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contenuti della comunicazione) a lasciare spazio alla trascendenza del soggetto umano e di conseguenza ai

suoi diritti, alla sua dignità e alla sua respon- sabilità. Questa è la ragione per cui suggerire un carattere
automatico, impersonale, non sociale o storico della trasmissione dei contenuti e dunque della costituzione
dei significati e del senso costituisce un problema teorico ed etico fondamentale. Quel che è in gioco,
infatti, è un principio fondamentale sul piano etico e politico, quello che riconosce la responsabilità del
pensiero e la sua base linguistica. La metafora virale intende smantellare proprio questo “gioco del senso” e
pensa la posizione di chi viene “contagiato” da un certo contenuto come passiva. Le conseguenze di questa
posi- zione non sono solo epistemologiche, non negano solo i principi di base della semiotica e della
linguistica strutturale, ma si estendono sul piano etico, politico e sociale, come si rendeva conto
lucidamente il maggiore precursore teorico della dottrina viralista, cioè il maggiore esponente del
comportamentismo Burrhus Frederic Skinner, intito- lando il suo libro più ambizioso, che ha la pretesa di
raccogliere la sua eredità scientifica, Beyond Freedom and Dignity ( ): una teoria in cui il pensiero è
passivo risultato di azione esterna, si tratti di un riflesso condizionato o di un meme, non può che escludere
l’idea della libertà Lexia. Rivista di semiotica, 25–26 Viralità. Per una epidemiologia del senso ISBN 978-88-
255-0315-9 DOI 10.4399/97888255031595 pag. 73–79 (dicembre 2016) Dalla Virologia alla Viralità
C M*  : From virology to virality
: The word “virality” comes from “virus” and refers to texts, videos, news and
information capable of rapid and capillary diffusion in the web, as we supposed a virus is able to do. In this
article, I briefly describe some of the most important aspects of virology, particularly the replication cicle
and host–virus interaction, in order to critically review the metaphor of virality as applied to
communication. : virality, virology, virus transmission, virus replication, metaphor. La
virologia è una branca della microbiologia che si occupa dello studio dei virus, microrganismi ubiquitari in
grado di infettare tutte le forme di vita cellulare, dagli esseri umani ai batteri. Tracce icono- grafiche della
presenza di virus e delle loro conseguenze sull’uomo si ritrovano già a partire dal  a.C. In una stele
egizia sono rappre- sentate le deformità degli arti inferiori che sappiamo essere causate dall’infezione del
virus della poliomielite, le stesse che, secoli dopo, ritroviamo in una serie di disegni di Hieronimus Bosch.
L’evidenza dell’esistenza di particelle infettanti molto piccole viene per la prima volta fornita alla fine del
° secolo, quando due scienziati, lavorando indipendentemente in Olanda (Beijerinck) ed in Russia
(Ivanovski; Carter ) scoprirono un agente infettante filtrabile poiché nessun batterio cresceva in
colture ottenute dallo stesso filtrato. Si trattava del virus del mosaico del tabacco. Pochi anni più tardi
venne anche dimostrato che il fattore causale della febbre gialla era anch’esso un agente infettante
filtrabile. ∗ MD, Dept. Of Pathology, San Giovanni Bosco Hospital, Turin.   Claudia Manini È solo
però nel secolo scorso che ci sono stati importanti progressi nello studio dei virus, grazie all’avvento della
microscopia elettronica e delle tecniche di biologia molecolare. Le dimensioni dei virus sono nell’ordine dei
nanometri, al di sotto del potere di risoluzione del microscopio ottico ( ,  μm) (Alberts ), per
cui sono visualizzabili solo con la microscopia elettronica. La possibilità di osservare i virus in microscopia
elettronica, e di tipizzarne il codice genetico mediante metodi di sequenziamento genico ha consentito la
loro classificazione. Esistono diversi tipi di classificazione tassonomica dei virus: la simme- tria e il tipo di
acido nucleico (DNA o RNA, a catena singola o doppia, levogira o destrogira) sono tra i criteri classificativi
(Fauquet ). I virus sono parassiti endocellulari obbligati, non sono cellule, è tuttora dibattuto se si
tratti di forme di vita (pur possedendo un co- dice genetico e rientrando quindi nella biologia), e
necessitano delle risorse energetiche e degli organuli della cellula ospite per potersi replicare. Al di fuori
dell’ospite i virus sono presenti in forma di parti- celle inerti, i virioni, che, di fatto, costituiscono una sorta
di “sistema di spedizione” di informazioni geniche. Il virione infatti contiene il codice genetico del virus ed
ha il compito di veicolarlo senza danni all’interno della cellula ospite, dove può replicarsi originando altre
par- ticelle. Il genoma virale è imballato in un mantello proteico (capside) che ha la funzione di proteggerlo
ed in molte specie è presente anche un rivestimento lipidico. Sulla superficie esterna ci sono inoltre delle
proteine (antirecettori) che hanno la funzione di riconoscere alcuni siti con struttura complementare
(recettori) presenti sulla membrana della cellula da infettare (Collier ). I virus non si riproducono
ma si replicano: in pratica, mentre una nuova cellula si forma sempre da una preesistente, dopo che questa
ha aumentato il numero dei suoi componenti per poi dividersi, un nuovo virione si forma sempre da
componenti nuovi prodotti ed assemblati ex–novo esternamente al virione, il quale non fa altro che
trasportare il genoma che codifica per le proteine necessarie alla replicazione stessa. Il processo,
convenzionalmente suddiviso in un modello a sette fasi (sebbene non tutti i virus seguano tutte le tappe o
nello stesso ordine) che si svolgono dal momento della penetrazione del virus nell’ospite fino al rilascio di
nuove particelle, avviene solo all’interno della cellula, quindi i virus devono avere delle caratteristiche che
permettano loro Dalla Virologia alla Viralità  di penetrarvi. Affinché l’intrusione sia possibile devono
però incontra- re una cellula “sensibile”, ovvero dotata di recettori di membrana che permettano l’attracco
del virus, che sono proteine con una struttura secondaria e terziaria complementare alle proteine virali
esposte sul mantello. Una volta penetrati, i virus devono competere con la cellula per l’utilizzo
dell’apparato di trascrizione e biosintesi, necessari per avviare le fasi di trascrizione del genoma e di sintesi
delle proteine virali, modificando l’ambiente intracellulare. Dal risultato della com- petizione ospite–virus
possono scaturire sostanzialmente  esiti: la cellula impedisce la replicazione del virus, anche agendo nelle
fasi ini- ziali, ovvero bloccando la penetrazione del virus (infezione abortiva); permette tutte le fasi
(infezione produttiva con conseguente morte cellulare); ne sostiene alcune, ma non tutte (infezione latente
senza morte cellulare). Nell’interazione tra ospite e virus la cellula non è un elemento passivo, un mero
supporto alle necessità di replicazione, diffusione e trasmissione del virus, ma una controparte attivamente
impegnata nella competizione per la sopravvivenza, in grado di modu- lare ed intervenire nel processo di
replicazione virale durante ognuna delle tappe, dalla penetrazione alla fuoriuscita di particelle neoforma-
te, in base a caratteristiche che consistono nella sensibilità, ovvero la presenza di recettori idonei e
permissività, definita come il fatto di avere apparati e riserve di energia in grado di sostenere le necessità
del virus. Le caratteristiche intrinseche dell’ospite determinano tra l’altro il tropismo di specie, o addirittura
di organo, dei virus, per cui virus in grado di infettare cellule umane non infettano cellule vegetali, per
esempio, e d’altra parte ci sono virus patogeni per l’uomo che colpiscono solo le cellule di alcuni tessuti e
non altri (si pensi al virus dell’epatite). Dopo la replicazione, una certa quota di virioni prodotti deve es- sere
trasmessa ad un’altra cellula affinché il virus non si estingua. L’unica altra possibilità di sopravvivenza è
quella di integrare il pro- prio genoma in quello della cellula senza replicarsi; in questo modo il codice
genetico del virus verrà trasmesso dalla cellula ospite alle cellule figlie durante i processi di divisione
cellulare. I virus di batteri ed altri organismi unicellulari vengono rilasciati nell’ambiente, dove
incontreranno altri ospiti suscettibili. I virus degli organismi multi- cellulari, animali o piante, possono
diffondere alle cellule adiacenti e infettare cellule a distanza dello stesso organismo per via ematica o 
Claudia Manini cellula ospite (una sorta di mantello dell’invisibilità di Harry Potter, perché essendo proprio
dell’ospite potrebbe non venir riconosciuto dal sistema immunitario come “altro” da sé), oppure
potrebbero venir prodotte nuove particelle virali con mutazioni del genoma verificatesi a seguito di
malfunzionamenti dell’apparato biosintetico dell’ospite. Tutte le fasi del ciclo di replicazione virale sono
condizionate dalle caratteristiche della cellula che si riassumono nella sensibilità e per- missività e che sono
anche espressione del sistema immunitario, oltre ad essere specie — od organo — specifiche. La
definizione di contenuto virale in ambito comunicativo, oltre ad avere un significato meramente descrittivo,
si basa solo sulla rapidità e capillarità di diffusione dello stesso. In questo modo tra l’altro sembra che una
particolare velocità di diffusione sia prerogativa dei virus, mentre esistono anche batteri che sono in grado
di diffondere molto rapidamente. Ma, a parte queste distinzioni di tipo prettamente “mi- crobiologico”,
l’altro aspetto importante in ambito comunicativo, è che la metafora non considera il ruolo attivo e la
responsabilità di chi ri- ceve e diffonde (dopo aver selezionato ed eventualmente modificato) i contenuti di
un’informazione. L’analisi dei cluster di popolazione, che potrebbero essere intesi come gruppi di ospiti con
caratteristiche omo- genee di sensibilità e permissività, tra i quali si diffondono viralmente, come per una
sorta di contagio, i contenuti dell’informazione mediante i nuovi media, ed in particolare il web, può fornire
importanti mezzi cognitivi per studiare i meccanismi di diffusione delle informazioni, probabilmente più che
non l’utilizzo di metafore immaginifiche. Le metafore, di cui sono soffuse tutte le argomentazioni su te- mi
astratti e complessi, non sono solo infiorettature retoriche del discorso, ma influenzano profondamente il
modo in cui pensiamo. Hanno un’influenza potente inoltre nell’indirizzare le nostre opinio- ni ed azioni
conseguenti. Studi sperimentali psicocomportamentali hanno evidenziato come l’esposizione anche ad una
singola metafora può indurre differenze significative di opinione su come affrontare problemi sociali, quali
per esempio il crimine (Thibodeau ) (a seconda se metaforicamente rappresentato come “virus”
— giusto per restare in tema — o come “bestia”) nelle grandi città, differenze addirittura maggiori che non
quelle derivanti dallo schieramento poli- tico. Si tratta di differenze indotte dall’inquadramento metaforico
del fenomeno, non riconosciuto dai soggetti sottoposti allo studio, i quali, Dalla Virologia alla Viralità 
alla richiesta di cercare ulteriori informazioni a supporto delle loro opi- nioni tendevano a scegliere le
informazioni che più verosimilmente avrebbero confermato il bias indotto dalla metafora. In conclusione, la
metafora della viralità applicata in ambito co- municativo è inutile, perché vuota, dal punto di vista
epistemologico e parziale dal punto di vista descrittivo. Data l’influenza che le me- tafore hanno
nell’orientare le nostre conoscenze ed indirizzare, in- consciamente, le opinioni potrebbe anche risultare
dannosa oltre che inservibile ai fini dello studio della diffusione delle informazioni sul web. Riferimenti
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doi:./journal.pone.. Sitografia accademiadellacrusca.it/it/lingua-
italiana/parole-nuove/virale. Il discorso ideologico, i media occulti e la viralità  produzione, in cui ogni
segno rimanda ad un altro segno in un delirio paranoico, che è la celebrazione spettacolare del sistema
valoriale che ne rappresenta il significante ultimo (Boudrillard, ). È opportuno distinguere due
livelli in cui si sviluppano le fluttua- zioni valoriali, uno del sistema (o dei sistemi) e l’altro degli individui, che
non sono interamente complementari, ma sono dialetticamente posti su livelli logici (o storici) differenti.
Infatti, il primo, agisce in un regime segnico fluttuante sempre staccato dal principio di realtà, è esso stesso
la realtà che si autocrea, si ridefinisce, fagocita e ridefinisce il suo fuori; il secondo è il sostrato, non
necessario, su cui le fluttuazioni agiscono, in un regime segnico differente: il Capitalismo che agisce sui
consumatori, l’Ideologia dominante che agisce sulle coscienze, la Globalizzazione che agisce sui popoli, “la
Follia del Tutto che giustifi- ca le follie particolari” (Marcuse, ). In questo giogo, il particolare deve
necessariamente occupare un piano logico–storico un gradino inferiore a quello del sistema, gli individui si
affidano alle obsolete leggi mercantili dell’economia, alle obsolete ideologie politiche, alle banali distinzioni
di culture o religioni. Sarebbe interessante studiare i rapporti che intercorrono tra i due piani. In questa
prospettiva, le informazioni, i discorsi, le ideologie, il denaro, i valori si muovono, per fare un’analogia con
lo spazio di Riemann, linearmente su un piano ellittico, un geode (la infosfera?) che non abbraccerà mai
interamente il sistema: la superficie di questo geode sarà l’immagine del mondo, il metadiscorso implicito
su cui si baseranno le conoscenze che si hanno del reale. Si spera che con questa analogia sia più facile
spiegare il funzionamento e le iterazioni tra i due livelli: perché è su questa superficie che avviene la
liquidazio- ne del principio di realtà dei valori. Infatti sulla superficie di questo metadiscorso si formano i
discorsi ideologici, attraverso un incessante movimento di informazioni, che ne creano le strutture, i modi
di inferenza, i regimi di espressione e i conseguenti regimi di contenuti. Le risorse virali in questo contesto,
probabilmente, hanno un ruolo importante nella formazione dei discorsi ideologici: come si può de- durre
dalle premesse, in un regime segnico fluttuante, esse hanno un ruolo importante nella manipolazione delle
conoscenze del mondo. Come un virus, esse devono portare porzioni di informazioni che si innestino nei
discorsi ideologici, devono essere in grado di integrarsi con la volontà di