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Lezione 1-2

Introduzione
Che cosa è l’antropologia culturale
L’antropologia culturale è lo studio degli artisti
antropologicamente interessanti, uomini con metodi e mentalità
antropologiche, che traggono informazioni vitali dal territorio
circostante, nelle loro relazioni sistemiche con il mondo. Non è
solo lo studio dell’uomo e dei suoi comportamenti all’interno di
una determinata società (concetto statico di antropologia), ma
anche il suo relazionarsi alle complessità dialettiche del mondo
contemporaneo, come storia, cinema, teatro, costumi ecc.
L’aggettivo “culturale” indica proprio l’interazione tra individuo,
ambiente e cultura, in uno studio dell’artista indigeno e delle
tribù di artisti.
Antropologia dell’arte presente
Studio degli artisti interessanti dal punto di vista antropologico
dagli anni ’90 in poi (facenti parte di un movimento artistico che
storicamente oltrepassa le barriere temporali dell’arte
contemporanea).
“Il presente”
E’ il minimo di una parabola discendente il cui apice è il ventennio
’50-’70, fatto di idee sovversive, distruttrici, tese a destabilizzare
gli statuti provenienti dal passato. E’ il movimento della
transavanguardia (nato nella seconda metà degli anni ’70,
teorizzato da Achille Bonito Oliva) a preannunciare il tracollo. Gli
anni ’80, caratterizzati da un estremo vitalismo, sono l’orlo di una
crisi di valori e linguaggi. La cultura diventa smart, cheap & easy,
veloce e inconsistente, fatta di trucchetti e scorciatoie, che
ammansisce, addomestica ed omologa.
Il pensiero di Plinio de Martiis
Plinio de Martiis avverte la crisi già dagli anni ’70. Dopo un
decennio particolarmente florido per il cinema italiano (quello
degli anni ’60), grida all’esterofilia dilagante, una cultura italiana
che scimmiotta le tendenze americane, destinata a diventare
periferia, più americana dell’America stessa.
Douglas Abdell
Douglass Abdell è un’artista statunitense che realizza sculture
monumentali, macchine da guerra in bronzo simboli di una
utopica quarta guerra punica, un ultimo immaginario scontro di
riscatto di Cartagine contro Roma, in una battaglia non militare
bensì culturale, fatta di immagini. Sente un forte legame con il
territorio del bacino mediterraneo, più precisamente con quello
fenicio, ribadito dal ripetimento ossessivo di segni di un alfabeto
inventato che mischia elementi reali dell’idioma
etrusco/cartaginese ad elementi di pura invenzione. E’ il
linguaggio dell’utopia che ribalta gli accadimenti offre
un’ulteriore possibilità alle logiche già realizzate dei fatti. L’arte
trasforma i sensi, modifica la realtà e suggerisce infiniti percorsi di
mutazione.