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I capisaldi della filosofia hegeliana

Caratteri generali:


Fondamento dell’Idealismo: Idea quale struttura razionale del reale, principio
ultimo che anima il reale. Il concetto di idea ha valore metafisico: è la
categoria ultima, sintesi suprema di essere e pensiero, ragione che attraverso
un processo dialettico di esternazione e sviluppo raggiunge la propria
autocoscienza e si realizza nell’Assoluto.


La filosofia per Hegel ha senso solo come sistema, poiché il vero non è
l’Assoluto in sé, ma l’Assoluto nel suo sviluppo e il sistema ne ripercorre i
diversi momenti. Esso non può quindi essere intuito in modo immediato, come
volevano i romantici o Schelling, ma può essere compreso solo ricostruendone
tutte le mediazioni.
Reale e razionale (lettura pag. 824)

1. “Ciò che è razionale è reale;


e ciò che è reale è razionale”
(Lineamenti di filosofia del diritto,

tr. it. F. Messineo, Laterza, Roma-Bari 1789, p. 16)


La razionalità del reale e la realtà del razionale costituiscono i poli della teoria hegeliana.
Il reale è lo sviluppo della razionalità – dell’Idea, dirà Hegel – che ad esso preesiste e si
realizza nel mondo stesso. La realtà quindi ha una struttura razionale che la ragione umana
è in grado di conoscere.

In quanto struttura e connessione tra ciò che esiste, la razionalità è processo che
permette di comprendere la singola cosa solo cogliendola come momento di una realtà
complessiva, che nel suo insieme spiega le singole esistenze e spiega se stessa come
totalità.

In questo senso il reale è sviluppo dell’Assoluto e lo spirito è il manifestarsi dell’Assoluto
nella realtà.
Il compito della filosofia

Il compito della filosofia: La filosofia, intesa come sapere assoluto, ha il compito di


riconoscere la razionalità del reale, al di là degli aspetti contingenti dell’esistenza, e non
può pretendere di modificarlo. La realtà ha in se stessa la propria razionalità e non può
essere cambiata. Il filosofo deve quindi rinunciare alla pretesa di indicare come la
realtà dovrebbe essere, perché essa è già come è necessario che sia. In questo senso la
verità è già data e la filosofia ha solo una funzione giustificatrice: deve mostrare la
razionalità di ciò che esiste.


Ma come può la filosofia riuscire a conoscere la totalità del reale?

Hegel crede che la ragione umana possa conoscere la realtà in sé nella sua totalità,
andando oltre la separazione fra soggetto e oggetto propria della filosofia kantiana.
Questo è possibile perché pensiero umano e realtà – intesa non solo come mondo
naturale ma anche umano, cioè tutto ciò che nella storia gli uomini hanno prodotto – si
scoprono identici: sono infatti fondati e animati da un unico principio, che Hegel chiama
ragione, razionale, o Idea e che costituisce l’Assoluto.
Il vero è l’intero


Dato che il reale è lo sviluppo dell’Assoluto, i singoli momenti non sono
comprensibili se considerati ciascuno separatamente, ma devono essere
seguiti nella loro processualità che li comprende in un intero.


Per Hegel il rapporto parte-tutto è divenire dialettico, per cui la totalità
è l’insieme stesso delle parti nel processo che le comprende in un intero.


Il finito è inteso come manifestazione dell’infinito. Secondo Hegel il
finito non ha alcuna realtà a sé, separata dall’infinito: non esiste se non
come determinazione provvisoria dell’unico Spirito infinito. D’altro canto,
l’infinito non si realizza se non attraverso il finito che è ad esso
indispensabile.
La realtà è soggetto

L’idea di Assoluto come intero, come totalità dei suoi momenti da cui non
può essere separato, conduce Hegel a ridefinire la nozione di sostanza.
Essa non è più vista come una realtà rigida e compiuta in sé, come
qualcosa che permane immutato nel cambiamento, ma come
essenzialmente dinamica. In questo senso ciò che è reale è soggetto, cioè
qualcosa che va inteso come divenire, come processo in cui ogni
particolare rimanda alla totalità di cui è parte.
La dialettica


La dialettica è il motivo centrale della filosofia hegeliana ed è insieme
metodo logico e struttura ontologica del reale, nel senso che la realtà
stessa è divenire che può essere colto dal pensiero. La dialettica
caratterizza ogni aspetto della realtà e più in generale lo sviluppo stesso
dell’Idea nel suo farsi mondo.

Il reale è sviluppo dell’Idea e la dialettica è il movimento che caratterizza
il passaggio fra i diversi momenti in cui si articola e si manifesta
l’Assoluto nella realtà.

Lo sviluppo razionale nel tempo non avviene in modo lineare, bensì
attraverso contrasti e conflitti, che costituiscono il movimento stesso
dello spirito. Tuttavia l’aspetto fondamentale del pensiero hegeliano
consiste nel fatto che il contrasto non si risolve mai con l’annullamento di
uno o di entrambi gli opposti in conflitto, ma con il superamento
dell’opposizione stessa.
Il movimento dialettico si compone di tre momenti:
1. tesi, che è l’affermazione di una posizione iniziale;
2. antitesi, che è la negazione della prima affermazione:
si afferma una seconda posizione che nega la prima;
3. sintesi, che è la negazione della negazione: il
conflitto fra i due opposti viene superato, poiché i due
momenti contrapposti vengono riconosciuti come
elementi soltanto parziali di una verità superiore capace
di comprenderli entrambi.

Per sottolineare il fatto che il momento negativo supera, ma al
tempo stesso conserva e arricchisce quello positivo, Hegel usa il
termine “Aufherbung”, che ha il duplice significato di ‘togliere’ e
‘conservare’. Nel processo dialettico ogni momento è “superato” dal
successivo, che non lo cancella, ma lo ripropone trasformato
dall’unione con il momento precedente.


Ogni momento del movimento è solo parziale, si realizza
compiutamente solo negandosi e passando al momento successivo.
Tuttavia nessun momento singolo del processo è il vero, poiché la
verità consiste per Hegel nell’interezza dello sviluppo: il vero è
l’intero.
I tre momenti della dialettica rappresentano i tre momenti di sviluppo dell’Assoluto:

1. L’Assoluto, nella sua immediatezza, è potenzialità di conoscersi e in quanto tale è


detto Idea (o Idea in sé).

2. La conoscenza implica una “riflessione”: l’Idea deve negarsi, uscire da sé e diventare


Natura (Idea fuori di sé).

3. Attraverso tale “estraniazione” l’Idea si conosce, ritorna a sé, è Spirtio (in senso
stretto, o Idea in sé e per sé).

Il movimento dialettico non è solo la legge di sviluppo della realtà nel suo complesso,
ma è anche la legge del pensare. Il fatto che vi sia identità fra la legge del pensare e
la legge dello svolgimento del reale, che il pensiero conosce, significa che l’essere si
può spiegare e comprendere attraverso il pensiero. La filosofia viene così fondata
come scienza e come sapere assoluto che supera l’opposizione tra pensiero e realtà, tra
soggetto conoscente e oggetto conosciuto.
L’esempio della pianta


La pianta si determina in una serie di fasi di
sviluppo (è bocciolo, poi fiore e frutto).


Ogni determinazione deve essere superata:
ciascuna è negazione ma anche inveramento
della precedente.


La pianta non coincide con nessuna
determinazione, ma è l’unità di quel
processo, è la vita che passa da una
determinazione all’altra.