Sei sulla pagina 1di 12

ECONOMIA AZIENDALE

FATTORI DI CAMBIAMENTO, AZIENDE E IMPRESE

L’economia aziendale, ha subito dei radicali cambiamenti, causati da un’evoluzione


rapida ed intensa, portando ad interpretare nuovi, differenti contesti ambientali e nel
modo di operare delle organizzazioni produttive.

I FATTORI PRINCIPALI DEL CAMBIAMENTO SONO:

• Il progresso tecnologico nel campo dell’elettronica, il quale risulta essere anche il più
importante, poichè ha consentito la trasmissione delle informazioni a livello globale

• La globalizzazione dei mercati. Conseguenza del primo fattore, inoltre ha consentito il


trasferimento di beni e servizi nello spazio con facilità.

• La modificazione dei rapporti tra domanda ed offerta dei prodotti. A causa del
cambiamento della percezione di “qualità” da parte della clientela, le aziende sono
chiamate ad assicurare livelli sempre più elevati e sofisticati di qualità, inoltre
quest’ultima ha assunto valenza strategica, divenendo cruciale per i produttori di beni e
servizi.

• La diversificazione produttiva, la quale si spinge verso la “personalizzazione” del


prodotto per le esigenze dell’utilizzatore. A causa del cambiamento dell’economia i
produttori tendono a realizzare un prodotto secondo le attese e le esigenze della
clientela. Questa logica trasforma una economia basata sullo scambio tra soggetti
(Produttore, Fornitore ed Utilizzatore) ad una economia basata sulla sistematica
collaborazione nei sistemi di creazione del valore.

Al giorno d’oggi si presenta all’attenzione il tema della flessibilità, la quale è


tendenzialmente rigida, poichè alto è il rischio di viscosità (lentezza al cambiamento), che
comporta in tempi brevi, l’obsolescenza e l’indeguatezza, causando la NON competitività
sul mercato. A tal proposito subentra il tema della ricerca dell’efficenza per mantenere
vantaggi competitivi, le singole aziende hanno rivalutato il livello di performance col il
quale erano capaci di realizzare le differenti fasi del ciclo produttivo. Ciò ha consentito il
concentramento di risorse sul core business (Produzione principale di un’azienda, su
cosa si basa)

LE ORGANIZZAZIONI PRODUTTIVE E LE AZIENDE

E’ necessario differenziare “organizzazioni produttive” “azienda” ed “impresa”, in quanto


questi non sono sinonimi. Risulta più facile associare l’esigenza di economicità (efficacia
strategica ed efficienza operativa) alla categoria delle organizzazioni produttive, poichè
sostenere che la pubblica amministrazione, le fondazioni e le associazioni appartengono
a quest’ultima categoria aiuta ad attribuire a tali organizzazioni le “regole della
produzione”, che sono state approfondite nell’esperienza delle imprese, cioè di quelle
organizzazioni produttive che sono più esposte al vaglio della competizione.

CARATTERI CREDENZIALI DI UN’AZIENDA

L’Azienda è un’organizzazione di beni finalizzata alla soddisfazione dei bisogni umani.

Quest’ultima è durevole.

L’obiettivo principale di una azienda è creare valore (NON massimizzare il profitto)

Non tutte le organizzazioni produttive possono identificarsi come “azienda”. Per avere
questa qualifica, un’organizzazione produttiva deve possedere determinati caratteri
credenziali, i quali sono:

• Organizzazione umana

• Profilo di attività economica (perché soddisfa bisogni attraverso

l’impiego di risorse scarse)

• Durabilità (nel tempo)

• Autonomia (capacità di perseguire i propri fini, autonomia è anche autonomia


decisionale del soggetto che nell’azienda determina gli orientamenti strategici)

• Coordinamento (l’azienda di per sé comporta un insieme di attività tra loro coordinate)

• Sistematicità (l’azienda è un sistema, composto da sottosistemi tra loro coordinati: es.


approvvigionamento, produzione, amministrazione, marketing, ...)

• Unicità (o specificità: ogni azienda ha caratteristiche peculiari)

• Complessità (delle operazioni e degli elementi eterogenei tra i

quali l’azienda deve trovare sinergia)

• Equifinalità (capacità di raggiungere lo stesso risultato partendo da combinazioni


produttive diverse)

• Economicità (efficacia strategica ed efficienza operativa. Dove per efficacia strategica


s’intende la capacità dell’organizzazione produttiva di selezionare con logica
innovativa. Per efficienza operativa, s’intende la capacità dell’azienda di realizzare le
produzioni, perseguendo il miglior risultato possibile, attraverso l’impiego delle risorse
disponibili. Capacità di realizzare l’equilibrio economico tra input e output, a valere nel
tempo cioè considerando un arco temporale di medio/ lungo termine)

AZIENDE E MERCATI

Le unità che operano nel sistema economico , sono organizzazioni che in vario modo
assolvono la funzione di produrre beni o servizi per soddisfare bisogni individuali o
collettivi. Si possono definire aziende se riprendono i tratti distintivi sopra elencati.

Le aziende poi possono essere differenziate e classificate a seconda di come si


rapportano al loro ambiente specifico, cioè ai mercati di acquisizione dei fattori produttivi
e di collocamento dei prodotti.

1) Le aziende che realizzano la loro funzione produttiva operando sui mercati ed


affrontando la competizione del lato della domanda e dell’offerta, sono le IMPRESE ,

Possono operare in differenti campi essere pubbliche o private, individuali o


collettive. Il principale motore della loro crescita è il profitto di lungo periodo. In questa
classe appartengono anche le Imprese Cooperative , tuttavia tali aziende operano dal
lato della domanda o dell’offerta, su “mercati” particolari. Il loro scopo è offrire ai soci
beni e servizi a prezzi decisamente più vantaggiosi rispetto al mercato.

2) Le aziende che realizzano la loro funzione produttiva operando, del tutto o in parte, in
ambienti particolari, dove a domanda e/o l’offerta di beni e servizi si sviluppa in forme di
competizione attenuate ed indirette. Tali aziende si distinguono ulteriormente a seconda
che:

2.1 operino, dal lato dell’offerta, cedendo gratuitamente o a prezzi affatto remuneratori i
propri servizi alla collettività organizzata su un territorio. Sono le pubbliche
amministrazioni , largamente intese, che includono anche aziende private che operano
in regimi particolari e sono tenute a rispettare prezzi politici o condizioni definite.

2.2 operino, dal lato della domanda e/o dell’offerta, acquisendo gratuitamente la
disponibilità dei fattori produttivi e cedendo gratuitamente beni e servizi a specifiche
categorie di utilizzatori. Sono le fondazioni e le associazioni di ogni tipo, le quali tendono
a realizzare le loro finalità istitutive.

Avendo appena classificato le aziende, possiamo concentrarci sulle diciture Profit e non
Profit organisations , ovvero la separazione delle organizzazioni produttive fondata
esclusivamente sulla produzione e sulla distribuzione del profitto. Possiamo definire le
imprese sicuramente for profit, mentre le associazioni tendenzialmente non profit. E’
importante, inoltre, non associare alla dicitura non profit alla negazione del profitto o
peggio all’abbandono dell’economicità.

Le imprese, trovano nel valore che il mercato attribuisce ai fattori consumati e alla
produzione realizzata la misura del loro grado di economicità. Efficacia strategica ed
efficienza operativa sono condizioni necessarie per la sopravvivenza in ambienti aperti
alla competizione. Trovano un riscontro seppur indiretto sul mercato anche le aziende
cooperative, la cui sopravvivenza è possibile solo attraverso un’equa distribuzione dei
benefici tra i soci.

Per le amministrazioni pubbliche la verifica del grado di economicità si presenta in forma


differente, poichè queste occupano una posizione di monopolio naturale, non
permettendo di rapportarsi con il mercato. La valutazione della qualità delle loro
performance deve, pertanto, essere ricercata ricorrendo ad altri parametri come (controlli
qualità, carta dei servizi ecc...), tuttavia questo metodo risulta assai meno efficace dei
prezzi che si formano su mercati competitivi.

Le fondazioni e le associazioni, devono orientare la loro azione verso il soddisfacimento


dei beni istituzionali. La loro sopravvivenza è garantita solo se tale soddisfazione risulti
per i beneficiari accettabile. Assumono sempre maggior rilievo i processi informativi, volti
a far conoscere la qualità degli obbiettivi prescelti e delle performance effettuate da tali
aziende per accrescere l’immagine e consolidare le ragioni della loro esistenza.

IL CIRCUITO DELLA PRODUZIONE

L’attività peculiare di un’azienda orientata al profitto, o impresa è rappresentata dalla


“produzione per il mercato”, intesa come un complesso di azioni coordinate volte alla
trasformazione dei fattori produttivi acquistati in prodotti da collocare sui mercati di
sbocco a prezzi remuneratori. Questo processo è suddiviso in tre parti principali:

A) L’acquisizione sui mercati di approvvigionamento dei “fattori produttivi” (ovvero tutte


le parti necessarie ad un’impresa per realizzare un prodotto es. materie prime forza
lavoro ecc...) dei beni o servizi, necessari per attivare la <<combinazione
produttiva>> per l’ottenimento del prodotto.

B) L’utilizzo dei fattori produttivi per dar vita alla combinazione produttiva, ovvero alla
trasformazione dei medesimi fattori in <<prodotti>>.

C) La vendita, sui mercati di collocamento, a prezzi adeguati, dei prodotti ottenuti dalla
combinazione produttiva.

La denominazione dei <<fattori produttivi>>, necessari per la realizzazione della


combinazione produttiva è stata generalizzata, poichè più avanti verranno classificati a
seconda del grado di materialità o delle modalità che caratterizzano il loro utilizzo.

La perdita dell’idoneità di un fattore produttivo a partecipare all’attività produttiva


dell’impresa causa l’immediata estromissione dal processo della produzione, per il bene
economico dell’azienda.

Le acquisizioni dei fattori produttivi pongono l’impresa in contatto con i mercati di


approvvigionamento, ovvero, con tutti i punti dello spazio dove oprano potenziali fornitori
che possono offrire tali fattori all’impresa, a prezzi e condizioni variabili nel tempo. Su tali
mercati, l’offerta dei fornitori si confronta con la domanda delle imprese. Tra i mercati
sopra menzionati, ne fa parte anche quello della forza lavoro, il quale è un mercato
anomalo dove i prezzi e le condizioni generali, non nascono semplicemente dall’incontro
tra domanda ed offerta, ma sono la conseguenza di un complesso ordinamento, posto a
tutela della dignità del lavoro dell’uomo.

Analogamente alla denominazione dei fattori produttivi, anche i <<prodotti>> , li abbiamo


definiti come il risultato finale della trasformazione produttiva, però in futuro potranno
essere classificati in vario modo, a seconda del loro grado di materialità, oppure a
seconda del grado d’importanza che assumono in relazione al soddisfacimento dei
bisogni cui sono destinati (prodotti principali o prodotti accessori).

La vendita dei prodotti ottenuti dalla combinazione produttiva, pone l’impresa a contatto
con i mercati di collocamento, ovvero con tutti i punti dello spazio, dove operano possibili
acquirenti dei beni e servizi che l’impresa offre, a prezzi e condizioni variabili nel tempo.

Abbiamo parlato di <<combinazione produttiva>>, intendo un ampio e complesso


processo, in grado di trasformare i fattori produttivi in prodotti. Tuttavia questo termine va
inteso in senso molto più ampio poiché non si limita solamente alla trasformazione fisica
di materie prime. Per esempio, anche l’impresa mercantile, trasforma un complesso di
fattori (merce acquistata su certi mercati) in prodotto (la medesima merce in diversi
mercati).

Tutto ciò si basa sui mezzi monetari, che si rendono necessari per acquistare i fattori
produttivi e possono essere reperiti dall’impresa utilizzando le differenti possibilità
alternative offerte dal mercato dei capitali. In tale mercato si confrontano la domanda e
l’offerta di denaro e si definiscono i tassi d’interesse.

I mezzi monetari possono essere conferiti all’impresa, con vincolo di proprietà,


direttamente dalla persona o dal gruppo di persone che hanno assunto l’iniziativa di
produzione: si forma così il capitale di proprietà conferito.

Ma i mezzi monetari possono anche essere messi a disposizione dell’impresa da terzi


finanziatori, a titolo di prestito, per tempi e condizioni definite. Nel momento in cui
l’impresa acquista fattori produttivi, li combina e li trasforma in prodotti, genera una serie
di operazioni di differente complessità e portata, variamente osservabili e classificabili. Di
conseguenza, l’operazione, nella sua essenza tecnico-giuridica, è l’unità elementare della
complessa attività operativa o <<gestione d’impresa>>.

L’attività dell’impresa è volta ad ottenere prodotti << per il mercato>>, attraverso la


vendita sui mercati di collocamento, recuperando i mezzi monetari investiti per
l’acquisizione dei fattori produttivi e ottenere mezzi monetari in misura superiore,
generando un nuovo flusso di ricchezza disponibile (reddito positivo, utile).

Tuttavia esistono altri sbocchi per l’attività produttiva organizzata, dove un prodotto è
destinato su un mercato di collocamento particolare, come ad esempio in una
cooperativa, dove i potenziali utilizzatori sono gli stessi soggetti che hanno organizzato la
produzione.

In altre situazioni, come nelle pubbliche amministrazioni, il prodotto è programmato e


ottenuto per <<la collettività>>, sono incluse anche le aziende che producono beni e
servizi considerati di <<pubblica utilità>>, destinati ad essere ceduti a prezzi
particolarmente vantaggiosi definite dal potere politico.

Infine le aziende (fondazioni, associazioni), che svolgono attività di utilità sociale, rese alla
collettività senza controprestazione o a prezzi simbolici.

Anche I fattori produttivi possono essere acquisiti senza esborsi monetari in quanto
conferiti a condizioni particolari o a titolo gratuito (volontariato, donazioni).

È osservabile il dualismo che si crea tra l’impresa, orientata al profitto a lungo termine e le
istituzioni pubbliche, destinate ad assolvere anche i loro fini istituzionali di ordine
pubblicistico.

Riprendendo in considerazione le imprese, è possibile notare come l’acquisizione dei


fattori produttivi implica che le risorse monetarie disponibili, siano investite in beni e
servizi finalizzati ad attivare e svolgere la combinazione produttiva.

Avviene la trasformazione del fattore generico <<denaro>> in fattori specifici di


produzione. Questo implica il sacrificio dei mezzi monetari che vengono ceduti ai fornitori
dei beni e dei servizi acquistati, questo fenomeno viene denominato <<costo di acquisto
dei fattori produttivi>>.

Il costo di acquisto dei fattori produttivi è dato dalla quantità di denaro che deve essere
ceduta, per ottenere , in regime di scambi monetari una definita quantità di fattori
produttivi, ovvero il costo di qualsiasi fattore (ci), è dato dalla quantità oggetto di
negoziazione dello stesso fattore (fi) moltiplicata per il suo prezzo d’acquisto (pi):

ci = fi x pi

È opportuno osservare che, nelle operazioni di acquisizione dei fattori produttivi, il costo è
<<misurato>>, dalla quantità di denaro in uscita dall’impresa. Ogni cessione di mezzi
monetari può essere osservata sotto un duplice aspetto: da un lato l’uscita di denaro,
dall’altro lato il sacrificio in termini di ricchezza investita (costo), necessario per acquisire
un elemento per la combinazione produttiva. La fase della combinazione produttiva, si
eclissa nel complesso di operazioni di natura e complessità diversi a seconda delle
caratteristiche dell’attività produttiva. Si tratta di un insieme di operazioni interne (atti di
gestione interna), in quanto non pongono l’impresa a contatto con i mercati (atti di
gestione esterna), ma si esauriscono nel processo di <<trasformazione>>.

Le risorse monetarie, investite al momento dell’acquisizione dei fattori produttivi,


ritornano in forma monetaria attraverso il collocamento dei prodotti sui mercati di sbocco.

Si può definire <<ricavo di vendita>> la quantità di denaro ottenuta vendendo una


determinata quantità del prodotto generato dalla combinazione produttiva.

Il ricavo di qualsiasi prodotto (Ri) è dato dalla quantità oggetto di negoziazione del
medesimo prodotto (Qi) moltiplicata per il suo prezzo di vendita (Pi).

Ri = Qi x Pi

Anche nelle operazioni di vendita del prodotto i ricavi, vengono misurati dalla quantità di
denaro che affluisce all’impresa. In modo analogo a quello descritto sopra, le operazioni
di vendita, possono essere osservate sotto un duplice aspetto: da un lato le entrate di
denaro, dall’altro i recuperi della ricchezza investita (ricavi). Le fasi si sviluppano, con una
“circolarità” rappresentata nella Tavola 1, dove la linea tratteggiata divide le operazione
che caratterizzano le varie fasi osservate, dal loro aspetto economico (entrate, uscite di
denaro). I mezzi monetari entrano nell’attività produttiva trasformandosi in fattori specifici
ed escono in forma di denaro attraverso la vendita dei prodotti.

Tavola 1

FATTORI PRODUTTIVI E RISORSE AZIENDALI

I fattori produttivi possono essere distinti dal requisito della materialità da quelli che ne
sono privi. I primi (beni), sono costituiti da <<utilità economiche>>, aventi consistenza
fisica (Materie prime, merci); i secondi (servizi) sono costituiti da <<utilità economiche>>,
privi di consistenza fisica, ma egualmente disponibili per lo svolgimento della
combinazione produttiva (diritti di utilizzo dei brevetti, formule).

Altre distinzioni possono essere fondate sulla conservabilità o meno dei fattori, e
ovviamente, dei prodotti, o riguardare il loro grado di tossicità, il loro grado di rendimento.

Assume fondamentale rilevanza la distinzione dei fattori produttivi a seconda delle


<<modalità di partecipazione al processo produttivo>> e delle <<modalità di
recupero>> dei mezzi monetari investiti nei fattori stessi.

I fattori produttivi possono essere distinti in fattori a fecondità semplice e fattori a


fecondità ripetuta. I primi esauriscono la loro utilità economica, partecipando ad un
unico ciclo produttivo, cessando di esistere, non appena vengono utilizzati all’interno
della combinazione produttiva.

I secondi, invece, cedono la loro utilità economica a più cicli di produzione. Il loro utilizzo
si protrae per un considerevole arco di tempo.

É agevole comprendere che il fattore a fecondità semplice è correlato all’economia del


prodotto, mentre il fattore a fecondità ripetuta è correlato all’economia di tutti i prodotti.

Di conseguenza, si prospettavano differenti modalità di recupero dei mezzi monetari a


seconda che siano investiti nei fattori a fecondità semplice o ripetuta.

Il recupero dei mezzi monetari investiti nell’acquisizione dei fattori a fecondità semplice, è
affidato al ricavo di vendita del prodotto ottenuto, dall’unico ciclo produttivo a cui ha
preso parte. I mesi monetari investiti nell’acquisizione dei fattori a fecondità ripetuta, è
affidato al complesso di ricavi ottenuti dalla vendita di tutti i prodotti ottenuti da tutti i cicli
produttivi ai quali hanno partecipato. Ne consegue che il recupero attraverso i ricavi
avviene gradualmente; a mano a mano che si collocano i prodotti sui mercati di sbocco.

I fattori a fecondità ripetuta assumono, oltre alla configurazione di beni materiali, anche
quella di beni immateriali.

Giova osservare che gli investimenti per gli acquisti dei fattori produttivi a fecondità
semplice e ripetuta sono effettuati in condizioni di incertezza. La decisione di acquistare
quest’ultimi è basato sulla prospettiva di utilizzarli, per ottenere prodotti che siano
vendibili a prezzi remuneratori.

Dal momento in cui i mezzi monetari disponibili, vengono trasformati in fattori produttivi:

-assume consistenza il rischio che tali mezzi (o parte di essi) non ritornino più in forma di
denaro, attraverso i ricavi futuri. Infatti l’avvento sui mercati di prodotti innovativi e
alternativi o altri elementi di cambiamento, potrebbero indirizzare la domanda verso
prodotti diversi da quelli che l’impresa ha ritenuto opportuno progettare. Ne
conseguirebbe un affievolimento dei ricavi ed un recupero parziale degli investimenti
effettuati;

-assume consistenza di rischio che gli stessi fattori produttivi, si rivelino inidonei ad un
proficuo utilizzo all’interno delle combinazioni produttive future.

La perdita di potenzialità dei fattori produttivi, è legata al progresso tecnologico, che


rende disponibili fattori produttivi più progrediti, capaci di assicurare rendimenti più elevati
alla combinazione produttiva.

Nelle situazioni appena descritte, i mezzi monetari, investiti nei fattori produttivi a
fecondità semplice non più utilizzabili, non sono recuperabili, ma potrebbero essere
parzialmente recuperati collocando tali fattori su mercati in cui l’azienda è abituata ad
operare come acquirente e non come venditore.

L’assunzione del rischio è quindi, un fenomeno caratteristico di ogni unità di produzione.

Il rischio assume consistenza tanto maggiore quanto più l’ambiente è soggetto a


variabilità, e lunghi sono i periodi per il recupero attraverso i ricavi. In relazione a ciò, le
situazioni di rischio più elevate normalmente si assumono con l’acquisizione dei fattori
produttivi a fecondità ripetuta, dedicati ad un’unica produzione (non flessibili) ed
utilizzabili per lunghi periodi di tempo.

Si è parlato di combinazione produttiva, intendendo quel processo dove affluiscono i


fattori produttivi acquistati dall’impresa dai mercati di approvvigionamento, tuttavia il
significato è molto più ampio, poiché questo comprende anche le risorse aziendali, legate
alla conoscenza, ossia al patrimonio di esperienze, di capacità e professionalità differente
da ogni impresa e tale da qualificare il livello di attività.

Il concetto di fattori produttivi, così com’è stato definito, è utile ad individuare beni e
servizi che sono necessari per la combinazione produttiva, infatti la loro acquisizione,
assume rilievo poiché determina investimenti della ricchezza monetaria disponibile.

Il più ambio concetto di <<risorse aziendali>>, invece, è certamente più idoneo ad


esprimere il complesso di tutti gli <<elementi>> (fattori produttivi, fattori <<esperienza>>
e <<professionalità>>) che concorrono a determinare il successo (o l’insuccesso)
dell’impresa.

La presenza di sofisticate conoscenze all’interno delle imprese, alimenta e favorisce


impensabili forme di baratto tra aziende che si scambiano tali conoscenze senza
corrispettivo in denaro.

CONSIDERAZIONI SULL’ECONOMIA DEI FFR: IL TEMPO DI UTILIZZAZIONE

I fattori a fecondità ripetuta, si è detto, sono quelli che <<cedono la loro utilità economica
a più cicli produttivi, ai quali partecipano, mantenendo inalterate le loro caratteristiche
tecniche. Il loro utilizzo si protrae per un arco di tempo>>.

Da ciò consegue che ogni fattore a fecondità ripetuta è correlato all’economia di tutti i
prodotti.

Il recupero dei mezzi monetari investiti per l’acquisizione di un fattore a fecondità ripetuta,
è affidato al complesso di ricavi, rivenienti dalla vendita di tutti prodotti ottenuti da tutti i
cicli ai quali il fattore ha partecipato.

È utile approfondire i punti appena delineati, sviluppando alcune considerazioni


sull’economia dei fattori a fecondità ripetuta.

Il primo problema che si pone all’attenzione è quello di definire l’ampiezza temporale di


utilizzo dei differenti fattori a fecondità ripetuta. L’arco di tempo nel quale un fattore a
fecondità ripetuta, è definito da circostanze di ordine tecnico (fisico o giuridico).

Ipotizzando l’utilizzo di un’impianto, sul quale vengono effettuati i progettati interventi di


manutenzione, l’arco di tempo in questione è determinato dalla <<durata fisica>> di tale
impianto. Questi ultimi dovrebbero essere sostituiti dall’impresa, quando il loro
mantenimento in vita, implica costi di manutenzione eccessivi con risultati di scarsa
affidabilità. Riferendoci, invece, a brevetti, l’utilizzo sarebbe senato dal tempo per il quale
è assicurata la tutela giuridica del diritto.

Tutto ciò, sarebbe valido solamente in ipotesi semplificativi, poiché, in periodi


caratterizzati da inteso progresso tecnologico, il tasso di innovazione è elevato e la vita
utile delle strutture organizzative dei prodotti tende ad accorciarsi.

Ciò significa, che le strutture tendono a perdere utilità economica e a diventare


inutilizzabili e che i prodotti tendono a perdere attrattività sui mercati, più l’innovazione è
diffusa.

Tale fenomeno di <<superamento economico>>, noto come obsolescenza , produce


rilevanti conseguenze sull’economia dei fattori a fecondità ripetuta.

Da ciò consegue che la durata economica dei fattori a fecondità ripetuta, non
necessariamente si estende fino al limite della durata tecnica. In particolare, i fattori a
fecondità ripetuta che rappresentano “conoscenza cristallizzata”, dovranno essere
dismessi dall’uso, nel momento in cui rimangono coniati nel fenomeno dell’obsolescenza.

Ne segue che il <<ciclo vitale>> di un fattore a fecondità ripetuta è segnato dalla durata
economica.

C O N S I D E R A Z I O N I S U L L’ E C O N O M I A D E I F F R : I L F E N O M E N O
DELL’OBSOLESCENZA

L’obsolescenza è una condizione di natura economica nel quale:

-possono trovarsi immerse strutture organizzative e lavorative, inidonee a consentire


l’economico svolgimento dei processi produttivi;

-possono trovarsi immersi i prodotti che l’impresa ha scelto di vendere, i quali perdono
attrattività sui rispettivi mercati e non possono essere collocati in quantità adeguate e a
prezzi remuneratori.

L'obsolescenza può investire le strutture operative e cioè gli investimenti di cui


l’impresa dispone e le modalità con le quali essa è capace di operare.
Tra gli investimenti, Ritroviamo i fattori a fecondità ripetuta materiali ed immateriali. Il
rischio più elevato è sempre quello connesso al grado di idoneità di tali fattori. Tali fattori,
possono essere superati economicamente, ancorché perfettamente utilizzabili sotto il
profilo del rendimento O della validità giuridica. Ciò avviene quando si verificano le
seguenti situazioni:

(a) il progresso tecnologico ha reso possibile progettare e realizzare sistemi produttivi di


qualità superiore. In particolare, tali sistemi consentono di ottenere, nella medesima
unità di tempo un maggior numero di prodotti di migliore qualità, a costi unitari più
contenuti.

(b) Una o più imprese concorrenti hanno acquisito e messo in funzione tali tecnologie
progredite e, pertanto, sono in grado di offrire prodotti di qualità superiore al
medesimo prezzo.

La concomitanza delle situazioni appena descritte, può determinare la perdita di fasce più
o meno ampie di mercato. Sono queste le circostanze che inducono i manager ad
assumere drastiche decisioni, Volte a superare il gap tecnologico.

La sostituzione della tecnologia obsoleta, È una soluzione che mira a recuperare l'impresa
la capacità di competere efficacemente, Per qualità e prezzi sui mercati di sbocco.

Circa le modalità con le quali l’impresa è capace di operare, evolvendosi continuamente.


Se invece l'evoluzione non riesce a procedere in linea con tali conoscenze, le modalità
operative di cui un'impresa dispone perdono gradualmente idoneità.

L’obsolescenza può rapidamente colpire strutture e prodotti, ma anche determinare il


superamento dei livelli di conoscenza disponibili.

Il gap tra conoscenza globale e conoscenza aziendale È crescente e preoccupante.


L'obsolescenza che colpisce la conoscenza opera in modo più rapido e meno
prevedibile, Poiché il dominio della conoscenza può essere più facilmente acquistato o
perduto rispetto al precedente dominio della tecnologia, Che si poteva egualmente
perdere ma in tempi più lunghi ed in presenza di condizioni più facilmente decifrabili.

L'obsolescenza che investito le modalità con le quali l’impresa è capace di operare, può
provocare effetti anche traumatici sulle prospettive di sopravvivenza.

L'obsolescenza può investire le strutture organizzative divenute inidonee, di conseguenza


tutti i fattori produttivi che erano implicati nei processi ora vengono dismessi perdendo
necessariamente la loro originaria qualifica di fattori produttivi E vengono venduti ho
liquidati al meglio.

L’obsolescenza, che ha colpito le strutture organizzative, colpisce indirettamente tutti


fattori produttivi a fecondità semplice e ripetuta che alimentano tali processi.

Anche prodotti, perdono attrattività sui mercati di sbocco e si avviano, alla fase di declino,
Poiché in presenza di elevati tassi di innovazione tale fenomeno tende a manifestarsi in
tempi sempre più brevi.

L'inevitabile abbandono dei prodotti obsoleti, si ripercuote sull'economia dei fattori a


fecondità semplice e ripetuta necessarie ad ottenere prodotti in discorso.

Analogamente ai fattori produttivi, anche i prodotti perdono la loro naturale destinazione,


E vengono liquidati al meglio.

In sintesi, facendo riferimento ai fattori a fecondità ripetuta possiamo notare che:

-l’obsolescenza può colpire direttamente impianti, brevetti rendendo tali fattori inidonei,
Ossia superati in contenuto tecnologico da altri fattori più progrediti;

-obsolescenza può colpire le strutture organizzative, I livelli di conoscenza o i prodotti E


riversarsi su tutti i fattori produttivi coinvolti nei processi che si abbandonano, sempre che
tali fattori non siano dotati di “flessibilità di utilizzo” che li rende idonei per altri processi.

Nelle economie di mercato, Caratterizzate da elevati livelli di innovazione, l'arco di tempo


nel quale un fattore a fecondità ripetuta può essere convenientemente utilizzato È
determinato dall'insorgere del fenomeno dell'obsolescenza.

Il recupero dei mezzi monetari investiti per l'acquisizione di fattori a fecondità ripetuta,
Deve essere chiesto ai ricavi che potranno essere conseguiti nel tempo di vita utile (to-tm)
di tali fattori.

LE CARATTERISTICHE DELLA COMBINAZIONE PRODUTTIVA

Abbiamo denominato combinazione produttiva, l'insieme delle attività ordinate in processi


produttivi attraverso le quali le risorse aziendali vengono trasformati in prodotti finiti
(Tavola 2).

Le risorse che sono destinate ad alimentari processi produttivi, possono variamente


classificarsi a seconda che prevalga l'osservazione della materialità (risorse materiali o
immateriali), oppure della modalità di utilizzo E di recupero dei mezzi finanziari investiti per
l'acquisizione dei fattori produttivi (fattori a fecondità semplice o ripetuta) o ancora della
<<qualità>> degli stessi (materie prime, lavoro, servizi).

I prodotti finiti sono i beni ed i servizi che l'impresa ha consapevolmente scelto di


produrre nell'ottica delle prospettive di collocamento su differenti mercati.

L’espressione processo produttivo, viene utilizzata, con significati assai diversi e


soprattutto con differente ampiezza.

La denominazione di <<processo produttivo>> all'insieme delle attività rimanente


distribuite ed organizzate, necessarie per l'ottenimento del prodotto finito: avremo, tanti
processi produttivi quanti sono i prodotti che l'impresa intende realizzare attraverso la
complessa <<combinazione produttiva>>.

Tavola 2

Un processo produttivo può essere suddiviso in più <<fasi>>, ciascuna delle quali si
caratterizza per un insieme di attività omogenee che si ritiene opportuno considerare
separatamente sotto il profilo dell'organizzazione della produzione.

L'impresa può svolgere tutte le fasi che dall'acquisizione dei fattori produttivi portano
all'ottenimento del prodotto finito nel caso di un ciclo integrale.

Oppure può attuare forme più o meno ampie di decentramento produttivo: ciò significa
concentrare le risorse nello sviluppo di alcune fasi del processo produttivo, nelle quali
l'impresa riesce ad esprimere meglio la sua efficienza operativa E trasferire all'esterno, ad
altre imprese, le fasi del ciclo che risulterebbero antieconomiche.

Sotto il profilo della <<dislocazione spaziale>>, l'impresa può scegliere di concentrare la


sua attività, in un'unica unità produttiva.

Oppure può suddividere l'attività in più unità attuando un <<decentramento spaziale


dell'apparato produttivo>>.

In quest'ultima ipotesi, le singole unità produttive possono essere strutturate:

(a) per attuare le medesime produzioni in luoghi diversi come ad esempio i punti di
vendita di un grande magazzino;

(b) per realizzare, in luoghi diversi, parti di una produzione complessa o fasi di un ciclo
produttivo come d'esempio come ad esempio la produzione delle automobili;

(c) per realizzare in luoghi diversi prodotti diversi

Il decentramento dell'apparato produttivo, mediante la creazione di unità produttive


variamente distribuite sul territorio, consente controlli più efficaci, riduce la complessità
generale e operativa; per contro, aumenta i problemi del coordinamento E quelli relativi ai
trasferimenti, fra le unità costruite, di uomini, di materie prime.

Lo svolgimento dei processi produttivi È affidato alla responsabilità dei centri operativi
che l'organizzazione ha costituito in azienda. All'interno di ogni processo produttivo, le
fasi possono essere poste in successione logica, nel senso che da ciascuna di esse si
possono ottenere prodotti intermedi, utilizzabili come fattori nelle fasi immediatamente
successive, Fino all'ottenimento di prodotti finiti.

I processi produttivi possono presentare articolazioni complesse, essendo caratterizzati


sia da fasi che si sviluppano parallelamente, sia da fasi che debbono svilupparsi in
sequenza logica, fino all'ottenimento di prodotti finiti. Parte dell'attività produttiva, può
essere dedicata alla produzione di alcuni servizi che appaiono necessari per un puntuale
ed efficace svolgimento degli stessi processi produttivi come ad'esempio la
manutenzione o la sorveglianza. In relazione alla natura dei prodotti ed alle modalità di
collocamento degli stessi sul mercato, la combinazione produttiva può distinguersi a
seconda che sia caratterizzata da <<lavorazioni di serie>> di prodotti aventi uguali
caratteristiche, definite in relazione alle scelte operate dall'impresa o da lavorazione di
prodotti differenziati in relazione alle richieste della clientela o da entrambe. Nella
lavorazione dei prodotti differenziati I processi produttivi sono caratterizzati da una
variabilità più o meno intensa a seconda dell'importanza delle <<specifiche produttive>>
richieste dal cliente. Può venire infatti

a) che tutto il processo produttivo richiede di essere riprogettato, di volta in volta, In


relazione alle differenti commesse assunte

b) che alcune fasi del processo non subiscono modificazioni, mentre altre fasi soprattutto
a valle del processo, debbano adeguarsi alle <<specifiche>> richieste dalla clientela.

In relazione alla natura dei prodotti e dalla qualità degli investimenti infatti riproduttivi, la
complessa combinazione produttiva di una unità di produzione può essere caratterizzata
dal dominio della tecnologia.

La tendenza all'affermazione di investimenti ad alta intensità di capitale È tipica dei


periodi caratterizzati dal progresso tecnologico, nei quali l'impiego di tecnologie sempre
più progredite consente di operare con maggiore flessibilità, utilizzando i medesimi
impianti per ottenere differenti prodotti anche durante differenti processi produttivi.

In tali periodi, l'importanza e la qualità del lavoro tendono sempre di più a caratterizzare le
attività produttive, Che richiedono ampie applicazioni di capacità creativa.

I PRODOTTI

La ricchezza a disposizione dell'impresa si modifica, nel tempo, in relazione al rapporto


quantitativo che si instaura tra il flusso degli investimenti e quello dei recuperi, tra i costi
sostenuti e ricavi conseguiti.

Qualora il valore dei recuperi (ricavi) sia sistematicamente superiore a quello degli
investimenti (costi) si attiva un meccanismo virtuoso di creazione di nuova ricchezza, che
definiamo come (reddito positivo, utile). Viceversa, qualora l’impresa non riesca a
recuperare integralmente, attraverso i ricavi conseguiti per la vendita dei prodotti i mezzi
monetari investiti nell’acquisto dei fattori, si attiva un processo di distribuzione della
ricchezza (reddito negativo, perdita).

In prima approssimazione, possiamo definire <<reddito d’impresa>> l'incremento o il


decremento che la ricchezza disponibile all'inizio di un periodo subisce per effetto
dell'attività produttiva nel periodo considerato.

I flussi di reddito, dipendono dalla differenza tra ricavi e costi O, tra il valore complessivo
dei fattori assorbiti dalla produzione venduta ed è il valore che mercati hanno riconosciuto
all'impresa.

Possiamo osservare che il reddito trova la propria genesi:

-nella presenza di risorse aziendali atte a generare <<competenze distintive>>, Capaci di


conferire all'impresa specifiche potenzialità, Che le consentono di godere di <<vantaggi
competitivi>>;

-nella presenza di adeguate condizioni di efficienza in tutta la <<catena del valore>>, cioè
in tutta la successione di attività che necessariamente si devono svolgere per ottenere e
vendere prodotti.

Spesso l'impresa si trova ad operare all'interno di logiche cooperative che includono i


rapporti con fornitori e clienti.