso di crescita. Generalmente si usa il PIL per capire se c’è crescita
economica ma bisogna stare attenti considerati i diversi aspetti che il PIL non considera nel suo
calcolo. Per calcolare la crescita economica bisogna quindi ssare i prezzi e quindi calcolare il PIL
reale

Calcolo del PIL

I tre metodi del calcolo ci permettono di vedere aspetti diversi della struttura delle diverse
economie. Il PIL viene calcolato con questi tre metodi per tutte le economia del mondo. Ogni spesa
in ogni bene e servizio nale contribuisce a costituire il reddito di chi ha prodotto e venduto questi
beni. Per capire i tre metodi bisogna guardare al usso circolare del reddito perché tutto ritorna
rispetto al usso circolare del reddito. Ogni bene e servizio che acquistiamo costituisce
sostanzialmente la spesa nale, la somme dei valori aggiunti che sono stati seguiti per ottenere il
bene e servizio nale ma anche tutti i redditi che sono serviti per la produzione del bene e servizio;
ecco perché questi tre metodi danno sempre lo stesso valore del PIL. Esistono tre metodi per
calcolare il PIL e si distinguono per due ragioni

• Dal punto di vista statistico, se calcolo il PIL secondo 3 metodi diversi, dovendo ottenere lo stesso
risultato, è un controllo statistico del calcolo corrett

• Questi 3 metodi ci permettono di vedere l’economia secondo sfaccettature diverse, aspetti diversi
della struttura delle nostre economie

Esistono tre metodi quindi per calcolare il PIL


3

fi
.

fl
fi
fi
fi
fi
.

fi
:

fl
o

fi
1. Metodo della spesa nale. Non è altro se non la de nizione di domanda aggregata. Il PIL
secondo questo metodo è pari alla sommatoria di consumi, investimenti, spesa pubblica,
esportazioni – importazioni

C + I + G + (X – M) Guardando questa de nizione vediamo che siamo in grado di identi care i


diversi attori dell’economia che contribuiscono a determinare con la loro spesa nale il PIL di una
nazione, in particolare i consumi, la spesa per consumi, è la parte di PIL che viene acquistato dalle
famiglie in qualità di consumatori nali

• Consumi I consumi sono fatti dalle famiglie che possono acquistare beni durevoli (che durino
almeno 3 anni come le automobili) oppure beni non durevoli (beni alimentari). Beni durevoli e non
sono beni tangibili ma esistono anche quelli intangibili, che sono i servizi (es. visite mediche).
Un’unica eccezione: nei consumi nali fatti dalle famiglie vengono esclusi gli acquisti di case
nuove, tutta la parte di spesa in beni di residenza vengono escluse perché di fatto le case nuove
acquistate dalle famiglie costituiscono gli investimenti, non la spesa per consumi. Un’altra spesa
esclusa dalla spesa in consumi è quella dei titoli nanziari perché non vengono considerati ne beni
ne servizi, così come vengono esclusi i beni usati e quindi vuol dire che quel bene in passato è già
stato contabilizzato

• Investimenti La spesa per investimenti privati è fatta prevalentemente dalle imprese e in parte da
famiglia (per residenze nuove). Per spesa in investimenti si intende la spesa per mezzi di produzione
addizionali (es. macchinario per aumentare la produzione), spesa in beni e servizi per aumentare la
produzione che di fatto fa aumentare il PIL. Non bisogna considerare la spesa per investimenti
come il posto in cui le imprese mettono i risparmi

2. Metodo del valore aggiunto Nel metodo del calcolo del PIL attraverso questo metodo in realtà
quello che succede è che si vuole tener conto del valore economico nel processo di produzione di un
determinato prodotto al netto dei costi. Un determinato bene nel processo di produzione aumenta il
suo valore ma per produrre quel bene si sono supportati dei costi e quindi si vuole evitare di
duplicare ogni volta i costi (vedi esempio produzione di carta). I differenti processi di produzione
per un bene aggiungono del valor

economico, un valore economico al prodotto, per cui il prodotto aumenta il suo valore: nel calcolo
del valore aggiunto si vuole depurare il fatto che il bene nale in realtà è stato prodotto acquistando
il bene primario a prezzo inferiore, bisogna evitare di duplicare il valore economico, bisogna
depurare il fatto che in ogni step di produzione viene aggiunto valore e bisogna quindi guardare alla
variazione del valore e non alla sommatoria di tutti i valori. Quello che si fa quindi è prendere la
variazione di prodotto totale. Determinazione del PIL secondo tre diversi settori dell’economia. In
un’economia abbiamo

• Settore agricolo • Settore industriale (manifatturiero e le costruzioni) • Settore dei serviz

A livello di contabilità nazionale gli statistici calcolano quelli che sono gli apporti degli step di
produzione dei diversi settori, determinando il PIL di una nazione. A differenza del primo metodo,
qui gli attori dell’economia “si sono nascosti”, abbiamo un insieme di settori, si guarda chi
dell’economia contribuisce di più a creare nuove produzioni. Questo metodo si utilizza per vedere
quali settori dell’economia stanno “soffrendo di più rispetto ad altri". Generalmente nelle economie
industrializzate il settore dell’agricolo è molto basso, quello dell’industria alto (come in Italia). Un
paese poco sviluppato come il Bangladesh, in cui l’economia sommersa è rilevante, il settore dei
servizi è quello che spicca di più ma perché è quello che viene contabilizzato èpiù facilmente, gli
4

fi
.

fi
fi
.

fi
fi
.

fi
fi
fi
fi
i

altri settori sono pieni di economie sommersi. Bisogna quindi stare attenti usando questo metodo a
non sovrastimare dei settori

3. Metodo dei redditi o pagamento dei fattori produttivi I fattori produttivi/input che conosciamo
sono: la terra, il lavoro, il capitale e la capacità imprenditoriale. Questi fattori produttivi vengono
pagati: la terra ha la sua rendita, il lavoro ha salari e stipendi, il capitale ha gli interessi e la capacità
imprenditoriale viene retribuita con i pro tti. Quello che succede in un economia è che se calcolo il
PIL con questo metodo sto sostanzialmente guardando l’aspetto del pagamento dei fattori
produttivi: salari, stipendi, interessi, redditi e pro tti. Con questo metodo siamo in grado di
distinguere chi contribuisce di più in termini di pagamenti nella determinazione del PIL di un
economia. Gra co PIL Italia 2017 secondo questi tre metodi su EUROSTAT (vedi slide). Crescita
effettiva e potenziale La crescita effettiva è la variazione percentuale annuale del PNL reale/
effettivo, la crescita effettiva è anche del PIL espresso in termini reali (se il PIL è espresso in
termini reali posso calcolare la crescita o decrescita, se è in termini nominali non si può fare). La
crescita potenziale è l’incremento percentuale annuo della capacità produttiva potenziale di un
economia. La differenza è che la crescita effettiva è relativa al PIL reale (a prezzi costanti), quella
potenziale riguarda il PIL potenziale, cioè di quanto potrebbe crescere l’economia infatti il PIL
potenziale è il livello di produzione associato al normale utilizzo della capacità produttiva di un
economia. Quello che succede con il calcolo del PIL potenziale è che le imprese piani cano le loro
scelte rispetto a quella che sarà la produzione futura e quindi possono decidere di lasciare della
capacità produttiva inutilizzata per fronteggiare potenziali imprevisti. Le imprese hanno delle
aspettative circa la produzione futura e quindi possono decidere di lasciare inutilizzata un pezzo di
capacità produttiva per fronteggiare imprevisti come problemi relativi al blocco della produzione.
Livello di produzione normale perché non utilizzo completamente i fattori di produzione. Il PIL
potenziale è associato al fatto che naturalmente esiste il cosiddetto livello di disoccupazione
naturale. In un’economia non avremo mai un tasso di disoccupazione pari a zero perché banalmente
in un economia possiamo avere soggetti che entrano e escono dal mercato del lavoro (es. una
persona cambia lavoro o una persona stanca di lavorare con rendite si licenzia)

Perché distinguere crescita effettiva del PIL e potenziale? Perché esiste una relazione precisa tra
crescita di lungo e breve periodo per cui: posso crescere, posso utilizzare tutti gli input, tutta la
capacità produttiva, ma oltre questo punto non si può andare, ci si deve fermare alla piena
occupazione degli input di produzione. Quando osservo crescita economica di LP? Quando gli
input, capacità produttiva, di fatto aumenta (es. + persone possono lavorare, + macchinari ef caci).
La distinzione tra queste due crescite è indispensabile per capire quando nel LP un economia può
realmente crescere, quando realmente tutti i fattori di produzione aumentano

• Quando la produzione effettiva è più piccola di quella potenziale (differenza negativa, inferiore a
zero), abbiamo un gap di produzione che è negativo e quindi si sta entrando in recessione economia
perché il paese sta crescendo meno rispetto a quello che è l suo PIL potenziale. Il gap di produzione
è associato al concetto di ciclo economico. Vuol dire che la mia economia, quando cresce, non
cresce sempre in modo lineare ma può avere picchi di crescita e momenti in cui rallenta e
addirittura momenti in cui l’andamento è negativo

1 marzo 2019 Per calcolare la crescita economica di un paese dobbiamo considerare il PIL reale che
è il PIL che ci rappresenta la cosiddette crescita effettiva, rappresenta realmente quanto il PIL in
termini reali sta crescendo: variazione della produzione reale
 

fi
.

fi
fi
.

fi
fi
PIL potenziale e tasso di crescita potenziale

Il tasso di crescita potenziale è la variazione percentuale della capacità produttiva potenziale


dell’economia quindi in altre parole il tasso di crescita potenziale ci dice di quanto potrebbe
crescere l’economia. PIL potenziale = livello di produzione associato al normale utilizzo della
capacità produttiva di un’economia. Questa misura dice che in corrispondenza del PIL potenziale le
imprese piani cano le loro scelte future e deliberatamente lasciano inutilizzata un pezzo di capacità
produttiva per riuscire a far fronte ad eventuali imprevisti. Per normale utilizzo si intende che un
pezzo della capacità produttiva resta inutilizzata, di modo da poter fronteggiare eventuali shock (es.
riduzione di produzione). Insieme al concetto di PIL reale e PIL potenziale si guarda anche il
concetto di piena occupazione

Piena occupazione (o PIL di piena occupazione o produzione di piena capacità produttiva)

Piena occupazione o PIL di piena occupazione o produzione di piena capacità produttiva indica
quale sarebbe la massima produzione che io potrei ottenere se tutte le imprese lavorassero a pieno
ritmo utilizzando pienamente tutti i fattori di produzione (vs. PIL potenziale). Relazione tra PIL
potenziale e a piena occupazione: In generale il PIL potenziale è inevitabilmente più basso di quello
a piena occupazione perché non utilizza tutti i fattori di produzione. Differenza tra crescita effettiva
e crescita potenziale = gap di produzione, differenza tra quello che sta effettivamente accadendo e
quello che potrebbe succedere. Questo gap di produzione può assumere tre valori

Crescita economica e FPP e Ciclo economico Per far crescere il mio prodotto potenziale devo
considerare la frontiera delle possibilità di produzione. Se sono al suo interno, posso andare verso
l’esterno utilizzando le mie capacità di produzione in modo più ef cace osservando così la
cosiddetta crescita effettiva

• Crescita effettiva = incremento percentuale annuo del PIL effettivo/reale

• Crescita potenziale = incremento percentuale annuo della capacità produttiva potenzial

dell’economi

PIL potenziale: è il livello di produzione associato al «normale» utilizzo della capacit

produttiva di un’economia. In corrispondenza del livello di produzione potenziale, le imprese


possono piani care le loro scelte, mantengono una capacità produttiva inutilizzata per far fronte ad
imprevisti

• PIL di piena occupazione: è la massima produzione che si potrebbe ottenere se le imprese


lavorassero a pieno ritmo utilizzando completamente tutti i fattori di produzion

GAP di produzione = Produzione effettiva – produzione potenziale = gap di produzione Associato


all’andamento del ciclo economic

Gap di produzione può essere: • Uguale a zero. • Minore di zero: ci sono delle capacità produttive
che restano inutilizzate addirittura al di sott

del livello normale che prevede il PIL potenziale, non c’è crescita economica, l’economia cresce più
lentamente di quanto potrebbe fare a ritmo del PIL potenziale. La capacità produttiva reale è
inferiore al livello della capacità produttiva normale. Il livello reale della capacità produttiva è più
basso del livello normale della capacità produttiva associata al PIL potenziale. L’economia sta
7

fi
fi
.

fi

crescendo ad un livello della capacità produttiva che è più basso del livello normale della capacità
produttiva

• Maggiore di zero: se il PIL reale cresce più rapidamente del PIL potenziale. L’economia sta
crescendo realmente

Il fatto che ci siano gap di produzione positiva o negativa è associato all’andamento del ciclo
economico. Se ho un gap negativo il livello di occupazione diminuisce (potrei utilizzare più
lavoratori ma non lo faccio perché ho una capacità produttiva reale che è più bassa della normale e
quindi c’è crescita di disoccupazione).

Come si fa crescere il prodotto potenziale? Frontiera delle possibilità di produzione. Se ci si trova


dentro la frontiera, per spostarsi sulla frontiera bisogna usare i fattoi di produzione in modo più
ef cace, si osserva crescita effettiva perché sta aumentando la crescita reale, si utilizzando in modo
più ef ciente gli input. Come si può spostare la FPP? Il progresso tecnologico ha l’effetto di
spostare verso l’esterno la FPP. Quando si sposta verso l’esterno la FPP vuol dire che a parità di
input si può produrre più di entrambi i beni, il progresso tecnologico incrementa il prodotto
potenziale, perché ho migliorato i fattori di produzione e quindi anche la piena occupazione. Si può
avere crescita se FPP si sposta verso l’esterno con il progresso tecnologico

• Nel BP l’economia deve assicurare la crescita effettiva cioè quella più vicina possibile alla crescita
potenziale (al PIL potenziale). Le politiche economiche dovrebbero assicurare la crescita effettiva
quindi lo spostamento sulla FPP

• Nel LP la politica economica dovrebbe individuare i fattori che determinano il tasso di crescita
potenziale e migliorarli. Quello che vogliamo ottenere dalle politiche economiche sono due
differenti aspetti nel BP e nel LP: il paese deve raggiungere la FPP nel BP (utilizzare tutti gli input
al ne di avere crescita effettiva), nel LP si vuole spostare la FPP verso l’esterno, individuando tutti
quei fattori che identi cano la crescita del tasso potenziale e migliorarli. Nel LP, poniamo caso di
raggiungere la FPP, ma per crescere di più l’unico modo è aumentare i fattori di produzione, e
quindi ci si sposta ancora più verso l’esterno rispetto alla FPP

Quello che succede alla crescita economica non è un percorso lineare perché esistono i cicli
economici. Se la crescita potenziale e quindi il PIL potenziale tende ad essere abbastanza stabile, a
non cambiare, la crescita del PIL reale cambia da un momento all’altro. Il PIL reale, rispetto a
quello potenziale ha molte uttuazioni, si parla quindi di ciclo economico quando in una
rappresentazione gra ca (tempo y: PIL reale x) il PIL reale scende, sale, scende, sale, etc.
(andamento produzione effettiva – del PIL reale). Si possono registrare diverse fasi

1. Ripresa economica. Un’economia che è in recessione, stagnante, mostra alcuni segni di recupero
quindi si muove da questa situazione

2. Espansione. Il PIL reale sta “esplodendo” si sta rapidamente espandendo, economia in fase di
boom. Le risorse vengono utilizzate in maniera maggiore rispetto a prima e quindi il gap tra
effettivo e potenziale si sta assottigliando

3. Raggiungimento del picco. L’economia inizia a rallentare se non addirittura a cessare di crescere

4. Rallentamento, recessione o declino. Crescita economica molto bassa se non addirittura in


contrazione. Il gap evidentemente si amplia perché se c’è rallentamento la quantità degli input
inutilizzati esplode, aumenta la disoccupazione
8

fi
fi
fi
.

fi
fi
fl
.

Attenzione a distinguere i livelli: il livello del PIL dell’Italia è uguale a 1.760 miliardi di euro. Il
tasso di crescita è una cosa diversa, mi dice la variazione del PIL reale. Il livello è quindi un
punticino sul ciclo. La variazione tra i punticini è il livello di crescita. Il tasso di crescita è dunque
la pendenza dell’andamento del PIL reale

Trend Il trend è l’andamento tendenziale del PIL reale nel corso del tempo ma che non tiene conto
delle uttuazioni. Il trend fa vedere nel LP se l’economia tendenzialmente sta crescendo o meno:
più è inclinato il trend più osservo un’economia che cresce. Il PIL potenziale non può stare sotto
l’occupazione potenziale. Il ciclo analizzato è idealizzato perché i cicli economici variano
essenzialmente per due motivi

• Lunghezza delle fasi. Ci possono essere alcuni periodi di espansione, piuttosto che di recessione,
molto brevi oppure molto lunghi. La lunghezza dei cicli può essere variabile

• Intensità delle fasi. Ci possono essere momenti di crescita esponenziali oppure tassi di crescita
molto contenuti come quello dell’Italia

Per stimolare la crescita economica si può cercare di stimolare la domanda aggregata (PIL)

Per determinare dove mi sto trovando nel ciclo economico quello che con certezza so è che se Yd
cresce rapidamente. Sostanzialmente osserveremo il PIL con il metodo della spesa nale. Se Y
cresce rapidamente, le scorte degli investimenti si riducono, e dunque si crea una penuria di beni e
servizi, e siccome le scorte si riducono, le imprese vogliono vendere comunque di più e aumenta la
produzione → ci aspettiamo che la capacità produttiva inutilizzata diminuisca, e dunque diminuisca
la mia produzione. Un aumento della domanda aggregata fa dunque ridurre la mia disoccupazione.
Una diminuzione della domanda aggregata indica che le scorte aumentano, le imprese vogliono
rallentare la produzione (hanno il magazzino pieno), e dunque la capacità produttiva inutilizzata
aumenta e quindi aumenta la disoccupazione. Domanda aggregata e produzione si muovono in
modo sincrono. Il soggetto che non si muove in modo sincrono è la disoccupazione. Aumentare la
capacità produttiva Dal lato dell’offerta, dunque della produzione, per aumentare la capacità
produttiva devo osservare due cose aumentare

• Le risorse disponibili (banalmente in un paese viene scoperto un giacimento di petrolio, le risorse


spiccano verso l’alto, con un problema: è una risorsa naturale, dunque ad esaurimento)

• La produttività delle risorse disponibil

5 marzo 2019 Nel lungo periodo voglio quindi cercare di aumentare il pil potenziale e dunque la
mia piena occupazione, cercando di spostare verso l’esterno la frontiera → o aumentando le risorse
disponibili o il capitale o il lavoro o la terra. Nel momento in cui però aumentano i fattori di
produzione bisogna tener conto della produttività marginale dei costi di produzione: aumentando un
solo fattore di produzione lasciandone un altro sso, quello che osservo è che la quantità prodotta
prima aumenta di più, poi di meno, e a un certo punto comincia a diminuire. Le politiche per la
crescita economica sono distinte in due tipologie

• Politiche economiche della domanda: stimolano direttamente la domanda aggregata al ne di


trainare la crescita effettiva del paese
 

fl
:

fi
:

fi
.

fi
.

• Politiche economiche dell’offerta: cercano di far crescere l’offerta aggregata favorendo l’aumento
della produzione potenziale: è la domanda ad adeguarsi all’offerta

Prevedono strumenti totalmente diversi tra di loro, ed è qui che si dividono gli economisti. Mentre
gli obiettivi macroeconomici erano condivisi, qui c’è un disaccordo. Si ha quindi la posizione
liberista, che lascia al mercato l’aggiustamento e quindi la creazione del pil, e le posizioni
keinesiane, che pensano che non sia il mercato ad aggiustarsi, esistendo i fallimenti del mercato e
dunque non riuscendo autonomamente a riparare: necessario l’intervento dell’operatore pubblico.
Nel momento in cui un paese è nel suo boom, e c’è espansione del ciclo, la produzione aumenta, nel
mercato del lavoro vengono aumentati più lavoratori e il tasso di occupazione aumenta

Disoccupazione

De nizione (valori assoluti): 2'900'000 in Italia nel 2017 → dato di stock De nizione (valori
relativi): 11,2% in Italia nel 2017 → mi permette di fare confronti Il tasso di disoccupazione è il
numero di disoccupati diviso la forza lavoro (sommatoria di occupati + disoccupati). In italia la
disoccupazione è fatta per stime, poiché per l’istat è disoccupato chi ha 15 anni e non ha lavorato
nemmeno un’ora, ma deve essere comunque in cerca di lavoro. Indagine tremestrale su circa
175'000 individui rappresentativi della popolazione italiana. In Inghilterra invece il tasso di
disoccupazione è calcolato sul numero di sussidi di disoccupazione. La durata della disoccupazione
può essere variegata: può durare solo pochi giorni ( ne laurea aspetto poco), o di lunga durata. La
disoccupazione è sostanzialmente una variabile economica di stock: guardo il numero di disoccupati
in un determinato periodo di tempo. Ma la disoccupazione contiene degli af ussi (occupati che
diventano disoccupati: es. licenziamenti, dimissioni, laureati che iniziano a cercare lavoro) e dei
de ussi (disoccupati che diventano occupati: es. nuovi impieghi, chi decide di riprendere un
vecchio lavoro). Ciclo economico e disoccupazione sono strettamente correlati. Esiste la legge di o
Kuhn (?) che fa vedere come ci siano delle proporzioni sse tra i due tassi. La disoccupazione può
avere differenze di tipo

• Geogra co (paesi diversi, regioni diverse, provincie diverse). è prevalentemente legata a diversi
modi di organizzazione del mercato del lavoro. Queste differenze geogra che sono evidenti
all’interno dei paesi stessi (Italia nord centro sud)

• Di genere. • Di età: si predilige chi ha esperienza, o incapacità dell’istruzione professionalizzante


(se h

istituti tecnici che formano professioni, mi aspetto che il perito si diplomi e trovi lavoro
immediatamente)

• Di etnia: etnie diverse hanno tassi di disoccupazione diversi → ci aspettiamo che ci siano dietro
delle discriminazioni

Disoccupazione di disequilibrio e equilibrio Disoccupazione di equilibrio (o naturale): dal punto di


vista economico si realizza equilibrio quando la domanda e l’offerta coincidono. GRAFICO ascisse
numero di lavoratori e ordinate salario (al netto dell’in azione). DAL (domanda aggregata di
lavoro) e OAL (offerte aggregata di lavoro). La domanda è inclinata negativamente, poiché
rappresenta tutte le imprese che cercano lavoratori: se il salario reale aumenta, le imprese sono
disposte a sostituire il lavoro con altri fattori di produzione (es. automatizzazione). L’offerta è
inclinata positivamente perché all’aumentare dei salari aumenta il numero di lavoratori che
vogliono entrare nel mercato del lavoro. L’offerta di lavoro fatta dalle famiglie è relativamente
rigida, poiché in un determinato periodo la forza lavoro è sostanzialmente quella, non cambia da un
1

fl
fi
o

fi
.

fi
fl
fi
.

fi
fl
fi
.

giorno all’altro. nel momento in cui domanda e offerta si intersecano, troviamo l’equilibrio che
individua il numero di lavoratori di equilibrio (il livello di occupazione) e il rispettivo salario reale
di equilibrio. Stiamo supponendo che il tipo di mercato sia perfettamente concorrenziale. Ma se
immaginiamo un livello dei salari superiore a quello dell’equilibrio, il livello di salario pù alto
determina la disoccupazione di disequilibrio, in cui siamo in grado di identi care Lb (numero di
lavoratori disposti a lavorare con un livello del salario nuovo) e La (numero di imprese disposte a
occupare i lavoratori, che è molto più basso di Lb). Questo perché i salari reali non si aggiustano da
un giorno all’altro, si de niscono rigidi: ci sono i sindacati che contrattano, per la sua categoria che
rappresenta, il livello salariale. La disoccupazione non sarà mai pari a zero perché ci sarà sempre
qualcuno che vorrà cambiare lavoro per prospettive migliori, e dunque aspetterà → vedi funzione di
N. Le tipologie di disoccupazione di disequilibrio sono:

• Da salario reale • Ciclica o da carenza di domanda • Crescita dell’offerta di lavor

Tipologie di disoccupazione di equilibrio:

• Frizionale o da ricerca • Strutturale (legata o al cambiamento della struttura della DA, o al


cambiamento dei metodi d

produzione, o può avere una dimensione regionale → disoccupazione regionale) • Stagional

Disoccupazione da salario reale Sostanzialmente l’abbiamo quando i salari sono rigidi, non si
spostano per esempio dal livello del contratto deciso con le rappresentanze sindacali. Si veri ca
quindi quando abbiamo un salario minimo più alto del salario di equilibrio. Differenza dunque tra la
domanda di lavoro e offerta di lavoro. La disoccupazione si identi ca con il tratto AB. Se i salari
sono più elevati di quelli reali, i consumatori avendo un salario reale più elevato, spenderanno di più
in consumi, dunque stimoleranno la produzione e dunque la crescita. Aumenta dunque la domanda
aggregata: le imprese nell’immediato aumentano i prezzi, ma successivamente aumentano la
produzione, dunque vorranno più lavoratori. C’è quindi uno spostamento della funzione della
domanda aggregata di lavoro verso destra. Ne consegue che la disoccupazione diminuisce (A’B).
Disoccupazione ciclica o da carenza di domanda Sostanzialmente coinvolge una situazione diversa:
questo tipo di disoccupazione viene appaiata ai cicli economici. Quando c’è recessione la spesa dei
consumatori diminuisce, e ciò comporta che l

imprese non riuscendo a vendere i loro prodotti, si riempiono di scorte. Arrivano a un livello di
intollerabilità e tagliano la produzione: iniziano a licenziare e aumenta la disoccupazione.
Gra camente si contrae la domanda aggregata di lavoro. AE rappresenta la disoccupazione ciclica o
da carenza di domanda. I salari, essendo vischiosi, rigidi, non si aggiustano verso il basso. Inoltre le
imprese stesse non vorrebbero abbassarli, rischiando di far perdere la motivazione dei lavoratori.
Un altro motivo per cui manca l’aggiustamento è le aspettativedi consumo delle famiglie verso il
futuro: se i salari si abbassano, le famiglie consumano di meno, dunque le imprese venderebbero di
meno, vorrebbero produrre di meno e dunque licenziare. Disoccupazione della crescita dell’offerta
di lavoro Quello che avviene è una variazione dell’offerta di lavoro che non viene accompagnata da
una variazione della domanda di lavoro. EA corrisponde alla disoccupazione di disequilibrio della
crescita dell’offerta di lavoro

12 marzo 2019 Funzione forza lavoro = inclinata positivamente, si distanzia sempre di più dalla
curva di lavoro man mano che mi avvicino a salari sempre più bassi. Per la disoccupazione di
2

fi
fi
i

fi
fi
o

fi
disequilibrio ci sono diverse tipologie che non necessitano di particolare rappresentazione gra ca.
Tipi di disoccupazione di equilibrio:

A. Frizionale o da ricerca di lavoro: domanda e offerta di lavoro non si incontrano subito perché ci
sono delle frizioni; i lavoratori sarebbero disposti a lavoro ma non sanno dove cercare e similmente
i datori di lavoro vorrebbero lavoratori ma non sanno dove trovarli. Come si risolve questa
situazione? Si ridimensione questa disoccupazione quando permetto incontro domanda offerta al
ne di ridurre queste dissimmetrie

B. Strutturale: si realizza quando all’interno di un economia ci sono alcuni settori in cui


l’occupazione cresce mentre in altri settori l’occupazione diminuisce. Perché succede questo?
Banalmente perché si hanno dei cambiamenti

1. I gusti dei consumatori cambiano (es. negozi sigarette elettroniche). Cambia la curva di domanda

2. Cambiamento metodo di produzione: cambiando i metodi di produzione, le persone che lavorano


non vengono riassorbite all’interno del mercato del lavoro -> disoccupazione tecnologica: parte
della forza lavoro che non viene riassorbita in altri settori (es. internet banking)

3. Disoccupazione regionale: spesso, rispetto alle produzioni di determinati beni e servizi,


nell’economia si osservano delle concentrazioni (tutte le imprese vanno a produrre nello stesso
posto). Le imprese si localizzavano in alcune zone geogra che (es. scarpe a Vigevano) per riuscire
ad incontrare una forza lavoro specializzata; se in una zona si fa un tipo di attività ci si aspetta che
la forza lavoro in quella zona sia specializzata e quindi le imprese si localizzano laddove si incontra
un occupazione in grado di fornire un lavoro adeguato. Il problema è che se uno shock colpisce
queste zone, le imprese cominciano a chiudere e quindi la disoccupazione per quel particolare
settore aumenta. Quale sarebbe la soluzione? Spostare i lavoratori dall’iniziale localizzazione
geogra ca ad un posto lontano in cui si fa la stessa cosa

C. Disoccupazione stagionale: legata al ciclo della stagione ( es località marittime e di montagna).


Questi tre tipi di disoccupazioni, disoccupazioni di equilibrio, sono legate a ragioni strutturali, al
ciclo produttivo e alla localizzazione

In azione Con il termine «in azione» indichiamo un aumento del livello generale dei prezzi;
«de azione», invece, si riferisce a una diminuzione del livello dei prezzi. Il tasso di in azione
misura l’aumento percentuale annuo del livello medio dei prezzi al dettaglio. Se il tasso di
in azione è negativo, allora i prezzi sono calati e, di fatto, stiamo misurando il tasso di de azione.
L’ISTAT pubblica ogni mese un indice dei prezzi al consumo e il tasso di in azione viene calcolato
come la percentuale di incremento dell’indice rispetto ai dodici mesi precedenti. Una misura più
completa del tasso di in azione è data dal tasso di variazione di tutti i beni e servizi prodotti
internamente. L’indice di prezzo usato in questo caso è noto come de atore del PIL. Per analizzare
questo fenomeno bisogna avere a disposizione uno schema diverso del mercato di lavoro, serve
rappresentazione della domanda e offerta aggregata, quindi il livello del PIL e dei prezzi.
L’in azione è quanto in media crescono i prezzi in un’economia. Come viene determinato il livello
dei prezzi all’interno delle economia

Esistono due misure dell’in azione, modalità per creare degli indici e quindi degli arti ci statistici
per descrivere il fenomeno dell’aumento generalizzato dell’aumento dei prezzi (in azione come
variazione di uno dei due indici)

1. CPI – IPC 2. De atore del PI


fi
4

fl
fl
fl
fl
fi
fl
fl
fl
fl
L

fi
fl
fl
.

fl
fl
fi
fl
fi
.

Nello schema di equilibrio domanda aggregata = offerta aggregata viene determinato il cosiddetto
reddito di equilibrio e il livello dei prezzi di equilibrio: nel momento in cui si osservano variazioni
di Yd o Yo si può determinare a quanto ammonta l’in azione, quanto varia il livello dei prezzi.
All’interno di un sistema monetario ci sono due tipi di standardizzazione del sistema economico:
af nché avvengano dei pagamenti e quindi non ci sia un sistema a baratto, ci deve essere un sistema
monetario che transita tramite lo stabilire i prezzi. Per stabilire i prezzi serve parlare di unità di
conto. Unità di conto = unità comune per misurare il valore delle cose. L’unità di conto europeo
corrisponde all’euro e negli USA al dollaro ad esempio, Attraverso queste valute si può misurare il
valore delle cose. All’interno di un sistema economico viene stabilito anche un mezzo di
pagamento: si tratta di ciò che possiamo utilizzare per pagare per l’acquisto di beni e servizi (es. la
moneta è il mezzo che utilizzo per pagare beni e servizi). In questo senso il mezzo di pagamento è
variegato in economia: carte di credito, assegni, boni ci, etc. (sono tutti mezzi di pagamento). In
un’economia la moneta viene de nita a corso forzoso, “moneta at”: la moneta funge da mezzo di
pagamento per decreto del governo. Il costo forzoso della moneta signi ca che tramite il decreto del
governo siamo in grado di far circolare la moneta che viene accettata da tutti come pagamento, e
questo conferisce l’accettabilità della moneta come mezzo di pagamento. Il governo garantisce
l’accettabilità della moneta ma non stabilisce i prezzi che vengono invece de niti nel mercato. Se i
prezzi si modi cano la domanda è : di quanto si modi cano i prezzi? Se si modi ca il livello dei
prezzi, il valore monetario di beni e servizi insieme al potere d’acquisto si modi cano nel tempo. Se
si muove il livello dei prezzi si modi ca anche il potere d’acquisto. Come si modi ca il potere
d’acquisto se variano i prezzi? Gli economisti usano l’indice CPI (consumer price indese). Per
essere un indice vuol dire che viene stabilito un anno base e rispetto a quest’anno si possono
calcolare le variazioni del livello dei prezzi rispetto all’anno base. Il problema è che questo livello
dei prezzi va calcolato, come? L’indice dei prezzi al consumo (CPI) permette di seguire
l’andamento die prezzi pagati dal consumatore medio/tipico. SI tratta di identi care il consumatore
tipico e quindi i beni e servizi acquistati da questo consumatore. Bisogna quindi de nire beni e
servizi che rappresentano il comportamento di spesa del consumatore tipico. Questi beni e servizi
sono quelli acquistati direttamente dai consumatori quindi si tratta di beni e servizi acquistati dai
consumatori, stiamo escludendo le spese fatte dalle imprese, le esportazioni (perché se un bene o
servizio lo produco all’interno ma poi lo vendo all’estero non lo acquistano le famiglie del paese) e
dall’operatore pubblico. Cosa includiamo quindi come bene e servizio? Il CPI permette di includere
i prezzi di beni e servizi di consumo prodotti nell’anno considerato e che fanno parte della spesa per
il consumo (che rientrano nel PIL). Vengono inclusi anche i prezzi dei beni e dei servizi che non
fanno parte del PIL, ovvero, beni usati ma anche i prezzi di beni usati e in parte servizi che vengono
importati, comprati dall’estero. Quando si guardano i prezzi di questi beni e servizi si nota che
alcuni tendenzialmente possono salire e altri diminuire. Di questi beni e servizi alcune famiglie ne
fanno tanto uso di altri beni e servizi meno (es. il sale che se aumenta di prezzo tendenzialmente lo
si continua a comprare). Bisogna quindi costruire l’indice di prezzi al consumo che tenga conto del
fatto che alcuni beni e servizi entrano a far parte della vita delle famiglie in modo signi cativo e
altre no. CPI = costo paniere al tempo t / costo paniere nell’anno base X 100. Nell’anno base
l’indice è pari a 100. CPI = indice che segnala il sistema dei prezzi di un sistema economico e
permette di confrontare i valori monetari rispetto all’anno base. Es 1: t = 2010 anno bas

CPI = 100 t = 2014 CPI = 215 Si può dire quindi che tra il 2010 al 2014 i prezzi sono aumentati del
115%, incremento del livello dei prezzi parli a 115%. t = 2000 CPI = 50 Gli indici servono per
capire quale è il livello dei prezzi. Per calcolare l’in azione bisogna calcolare i tassi di crescita del
CPI che misura la velocità con la quale variano i livelli dei prezzi. Se tasso è positivo in azione
positiva, se tasso negativo in azione negativa. Es: TASSO INFLAZIONE = CPI2014 – CPI2013/
CPI2013X100 Perché ci interessa calcolare l’in azione? Perché a seconda della variazione del
livello dei prezzi si modi ca il potere d’acquisto dei consumatori, grazie al CPI noi siamo in grado
5

fi
fi
fi
fl
fi
fi
fl
fl
fi
fl
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
e

fl
di convertire i valori nominali o a prezzi corretti in valori reali o a prezzi costanti. Come si
individua il potere d’acquisto? Si guardano i salari. Salario reale, Wr = WNt (salario nominale) /
CPIt X 100 Es: 2014 2015 Wn 15 euro 30 euro CPI anno base 100 200 Wr 15/100X100=15
30/200X100=15 Se raddoppia il salario nominali, il salario reale è rimasto invariato quindi il potere
d’acquisto dell’individuo è rimasto inalterato, guadagna di più ma i prezzi sono il doppio. Es: 2014
2015 Wn 15 euro 15 euro CPI anno base 100 200 Wr 15/100X100=15 15/200X100=7.5 Il potere
d’acquisto qui si è ridotto. Il CPI analizza cosa accade realmente alle variabili economiche, come ad
esempio i salari e quindi si può analizzare il potere d’acquisto dei singoli individui