Sei sulla pagina 1di 2

RIASSUNTO LIBRO TRABUCCHI - ESAME DIRITTO PRIVATO CAPO 1 Il diritto privato in generale Concetto del

diritto e partizioni fondamentali La vita dell’uomo dalla nascita alla morte si attua attraverso una serie
infinita di relazioni o rapporti con altri uomini. L’affermazione che l’uomo sia destinato alla vita associata è
una verità acquisita. L’infinita serie di relazioni in una società richiede un’organizzazione secondo i princìpi
che si traducono in norme. E appunto dal diritto, che è ordinamento per la regola dei rapporti umani. I
rapporti tra gli uomini sono disciplinati da delle regole che non fanno capo all’organizzazione giuridica;
ricordiamo nel norme dell’etichetta, dell’onore, gli imperativi alla morale, i precetti religiosi. Il diritto
costituisce quel principio di coesione senza la quale la società civile si dissolverebbe nell’anarchia. Non è
invece il contenuto del comando, che fornisce il criterio distintivo del diritto. Ad esempio, la regola base
“rispetta la vita altrui” è posta non solo dal diritto, ma anche dalla morale in quanto tocca la coscienza
dell’individuo. La distinzione tra diritto e morale non tocca i contenuti dei singoli precetti, ma riguarda la
prospettiva del comando, visto in funzione della vita in società o come norma personale per il soggetto.
Molte norme espresse nella legislazione costituiscono anche pungi di emersione di valore etico-sociali.
Pagina di 1 728 Dobbiamo allora cercare in altri elementi quelle caratteristiche che individuano e
distinguono la norma giuridica da tutte le altre. Queste caratteristiche dipendono dalla funzione essenziale
del diritto, che è quella di stabilire le regole dell’azione dell’uomo nei rapporti sociali con gli uomini.
Secondo Kant il diritto s’intende come l’insieme delle condizioni che consentono all’arbitrio di ciascuno di
coesistere con l’arbitrio degli altri, secondo un principio generale di libertà. Oltre all’aspetto fondamentale
del diritto, che impone obblighi negativi di rispetto, dobbiamo considerare un’altra funzione che è
apertamente diretta verso valori positivi: l’organizzazione della vita sociale. Il cittadino chiede al diritto non
solo il rispetto, ma anche la collaborazione degli altri cittadini. Per raggiungere tali scopi viene costituito un
ordine da rispettale, il quale s’impone obbligatoriamente nei rapporti tra gli uomini. La riflessione teorica
sul concetto e sulla natura del diritto rinvia ad una fondamentale distinzione volta a stabilire, due possibili
accezioni in cui il termine stesso può essere usato nel corretto uso linguistico. Del diritto si può parlare in
senso oggettivo e in senso soggetti. Si parla di diritto oggettivo (norma agendi) quando il termine viene
usato per indicare la regola (norma giuridica); sia un singolo precetto giuridico che Pagina di 2 728
parrocchie ecc ... questa molteplicità e varietà di gruppi sociali e la conseguente pluralità degli ordinamenti
giuridici che regola no queste realtà deve essere ricondotta formalmente e materialmente, all’armonia di
modo che sia assicurato un ordinato svolgimento della vita sociale. Allo Stato spetta una posizione di
preminenza perché alla comunità statale si riferiscono gli interessi generali. La posizione di supremazia del
gruppo sociale organizzato a Stato trova la sua principale espressione nella preminenza riconosciuta agli
interessi generali, collettivi, settoriali, individuali o territorialmente delimitati. Quest’ultimi interessi sono
riconosciuti e tutelati in quanto non si pongono in contrasto con l’interesse generale. Allo Stato è riservato
il monopolio della forza coercitiva, cosicché solo il diritto statuale può prevedere, come sanzione alla
violazione delle proprie norme, l’uso della coercizione fisica, cioè l’arresto e il carcere. Nessun altro ente od
organizzazione può imporre con la forza il rispetto delle proprie regole. a) Il diritto dell’Unione Europea Un
discorso fondamenta va fatto per richiamare l’esistenza di un ordinamento giuridico che ci vincola, con
carattere e forza soprannazionaleM ci si riferisce al diritto dell’U.E., il quale trae origine dai Trattati istitutivi
delle Comunità. L’Italia si è inserita nella creazione europea, la CECA (Comunità europea del carbone e
dell’acciaio), EUROTATOM (comunità per Pagina di 5 728 l’impiego a scopi di pace dell’energia atomica). In
seguito al trattato di Maastricht (il quale ha le caratteristiche del documento di grande forza per gli aspetti
più concretamente positivi dell’Unione) del 7/02/1992 entrato in vigore il 1/11/1993 si sono poi create le
basi per l’U.E., che si fonda sulle tre precedenti Comunità. E’ stato espressamente stabilito che queste
formazioni europee si fondino sul diritto comune, il quale s’impone sul diritto dei singoli stati membri. Le
istituzioni di carattere sovranazionale, create per la vita di quella che ora è l’U.E., esercitano infatti i poteri
d’imperio per la disciplina delle attività economiche degli Stati membri. In tal senso le intese le intese così
dette di Maastricht rappresentano una tappa fondamentale per il passaggio da una comunità avente
caratteri prevalente economici verso una struttura, l’Unione, che dovrebbe tendere a un modello di tipo
federale, con il progetto di passare attraversi le fasi di un’unificazione economica e monterai, verso il
raggiungimento di una ancora più stretta unione di popoli e di Stati. Per ora, viene facilitata la coabitazione
delle nazioni che la compongono in seno a una costruzione di nuovo genere tra stati originari. Dopo
un’alternarsi di momenti di crisi e fortuna viene superata la visione meramente mercantile dell’Europa
Comunitaria, con il raggiungimento dell’Unione Europea. Un passo importante era stato fatto con
l’approvazione dell’Atto Unico Europeo del 2/1986 che Pagina di 6 728 esprime la ferma volontà di politica
di realizzare un unico mercato interno (mercato senza frontiere o mercato comune, cioè l’accesso indistinto
di tutti i cittadini comunitarie alle aree legislative degli altri Paesi. Il 29 Ottobre 2004 a Roma viene
sottoscritto il Trattato costituzionale europeo, dove vengono riscritte le regole della forma di governo
dell’unione e conteneva al suo interno la Carta Dei Dirti dell’U.E. Questo Trattato fu visto da molti come una
vera e propria “Costituzione” dell’Unione Europea. Ma olle che da un punto di vista istituzionale le vicende
dell’U.E. hanno significativi riflessi sull’ordinamento giuridico statale anche in ordine alle fonti del diritto.
ovvero agli atti produttivi di norme giuridiche. Le fonti principali dell’ Unione Europea sono i regolamenti e
le direttive che vengono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Mentre i regolamenti recano una normativa
rivolta a tutti i soggetti e sono direttamente applicabili, le direttive costituiscono pure una normativa
obbligatoria per il risultato da raggiungere, ma da attuare a cura degli Stati membri... le direttive, quindi,
vincolano gli Stati soltanto per lo scopo da raggiungere, restando competenti gli organismi nazionali per
quanto attiene ai mezzi e alle forme con cui attuarle. Altre fonti sono poi costituite da decisioni,
raccomandazioni e pareri. Infine, le decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea a cui è affidata
l’interpretazione e l’applicazione del diritto comunitario sono anche Pagina di 7 728 obbligatorie che
devono essere generali e uguali per tutti e che le sue parole siano comandi; gli atti legislativi tendono ad
assumere i tratti del concreto provvedere, contenendo norme che si rivolgono a soggetti ben determinati.
Ciò è spiegabile alla luce dell’affermarsi di uno Stato sociale di diritto finalizzato al raggiungimento di
obbiettivi di giustizia sociale; tuttavia si tratta di una prassi che non escluda gravi rischi. Attualmente ci
troviamo in un mondo nel quale vacilla il monopolio legislativo dello Stato, poiché alcune norme sono
imposte dall’esterno e perché molte grandi imprese multinazionali riescono ad imporre con la forza e il
potere i loro modelli di contratti. La mancata onnipotenza del potere dello stato di “dare il diritto” è il segno
di un radicale mutamento e possiamo valutare la situazione attuale nella regolamentazione delle fonti del
diritto come una marcia di avvicinamento verso un diritto privato europeo. Secondo: lo Stato garantisce
l’osservanza dell’ordinamento giuridico. Senza l’intervento dello Stato, non ci sarebbe garanzia di ordine e
non ci sarebbe una forza per la conservazione dello Stato quando esso riconosce i precetti emanati da altra
fonte, talora il riconoscimento di efficacia avviene espressamente o perché lo Stato emette una norma che
contenga l’identico contenuto a quello degli ordinamenti originari degli Stati, della Chiesa ecc... rinviando a
specifiche norme o atti da questi prodotti, oppure perché invece lo Stato riconosce anche per il Pagina di 10
728 proprio ordinamento limitamente a determinare materie, le fonti di produzione degli ordinamenti
indipendenti (è un rinvio formale)i: quando, ad esempio, fa rinvio alla consuetudine, riconosce le norme del
diritto canonico, oppure dà esecuzione alle convenzioni internazionali dichiarandole obbligatorie, e anche
quando riconosce forza di legge al contratto. Una concezione del diritto come regola dei rapporti una in a
cui corrisponde un ordinamento che si impone per le conseguenze negative che verrebbero 5 applicate alle
sue violazioni. Sia in ambiti interni allo Stato, sia nel mondo dei rapporti destinati a svolgersi al di là dei
confini di un singolo stato, esistono regole imposte che vengono anche rigorosamente osservate solo per
l’interesse he lega i soggetti a far parte di quell’ordine convenzionale. L’inosservanza si accompagnerebbe
da delle sanzioni, ovvero all’emarginazione dei trasgressori. In questi casi ciò che può fare l’ordinamento
giuridico è offrire le indicazioni che appaiono valide per evitare troppo supina acquiescenza a forze
preponenti, oppure sfidare frontalmente il gruppo sociale organizzativo, le sue norme, le sue canzoni
(mafia, camorra ad esempio). Al principio di legalità non si deve pensare che corrisponda un sistema
formalistico di tutta rigidità precostruita: né d’altronde esso resta ancorato a un Pagina di 11 728 criterio
diremmo neutro rispetto alla legge perché legge. Il principio sancisce he l’attività degli organi giudiziari e
amministrativi è sottoposta alla legge.