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Di tanto in tanto accadeva che Gurdjieff lanciasse qualche

breve affermazione condensata nell’aspettativa che noi la


riprendessimo e la ampliassimo. Una volta, ricordo, lo fece con
un cenno nella mia direzione, il che significava che dovevo
sviluppare la sua idea suggerita nei suoi diversi aspetti e in
tutte le sue ramificazioni visibili e invisibili. Ecco un esempio
del genere. Gurdjieff dichiarò: “La maggior parte delle
persone è nelle grinfie della pigrizia. Come possono
superarla?”. Mi sentii molto spaventata all’idea di essere stata
scelta per fare un discorso in un simile raduno, ma riuscii ad
immergermi con una voce più ferma di quanto pensassi di poter
raccogliere:

«Se un uomo soffre di questo vizio», cominciai, «la


prima cosa che deve fare è confessare a se stesso il
vero stato delle cose: che è pigro. Ad esempio, sente
di non poter – ma in realtà non vuole – scrivere una
qualche importante lettera d’affari e la rimanda,
trovando ogni volta una nuova scusa per
indugiare. Poi improvvisamente un pensiero gli
attraversa la mente: si ricorda che l’uomo a cui deve
scrivere è molto importante e potente, e ha molta
influenza negli ambienti in cui lui stesso lavora; che
può essere irascibile e persino vendicativo, non
perdonerebbe mai un comportamento irrispettoso, e
ciò gli creerebbe problemi. Poi, oltre a ciò, il pigro
viene a conoscenza di un altro fatto importante: che
dipende finanziariamente da quest’uomo, e quindi…
scrive la lettera senza ulteriori indugi. Ma poi,
d’altra parte, supponendo che l’altro sia in suo
potere: bene, allora può aspettare quella lettera
perché non oserà ricordargli i suoi obblighi… Non è
un modo molto nobile di comportarsi. Ora, un bel
giorno, in circostanze che, per un motivo o per
l’altro, sono favorevoli, forse a causa di qualcosa di
abbastanza banale (il genere di cose che Gurdjieff
amava spesso citare) come un caffè particolarmente
buono che ha appena bevuto, si sente fresco, lucido, il

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suo cervello è più chiaro del solito, e all’improvviso
si vede come in uno specchio, sotto una nuova luce. Si
rende conto di essere pigro. Naturalmente, altre
persone lo hanno sempre saputo (questo è sempre
molto più facile), ma ora improvvisamente diventa
consapevole di tutte le molte cose che avrebbe dovuto
fare immediatamente, e di come ha fallito e le ha
lasciate incompiute, e come in alcuni casi, forse in
uno in particolare, si è verificata qualche
catastrofe… Perché non ha mai fatto niente? Sembra
che avrebbe potuto farlo… Perché, allora, lo
ripetiamo? Com’è nata questa improvvisa “scoperta
dell’America”, questo grande fatto che è
pigro? Ebbene, questa scoperta è stata possibile
perché ha compreso che la pigrizia si era radicata
così profondamente in lui che ormai era una sua
abitudine. Non se ne era mai accorto fino ad ora
perché attribuiva tutti i suoi fallimenti ad altre
cause. E adesso resta inorridito da questa sua nuova
scoperta, può dire a se stesso: “Potrei ottenere di più
se solo smettessi di essere quello che sono ora: quasi
nessuno mi vuole. Non ho mai ottenuto nulla, e ora
sto soffrendo in molti modi diversi”. Quindi potrebbe
cercare di migliorare, in questo caso senza perdere
tempo. Il tempo è una cosa così preziosa, e poi (come
dice Seneca), chissà quando verrà la fine e quanto
tempo mi rimarrà? Quindi con quale fuoco ed
energia si mette al lavoro! Ma questo fuoco durerà o
svanirà così rapidamente come è apparso? O forse di
tutte quelle cose che ha rimandato, ora sceglie quella
che gli sembra la più importante, ma in realtà è solo
la più facile di tutte! Ma non è troppo tardi adesso? E
adesso?… Fa una nuova “scoperta dell’America”:
questa volta apprende che la maggior parte della sua
vita è già trascorsa…. Ma come? Di già? Ora ne
rimane così poco, proprio come quando si strappa
una banconota da cinquanta rubli e non rimane che
una sciocchezza. Allo stesso modo si chiede: “Come
li ho spesi? Cosa ho ricevuto in cambio?”. Sembra

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quasi niente. Ora ha paura di scrutare più a fondo in
se stesso, e strizzando gli occhi per la paura di
ulteriori scoperte, in preda al panico fa uno sforzo
disperato per iniziare a lavorare… ma i suoi muscoli
non rispondono, alcuni sono rigidi, altri sono
atrofizzati. Se solo avesse in qualche modo esercitato
la sua forza di volontà nelle cose generali, nella vita
quotidiana, fatto dei piccoli sforzi (come la
ginnastica) nella sua routine quotidiana, sarebbe
stato molto più facile ora affrontare questo problema
più grande. E ora, con le forze che gli restano e con il
tempo che gli resta, deve continuare (anche solo per
sopravvivere) con il solito compito. Il tempo è stato
perso, le forze sono state disperse, ma quel compito
attuale è lì come prima, grande come sempre, e ora
deve affrontarlo nelle peggiori condizioni
possibili. Così decide che deve evitare tutti e tutto ciò
che potrebbe rivelarsi un ostacolo per lui. Questi
ostacoli esistevano tutti molti anni fa e non ha mai
avuto la possibilità o la forza di volontà di superarli:
li riconosce come vecchi amici, anzi come vecchi
nemici. E quelle condizioni da cui come un vigliacco
è fuggito in passato sono ancora lì. E forse dice
ancora ad alta voce: “Il traguardo vale tutta questa
fatica?”. Poi decide di pensarci su, deliberatamente,
di chiedere consiglio a qualche amico. Arriva alla
conclusione che è stanco. Ha bisogno di uscire e
sedersi tranquillamente in qualche bar all’aperto, e
guardare la folla che passa».

Qui feci una pausa, sperando (probabilmente) che


Gurdjieff potesse fare qualche osservazione
come: “Bene, Anna, hai perseguito la tua linea di
pensiero fino al punto in cui uno degli altri potrebbe
volerla riprendere”. Ma no, se ne stava seduto lì
silenzioso e immobile come Buddha. Gurdjieff non ha

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mai fatto gesti inutili. Dopo un attimo di esitazione,
proseguii:

“Eppure la sua storia potrebbe ancora avere un lieto


fine. Potrebbe avere la fortuna di incontrare un
vecchio amico che ascolterà il suo racconto di
sofferenza, simpatizzerà con lui, lo costringerà quasi
con la forza a tornare a casa sua e parlare. Ora è
felice, sboccia sotto questa compassione amichevole,
infatti è ringiovanito. L’amico rafforza la sua
determinazione e lo incoraggia nella sua
determinazione a voltare pagina. Ma naturalmente
tutto dipende dal fatto che l’uomo rigenerato abbia
davvero sufficiente forza di volontà, perché non deve
ricadere, o spegnersi, ora che è sulla strada giusta. Il
lieto fine può avvenire in qualche altro modo,
però. Una volta che l’uomo pigro ha scoperto la sua
debolezza, potrebbe avere un forte attacco di
rimorso. Questo è qualcosa che accade più nella
maturità o anche all’avvicinarsi della vecchiaia. Si
sforza quindi di ottenere i risultati desiderati nella
direzione e nei limiti che gli sono stati lasciati, e che
sono ancora alla sua portata. Tanto, tanto tempo fa…
nella sua giovinezza, voleva intraprendere questa
strada: conquistare mondi. Ma per quanto si sperasse
che fosse partito, in qualche modo dimenticò presto i
suoi piani e nulla venne da quelle buone intenzioni
iniziali. Tuttavia, aveva fatto un sobbalzo allora, e il
ricordo di quelle speranze perdute e di quegli sforzi
perduti lo fanno piangere… lacrime che a prima vista
sembrano vane, ma che cadono, una dopo l’altra… e
compiono un miracolo. Ancora una volta diventa
consapevole della verità e della realtà. Nell’intimo
della sua anima si è conservato vivo un piccolo
granello di verità, come quei semi di grano ancora
viventi che si trovarono negli scavi in Egitto. La

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principessa torna in vita come se nulla le fosse
successo: si guarda attorno piuttosto timidamente, le
cose appaiono allo stesso tempo familiari e strane,
perché ha dormito per duecento anni e molto è
cambiato. Allo stesso modo, il nostro pigro subisce
una sorta di shock, si sveglia, riprende i sensi e si
guarda attorno. Qualcosa di nascosto dentro di lui si
risveglia alla vita, ed è salvato: dentro di sé ha
trovato un nuovo ego (“io”). Da questo punto in poi
la sua strada è chiara: deve agire. La pigrizia che
fino ad ora ha ostacolato il suo progresso può essere
vinta. Le cattive abitudini possono essere spezzate,
una volontà debole può essere rafforzata. Le lacrime
del castigo compiono un miracolo, trasformano la
volontà che prima era debole come un alberello
senz’acqua, e la aiutano a crescere finalmente in un
albero possente”.

Fonte: With Gurdjieff in St. Petersburg and Paris –


Anna Butkovsky-Hewitt

LIBRI SULLA QUARTA VIA DI GURDJIEFF