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La didattica studia, teorizza, e formalizza il binomio insegnamento-apprendimento.

Si intende quindi parte


della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi di insegnamento e apprendimento.
Le radici storiche risalgano all’età classica dei filosofi greci.

Socrate
Metodo Socratiano o Maieutica: Arte di educare.
Secondo socrate, l’educatore consente di far venire a galla la verità (non di crearla) Il modo di comunicare
per lui era appunto la Maieutica, l’arte del tirar fuori, ovvero comunicare con l’allievo e aiutarlo a tirare
fuori pensieri assolutamente personali, a differenza di chi voleva imporre le proprie regole con la
persuasione o la retorica. I discorsi erano semplici e concisi, il suo metodo fu usato in seguito da Platone
nella sua accademia.

L’accademia.
Fu chiusa nel 579 d.c sall’imperatore giustiniano. Aristotele fu il piu importante allievodell’accademia, che
abbandonò alla morte di platone nel 347.
Il metodo dell’accademia era quello della discussione.
Il maestro poneva un problema ed invitava gli allievi a proporre delle soluzioni, che poi erano poste a
confutazioni per individuare quella piu convincente. In grecia all’epoca c’era il maestro privato per i
bambini piu ricchi, e una parte della giornata veniva dedicata alla ginnastica.

Sparta: a 7 anni venivao arruolati e seguivano un educazione fisica e militare. L’obiettivo era quello di
creare un esercito forte.

Atene: i giovani venivano addestrati soprattutto nelle arti, le femmine imparavano a leggere e scrivere a
casa.

Nell’antica Roma.
L’educazione era affidata ai genitori:
Madre: educava ai buoni sentimento
Padre: Si occupava dello sviiluppo fisico e dell’istruzione alla lettura, scrittura e leggi dello stato.
Le famiglie nobili affidavano i figli ad un Pedagogo, uno schiavo colto che li accompagna durante la giornata.
Giustiniano chiuse l’accademia platonica perché temeva che potesse contrastare la supremazia morale
della loro religione.

Medioevo: istruzione affidata alla chiesa.


Il tasso di analfabetismo era molto alto anche se tutti potevano frequentare le scuole di livello piu basso, le
scuole erano prevalentemente di tipo religioso per formare il nuovo clero.
il maestro leggeva dei brani e gli alunni dovevano ascoltare e memorizzare.
Nell’alto medioevo (dal 476 al 1000) la chiesa si occupava dell’educazione dei giovani, le sciole avevano
sede nei monasteri, i monaci tramandavano la cultura non solo cristiana, ma anche greca e latina.
Gli emanuensi inoltre trascrivettero tanti libri che altrimenti sarebbero stati persi.
Alla fine del X secolo gli studi superiori si trasferirono nelle scuole nate accanto alle cattedrali cittadine,
soprattutto a parigi, si insegnava la grammatica, retorica e logica.
Nel XIII secolo, le scuole laiche secondarie si diffusero, rivolte a chi sapeva già leggere o scrivere ed erano:
-Scuole d’abaco, per la matematica.
- scuole di grammatica, per la lingua latina, e letteratura classici e medievali.
In grecia avevamo un metodo didattico, come la maieutica, mentre qui osserviamo il semplice verbalizzare
del docente e la memorizzazione degli alunni.
Nell’anno mlle tuttavia ci fu una svolta. Maggiori nuclei cittadini, scambi commerciali e culturali fecero
nascere le università, chiamate così per la presenza anche di studenti stranieri, che rappresentò un
evoluzione dal modello impartito nei monasteri e nelle chiese cattedrali.

La scuola nel rinascimento.


Il numero di scuole aumento, anche la scolarizzazione. I programmi di grammatica ossia di latino furono
modificati. Entrò lo studio della storia nelle scuole e sorsero istituti umanistici che erano di livello superiori
a quelli di grammatica, e fu introdotto lo studio del greco.

La scuola tra 500 e 600


Qui abbiamo
-Scuola ecclesiastice, destinate alla formazione culturale del clero
-Scuole laiche, per i laici.
Maggiore scuole, e quindi maggiore tasso di alfabetizazione. L’istruzione primaria era ancora a livelli bassi,
limitata dalla didattica del leggere e scrivere. Nel 500 si svilupparono ancora di piu le sucole umanistiche,
scuole gesuite, collegi, che si dedicarono al’istruzione secondaria. L’aspetto nozionistico del medioevo fu
leggermente superato e venne approcciata la didattica della ricerca dei valori, e del confronto tra docente e
alunno.

Jan Amos Comenio (1592-1670)


Elencò i principi fondamentali della didattica, egli era convinto che l’educazione fosse uno dei principali
strumenti per garantire la pacifica convivenza tra gli uomini. Introdusse grandi cambiamenti gettando le
basi per la didattica moderna.
Egli sosteneva che l’educazione doveva mirare alla formazione sia della vita spiriturale che di quella civile,
“educare a vivere”. L’ideale pansofico (insegnare tutto a tutti) esprime che l’istruzione sia estesa a tutte le
classi sociali, stimolando la mente alla ricerca del sapere lungo tutta la vita (lifelong learning) Non dovevano
essere quindi esclusi donne o portatori di handicap.
Il sapere doveva maturarsi pian piano, con maturarsi delle facoltà e il procedere verso l’eta adulta, e quindi
divide gli studi in quattro cicli, ognuno dei quali è una ripresa ed approfondimento di cio che è stato tratto
nei cicli precedenti.

John Locke.
Fondatore dell’empirismo moderno, e anticipatore dell’illuminosmo. Per egli la mente era come una tabula
rasa e solo l’esperienza poteva riempirla. Così sostiene che nell’educazione del fanciullo vada incraggiata
l’espressione diretta e spontanea dell’attività conoscitiva, mediante attività pratiche in generale, che
consentano l’apprendimento diretto di quelle idee semplici, che sono alla base dello sviluppo della
conoscenza umana.

Rousseau.
L’insegnante doveva facilitare l’apprendimento, orientando l’alunno sulla via della conoscenza a
dell’autoconsapevolezza. L’insegnante è regista ed organizzatore dei contesti di apprendimento, l’allievo
deve poi vedere con i propri occhi, e sentire con il suo cuore, governato dalla propria ragione
tra 800 e 900
Nacque l’idea che gli alunno avessero bisogno di maggior riflessione, e veniva vista la necessità di una
scuola che potesse realizzare didattiche piu coinvolgenti ed inclusive. L’insegnate guidava e facilitava,
acquisendo la funzione di predisporre contsti favorevoli all’apprendimento ed alla responsabilizzazione
personale e soaciale.
John Dewey diete il contributo maggiore, la scuola era vita per lui, luogo ove sperimentare dinamiche
sociali positive e fare tirocinio di democrazia con l’aiuto dell’insegnante. La scuola doveva essere una
comunità in grado di sviluppare in ciascuno la consapevolezza del valore del proprio contributo per il
successo collettivo. Altri dopo di lui come ad esempio bruner sostennero che la didattica non doveva essere
un semplice passaggio di nozioni ma una didattica di partecipazione, con strumenti innovativi. “è possibile
insegnare a chiunque tutto purchè si trovi il modo giusto per farlo.

Teorie dell’apprendimento.

Teoria comportamentistia: Pavlov e skinner. Il ruolo dell’insegnante doveva essere quello di comprendere e
definire le abilità e le capacirà che portavano ad un comportamento ambito e assicurarsi che gli studenti se
ne potevano appropriare in modalità progressiva, tramite stimoli e risposte ripetute per creare
condizionamenti.

Cognitivismo: apprendere singnificava porre nuove connessioni cognitive con le precedenti. Ogni
conoscenza è il risultato di una costruzione e vi concorrono le acquisizioni passate e quelle con carattere di
novità. La pratica venne accolta in maniera favorevole dal mondo didattico, visto come un opportunità
alternativa alle tradizionali modalità di insegnamento.
Lo sviluppo proseguiva verso la formazione di processi tipicamente cognitivi come progettare, formulare
ipotesi, valuare. Secondo la teoria gli aspetti del cambiamento sul piano dell’istruzione riguardavano 3
ambiti:
-definizione degli obiettivi
-Metodologie dell’intervento didattivo
- processi valutativi.

1 Definizione degli obiettivi.


Gradualità nell’apprendimento, derivata dalla continua esperienza conoscitiva dell’allievo, che impara
nuovi concetti a partire da quelli che già conosce. Ciò richiede uno sforzo da chi apprende per un
elaborazione personale della conoscenza.

2 Metodologie per l’intervento didattico.


Fondata sulla partecipazione dell’allievo alla realizzazione della propria conoscenza, supportando negli
studenti un apprendimento maturo verso l’utilizzo di strategie costruttive, che stimolano la conoscenza.

Processi valutativi.
La valutazione assume caratteristica di continuità, durante il processo di apprendimento si forniscono
feedback della attività in corso, per verificare se nelle fasi iniziali è presente il livello di abilità richiesto per
far si che nasca l’apprendimento, privileggiando così anche il percorso che hanno fatto gli allievi, e non sono
il risultato finale. Da dove sono partiti, e come si sono commportati durante tutto il processo di
apprendimento.

Bateson:
Cnsidera i soggetti come parte attiva, dinamica del processo di apprendimento, in un sistema come la
scuola dove risulta fondamentale considerare tutte le parti per la costruzioni di un contesto ricco di
opportunità.
Egli definisce come Deuteroapprendimento, ovvero la capacità di un soggetto di apprendere ad apprendere,
imparare ad imparare.
elaora 3 livelli.
0, specificità della risposta che non è suscettibile ad alcuna correzione
1, permette un cambiamento nella specificità della risposta per via di correzioni di errori, tuttavia la
risposta resta circoscritta in quell’ambiente, che perciò deve presentarsi nelle stesse modalità.
2- Cambiamento dell’insieme in cui si opera una scelta, effettuando un cambiamento significativo
dell’apprendimento primario, permettendo così una visione d’insieme ed una maggior flessibilità
(deuteroapprendimento)
3- processo profondo e complesso, ristruttura dei contesti di apprendimento, come nella psicoterapia.

Apprendimento motorio:

Definita come esecuzione stabilizzata del movimento, si riferisce principalmente allo studio della postura e
del movimento complessivamente. Con particolare attenzione alla funzione della mente che si riflette sul
corpo e che in tal modo governa il movimento.
Tanti studi al riguardo sono molto languidi, in quanto vengono spesso smentiti o superati da altre
pubblicazioni scientifiche.
Si è però sempre tenuto conto che esistessero due modelli di controllo motorio che giustificassero
l’apprendimento di un abilità(skill)

-Modalità a circuito chiuso o a controllo periferico.


Da Mott a Sherrington, da cui si rivela un assoluta necessità del feedback, di un ritorno di informazioni sullo
stato delle ossa e delle loro articolazioni relativamente alle posizioni nello spazio e dei muscoli, ai quali
viene chiesto di agire ed alla posizione del corpo nello spazio. Modello che ha alla base la correzione di una
inesattezza con prove ed errori e che comporta la ripetizione dei movimenti.

-Modello a circuito aperto o controllo centrale.


Si oppone al precedente, Il controllo avviene in modo endogeno, la correzione dell’errore avviene alla fine
del movimento e alla riproposizione di un altro uguale originariamente programmato.

I du modelli differiscono per il feedback e il suo utilizzo che il cervello usa per correggere il movimento.
Mott e sherringotn sostengono che il controllo avviene in un circuito chiuso, il cervello analizza l’azione
ideata con quella che ha attuata il muscolo, e se le due collimano, il circuito sarà chiuso, mentre se il
cervello trova un errore, invierà nuovi dati al muscolo e comporterà una correzione.
Le informazioni sono raccolte dai recettori che sono:
Propriocettivi; si trovano nei muscoli, nelle articolazioni, nei tendini e legamenti, informano la mente sulle
posizioni del corpo nello spazio.
Esterocettori; analisi all’esterno del corpo, sulla pelle, danno notizie alla mente su quello che realmente è
l’ambiente in cui si realizza il movimento.
Enterocettori; Analisi di alcuni dati interni che hanno influenza sull’esecuzione del movimento solo in
particolari condizioni di stress e malessere.

Ma la mente non smepre prediligge questo percorso, perché è lento, il controllo dei movimenti a circuito
chiuso è sicuramente ottimo, ma anche lento, di conseguenza per controllare i movimenti veloce la mente
decide di non usarlo.
In seguito ADAMS 70’ articolò meglio la teoria.

Scopo azione
traccia mnestica del movimento
esecuzione dlel aprima parte del movimento
risultato
lo scopo è stato raggiunto?
Si
memorizzare le conseguenze sensoriali nella tracia percettiva
aumenta la precisione del movimento nella traccia mnestica
NO
modificare la traccia mnestica.

Elemnti aggiunti:
Traccia percettiva: magazzino di info concernenti le percezioni sensoriali che il cervello deve ricevere per
considerare un dato movimento corretto
Traccia mnestica: rappresentazione mentale di un movimento che si ha dentro di sé e che va a migliorarsi
con la ripetizione.

Wrisberg e schmidt analizzarono che la mente era in grado di riconoscere un errore commesso anche senza
le informazioni di feedback.
Ma se la memoria era indispensabile per le azioni che si conoscevano, come era possibile eseguire azioni
per la prima volta? E se la mente invia informazioni al riguardo di un movimento corregendolo dopo, come
si spiega che nessun movimento è uguale ad un altro?

Adams disfaceva che l’origine dell’impulso nervoso avesse origini nel muscolo, e che alla base ci fosse una
stimolazione era scaturita come conseguenza di stimoli proveniente dall’interno e dall’esterno del corpo,
che interagivano con la memoria disponibile in quel momento.
Incrociando interazioni di stimolo e memoria con l’intenzione di assolvere un compito motorio, si creava il
programma motorio.
La mente riesce a ricevere ed organizzare i dati di ritorno solo se questi sono superiori a 200ms,
immetendoli così nel circuito chiuso, i dati al di sotto dei 200ms vengono elaborati successivamente
all’inizio di un'altra azione uguale da progrmmare con quella correzioni.

La memoria a breve termine o operativa.


Nella mente è presente una simulazione del movimento che il soggetto si presta ad eseguire, e questo
modello è suscettibile al miglioramento in funzione delle ripetizioni, esercitazioni e allenamento.
Ripetendolo lo si affina. Attraverso la percezione si elabora sempre piu il modello presente in memoria,
acquisendo specificità e dettaglio sempre maggiore. La ripetizione di un singolo gesto comporta un
confronto costante del feedback con i risultati attesi, finchè non corrispondono con le aspettative e non è
piu necessario apportare correzioni, il movimento è acquisito.

l’apprendimento relativo al controllo motorio a circuito aperto.


Il maggior esponente del circuito aperto è William James, egli considera minor mente il feedback, dandone
una lettura diversa.
Il feedback va considerato come quel mezzo che permette il susseguirsi di piu submovimenti. Il circuito
aperto potrebbe chiamarsi circuito a catena, proprio perché si fonda su un percorso ciclico dle movimento,
dalla richiesta della mente, all’attuazione di tutti i submovimenti da parte del muscolo.
Si creano così una serie di submovimenti, che a catena si innescano nel muscolo uno dopo l’altro, il primo
movimento produce un feedback che andrà a stimolare e provocare il secondo movimento, generando una
reazione a catena che termina con la fine dell’azione.

Entrambi i sistemi potrebbero coesistere, e la mente preferirebbe quello aperto a movimento


particolarmenti veloci.

Il feedback va inteso anche come coordinazioni dei muscoli, articolazioni e la loro capacità di bilanciare i
loro stessi squilibri.
importante notare che anche nei soggetti con grave neuropatie che impedivano loro di avere tatto nelle
mani o dita, riuscivano comunque ad eseguire azioni complicate, così da dimostrare che il movimento
immagazzinato nella mente risultava essere il segnale che da impulso al movimento.

l’apprendimento relativo alla teoria dello schema.


Nel tentativo di superare i precedenti limiti alle teorie, adams migliora la sua tesi, l’attenzione si sposta dal
feedback allo schema motorio.
lo schema puo essere considerato comune sia al modello chiuso che aperto, prevede una serie di stadi
successivi:

Informazione in ingresso INPUT


articolazione di un piano motorio EXECUTIVE
esecuzione del piano EFFECTOR
informazione di uscita OUTPUT
Lo schema è proporsto da Schmidt.

Le info riferite a un movimento sono organizzate in uno schema motorio originato alla base e che non si
modifica.
Grazie al concetto di schema possono essere spiegati anche movimenti brevissimi. Quando si esegue un
abilità, la mente corpo sa già in che modo eseguire il compito. L’allenamento migliora il gesto. E’ centrale
aquisire i gesti tecnici in maniera corretta: un gesto appreso in maniera errata comporta un asismiliazione
sistema nella mente, sbaglio che una volta acquisito non sarà facile da correggere.

negli sport di situazione come calcio, pallavolo, dove ogni azione è diversa, gli schemi sono di noteole aiuto
per le azioni sempre diverse. Lo schema è presente nel patrimonio motorio geneticamente per due ordini di
processi:
Filogenetico (processo di ramificazione delle linee di discendenza nell’evoluzione della vita)
ontogenetico (sviluppo biologico del singolo vivente)

il neonato possiede una serie di circuiti affinati filogeneticamente che gli avi intogeneticamente hanno
perfezionato nel corso della loro vita. Per realizzare l’azione non neccessita di feedback, poiché puo contare
su un set prestrutturato di comandi muscolai capaci di avviare il gesto, determinando quali muscoli
contrarre, in quale ordine e con quale forza.
Le connesioni sinaptiche relative agli schemi restano dormiente anche se non utlizzate per lungo tempo e
vengono attivate al momento in cui viene richiamato il relativo programma motorio. Quindi una constante
esecutività dei movimenti attiverebbe i pattern al massimo(si base si stima che si usi il 20%)
I programmi motori sarebbero però generalizzati, e sarebbe possibile adattarli in base alle circostanze in
base alle esigenze ambientali.

Un altro appendimento, l’immagine motoria:


Con la scoperta dei neuroni a specchio, con l’insieme degli studi sulla percezione, si è potuto osservare che
questi processi erano alla base della simulazione motoria, e alla previsione ed analisi dei gesti inferiori ai
200ms, si deve quindi immaginare che un azione stia avvenendo, o che possa avvenire e si anticipa. Questa
teoria è comunque in corso e in elaborazioni. Ma spiega come siano possibile quelle cose che le vecchie
teorie non erano riuscite ben a spiegare, spiega come sia possibile eseguire nuovi pattern, teniamo anche
conto del contesto che è fondamentale per la codifica dell’azione, l’attivazione dell’osservare gesti motori è
direttamente proporzionale alle competenze possedute in uno dato sport, la capacità di comprendere e
prevedere l’evolversi di un azione è legata allo sviluppo del sistema dei neuroni a specchio.

Obbiettivi dell’apprendimento sportivo:


-Puntare ai risultati a lungo termine, e meno al successo immediato.
-Recuperare i contesti di gioia rivalorizzando l’interesse, il divertimento e la spontanietà
-Imparare a vivere correttamente la sconfitta.

Metodo analitico, imparare gesti dettgliati


Metodo globle, imparare mentre si fa sport, e così richiamare le stesse situazioni della gara.
infine correggere prima gli errori importanti e poi quelli piu dettagliati, correggere un solo errore per volta,
insistere dopo una correzione nella ripetizione del gesto per consolidarlo.
Far valutare all’atleta stesso il gesto, via via sempre in maniera piu dettagliata, per raggiungere una grande
maestria tecnica

Cooperative learning (gruppo di lavoro)


l’idea di pase è quella di programmare situaizioni affinchè gli studenti acquisiscano conoscenze e abilità
come risultato di un lavoro in piccolo gruppi ben organizzati e regolati. Abbiamo quindi un apprendimento
insividuale che si determina con attività svolte in gruppo.
migliora inoltre a lavorare in modo cooperativo, inoltre ogni elemtno con le sue caratteristiche peculiari
puo essere apprendimento per tutti i membri del gruppo, ognuno puo essere risorsa.
ciascuno infatti è valorizzato per quello che sa fare, e trova compensazione nel compagno per cio che non
sa fare.
i gruppi possono essere:
Temporanei o stabili
con ruoli o senza ruoli
valutazione di gruppo o individuale
competizione o no
Esso si fonda su 4 principi chiave:
1interdipendenza positiva
2 responsabilità individuale
3parità di partecipaizione
4 interazione simultanea

1interdipendenza positiva
si ha quando un problema viene risolto con l’aiuto di tutti nel gruppo, impeganti a raggiungere lo stesso
scopo. Il prporio lavora coordina quello altrui e viceversa.
l’impegno condiviso infatti promuove relazioni positive tra ragazzi, nel loro modo di ascoltare il punto
dell’altro, apprezzare o criticare e condividere un esperienza. Lavorare con gli altri amenta il senso di
responsabilità, e promuove impegno maggiore per l’obiettivo, a condizione che susssista tra i membri un
attegiamento di stima e attenzione reciproca.

2 responsaiblità individuale
ogni membro è responsabile della sua parte di lavoro

3parità di partecipaizione
ad ogmi mebro è affidata un compito analogo

4 interazione simultanea
il tempo di lavoro deve essere progettato per consetire interazioni tra studenti durante il periodo di lavoto.

Caratteristiche.
obbiettivi ben definiti
eterogenietà del gruppo
controllo e valutazione dell’attività svolta
è necessaria una formazioni degli allievi a questo tipo di approccio
essi devono superare le resistenze ed arrivare a percepire il gruppo come contesto favorevole.

l’insegnante:
Proggetta il compito da assegnare
attiva il gruppo
fornisce le regole
facilita il clima relazionale
propone metodologie di lavoro
assiste allo svolgimento dei lavori fornendo feedback e occasioni di riflessioni.

in fine si favorisce l’integrazione e l’inclusione.

Flipped classroom.

Abbiamo letteralmente un insegnamento capovolto, si studia a casa tramite materiale didattico offerto dal
docente, come libri, video, liberamente consultabili dagli alunni secondo i loro metodi e tempi, e si fanno gli
esercizi in classe dove il docente segue ed assiste le attività applicative al fiano degli alunni, contornato da
esercitazioni, laboratori, approfondimenti per verificare di quanto appreso dallo studio della consulatazione
autonoma die materiali didattici forniti.
Caratteristiche:
apprendimento autonomo, in classe le ore in aula sono utilizzare per attuare una didattica pratica e
personalizzata, che favorisce collaborazione e cooperazione trag li studenti.
la terza fase e quella ella valutazione complessiva del grupo classe e del singolo.
lo studente quindi si vede investito di maggior responsabilità, e il docente diventa una guida fondamentale
nel percorso educativo.

Fasi:
1 progettare, preparare e pubblicare video
2 studio individuale, svolgimenti di compiti
3 valutazione.

1 il docente prepara video in base al livello della sua classe, con il suo metodo e comunicazione. Sceglie una
scletta esplicativa dell’argomento, evita troppe divagazioni, durata non eccessiva per agevolare e facilitare
la consultazione. Utilizza fattori come la lavagna nei video, e si occupa della pubblicazione on line.

la seconda fase prevede altre fasi:


studio indiviuale, compiti a scuola, interiozzazione dei contenuti.
lo studio: svolto in maniera autonoma e comporta il vantaggio che i ragazzi possono essere già a
conoscenza di quello che si farà il classe, chi ha dei dubbi potrà inoltre fare domande precise.
le vidieolezioni sono inoltre usufruibile per quante volte si vuole, in qualsiasi momento, possibile mettere in
pausa e riflettere sui contenuti, prendere appunti, rivedere parti ecce cc.
Portare inoltre in classe i compiti prevede che lo studente non è piu solo nel processo di interizzazione ed
elaborazione dei contenuti, ma viene guidato dal docente, che diventa un facilitatore nel processo di
apprendimento. Gli studenti sono piu motivati se chiamati a risolvere problemi, a sviluppare intuizione e
riflessione.

la valutazione:
Tutte le attività svolte in classe rappresentano un occasione di valutazione, e forniscono monitoraggio
costante nei progressi di apprendimento di ognistudente. Svolgendo inoltre i compiti in aula i momenti di
valutazioni aumentano non poco. Gli alunni vengono continuamente valutati e questo li aiuta nello stimolo
per capire se stanno procedendo al meglio o se è necessario apportare correzioni.

Bisogni educativi speciali e inclusione

Il termine educazione è spesso ritenuto complementare ai concetti di insegnamento e/o di istruzione, che
rappresentano la trasmissione del sapere e dei valori sociali e culturali, diventando parte del processo
educativo.
Ogni progetto didattivo/educativo deve avere lo scopo di trasmettere sapere, conoscenza, e piu
specificamente, deve porsi l’obiettivo dello sviluppo delle qualità e delle competenze di qualsiasi individuo,
considerando i contenuti, il trasferimento e la valutazione.
In passato i contenuti didattici erano attenti soprattutto verso un pubblico non proprio omogeneo, negli
anni aspetti sociali hanno modificato questo approccio, e si è avuta sempre maggior attenzione verso il
mondo delle diversità, differenza e diversificazione, e soprattutto a valorizzare le abilità che ogni persona
porta con se.
Negli anni 60 si constatava l’esistenza di diversità in ambito scolastico, e vigeva il concetto di esclusione.
Solo dopo con vari passaggi intermedi si è passato negli anni 90 ad un concetto di inserimento e di
integrazione, fino ad arrivare alla fine degli anni 90 con l’inclusione. Si è introdotto quindi un servizio per
tutelare le esigenze di apprendimento speciali, comprendendo dentro di sé tutte le possibili difficoltà di
acquisizione e conoscenza che vanno a compromettere il percorso di crescita, di educazione e di inclusione
di ogni soggetto.

finalità inclusive nei BES

ogni soggetto che abbia difficoltà nell’apprendimento e nella partecipazione sociale sono consideravi BES a
cui va rivolta maggior attenzione e intervento didattico mirato, personalizzato che abbia come scopo
l’inclusione. Tutti quesi soggetti quindi che presentano anche diversa appartenenza culturale/economica e
non per forza chi soffre di patologie psicofisiche. Si considerano quindi sia quelli con patologie come
l’autismo, il ritardo mentale, ma anche quelli con problematiche emozionali come la timidezza, collera,
ansia, depressione ecc Attualmente molto frequenti sono le difficoltà legate al comportamenti, come
comportamenti aggressivi, bullismo, disturbi della condotta, antisociali ecc
Al riguardo la legge italiana 53/2003 afferma che:
l’area dello svantaggio scolastico è molto piu ampia di quella riferibile alla presenza di deficit. In ogni classe
ci sono alunni che presentano una richiesta speciale di attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio
sociale e culturale, disturbi di apprendimento, difficoltà per la lingua non conosciuta perché appartenenti a
culture diverse.
Ogni alunno quindi puo manifestare BES nascenti in particolari situazioni di natura fisica, biologica e
fisiologica, ma anche per motivi psicologici e sociali, rispetto ai quali è necessattio che le scuole offrano una
risposta adeguata e personalizzata. Saranno infatti le scuole a devidere quali soggetti richiedono un
intervento alla luce della documentazione clinica fornita dalle famiglie, o sulla base di valutazione
psicopedagogico e didattico.
Bisogna quindi analizzare il concetto di inclusione che nell’ambito dei BES, rappresenta il punto focale per
stabilire percorsi ottimali per ogni soggetto che manifesti un esigenza speciale.
l’inclusione richiama al concetto di appartenenza, che equivale ad uno stato di equità, ma non esclude la
diversità che è presente in ogni campione di gruppo sociale, bensi tende a tener unite queste diversità.
infatti è indispensabile preservare le proprio peuliarità, origini, ecc,
l’inclusione quindi deve ridurre le disarmonie.
inclusione che però non significa per forza integrazione, nonostante si cercano di creare i modi per
garantirala, spetterà al soggetto uno sforo per integrarsi al massimo nei gruppi di classe/sociali, e spesso
questo non è del tutto possibile in quanto potrebbero essere visti come troppo distanti dalle proprie
peculiarità.

Aspetti multimediali.
i problemi che riguardano i BES convergono da diverse dimensioni, quella degli insegnanti, genitori, del
bamino e del suo gruppo di pari. Per poter procedere verso un analisi completa dei BES, nel raggiungimento
di un inclusione è necessario osservare quindi il bambino nel suo rapporto con coetanei, inseganti e genitori,
per raggiungere una visione globale della probelmatica.
I docenti infatti diventano figure di riferimento per diversi anni per gli alunni, insieme ai genitori.
il tipo di relazione che si instauro tra alunno docente, è fondamentale, perché puo influenzare anche il
rendimento scolastico. “profezia che si autoavvera” un insegnante che crede nelle capacità di un allievo
puo facilitare la sua effettiva riuscita scolastica, in quanto attiva un circuito positivo per cui va a stimolare
maggiormente l’allievo che si percepisce come copetente e capace.
sentendosi capace sarà stimolato nel participare alle attività di classe , sostenendo la condivisione e
l’integrazione del gruppo. Viceversa se il docente non crede nelle sue facoltà egli sarà influenzato da un
pregiudizio negativo, e non saranno stimolate la voglia di partecipazione e adesione.

Il bambino si confronta anche con il gruppo, dove sviluppa le sue competenze relazionali. Nel gruppo
possono essere soddisfatte accettazione, competenza, confidenze ecc è un importante laboratorio sociale.
la crescita dlel’indivisuo aviene attraverso legami di appartenenza che consentono l’evoluzione, i legami
forniscono una rete di rapporti interpersonali indispensabili al processo di individuazione. In questo modo è
possibile riconoscersi attraverso il gruppo rafforzando la propria autostima ed autonomia. I legami
forniscono sostegno, protezione e luogo di apprendimento durante la crescita del soggetto.
non meno importante è il rapporto con i genitori con la scuola, infatti tra genitori e scuola dovrebbe esserci
un rapporto di collaborazione e di coinvolgimento reciproco.

Disturbi specifici dell’apprendimento DSA

Ogni particolare soggetto porta con se dei disturbi che possono infuenzare le sue capacità, modi di
apprendere, potenzialità, e quindi è necessario conoscenre per individuare e programmare il metodo
migliore per questi soggetti al fine di sviluppare le loro potenzialità in maniera congura con le loro aiblità.
questi sono i DSA ovvero disturbi dell’apprendimento di alcune abilità che non permettono una completa
autosufficenza nell’apprendimento. Possono manifestarsi nella lettura, scittura, calcoli noti icome.
Dislessia
disgrafia
disortografia
discalculcia

1 La dislessia, disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella codifica del testo,
rappresenta il piu comune disturbo di apprendimento. Ha origini neurobiologiche, ed è caratterizzata dalla
complessità di effettuare una lettura accurata e/o fluente. Il problema sta nell’associare le lettere ai suoni,
puo leggere e scrivere ma non come gli altri. Si ha l’inversione di lettere e numeri nella scrittura, difficoltà
nell’esposizione orale di contenuti complessi. Conseguenze accessorie potrebbero essere una scarsa lettura
e quindi uno scarso vocabolario personale.

2 disgrafia.
Difficoltà nella scrittura, in particolare alla riproduzione di segni alfabetici e numeri, risulta complesso
tenere in mano la penna ed organizzare lettere. Ridotta capacità di trascrizione, disordine della scrittura
associato ad una ridotta manualità ed alla riproduzione ortografica. Essa emerge nella fase di
personalizzazione della scrittura, intorno alla terza elementare, viene individuata dagli insegnanti in quanto
è poco leggibile la grafia, i bambini risultano lenti a scrivere, è disorganizzzata delle forme e spazi grafici,
disarmonica e rigida.
avvolte presente anche la disortografia che è la difficoltà di trasmormare i suoni in parole scritte, con
grafemi insensati, aggiunte, omissioni, inversioni di lettere.
3 Discalculia
Disturbi delle abilità numeriche e aritmetiche, problemi di corrispondenza tra simbolo numerico e unità
corrispondente, numerazione in ordine crescente, decrescente. Difficoltà nelle espressioni e problemi.

In caso di questi DSA bisogna fare attenzione a tutti gli aspetti connessi al disturbo, per evitare di
trasformalo in ostacolo, impedimento, o addirittura barriera, il percorso educativo deve mirare ad avere
fiducia, ottimizzare le proprie abilità. Trascurare le potenzialità di queste persone a discapito delle DSA
sarebbe riduttivo, vi sono certamente molti modi per apprendere DANIEL PENNAC “ogni studente suona il
suo strumento.. la cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti” Questi soggetti possono manifestare
infatti soluzioni di problemi molto diverse dal comune, usando creatività e immaginazione, se si
considerano queste caratteristiche è possibile far emergere capacità, talenti, punti di forza, acquisendo una
versione ed una visione del disturbo nuova e differente, consentendo la costruzione di un approccio
didattico adeguato ed efficace.

Ricerca.
oggi la ricerca è focalizzata sui modelli per l’insegnamento, lo scopo è quello di dire all’insegnante come
insegnare.

Metodi quantitativi
Sono statitici e gettano luce sui fenomeni attraverso numeri, sono importanti per quantificare e comparare
i risultati, lo stesso ricercatore analizza e raccoglie i dati in modo impersonale e oggettivo, ha un intento
nomotetico, ovvero quello di spiegare i fenomeno attraverso leggi universali. Il metodo quantitativo per
eccellenza è quello sperimentale introdotto da galileo nel 600, e si fonda sulla ripetibilità degli eventi,
potendoli misurare, ripetere e quindi confermare la domanda di ricerca. La ricerca si consta di 4 fasi,
inizialmente si formulano ipotesi, si deducono poi le conseguenze, si osserva se queste si riproducono
realmente, e infine se l’evento si riproduce la teoria viene accettata provvisoriamente.

Ricerca Empirica
Si definisce l’oggetto di indagine e le ipotesi che si vogliono verificare (costruzione della base empirica)
Si decidono i dati da impiegare
organizzazione dei dati, ovvero si trasformano le informazioni raccolte in dati
analisi dei dati e esposizione dei risultati

Qualitativi:
Narrativo: scrivere di sé, il soggetto che scrive parla perlopiù del suo sé emozionale, cerca in quelo che
scrive uno sfogo.
Autobiografico: parla del suo sapere professionale, narra dei processi mentali che hanno dato vita al suo
agire didattico, analizza il so comportamento da docente, racconta le sue esperienze, i casi critici, e nel
frattempo analizzandoli, si autoanalizza, si comprende e matura professionalmente.