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La musica delle Sfere

La musica o armonia delle sfere, detta anche musica universale , è un antico concetto
filosofico che considerava l’universo come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I
movimenti dei corpi celesti (Sole, luna e pianeti), inoltre, avrebbero prodotto una sorta di
musica, non udibile dall’orecchio umano, ma consistente in concetti armonico - matematici.
La teoria della musica delle sfere ebbe origine nell'antichità e continuò a essere seguita
almeno fino al XVII secolo suscitando l'interesse di filosofi, musicologi, musicisti.

Storia
La musica delle sfere incorpora il principio metafisico secondo il quale le relazioni
matematiche esprimono non solo rapporti quantitativi, ma anche qualità che si manifestano in
numeri, forme e suoni, tutto connesso in un enorme modello di proporzioni.

Antichità
Pitagora, per primo, capì che l'altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda
che la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti numerici.

Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare, per effetto dei loro
movimenti di rotazione e rivoluzione, produrrebbero un suono continuo, impercettibile
dall'orecchio umano, formando tutti insieme un’armonia. Di conseguenza, la qualità della vita
sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti.

Nel mondo greco il cosmo era paragonato a una scala musicale, nella quale i suoni più acuti
erano assegnati a Saturno e alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la realizzazione
dell'armonia in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota centrale che congiunge due
tetracordi. Per Filaloa, matematico e astronomo pitagorico, il mondo è armonia e numero, e
tutto è ordinato secondo proporzioni che corrispondono ai tre intervalli ondamentali della
musica: 2:1 (ottava)), 3:2 (quinta) e 4:3 (quarta).

In seguito, Platone descrisse l’astronomia e la musica come studi gemellati per le percezioni
sensoriali: astronomia per gli occhi, musica per le orecchie, ma entrambe riguardanti
proporzioni numeriche. Egli, inoltre, appoggiò l'idea di una musica delle sfere nel dialogo La
Repubblica, nel quale descriveva un sistema di otto cerchi, ovvero orbite, per i corpi celesti:
stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole, Luna, che si distinguono in base
alle loro distanze, al colore, e alle velocità di rivoluzione.
La visione di un universo strutturato in cerchi concentrici, aventi come centro la Terra, era del
resto comune a tutta l'antichità: si trattava di sfere intese come ambiti di pertinenza, ognuna
delle quali contenente un pianeta che esse trascinavano con sé, muovendosi in maniera
circolare. Era questo loro movimento a generare il suono, come affermava anche Cicerone:

«Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio, e la natura richiede che le due
estremità risuonino, di toni gravi l'una, acuti l'altra. Ecco perché l'orbita stellare suprema, la
cui rotazione è la più rapida, si muove con suono più acuto e concitato, mentre questa sfera
lunare, la più bassa, emette un suono estremamente grave; la Terra infatti, nona, poiché
resta immobile, rimane sempre fissa in un'unica sede, racchiudendo in sé il centro
dell'universo. Le otto orbite, poi, all'interno delle quali due hanno la stessa velocità,
producono sette suoni distinti da intervalli, il cui numero è, possiamo dire, il nodo di tutte le
cose; imitandolo, gli uomini esperti di strumenti a corde e di canto si sono aperti la via per
ritornare qui, come gli altri che grazie all'eccellenza dei loro ingegni, durante la loro esistenza
terrena, hanno coltivato gli studi divini.
Le orecchie degli uomini, riempite di questo suono, diventarono sorde, né infatti vi è in voi un
altro senso più debole.»

Più tardi i filosofi, fra i quali Tolomeo, mantennero la stretta correlazione fra astronomia,
ottica, musica e astrologia. Ne IX secolo, l’astronomo arabo al-Kindil
sviluppò le idee di Tolomeo nel suo De Aspectibus, che associa anch'esso astronomia e
musica.

Medioevo
Boezio, ponendo le basi del quadrivium scolastico, ossia il complesso delle materie
scientifiche che verranno insegnate nelle scholae medievali (aritmetica, musica, geometria e
astrologia), spiegava l'ordine del cosmo secondo la rinuncia da parte dei quattro elementi agli
aspetti discordanti. Egli introdusse inoltre nel De istituzione Musicae una distinzione
fondamentale, destinata ad avere grande fortuna nel Medioevo tra musica mundana, propria
delle sfere celesti, musica humana, quale si riflette nell'interiorità umana, e musica
instrumentalis, fatta dagli uomini a imitazione di quelle.