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INDICE

introduzione

funzionamento telecamera dv

gli accessori

i formati televisivi

la sceneggiatura: idee e storyboard

il linguaggio cinematografico

la ripresa: i concetti base

il montaggio

Tecniche di montaggio

Il bluescreen

look cinematografico

riversaggio

creazione dvd
INTRODUZIONE
FUNZIONAMENTO DI UNA VIDEOCAMERA DV
Principali comandi presenti sulla videocamera
La sezione di registrazione della videocamera dispone di comandi identici a
quelli di un qualunque altro registratore video o audio:

registrazione (REC),

riproduzione (PLAY),

arresto (STOP),

avanzamento e riavvolgimento veloce (FFW e REW),

apertura e chiusura del vano cassetta (EJECT).

E’ inoltre presente un pulsante per avviare ed arrestare la registrazione:in


genere è facilmente selezionabile con il pollice della mano destra.

Sulla telecamera si possono trovare moltissimi altri controlli a seconda del


modello come il tasto di BACKLIGHT che è un controllo per l’esposizione in
condizioni di controluce o di particolare disparità di luce tra soggetto e sfondo
(ad esempio sulla neve); il tasto per la selezione del fuoco: automatico o
manuale, la regolazione della sensibilità del punto di bianco (WHITE), la
regolazione dei diaframmi (SHUTTER) ed il comando per lo zoom in due
posizioni: grandangolo e teleobiettivo.

L’obbiettivo
L’obiettivo è un dispositivo ottico, formato da una serie di lenti, che si occupa di
far convergere la luce e focalizzarla sul sensore CCD, un dispositivo elettronico
che trasforma l’impulso luminoso in impulso elettrico, per poi memorizzarlo sul
nastro attraverso le testine di registrazione.

Le videocamere sono dotate di obiettivi a focale variabile (ZOOM) che sono in


grado di modificare la loro distanza focale e possono trasformarsi da
grandangolari a teleobiettivi, passando attraverso tutti i valori di focale compresi
tra i valori massimo e minimo: premendo il tasto dal lato contraddistinto dalla
lettera W, amplierete il campo di ripresa; premendo invece dalla parte
contraddistinta dalla lettera T, chiuderete la parte di spazio inquadrata.

La messa a fuoco automatica libera dalla continua preoccupazione di mettere a


fuoco i soggetti durante gli spostamenti e i cambi di focale.

In alcuni casi, come nel caso in cui l’inquadratura raccolga soggetti posti a
distanze diverse, conviene intervenire manualmente sulla messa a fuoco.

Per compiere manualmente questa operazione, zoomate al massimo sul


soggetto principale, mettete a fuoco agendo sulla ghiera o sui pulsanti del fuoco
manuale, e poi tornate alla focale dello zoom con cui intendete effettuare la
ripresa. In questo modo vi sarete assicurati una messa a fuoco più precisa ed
indipendente dalla focale che userete.
Il mirino
Tutto quello che sarà ripreso dall’obiettivo, potrete vederlo attraverso il mirino
elettronico. Il mirino, inoltre, fornisce le indicazioni dello status di funzionamento
della camera e di tutti i suoi apparati, segnalando: lo stato del videoregistratore
mediante la comparsa delle scritte REC, PLAY, STOP, FFW, REW; lo stato di
carica delle batterie; il contatore dei secondi di durata della ripresa; altre
eventuali informazioni, dipendente dal tipo di videocamera.

E’ ormai possibile utilizzare il display LCD, diffuso anche sui modelli più
economici, per fare le stesse operazioni. In questo caso dovete ricordare che la
durata della batteria si ridurrà drasticamente.

La ripresa audio
Il microfono è lo strumento di ripresa del suono ed è anch’esso montato sulla
telecamera. A volte è possibile selezionare il suo raggio d’azione e la sua
portata: ciò significa che potete aumentare o diminuire la sua sensibilità,
agendo su un potenziometro o su un selettore a ghiera.

Il controllo del punto di bianco (White)


La telecamera è influenzata dai vari tipi di luce in cui viene impiegata. Nelle
telecamere moderne si trovano già delle preimpostazioni standard per i vari
ambienti di ripresa: AUTO, INDOOR, OUTDOOR.

Nella modalità AUTO, la videocamera effettua automaticamente la selezione del


tipo di luce.

Il valore programmato per interni (INDOOR), si adatta alla luce calda emessa
dalle lampade al tungsteno e generalmente va bene per qualunque luce
artificiale da interni.

Il valore programmato per esterni (OUTDOOR), si adatta alla luce naturale del
giorno.

Ma se volete bilanciare in mano accurato il punto di bianco dovete riprendere un


foglio bianco o un pezzo di polistirolo e premere l’apposito pulsante di taratura.
Chiaramente questa semplice procedura andrà ripetuta ogni volta che
incontrerete condizioni di luce differenti.
Il diaframma
Il diaframma regola la quantità di luce che affluisce nella videocamera
attraverso l’obiettivo, fino a giungere sul CCD.

La regolazione del diaframma può avvenire manualmente ma solo su


telecamere professionali, è difficile che questa funzione si trovi su macchine
“entry level”.

Il diaframma, oltre che sulla quantità di luce, incide anche sulla profondità di
campo, ovvero quella porzione di spazio davanti e dietro il soggetto principale
che durante la ripresa risulta a fuoco, cioè nitida. Essa risulta tanto più ampia,
quanto minore è l’apertura del diaframma.

L’otturatore (shutter)
La videocamera è dotata di un circuito elettronico (SHUTTER) che funge da
otturatore, che è il dispositivo che regola la durata dell’esposizione del CCD alla
luce.

La possibilità di intervenire manualmente sulla regolazione dello shutter si trova


solo su telecamere professionali.

Sulle macchine “entry level” è però possibile utilizzare dei valori preimpostati:

Ritratto: diaframma più aperto e shutter regolato di conseguenza

Sport: valore dello shutter alto (tempi veloci) e diaframma regolato di


conseguenza

Panorama: diaframma chiuso e shutter regolato di conseguenza


GLI ACCESSORI
Il cavalletto
Un accessorio di cui è impossibile fare a meno quando si riprende con focali
“tele”, per avere buone riprese, è il cavalletto. Nella sua scelta assicuratevi che
sia robusto e stabile sulle proprie gambe una volta fissato e regolato; che
consenta tutti i movimenti con la massima fluidità possibile e che sia dotato di
bolla di livellamento, che permetta di verificare quando la videocamera è
perfettamente orizzontale.

Lenti addizionali
Le attuali videocamere per uso amatoriale montano un obiettivo zoom non
intercambiabile, ma è possibile impiegare delle lenti addizionali, che vanno
fissate davanti all’ottica per modificare l’ampiezza delle immagini riprese.

Le lenti addizionali teleobiettivo, aumentano la lunghezza focale dell’ottica della


videocamera

Le lenti addizionali grandangolo, riducono la lunghezza focale dell’ottica della


videocamera ,in questo modo potete raddoppiare l'angolo di ripresa
anteponendo all’obiettivo un addizionale grandangolare.

I filtri di correzione
Questi filtri addizionali modificano i parametri della luce che entra nella
videocamera attraverso l’obiettivo. Quando li acquistate assicuratevi che
abbiano lo stesso diametro dell’obiettivo della videocamera.

Filtri degradanti colorati: il loro impiego più comune consiste nel riequilibrare
l’intensità luminosa tra la parte inferiore e quella superiore dell’immagine,
conferendo particolari tonalità al cielo.

Filtri polarizzatori: sono filtri costituiti da due lenti, di cui una avvitata
sull’obiettivo della videocamera e l’altra che, invece, può essere ruotata
liberamente. Questi filtri, saturano i colori, donando al cielo una dominante blu
scuro e attenuando o eliminando, a seconda della posizione scelta, le luci che
si riflettono su vetro, acqua ed altre superfici similari.

Filtri diffusori e flou: conferiscono alle immagini un alone delicato e romantico,


perché ammorbidiscono la luce eliminando i contrasti. Un effetto molto simile,
non disponendo di tali filtri, si ottiene tendendo sull’ottica una calza da donna di
nylon.

Le luci portatili
Si tratta di pratiche lampade addizionali, che si montano sul corpo macchina e
che, alimentate dalla batteria della videocamera o da una batteria ricaricabile a
parte, forniscono un buon fascio luminoso.

E’ consigliabile tenere una lampada a portata di mano anche quando la ripresa


avviene in pieno giorno, per compensare le differenze di luce tra lo sfondo
molto luminoso e il sembiante più scuro del soggetto inquadrato. Ovviamente, in
questi casi, si può utilizzare anche un semplice pannello riflettente.
I microfoni addizionali
Se la videocamera è dotata della presa per il microfono esterno, vi conviene
utilizzarla se l’audio è fondamentale nella vostre riprese o se la videocamera è
particolarmente rumorosa (spesso il microfono incorporato registra il rumore del
motore che trascina il nastro).

Oltre ai microfoni esterni si possono usare anche i radiomicrofoni, che non


necessitano del collegamento via cavo con la videocamera.

Le batterie
La batteria in dotazione della videocamera è sempre molto scarsa come
capacità e di solito non dura molto, anche perché la temperatura esterna (sia
essa troppo calda o troppo fredda), può influire negativamente sulla durata.
Ricordatevi sempre di avere almeno una o due batterie di scorta con voi e di
portare con voi il carica batteria / alimentatore a corrente (in modo da poterlo
attaccare alla prima presa elettrica disponibile) e, se ce l’avete, l’adattatore per
l’accendisigaro dell’auto, che potrebbe sempre risultare utile.

Gli accessori per la pulizia


Necessari per la manutenzione e la pulizia dell’attrezzatura. In particolare per
pulire le lenti si utilizzano pompette anti-polvere e un pennello con le setole
morbide; per eliminare le piccole impurità che sporcano le ottiche, si ricorre a
fogli speciali per uso fotografico, con cui strofinare delicatamente le parti
interessate, ed eventualmente a speciali liquidi detergenti, da asciugare poi con
tali fogli.

La ripresa subacquea
Sono disponibili in commercio contenitori stagni grazie ai quali è possibile
portare la videocamera anche in profondità senza pericolo di infiltrazioni ed
ottenere bellissime immagini del mondo sommerso.

Queste custodie non sono economiche (anche se ci sono delle speciali custodie
“flosce”, simile a piccole “buste” di plastica trasparenti, che costano molto
meno), ma permetteranno di ottenere riprese di grande impatto ed altrimenti
irrealizzabili.

Le prolunghe e le spine
E’ bene disporre di prolunghe elettriche, prese multiple, adattatori, cavi audio e
video nonché spinotti di ogni tipo, che pertanto non devono mancare nella
borsa dell’attento operatore, soprattutto se viaggiate molto all’estero.
I FORMATI TV
Aspect Ratio e formati video
L'aspect Ratio è la differenza tra la larghezza e l'altezza dell'immagine del
video. La relazione è: larghezza / altezza = Aspect ratio. Facciamo un esempio:
la scritta 1.33:1, significa che la larghezza è il risultato dell'altezza moltiplicato
1.33. Il formato video si riferisce allo standard al quale il video si attiene. Ad
esempio immaginiamo di avere un video di 768*576:

768 : 4 = 192 x 3 = 576 quindi il formato è 4:3 TV

768 = 576 x 1.33 quindi l'aspect ratio è 1.33:1

La differenza tra i due termini non è sostanziale, ma di grado; diciamo che


l'aspect ratio è più preciso del formato video. Ad esempio, un video con aspect
ratio di 1.37:1 è comunque un video in formato 4:3, sebbene in realtà il giusto
aspect ratio sarebbe dovuto essere 1.33:1.

4:3 TV

Tipico formato televisivo usato nei programmi televisivi, telefilm o cartoni animati
pensati per la TV

Aspect Ratio

Visualizzazione su TV 4:3

Su una TV 4:3, come si può notare, appaiono due bande nere sopra e sotto il
video da 57 pixel l'una.

16:9 Widescreen TV
Il formato 16:9 pensato per poter essere visualizzato su TV 16:9 a pieno
schermo e su TV 4:3 con due bande nere sopra e sotto.

Aspect Ratio
Visualizzazione su TV 4:3

Su una TV 4:3, come si può notare, appaiono due bande nere sopra e sotto il
video da 72 pixel l'una.

Academy Standard Flat, American Widescreen o anche Letterbox 1.85:1


E' il formato più noto in ambiente cinematografico.

Aspect Ratio

Visualizzazione su TV 4:3

La definizione di Letterbox deriva dalla visualizzazione di questi video su TV 4:3


che assomiglia ad una busta da lettere, per via delle due bande nere sopra e
sotto il video da 80 pixel l'una.

Cinemascope
E' di fatto lo standard per la realizzazione dei film su DVD e per molte pellicole
cinematografiche.

Aspect Ratio

Visualizzazione su TV 4:3

Quando si visualizza su TV 4:3 appaiono due bande nere sopra e sotto il video
da 125 pixel l'una.
In realtà questo non accade quasi mai, perché tali video sono generalmente in
formato anamorfico e si può ingrandire l'immagine in modo da ottenere un
video tipo letterbox.

Video widescreen anamorfico

La parola widescreen indica che il formato visivo è stato ottimizzato per


l'impiego su schermi 16:9, chiamati anche mega schermi o schermi panoramici.
L'espressione “anamorfica” merita qualche precisazione in più.

Per video anamorfico si intende un video registrato, distorto nelle proporzioni, in


modo da sfruttare il più possibile i pixel disponibili in un quadro con proporzione
4:3 standard. La realizzazione di un video anamorfico, crea reali vantaggi
soprattutto, quando la larghezza dell'immagine (inquadratura) è superiore alla
larghezza del riquadro a disposizione.

Procediamo con ordine. Immaginiamo di avere un fotogramma cinemascope


widescreen 2.35:1 come nella figura seguente:

Questo video deve essere memorizzato in un fotogramma di 720*576 con


proporzione 4:3.

Si può procedere in tre modi:

1) si tagliano 2 strisce a destra e a sinistra, perdendo però molta parte


dell'inquadratura. Inaccettabile.

2) si rimpicciolisce l'immagine fino a farla diventare 720*306. Per raggiungere


l'altezza di 576 righe vengono aggiunte due bande nere (sopra e sotto) da 135
pixel l'una. Inutile spreco di righe x la creazione di bande nere.
3) si “stira” l'immagine in senso verticale in modo da sfruttare al massimo le
linee a disposizione

Come si vede, le figure 1 e 3 utilizzano tutte le righe disponibili, ma con una


grande differenza ... la figura 3 memorizza l'intero riquadro widescreen, mentre
la figura 1 perde parte dell'inquadratura (i bordi sono stati tagliati).

Per questo motivo, la maggior parte dei film in DVD utilizza il formato
anamorfico, perché è possibile memorizzare il massimo dell'informazione nel
classico riquadro 720*576.

Il termine anamorfico è ampiamente usato e conosciuto anche in ambiente


cinematografico. Molte telecamere professionali hanno, infatti, cannoni aventi
aspect ratio 4:3 (1,37:1) che non permetterebbero una efficace registrazione di
inquadrature panoramiche 16:9. Tuttavia, quando c'è la necessità di registrare
video widescreen 16:9 queste telecamere utilizzano lenti speciali ...
anamorfiche appunto, che schiacciano dai lati l'immagine, per far si che questa
rientri nel quadro del canone di 1.37:1 (ad esempio un cerchio verrà
memorizzato come un ovale). Quando il film viene proiettato, un gioco di lenti fa
si che tutto torni normale, proiettando così le reali proporzioni del video
widescreen.

Quando si visualizza il video anamorfico su TV 4:3 o 16:9 questo viene


ridimensionato per sfruttare al massimo il quadro a disposizione (più o meno
quello che accade durante la proiezione di un film cinematografico, pur con
delle differenze). Ad esempio, su un televisore 4:3, il video viene schiacciato,
facendo diventare le 576 righe: 432 (le restanti righe diventano le famose bande
nere sopra e sotto il video) e vengono tagliati leggermente i bordi in modo da
creare un video tipo letterbox (1.78:1 o 1.85:1). Questo tipo di
ridimensionamento viene chiamato Pan & Scan ed è tipico della visualizzazione
di film in DVD su televisori 4:3.
Il video anamorfico è utile solo per video di tipo widescreen e non 4:3.

Video interlacciato/progressivo
Qualsiasi filmato visualizzato dai televisori e proveniente dalla maggior parte
delle telecamere 'entry level' (analogiche o digitali) è interlacciato, viceversa, la
maggior parte dei filmati DVD, quelli telecine (pellicola cinematografica) e quelli
provenienti da alcune telecamere professionali, sono progressivi. Vediamo le
differenze tra i due formati:

Video Progressivo (Pal 720*576 a 25 frame/secondo)


Immaginiamo di avere un video PAL 720*576 di provenienza DVD, quindi
progressivo. Lo standard PAL italiano prevede che in ogni secondo del filmato
siano visualizzati 25 frames che si susseguono.

Video interlacciato (720*576 a 50 campi al secondo)


Ipotizziamo, ora di avere un secondo filmato PAL 720*576, questa volta di
provenienza televisiva (interlacciato). Il video interlacciato, non è formato da
frames, ma da campi (o semi quadri). Ogni secondo di filmato contiene 50 semi
quadri che si susseguono a velocità doppia (1/50 di secondo) rispetto a quanto
accadeva nel video progressivo (1/25 di secondo). Dobbiamo immaginare che
ogni semi quadro sia una istantanea contenente metà dell'informazione
contenuta in un frame. Nel video progressivo ogni frame aveva la risoluzione di
720*576, i semi quadri avranno invece una risoluzione di 720*288, alcuni
conterranno le righe pari e altri quelle dispari. L'alta velocità nella successione
dei semi quadri (50 campi al secondo), e i limiti percettivi dell'occhio umano,
fanno si che l'immagine ci appaia completa; non avvertiamo, insomma, il
continuo scambio di righe pari e dispari, ma ci sembra che il video scorra fluido.
Quando catturiamo un filmato con la nostra scheda di acquisizione (ed in
genere quando utilizziamo una risoluzione superiore ai ***x288 ) questa, cattura
i due campi in maniera separata (ogni scheda di acquisizione ha un “field order”
dominante, prima il campo pari e poi quello dispari o viceversa), ma li combina
in un'unica immagine. Il risultato è la creazione di una difformità nei contorni dei
soggetti/oggetti ripresi, tanto maggiore quanto maggiore sarà il movimento delle
cose o persone rappresentate nel filmato ed è visibile solo sul nostro monitor, in
quanto la TV visualizza separatamente righe pari e righe dispari.
LA SCENEGGIATURA: IDEE E STORYBOARD
Ogni nostro interesse personale può portarci alla realizzazione di un filmato. Un
viaggio o le feste natalizie possono essere i nostri primi esperimenti.

Posso girare un semplice documentario o delle piccole storie per far capire agli
altri come siamo fatti.

E' un mezzo di espressione che potrebbe aiutare il dialogo. Può iniziare da una
gita o un avvenimento sportivo: una piccola telecamera, delle inquadrature
mentre la gente parla, esprime giudizi, mentre ci mostra il loro mondo, una
visione ripresa tramite una telecamera. Basta che il primo inizi a parlare che
viene seguito da tutti gli altri. E possono uscire delle riprese molto interessanti.

Se la musica è la nostra passione, allora è necessario realizzare un videoclip.


Chi non ha un amico od un gruppo di amici che suona degli strumenti.
Riuniamoli in una stanza e facciamoli suonare: le nostre riprese possono essere
interessanti: il gruppo sta suonando, noi entriamo dalla porta di soppiatto, ed
incominciamo a girare attorno ai musicisti, inquadrando le loro espressioni, le
loro mani mentre suonano e muovono la chitarra, la tromba... ci avviciniamo alla
batteria, le bacchette che si muovono ritmicamente, i microfoni attaccati alle
bocche che cantano... i piedi che battono il tempo... ogni movimento del corpo
può dare dinamicità alle riprese... e se abbiamo dei faretti colorati (bastano dei
fogli di plastica rossi, verdi, gialli - ma attenzione a non posizionarli troppo vicino
ai faretti che possono prender fuoco!), dei controluce, dei passaggi improvvisi
allo sfocato,...ed un montaggio molto dinamico, con sequenze che cambiano
velocemente....ecco che abbiamo costruito un videoclip.

Il classico documentario può essere ripreso con le immagini di una città, anche
quella in cui vivete. La conoscete la vostra città? Provate a costruire un filmato
di soli dieci minuti per mostrare la vostra città ad un amico che non l'ha mai
vista. Non è semplice. Devo iniziare a pensare quali sono i punti di interesse
principale, quelli artistici storici, culturali,... ma io direi anche e soprattutto le
persone. La gente che cammina, che vive nella tua città,... osserva la gente
attorno a te (è un esercizio importante, se non si guarda attentamente, se non
si osserva, se non ci si immedesima, non potremo mai realizzare un bel
documentario). E mettere tutto questo in un filmato di 10 minuti non è semplice,
allora puoi focalizzarti su un gruppo particolare, o vivi una mattinata in un
mercato rionale. Avvicinati alle persone, parlaci, ascolta quello che dicono... E
se vivi in un piccolo paese sia del nord che del sud, dove conosci la maggior
parte delle persone, riprendile mentre parlano in dialetto.

La nascita e la crescita di nostro figlio forse interessa solo noi e pochi altri, ma
può essere una miniera di situazioni da riprendere: cerchiamo di farlo in modo
diverso dalle solite inquadrature amatoriali (noi fermi con la telecamera in mano
mentre diciamo "guarda la telecamera e dì qualcosa a papà..."). Riprendiamo i
particolari: la manina del bimbo mentre stringe un nostro dito, un primo piano
del viso mentre ride, o piange, o strilla, o mentre dice le sue prime parole...
normalmente le riprese amatoriali sono fatte da lontano, cerchiamo invece di
catturare ciò che è importante e caratteristico: i baci dei nonni, i suoi giochi, ma
sempre tutto in primo piano: è il bimbo il nostro soggetto, allora riprendiamolo a
tutto schermo!
Partire da un’idea
Che cos’è la sceneggiatura? E’ la storia, la narrazione del film tutta messa su
carta. Già, ma come si fa? Bisogna partire da un’idea. Già. Quante volte
guardando la televisione, ascoltando un brano musicale, camminando per la
strada qualcosa vi colpisce? In un modo particolare, ce l’avete lì, l'idea è vostra,
ma poi il tempo passa e vi sfugge di mente Tutto in un attimo.

Bisogna fissare le idee, cercare di bloccarle su carta e sopra di esse continuare


ad aggiungere particolari...fino alla creazione di una storia.

Realizzare un buon video è facile se ci accontentiamo di una discreta qualità, di


una ripresa occasionale, di un montaggio veloce.

Ma se vogliamo realizzare il nostro primo video che abbia una marcia in più,
non dobbiamo aver fretta, potremmo ottenere un buon film applicando un
metodo e delle regole Dobbiamo quindi focalizzare i tre momenti basilari per la
realizzazione di un filmato: pianificare tutte le strategie iniziali prima delle
riprese, rispettare le regole durante l'azione di regia, e portare a conclusione
quanto preventivato nel montaggio o post-produzione.

Dobbiamo avere una visione globale di tutto quello che andremo a riprendere,
almeno nelle sequenze principali, in modo da non fare delle riprese alla cieca,
senza un obiettivo ben preciso. Solo così risparmieremo tempo nelle riprese,
tempo nella ricerca delle immagini buone, e quindi anche nel montaggio. Per
questo oltre all’idea è necessario il suo sviluppo su carta: lo storyboard.

Le riprese devono rispettare quanto previsto, anche se naturalmente ci saranno


degli imprevisti, ad esempio persone che si piazzano davanti alla tua
telecamera.

Come si scrive un soggetto: consigli pratici


Quali ingredienti servono per fare un soggetto? Una scrittura accattivante e
curata, tale da tenere inchiodato al tavolo lo spettatore. Semplicità e chiarezza
quindi.

Ma quanto deve essere lungo un soggetto? Per regola non deve superare le
dieci cartelle, a meno che qualcuno non vi dia diverse disposizioni.

In quale tempo verbale scrivere un soggetto? Rigorosamente al Presente


indicativo, in terza persona singolare. E' questo infatti il tempo dell'accadimento.
Tutto ha luogo nel momento stesso in cui si racconta. E' il tempo della forza e
vivezza d'immagine. Provare per credere. La terza persona, invece, offre
distacco tra chi scrive e le vicende esposte.

BASI DEL LINGUAGGIO CINEMATOGRAFICO


il capitolo seguente è tratto dal libro “L’ABC DELLA REGIA. VOL.1” di Daniel Arijon
che consiglio di acquistare per maggiori approfondimenti.
Cos’è il linguaggio cinematografico
E’ un linguaggio diffuso ormai in tutto il mondo e facilmente interpretabile da un
vasto numero di utenti: cosa abbastanza verificabile dal momento che possiamo
e riusciamo a vedere, comprendendoli, audiovisivi che provengono da tutto il
mondo. E’ un linguaggio con una grammatica estremamente logica, che serve a
risolvere i problemi comuni a tutti i registi e a coloro che lavorano nel campo
dell’audiovisivo. Il linguaggio cinematografico nasce essenzialmente con il
montaggio, quando si inizia a comprendere la possibilità di accostare immagini
differenti, ottenendo diversi significati e e di conseguenza trasmettendo idee
completamente diverse. La continua evoluzione della realtà e la ricerca da parte
del linguaggio cinematografico di interpretare tale realtà ha portato
all’evoluzione del cinema.

Forme di espressione di un film


Lo spettatore cerca la rappresentazione della realtà: i pensieri e le idee astratte
per avere “successo” in un film devono essere trasformate in azioni attraverso il
comportamento dei personaggi.

Bisogna escludere tutti gli elementi che rallentano o non aggiungono


informazioni nuove o significative alla storia; si deve selezionare, scegliere solo i
momenti significativi. Ciò implica un controllo di tempo e di movimento, perché il
tempo in un film può essere dilatato o compresso, fornendo l’illusione di far
vivere allo spettatore l’intero tempo reale dell’evento; mentre il movimento va
frammentato e controllato secondo un criterio dinamico.

Nel montaggio ci si sposta sia sulla dimensione spaziale che su quella


temporale, senza che lo spettatore ne risenta minimamente.

La figura dello spettatore è simile a quella di un lettore: come il lettore interpreta


e collega i simboli della scrittura che sono posti uno dopo l’altro, così lo
spettatore assimila il modo di legare fra loro le immagini in movimento sullo
schermo.

Gli strumenti di base


Cominciamo a distinguere i diversi piani di ripresa per un personaggio:

DETT - dettaglio

PPP – Primissimo Piano

PP – Primo Piano

PA – Piano Americano

FI – Figura intera
Le storie cinematografiche si sviluppano scena dopo scena dall’esposizione di
una situazione allo sviluppo del conflitto, fino all’esito finale.

Durante le riprese si deve ben tenere presente la continuità: le inquadrature


devono essere girate in modo che possano poi essere legate le une alle altre
dal montatore. Ecco quindi le principali regole da seguire durante le riprese.

Raccordo per posizione: se si effettua uno stacco da un’inquadratura ad


un’altra, il soggetto si deve trovare sempre dalla stessa parte dello schermo.
Immaginate di dividere le inquadrature in due o tre parti verticalmente e lasciate
ogni personaggio sempre nella stessa sezione.
Raccordo del movimento: in due inquadrature consecutive la direzione del
movimento di un soggetto deve essere uguale.

Raccordo dello sguardo: se due soggetti si scambiano lo sguardo, le loro


direzioni sono naturalmente opposte, perciò se i due vengono posti in
inquadrature differenti l’opposizione delle inquadrature deve essere mantenuta.

Nei gruppi di tre persone, il soggetto che si trova al centro è arbitro dell’azione e
deve guidare il pubblico: se parla il personaggio a sinistra dello schermo, il
soggetto al centro guarderà tale personaggio, se a parlare è quello a destra, il
soggetto centrale guarderà il personaggio alla sua sinistra.
LA RIPRESA: CONCETTI BASE
Inquadrature e movimenti di macchina
Le videocamere sono progettate per catturare il movimento, non per crearlo: se
volete fare delle buone riprese consiglio l'utilizzo di un cavalletto altrimenti la
telecamera si tiene con due mani.

Ricordatevi, che anche se i software di montaggio anche la possibilità di


stabilizzare le immagini, non c’è niente di meglio di una buona ripresa .

Fate inquadrature fisse, all'interno delle quali si muovano i soggetti. Per


cambiare angolo spostatevi e fate una nuova inquadratura fissa.

Lo zoom è di fatto un movimento, si chiama anche carrellata perché nel cinema


vero a volte la telecamera è posta sopra un carrello su binari. Non abusatene,
non continuate a zoomare avanti e indietro, cercate di non riprendere
camminando o correndo, a meno che non sia un effetto voluto. Se dovete
muovere l'inquadratura riprendete qualche secondo "fermo" all'inizio ed alla fine
del movimento, carrellate due volte più lenti di quello che avevate pensato di
fare e in una sola direzione. Cercate di non usare lo zoom digitale, dato che con
esso diminuisce la definizione dell'immagine. Lo zoom dovreste usarlo prima di
riprendere, per scegliere la giusta focale.

L'altezza da cui riprendete le scene.


Fate riprese adeguate all'altezza del soggetto, come bambini, animali, adulti
sdraiati o seduti. Se starete in piedi riprendendo i bambini la visione sarà
distorta, specie in grandangolo: appariranno con un testone e piedi più piccoli
del normale. Potete "trasgredire" questa regola, se volete trasmettere un preciso
messaggio. In un vecchio sceneggiato televisivo, "Venti di Guerra", l'altezza
della cinepresa era normale durante la storia d'amore, mentre quando
entravano i soggetti legati agli eventi storici (generali, capi di governo) la ripresa
era fatta dal basso, per mettere lo spettatore nella situazione di assistere in una
sorta di soggezione nei confronti di queste figure, aumentando la drammaticità
delle scene. Provate a fare riprese stando addirittura più bassi dei vostri
bambini: i loro movimenti sembreranno acquistare importanza.

Estendiamo le nozioni di ripresa a come inquadrare il soggetto che stiamo


riprendendo, usando un concetto valido anche in fotografia. Dovete immaginare
di dividere il vostro mirino con due linee verticali e due orizzontali, ugualmente
spaziate. In pratica otterrete 9 cellette: lo spettatore pone l'attenzione maggiore
sui 4 punti d'intersezione delle linee, se in corrispondenza di essi c'è il soggetto
(o due soggetti, magari non allineati) l'inquadratura ne beneficerà. Per lo stesso
motivo mettete l'orizzonte ad 1/3 o 2/3 dell'inquadratura, non dividete il
fotogramma a metà in un panorama. Con riprese fisse avete tempo per
inquadrare correttamente, ma se siete in movimento è più complicato, conviene
seguire una regola più semplice, ma con criticità più elevata, se non rispettata:
l'aria. Se il soggetto in primo piano guarda verso sinistra dovete lasciare spazio
(aria) a sinistra dell'inquadratura, analogamente per la destra, per basso-sinistra
e così via. A maggior ragione applicate questa regola se lo state seguendo
mentre lui cammina. Lo spettatore deve vedere lo spazio che a breve il soggetto
raggiungerà, viceversa se "il camminatore" è al centro dell'inquadratura o
addirittura nello stesso lato verso cui si dirige, si pone lo spettatore nell'attesa
che un altro entri in campo alle sue spalle.

Pianificate il vostro video


Registrate da varie angolature, registrate 5 secondi prima e dopo quello che
v'interessa, in modo da aiutare la fase di editing (specie per le dissolvenze).

Ricordatevi di fare delle inquadrature di stacco da utilizzare in fase di


montaggio.

Nascondete ciò che non interessa


Soprattutto nei primi piani e mezzibusti. Un primo piano con uno stipite o un
tubo di grondaia che parte dalla testa è odioso, quindi attenzione allo sfondo,
non concentratevi solo sul soggetto. Preoccupatevi anche dei bordi della
ripresa, controllate se state tagliando in maniera corretta o se l'inquadratura è
storta rispetto a pali, muri e cose simili. Se possibile non mettete la data quando
riprendete, altrimenti avrete spezzoni che non potrete spostare o che
smentiranno la narrazione dopo il montaggio. Evitate anche di usare filtri e titoli
della videocamera, potrete aggiungerne in seguito con un programma di
montaggio, di qualità migliore.

Preregistrate in nero le cassette (tenendo l'obiettivo chiuso) in modo da non


avere mai punti morti nel nastro che danno problemi in fase di acquisizione,
infatti il time code del nastro DV deve sempre essere sequenziale. Controllate il
suono, usate un microfono esterno, se possibile, e coprite il microfono in caso di
vento.

La Luce
Elemento fondamentale: nessun trattamento di post-produzione può rimediare
una ripresa fatta con luce inadatta. Ricordatevi sempre di effettuare il
bilanciamento del bianco.

Possiamo avere due tipi di luce: quella esterna e quella interna, in gergo tecnico
i due "tipi" di luce vengono definiti luce calda e luce fredda, questa differenza si
chiama "temperatura colore" perché è riferita alla temperatura in gradi kelvin di
un corpo nero (cioè che non riflette luce) scaldato in modo da diventare
incandescente. A seconda della temperatura la sua colorazione cambia,
passando dal rossiccio ad un bianco tendente al blu.

In generale il bilanciamento del bianco automatico assolve pienamente le sue


funzioni, ma occorre seguire delle regole base. Ad esempio è sconsigliabile
usare fonti di luce con temperatura colore troppo diversa, come la luce di
lampadine e la luce proveniente da una finestra. Durante le riprese infatti il
bilanciamento del bianco della telecamera non riesce a cambiare rapidamente e
così assistiamo a fastidiose variazioni di dominanti cromatiche.

Il bilanciamento si ottiene manualmente riprendendo un foglio bianco e


premendo l'apposito bottone di taratura: la telecamera userà questo bianco
come riferimento e tutti gli altri colori verranno registrati rispetto ad esso.

Il concetto secondo cui le migliori riprese si fanno in pieno sole è un luogo


comune: in realtà un cielo nuvoloso garantisce un'illuminazione "morbida", cioè
con pochi contrasti in cui le ombre assenti (o quasi) non disturbano le vostre
riprese. I colori sono meno brillanti rispetto a quelli in piena luce del sole, ma
non sono necessariamente inferiori a livello qualitativo. I due "tipi" di luce
vengono definiti luce dura e luce morbida.

In generale il soggetto può essere illuminato da diverse angolazioni, anche se ci


sono sei direzioni principali:

- Luce frontale: la luce si trova dietro la telecamera e va dritta in faccia al


soggetto. Il risultato è spesso poco soddisfacente perché l'inquadratura sembra
piatta, cioè si perde in profondità. In più se si stanno riprendendo delle persone
i loro occhi sono socchiusi per via della luce che li colpisce;

- Luce dall'alto: tipicamente il sole di mezzogiorno. Anche in questo caso


l'immagine sembra piatta e le ombre sono corte e scure. Adatta per forme
geometriche se desiderate effetti particolari, non molto per le persone a causa
dell'evidente aumento delle occhiaie e dell'ombra sul mento;

- Luce dal basso: usata per creare effetti drammatici, specie nelle riprese di
persone;

- Luce laterale: permette di evidenziare superfici ruvide con piccoli particolari. Il


livello di profondità è elevato, ma per i ritratti è preferibile una luce meno
tagliata, le ombre in questo caso sono troppo marcate;

- Luce laterale/frontale: a circa 45 °. E' un ottimo compromesso tra i due tipi


sopra descritti, dato che mantiene un forte senso di profondità, ma con ombre
meno evidenti, specie se è possibile porre un'altra fonte di luce (o un pannello
riflettente bianco, o ancora meglio dorato se la ripresa deve avere toni caldi)
dalla parte opposta, che le attenui. Per i ritratti è l'ideale nelle più comuni
situazioni.

- Controluce: si usa per effetti particolari e serve per evidenziare i contorni del
soggetto ripreso.

IL MONTAGGIO
Esistono due tipologie di editing (montaggio) che si differenziano tra loro in
base agli strumenti che si utilizzano per operare:
Editing non lineare si basa sul fatto che le parti da montare vengono prima
acquisite, tagliate e selezionate con un programma e poi riversate su un
supporto qualsiasi (CD, DVD, Nastro). Un montaggio fatto utilizzando il
computer che presupponga la cattura, l’elaborazione e l’esportazione finale, è
un montaggio non lineare.

Editing lineare viene effettuato tramite dispositivi analogici (centraline di


montaggio, titolatrici, ecc...) che si interfacciano con videoregistratori e
telecamere. Gli effetti, i tagli, ecc. vengono fatti sul flusso video che scorre.
Questa tecnica ha costi molto elevati, richiedendo, fra l’altro competenze molto
particolari, visto che il tutto viene eseguito “in diretta" (televisioni). L’intero
procedimento è di tipo “cronologico” e "lineare".Un montaggio fatto con due
videoregistratori collegati fra loro è un montaggio lineare.

Noi ci concentreremo solo sull’“editing non lineare”.

Scegliere il programma di montaggio


Il numero e la qualità dei programmi di montaggio, ha raggiunto, in questi ultimi
anni, livelli insperati anche per gli addetti del settore. Il boom del digitale ha
portato nelle casse dei maggiori produttori di software commerciale, il giusto
quantitativo di denaro da destinare alla ricerca. I risultati sono sotto gli occhi di
tutti quasi tutti i programmi commerciali sono in grado di realizzare video di
grande impatto, con una semplicità che appare a volte disarmante.

Sebbene le interfacce grafiche siano più o meno originali, tutte presentano


alcune ‘finestre’ per così dire ‘standard’. Quella che sicuramente non manca mai
è la Timeline (linea del tempo), una linea sulla quale sono posizionate le clip, da
sinistra a destra e vicino alla quale non mancano le funzioni Taglia & Incolla, e/o
simili. Il posizionamento delle clip è cronologico, quindi intuitivo, in pratica si
dovranno posizionare da sinistra a destra i contributi (clip, immagini statiche,
titoli, ecc…) che compariranno nel video finale.

In base al software utilizzato (software amatoriale o professionale) ci saranno


più o meno possibilità di intervento: transizioni, dissolvenze incrociate, titoli,
l’unico vero limite sarà la vostra fantasia.

La scelta di acquisto di un programma di montaggio non dovrebbe essere un


problema, visto che per determinate fasce di utenti esistono più soluzioni,
ugualmente valide. Generalmente le schede di cattura, anche le più
economiche, vengono fornite con un programma di montaggio, magari non
l’ultimissima versione ma comunque in grado di offrire molto e anche di più al
principiante alle prime armi.

Software commerciali per l’utente consumer:

Pinnacle Studio, Ulead Video Studio, iMovie

Sia Pinnacle che Ulead forniscono programmi adatti alle più diverse esigenze. I
programmi citati hanno raggiunto un pieno livello di maturità e sono in grado di
seguire passo per passo un utente consumer dalla cattura alla realizzazione di
un CD e/o DVD. Questi programmi funzionano con windows e vengono, in
genere, inclusi nella confezione delle schede di cattura. Mentre iMovie fa parte
della suite ilfe di Apple ed è in dotazione sui computer mcintosh.
Software commerciali per l’utente prosumer

Adobe Premiere, Avid Xpress, Sony Vegas, Ulead Media Studio Pro, Apple
Final Cut, Avid Liquid Edition

I programmi segnalati, sono destinati ad utenti avanzati, che desiderano


realizzare video di qualità professionale. Tutti, sono in grado di fare tutto:
titolare, editing audio, editing video avanzato e molto altro .

L’arte del montaggio


"Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo di produrre una
pellicola da montare" Stanley Kubrick

"Lo scopo del montaggio è conferire alla rappresentazione cinematografica


significato e logica narrativa" (enciclopedia Garzanti).

"Il montaggio non è semplicemente un metodo per mettere insieme scene e


frammenti distinti; in realtà, è un metodo per guidare, in modo deliberato e
forzato, lo spettatore". (William Dieterle)

Nel periodo del muto, per il russo Vsevolod I. Pudovkin , "ll montaggio è dunque
il vero linguaggio del regista (...); l'atto creativo cruciale nella produzione di un
film (...); per giudicare la personalità di un regista cinematografico non si deve
far altro che osservare i suoi metodi di montaggio. Quello che per uno scrittore
è lo stile, per il regista è il suo modo particolare ed individuale di montaggio".

Jean-Luc Godard sostiene: "Dire regia è automaticamente dire, ancora e di


nuovo, montaggio. Quando gli effetti di montaggio superano per efficacia gli
effetti di regia, la bellezza della regia stessa ne risulterà raddoppiata".

Dunque, con il montaggio, l'autore organizza la sua opera articolando immagini


in modo da condurre lo spettatore, secondo il proprio punto di vista, in un suo
personalissimo percorso espressivo.

Cenni storici
Il cinema è stato inventato dai fratelli Lumiere che, specie all’inizio, si limitavano
a fare delle semplici “registrazioni” della realtà senza nessun altro intervento di
post-produzione, praticamente mettevano la "cinepresa" su un cavalletto e la
accendevano ("L'arrivée du train à la Ciotat", 1895). George Méliés, considerato
uno dei padri del cinema ("Vedute dell'esposizione di Parigi 1900", 1900), nei
suoi lavori ricalcava molto il teatro: qualunque scena iniziava e terminava
sempre nello stesso luogo, la cinepresa era immobile e non “entrava” nella
scena stessa ("Voyage dans la Lune", 1902). Un personaggio fondamentale è
stato Edwin S. Porter, che realizzò un film recuperando scene reali di pompieri
in attività, montandole in seguito con altre girate "ad hoc" di una donna e un
bambino chiusi in una stanza con del fumo ("The life of an american fireman",
1903). All'opera di questi ed altri maestri si deve il processo di sviluppo del
montaggio, e la trasformazione del cinema in quello che conosciamo oggi.

Nei primi anni del '900 Pudovkin e Kuleshov condussero questo esperimento.
Costruirono tre diverse sequenze che avevano in comune la prima scena, un
primo piano dell’attore Mosjukhin, seguita da:
- Un piatto di minestra su un tavolo;

- Una bara con una donna morta;

- Una bambina che giocava.

Gli spettatori a cui furono sottoposte le sequenze attribuirono concordemente


all'identica immagine dell'attore espressioni diverse, rispettivamente fame,
dolore e serenità. Una prova ineccepibile dell’efficacia del montaggio. Il suo
scopo insito è quindi riprodurre i processi mentali che il cervello opera con le
immagini che ci circondano, non solo registrarle.

Riporto un brano di Ernest Lindgren:

“All’improvviso giro un angolo e trovo un bambino che, credendo di non essere


visto, con un sasso in mano mira verso un’invitante finestra. Mentre lancia il
sasso vado con lo sguardo alla finestra per vedere se riesce a colpirla, poi
istintivamente torno a guardarlo per vedere cosa vuole fare ancora, ma lui
guarda un punto dietro le mie spalle, cambia espressione e scappa a tutta
velocità. Mi giro e vedo un poliziotto che ha appena girato l’angolo.”

Questo è il metodo da tenere a mente: non riprodurre la realtà, ma il modo in


cui la osserviamo. Il montaggio effettivo poi, rispetto a quello mentale, avrà
anche qualcosa in più: oltre a cambiare angolo di ripresa (punto di vista) si può
variare la posizione della telecamera.

Pianificazione
Il montaggio video è un processo molto simile alla stesura di un testo, ma con
meno possibilità di correzioni.

Se le vostre riprese sono zeppe d'errori d'inquadratura, d'esposizione, ecc., c’è


poco da fare. La difficoltà maggiore sta nell'organizzare le idee in modo che il
racconto sia armonico, non noioso ed in grado di trasmettere i concetti che ci
eravamo prefissi. Queste problematiche sono in corrispondenza con le diversi
“parti” del video, la cui classificazione potrebbe essere questa:

Quadro: riproduce una singola azione, si chiama così perché spesso la


telecamera è ferma a riprendere dei soggetti che all’interno dell’inquadratura si
muovono o meno. Ribadisco ancora che, nella mia piccola esperienza, da
quando ho cominciato a scegliere inquadrature fisse i miei video sono
nettamente migliorati. Al quadro si può far corrispondere la frase di un testo.

Scena: l’insieme di più quadri che descrivono un’azione. Alla scena si può far
corrispondere il periodo di un testo, quello per intenderci dopo il quale si mette
un punto e si va a capo.

Sequenza: l’insieme di più scene e quindi più azioni che, nella loro successione
logica, formano un episodio. L’episodio lo possiamo considerare un paragrafo (o
capoverso) nell’analogia con il testo scritto.

Parte: l’insieme di più sequenze che raccontano una piccola storia di senso
compiuto. Può essere considerata il capitolo di un testo, non a caso un film in
DVD è suddiviso in un certo numero di capitoli direttamente raggiungibili dal
menu del lettore.

Un modo per iniziare è suddividere il vostro film e/o video in parti, in modo da
dover gestire un limitato numero di sequenze che avete precedentemente
acquisito con il vostro PC. E' più conveniente dal punto di vista dell’economia di
pensiero: trovare i corretti quadri da legare insieme è molto più facile che
ricordarsi tutte le scene. Occorre riguardare più volte gli spezzoni acquisiti, in
modo da memorizzarli. Consiglio di avere molti file spezzettati piuttosto che uno
solo enorme, perché è molto più facile trovare quello che vi interessa ed in
genere il programma li gestisce meglio.

Un esempio classico: la gita al mare.

La prima suddivisione potrebbe essere questa:

1. Partenza ed arrivo a destinazione

2. La permanenza

3. Ritorno a casa.

La parte 1 a sua volta potrà essere divisa in:

1. I preparativi , la macchina carica che si allontana ;

2. Riprese dalla macchina in movimento (le classiche riprese di collegamento);

3. L'arrivo. Sequenza composta dalla scena in cui la macchina arriva, dalla


scena in cui la gente scende, dalla scena in cui le persone si guardano intorno,
ecc.

Parliamo ora del criterio su come scegliere i singoli quadri per comporre una
scena di senso compiuto.

Esempio: Luca (vostro figlio) comincia a piagnucolare, Genoveffa (vostra


moglie) lo guarda, si alza, ruota su se stessa, cammina in direzione della
cabina. La sabbia scotta, il suo camminare è buffo, quando raggiunge la cabina
scompare all'interno, per ricomparire qualche istante dopo con il biberon di
camomilla e ripercorrere lo stesso tratto in senso inverso.

Quanto appena descritto è composto da due "periodi" e più frasi. Mantenendo il


parallelo testo/video possiamo quindi parlare di una sequenza composta da due
scene e una decina di quadri (circa uno per azione descritta, cioè per verbo
contenuto nei due periodi). Voi dove siete? Semplice, sulla sdraio, con la
telecamera tra le mani (non avete il cavalletto...) a riprendere tutta la sequenza
stando seduti. Nella migliore delle ipotesi la vostra ripresa sembrerà durare
un'eternità.

Dovete cambiare angolo di ripresa.


E' la soluzione più corretta per poter montare i singoli quadri senza dar luogo a
salti temporali. In fase di montaggio non potrete tagliare troppo, altrimenti la
vostra Genoveffa sembrerà scomparire e riapparire improvvisamente. Potreste
mettere delle riprese in mezzo (di Luca che guarda la madre o generiche), ma
non guadagnereste molto tempo perché, avendo tutte le inquadrature di
Genoveffa dalla stessa posizione, per continuità temporale lo spettatore non
accetterebbe uno scarto eccessivo tra la vostra amata Genoveffa, Luca ed
ancora Genoveffa. Vediamo quindi come procedere. Io considererei tanti
quadri, più o meno per quanti verbi ci sono nella descrizione, quindi:

1. Genoveffa guarda in direzione di Luca

2. si alza, ruotando su se stessa

3. comincia a camminare in direzione della cabina

4. la sabbia scotta ed il suo camminare è buffo

5. raggiunge la cabina

6. scompare all'interno

7. ricompare qualche istante dopo con il biberon di camomilla

8. ripercorre lo stesso tratto in senso inverso.

Allora:

per la 1) potrebbe servire un PP di Genoveffa per evidenziare la sua lieve


preoccupazione sul fatto che Luca ha sete.- la 2) potrebbe essere un PA (piano
americano, quello senza piedi), magari diviso in due quadri- la 3) un campo
lungo riprendendo Genoveffa da dietro- la 4) controcampo dalla cabina, con
Genoveffa che sta arrivando- la 5) va fusa con la 4)- la 6) di spalle a Genoveffa-
prima della 7), se è disponibile, un PM di Luca che guarda in direzione della
madre.

TECNICHE DI MONTAGGIO
Un consiglio per i meno esperti è quello di studiare i montaggi degli spot
pubblicitari che in pochi secondi raccontano una storia. I tagli sono netti, c'è al
massimo qualche dissolvenza, tipicamente per atmosfere sentimentali, mentre
per aumentare il ritmo e catturare l'attenzione la durata delle scene a volte
diminuisce fino a meno di un secondo. Sintetizzate, senza omettere
informazioni.
Campi e controcampi.
Detti anche "Piani di collegamento". Collegare varie sequenze senza far
stancare chi guarda è un arte. Esempio: per evidenziare che vi siete spostati da
un luogo ad un altro potete inserire come sequenza intermedia una ripresa fatta
dall'auto, o dal pullman, o dal battello. Oppure potete inserire didascalie, mappe
del nuovo luogo, ecc... o più semplicemente i cartelli stradali.

Se un soggetto esce a destra dall'inquadratura, fatelo entrare a sinistra in


quella successiva.
Stessa cosa con sopra-sotto, sinistra-destra obliquo ecc. Se non rispettate la
regola lo spettatore ha l'impressione che il soggetto abbia cambiato direzione.
Potete far credere che due tizi parlino fra loro anteponendo il PP di uno con
quello dell'altro. Il trucchetto funziona solo se (ad esempio) uno è rivolto a
destra e l'altro a sinistra ed è importante anche dove guardano (se uno dei due
guarda un po' più verso l'altro e l'altro un po' più verso il basso va bene,
altrimenti lo spettatore capisce il trucco).

La stessa inquadratura non deve rimanere a lungo sul video.


In genere si dovrebbe stare sugli 8-10 secondi per i campi lunghissimi, 3-4 per i
primi piani, anche meno di un secondo per i dettagli ecc. Come tutte le regole
anche questa può essere infranta se si vuole ottenere un certo scopo narrativo.

Dovete essere spietati con le vostre riprese.


Un'immagine fuori fuoco, una qualunque altra ripresa traballante o con soggetti
che non si muovevano nel modo giusto DEVE essere scartata.

Il Controcampo.
E' una tecnica che dovremmo utilizzare soprattutto nelle riprese tipo interviste e
deve seguire una semplicissima regola: se in un quadro ci sono 2 persone che
parlano tra loro e la persona A (di spalle rispetto alla persona B) è inquadrata
nella parte sinistra del video, in un quadro successivo che riprenda
dall'angolazione opposta (B di spalle e A di fronte) la persona A DEVE rimanere
nella parte sinistra dello schermo.

Le scene neutre. Cosa sono e a cosa servono ?


Vi sarà capitato di voler stringere/tagliare una sequenza troppo lunga come ad
esempio una barca che corre sull'acqua e che seguite per diciamo 30-40
secondi. Se non avete usato un cavalletto e se avete spostato l'inquadratura
modificando l'aria (spazio davanti al soggetto) succederà che eliminando una
parte centrale consistente, i due spezzoni non combaceranno e daranno in
modo evidente la sensazione di un taglio fastidioso. Questo problema si risolve
inserendo tra i due spezzoni una scena alla quale dare un senso di
collegamento logico, per esempio la ripresa di un gabbiano nel cielo. Così, se
avete messo 4" per il primo spezzone + 4" del gabbiano + 4" del secondo
spezzone avrete condensato in 12" la vostra scena iniziale senza perdere ritmo
e senza aggiungere fastidi.

Montaggio Discontinuo.
Analizziamo ora il caso di dover giustapporre quadri che non appartengono alla
stessa scena, ma a sequenze diverse o addirittura a parti diverse del vostro
film. Esempi pratici sono la classica cerimonia, in cui avete terminato il
montaggio dei quadri relativi ai preparativi in casa e dovete attaccare quelli delle
sequenze all'interno della chiesa, oppure un viaggio in cui dovete unire la
partenza con le scene dove si descrive il luogo di destinazione. In questi casi
potremmo utilizzare una dissolvenza in chiusura sul nero e successiva
dissolvenza in apertura, ma esiste un'altra possibilità molto efficace che va sotto
il nome di "Montaggio Discontinuo". Questo tipo di montaggio si verifica tutte le
volte che non esiste una continuità d'immagine tra un quadro e il successivo,
perché appartengono a sequenze diverse. Spesso l'ambiente può essere
completamente diverso, ma si mantiene per contrasto o analogia lo stesso
contenuto o la stessa forma dell'oggetto ripreso nella sequenza precedente.

Questo studio fu fatto da tre maghi e padri del montaggio (Ejzenstejn,


Pudovking e Timoscenko) che definirono quattro possibili attacchi tra due
quadri:

analogia di forma e contenuto;

Analogia di forma e contrasto di contenuto;

Contrasto di forma e analogia di contenuto;

Contrasto di forma e contenuto.

Per analogia di forma potete immaginare due oggetti che in qualche modo si
somigliano, ad esempio avete la penna di un soggetto che sta scrivendo Ed il
pennello di un pittore che sta facendo un ritratto.

Per contrasto tutto quello che ovviamente porta lo spettatore quasi a


sorprendersi della differenza tra le due sequenze, come ad esempio una
romantica scena sul mare notturno con il PP di un piede che cammina sul
bagnasciuga ed un PP di una scarpa alla moda che si agita ritmicamente al
suono assordante della discoteca; in questo caso siamo al contrasto di forma
(piede e scarpa alla moda) e contrasto di contenuto (il mare di notte in silenzio e
il fragore e le luci della discoteca).

Montaggio Nascosto
Nel montaggio di quadri o scene appartenenti ad una stessa sequenza, c'è un
modo di operare in cui si interrompe la ripresa mantenendo la telecamera su
cavalletto, si spostano i soggetti ed il risultato finale è l'apparizione e/o
scomparsa di soggetti. Questo tipo di montaggio, che per la cronaca si chiama
"Montaggio Nascosto" ed è stato inventato da quel genio di Méliès, è stato
molto utilizzato nel cinema come semplice trucco di magia. Si può però
estendere il suo utilizzo, riprendendo ad esempio un orologio con le lancette
che cambiano posizione, oppure un posacenere che da vuoto si fa pieno di
mozziconi (magari utilizzando una rapida dissolvenza per ammorbidire i
passaggi). Così facendo si suggerisce allo spettatore che il tempo sia passato
senza allungare il "tempo cinematografico". Altro esempio è riprendere dei piatti
di portata in un pranzo di matrimonio, che man mano scompaiono per
testimoniare che gli invitati hanno molto apprezzato tutte le pietanze; questo
potrebbe dare anche una nota simpatica e divertente alle vostre riprese.

Gli errori di continuità


Tra i peggiori e più evidenti errori sintattici che si possono trovare nei nostri
video, ma anche in quelli fatti dai professionisti, ci sono quelli definiti come
"Errori di continuità". In sostanza si verificano quando risulta evidente una
incongruenza temporale, formale o altro tra un quadro (o una scena) e la
successiva. Purtroppo la maggior parte di questi errori si verifica durante le
riprese e quindi in fase di montaggio è impossibile rimediare se non rimuovendo
in maniera drastica le scene incriminate. Fare un elenco di questa tipologia di
errori è impossibile, perché sono moltissimi, l'unica cosa sicura è che, pur
durando a volte solo frazioni di secondo, anche lo spettatore meno attento li
percepisce.

Immaginiamo il caso classico in cui vogliamo montare alcuni quadri, composti


da persone e/o cose, in ordine diverso da quello cronologico con cui le abbiamo
registrate, per particolari esigenze narrative. Questa situazione capita
spessissimo, ed anche gli errori conseguenti: un soggetto che fuma e la
lunghezza della sigaretta è prima lunga, poi corta, poi di nuovo lunga, oppure
(più evidente) il soggetto che nel frattempo ha cambiato un indumento, sciolto i
capelli, spostato un elemento del suo vestiario ecc...

Ricordo errori grossolani: una volta in un film giapponese (di cui non ho certo
tenuto traccia del titolo) addirittura un soggetto ad ogni stacco di quadro era
vestito con un soprabito diverso. In un vecchio film francese c'era un
inseguimento tra una Renault e una gloriosa Fiat 128, fino a che la povera Fiat
cadeva incendiandosi in un burrone; cosa c'era di strano? Che non si trattava
più della 128, ma di una 124, che probabilmente per esigenze di budget era più
"sacrificabile" dell'altra.

Nel film "Gli intoccabili" il protagonista parlava con un interlocutore che appariva
con il colletto della camicia allacciato, poi slacciato, poi nuovamente allacciato e
questo parecchie volte nella stessa scena. Presumibilmente questo è accaduto
perché Sean Connery durante una pausa delle riprese si era messo in libertà
(slacciandosi la camicia) e poi dimenticandosi di ripristinare la situazione
iniziale. Come noto nel cinema esiste una segretaria assistente, che prima delle
pause, annota questi particolari, disegna bozzetti e/o scatta fotografie dato che
le interruzioni a volte possono addirittura durare giorni.

La situazione è critica in quanto i soggetti oltre ai vestiti possono avere una


pettinatura diversa, barba più lunga o più corta, tenere in mano oggetti ecc...
Come avrete capito i possibili errori sono innumerevoli, ma vi suggerisco (a
meno che non vi possiate permettere un'assistente) di rivedere le riprese
appena registrate, se avete fatto una pausa tra una e l'altra. Attenzione anche
alla luce! Se facciamo riprese in esterni, la luce cambia sia in intensità che in
colore, anche se il nostro caro bilanciamento del bianco ci aiuta.

Errori da evitare o correggere in fase di montaggio


Abbiamo accennato al tempo reale ed a quello filmico che in genere non
corrispondono, ad eccezione dei matrimoni. Ricordo che se riprendete un
soggetto che scende le scale, non dovete far vedere allo spettatore tutte le
rampe, ma con pochi e corti quadri ben scelti e montati, grazie alla ricostruzione
mentale che ciascuno fa quando guarda un film, ricostruisce anche le scene
inutili di ogni rampa di scala. Questo modo di operare non disturba
minimamente lo spettatore che anzi resterà più attento nelle scene narrative più
importanti. Tuttavia mal sopporterebbe una situazione in cui alternando quadri
del soggetto che scende e di un altro che lo sta attendendo, non facciate
passare il giusto tempo tra uno e l'altro; dovete prevedere che quando state
riprendendo il soggetto in attesa, l'altro abbia sceso un numero di gradini
compatibile con il tempo in cui non era inquadrato. Similmente l'esempio
classico della sigaretta che deve essersi opportunamente consumata, o la
strada percorsa da un soggetto non inquadrato, ecc... Queste situazioni le
correggete in fase di montaggio, quindi basta un po' di attenzione nel tagliare al
fotogramma corretto, per evitare un errore grossolano di continuità.

Può capitare che pur montando i quadri nella stessa sequenza temporale in cui
sono stati ripresi, a causa di eventi che non avete ripreso ci sia un
insopportabile errore di continuità. Immaginate un oggetto che venga spostato
mentre voi state cambiando inquadratura: l'oggetto sembrerà scomparire ed
apparire all'improvviso, in fase di visione risulterà alquanto fastidioso. Un caso
classico sono le porte delle auto, aperte o chiuse a seconda che qualcuno sia
salito o sceso (o entrambe) mentre riprendevate.

Tengo solo a ribadire che molti di questi errori possono essere evitati solo in
fase di ripresa, quindi torno a quanto già vi ho suggerito a suo tempo: curate le
vostre riprese, perché in fase di montaggio si possono fare grandi cose, ma per
i miracoli (anche attrezzandosi) è veramente dura.

Durata
La durata di un film che presentiamo agli amici non può superare i 20 minuti, un
valore che andrebbe portato a 15 minuti in caso il tema proposto non sia
particolarmente interessante. Chi guarda il filmato è sicuramente meno
interessato di noi per ovvie ragioni, a meno che non sia lui stesso un "attore" nel
video. Pensate ad un film visto al cinema che vi ha annoiati a morte. Se un film
può annoiare, nonostante sia fatto da professionisti, con grandi mezzi, una vera
sceneggiatura, attori, tecnici, ecc., come possiamo pensare che le nostre
traballanti immagini di soggetti scarsi possano interessare più di 20 minuti?

Per sintetizzare il filmato considerate che nel montaggio cinematografico il


tempo non corrisponde mai a quello reale, dato che il nostro cervello (di
spettatore) completa perfettamente le scene mancanti.

Dissolvenze ed Effetti
I programmi di editing forniscono una quantità industriale di effetti speciali, titoli,
elaborazioni grafiche, e a questi vanno aggiunti quelli presenti sulla telecamera
(che torno a sconsigliare). Usateli il meno possibile, anche se la tentazione è
forte. Lo stesso discorso vale per i titoli, che dovrebbero essere austeri, classici,
a meno che non vogliate fare delle cose comiche, volute.

Guardate un film e noterete che tranne le dissolvenze incrociate, magari in


apertura/chiusura, difficilmente se ne usano altre. La stessa dissolvenza va
usata con moderazione, dato che nel linguaggio cinematografico spesso
rappresenta una "voce narrativa" che indica tempo trascorso tra una scena ed
un'altra: una dissolvenza più lunga indica un lasso di tempo più elevato. La
dissolvenza può essere usata quando vogliamo trasmettere una situazione
sentimentale o comunque di rilassamento, o quando due scene non sono
immediatamente legate in termini narrativi, magari dissolvendo in nero e
riaprendo. E' inutile sottolineare che anche queste regole possono non essere
rispettate, in realtà nei film vedrete che la maggior parte dei tagli tra una scena
e l'altra sono netti, specie se il ritmo del montaggio è rapido.

Una dissolvenza incrociata rapidissima può ammorbidire lo stacco tra 2 scene.


La RAI usa quasi sempre al posto dello stacco una dissolvenza incrociata di
una frazione di secondo, probabilmente un quarto di secondo, ma una
sovrapposizione di mezzo secondo è già una dissolvenza incrociata rapida.
Una dissolvenza incrociata di tre secondi è un'eternità.

Musiche ed effetti sonori


La musica rende magico il film. La scelta è soggettiva, ma dovete tenere
presente che i cambi di scena siano allineati con ritmo della musica. Quando
mettete un pezzo in sottofondo fate in modo che avvengano in corrispondenza
ai tempi della canzone, generalmente è meglio se sono in battere, ma non
necessariamente. Al solito, guardate qualche videoclip per imparare.

Torniamo all'audio dei nostri filmati: meglio lasciare l'audio originale o toglierlo
del tutto per far posto ad una colonna sonora musicale? Cominciamo a dire che
l'audio è veramente un bel problema, perché accanto a tutte le problematiche
che abbiamo affrontato sul video, l'audio crea un bel po' di problemi ed il fatto
molti consiglino di sostituirlo con della musica, dimostra che quello che
registriamo in diretta fa abbastanza "schifo" e che è meglio eliminarlo. Ma
perché è così inaccettabile l'audio in diretta?

Ci sono almeno tre problemi:

1) Il nostro sistema audio (le orecchie), è veramente buono. In un ambiente


qualsiasi la stereofonia permette al nostro cervello d'individuare la provenienza
del suono. Per fare questo elabora la differenza di fase tra i segnali provenienti
dalle due orecchie e stabilisce la posizione della fonte sonora. In realtà va
anche in tilt quando al posto di un normale suono ha un segnale periodico (in
un periodo si ripete identico un tipo di tono o un fischio ad una certa frequenza).
In queste condizioni, infatti, dopo uno sfasamento di 360 ° i due segnali sono
nuovamente identici, e lo sfasamento non è più apprezzabile. Per questo, a
volte, anche se sentite un fischio, non riuscite a capire da dove proviene. Capire
da dove viene il suono, non solo offre il vantaggio di girarci dalla parte giusta
quando ascoltiamo, ma soprattutto ISOLA quelli non interessanti. Una prova?
Quando riascoltate le riprese fatte all'interno di un ristorante, noterete un grande
suono di forchette e piatti che sbattono, suoni che non avete notato così forti
quando eravate al ristorante. Il motivo? Quando eravate al ristorante il vostro
cervello assieme al vostro impianto stereo (le orecchie) aveva isolato ed
eliminato i suoni non interessanti dei piatti che sbattevano e quindi non li
ricordate neppure. Purtroppo anche utilizzando una telecamera con audio
stereo i suoni provengono comunque tutti da una stessa fonte (i due
altoparlanti) e il "nostro" impianto non è più in grado di isolare i suoni o rumori
indesiderati.

2) Il sistema audio di ogni telecamera ha il CAG (controllo automatico di


guadagno) che in parole povere aumenta o diminuisce il "volume" del suono a
seconda della situazione (campagna con uccellini piuttosto che traffico
assordante). Questo va bene per avere sempre un audio accettabile e che non
satura, ma nei casi in cui nessuno parla la sensibilità della telecamera aumenta
e il rumore di fondo (piatti e forchette che sbattono) diventa troppo alto.

3) Noi non professionisti, avendo già parecchi problemi in fase di ripresa, non
usiamo microfoni esterni, ma utilizziamo quello attaccato alla telecamera, che fa
quello che può. Considerate ad esempio il "Grande Fratello": hanno dovuto
mettere un microfono ad ognuno e ciò nonostante a volte non si capiva
comunque nulla!

Consiglio di non eliminare mai l'audio originale (a meno di scopi narrativi), ma


limitarsi ad abbassarlo sovrapponendo la musica, altrimenti si avrà
l'impressione di ascoltare qualcosa completamente staccato dalle immagini.
Quando voglio togliere praticamente tutto l'audio originale lo diminuisco al 10-
15%. Un leggero brusio di fondo quasi impercettibile è un ottimo metodo per
non eliminare quei rumori forti (chiusura di una porta, petardo ecc.) che lo
spettatore si aspetta comunque.

Come concatenare due quadri che abbiano ciascuno un proprio segmento


di "parlato"?
Io prediligo gli stacchi netti tra i diversi quadri, uso le dissolvenze solo se
effettivamente richieste dalla narrazione cinematografica, e molto (ma molto)
raramente uso le bellissime e diversissime modalità di transizione rese possibili
dal software, di cui tutti noi siamo "maniaci".Con le transizioni audio resto fedele
alla mia "filosofia" ed uso il taglio netto, anche se non sempre è possibile
perché nella realtà spesso e volentieri il punto corretto del nostro video non
corrisponde a quello corretto dell'audio.

Le transizioni con dissolvenza incrociata, o comunque quelle in cui si ha una


certa sovrapposizione tra un quadro ed il successivo, sono la situazione più
comoda, visto che abbiamo sempre la possibilità di allungare o accorciare la
parte audio delle due scene, per sincronizzare ottimamente audio e video.
Inoltre, essendo i due quadri oggetto della transizione appartenenti a due scene
diverse (altrimenti perché usare una transizione?), difficilmente ci sono problemi
di continuità audio.

Più problematico è lo stacco netto tra due quadri, in cui il taglio ottimale del
video non corrisponda a quello dell'audio. Si può pensare di togliere il
sincronismo audio-video e anticipare l'audio in modo da farlo terminare quando
termina il video; questa tecnica è comunque PERICOLOSISSIMA, dato che
occorre porre particolare attenzione a tutti quei piccoli rumori (passi ecc.) che
potrebbero tradire questo artificio rendendolo inaccettabile da parte dello
spettatore. Altrimenti possiamo di integrare solo lo spezzone di video con scene
neutre (es. una panoramica) o magari con l'inquadratura dell'interlocutore che
ascolta quanto sta dicendo il soggetto principale. Occorre massima attenzione,
per non commettere errori sintattici di continuità. Ricordatevi che il secondo
soggetto dovrebbe guardare nella giusta direzione, avere la stessa dominante di
colore, ecc...

A volte un suono molto forte (o due suoni concatenati) può legare scene
montate con un taglio secco. L'altra sera guardavo Ronin: all'inizio, dopo una
riunione, la ragazza sbatte la porta di un auto, il rumore viene "tenuto lungo" e
con un taglio secco si passa al fiume dove dovrebbe avvenire il primo scambio.
Più avanti, verso la fine, un uomo in una stanza spiega il "seppuku" (il suicidio
dei samurai) sibilando il rumore della spada, il sibilo ancora una volta è
allungato, si stacca su una strada e viene miscelato con il rumore delle
macchine. Questo metodo è usato per rendere meno brusco il cambiamento di
scena: quando il passaggio video avviene in anticipo rispetto all'audio si parla di
"J-edit", quando invece è l'audio ad anticipare il video si parla di "L-edit".

IL BLUESCREEN
Bluescreen (chiamato anche Chroma Key o Greenscreen) è una tecnica di
elaborazione video che permette di definire la trasparenza delle zone di
un’immagine video rientranti in una certa gamma di colori. In sostanza, da la
possibilità di “bucare” un determinato colore per poterlo sostituire con altri
contributi video.

Questo processo, molto comune sia in televisione che al cinema e rivalorizzato


dall’introduzione dell’editing non lineare, consente la realizzazione di
inquadrature altrimenti impossibili. Si pensi ad esempio a situazioni pericolose,
come un uomo appeso ad un cornicione di un grattacielo, o altamente
improbabili, come un’astronave che sfreccia tra i grattacieli di una città.

L’uso più classico del bluescreen è quello di riprendere un oggetto o un attore


posizionato davanti ad un fondale di colore uniforme (ad esempio il blu) e
sostituire, in un secondo tempo, le zone di blu con un altro sfondo, finto o reale
che sia. Naturalmente non è tutto così facile; si devono considerare alcuni
importanti fattori nella realizzazione sia del set che delle riprese.

un primo esempio
Prendiamo due clip, un'immagine di un paesaggio africano ed un video di una
ballerina, ripresa opportunamente in bluescreen (figure A1 e A2). Al primo
tentativo di fusione otteniamo un risultato alquanto grezzo, ma che rende
comunque l'idea (figura B1).

L'alone blu che circonda la danzatrice, è indice di uno dei problemi che si
possono riscontrare usando la tecnica del bluescreen. Infatti i pixel più vicini al
soggetto in primo piano sfumano dal blu dello sfondo alla tinta del soggetto,
rendendosi in questo modo sempre più differenti dal colore da bucare (dettagli
figura A2). Questo effetto si chiama aliasing e sebbene sia spesso considerata
una buona cosa (per esempio quando vogliamo ottenere delle ombre), in
questo caso ci danneggia.

Solitamente i software sono muniti di vari strumenti per poter fronteggiare


questo difetto, i così detti filtri antialiasing (sfumare i bordi, effetti di trasparenza,
ecc...). Con un po' di pratica il risultato (figura B2 e dettaglio) è facilmente
raggiungibile.

un secondo esempio
Prendiamo ora un soggetto che non possiamo portare in studio, per esempio un
animale (ma potrebbe essere un palazzo, un albero, un'automobile). Notiamo
subito che il cielo limpido sullo sfondo risulta essere un ottimo ed economico
bluescreen. Con un po' di mestiere, soggetti prima impensabili saranno a nostra
disposizione.
Realizzare il set
Per realizzare un set adatto alle riprese in bluescreen non occorrono
necessariamente costose attrezzature ma si deve prestare attenzione ad alcuni
importanti fattori. E’ necessario infatti ottenere il miglior girato possibile perché
da esso dipende la buona riuscita di tutto il progetto.

Il set reale, nel quale verranno riprese le sequenze da elaborare, necessita


sostanzialmente di un fondale a tinta unica e un luogo sapientemente
illuminato.

Per il fondale è possibile utilizzare un telo o una tenda di tessuto resistente,


abbastanza pesante e il più opaco possibile; si avrà così modo di trasportarlo
facilmente e applicarlo su qualunque parete. Il telo deve poter essere steso in
verticale in modo che rimanga teso e senza pieghe. Per questo è consigliabile
incollare al lato superiore ed inferiore due assi di legno, non troppo pesanti, che
aiutino la stesura e facciano contemporaneamente da peso. Inoltre sarà più
comodo arrotolare il telo per il trasporto. Deve essere sufficientemente lungo, in
modo che si possa creare uno strascico di almeno un metro sul terreno, utile
per avvolgere completamente un soggetto appoggiato a terra.

Un altro modo per realizzare il set può essere quello di dipingere un’intera
parete o alcuni pannelli di legno, soluzioni, a nostro avviso, assai più
impegnative e meno trasportabili.

Per quanto riguarda il colore del fondale di norma si usa il blu puro, tinta adatta
alla ripresa di soggetti umani poiché risulta praticamente assente nella luce e
nel colore della pelle; si parla quindi di bluescreen. Nel caso si utilizzi il verde
(molto usato per produzioni cinematografiche) la tecnica prende il nome di
greenscreen. La scelta del rosso è possibile, ma consigliabile solo per riprese
che non comportano la presenza di attori umani.

Il luogo in cui si intende girare deve essere illuminato in modo che il colore dello
sfondo risalti il più possibile rispetto ai soggetti che si muovono dinnanzi ad
esso. La cosa migliore sarebbe dedicare alcuni faretti solo al telo ed altri, con
intensità diversa, solo agli oggetti in primo piano. Tale procedura è costosa e
non sempre possibile. Un surrogato dello studio, benché comporti alcuni
disguidi, può essere la luce diurna che, particolarmente a mezzogiorno di un
giorno coperto, consente un’illuminazione uniforme e priva di ombre evidenti.
Naturalmente fondale e soggetto verranno illuminati nello stesso modo, e
questo comporterà una maggior difficoltà nello scorporare il colore in seguito,
ma è un compromesso che si deve accettare. Un cortile o un giardino saranno
set adatti.
La ripresa delle sequenze
Come detto, ottenere riprese corrette significa avere in mano già una grossa
percentuale di tutto il progetto di bluescreen. Diamo qualche consiglio da tenere
a mente per la realizzazione di riprese ottimizzate.

I soggetti vanno posizionati abbastanza distanti dallo schermo in modo che non
vi proiettino ombre; questo permette di non perdere la sensazione di profondità
del set virtuale e di far comparire ombre indesiderate. E’ consigliabile eliminare
tutti gli oggetti che abbiano tinta simile a quella del fondale. Vestiti, accessori ed
elementi scenografici devono contenere quel colore il meno possibile. Tali
attenzioni evitano che venga bucato anche il colore degli oggetti, con
conseguente sparizione dall’inquadratura.

Si devono realizzare riprese semplici e con soggetti che si muovano il meno


possibile; in particolare si evitare movimenti di camera. Per questo è
consigliabile stabilire, e girare, più inquadrature fisse della stessa scena (ad
esempio piano lungo e primo piano) in modo da dare dinamicità alla sequenza
in fase di montaggio. Per ultimo, ma non certo meno importante, utilizzare
sempre il treppiede perché ogni minimo movimento di camera espliciterà
l’inconsistenza del background, togliendo credibilità alla scena.

Nel bluescreen facciamo riferimento al termine “set virtuale” (detto anche


background) quando parliamo del fondale che, in fase di montaggio, rimpiazza il
colore dello schermo. Può trattarsi di un’immagine statica, di un filmato di interni
o esterni o di un’animazione realizzata al computer. Di qualunque contributo si
tratti, anche il set virtuale deve rispettare alcune regole al fine di ottenere
risultati credibili e compatibili con le scene girate in bluescreen.

Si deve tenere a mente la distanza focale tra primo piano e fondale. Spesso il
background rappresenta qualcosa di distante, mentre il soggetto è inquadrato in
primo piano; per questo si deve dare l’impressione che il fondale sia sfuocato.
Si possono girare le sequenze del background disabilitando volutamente
l’autofocus ed impostandolo su valori leggermente diversi, oppure, utilizzare lo
strumento blur (sfocatura) sulla clip del fondale; soluzione artificiale ma
efficace.

Nel caso che il soggetto sia un attore, risulta decisamente utile affiancare
oggetti scenografici che contribuiscano a rendere più reali primo piano e
fondale allo spettatore. Tavoli, sedie, tappeti e sassi sono utili accessori coi
quali l’attore può interagire. Se in fase di ripresa in bluescreen si sono previsto
due inquadrature differenti, è necessario preparare due background differenti,
per conservare l’impressione che l’attore si trovi realmente nell’ambiente
virtuale.
Si deve tenere a mente che le clip contenenti i due set dovranno essere
composte in un’unica sequenza finale; pertanto è necessario che risultino
“compatibili” tra loro. Tale compatibilità è data da una corretta illuminazione, che
non deve generare controsensi visivi come ombre errate o chiaroscuri irreali,
dalla palette dei colori, che deve essere per entrambi i filmati simile il più
possibile, e dalle prospettive, che devono dare l’impressione della profondità di
campo. Tutto ciò non è banale ma è frutto della cura con cui si realizzano le
riprese e dell’esperienza dell’operatore.

I set virtuali raffiguranti paesaggi esterni statici (ad esempio un capo di grano o
un bosco) hanno comunque bisogno di movimento; nuvole, uccelli o rami che si
muovono possono dare credibilità alla scena.

Uno dei vantaggi del bluescreen è certamente la possibilità di creare ex novo


scenografie altrimenti non realizzabili. In ambito cinematografico si usa
comunemente la tecnica del “matte painting”, ovvero il disegno e la pittura
estremamente realistica di un fondale a dimensioni reali. Senza inventarsi artisti
è possibile creare ambientazioni in computer grafica, grazie a particolari
software appositamente progettati. In questi casi, per qualitativo che sia il girato
del foreground, si deve ricordare che contiene sempre un leggero rumore video
di fondo, che non è presente nei lucidi fondali creati in CG. Occorre quindi
applicare al background un filtro che generi un rumore simile a quello del primo
piano e lo renda pertanto compatibile.

Per concludere si ricordi una cosa importante: i limiti del bluescreen sono fissati
solo dalla creatività dell’operatore. Tale tecnica non si presta soltanto alla
sostituzione dei fondali ma permette interessanti effetti altrimenti non
realizzabili. Mischiando tecniche di CG, effetti visivi e riprese in bluescreen si
potranno ottenere risultati sbalorditivi anche lavorando con tecniche e strumenti
amatoriali.

LOOK CINEMATOGRAFICO
Credo che una delle domande più classiche per un videomaker sia la
seguente:

“Come posso dare un look più cinematografico alle mie riprese?”.


La risposta più ovvia è sicuramente:

“Rinuncia perché una ripresa DV non potrà mai uguagliare il look della
pellicola“.

Solo qualcuno con un po’ di pazienza in più risponde:

“Usa un plugin che fa tutto da solo”.

Peccato che quei plugin costino molto e che non sempre diano il risultato voluto
fornendo spesso un video solo “degradato”, e che le riprese continuino a
sembrare così “amatoriali”.

Ecco alcuni trucchi

Ripresa
La cosa strana che si nota è che quando si parla di “look cinematografico”,
viene spontaneo attribuirlo ad un “look da pellicola”, e l’errore è proprio qui.

Se volete che i vostri video assomiglino di più ad un prodotto “cinematografico”


o che comunque siano meno “amatoriali” e più “filmici” , dovete partire dalla
materia prima ovvero le vostre riprese.

Illuminazione
Illuminate, se vi è possibile, soggetto e sfondo con luci differenti così da poterne
aggiustare l’intensità separatamente.

Rendete generalmente più scuro lo sfondo e più luminosi i soggetti (lo sfondo
non deve attirare l’attenzione a meno che non sia voluto).

Sfruttate pannelli riflettenti o semplici superfici chiare (a volte basta un amico


con una maglietta bianca ben posizionato) per riflettere la luce naturale
direzionandola come meglio credete.

Movimenti di camera
Usate sempre il cavalletto per le riprese statiche e per le panoramiche (sia
orizzontali che verticali).

Se ne avete la possibilità, usate un carrello (o un sostituto tipo passeggino,


auto, skateboard, ...) per le carrellate.

Per le riprese a mano libera provate a lasciare la videocamera sul cavalletto


chiuso in se stesso e ad impugnare il cavalletto sotto la testa invece che la
videocamera ... è sicuramente un metodo arrangiato e più faticoso, ma, in casi
di necessità, assicura maggiore stabilità rispetto ad una ripresa fatta con la
mano sulla videocamera stessa.

Se ne avete il tempo e la voglia, provate a realizzare e ad usare undolly,


unahandycam o unasteadycam sfruttando le informazioni disponibili su Internet
(provate a cercare quei 3 termini con un motore di ricerca).

Minimizzate l’uso dello zoom durante la ripresa.


Provate a pianificare movimenti di camera complessi che rendono la ripresa più
“professionale” (ad es. zoom + carrellata, carrellata + panoramica, ...).

Inquadrature
Rispettate le regole di continuità (un soggetto che cammina verso destra,
nell’inquadratura successiva deve continuare a camminare in quella direzione).

Componete correttamente le inquadrature (attenti al taglio, all’aria in eccesso


sulla testa del soggetto e a non tagliare l’inquadratura ai piedi).

Variate spesso le riprese con primi piani, dettagli, campi lunghi, ...

Attenti alle associazioni dei colori all’interno della stessa inquadratura.

Attenti agli oggetti fuori posto (ad es. evitate di far vedere la cucina con gli
strofinacci appesi alle maniglie ... anche se nella realtà la vostra cucina è così,
nei film non si vedono mai cose del genere).

Ogni cosa che compare nell’inquadratura, deve essere per scelta e non per
caso (il triciclo di vostro figlio, seminascosto dietro una porta non è bello da
vedere ...).

Evitate i muri bianchi come sfondo (rovinano l’esposizione e non se ne vedono


quasi mai nei film);

Cercate di avere una scenografia adatta alla situazione ripresa e non usate il
primo posto in cui vi capita di riprendere (una cucina non potrà mai passare per
l’interno di un’astronave ... anche se mettete la tastiera di un PC vicino ai
fornelli).

Setup della videocamera


Se la vostra videocamera lo consente, usate il “progressive mode”.

Riprendere in Widescreen (formato panoramico), che richiama il formato


cinematografico, ma se la videocamera non lo consente, aiutatevi con due pezzi
di cartoncino per coprire parte del display LCD in modo da simulare un 16:9 e
comporre correttamente le inquadrature (le bande nere sul video le applicherete
poi in fase di editing).

Impostate la messa a fuoco ed il controllo dell’esposizione in modalità manuale,


così non rischiate di rovinare una ripresa per un improvviso ed incontrollabile
variazione di qualche parametro.

Impostate il diaframma alla massima apertura, ovvero verso i numeri più bassi
(siate precisi però nella messa a fuoco perché la profondità di campo così è
ridotta al minimo).

Impostate il tempo di esposizione su tempi lunghi, in genere 1/50 sec e, se


serve, compensate con un filtro Neutral Density (Filtro ND che spesso è
incorporato nella videocamera).

Usate sempre lo zoom ottico (mai quello digitale), sulla focale più lunga che
potete (a meno che non vi serva esplicitamente una ripresa con grandangolo).
Cercate di riprendere il soggetto dalla massima distanza possibile.

Acquistate ed utilizzate i filtri ND (per compensare l’esposizione), un


polarizzatore circolare (per saturare il colore del cielo o per evitare riflessi sulle
superfici riflettenti), un filtro UV (da tenere sempre sull’ottica).

Montaggio
E ora vediamo cosa si può fare in fase di editing o di compositing.

Ovviamente la cosa più semplice sarebbe acquistare un plugin che faccia tutto
da solo, ma oltre a costare molto, questi plugin comportano rendering
lunghissimi, oltre al fatto che fanno cose che nella maggior parte dei casi si
possono fare con i normali filtri già presenti nel vostro SW di editing o di
compositing.

Un consiglio “fondamentale”: se vi è possibile cercate di guardare il risultato


delle varie elaborazioni che sto per descriver vi, direttamente su una TV in
quanto il monitor del PC potrebbe ingannarvi e, dopo un lungo rendering
dell’intero video, potreste ritrovarvi a guardare in TV un video con un look molto
diverso da quello che avevate visto sul monitor. Eventualmente fate una prova
con una piccola clip, passatela su VHS o su DVD e visionatela su una TV.

Deinterlacciare il video
Se avete ripreso nella modalità “Movie”, “Progressive” o “Frame” (questi sono i
più diffusi nomi con cui sulle videocamere viene identificata la modalità di
ripresa non interlacciata), questo passo potete evitarlo perché il vostro video
non dovrebbe avere campi da deinterlacciare.

Deinterlacciare l’immagine serve per renderla leggermente più “pastosa” e


soprattutto serve per avvicinarsi alla pellicola, che di “campi” ed
“interlacciamento” non ne ha mai sentito parlare

I filtri “Deinterlace” presenti nei comuni software di editing, in genere riducono la


risoluzione verticale della metà perché prelevano solo uno dei due campi
disponibili. In genere è meglio utilizzare qualche tecnica particolare per sfruttare
entrambi i campi, come ad esempio quella di seguito descritta:

Prendete una clip, duplicatela nella Timeline in modo da avere la stessa clip su
due tracce video sovrapposte ed allineate.

Portate l’opacità della clip superiore al 50%.

Deinterlacciate le due clip usando per una i campi pari e per l’altra i campi
dispari (a volte è presente un comando del tipo “Reverse Field Order” o “Inverti
l’ordine dei campi”).

Ovviamente nella maggior parte dei casi non si dovrà agire su una sola clip, ma
su un intero montaggio. In quei casi occorrerà usare le sequenze o le
composizioni innestate trattando l’intera sequenza o composizione come se
fosse una clip video.

Purtroppo non tutti i software di editing e di compositing consentono


l’applicazione della tecnica descritta. In tal caso, quindi, meglio ricorrere a
plugin esterni o accontentarsi del semplice “Deinterlace” da applicare
direttamente in fase di export del video finale.

Widescreen
Avete mai visto al cinema un film in formato 4:3? Avete notato come i film
recenti tendono ad avere un aspetto sempre più”panoramico”? Perché allora
non usare anche voi un look del genere?

Ovviamente se avete già ripreso in modalità Widescreen o 16:9 vi ritroverete già


le bande nere (nel caso di videocamere analogiche) o un video già “formattato”
in modo panoramico (generalmente accade per le videocamere digitali dotate di
tale funzione) che sarà gestito come tale dal software di editing video.

Se il vostro software di editing video ha gia un filtro “16:9” da applicare


semplicemente alla clip video o vi pensate di usare la funzione di “ritaglio” dei
bordi per far comparire le bande nere ... non fatelo.

E’ meglio applicare manualmente due bande nere perché così è possibile


spostare il video in alto o in basso in modo da rendere visibile la parte più
interessante del fotogramma.

Nel caso di video in formato DV (720x576) o analogico alla massima risoluzione


(768x576) In genere si tratta di “coprire”, con due bande nere, 72 pixel in alto e
72 pixel in basso.

Come già detto in precedenza, se intendete avere un video finale in 16:9 e non
avete una modalità di ripresa in 16:9, pianificate le riprese in modo da
riprendere i soggetti e le azioni nell’area utile del fotogramma. Per fare ciò,
potete aiutarvi con due pezzi di cartoncino nero attaccati sul display LCD della
videocamera, così da ricreare il campo visivo del formato panoramico.

Correzione colore
Si tratta di un passaggio quasi obbligatorio se si vogliono migliorare le riprese e
se si vuole ottenere un look più cinematografico.

Fondamentalmente la prima cosa di cui preoccuparsi è fare in modo che tutti gli
shot di una scena abbiano lo stesso look, soprattutto se le riprese sono state
fatte con più di una videocamera e/o in giorni diversi:

può servire un bilanciamento del bianco, nel caso in cui non fosse stato fatto
correttamente in fase di ripresa;

può servire rendere simili le esposizioni dei diversi shot (spesso basta un
semplice filtro “Brightness and Contrast”, ma in molti casi si deve ricorrere ad
una vera e propria correzione colore di primo livello

La seconda cosa che può richiedere una correzione del colore, è la modifica
della resa cromatica per dare un look particolare e personalizzato alla scena.
Non esiste un look ideale, dipende da cosa si vuole esprimere (nel film Matrix
ad es. tutto era tendente al verde quando ci si trovava nella matrice, mentre
tutto era tendente al blu quando si era fuori ... per dare un tono più freddo).
Intervenite anche sulle curve della gamma per dargli un andamento ad “S”,
mentre in partenza hanno un andamento più lineare.

Comprimere i neri
Le videocamere amatoriali non rendono il nero abbastanza nero (problemi di
contrasto, che la pellicola ha circa 100 volte più forte del segnale video digitale).
In genere si tratta di intervenire, tramite il filtro “Levels”, aumentando il valore
“Black Input” e provando finché il risultato non soddisfa. Per un controllo più
preciso ed un risultato più gradevole, è meglio intervenire in questo modo
separatamente sui 3 colori fondamentali e non direttamente sul valore RGB.

Saturazione
Ad alcuni piace desaturare le immagini per avere un look più filmico ...
stranamente a molti altri piace saturare i colori ... come potete capire è una
questione di gusti.

Per scoprire a quale schiera appartenete non potete fare altro che applicare il
filtro “Color Balance (HLS)” sotto la categoria “Effetti Video->Image Control” (sia
in Premiere che in After Effects) e giocare con il parametro Saturation.

Sfocare le alte luci


Questo dipende molto dal look che volete dare alle riprese, ma in genere le
aree luminose in un film sono leggermente “sfumate” (al punto da “traboccare”
nelle aree adiacenti) e un po’ più luminose. Per ottenere questo risultato,
duplicate l’intera sequenza (o composizione) mettetela in un livello video
superiore, allineata all’originale, ed aggiungere il filtro “Gaussian Blur” .
Impostate la “Blurriness” (ovvero il livello di sfocatura) tra 2% e 5% e riducete
l’opacità della sequenza “sfocata” al 3-10%. Occorre anche cambiare
l’impostazione di composizione in Screen

Aggiungere la grana
Nonostante significhi aggiungere disturbi ad un’immagine generalmente pulita,
sembra che l’aggiunta di una grana ridotta, colorata ed animata dia molto l’idea
della pellicola. Si può usare il filtro Noise, scegliendo un noise colorato e
variabile in maniera random, applicandolo ad un layer video superiore e
riducendone l’opacità (il valore da applicare dipende da gusti personali, ma
deve essere comunque basso ... generalmente compreso tra il 10% ed il 30%) e
sperimentando con i “composite mode” (il “multiply” dovrebbe essere quello che
fornisce i risultati migliori nella maggior parte dei casi).