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Tiziano Vecellio

Tiziano Vecellio, uomo estroverso, instancabile lavoratore è noto semplicemente come Tiziano,
egli appartenente ad un'antica famiglia del piccolo centro alpino, nacque a Pieve di Cadore, la
sua data di nascita non è ancora certa ma si sa che nasce tra il 1488 e il 1490 ora in provincia di
Belluno, fra le montagne del Cadore, in Veneto, un paese di provincia, dove iniziò a soli 9 anni lo
studio, nel quale entrò a far parte nella bottega di Giovanni Bellini poi si avvicina anche in quella di
Giorgione. Amava dire che era nato tra il 1576/1577 per far credere che aveva molti anni, perché
amava fingersi più anziano.

Tra il 1508 e il 1509, è al fianco del pittore Giorgione nella realizzazione del Fondaco dei
Tedeschi. Solo un anno più tardi, ormai conosciuto riceve commissioni importanti, quali la Pala di
san Marco e di Santa Maria della Salute. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova.

Egli realizzerà molte commissioni da parte della nobiltà contemporanea, realizzando parecchie
opere a soggetto religioso.
Tra il 1519 e il 1526 dipinge la Pala Pesaro per i Frari, e il Polittico Averoldi per la chiesa
bresciana dei Santi Nazaro e Celso.
Ormai conosciuto come il più celebre pittore del tempo, Tiziano è conteso tra le corti italiane:
lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione
con papa Paolo III e con la sua famiglia; ben presto si trasferisce a Roma e qui rimane fino al
1546. Nel contempo, la sua apprezzata attività di ritrattista procede ed egli ha l'occasione di
ritrarre Carlo 5 durante la sua incoronazione nel 1533 divenendo el pintor primerio (pittore
uffiale). Egli morì di peste a Venezia il 27 Agosto del 1576. Tiziano Vecellio, egli è stato
un pittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia, importante esponente della scuola
veneziana.

Egli nelle opere, si approprio' della tecnica della pittura tonale,ovverosia come Giorgione costruiva
il dipinto sui rapporti fra le diverse gradazioni di tono dei colori distesi sulla tela.

Tiziano riprende questa tecnica ma accentua il contrasto luminoso e predilige gli accostamenti di
colori complementari per una differende di carattere espressiva per come Giorgione creava
composizioni idilliache e raccolte quelle del cadorino sono molto piu' dinamiche,monumentali e
drammatiche.
Pala dell’Assunta
La prima importante commissione religiosa per il giovane Tiziano fu la pala intitolata Assunta. Il
dipinto venne commissionato dal priore dei francescani della chiesa di Santa Maria Gloriosa dei
Frari di Venezia. L'Assunta è un dipinto a olio su tavola di Tiziano, di (690x360cm) databile
al 1516-1518 e conservato nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, dove decora,
oggi come allora, l'altare centrale. Nell’opera infatti è possibile intravedere subito la firma sula
pietra in basso al centro nel quale rappresenta l’assunzione in cielo di Maria, esso infatti è stata
firmata dallo stesso pittore Tiziano, con la scritta TICIANUS (Tiziano).

Descrizione:
Nel dipinto Tiziano rappresenta un importante episodio legato ai vangeli e alla cultura cristiana
popolare, ovvero l’attimo della salita dell’’assunzione in cielo di Maria, (cioè della salita).

La narrazione è su tre livelli sovrapposti, partendo dal mondo terreno, agitato dalle passioni e dal
peccato, fino alla perfezione ideale e alla gloria divina. In basso sono infatti rappresentati gli
Apostoli che gesticolano per esprimere la meraviglia e la differenza dell’uomo semplice nei
confronti della divinità. In mezzo la Madonna, immersa in un fulgore di luce è circondata da una
folla di angeli. Il rosso delle vesti di Maria e dei due Apostoli forma un evidente triangolo e sta a
simboleggiare l’unione tra cielo e terra. Maria è in piedi su una vaporosa nube biancastra,
circondata da angeli in festa. Il piede destro è quasi completamente alzato e le mani sono rivolte
al cielo come a indicare l’ascensione. Il suo volto è radioso, intenso e dolcissimo e colto nel
momento di estasi prima della definitiva assunzione in cielo. Il mantello della Vergine è così
realistico da spegnere l’atmosfera di spiritualità, come se fosse gonfiato da un turbine di vento.

Alla sommità troviamo Dio, che chiude la narrazione: si contrappone la pacata immobilità divina al
moto di tutti gli altri personaggi. Le braccia di Dio sono spalancate e i capelli scomposti: ci appare
in controluce perché rimaniamo abbagliati dallo splendore nel quale è immerso. Tiziano attenua i
contorni rendendo la scena simile a una visione soprannaturale e rischiara la metà superiore del
dipinto con una fortissima luce autonoma, totalmente irreale rispetto alla luce naturale sotto le
nubi. Gli effetti di colore si notano sul manto della Madonna e sulla gioiosa folla di angeli e
cherubini, definiti anche senza la presenza del disegno. Nell’opera sono presenti colore, luce e
movimento, coinvolgendoci così all’interno della narrazione come se ne facessimo parte.

Il colore e l’illuminazione
Da Giorgione di Castelfranco, Tiziano apprese l’utilizzo del tonalismo. Questa tecnica prevede di
utilizzare le variazioni di tono di un colore per creare le forme e dare l’impressione della profondità.
In Assunta, realizzato dall’artista intorno ai trent’anni, il tonalismo permette di creare il volume
delle vesti. Infatti il rosso utilizzato per dipingere gran parte degli abiti con toni chiari e scuri per
rappresentare luci e ombre. Nei panneggi le pieghe profonde sono rappresentate da campiture di
colore più scuro. Il contrasto che si viene a creare con le zone chiare sostituisce il disegno
utilizzato invece dagli artisti di Firenze.

Nel dipinto il colore ambientale terreno è più freddo, grigio e azzurrino nel cielo. In alto invece
nella zona circolare del Paradiso è caldo e dorato. Infatti dalla figura di Dio si diffonde una luce
intensa che illumina la Vergine e gli angeli.
Lo spazio
La spazialità nel dipinto viene determinata dalla sovrapposizione delle figure in primo piano. Sono
i contrasti di luminosità a rendere l’impressione di figure vicine o in profondità. Il giovane dipinto a
sinistra con il viso rivolto in alto e la mano sul cuore risulta più evidente e in primo piano rispetto
all’uomo che solleva il braccio al centro. L’ombra che lo avvolge e lo rende una sagoma scura
arretra di molto la sua immagine.

Venere di Urbino
La Venere di Urbino è un dipinto a olio su tela (119x165 cm) di Tiziano Vecellio, databile intorno al
1538, commissionata commissionato dal rampollo del Ducato di Urbino e conservato nelle Gallerie
dell'Accademia a Venezia.

Giorgione e Tiziano - Due Veneri a confronto


Lo stile contemplativo della Venere di Giorgione:
Se nella Venere dormiente di Giorgione la donna è raffigurata nuda a grandezza naturale e porta il
messaggio della castità e della purezza, della inconsapevolezza della propria bellezza, volendo
celebrare lo stretto rapporto tra uomo e natura che diventa un inno al creato

Lo stile contemplativo della sensualità della Venere di Tiziano:


la visione di Tiziano va oltre il mito poiché è più concreta e sensualmente moderna: e sembra
quasi che sta facendo un segno allo spettatore.

Descrizione della Venere di Tiziano:


La pittura di Tiziano non è contemplativa come quella del maestro (Giorgione) bensì robusta e
naturalistica. La scena è ambientata all’interno della camera da letto di un lussuoso palazzo, di cui
s’intravedono una grande sala con due fantesche vestite in costume contemporaneo e una
monumentale bifora che si affaccia su un giardino. La giovane donna è raffinata, sofisticata, porta
dei gioielli e i suoi capelli sono raccolti in una ricca acconciatura. La donna sembra essere
consapevole della propria bellezza. Il quadro rappresenta un’allegoria della fecondità e della
fedeltà coniugale. La tecnica pittorica di Tiziano è diverso rispetto a quella di Giorgione: il quadro è
costruito mediante ampie zone di colore, dal drappo verde sullo sfondo, alle lenzuola candide, al
rosso intenso del materasso.
Opera profana e rinascimentale, in cui la donna non è vista come una dea, ed è consapevole
della sua nudità, infatti non mostra alcun cenno di vergogna. La giovane donna viene
rappresentata nuda semidistesa su un letto in primo piano; nella stanza sono presenti anche
un cane e due fantesche. Il segno è molto preciso, sono messi in risalto tutti
i particolari compresi quelli facenti parte della struttura architettonica, una ricca casa patrizia.

Prevalgono le linee dritte, ma sostanzialmente il pittore utilizza linee miste: le linee curve sono
usate ad esempio per la realizzazione delle coperte del letto tutte sgualcite.

La pittura è uniforme e molto particolareggiata come si nota dal corpo della donna, e questo
lo si può notare anche sul vestito delle fantesche;

Tiziano mette infatti in risalto ogni particolare. Il colore parte dai toni caldi del letto, come se
fosse inondato da una luce ambrata, fino alla fredda lontananza del cielo oltre il davanzale.
Il colore ambrato delle membra e il biondo dorato dei capelli contrastano sia con il drappo
scuro dello sfondo, sia con i cuscini che si intravedono sopra le lenzuola. Grazie al tonalismo il
pittore riesce a dare una perfetta consistenza volumetrica al corpo femminile, dolcemente
composto lungo la diagonale del dipinto. Per quanto riguarda lo *spazio, la scena si
apre prospetticamente verso destra, suggerendoci l’ampio interno della casa. L’equilibrio visivo
è dato anche da un efficace e giusto uso dei colori. L’autore dipinge una fanciulla che dal canto
suo è molto molto tranquilla, infatti sembra orgogliosa di farsi ritrarre nuda.

Lo spazio:
Lo spazio è suggerito dalla sovrapposizione dei piani, la Venere, la cortina, la scena di fondo e il
paesaggio che traspare in lontananza. Lo spazio geometrico è rappresentato dalla scansione di
questi piani. Solo sulla *destra si possono cogliere delle linee di fuga segnate dalla linea del
pavimento e da quella dell’arazzo appeso al muro.

La composizione e l’inquadratura:
La composizione della Venere di Urbino è particolarmente articolata. Il primo piano è occupato
dalla linea obliqua che corre lungo il corpo della Venere. Il secondo piano è diviso verticalmente
dalla cortina che separa la scena sul fondo. Vi sono quindi più centri psicologici di interesse. In
ogni caso, il corpo e lo sguardo della Venere di Urbino catturano esclusivamente l’attenzione
dell’osservatore.
Lorenzo Lotto
Uno dei maggiori artisti contemporanei del Rinascimento Veneziano del primo Cinquecento
insieme a Tiziano fu Lorenzo Lotto. Lorenzo Lotto, pittore italiano, nacque a Venezia intorno al
1480, ma operò soprattutto lontano dalla sua città d'origine, in Lombardia, a Roma, nelle Marche,
Bergamo per lo più in provincia che nelle capitali.

Non si hanno notizie precise sulla sua formazione artistica, che, sulla base dello stile delle opere
giovanili, si ritiene abbia avuto luogo nella sua città natale, probabilmente nella bottega
dei Vivarini, portando con sè la ricerca artistica di Bellini e Giorgione rendendo la sua opera allo
stesso tempo pervasa dalla ricerca formale propria del Rinascimento Toscano e di quello
Romano, anche se il Vasari racconta della sua passione per la pittura del compaesano Giovanni
Bellini (1430-1516) e poi del Giorgione (1477-1510). Ebbe un ruolo importante nel 1508 negli
affreschi delle stanze vaticane a fianco di Raffaello sotto commissione di Giulio II.

Successivamente è a Bergamo dove realizza alcuni dei suoi capolavori: le pale per Sant’Antonino
e San Bernardino in Pignolo, la straordinaria serie di tarsie lignee per Santa Maria Maggiore con i
complessi significati allegorici, e i numerosi ritratti nei quali riuscì a raccontare il carattere e la vita
dei suoi committenti.

Nel 1525 torna a Venezia dove, nonostante la Pala di Sant’Antonino e quella per i Carmini, non
riuscì ad affermarsi e continuò a lavorare, tornando anche nelle Marche (1533-36) e a Treviso
(1542 - 1545). Ormai malato, abbandonò definitivamente la città nel 1552 per trasferirsi nelle
Marche e morì a Loreto (Ancona) tra il 1556 e il 1557 dove si era fatto oblato nel Santuario della
Santa Casa di Loreto a testimonianza della profonda religiosità che lo accompagnò per tutta la
vita.

Stile: Originalità di LORENZO LOTTO


Lorenzo Lotto è un artista eccentrico (strano, originale, stravagante) che risente di influssi
manieristici ma non si adegua alle tendenze artistiche dominanti.
L'artista Lotto si distacca dalla pittura tonale, usa un disegno nitido e preciso, non fa la fusione
atmosferica delle forme. La luce dei dipinti di Lorenzo Lotto non è una luce vibrante, atmosferica
ma è una luce trasparente, nitida che mette in evidenza forme e volumi e che serve per una
minuziosa indagine della realtà.

La differenza tra il rinascimento tosco-romano e quello veneto-lombardo è il fatto che quest'ultimo


racconta la realtà in modo più diretto, rappresentando una quotidianità il più delle volte dismessa.
Lotto conservò nelle sue opere la ricerca del colore, portata avanti in particolar modo da
Giorgione, ma ebbe un profondo senso della realtà determinando ambienti quasi
espressionisti, dando alle sue opere un'impronta illuministica; acquisì una totale
autonomia rispetto alle varie scuole che operavano sul territorio nazionale, accogliendo dal
Rinascimento romano la teatralità michelangiolesca e da Giorgione la reinterpretazione
dell'uso dei colori e la tecnica di contrapporre tonalità complementari per rendere le opere
più luminose o esprimere profondità. Questo autore verrà studiato approfonditamente da
Caravaggio, che troverà ispirazione nelle sue rappresentazioni sacre in cui le figure sono
estremamente realistiche e fortemente umanizzate.
Polittico di San Domenico
Il Polittico di San Domenico o Polittico di Recanati è un dipinto a olio su tavola (441x381,90
cm) di Lorenzo Lotto, databile al 1506-1508, commissionata due anni prima dai frati della Chiesa
recanatese di San Domenico e conservato nel Museo civico Villa Colloredo Mels a Recanati.
L'opera è firmata e datata "Laurent[ius] Lotus MDVIII" (1508).

L’opera venne realizzata per la Chiesa di san Domenico a Recanati il cosiddetto Polittico di
Recanati. Lo scomparto centrale presenta, entro uno sfondo architettonico di tipo bramantesco,
una Sacra conversazione con la Vergine in trono con il Bambino che, aiutata da un angelo,
consegna lo scapolare (è una parte dell'abito religioso indossato dai monaci) a san
Domenico, tra i santi papi Gregorio Magno e Urbano. Inoltre Il polittico è composto da
un'ancona centinata principale, attorno alla quale si dispongono altri due pannelli minori della
stessa forma e, in alto, due riquadri laterali con Santi e una cimasa rettangolare con la Pietà

Descrizione:
Sullo scomparto a sinistra del polittico: sono rappresentati i santi Tommaso e d'Aquino e Flavio e
a destra Pietro martire e Vito. sulla cimosa o bordo (cioè i margini laterali) è rappresentato il
cristo morto sorretto per le braccia da un angelo, Maddalena che accosta il viso sulla sua mano
mentre dietro di loro c'è una donna con il visto coperto.
questa potrebbe essere la madre, oppure Maria di Cleofa e poi Giuseppe d' Arimatea che con le
sue braccia sostiene Cristo.

Sullo scomparto in alto a sinistra, si rappresenta Lucia che tiene in mano il simbolo del martirio: la
palma in compagnia di Vincenzo Ferrer (tene anche nell'altra mano il vasetto degli occhi):
Dall'altra parte dello scomparto c'è Caterina da Siena e Sigismondo. Al centro la Madonna con il
bambino benedicente in grembo, è nell'atto di consegnare, per intercessione di un angelo seduta
in trono e il papa a sinistra e Urbano 5 a destra.
In basso San Domenico che ottiene di ricevere lo scapolare e tra il Santo e Papa Gregorio 12 c’è
un angelo impegnato a contribuire alla cerimonia . Infine due angeli musicanti seduti sullo scalino.
Maria in braccio con Gesù si fa aiutare da un angelo nel vestire dello scapolare bianco San
Domenico inginocchiato. Il rito ha le caratteristiche della tipica investitura di ordine domenicano.
Lo scapolare è emblema del peso della croce, del percorso pesante che si conclude con il
martirio. Domenico nel ricevere lo scapolare si impregna ad imitare Cristo e infatti la cimasa
rappresenta il raggiungimento di questo percorso ovvero il martirio.
Lo schema:
Lo schema quattrocentesco del polittico venne probabilmente scelto dagli stessi committenti, ma
l'artista lo sviluppò in una composizione unitaria, almeno per i pannelli inferiori, come se la scena
si svolgesse sotto un loggiato, con volta a botte cassettonata al centro e due volte minori ai lati e
con l'apertura verso il paesaggio alle estremità. Sicuramente la cornice originaria doveva
enfatizzare la scansione degli spazi, simulando probabilmente gli elementi architettonici di una
loggia che si raccordavano a quelli dipinti. Le nicchie dello sfondo, con le calotte decorate
da mosaici alla bizantina, si rifanno ad alcune pale di Giovanni Bellini, così come alla cultura
prospettica quattrocentesca rimanda il pavimento a scacchi

Sicuramente la cornice originaria doveva enfatizzare la scansione degli spazi, simulando


probabilmente gli elementi architettonici di una loggia che si raccordavano a quelli dipinti. Le
nicchie dello sfondo, con le calotte decorate da mosaici alla bizantina, si rifanno ad alcune pale
di Giovanni Bellini, così come alla cultura prospettica quattrocentesca rimanda il pavimento a
scacchi.
I pannelli sono così divisi:

 Madonna col Bambino, angeli e santi Domenico, Gregorio e Urbano, al centro, olio su tavola
227x108 cm
 Santi Tommaso d'Aquino e Flaviano, a sinistra, olio su tavola 155x67 cm
 Santi Pietro martire e Vito, a destra, olio su tavola 155x67 cm
 Santi Lucia e Vincenzo Ferrer, in alto a sinistra, olio su tavola 67x67 cm
 Santi Caterina da Siena e Sigismondo, in alto a destra, olio su tavola 67x67 cm
 Pietà, in alto al centro (cimasa), olio su tavola 80x108 cm.

Costruzione: luce, simmetria, espressività.


L'impianto è ancora di tipo quattrocentesco e belliniano. Eppure la disposizione asimmetrica e
l'attitudine dei personaggi sono anticonvenzionali: la Madonna è umana e malinconica, ma
sono soprattutto i santi a colpirci nella loro espressività quotidiana: i loro volti sembrano
veri ritratti, tanto che si è tenuti a credere che per essi Lotto abbia utilizzato modelli in carne ed
ossa (di solito i pittori idealizzavano i propri soggetti, attenendosi alle tipologie ereditate dalla
tradizione e registrate nei libri di modelli che circolavano nelle botteghe). La luce cade radente e,
invece di unificare la scena, crea forti chiaroscuri, che accentuano la dinamicità e immediatezza
della composizione, suscitando emozione e patetismo