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Esso vincola il legislatore, imponendogli di offrire una disciplina che quest’ultimi potranno (eventualmente)

essere chiamati a rispondere. Infatti come nel diritto privato è riservato un campo all’applicazione del
criterio di equità, così nel diritto pubblico si ha una corrispondente frequente apertura alla vita con
l’applicazione fatta dallo stesso legislatore del criterio di ragionevolezza e proporzionalità, più volte
richiamati anche nella giurisprudenza della Corte costituzionale. In secondo luogo non dobbiamo
dimenticare che nella nostra Costituzione sono indicati anche i punti fissi del modello di vita sociale, per i
singoli e per l’organizzazione economica, da cui lo stesso legislatore può allontanarsi. L’ordinamento ideale
deve rispondere anche al bene della certezza del diritto, che implica la conoscibilità a priori delle norme da
seguire. E’ questo un principio fondamentale, il quale conosce all’atto pratico un evidente appannamento.
A tal proposito dobbiamo ricordare che la stabilità sociale non è data dall’immutabilità dell’ordinamento,
piuttosto è molto importante l’idem sentire de re pubblica da parte dei consociati; il che si ha quando la
legge sa rispondere alle loro esigenze, e il fine è garantito dall’adeguarsi dell’ordinamento attraverso
un’intelligente opera legislativa. Oltre al diritto come tutela delle posizioni personali e come forma di
coordinamento sociale, Pagina di 12 728 primo, se ad esempio vogliamo comprendere l’istituto dell’ipoteca
dobbiamo prima indagare la funzione una volta ben compresa, sarà più agevole capire anche la struttura
del suo regolamento, interpretandone la disciplina legislativa. I vari istituiti giuridici che hanno affinità di
materia o di struttura vengono insieme a costruire le diverse parti del diritto (dir. di famiglia o dir. garanzia):
tutte le parti di un unico ordinamento giuridico che dev’essere unitariamente e armonicamente concepito,
in modo che anche il significato della norma particolare di un istituto può essere chiarito con il richiamo di
norme stabilite per istituti diversi. Distinzioni fondamentali Negli scopi perseguitati dall’ordinamento
giuridico l’obbiettivo di conservare e progredire la società umana curando gli interessi e i bisogni comuni si
distingue dal compito di proteggere i singoli individui e le loro iniziative. Alla distinzione fa riscontro una
grande divisione nelle discipline giuridiche: quelle che riguardano il diritto pubblico e quelle del diritto
privato, mentre per l’interesse generico alla protezione giuridica attiene alla pubblica funzione. Il diritto
pubblico regola l’organizzazione dello Stato, nonché degli altri enti pubblici, e i loro rapporti Pagina di 15
728 reciproci; e nell’altro senso regola le relazioni tra Stato ed enti pubblici dall’una parte e i cittadini
dall’altra. La giuridicità domina l’agire degli enti pubblici e regola anche la posizione dei cittadini.
L’espressione giuridicità corrisponde a legalità, che si basa sulla sostituzione della legge. Il rapporto
giuridico pubblico è dominato dal fatto che vi partecipa almeno un ente che si presenta come portatore di
interessi superiori, in modo che i soggetti di tale rapporto non si trovano in quella eguaglianza che è
caratteristica del diritto privato, all’interno del quale rientrano il diritto costituzionale, diritto penale, diritto
civile e diritto amministrativo. Il diritto privato disciplina le relazioni reciproche dei soggetti fissando
presupposti e limiti agli interessi dei singoli. Ne deriva che nel rapporto giuridico privato le persone
vengono a trovarsi in condizioni di parità :societas sine imperia. Anche lo Stato e gli altri enti pubblici
agiscono per un interesse patrimoniale, come farebbe il privato (vendendo un mobile o lo danno in
locazione) sono sottoposti al privato. Viene spesso la questione se, oltre ad una dimensione Pagina di 16
728 diremmo così pubblica dei rapporti umani e alla dimensione privata, trovi accoglienza nel sistema
giuridico anche una dimensione sociale. L’interesse di una grande comunità appartiene ad un’entità di
livello sociale. La disuguaglianza nel diritto pubblico è giustificata soltanto dal principio che gli interessi
generali o di maggiore importanza per la conservazione e lo sviluppo della società devono prevalere sugli
interessi minori o appartenenti ai singoli. Il diritto privato comprende il diritto civile, commerciale, privato
del lavoro, privato della navigazione. La bipartizione tradizionale del diritto privato tra il codice civile e
quello commerciale lo si può comprendere pensando che modernamente il complesso di istituti di diritto
commerciale, industriale, agrari e del lavoro, che disciplinano i principi mezzi di produzione e distribuzione
della ricchezza si usa anche considerare come diritto dell’economia. La distinzione tra diritto privato e
diritto pubblico non viene tracciata da una linea netta e costante, poiché nell’era in cui viviamo anche il
mondo giuridico è Pagina di 17 728 elaborazione dello spirito umano si vogliono scaturite dall’intrinseca
natura dei rapporti di coesistenza. Meglio però si dovrebbe parlare di un coerente sistema di princìpi più
che di norme. Secondo un altro aspetto, più che alla fonte delle norme, a un giudizio di valore delle regole
della vita associata, si dice che il diritto naturale presenta l’id quod semper aequuum ac bonum est. Il diritto
naturale tende alla stabilità dei suoi precetti, ma esso conosce e accetta la storia, superando quella
concezione di immutabilità che si rimprovera al vecchio giusnaturalismo. Esso vive nella coscienza dei
popoli e rappresenta l’ideale di giustizia a cui gli uomini aspirano. Oggi diremo che ci sono esigenze di
rispetto della persona umana e di potenziamento del bene comune che costituiscono, anche dei limiti che
dovrebbero essere invalicabili. Nelle costituzioni moderne sono affermati dei princìpi generali il cui
mutamento o inosservanza porterebbe alla negazione dello stesso sistema. Il richiamo a princìpi di giustizia
naturale, s’impose come chiara esigenza di civiltà ai giuristi più attenti alla loro professione sociale; e la
Pagina di 20 728 riscoperta di un diritto di natura, come aspetto di un nuovo umanesimo, costituì pertanto
un progresso spirituale, secondo la precisazione di moderne prospettive, l’ispirarsi a un certo naturalismo è
necessario presupposto di vitalità anche per ogni diritto positivo, il quale deve fondarsi sulla natura dei fatti
da regolare. Si tratta dei princìpi quorum causa omnes iusnconsistitum est. DIRITTO E MORALE. Il tema non
formerà oggetto di un esauriente approfondimento in una trattazione come la nostra. Troviamo lo stesso
teso delle leggi spesso si rifà alla morsale, la stessa Costituzione richiama il ‘buon costume’ come criterio di
valutazione degli atti delle vita sociale. Invero il diritto, nella considerazione degli atti dell’uomo non può
prescindere anche da una loro valutazione di bene o di male. L’evoluzione moderna è stata definita come
una forma di secolarizzazione, più di recente per ‘insufficienza mostrata dalla concezione puramente
positivistica considerata come un momento culturale caratteristico di tale secolarizzazione si è parlato
anche di desecolarizzazione, per dire che si è voluto in qualche Pagina di 21 728 modo colmare il vuoto
ideale. Dobbiamo precisare che di giusnaturalismo si parla del metodo che si contrappone a ogni
limitazione puramente formalistica del diritto e che ispira la tendenza a controllare le stesse leggi in norme
di princìpi di suprema garanzia. Non si deve pensare che al cittadino sia connesso di invocare generici
princìpi di giustizia per sottrarsi all’applicazione delle norme concrete. Altra cosa è dire che nella
formazione del diritto positivo, un modello di etica sociale si impone al legislatore, il quale non può
allontanarsi da taluni princìpi. Questa vale come osservazione ideale e di massima. Il legislatore troppe
volte segue la tentazione di allontanarsi da alcune sagge regole che egli prima d’ogni altro dovrebbe
recepire. Però il singolo come privato o come giudice deve limitarsi alla ricerca del diritto positivo, il quale
soddisfa pure la fondamentale esigenza di certezza e assicura inoltre più concretamente l’uguaglianza dei
cittadini. La dottrina giuridica degli ultimi secoli ha sostituito un sistema giuridico positivo a un propugnato
sistema giuridico Pagina di 22 728 quale egli trae origini di vita e di tutela, la funzione del giurista è
solamente quella di un tecnico al servizio del potere pubblico. Egli deve valutare una serie di indeterminata
di concrete circostanza dei rapporti di vita, tendendo presenti sia i valori di un’esperienza umana universale
sia il complesso sistema nel quale le singole norme non s’inseriscono. Se il richiamo al “diritto naturale”
potè sembrare superato nei moderni sistemi degli stati sovrani, un fenomeno di largo significato
nell’esperienza giuridica mondiale si è venuto manifestando con solenni dichiarazioni, che affermano i
“diritti dell’uomo”,come i valori da rispettare nell’ambito degli stati contraenti. Parlando ‘dei diritti
umani’,si deve avvertire che il fenomeno si è manifestato come atto a scuotere il criterio, un tempo di
normale riconoscimento, dell’esclusività del significato assoluto della positività del diritto statuale. Ed è
significativo osservare che in talune di queste Convenzioni fra stati sono previsti anche appositi distinti
organismi giurisdizionali muniti di competenza imperativa. Pagina di 25 728 SEZIONE II. Le fonti del diritto
oggettivo interno. 5. La Costituzione e le fonti del diritto. L’espressione ‘fonte del diritto’ comprende un
doppio Pagina di 26 728 significato: si distinguono le fonti di creazione o produzione e le fonti di
conoscenza o cognizione. Per ‘fonte’ s’indica sorgente da cui sgorga e a cui si può attingere la conoscenza
della regola. Si parla di fonti di cognizione per indicare i testi che contengono le norme giuridiche. Esse
costituiscono degli strumenti mediante i quali si rendono conoscibili le disposizioni prodotte dalle fonti di
produzione. Nel svolgimento delle forme storiche del diritto, le norme non scritte (consuetudini) cedono il
campo alle norme scritte (prodotte da leggi, regolamenti); questa prevalenza è giustificata per i caratteri di
certezza, precisione e ponderatezza che sono propri del diritto scritto. Fonte di produzione è espressione
dinamica per l’ordinamento. Essa infatti ricomprende ogni atto o fatto abilitato dall’ordinamento a
produrre norme giuridiche , e quindi a modificare e innovare l’ordinamento giuridico stesso. Quando si
vogliono mettere in risalto i fattori, che determinato il sorgere del precetto giuridico si parla di fonti di
materiali; quando, invece, si vogliono indicare i procedimenti Pagina di 27 728 6. Le leggi, i testi unici, i
codici. Legge è la fonte di produzione principale del nostro ordinamento e s’intende anche la norma
consacrata in una precisa formula espressa dagli organi competenti ad adottare gli atti-fonte. Il comando
che essa contiene viene dalla volontà di un legislatore ed è formulato in determinate parole. La legge è
espressione della volontà di Stato. Va tuttavia precisato che il nostro ordinamento riconosce una potestà
legislativa in capo alle Regioni e alle Province autonome; anzi dopo la riforma Costituzionale del 2001 è la
legge statale ad avere competenza limitata alle materie espressamente indicate nell’art.117. Lo Stato
conserva una competenza legislativa esclusiva: tra questi si segnala la materia dell’ordinamento civile, che
tradizionalmente comprende gli argomenti riconducibili al diritto privato. L’atto legislativo quale fonte di
diritto contiene comandi generali e astratti secondo le caratteristiche del diritto oggettivo. Tra le fonti
normative i codici e i testi unici. Gli uni e gli altri costituiscono dei complessi organici destinati a regolare un
vasto settore della vita. Pagina di 30 728 I codici sono testi organici che hanno un valore normativo di per
sé, senza riferimento a leggi precedenti. Sono diretti a regolare la totalità di un vasto campo dell’attività
giuridica. L’esigenza di chiarezza e di ordine per le leggi antiche e nuove ha indotto quasi tutti i popoli a
predisporre delle codificazione ufficiali, che rispondono a un’esigenza d’ordine e di stabilità e che sono
anche da vedere come eredità di un moderno illuminismo ispirato al giusnaturalismo e
all’autodeterminazione. I codici sono atti con forza di legge, ma dobbiamo tener presente che essi ci
portano un sistema prodotto da secoli di esperienza giuridica, di vita, di studio, di decisioni
giurisprudenziali. Ma ogni legge è necessariamente superata dai progressi della vita e l’accelerazione subita
dalla storia negli ultimi tempi ha fatto sentire il ritardo dell’adeguamento. La proclamazione dell’unità
politica d’Italia precedette l’unificazione legislativa del Regno, che si compì con il codice del 1865. Nel
periodo del primo dopoguerra, mutate le condizioni di vita si è compiuto un lungo lavoro per la nostra
seconda codificazione. Dal Pagina di 31 728 1°Luglio 1931 è in vigore il codice penale, dal 19 Ottobre 1930 e
successivamente stato modificato a più riprese da numerose leggi speciali. Il 24 Ottobre 1989 è entrato
invigorì il nuovo codice di procedura penale, che ha sostituito il precedente codice penale approvato nel
1930 del 19 Ottobre. Dal 21 Aprile 1942 sono entrati in vigore il codice civile, codice della navigazione e la
legge familiare. Il codice di procedura civile del 1942 è stato modificato in frammenti e ulteriori interventi
normativi il 26 Novembre 1990. Per codificazione si distingue dalle varie opere di compilazione di semplice
raccolta di leggi o di usi, predisposte per carattere di praticità di consultazione e altro. Con rapida
trasformazione sociale si è potuto opportunamente adeguarsi alle esigenze radicalmente nuova dei nostri
tempi. Ricordiamo il Codice Napoleone del 1804 era il codice degli interessi patrimoniali, i cui compilatori
vollero piuttosto fissare in modo chiaro e preciso gli eterni canoni di giustizia che dovrebbero essere uguali
per tutti i tempi, e la sua codificazione è ancora oggi in vigore e andata ben oltre, avendo assorbito idee
nuove, sia in materia di tutela effettiva della personalità, sia nel campo del Pagina di 32 728 dal giudice
ordinario, ovvero annullato, e in casi particolari annullato dal giudice amministrativo. SEZIONE IV 16. La
successione delle leggi nel tempo La legge, dopo promulgata e affermata l’esistenza dal Capo dello Stato e
ne ordina l’esecuzione, viene inserita nella Raccolta ufficiale degli Atti normativi della Repubblica italiana e
viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Entra in vigore in tutto il territorio dello Stato nel decimo-quinto
giorno successivo a quello della sua pubblicazione e l’entrata in vigore, chiamato “vacantio legis” può
essere allungato oppure abbreviato, o addirittura annullato come avviene spesso per le leggi in materie
economiche o finanziarie. Una volta che la legge è entrata in vigore, a tutti è fatto obbligo di osservarla.
“Ignorantia legis non excusat”. Anche la legge ha la vita di ogni fatto umano, e come ha un principio così
può avere una fine. Quando viene abrogata con effetto ex nunc per dichiarazione espressa del legislatore o
in seguito a Pagina di 35 728 referendum popolare, può essere abrogata tacitamente: per incompatibilità
con nuove norme. La legge perde efficacia anche per riconoscimento di illegittimità costituzionale fatto con
sentenza della Corte Costituzionale. Quando una legge cessa di aver vigore, sorge il problema di stabilire
quali norme vadano applicate ai rapporti nati sotto il suo impero. L’art.11 stabilisce il principio
fondamentale della irretroattività delle leggi, cioè che la legge non può avere efficacia per i fatti avvenuti