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Lezioni 5 e 6

Carlo Maria Causati


Carlo Maria Causati è un artista romano e fotografo sperimentale
con uno stretto rapporto con il mondo teatrale. Mantiene sempre
un elemento plateale e scenografico. Entra in contatto con il
living theatre di Julian Beck e Judith Malina, un teatro fisico che
agisce sul corpo e sulla psiche tramite pratiche psicologiche, simili
a quelle utilizzate al giorno d’oggi per trattare problemi identitari.
Dagli anni ’70 in poi si dedica alla ricerca fotografica realizzando
sequenze di frammenti di immagini isolandone i punti focali e
svelando la loro mutua appartenenza tramite aggiunta o
sottrazione di elementi compositivi. Dalla seconda metà degli
anni ’80 in poi, Causati abbandona il teatro per dedicarsi
all’approfondimento dello studio della quarta dimensione.
Realizza un ‘nuovo fotogramma’ che trascende il limite intrinseco
fotografico (il congelamento di un attimo e di un luogo)
accostando tracce del passato e del futuro (separate da un
interfotogramma nero) e sintetizza il fluire del tempo. In ‘Ovile’
stampa questi fotogrammi, raffiguranti gruppi di pecore, su tele
emulsionate orizzontali per suggerire lo smarrimento spazio-
temporale, li dispone in un labirinto di tela e sfrutta la complicità
dell’anonimità suggerita dai non luoghi per creare un elemento
metafisico di confluenza dove non esistono tempo, spazio e
identità.
Nito Contreras
Artista spagnolo. Nasce in Galizia dove si trova ad avere a che
fare con massi megalitici che indicavano il cammino da Santiago a
Leon. Sono massi erratici non disposti casualmente, ma messi
all’interno di un preciso territorio dalla mano dell’uomo
segnando la possibile sacralità del luogo come un indicatore della
conoscenza. Dagli anni ‘90 inizia uno studio toponomastico della
città di Roma: un’analisi della stratificazione urbana individuando
una rete connessa di flussi di energie connessa con le
testimonianze storiche cariche di memoria. Dal ’94-’95 teorizza
l’esistenza di una geografia rabdomantica.
Dal territorio al flusso
L’oggetto finito è un pezzo della visione dell’artista del mondo e
di se stesso dentro il mondo. Contiene informazioni vitali tratte
dal territorio e può aiutare a trovarne: la nuova strada da seguire
è una rilevazione geomantica utilizzando gli oggetti d’arte come
strumenti di rabdomanzia per rilevare flussi ed eventi (per il
superamento del genius loci: i contributi del passato esistenziale,
prima che artistico, che si ritrova nel lavoro di un artista).
Dal flusso al nemeton
Lo studio toponomastico e stratigrafico della città serve ad
appropriarsi di uno spazio mentale: la sottrazione al luogo
comune di un’architettura turistica/spettacolare.
Le forme direzionali secondo i punti cardinali
Le preesistenze del luogo lo rendono unico nel suo genere e
difforme da un paese con stesse pietre e allineamenti. Hanno
valore fenomenologico e simbolico diverso.
Nemeton
Luogo dal valore esoterico sconosciuto: simbolico o/e cosmico
o/e rituale. Con probabilità, teatro di sacrifici all’aperto. Ha un
significato biopsichico: è posto in corrispondenza di un’energia
del luogo. E’ un segnale stradale per la sensibilità. Luogo sacrale,
pieno di storia e di memoria.
Luther Blissett
La teoria della geografia rabdomantica incontra l’esperienza
urbana, psicogeografica di Luther Blissett, l’identità multipla,
incorporea, non identità di ribellione contro lo statuto normativo
rappresentato dall’identità ad opera di un gruppo di universitari.
Nella notte tra il 17 e il 18 marzo (o giugno) del 1995, spostano gli
invitati a bordo di un autobus attraverso una rete di telefoni
cellulari e pubblici, radio portatili, computer e citofoni. E’ una
performance che rileva l’influenza dell’architettura urbana sul
comportamento affettivo delle persone (umore e pensiero).
Mutoid Waste Company, Davide Bramante e Turi
Rapisarda
Comunità anonima cyberpunk di artisti che nasce in Inghilterra.
Stava e sta nel “Villaggio dei Mutoid” a Santarcangelo (Rimini).
Nel 1997, Davide Bramante e Turi Rapisarda realizzano nel
Villaggio più di duecento fotografie inserendo un virus in fase di
stampa (sostanza non pura di fissaggio). E’ un discorso che
attinge dall’estraniamento dal corpo degli anni ’80, dal
transumanesimo (posizioni sul corpo che supera il limite del
corpo) e dalla riflessione organica/post-organica (vd. Luther
Blissett e Orlan. Orlan annuncia un’altra identità rispetto
all’identità fisionomica con cui si nasce: si sottopone a plastiche
adduttive e riduttive collegando il tavolo operatorio con tutti i
maggiori musei. Fa cadere il concetto di identità nominale [di
nuovo, vd Luther Blissett] e di unicità del viso/fisionomica. Orlan
vuole distruggere la propria fisicità conoscitiva del volto
diventando altro). La mutazione diventa una sorta di piercing
fotografico, piercing in processo di stampa: le fotografie malate si
alterano sviluppando campiture bianche (inseriscono corpi
estranei nei materiali fissanti). Mettono in crisi il concetto di
durata dell’opera d’arte e della fotografia tradizionale
collegandosi alle modificazioni causate da HIV e epatite (erano gli
anni delle campagne contro questi virus) che scompaginano
l’aspetto conoscibile della persona (vd Oliviero Toscani). La
fotografia non è più il classico bene di consumo, bensì un’opera
destinata ad un procedimento di distruzione.