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ASSICURAZIONE INFORTUNI

dott. Marco Rossetti


Magistrato, Consigliere della
III Sez. Civile della
Corte di Cassazione

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I E PRINCIPIO INDENNITARIO
Quando è consentito il cumulo tra risarcimento del responsabi-
le e le varie coperture previste nelle polizze infortuni?

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1. Il problema. 2.1. Molti anni fa, una parte non secondaria della dottrina
riteneva che l’assicurazione contro gli infortuni, ivi compresa
Da molti anni è assai discusso, tanto in dottrina quanto in giu- quella contro gli infortuni non mortali, fosse una species del
risprudenza, il problema del rapporto tra l’assicurazione pri- genus “assicurazione sulla vita”.
vata contro gli infortuni e la responsabilità civile. È discusso,
in particolare, se questo tipo di assicurazione abbia natura Gli autori che formularono questa tesi (COLASSO, L’assicura-
indennitaria (come l’assicurazione danni) o previdenziale zione infortuni, Milano 1970, 13 e segg.; DONATI (Manlio),
(come l’assicurazione vita), con quanto ne consegue in pun- La natura giuridica dell’assicurazione volontaria contro gli
to di disciplina applicabile; se l’assicurato possa cumulare infortuni, in Assicurazioni, 1953, I, 41; MOSSA, Compen-
l’indennizzo dovuto dall’assicuratore con il risarcimento do- dio del diritto delle assicurazioni, Milano, 1936, 16 e 67;
vutogli dal responsabile, quando l’infortunio dipenda da un JEMOLO, Assicurazione sui danni ed assicurazione sulla vita,
fatto illecito; se e quali effetti possa avere, rispetto alla pretesa in Giur. it., 1936, I, 2, 374; FRANCHI, Manuale del diritto
creditoria dell’assicurato nei confronti del terzo responsabile, commerciale, vol. II, Torino, 1895, §§ 175 e 179) si basava-
la rinuncia dell’assicuratore alla surrogazione nei confronti di no sui seguenti rilievi: la morte o l’invalidità dovute ad infortu-
quest’ultimo. nio sono eventi attinenti la vita umana; il corpo dell’uomo, o la
sua integrità fisica non hanno un valore esprimibile in moneta;
Si tratta di temi così strettamente intrecciati tra loro, e così l’art. 1916 c.c. prevede la surrogazione dell’assicuratore an-
formidabili dal punto di vista teorico, che sarebbe assurdo pre- che nel caso di assicurazione contro gli infortuni, e tale norma
tendere - come pure talora si è fatto - di esaminarli separata- non avrebbe avuto senso se quest’ultima fosse davvero un’as-
mente e, vorrei dire, episodicamente, senza prima ricostruire, sicurazione contro i danni; il progetto preliminare del codice
o almeno cercare di ricostruire, il quadro delle regole dei prin- civile prevedeva espressamente l’inclusione dell’assicurazione
cìpi generali in base ai quali risolvere il problema in esame. contro gli infortuni nelle assicurazioni sulla vita, denominate
“assicurazioni sulle vicende della vita umana”.
Il presente scritto cercherà di dare per l’appunto questo qua-
dro generale, muovendo dei princìpi generali per poi farne
applicazione al caso particolare.
2.2. Altra parte, e non meno autorevole, della dottrina meno
recente, riteneva invece che l’assicurazione contro gli infortuni
rientrasse nel genus dell’assicurazione contro i danni (GAM-
2. Che contratto è l’assicurazione contro gli infortu- BOGI, “Cave a consequentiariis”: la “identificazione” tra con-
ni non mortali? tratto di assicurazione privata contro gli infortuni e contratto
di assicurazione sulla vita, in Assicurazioni, 1969, II, 2, 234;
Come noto, il nostro codice civile disciplina in modo diverso VOLPE PUTZOLU, L’assicurazione privata contro gli infortuni
l’assicurazione contro i danni e quella sulla vita. nella teoria del contratto di assicurazione, Milano 1968, 159
e segg.; GASPERONI, Le assicurazioni, in Trattato Grosso -
Nell’assicurazione contro i danni vige il principio indennitario, Santoro Passarelli, Milano 1966, 149 e segg.; DURANTE,
e cioè il principio in virtù del quale la stipula di un contratto Appunti sulla natura giuridica dell’assicurazione infortuni, in
di assicurazione non può mai produrre l’effetto di arricchire Assicurazioni, 1964, II, 2, 43; CAPOTOSTI, La natura giuridi-
l’assicurato, ma solo quello di tenerlo indenne da una perdita ca dell’assicurazione facoltativa contro gli infortuni, in Riv. dir.
patrimoniale. civ., 1963, II, 487; DONATI, La natura giuridica dell’assicu-
razione infortuni, in Assicurazioni, 1961, I, 435; ASCARELLI,
Nell’assicurazione sulla vita non vige il suddetto principio, e Sulla natura dell’assicurazione facoltativa infortuni, ivi, 1937,
dunque è possibile stipulare l’assicurazione sulla vita d’una II, 2, 294).
persona, la cui morte non provocherebbe al beneficiario al-
cun nocumento patrimoniale. Se, poi, la morte della persona Gli autori aderenti a questo orientamento fondavano la pro-
sulla cui vita è stata stipulata l’assicurazione dipenda dal fatto pria tesi sui seguenti rilievi: l’evento “infortunio” non è evento
illecito di un terzo, ed abbia provocato danni patrimoniali al che riguardi la vita umana, per tale dovendosi considerare
beneficiario, a quest’ultimo sarà consentito cumulare sia l’in- soltanto la morte od il raggiungimento di una certa età; an-
dennizzo dovutogli dall’assicuratore, sia il risarcimento dovu- che il corpo umano, al pari di qualsiasi bene produttivo, può
togli dal terzo responsabile. formare oggetto di valutazione convenzionale tra assicurato
ed assicuratore, alla quale commisurare l’indennizzo; l’art.
Il primo problema che deve affrontare l’interprete, per risolvere 1916, comma quarto, c.c. prevede espressamente l’applica-
il problema dei rapporti fra assicurazione contro gli infortuni bilità delle norme sulla surrogazione anche all’assicurazione
e responsabilità civile, è dunque quello di inquadrare dogma- infortuni: il che dimostrerebbe come anche quest’ultimo tipo
ticamente questo tipo di contratto, stabilire se esso costituisca di assicurazione sia fondata sul principio indennitario, al pari
un’assicurazione contro i danni, un’assicurazione sulla vita, o dell’assicurazione danni; l’assicurazione sulla vita assolve una
addirittura un tertium genus. Naturalmente, peraltro, l’opera funzione di risparmio e previdenza, ignota all’assicurazione
dell’interprete non può fermarsi a questo punto, giacché anche contro gli infortuni; nell’assicurazione sulla vita il premio è
dopo aver inquadrato il contratto di assicurazione contro gli calcolato in base alla speranza di vita desunta dalle tavole
infortuni nell’una o nell’altra di tali categorie, resterebbe pur di mortalità, mentre nell’assicurazione infortuni è calcolato in
sempre da stabilire se per avventura il sistema normativo non base alla frequenza statistica dell’infortunio.
preveda, per questo solo tipo di contratto, deroghe ai princìpi
generali.

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2.3. Altri autori, ed altrettanto autorevoli di quelli più sopra dalla giurisprudenza successiva all’entrata in vigore del codi-
ricordati, rilevata l’impossibilità di incasellare esattamente ce civile del 1942. La sentenza capostipite in tal senso è Cass.
l’assicurazione infortuni, formularono la teoria del tertium ge- Roma 26.5.1906, in Foro it., 1906, I, 780. Successivamente
nius, sostenendo che l’assicurazione contro gli infortuni non la Cassazione tornò ad occuparsi della questione con le de-
sarebbe sussumibile né tra le assicurazioni sulla vita, né tra le cisioni rese da Cass. 9.12.1936 n. 3303, in Assicurazioni,
assicurazioni contro i danni. Non tra le prime, perché l’assi- 1937, II, 204; Cass. 27.4.1937 n. 1343, in Assicurazioni,
curazione contro gli infortuni nelle sue basi tecniche prescinde 1937, II, 294 (con più ampia motivazione); Cass. 2.2.1938
del tutto dalla durata della vita umana; perché il premio è cal- n. 336, in Assicurazioni, 1938, II, 270; Cass. 12.7.1939 n.
colato sulla base della frequenza dei sinistri e non sulla base 2495, in Assicurazioni, 1940, II, 61.
delle tavole di mortalità; perché il complesso dei premi pagati
dall’assicurato nell’assicurazione contro gli infortuni non è in
alcun rapporto con l’indennizzo dovuto in caso di sinistro, al
contrario di quanto avviene nell’assicurazione sulla vita. 2.5. In una seconda fase, durata grosso modo dall’inizio
degli anni ’60 al 2002, la Corte di Cassazione ha tenuto un
Nemmeno, tuttavia, l’assicurazione contro gli infortuni rientre- atteggiamento alquanto singolare. In astratto, ha continuato
rebbe tra le assicurazioni contro i danni, perché vi farebbe a prestare ossequio formale al principio secondo cui l’assi-
difetto il principio indennitario: l’indennizzo pagato dall’assi- curazione contro gli infortuni rientra nel genus dell’assicura-
curatore in caso di infortunio è una somma liberamente scelta zione sulla vita. Tuttavia proprio nel momento in cui la S.C.
dalle parti, del tutto svincolata sia dalla reale entità del danno, dichiarava di prestare ossequio a tale principio, di fatto lo ha
sia dalla esistenza stessa di un danno. continuamente e progressivamente eroso, fin quasi ad abban-
donarlo del tutto.
L’assicurazione contro gli infortuni costituirebbe perciò un con-
tratto intermedio, al quale sarebbero inapplicabili sia le nor- Cominciò Cass. 19.5.1951 n. 1259, in Assicurazioni, 1952,
me sull’assicurazione danni, sia quelle sull’assicurazione vita. II, 2, 7, ad affermare che gli schemi dell’assicurazione sulla
Tale contratto dovrebbe perciò essere disciplinato: (a) dalle vita non possono essere “applicati in pieno” all’assicurazione
norme generali sul contratto di assicurazione; (b) dalle pat- infortuni, e di lì a poco Cass. 7.6.1951 n. 1457, in Assicura-
tuizioni contrattuali; (c) in mancanza di queste ultime, dalle zioni, 1952, II, 2, 17, ammise incidenter tantum che l’assicu-
norme generali in tema di contratti (PASANISI, L’assicurazione razione infortuni “dal punto di vista giuridico si può distingue-
infortuni nella disciplina legislativa del contratto di assicura- re dalla vera e propria assicurazione sulla vita”.
zione, in Assicurazioni, 1962, I, 361; BARTOLINI, Natura
della assicurazione infortuni, in Dir. e prat. assic., 1960, 306; Sorse così la tesi tenuta ferma per i successivi quarant’anni
TEDESCHY, Natura e disciplina giuridica della assicurazione dalla Corte di Cassazione: assicurazione infortuni ed assicura-
privata contro gli infortuni, in Riv. dir. comm., 1950, II, 388; zione vita sono accomunate non da identità, ma da semplice
SALANDRA, Natura e disciplina giuridica della assicurazio- affinità. Con la tesi della affinità, di fatto, la Cassazione si è
ne privata contro gli infortuni, in Assicurazioni, 1948, I, 3; lasciata le mani libere per decidere caso per caso se e quali
SALANDRA, Natura giuridica dell’assicurazione facoltativa norme dettate per l’uno o l’altro tipo di assicurazione fossero
infortuni, in Assicurazioni, 1942, II, 2, 119). applicabili all’assicurazione contro gli infortuni. Dire infatti che
l’assicurazione infortuni era “affine” a quella sulla vita signifi-
cava da un lato tenere fermo il vecchio principio, ma dall’altro
ammettere che ad esso si potesse derogare in ragione delle
2.4. Ma se le indicazioni della dottrina sono state oscillanti, circostanze del caso concreto.
non meno lo sono state quelle della giurisprudenza, per sana-
re i contrasti della quale si rese necessario l’intervento delle Fu così che in applicazione di questo principio (o piuttosto
Sezioni Unite della Corte di Cassazione. dogma) dell’affinità, la Corte a più riprese allontanò sempre
più l’assicurazione infortuni da quella sulla vita: vuoi negan-
Sulla questione della natura dell’assicurazione contro gli infor- do l’applicabilità alla prima di norme dettate per la seconda,
tuni la giurisprudenza ha seguito uno sviluppo che possiamo vuoi estendendo all’assicurazione infortuni norme dettate per
dividere in tre fasi. l’assicurazione danni.

In una prima fase (dagli inizi del secolo alla fine degli anni In particolare:
’50) la Cassazione, nelle non molte occasioni in cui fu chia-
mata a pronunciarsi sul punto, non ebbe dubbi nel sussumere (-) con riferimento alle conseguenze del mancato pagamento
l’assicurazione contro gli infortuni (allora chiamata contro le del premio, si è esclusa l’applicabilità all’assicurazione infortu-
“disgrazie accidentali”) nell’ambito dell’assicurazione sulla ni dell’art. 1924 c.c., ritenendo invece applicabile l’art. 1901
vita. I giudici pervenivano a tale conclusione sulla base essen- c.c.1;
zialmente di due argomenti: (a) l’infortunio è un evento attinen-
te la vita umana; (b) l’indennizzo nell’assicurazione infortuni
–––
non è parametrato ad un valore effettivo e reale, ma è libe- 1 Cass. 13.11.1964 n. 2735, in Assicurazioni, 1965, II, 2, 59, nonché ivi, 231,
ramente pattuito dalle parti. Tale ultima osservazione, a sua con nota di Tonni, Il mancato pagamento del premio nell’assicurazione facoltativa
infortuni; Cass. 19.10.1967 n. 2551, in Assicurazioni, 1968, II, 2, 61 (ove si
volta, riposava sull’opinione che riteneva ripugnante al diritto afferma che la sussunzione dell’assicurazione infortuni nell’assicurazione sulla vita
ed alla morale attribuire un valore al corpo dell’uomo. “non è di ostacolo” ad un diverso trattamento nella sua specifica regolamentazione);
Cass. 27.5.1971 n. 1526, in Assicurazioni, 1971, II, 2, 272; Cass. 15.6.1973 n.
1747, in Assicurazioni, 1973, II, 2, XLIV, massima 59; Cass. 27.6.1975 n. 2542, in
Questo orientamento, formatosi nella vigenza del codice di Assicurazioni, 1076, II, 2, 24; e soprattutto Cass. 13.5.1977 n. 1883, in Assicura-
commercio del 1882, venne recepito pressoché integralmente zioni, 1978, II, 2, 197, ove per la prima volta si proclama una diversità “ontologica
e di struttura” tra l’assicurazione sulla vita e quella contro gli infortuni.

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(-) con riferimento alle conseguenze del mutamento di profes- (b) per contro, il riferimento del medesimo art. 1882 c.c. agli
sione dell’assicurato, si è esclusa l’applicabilità all’assicurazio- eventi attinenti la vita umana, quali presupposto dell’assicu-
ne infortuni dell’art. 1926 c.c.2; razione sulla vita, va inteso con esclusivo riferimento ai fatti
concernenti la morte o la sopravvivenza;
(-) con riferimento alle conseguenze dell’omissione dell’obbli-
go di avviso, si è ritenuta applicabile anche all’assicurazione (c) l’art. 1916 c.c., mirando ad impedire il cumulo di inden-
contro gli infortuni la previsione di cui all’art. 1915 c.c.3; nizzo e risarcimento, costituisce espressione tipica del princi-
pio indennitario. Di conseguenza, poiché il 4° comma di tale
(-) con riferimento alle conseguenze del ritardato pagamento norma concede la surrogazione all’assicuratore contro gli in-
dell’indennizzo, si è qualificata l’obbligazione dell’assicura- fortuni, anche l’assicurazione infortuni ha natura indennitaria;
tore come debito di valore e non di valuta (quale è invece il
debito d’indennizzo nell’assicurazione vita), sul presupposto (d) l’invalidità causata dall’infortunio costituisce sempre un
che anche l’assicurazione infortuni rientra nell’assicurazione “danno” per i fini di cui all’art. 1882 c.c.: sicuramente biolo-
contro i danni4. gico, ed eventualmente patrimoniale;

Operando in questo modo la Corte di legittimità, al di là di (e) la circostanza che la misura dell’indennizzo sia libera-
qualsiasi affermazione di principio, ha di fatto finito per ade- mente predeterminata nella polizza non priva l’assicurazione
rire nella sostanza alla tesi del contratto misto, delineando per contro gli infortuni non mortali del carattere indennitario, in
l’assicurazione infortuni uno statuto giuridico composto sia da quanto la legge consente alle parti la stima del valore (ex art.
norme tratte dalla disciplina dell’assicurazione vita, sia da nor- 1908 c.c.).
me tratte dalla disciplina dell’assicurazione contro i danni.
L’affermazione, invece, secondo cui l’assicurazione contro gli
infortuni mortali rientra nell’assicurazione sulla vita viene fon-
data sui seguenti argomenti:
2.6. La terza fase della giurisprudenza di legittimità si inau-
gura nel 2002, con l’intervento delle Sezioni Unite (Cass., (a) il rischio oggetto dell’assicurazione contro gli infortuni mor-
Sez. Un., 10-04-2002, n. 5119, in Foro it., 2002, I, 2039). tali è identico a quello tipico dell’assicurazione sulla vita;
Queste ultime, sanando i precedenti contrasti, hanno nella so-
stanza aderito alla tesi secondo cui l’assicurazione infortuni (b) beneficiario dell’indennizzo non è l’assicurato, sul quale
sarebbe un contratto misto o “a doppia causa”. Secondo la incide l’evento morte, ma un terzo, come nell’assicurazione
Cassazione infatti nella sua tipicità sociale l’assicurazione in- sulla vita;
fortuni copre due rischi diversi: quello di morte e quello di
invalidità. Tale diversità dei rischi coperti comporta l’assogget- (c) l’evento morte non necessariamente è causa di un danno
tamento del contratto ad una disciplina di tipo misto: patrimoniale per il beneficiario.

(a) l’assicurazione contro il rischio di infortuni produttivi di in-


validità è un’assicurazione contro i danni, alla quale si appli-
cherà il principio indennitario e l’intero “statuto” dell’assicura- 3. Il problema del cumulo.
zione contro i danni;
Il giudizio all’esito del quale le Sezioni Unite della Corte di
(b) l’assicurazione contro il rischio di infortuni mortali invece Cassazione ritennero che l’assicurazione volontaria contro
è un’assicurazione sulla vita, alla quale si dovrà applicare la gli infortuni non mortali rientrasse nell’assicurazione contro
disciplina di quest’ultima (artt. 1919 e ss. c.c.). i danni aveva ad oggetto una vicenda in cui si discuteva
se all’assicurazione contro gli infortuni fosse applicabile la
La motivazione della sentenza 5119/02, cit., perviene alle previsione di cui all’articolo 1910 c.c., secondo cui l’assi-
conclusioni sopra esposte utilizzando larga parte degli ar- curato decade dal diritto all’indennizzo se, avendo stipulato
gomenti già adottati dalla dottrina per contrastare il vecchio più contratti di assicurazione, omette di riferire la circostanza
orientamento che assimilava l’assicurazione infortuni a quella all’assicuratore.
sulla vita.
Ma naturalmente, una volta affermata la natura di assicura-
L’affermazione che l’assicurazione contro gli infortuni non mor- zione contro i danni dei contratti di cui si discorre, fu age-
tali rientra nell’assicurazione contro i danni viene fondata sui vole concludere che, se davvero l’assicurazione contro gli
seguenti argomenti: infortuni non mortali è un’assicurazione danni, allora ad essa
dovevano applicarsi tutte le norme previste per quest’ultimo
(a) l’art. 1882 c.c., quando definisce l’assicurazione contro i tipo di contratto, ivi comprese quelle sulla soprassicurazione,
danni come quella in virtù della quale l’assicuratore si obbli- sulla sottoassicurazione e sul principio indennitario.
ga a rivalere l’assicurato del danno ad esso prodotto da un
sinistro, non fa riferimento solo ai danni alle cose, ma anche i Ed infatti in tal senso si pronunciò Cass. civ., sez. III, 11-06-
danni alla persona; 2014, n. 13233, in Foro it., 2014, I, 2064, secondo cui
–––
“l’assicurazione contro gli infortuni non mortali costituisce
2 Cass. 27.11.1979 n. 6205, in Assicurazioni, II, 2, 105. Contra, invece, si era un’assicurazione contro i danni ed è soggetta al principio
pronunciato Trib. Milano 30.3.1963, in Assicurazioni, 1964, II, 2, 43, con nota di indennitario, in virtù del quale l’indennizzo non può mai
Durante, Appunti sulla natura giuridica dell’assicurazione infortuni.
3 Cass. 4.3.1978 n. 1078, in Assicurazioni, 1978, II, 2, 167. eccedere il danno effettivamente patito. Ne consegue che
4 Cass., 03-05-1986, n. 3017, in Giust. civ., 1986, I, 2831; Cass., 26-01-1988, n. il risarcimento dovuto alla vittima di lesioni personali deve
661, in Foro it. Rep. 1988, Assicurazione (contratto), n. 99.

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essere diminuito dell’importo percepito a titolo di indennizzo Nell’ipotesi in cui il creditore abbia due debitori
da parte del proprio assicuratore privato contro gli infortuni”. non solidali, sarà ovviamente facoltà del creditore
rivolgersi all’uno o rivolgersi all’altro, come pure
Tale principio, per quanto criticato - anche talora aspramente rivolgersi ad entrambi (fermo restando ovviamente il
- dalla dottrina (Losco, Risarcimenti e indennizzi: cumulo o divieto del cumulo). Infatti, non esistendo ovviamente alcun
non cumulo?, in Assicurazioni, 2015, 75; MAGNI, Divie- beneficio di escussione, il debitore escusso per primo non
to di cumulo di indennizzo assicurativo e risarcimento del potrebbe mai eccepire al creditore: “vai prima a bussare alla
danno: una decisione apparentemente innovativa e non del porta dell’altro debitore”.
tutto convincente, in Corriere giur., 2015, 664; PARDOLESI,
Sovrapposizione di indennizzo e risarcimento: chi premiare, Gli infiniti problemi e le sottili distinzioni poste su questo pun-
la vittima o l’autore dell’illecito?, in Foro it., 2014, I, 2070; to da parte della dottrina, secondo cui l’orientamento della
HAZAN, Risarcimento e indennizzo (nella polizza infortuni): Corte di Cassazione nuocerebbe al debitore che paga il pri-
cumulo o scorporo?, in Danno e resp., 2014, 912; PULIGA, mo, appaiono perciò destituite di ogni fondamento: premes-
Riflessi pratici di cass. n. 13233/2014 sul sistema assicurati- so che i debiti si pagano, chi è debitore non può vantare un
vo, in Danno e resp., 2014, 1019), venne in seguito ribadito beneficio di escussione o un beneficio di indicazione, la pro-
da Cass. civ., sez. III, 13.4.2015 n. 7349, e da ultimo da pria obbligazione la dovrà pur sempre adempiere, e nulla
Cass. civ. [ord.], sez. III, 27-05-2019, n. 14358, sicché può rileva che il creditore se la sia presa con lui anziché con altri
ritenersi attualmente “diritto vivente”. debitori. Ove, poi, il creditore escuta contemporaneamente i
due debitori ed ottenga due distinti titoli esecutivi e di mettere
in esecuzione entrambi, l’avere una percezione dell’inden-
nizzo (o del risarcimento, a seconda del quale venga pagato
4. Ricadute pratiche. per primo) potrà essere eccepita dal debitore anche in sede
esecutiva, con lo strumento dell’opposizione all’esecuzione
Una volta stabilito che all’assicurazione contro gli infortuni ex articolo 615 c.p.c.: ed infatti la circostanza che il cre-
non mortali si applica il principio indennitario, e che di con- ditore abbia già ottenuto il pagamento di tutto o parte del
seguenza l’assicurato non può cumulare l’indennizzo con ri- proprio credito, se sopravvenuta alla formazione del titolo,
sarcimento eventualmente dovutogli dal terzo responsabile, costituisce un fatto impeditivo della esecuzione, da far valere
non tutti i problemi furono risolti. per l’appunto con le forme dell’opposizione.

Rimaneva ancora da stabilire:

-) se il responsabile del fatto illecito potesse rifiutare il risar- 4.2. Veniamo ora al secondo problema: se cioè la clausola
cimento, eccependo che il danneggiato era titolare di una cosiddetta di “rinuncia alla rivalsa” da parte dell’assicurato-
polizza infortuni, anche prima che l’indennizzo fosse stato re, inserita nel contratto di assicurazione, legittimi l’assicura-
erogato; e se lo stesso potesse fare l’assicuratore, a ruoli to a domandare tanto il pagamento dell’indennizzo all’as-
invertiti; sicuratore, quanto il pagamento del risarcimento al terzo
responsabile.
-) che rilievo potesse avere, ai fini del cumulo di indennizzo e
risarcimento, la circostanza che il contratto di assicurazione Questo problema è stato espressamente affrontato e risolto
contro gli infortuni non mortali prevedesse l’annuncio dell’as- dalla già ricordata decisione 13233/14 della Corte di Cas-
sicuratore alla surrogazione nei confronti del responsabile; sazione, nel senso che la suddetta clausola non deroga al
principio della compensatio lucri cum damno e non consente
-) con quali criteri dovesse operare concretamente la compen- all’assicurato di cumulare indennizzo e risarcimento.
satio lucri cum damno.
Osservò in quel caso la Corte di Cassazione che, se il dan-
neggiato ha percepito un indennizzo dal proprio assicura-
tore (ma il discorso non cambia se il danneggiato avesse
4.1. Il primo problema è di agevole soluzione, sebbene non percepito il risarcimento dal responsabile e poi chiedesse
risulti che esso sia mai stato affrontato ex professo dalla giu- l’indennizzo all’assicuratore), l’esistenza del danno viene a
risprudenza. mancare: e se un danno manca, ovviamente non se ne può
pretendere il risarcimento.
Colui il quale abbia stipulato un’assicurazione contro gli
infortuni non mortali sulla propria persona (ma il discorso Inoltre, se il danno è stato causato da un terzo e l’assicurato-
non cambia nel caso di assicurazione contro gli infortuni per re paga l’indennizzo, per effetto della surrogazione (che se-
conto altrui; l’unica differenza è che, in tale ultima ipotesi, condo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione opera auto-
soggetto del discorso sarà il beneficiario, e non il contraen- maticamente: Cass. 12564/18) il diritto al risarcimento del
te), e patito un infortunio in conseguenza di un fatto illecito, danno si trasferisce ex articolo 1916 c.c. dal danneggiato
ha dinanzi a sé due diversi debitori: l’assicuratore, che gli all’assicuratore. Questi, pertanto, rinunciando alla surroga-
è debitore ex contractu, e il responsabile, che gli è debitore zione dispone di un proprio diritto, e non dell’altrui, e
ex delicto. tale atto di disposizione non muta l’effetto estintivo del paga-
mento. Detto altrimenti, la percezione dell’indennizzo, da
Naturalmente fra i due non esiste alcuna solidarietà, perché parte del danneggiato, elide in misura corrispondente
non sussiste né il requisito della eadem res debita, né il requi- il suo credito risarcitorio nei confronti del danneggiante,
sito della eadem causa debendi. che pertanto si estingue e non può essere più preteso, né

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azionato. Ed ovviamente l’eventuale rinuncia dell’assicura- Discorso analogo va fatto con riferimento alle pattuizioni, pur
tore alla rivalsa non può far rivivere il credito risarcitorio in non infrequenti nell’assicurazione contro gli infortuni, in virtù delle
capo all’assicurato-danneggiato: allo stesso modo, ad esem- quali l’assicuratore si obbliga a pagare una cosiddetta “diaria”,
pio, nessuno si sognerebbe di affermare che se il cessionario e cioè una somma di denaro forfetariamente stabilita per ogni
di un credito lo rimette al debitore, quel credito risorga in giorno di ricovero dell’assicurato.
capo al cedente.
Anche in tal caso si tratterà di stabilire se tale somma di denaro
In definitiva, la rinuncia al diritto di surroga giova venga erogata dall’assicuratore a titolo di ristoro di un pregiudi-
solo al responsabile civile, non al danneggiato. zio patrimoniale (anche presunto) o non patrimoniale, ed anche
in tal caso dovrà valere la regola generale per cui se la diaria
è totalmente sganciata dal reddito della vittima, deve ritenersi
erogata a titolo di indennizzo di un danno non patrimoniale, e se-
4.3. Qualche parola in più merita il terzo problema, e cioè gnatamente del danno biologico temporaneo. Naturalmente va
i presupposti e i limiti della compensatio lucri cum damno in da sé che qualsiasi ambiguità del testo contrattuale non potrebbe
materia di assicurazione contro gli infortuni. mai condurre ad un approdo interpretativo per cui quella somma
dovuta a titolo di diaria non si faccia rientrare né nel danno patri-
Le assicurazioni contro gli infortuni non mortali definiscono il moniale, né in quello non patrimoniale, non esistendo nel nostro
rischio assicurato in modo non omogeneo. ordinamento tertia genera di danni oltre i due appena ricordati.

Taluni contratti fanno generico riferimento alla “in-


validità”; altri contratti fanno riferimento alla “ge-
nerica capacità di attendere ad un’attività lavora- 5. Un assetto iniquo?
tiva”; nessuno, per quanto a me consti, definisce il
rischio assicurato in termini di “danno biologico”. È frequente, nel dibattito sull’argomento qui in esame, la
spendita dell’argomento “dell’iniquità”, da parte di quanti so-
Ora, affinché operi il principio della compensatio stengono che dovrebbe consentirsi all’assicurato di cumulare
lucri cum damno, è necessario che l’indennizzo do- l’indennizzo ed il risarcimento. Sebbene con molte varianti,
vuto dall’assicuratore vada a coprire il medesimo gli autori che spendono questo argomento in sostanza sosten-
pregiudizio del quale il danneggiato intenda chie- gono che vietare il cumulo significherebbe consentire un ar-
dere il risarcimento al terzo responsabile. Così, per ricchimento “ingiusto”, o all’assicuratore (nell’ipotesi in cui il
fare un esempio, se la polizza prevede un indennizzo danno sia risarcito dal terzo responsabile), o al responsabile,
nel caso di danno biologico, l’assicurato non po- nell’ipotesi in cui il danno sia indennizzato dall’assicuratore.
trà pretendere fino alla concorrenza dell’importo
ottenuto dall’assicuratore, il risarcimento del dan- Si tratta di argomenti che a mio avviso non hanno nulla di
no biologico responsabile; ma potrà ovviamente giuridico, in quanto si fondano unicamente su suggestioni e
chiedere il risarcimento del danno patrimoniale da pulsioni fattuali.
perdita della capacità di lavoro. Per converso, se la
polizza prevede un indennizzo nel caso di perma- Per spiegare questa affermazione, esaminerò separatamente
nente inabilità al lavoro, l’assicurato non potrà pre- la posizione dell’assicuratore e quella del responsabile.
tendere dal responsabile il risarcimento del danno
da incapacità lavorativa, ma potrà certamente L’assicuratore stipula con l’assicurato un contratto aleatorio.
chiedergli il risarcimento del danno biologico.
Se il sinistro non si verifica durante il periodo di tempo per il
La conseguenza è che il responsabile di un fatto ille- quale il contratto è stato stipulato, l’assicuratore non paga nes-
cito non potrà rifiutare il risarcimento semplicemen- sun indennizzo: ma a nessuno verrebbe in mente di dire che in
te eccependo che il danneggiato ha già percepito questo caso l’assicuratore “si è arricchito”, per l’ovvia ragione
un indennizzo dal proprio assicuratore, ma dovrà che il premio non va a remunerare il pagamento dell’indenniz-
allegare e dimostrare che quell’indennizzo è stato zo, ma la sopportazione del rischio.
pagato per ristorare esattamente lo stesso tipo di
pregiudizio del quale il danneggiato ha chiesto il Ebbene, fra l’ipotesi in cui al termine del periodo contrattuale
risarcimento al terzo. nessun sinistro si sia avverato, e l’ipotesi in cui un sinistro si sia
avverato, ma sia stato risarcito dal terzo responsabile, non vi
Naturalmente lo stabilire quale tipo di danno l’assicuratore è alcuna differenza giuridica: nell’uno, come nell’altro caso,
contro gli infortuni si sia obbligato ad indennizzare, dinanzi l’assicurato non ha sofferto danni, e se non ha sofferto un dan-
a clausole ambigue, è questione che va risolta non certo ad no non può pretendere l’indennizzo; e se non può pretendere
libitum, ma interpretando il contratto alla luce dei criteri legali l’indennizzo non vi è alcun “arricchimento” dell’assicuratore.
di ermeneutica di cui agli articoli 1362-1371 c.p.c.. Si tratta di una ipotesi perfettamente assimilabile a quella in
cui, allo scadere del contratto, nessun sinistro si sia verificato.
Criterio generale, a tal fine, dovrebbe essere quello
secondo cui qualsiasi criterio di indennizzo sgan- Passiamo ora alla posizione del terzo responsabile.
ciato dal reddito della vittima o dalla potenziale
capacità di produrlo, deve ritenersi pattuito a titolo Si sostiene che, vietando il cumulo di indennizzo e risarcimen-
di ristoro del danno non patrimoniale alla persona. to, si permette a quel cattivone del terzo, che ha causato il
danno, di sottrarsi all’obbligo di pagare il risarcimento.

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Anche questa affermazione non ha alcunché di giuridico.

E illegittima ed anti giuridica sarebbe una interpretazione del-


la legge la quale negasse che da un fatto illecito possa sorgere
un’obbligazione risarcitoria.

Non è questo il nostro caso.

Il terzo che provochi un infortunio resta responsabile, ed ob-


bligato al risarcimento del danno. Il punto è che, se quel dan-
no viene risarcito da qualcun altro prima del responsabile,
il credito risarcitorio si estingue, e se il credito risarcitorio si
estingue, nulla può pretendersi dal debitore. Il terzo responsa-
bile, dunque, il quale ferisca una persona che abbia stipulato
un’assicurazione contro gli infortuni, in primo luogo viene a
beneficiare di un vantaggio puramente di fatto, e non di di-
ritto. È una situazione non dissimile, a ben vedere, da quella
che si può verificare in una infinità di casi: come ad esempio
nell’ipotesi in cui la vittima del danno non chieda il risarci-
mento, oppure lasci prescrivere il proprio credito, od ancora
nell’ipotesi in cui il responsabile sia impossidente.

Vi è poi una seconda ragione che impedisce di considerare


“ingiusto” l’eventuale arricchimento del responsabile.

Come già detto, la commissione di un fatto illecito in danno di


una persona assicurata non impedisce certo il sorgere dell’ob-
bligazione risarcitoria.

Quella obbligazione, per effetto del pagamento dell’indenniz-


zo dall’assicuratore all’assicurato, si trasferisce da quest’ulti-
mo al primo, e dunque resta in vita.

Se poi l’assicuratore, per sue politiche commerciali o per altre


ragioni, decide di rinunciare ad esercitare la rivalsa nei con-
fronti del responsabile, la causa dell’arricchimento del respon-
sabile non è certo l’istituto della compensatio lucri cum damno,
ma è la scelta dell’assicuratore di rimettere al danneggiante il
suo debito: e poiché si tratta di una scelta soggettiva ed inco-
ercibile, è vano discorrere di “iniquità” del sistema.

Infine, sarà bene ricordare che qualsiasi valutazione circa la


“ingiustizia” di una interpretazione che liberi il responsabi-
le di un fatto illecito dalle proprie obbligazioni, trascura di
considerare che l’intero sistema della responsabilità civile ha
lo scopo di tutelare la vittima e non di punire il responsabi-
le. Dunque sarebbe illegittima e contrastante con l’ordina-
mento qualunque interpretazione che vulnerasse i diritti della
vittima. Ma una volta che questa abbia ottenuto il giusto ri-
sarcimento, è del tutto irrilevante che questo sia uscito dalle
tasche del responsabile, piuttosto che da quelle di un terzo.

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