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Al contrario di quello che si può pensare, l'ansia non è sempre patologica; esistono infatti delle situazioni in

cui l'ansia è un fenomeno utile all'individuo. Si distinguono, perciò, due condizioni ben definite:
1. Condizione di ansia normale;
2. Condizione di ansia patologica.
Sono stati condotti molti studi per capire quali fossero i fattori coinvolti nell'insorgenza dell'ansia patologica.
Da tali studi è emerso che numerosi neurotrasmettitori sono coinvolti in questa malattia. L'attenzione è stata
posta, in particolare, su tre neurotrasmettitori: l'acido γ-amminobutirrico (o GABA), la noradrenalina e la
serotonina .
Tra le principali classi di farmaci impiegate nella terapia ansiolitica ci sono i barbiturici,- un tempo utilizzati
per il trattamento dell'ansia - farmaci obsoleti e non più utilizzati per trattare questa patologia, a causa del
loro ristretto indice terapeutico e della loro tossicità.

meccanismo d’azione
I barbiturici agiscono aumentando il segnale dell'acido γ-amminobutirrico (o GABA).
Il GABA è il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello e svolge le proprie funzioni legandosi a suoi
recettori: il GABA-A, il GABA-B e il GABA-C.
Più precisamente, i barbiturici si legano a un particolare sito di legame presente sul recettore GABA-A, il sito
per la picrotossina.
La picrotossina ha proprietà convulsivanti ed esercita un'azione eccitante sul centro del respiro e sul centro
vasomotorio del cervello. Infatti, la picrotossina - in alcuni casi - può essere utilizzata nell'intossicazione
acuta da barbiturici.
Comunque, i barbiturici - quando si legano al recettore GABA-A - sono in grado di attivarlo e di promuovere
l'inizio di una cascata di segnali inibitori, con conseguente aumento della risposta inibitoria. I barbiturici
interagiscono con la sottoclasse recettoriale GABA-A aumentando la conduttanza agli ioni cloruro Cl-.
L'aumento del passaggio di questi anioni provoca depressione dell'attività neuronale e comparsa di diversi
sintomi tra i quali eccessiva sonnolenza diurna.
I barbiturici agiscono elettricamente sulla sostanza reticolare del ponte e del mesencefalo, deprimendola e
modificando la ‘reazione di risveglio’; parallelamente agiscono su tutto il SNC modificandone i processi di
conduzione e di eccitabilità; a dosi alte danno fenomeni tossici (barbiturismo), seguiti spesso da morte.I
barbiturici esercitano un'azione deprimente sul sistema nervoso centrale. In particolare, deprimono l'attività
neuronale, l'attività della muscolatura liscia, l'attività della muscolatura scheletrica e quella del miocardio.

I barbiturici sono una classe di farmaci che deriva dall'acido barbiturico o malonilurea l'ureide ciclica
dell'acido malonico. Il termine barbiturico deriva dal lichene Usnea barbata,da cui si ricava l'acido malonico, e
dall'urea.
L'acidità del composto è data dai due atomi di idrogeno legati all'atomo di carbonio in posizione 5 sull'anello
che, trovandosi in posizione alfa rispetto a due carbonili, acquistano in ambiente acquoso un carattere acido.
A temperatura ambiente si presenta come un solido biancastro dall'odore tenue, di sapore amaro; si ottiene
per condensazione dell’urea con l’acido malonico o con i suoi esteri; è impiegata nell’industria farmaceutica e
in quella delle materie plastiche. Una possibile analisi dell'acido barbiturico e dei suoi derivati in preparazioni
farmaceutiche, nei tessuti organici e nel sangue si basa sulla misura dell'intensità del colore blu che si produce
per trattamento del campione con sali di cobalto

Prendono il nome di barbiturici molti derivati alchilici dell’acido b., ottenuti sostituendo gli atomi di idrogeno
del carbonio in posizione 5 e usati come sonniferi. Fra i più importanti sono il barbital, il propanal, il
fenobarbital.
L’acido barbiturico, tuttavia, non è farmacologicamente attivo mentre alcuni suoi derivati come il barbital che
fu il primo di essi ad essere sintetizzato nel 1881 fu individuato solo nel 1902 come sostanza ad azione
sonnifera nei cani e sull’uomo e introdotto per usi medici nel con il nome di Veronal.