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GIORGIO GRAFFI

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SERGIO SCALISE

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Le lingue

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e illinguaggio

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Introduzione alia linguistica

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I lettori che desiderano informarsi sui libri e sull'insieme delle attivi-
til della Societii editrice il Mulino possono consultare il sito Internet:
http://www.muHno.it
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50 CAPITOLO 2

I C
turale e a tutt'oggi Lepschy [1966]. Per la bibliografia relativa a Chomsky e alIa grammatica
generativa, v. la nota al cap. 1.
Le nozioni presentate in questa capitolo (insieme a molte altre) sono trattate in vari manuali di

T
linguistic a di uso corrente, tra i quali ricordiamo Berruto [2000J, De Mauro [1998J e Simone
[1990J. Esistono poi vari dizionari di terminologia linguistica, tra cui segnaliamo Beccaria [1994 J
e Casadei [2001]. Un volume di esercizi e Luraghi, Thornton e Voghera [2000].
Le lingue del mondo

1. Che cos'e una lingua?

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2. Perche il parlato e primario rispetto allo scritto?

I
3. Qual e la differenza tra langue e parole?
4. Qual e la differenza tra langue e competenza?
",,,,,,,,,,,v capitolo sl disCl.ltono due criteri di dassificazicme delle
5. Che cos'e la competenza linguistica?

D
del mondo: queUo genealogico e In base al criterio, sl dice (he
6. Che differenza c'e tra rapporti sintagmatici e rapporti paradigmatici? o piu lingue appartengono alia stessa «famiglia linguistica» se derivano da una stessa
7. Che cos'e 10 studio diacronico di una lingua? originaria.ln base al secondo sl dice (he due 0 piu lingue
allo stesso «tipo)} se presentano un determinato insieme di cal'atteristiche
8. Quali sono Ie proprietii del segno linguistico?

O
pendentemente dal fatto (he facdano 0 meno della stessa
9. Che cos'e la funzione metalinguistica?

10. Di quanti registri H.u""U"'~U''-l hai COlmpetc:nzai INTRODUZIONE

S
Quante sono Ie lingue del mondo? Una risposta precisa e impossibile: si cal-
cola, comunque, che illoro numero si aggiri sulle seimila. Questo numero

U
puo aumentare an cora se anche i vari dialetti sono considerati lingue: come
abbiamo visto nel capitolo precedente, la differenza tra lingua e dialetto e
infatti di carattere sociopolitico, non linguistico. II numero di parlanti di cia-
scuna di queste lingue presenta differenze impressionanti; ci sono lingue che

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contano pili di un miliardo di parlanti: e il caso dell'inglese 0 del cinese man-
darino. Dallato opposto rispetto all'inglese 0 al cinese mandarino, ci sono
lingue che contano poche migliaia, se non poche centinaia, di parlanti: e il

E
caso di alcune lingue degli indiani d' America, 0 degli aborigeni australiani.
Possiamo in qualche modo mettere ordine in questa molteplicitii, cioe for-
nire un raggruppamento, una classificazione delle varie lingue? Natural-

P
mente, ogni classificazione presuppone la scelta di un criterio, di un punto
di vista. Un criterio potrebbe essere proprio quello del numero di parlanti.
Un'organizzazione appositamente dedita allo studio delle lingue del mon-
do, la Linguasphere, ha proposto sulla base del numero dei parlanti un indi-
ce di classificazione che conta 10 ordini di grandezza, che vanno da 9 (lin-
gue che contano pili di un miliardo di parlanti) fino a 0 (lingue estinte, 0
«morte», ossia quelle che non hanno pili. parlanti; Linguasphere considera
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52 CAPITOLO 3

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solo quelle estinte nel corso del XX secolo, rna ovviamente ve ne sono mol- z
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te altre che si sono estinte in precedenza, e alcune di esse sono di grande U
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importanza culturale, come illatino 0 il greco antico) . In base ai dati di

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Linguasphere, Ie lingue pili parlate del mondo, ossia quelle di ordine di ~
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grandezza 9 (pili di un miliardo di parlanti) e 8 (pili di 100 milioni di par- ~

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lanti) sono Ie seguenti:

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cinese mandarino 1 miliardo
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bengali 250 milioni

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arabo 250 milioni
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maleo-indonesiano 160 milioni ...;
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glapponese 145 milioni
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In base alla stessa fonte, l'italiano appartiene all' ordine di grandezza 7 (pili di :c

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dieci milioni di parlantfe meno di cento): infatti all'italiano sono attribuiti 70 1;;
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milioni di parlanti (tra Italia, Svizzera e italiani emigrati in Canada, Stati Uni- 0 c
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ti, Argentina e Brasile) . t=:
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Questi dati, come ogni tipo di dato statistico «crudo», vanno naturalmente -<
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considerati con una certa cautela, e gli stessi studiosi che li forniscono ci '"
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danno raccomandazioni in questa senso. Anzitutto, certe lingue che ufficial- =

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mente sono diverse, come 10 hindI e 10 urdu, che sono rispettivamente lingue "8
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ufficiali dell'India e del Pakistan, sono considerate la stessa lingua «perche i 8 d
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parlanti di entrambe si comprendono a vicenda». Inoltre, il numero dei par- . .~
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lanti include anche quelli che parlano la lingua in questione come «seconda i ~ "5 !., ~
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lingua»: questa il caso di molti parlanti dell'inglese 0 del francese in ex-
colonie della Francia 0 dell'Inghilterra, la cui prima lingua equell a della po-
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polazione colonizzata, e che hanno appreso l'inglese 0 il francese perche, ad 0 g <:n 0
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esempio, Ie scuole che hanno frequentato erano inglesi 0 francesi. Infine, la 0
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stima del numero di parlanti si basa, fondamentalmente , suI numero dei cit- -< 0:: .~ ~" ~ ,
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tadini di una determinata nazione, rna questa puo essere un criterio inaffida- .§
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bile. Ad esempio, per arrivare a un numero di 70 milioni di parlanti dell'ita- g.

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liano si eipotizzato che tutti i cittadini italiani parlino, 0 almeno comprenda- '" ~
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no, l'italiano: rna questa ediscutibile, perche esiste ancora un buon numero ..; ~
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di italiani, soprattutto tra quelli di eta pili avanzata, che parla solo il proprio ro: ~

dialetto, e forse ha difficolta non solo a parlare, rna anche a comprendere


l'italiano. In conclusione, quindi, i dati pili significativi sul numero dei par-
lanti delle varie lingue non sono tanto quelli assoluti, rna piuttosto quelli che
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54 CAPITOLO 3 0
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questa e, del resto, anche la posizione di Linguasphere) . '"
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In ogni caso, classificare Ie lingue in base al numero dei parlanti, per quanto
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certamente importante dal punto di vista sociopolitico, non e particolarmen- .~ 0 a
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te significativo dal punto di vista linguistico: da questa punto di vista, una o 0 g '0 o 'C ""ca
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lingua come 1'inglese, 0 una come il copto (ere de dell' egiziano anti co) , parla-

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ta (forse) da poche centinaia di parlanti, 0 una lingua morta, sono esattamen- :0

te equivalenti. Un altro criterio possibile e quello puramente geografico. Po-


tremmo cioe distinguere Ie lingue a seconda del continente in cui sono parla-
te, e cosl avremmo lingue dell'Europa, lingue dell'Asia, lingue delle Ameri-

A
che, ecc. Un criterio di questa genere e senz' altro utile e, di fatto, qualche
volta capitera anche a noi di ricorrervi: per esempio, parleremo spesso di
«lingue delle Americhe». Tuttavia, anch'esso e un criterio sostanzialmente N

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non linguistico, in quanta non si basa su caratteristiche proprie delle lingue, ci


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rna sulla loro distribuzione territoriale. Si puo quindi andare alla ricerca di
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criteri propriamente linguistici, cioe basati sulle proprieta che Ie varie lingue -""
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manifestano. =ro-
Come abbiamo gia detto in I.3 ., tutte Ie lingue del mondo condividono certe

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caratteristiche, che abbiamo chiamato universali Iinguistici. Ma Ie relazioni


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tra Ie lingue non si limitano alIa condivisione degli universali: infatti alcune 'E
lingue sono «pili vicine» tra loro che non a certe altre. Come si fa a stabilire '"
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questa vicinanza, questa relazione? Da un punto di vista linguistico, esistono
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tre modalita possibili di classificazione: esse sono denominate, rispettivamente, '".g
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genealogica, tipologica e areale. Tutte e tre sono perfettamente legittime e ~

ugualmente significative, perche si basano su tre diverse modalita di relazio- .3


ci

S
ne tra Ie lingue umane. Queste modalita di classificazione forniscono, in certi c "-
Ie
casi, risultati differenti: per esempio, dal punto di vista genealogico l'italiano e- ~

e l'inglese sono raggruppati insieme, mentre il cinese (oltre a molte altre lin- -<
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gue) non puo essere raggruppato con queste lingue; dal punto di vista tipolo- -<

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gico, 1'inglese presenta alcune caratteristiche che 10 possono avvicinare al ~

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cinese pili che all'italiano; dal punto di vista areale, il giapponese e il cinese ""-< '2: 0
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possono essere raggruppate insieme rna, contrariamente a quello che si po- 2 z
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trebbe credere, non dal punto di vista genealogico. N ~

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Si dice che due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico en c:
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se esse derivano da una stessa lingua originaria (0 lingua madre, da non con-
fondersi con madrelingua, che e la lingua che ognuno di noi ha acquisito per

E
prima nella sua infanzia). Un caso evidente di lingue genealogicamente appa-
rent ate e quello delle lingue romanze, 0 neolatine (italiano, francese, spagno-
lo, portoghese, romeno e altre ancora) : esse sona tutte derivate da un'unica

P
lingua madre, illatino. A loro volta, poi, Ie lingue romanze fanno parte di
un'unita genealogica pili ampia, quell a delle lingue indoeuropee, che costi-
tuiscono una famiglia linguistica. La famiglia e l'unita genealogica massima:
se due lingue non appartengono alIa stessa famiglia, esse non sono genealagi-
camente apparentate. Le unira genealogiche di livello inferiore alIa famiglia
sono chiamate gruppi (0 classi): quindi una famiglia linguistica contiene abi-
O
56 CAPITOLO 3
LE LlNGUE DEL MONDO 57

C
tualmente diversi gruppi, che a loro volta si articolano in sottogruppi, 0 rami,

I
balcanica, ossia il bulgaro e il macedone, mentre in tutte Ie altre lingue slave
e cost via (la terminologia varia a seconda degli studiosi). Quindi l'inglese e (russo, polacco, ecc.) l'articolo (preposto 0 posposto) manca.
l'italiano fanno parte della famiglia indoeuropea (di cui non fa parte, per Per quanta riguarda Ie relazioni linguistiche di tipo areale, ci limitiamo a
esempio, il cinese), ma appartengono a due gruppi distinti; su questi argo-

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questi cenni. II resto del nostro capitolo sara dedicato alla classificazione ge-
menti torneremo in III. I. e in III.2.
nealogica (III.I. e III.2.) e alIa classificazione tipologica; il paragrafo conclu-
Si dice che due lingue sono tipologicamente correlate se esse manifestano sivo (IlIA.) e dedicato ai sistemi di scrittura, cioe ai vari modi in cui, nel corso
una 0 pili caratteristiche comuni. Quindi, come vedremo in IID., visto che

T
della storia dell'umanita, Ie varie lingue sono state fissate su un «supporto
l'inglese e il cinese manifestano alcune caratteristiche comuni, esse possono stabile».
essere considerate tipologicamente correlate. La classificazione tipologica e
molto pili complessa e molto pili difficile da realizzare che non quella genea-

A
logica; inoltre, c' e da tenere presente che una lingua puo essere tipologica- 1. CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA:
mente correlata ad un' altra per quanto riguarda determinate caratteristiche, LE FAMIGLIE LINGUISTICHE
e tipologicamente correlata a una terza per quanto riguarda altre caratteristi-

D
che. Anche su questo torneremo in IIIJ. Infine, l' affinita tipologica non esclu- Si e detto nel paragrafo precedente che due lingue sono genealogicamente
de la parentela genealogica: due lingue tipologicamente correlate possono

I
parenti quando derivano da una stessa lingua originaria, 0 lingua madre. A
derivare da un'unica lingua madre. Semplicemente, non e necessario il con- questa punto ci si puo domandare: come si fa a stabilire che pili lingue deri-
trario: due lingue tipologicamente correlate possono anche non essere genea- vano tutte da una stessa lingua? Nel caso delle lingue romanze, questa e ab-
logicamente parenti, come e appunto il caso dell'inglese e del cinese.

D
bastanza facile: Ie lingue romanze derivano dallatino. In realta, questa con-
II punto di vista areale coglie quelle affinita che si creano tra lingue genealo- clusione, che ci sembra molto banale, non e stata sempre cost evidente: ad
gicamente irrelate, oppure solo lontane parenti, ma che hanno sviluppato esempio, Dante (De vu1gari e1oquentia, libro I) sostenne esplicitamente che
alcune caratteristiche strutturali comuni in quanto sono parlate in una stessa provenzale, francese e italiano derivano da un'unica lingua, ma, nella sua
area geografica. In casi di questo genere, si dice che Ie lingue in questione visione, questa non poteva essere illatino, che egli non considerava una lin-
formano una Iega linguistica. Cinese e giapponese non sono genealogica-

O
gua naturale, ma una lingua costruita artificialmente 0, nei suoi termini, «gram-
mente parenti, cioe non derivano da una stessa lingua madre, ma i contatti maticale». II problema si fa poi ancora pili complicato quando, a differenza
che nei secoli hanno avuto corso tra la cultura cinese e la cultura giapponese di quanto accade per Ie lingue romanze, non c' e alcuna lingua attestata (cioe

S
hanno fatto st che Ie due lingue, che, oltretutto, sono anche assai diverse dal documentata da testi scritti) che possa essere ritenuta la lingua originaria di
punto di vista tipologico, abbiano sviluppato alcune caratteristiche comuni. un determinato gruppo di lingue. Come ci si comporta in questi casi? Per il
Un altro caso di leg a linguistica, geograficamente pili vicina a noi, e quello momento, rimandiamo la risposta al capitolo X e ci limitiamo a elencare alcu-
delle lingue balcaniche, cost chiamate perche parlate nella penisola balcanica ne famiglie linguistiche, dando per scontato che tutte Ie lingue che apparten-

U
o in territori vicini ad essa. Queste lingue sono «lontane parenti» dal punto gono ad esse derivano da un'unica lingua originaria. Le famiglie linguistiche
di vista genealogico, in quanto sono tutte lingue indoeuropee, ma apparte- pili studiate sono Ie seguenti.
nenti a gruppi diversi: il serbo-croato, il bulgaro e il macedone appartengono €II La famiglia indoeuropea, di cui ci occuperemo in dettaglio nel prossimo
al gruppo slavo, il romeno appartiene al gruppo romanzo, l' albanese e il neo- paragrafo.

R
greco formano gruppi a se stanti. Ciononostante, queste lingue presentano fII La famiglia afro-asiatica (0 camito-semitica). Essa comprende numerose
delle caratteristiche comuni, che non rkorrono in altre lingue dello stesso lingue parlate 0 estinte, in un' area che comprende l' Africa settentrionale (Egit-
gruppo genealogico. Una di queste caratteristiche e la cosiddetta «assenza to, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco), il Medio Oriente (Libano, Siria, Iraq,

E
dell'infinito»: nelle lingue balcaniche, una frase come l'italiano Vog1io man- Israele, Giordania, Arabia Saudita e altri stati della penisola arabica) e parte
giare suona all'incirca come 'voglio che mangio'. Questa struttura e propria dell'Africa orientale (Etiopia, Eritrea, Somalia). A questa famiglia apparten-
anche del romeno, in quanto lingua balcanica, mentre manca in tutte Ie altre gono l'egiziano antico (lingua camitica), l'arabo e l'ebraico (lingue semiti-

P
lingue romanze, a cominciare dall'italiano (e presente, tuttavia, in alcuni dia- che). A causa dei numerosi movimenti migratori, l' arab 0 e oggi parlato anche
letti italiani meridionali, probabilmente influenzati dal neogreco). Un altro in molti paesi europei (particolarmente in Francia).
fenomeno, comune soltanto ad alcune lingue della lega (macedone, bulgaro, €II La famiglia uraIica, che comprende numerose lingue parlate in Europa
albanese e romeno), e il fenomeno dell' «articolo posposto»: invece di dire 1a orientale e nell' Asia centrale e settentrionale (prevalentemente all'interno della
casa, in queste lingue si dice qualcosa di analogo a 'casa la'. Questo fenomeno Repubblica russa). Tre lingue uraliche sono lingue ufficiali di altrettanti stati
e, come si e detto, proprio anche di due lingue slave della lega linguistica europei: il finIandese (0 finnico) della Finlandia, l' estone dell'Estonia e l'un-
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58 CAPITOLa 3 LE LlNGUE DEL MONDO 59

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gherese dell'Ungheria. La parentela genealogica tra l'ungherese e il finnico e anni pili recenti, di ricondurre tutte Ie lingue delle Americhe (settentrionale,
stata la prima ad essere dimostrata con i metodi che diverranno poi quelli centrale e meridionale) a tre sole famiglie. Per quanto riguarda Ie lingue del-
standard della linguistica storica (efr. X.U.), verso la fine del XVIII secolo. l'Europa, dell' Asia edell' Africa, gia dalla fine dell'Ottocento si e sostenuta,

T
• La famiglia sino-tibetana, alla quale appartiene tra Ie altre lingue il cinese con numerosi argomenti, la parentela tra la famiglia indoeuropea e la fami-
mandarino, che, come si e detto, e la lingua che conta il maggior numero di glia camito-semitica (0 afro-asiatica). Nella prima meta del Novecento il da-
parlanti al mondo. AItre lingue della famiglia sono il tibetano e illolo-birmano. nese Holger Pedersen avanzo l'ipotesi che non solo queste due famiglie, ma

T
• La famiglia nigerkordofaniana, che comprende la maggioranza delle lin- anche quella nigerkordofaniana e quella uralica potessero far parte di un'uni-
gue parlate nelle nazioni africane poste a sud del Sahara. Tra esse, particolare ca grande famiglia, detta nostratica (dallatino nostras 'del nostro paese', 'no-
importanza ha il swahili (circa 60 milioni di parlanti), diffuso in diversi stati strano'). Non tutte queste ipotesi hanno goduto di uguale favore presso gli

A
dell'Africa orientale (per es. Kenia, Tanzania, Uganda, Ruanda, Burundi). studiosi: ad esempio, mentre quella del rapporto tra lingue indoeuropee e
• La famiglia altaica, che comprende altre lingue dell' Asia centrale, come il lingue afro-asiatiche e stata accettata da molti, quell a dell' esistenza di una
mongolo, nonche la lingua di una popolazione originaria dell'Asia centrale, «superfamiglia» nostratica 0 quella della riduzione delle lingue delle Ameri-
ma successivamente stabilitasi nell'Asia minore: il turco.

D
che a tre sole famiglie sono state respinte dai pili. Come diceva un grande
AItre famiglie linguistiche sono: quella dravidica, che comprende Ie lingue linguista della prima meta del Novecento, Louis Hjelmslev, «mentre e possi-

I
parlate nella parte meridionale dell'India (Ie pili diffuse delle quali sono il bile dimostrare che due lingue sono geneticamente apparentate, non e mai
tamil e il telugu, ognuna con circa 70 milioni di parlanti), quella austro-asia- possibile provare che due lingue non fa sana».
tica (che comprende, tra l'altro, il khmer e il vietnamita) e quella austrone-

D
siana komprendente un gran numero di lingue, che vanno dal malgascio, la
lingua del Madagascar, passando per Ie lingue dell'Indonesia, di cui il bahasa 2. LA FAMIGLIA LINGUISTICA INDOEUROPEA
e il pili diffuso, fino aIle lingue delle isole del Pacifico orientale). Vi sono poi
altre famiglie linguistiche minori, cioe comprendenti un numero limitato di Una delle pili importanti scoperte nella storia della linguistica fu quella, com-
lingue: per esempio, Ie famiglie delle lingue degli indiani d'America (0 ame- piuta nei primi decenni dell'Ottocento, che un' antica lingua dell'India, il san-

O
rindiane) sono oltre un centinaio, e ciascuna contiene poche lingue. Analo- §crito, ed alcune lingue europee, come illatino e il greco, sono genealogica-
gamente, Ie lingue degli aborigeni dell'Australia sono numerose e non ricon- mente apparentate. Negli anni intorno a11830, per indicare questa famiglia
ducibili a un'unica famiglia, 0 anche soltanto a poche famiglie. Quindi, per linguistic a fu coniato il termine indoeuropeo. AItri termini equivalenti a «in-

S
indicare queste lingue si ricorre spesso al criterio geografico di cui si e detto doeuropeo» sono arioeuropeo e indogermanico. La famiglia indoeuropea si
nel paragrafo precedente, e si parla appunto di lingue dell' America centrale, suddivide nei seguenti gruppi e sottogruppi:
o di lingue dell' Australia del nord, ecc. Vi sono infine anche lingue «isolate», ~ II gruppo indo-iranico, suddiviso in due sottogruppi: indiano ed iranico.
cioe di cui non e dimostrabile la parentela con altre. Un caso in Europa di

U
AI primo di questi due sottogruppi appartengono varie lingue antiche e varie
lingue isolate e rappresentato dal basco; in Asia, ricordiamo il giapponese e il lingue moderne. Tra Ie prime, ricordiamo Ie due lingue della cultura e della
coreano (da alcuni studiosi, tuttavia, considerate apparentate con Ie lingue religione indli: il gia citato sanscrito, parlato nel primo millennio avanti Cri-
altaiche). sto, e il vedico, di attestazione an cora pili antica (fine del II millennio a.c.).
Bisogna osservare che il quadro che abbiamo fornito non e definitivo, nel Tra Ie lingue indiane moderne, derivate non direttamente dal sanscrito ma

R
senso che, mentre l' esistenza di alcune famiglie puo essere considerata dimo- dai cosiddetti dialetti pracriti, ricordiamo 10 hindI e 10 urdu.
strata, non e detto che non possano esistere relazioni anche tra lingue credu- II gruppo iranico e ulteriormente suddiviso in due rami: lingue iraniche occi-
te isolate e tra famiglie ritenute irrelate l'una con l' altra. Quindi, altre propo- dentali e lingue iraniche orientali. Tra Ie lingue antiche del ramo occidentale

E
ste di classificazione genealogica sono state avanzate, rispetto a quelle che ricordiamo il persiano antico, conservato nelle iscrizioni dell'impero degli
abbiamo riportato. Per esempio, secondo vari studiosi, Ie lingue sino-tibeta- Achemenidi, risalenti all' epoca tra il VI e il IV secolo a.c., e l' avestico, COS1
ne, austro-asiatiche e austronesiane fanno parte di un'unica famiglia, deno- denominato perche in tale lingua e scritto l' Avesta, libro sacro della religione

P
minata sino-austrica. AI contrario, secondo altri studiosi il khmer e il vietna- di Zarathustra; tra Ie lingue moderne ricordiamo il persiano moderno, lingua
mita non fanno parte di un'unica famiglia austro-asiatica, ma sono lingue da . ufficiale dell'Iran, e il curdo. Anche al ramo orientale delle lingue iraniche
raggruppare soltanto geograficamente. Per quanto riguarda Ie lingue ame- appartengono varie lingue antiche e moderne: tra queste ultime ricordiamo il
rindiane, uno dei loro mas simi esperti, Edward Sapir, propose nell929 di pashto 0 afgano.
ricondurre Ie oltre cinquanta famiglie dell'America settentrionale a sei sole • II gruppo tocario, rappresentato da due lingue estinte e convenzionalmen-
«specie». Un altro linguist a americano, Joseph Greenberg, ha proposto, in te indicate come «Tocario A» e «Tocario B», documentate da alcuni testi
O
60 CAPITOLa 3
LE LlNGUE DEL MONDO 61

I C
risalenti dalla meta alla fine del I millennio d.C., scoperti all'inizio del Nove-
cento nella regione cinese del Xinjiang. no avuto due destini molto diversi: il primo, comprendente alcune lingue
• II gruppo anatolico, comprendente varie lingue diffuse nel II e nel I mil- dell'Italia antica, come l' osco, l'umbro, il sannita, attestate da documenti
risalenti agli ultimi secoli a.c., si esuccessivamente estinto; il secondo com-

T
lennio a.c. nell'Anatolia 0 Asia minore (odierna Turchia), e oggi estinte. Tra
esse, quella maggiormente documentata e l'ittita, lingua di un popolo, gli prende il latino, attestato dal 600 a.c. circa, la cui importanza culturale
ittiti, che creo un potente regno nell' Asia minore tra il XVII/XVI e il XII non ha bisogno di essere sottolineata e che ha dato origine a numerose altre
lingue, dette neolatine 0 romanze.

T
secolo a.c.
• II gruppo armeno, rappresentato da una sola lingua, l' armeno appunto. Tra Ie lingue romanze ricordiamo quelle ufficiali dei rispettivi paesi, andando
L' armeno eattestato fino dal V secolo dopo Cristo, con traduzioni della Bib- ovest verso est: il portoghese, 10 spagnolo, il francese, l'italiano, il rome-
bia e di numerosi testi filosofici e grammaticali greci. Attualmente ela lingua no. Altre lingue romanze che hanno un riconoscimento ufficiale a livello re-

A
ufficiale della repubblica ex -sovietica dell' Armenia ed eparlato dalle popola- gionale sono il gallego (lingua della Galizia, nella Spagna nord-occidentale),
zioni armene stanziate in Turchia fino all'inizio del Novecento e ora disperse il catalano (lingua della Catalogna, la regione della Spagna con capitale Bar-
in vari paesi dell'Europa, dell' Asia e delle Americhe. cellona) e il retoromanzo (lingua parlata in Svizzera, nel cantone dei Grigio-

D
• II gruppo albanese, anch' esso rappresentato da una sola lingua, attestata ni, nelle vallate dolomitiche intorno al gruppo del Sella e in Friuli). Ricordia-
mo infine il provenzale, lingua romanza del sud-est della Francia, oggi poco

I
dal XV secolo d.C. e oggi parlata, oltre che nel territorio della repubblica
d' Albania, anche dalla maggioranza degli abitanti della regione jugoslava del parlata, ma assai importante nel medioevo per la copiosa letteratura in essa
Kosovo e da una consistente minoranza di quelli della repubblica di Macedo- prodotta (in particolare la poesia dei trovatori). Alcune lingue romanze sono
nia. Dialetti albanesi sono anche parlati in alcune regioni dell'Italia meridio- attestate gia in epoca alto-medievale: per esempio, il primo testa francese

D
nale (soprattutto Calabria e Sicilia), da discendenti di popolazioni albanesi risale all' anna 848, e il primo testa italiano al960. Tra queste lingue, il france-
cola immigrate nel XV secolo d.C. per sfuggire ai turchi. se, il portoghese e 10 spagnolo, per effetto delle dominazioni coloniali, si sono
• II gruppo slavo, diviso in tre sottogruppi: slavo orientale, comprendente il diffuse in molti paesi dell'Mrica edell' Asia sud-orientale (soprattutto il fran-
russo, il bielorusso e l'ucraino; slavo occidentale, comprendente il polacco, cese) edell' America centrale e meridionale (soprattutto il portoghese, lingua
ufficiale del Brasile, e 10 spagnolo, lingua ufficiale di quasi tutti gli stati cen-

O
il ceco, 10 slovacco e altre lingue minori; slavo meridionale, comprendente il
bulgaro, il macedone, il serbo-croato e 10 sloveno. Le prime attestazioni del- tro- e sud-americani).
le lingue slave sono i testi religiosi in antico slavo ecclesiastico (0 antico bul- G II gruppo germanico, diviso in tre sottogruppi: germanico orientale, ger-

S
garo), appartenente al gruppo slavo meridionale, che risalgono al IX-X seco- manico settentrionale (0 nordico) e germanico occidentale. L'unica lingua
10 d.C. sufficientemente attestata del sottogruppo orientale eil gotico, oggi estinto,
• II gruppo baltico, che comprende illituano e il lettone, lingue ufficiali, che ci edocumentato da alcune parti di una traduzione della Bibbia operata
rispettivamente, delle repubbliche di Lituania e Lettonia, e varie lingue oggi nel IV secolo d.C. II sottogruppo settentrionale (che alcuni studiosi uniscono

U
estinte, di cui la pili importante eil prussiano antico. Le prime attestazioni di a quello orientale, considerando entrambi due diversi rami di un unico sotto-
queste lingue non risalgono a prima del XVI secolo; tuttavia, illituano con- gruppo) comprende Ie lingue nordiche, ossia 10 svedese, il danese, il norve-
serva dei caratteri fortemente «arcaici», tanto che puo essere messo sullo stesso gese, l'islandese e il feroico (lingua delle Frer 0er). II sottogruppo occidenta-
piano, per il valore delle testimonianze che ci fornisce in merito alla lingua le si divide in due rami: anglo-frisone e neerlando-tedesco. Al primo di que-

R
originaria della famiglia indoeuropea, delle lingue indoeuropee di pili antica sti due rami appartengono il frisone, lingua riconosciuta ufficialmente nella
attestazione: il sanscrito, il greco, illatino, l'ittita. Frisia, una regione dell'Olanda, e l'inglese, che, come sappiamo, dal suo luo-
• II gruppo ellenico, rappresentato da una sola lingua, il greco, Ie cui prime go d' origine, l'Inghilterra, si e diffuso in tutto il mondo, fino a diventare la

E
attestazioni risalgono al II millennio a.c. (il cosiddetto miceneo); il greco fu prima lingua al mondo come numero di parlanti, assieme al cinese mandari-
di gran lunga la lingua pili importante della civilta occidentale tra il V secolo no. II ramo neerlando-tedesco comprende, come lingue ufficiali, l' olandese 0
a.c. e il V secolo d.C. La forma modern a di questa lingua (il cosiddetto neo- nederlandese, lingua ufficiale dell'Olanda e della parte fiamminga del Bel-

P
e
greco 0 greco moderno) attualmente lingua ufficiale della Grecia e di Ci- gio, e il tedesco, lingua ufficiale della Germania, dell' Austria e di parte della
pro, ed eparlata da minoranze linguistiche in Bulgaria e Albania. Comunita Svizzera. Ad esse vanno aggiunte l' afrikaans, varieta di olandese parlato dai
che parlano un dialetto greco sono presenti anche in alcune zone dell'Italia coloni di origine olandese in Rhodesia e in Sudafrica (i cosiddetti «boeri»), e
meridionale (prevalentemente la Puglia). 10 yiddish ('giudaico'), dialetto tedesco proprio degli ebrei di Germania, che
• n gruppo italico. Questo gruppo si suddivide in due sottogruppi: italico a causa di successive migrazioni si diffuse anche in vari paesi dell'Europa
orientale e italico occidentale (0 italo-falisco). Questi due sottogruppi han- orientale, come Ia Polonia e Ia Russia .
• II gruppo celtico, che comprende lingue parlate un tempo (fino all'inizio
O
62 CAPITOLO 3 LE L1NGUE DEL MONDO 63

I C
dell' era cristiana) in buona parte dell'Europa occidentale, ed oggi sostanzial- 3. LA CLASSIFICAZIONETIPOLOGICA
mente confinato, can qualche eccezione, alle isole britanniche. Esso si divide
in due sottogruppi: gaelico e britannico. AI primo di essi appartiene l'unica Abbiamo detto all'inizio del capitola che due lingue sana tipologicamente

T
lingua celtica che sia oggi ufficiale di uno stato, ossia l'irlandese, lingua uffi- correlate se manifest ana una a pili caratteristiche comuni, e questa correla-
ciale della repubblica d'Irlanda assieme aH'inglese; vi appartiene inoltre il zione e indipendente dal fatto che tali lingue siano apparentate genealogica-
gaelico di Scozia, can un limitato numero di parlanti. AI sottogruppo britan- mente oppure no. In quali aspetti dellinguaggio vanna ricercate queste ca-

T
nica appartengono il cimrico a gallese, parlato nel Galles, il cornico, un tem- ratteristiche comuni? Nella storia delle ricerche di tip alogia linguistica, esse
po parlato in Cornovaglia (regione sud-occidentale dell'Inghilterra) e oggi sono state prima ricercate nella struttura delle parole, successivamente in quella
estinto, e infine il bretone, parlato in Bretagna, regione nord-occidentale del- dei gruppi di parole e delle frasi. Si parla quindi di una tip alogia morfologica

A
la Francia. e di una tipologia sintattica. La classificazione tipologica, pur essendo nata
pili omena contemporaneamente a quell a genealogica, cioe all'inizio del-
Ora che abbiamo data uno sguardo aHa classificazione genealogica delle lin- l'Ottocento, e in molti casi ad opera degli stessi studiosi, non e riuscita finora

D
gue del mondo, proviamo a confrontarla can il criteria di classificazione pu- a raggiungere dei risultati cos1 sicuri come quelli che ha ottenuto la classifica-
ramente geografico a cui abbiamo alluso all'inizio di questa capitola. Vedia- zione genealogica. Ciononostante, anzi forse proprio per questa carattere di

I
rna immediatamente che i due criteri non coincidono, in quanta non tutte Ie «impresa ancora da completare», la tip alogia e uno dei settori di ricerca pili
lingue genealogicamente parenti si collocano in una stessa entita geografica vivaci della linguistica contemporanea.
e, viceversa, una stessa entita geografica non contiene soltanto lingue genea-

D
logicamente parenti. Le lingue indoeuropee non sana parlate soltanto in
Europa, rna anche in Asia (e non soltanto in India, a dispetto delloro nome,
3.1. Tipologia morfologica
rna anche in Iran, ad esempio). D'altro lata, Ie lingue dell'Europa non sana
soltanto indoeuropee: il finlandese, l'estone e l'ungherese sana lingue urali-
I tipi morfologici tradizionalmente riconosciuti sana i seguenti: isolante, ag-
che (e altre lingue uraliche si parlano nella parte europea della Russia), il

O
glutinante, flessivo (quest'ultimo a sua volta distinto in un sottotipo analitico
basco e una lingua isolata, dalle origini incerte. Ugualmente, non tutte Ie
e in un sottotipo sintetico) e polisintetico a incorporante. Molti studi recenti
lingue dell'India sana indoeuropee: ad esempio, Ie lingue della parte meri-
non considerano «polisintetico» e «incorporante» come due designazioni della
dionale di questa paese appartengono aHa famiglia dravidica. Un altro fatto

S
stesso tipo, rna come due tipi diversi; tuttavia, data il carattere introduttivo di
ben nota, che ha fatto capolino qua e la anche nella nostra presentazione, e
questa manuale, qui non opereremo tale distinzione. Vediamo ora Ie caratte-
che un'unita politica non corrisponde necessariamente ad un'unita linguisti-
ristiche essenziali di ciascun tipo morfologico.
ca: una stessa lingua puo essere la lingua ufficiale di paesi diversi (l'inglese e

U
II tipo isolante e caratterizzato da una mancanza quasi totale di morfologia: i
lingua ufficiale della Gran Bretagna, degli Stati Uniti, dell'Australia e di altri
nomi non si distinguono ne per caso (per es., nominativo a accusativo), ne
e
paesi ancora, il tedesco lingua ufficiale della Germania, dell' Austria e della
per genere (per es., mas chile a femminile), ne per numero (per es., singolare
Svizzera), e uno stesso paese puo avere pili lingue ufficiali (per esempio, il
a plurale); i verbi non presentano differenze di persona, di numero, di tempo
Belgio ha il francese e il nederlandese, la Svizzera il tedesco, il francese, l'ita-
a di modo, rna la forma verbale e sempre unica, e cos1 via. Per indicare Ie
liano e il retoromanzo). II quadro epoi ulteriormente complicato se si tiene

R
varie relazioni tra Ie parole, una lingua isolante fa usa in un modo cruciale 1)
canto delle lingue che hanna un riconoscimento ufficiale soltanto a livello
dell' ordine delle parole stesse e 2) di alcune particelle. Quindi, in cinese due
regionale (come il catalano) e complicatissimo se si tiene canto anche delle
frasi come fo ti picchio e Tu mi picchi suonerebbero pili a meno come 'io

E
lingue «senza esercito ne marina», ossia i dialetti.
picchiare tu' e 'tu picchiare io': solo l' ordine rispettivo dei pronomi 'io' e 'tu'
Come si vede, la problematic a linguistic a finisce qui col confondersi can quella
indica qual e la persona che picchia equal e la persona che e picchiata. Le
antropogeografica e sociopolitica. Come ebene che un linguista non ignori i
particelle sana utilizzate, ad esempio, per indicare se un verba indica un evento

P
rapporti tra lingua e societa (ne parleremo nel capitola IX, dedicato alIa so-
passato, a se un nome e singolare oppure plurale, come si vede daHa frase (1)
ciolinguistica), cos1 ebene che i sociologi, i politici e gli studiosi di geografia
(a cui seguono prima una traduzione parola per parola, in cui Ie particelle
umana non ignorino certe nazi ani base di linguistica: come avvenimenti re-
sana indicate in maiuscolo, e poi una traduzione vera e propria):
centi purtroppo ci insegnano, la convivenza tra popolazioni diverse sullo stesso
territorio espesso stata resa difficile anche dal fatto che esse parlavano lingue (1) Uu Xiuying mai Ie yi ben shu
diverse, genealogicamente lontane e a volte addirittura genealogicamente ir- Uu Xiuying-comprare-PASSATO-uno-CLASSIFICATORE-libro
relate. 'Uu Xiuying ha comprato un libro'
O
64 CAPITOLa 3 LE LlNGUE DEL MONDO 65

I C
In questa frase il verbo non manifesta differenze di tempo: infatti, nella tra- Nel tipo linguistico flessivo Ie diverse relazioni grammatic ali sono normal-
duzione parola per parola, mai e reso con 'comprare'; il tempo passato e mente espresse da un unico suffisso. II latino, il greco, il sanscrito, l'italiano e,
indicato dalla particella Ie. Che illibro comprato da Liu Xiuying sia uno solo in generale, la maggior parte delle lingue indoeuropee appartengono a tale

T
e indicato dal numerale yi; se ci fosse solo il nome shu, la frase potrebbe voler tipo. Per vedere Ie differenze rispetto al tipo agglutinante, prendiamo la pa-
dire tanto 'Liu Xiuying ha comprato un libro' quanto 'Liu Xiuying ha com- rola latina corrispondente al turco kUI, ossia avis, e confrontiamo Ie loro strut-
prato dei libri'. (La particella ben indica la classe di oggetti a cui illibro ap- ture in un identico caso e in un identico numero, per esempio l' ablativo plu-

T
partiene: e un cosiddetto «classificatore nominale», un tipo di parola, come rale: al turco kUI-lar-dan corrisponde illatino av-ibus. La parola latina ha un
si vede, che e sconosciuta all'italiano e alle altre lingue indoeuropee.) unico suffisso, -ibus, che esprime contemporaneamente i significati 'ablativo'
e 'plurale': nella parola turca, come si e appena visto, ciascuno di questi due
Definite dunque Ie lingue isolanti, possiamo ora tornare ad un' affermazione

A
significati e espresso da un suffisso autonomo.
che abbiamo fatto alI'inizio del capitolo, ossia che da un certo punto di vista
Un' altra caratteristica delle lingue flessive e quella di poter indicare Ie diverse
il cinese e l'inglese potrebbero essere raggruppate insieme: questa punto di
funzioni grammaticali mediante la variazione della vocale radicale della parola:
vista e quello tipologico. Se infatti esaminiamo la struttura delle parole sem-
per esempio, in italiano faccio rispetto a feci, esco rispetto a uscii, ece. Questo

D
plici (cioe ne derivate ne composte; efr. cap. V) in inglese, notiamo che la
fenomeno e noto come flessione interna, ed e molto diffuso nelle lingue indo-
maggior parte di esse sono invariabili: gli aggettivi sono invariabili; i nomi

I
europee ed in quelle semitiche. Per quanto riguarda Ie prime, citiamo ad esem-
non presentano una differenza grammaticale tra mas chile e femminile, e la
pia: latino ago-egi 'conduco-condussi', greco lefpo-elipon 'lascio-lasciai', ingle-
differenza singolare/plurale e data unicamente dall' aggiunta di una -s finale seI sing-I sang 'canto-cantai', tedesco ich spreche-ich sprach 'io parlo-io parlai'.
(tranne casi come mouse/mice 'topo'/'topi', goose/geese 'oca'l'oche', e po-

D
Per quanta riguarda Ie lingue semitiche facciamo un esempio dall' arabo. In
chis simi altri); la coniugazione dei verbi (a parte quella di to be) al tempo arabo la parola puo essere rappresentata da una radice triconsonantica (per es.
presente ha un'unica forma per tutte Ie persone, ad eccezione della terza (I k-t-b 'scrivere') e Ie diverse parole sono formate essenzialmente variando Ie
talk, you talk, he talks, ece.), e al passato tutte Ie persone sono identiche (I vocali: cosl avremo kataba 'egli scrisse', kutiba 'fu scritto', katib 'scrittore', ki-
talked, you talked, he talked, ece.). Inoltre, in inglese l' ordine delle parole e tab 'libro', ece. A differenza che nelle lingue indoeuropee, nelle lingue semiti-

O
molto rigido e a volte certe relazioni grammaticali sono indicate da «parole che la flessione interna non si applica soltanto a un numero limitato di verbi,
vuote» (come il verbo to do, completamente privo del suo originario signifi- ma e un procedimento regolare e produttivo, che riguarda un numero indefini-
cato di 'fare', per indicare la modalita interrogativa oppure negativa di una to di radici. Per questi motivi, riferendosi a lingue come l' arabo e Ie altre lingue

S
frase). L'inglese (0 meglio, l'inglese moderno, perche fino a qualche secolo fa semitiche si parla talvolta di un tipo introflessivo.
la situazione era differente) presenta quindi molte caratteristiche di una lin- In italiano, oltre alIe forme del tipo feci e uscii, sono possibili anche altre
gua isolante, come il cinese. forme di passato, ossia quelle del tipo ho fatto, sono uscito; viceversa, in latino
Passiamo ora al secondo tipo linguistico elencato sopra, ossia quello aggluti- esistono solo Ie forme feci, exii. Questo contrasto esemplifica la differenza tra

U
nante. In questa tipo ogni parola contiene tanti affissi (su questa termine, v. sottotipo analitico e sottotipo sintetico delle lingue flessive: il sottotipo an ali-
pili avanti, V.4.) quante sono Ie relazioni grammaticali che devono essere in- tico puo realizzare Ie relazioni grammatic ali (in questa caso, l' espressione del
dicate. II turco e un tipico esempio di lingua agglutinante. Ad esempio, data tempo passato) anche mediante pili parole, il sottotipo sintetico concentra
una parola come kUI ('uccello'), ad essa si possono aggiungere il suffisso indi- tale espressione in una sola parola.

R
cante il plurale (in questa caso -lar), e, dopo di esso, un suffisso che indica i Nel tipo linguistico polisintetico 0 incorporante una sola parola puo espri-
casi diversi dal nominativo, come illustra la seguente tabella (suI concetto di mere tutte Ie relazioni che in italiano sono espresse da un'intera frase, come
caso, v. anche VII.5.2.): mostra il seguente esempio, tratto dall' eschimese:

E
(2) (3) angya-ghlla-ng-yug-tuq
Singolare Plurale barca-ACCRESCITIVO-acquistare-DESIDERATIVO-IIISINGOLARE
'vuole acquistare una grande barca'

P
Nominativo ku§ ku§-lar
Accusativo ku§-i ku§-lar-i Questa classificazione in tipi morfologici non appare completamente soddi-
Genitivo ku§-in ku§-lar-in sfacente: alcune lingue che, sulla base di certe loro caratteristiche, dovrebbe-
Dativo ku§-a ku§-lar-a ro essere collocate in un tipo, sulla base di altre caratteristiche sembrerebbe-
Locativo ku§-da ku§-lar-da ro invece appartenere ad un altro. Si pensi al caso dell'inglese: abbiamo detto
Ablativo ku§-dan ku§-lar-dan che esso presenta molti aspetti propri delle lingue isolanti, ma abbiamo visto
O
66 CAPITOlO 3 LE L1NGUE DEL MONDO 67

I C
che presenta anche fenomeni di flessione interna, propri delle lingue fl~ssive: L'esame di un buon numero di lingue diverse mostra che esistono delle cor-
Inoltre, l'inglese presenta anche fenomeni tipici delle lingue agglutInant1 relazioni sistematiche tra l' ordine delle parole in questi quattro tipi di costru-
(lonely + ness 'solitudine', overt + ly 'apertamente', drink + er 'bevitore'), e zioni, ossia tra Pr oppure Po, SVO, SOV 0 VSO, AN oppure NA, GN oppu-

T
perfino alcuni fenomeni che ricordano quelle incorporanti (efr. horseriding re NG. In generale, queste correlazioni sistematiche possono essere riassunte
'andare a cavallo'). Gli esempi si potrebbero moltiplicare, anche relativamente come segue:
ad altre lingue, e probabilmente non troveremmo nessuna lingua che sia solo

T
isolante, solo agglutinante, solo flessiva, 0 solo incorporante. In altri termini, (4) a. VSO/Pr/NG/NA
b. SVOIPriNG/NA
ne potremmo concludere che non esistono tipi «puri». Questo vuol dire dun-
c. SOVIPo/GNIAN
que che la tipologia morfologica e una classificazione senza valore? No, pur~ d. SOVIPo/GN/NA

A
che la si interpreti non come una classificazione delle lingue ma, appunto, del
tipi 0, come a volte si e detto, dei sistemi. In altre parole: esistono fenomeni II significato di queste formule e il seguente: (4a) se una lingua presenta l' or-
di tipo isolante, agglutinante, flessivo e incorporante (0 polisintetico), e n?r- dine VSO, allora essa usa preposizioni, colloca il genitivo dopa il nome e

D
malmente ogni lingua presenta fenomeni di pili tipi diversi. In una data lIn- l'aggettivo dopa il nome; (4b) se una lingua presenta l'ordine SVO, allora
gua prevarranno fenomeni isolanti, in un' altra fenomeni flessivi, e cos1 via, essa usa preposizioni, colloca il genitivo dopo il nome e l' aggettivo dopo il

I
ma nessuna lingua (probabilmente) presented fenomeni di un solo tipo. nome; (4c) se una lingua presenta l' ordine SOV, allora essa usa posposizioni,
colloca il genitivo prima del nome e 1'aggettivo prima del nome; (4d) se una
lingua presenta l' ordine SOV, allora essa usa posposizioni, colloca il genitivo

D
prima del nome e 1'aggettivo dopo il nome. Esempi del tipo (4a) sono la
3.2. Tipologia sintattica
maggior parte delle lingue semitiche (tra cui l' arab 0 e l' ebraico) e, tra Ie lin-
gue indoeuropee, Ie lingue celtiche; del tipo (4b), Ie lingue romanze; del tipo
Passiamo ora alla tipologia sintattica. Essa si e sviluppata notevolmente a
(4c), il giapponese e Ie lingue altaiche; del tipo (4d), il basco e altre lingue.
partire dagli anni Sessanta del Novecento, gr~zie sopra;tutto all'.impulso d~l
Come si vede, Ie formule in (4) hanno la forma «se ... allora», cioe quella che

O
linguista americano Joseph Greenberg. Essa Sl basa sull osservazlOne che eS1-
i logici chiamano un'implicazione: per questa tali formule sono state chiama-
stono correlazioni sistematiche, in tutte Ie lingue, tra l' ordine delle parole
te universali implicazionali.
nella frase e in altre combinazioni sintattiche, e per questa e chiamata anche
Come si puo vedere, Ie correlazioni tra ordine VSO e ordine SVO, da un lato,

S
tipologia dell' ordine delle parole. Le combinazioni si~tattiche che .vengon~
e gli ordini delle parole nelle altre costruzioni, dall' altro, sono Ie stesse: si puo
analizzate sono anzitutto Ie seguenti: 1) la presenza, In una data lIngua, d1
quindi dire, in generale, che l'ordine VO, indipendentemente dalla posizione
preposizioni (Pr) oppure di posposizioni (Po). Una lingua che fa uso di po-
del soggetto, si correla sistematicamente alla presenza di preposizioni e aHa
sposizioni anziche di preposizioni e, ad esempio, il giapponese: yuusyoku go

U
posizione postnominale sia del genitivo che dell' aggettivo. La formula (4c) espri-
significa letteralmente 'cena dopo', cioe 'dopo cena'. ngiapponese e dun que,
me invece i valori esattamente opposti: l' ordine OV e sistematicamente colle-
da questa punto di vista, «speculare» all'italiano. 2) La posizione del verbo
gato aHa presenza di posposizioni e aHa posizione prenominale del genitivo e
(V) rispetto al soggetto (S) e all'oggetto (0) nella frase dichiarativa. Dei se~
dell' aggettivo. Quindi, sembrerebbe di poter concludere che il parametro di
ordini teoricamente possibili (SVO, SOV, VSO, VOS, OSV, OVS), soltanto 1
fondo e l' ordine VO oppure OV: Ie lingue VO sono preposizionali e collocano

R
primi tre sono attestati da un numero considerevole di lingue; il quarto solo
tanto il genitivo quanto l'aggettivo dopo il nome, Ie lingue OV sono posposi-
da pochissime lingue, il sesto (forse) da una sola e il quinto, per quanto se ne
zionali e collocano tanto il genitivo quanto l' aggettivo prima del nome. Abbia-
sa, da nessuna. Di fatto, quindi, i tipi di ordine dominanti sono solo i primi
mo detto «sembrerebbe» perche, evidentemente, questa correlazione cos1 co-

E
tre ossia SVO, SOV e VSO. 3) L'ordine dell'aggettivo (A) rispetto al nome
m' e non funziona: ce 10 mostra il caso delle lingue del tipo (4d), che pur essen-
(N) che esso modifica: in certe lingue prevale l' ordine AN (come in inglese,
do OV, avendo posposizioni e collocando il genitivo prima del nome, colloca-
white horse), mentre in altre lingue prevale 1'ordine NA (come in italiano,
no tuttavia l' aggettivo dopo il nome.

P
cavallo bianco). 4) L'ordine del complemento di specificazione 0, come si
Inoltre, bisogna osservare che non tutte Ie lingue rientrano negli schemi da
dice ricorrendo alla terminologia della grammatica latina, del «genitivo» (G)
(4a) a (4d): per esempio, lelingue slave seguono 10 schema (4b), ma, invece di
rispetto al nome (N) che esso modifica. In giapponese l'ordine e GN: Taroo
mettere l' aggettivo dopo il nome, 10 mettono prima; l' amarico (una lingua
no ie (Taroo-di-casa', 'la casa di Taroo'), Taroo no otoosan no ie (Taroo-di-
semitica dell'Etiopia) segue 10 schema (4c), ma ha preposizioni invece che
padre-di-casa', 'la casa del padre di Taroo'); in italiano l'ordine eNG: la casa
posposizioni, e altre lingue «eccezionali» non mancano. C'e infine da ricor-
di Gianni, la casa del padre di Gianni.
dare che non e sempre facile addirittura definire se una lingua e SVO, VSO 0
C O4
I
CWITOW

T
suoni delle lingue:
netica e fonologia

A T
I D
In questa capitolo studieremo prima I'apparato preposto alia produzione del suonl, di-

D
stingl.leremo poi tra suoni e fonemi. Analizzeremo Ie prindpaJi proprieta del sistema fo-
nologko dell'italiano ma accenneremo anche a singole proprieta di alwne altre lingue
europee maggiori.

O
INTRODUZIONE

Uno degli aspetti pili evidenti dellinguaggio umano e la produzione di

S
«suoni». Un suono e un fatto fisico, misurabile, ed il nostro apparato fona-
torio e in grado di produrre una quantira enorme di suoni. Di tutti i suoni
che un essere umano e in grado di produrre (dai fischi ai singhiozzi alle

U
imitazioni dei rumori della natura) solo una piccola parte sono i suoni che
fanno parte di una lingua in senso stretto. Ad esempio il suono emesso per
spegnere una candela non e un suono della lingua italiana: con esso non si
formano delle parole.
Ogni lingua ha un suo inventario di suoni che funzionano linguisticamente

R
(fonemi), che formano doe delle parole, e ogni lingua ha regole proprie per
combinare insieme questi suoni in sillabe e in parole. Quando vengono com-
binati insieme per formare delle parole, i fonemi possono influenzarsi l'un

E
l' altro: per dar conto di questi cambiamenti, Ie lingue dispongono di un insie-
me di regole fonologiche. Inventario dei fonemi, regole di combinazione dei
fonemi e regole fonologiche sono diversi da lingua a lingua.Fanno parte del

P
dominio della fonologia anche l'accento, l'intonazione e i toni.
O
74 CAPITOLO 4 I SUONI DELLE LlNGUE 75

I C
1. FONETICA
1.2. Classificazione dei suoni
La disciplina che studia la praduzione dei suoni e detta fonetica articolato-

T
ria. Accanto a questa vi e la fonetica acustica che studia sostanzialmente la Per classificare un suono, ad una prima analisi, sono necessari tre parametri:
natura fisica del suono e la sua propagazione (nel caso pili normale) attraver- modo di articolazione, punto di articolazione e sonorita. I vari organi della
so l' aria. Vi einfine una fonetica uditiva 0 percettiva che studia l' aspetto della fonazione (labbra, lingua, velo palatino) possono essere posizionati in modi

T
ricezione del suono da parte dell' ascoltatore. Quel che segue e basato sulla diversi nella praduzione di un suono: i vari assetti che gli organi assumono
fonetica articolatoria. nella praduzione di un suono sono detti modo di articolazione.

A
CONSONANTI PUNTI DI ARTICOLAZIONE
1.1. L'apparato fonatorio
Bilabiali Labia- Dentali Alveolari Pastalveo- Retra- Palatali Velari Uvulari Farin- Glattidali

D
dentali lari flesse gali
L'apparato fonatorio umano e riprodotto nella figura 4.1.

I
Un suono e prodotto normalmente dall' aria che viene emessa dai polmoni, Occlusive p b t d t Q c J k 9 q G 71
sale lungo la trachea, attraversa la laringe (all'altezza del pomo d'Adamo), Nasali m 11) n 1] N
11 Jl
sede delle corde vocali. Dopo aver superato la faringe, l' aria giunge alla cavi-
i.LI r

D
Z Vibranti B R
ra orale e da qui fuoriesce dalla bocca (la cavita nasale puo essere esclusa 0
0H
attivata tramite l'innalzamento del velo palatino: se questa si sposta all'indie- N
<t;
Monovibranti r r
tra chiudendo la comunicazione tra faringe e cavita nasale l' aria fuoriesce ....1

solo dalla bocca ed avremo suoni orali, altrimenti se il velo palatino resta
0
u Fricative <P ~ f V e 5[ s z I f 3 ~ ~ g J X ¥ X K 11 <1 h 11
inerte, l' aria fuoriesce anche dalla cavira nasale ed avremo suoni nasali). ~ Fricative laterali 1 B

O
H
>=I
H Approssimanti U I .:r. j U[ -
>=I
0
:;E Appross_ laterali 1 1 A L

S
Occl. eiettive p' t' t' c' k' q'
Implosive p 6 f cf C' J K: if q G

U
Dove i simboli appaiono in coppia, quello a destra rappresenta una consonante sonora. Le aree in grigio indicano articolazioni
considerate impossibili.
palato molle 0 velo
ugola VOCALI

Anteriori Centrali Posteriori

R
Chiuse 1 y----l l l - - ill u
epiglottide
I Y U

E
Medio-chiuse e --------~-------¥ o

P
Medio-aperte ~ ------~~---- A

Aperte a ill ______-L-___ a D

Dove i simboli appaiono in cop pia, quello a destra rappresenta una vocale arrotondata.

fig. 4.1. L'apparato fonatorio. fig.4.2. Isimboli dell'lnternational Phonetic Alphabet.


O
76 CAPITOLO 4 I SUONI DELLE LlNGUE 77

I C
n flusso d' aria necessaria per produrre un suono puo essere modificato in di- 2. I SUONI DELL'ITALIANO
versi punti dell' apparato vocale (labbra, denti, alveoli, palata, faringe, ece.):
e
ognuno di questi punti chiamato punto di articolazione. e
Ogni lingua, come si vista nel capitola II, fa delle «scelte» e COS1, se Ia Figura

T
e
Infine la sonorita data dalle vibrazioni delle corde vocali: se queste vibrano 4.2 rappresenta tutti i suoni di tutte Ie lingue del mondo, l'italiano ne selezio-
avremo un suono sonoro, se non vibrano avremo un suono non sonora, a na circa una trentina, che sana quelli riprodotti qui satta (prima i suoni con-
e
sordo. Sulla base di questi tre parametri possibile elassificare la stragrande sonantici e poi quelli vocalici; i suoni tra parentesi sana «varianti combinato-

T
maggioranza di tutti i suoni di tutte Ie lingue del mondo, come si vede dalla rie» come si vedra in IV.5.4.):
tabella dell' Alfabeto Fonetieo Internazionale (in inglese IPA, da Internatio-
nal Phonetic Alphabet) riprodotta nella figura 4.2. (1) bilabiali labiodentali dentali alveolari palato-alveol. palatali velari

A
L' alfabeto fonetico internazionale risponde all' esigenza fondamentale di usa- occlusive p b t d k 9
fricative f v s z f
re gli stessi simboli per gli stessi suoni in tutte Ie lingue del mondo. Questa
affricate ts dz tf d3

D
compito non puo infatti essere svolto dagli alfabeti delle lingue naturali: per nasali m (11]) n (IJ)
J1
esempio la letter a c non corrisponde allo stesso suono in italiano (centro) e in laterali I A

I
inglese (center), tin Francese puo corrispondere ad un suono [s] come nella polivibranti r
parola administration 'amministrazione'; gli alfabeti sana poi incoerenti al- semiconsonanti w
I'interno della stessa lingua (la stessa Iettera dell'italiano c corrisponde ad un

D
suono in una parola come centro e ad un altro suono in una parola come Se in una casella vi sana due suoni, per convenzione il suono a sinistra rap-
canto, come si vedra pili diffusamente in IV.3.). presenta il suono sardo, quello a destra il suono sonora. Sono dunque conso-
La figura 4.2 servira a definire non solo i suoni dell'italiano (che discuteremo e
nanti sorde [f, t, s, k, ts, t, tfl Se in una casella vi un solo suono si tratta di
dettagliatamente) ma anche suoni di altre lingue cui capitera di fare riferi- un suono sonoro. Sana dunque suoni sonori dell'italiano [b, d, g, v, z, dz, m,
menta. il, ]1, 1, A, r, j, w]. Qui di seguito in (2) vi sana Ie definizioni dei suoni insieme

O
ad aIcuni esempi:

(2)

S
1.3. Classi di suoni De/inizioni Esempi
I suoni possono essere elassificati in tre elassi maggiori: consonanti, vocali e p occlusiva, bilabiale, sorda pane, epico, tappa, stop
e
semiconsonanti. La distin;done pili importante quella tra consonanti e vo- b occlusiva, bilabiale, sonora bene, ebanista, abbastanza, kebab

U
t occlusiva, dentale, sorda tana, eterno, otto, alt
cali e si fonda su un semplice fatto articolatorio: nella produzione di una
d occlusiva, dentale, sonora dente, adorare, addentrarsi, yod
vocale l' aria non incontra ostacoli, fuoriesce liberamente. Le vocali inoltre k occlusiva, velare, sorda caro, che, paeehi, aecanto, tic tae
e
sana normalmente sempre sonore. La cavita orale massimamente aperta 9 occlusiva, velare, sonora gara, ghiro, alghe, traggo, smog
per una vocale come [a] e massimamente chiusa per vocali come [i] ed [u]. m nasale, bilabiale (sonora) mano, amare, lemma, uhm

R
Per produrre una consonante, invece, l' aria a viene momentaneamente bloc- 11] nasale, labiodentale (sonora) anfora, inferno, invidia, inverno
cata (come per una [b]) a deve attraversare una fessura malta stretta (come n nasale, alveolare (sonora) nasa, lana, danna, non
per una [f]). Le consonanti inoltre possono essere sia sorde che sonore. J1 nasale, palatale (sonora) gnocco, ignifugo, ogni

E
IJ nasale, velare (sonora) ancora, anguria
Le semieonsonanti (anch' esse sempre sonore di norma) condividono pro-
1 laterale, alveolare (sonora) lana, alato, palla, col
prieta sia delle vocali (sana articolate come delle vocali) sia delle consonanti A laterale, palatale (sonora) gli, aglio, imbroglio
(per esempio non possono costituire il nueleo di una sillaba). r polivibrante, alveolare (sonora) rana, motore, carro, per

P
Vocali, semiconsonanti, liquide e nasali formano Ia elasse delle sonoranti. f fricativa, labiodentale, sorda fame, afa, ceffo, arf
Tutti i suoni non sonoranti si chiamano ostruenti. Le sonoranti sana tutte v fricativa, labiodentale, sonora vento, avaro, avviso, vov
sonore, il flusso d' aria necessaria per produrle fuoriesce dalla cavita orale s fricativa, alveolare, sorda sana, casa (in toscano), cassa, lapis
piuttosto liberamente. II flusso d' aria necessaria per produrre Ie ostruenti z fricativa, alveolare, sonora smodato, cas a (it. del nord)
f fricativa, palato-alveolare, sorda seemo, aseesa, slesh
invece incontra ostacoli di varia natura come si vedra nel paragrafo seguente.
3 fricativa, palato-alveolare, sonora garage, abatjour
ts affricata, alveolare, sorda stazione, pazzo, zio (toscano)
O
78 CAPITOLa 4 I SUONI DELLE LlNGUE 79

I C
dz affricata, alveolare, sonora zero, azzimato dentali: la parte anteriore della lingua (la lamina) tocca la parte intern a degli
tJ affricata, palato-alveolare, sorda cenare, acido, accento incisivi [t, d]; . .. . .
d3 affricata, palato-alveolare, sonora gente, agire, aggiornare alveolari: la lamina della lingua tocca 0 ~1 avv1c~a agh alv.eoh [s, z, ts, dz, n, 1,

T
j semiconsonante, palatale (sonora) ieri, piede rlla lingua si avvicina senza toccare gh alveoh per suom come [s, z, ts, dzJ,
w semiconsonante, velare (sonora) uovo, duomo
to~ca gli alveoli per suoni come [~, 1];. .. . . .
palato-alveolari: la lamina della lmgua Sl aVV1cma agh alveoh ed ha 11 corpo
Si osservi che [3] si trova solo in prestiti, per 10 pili di origine francese.

T
arcuato [f, tI, d3J; .
alatali (0 anteriori): suoni prodotti con la lingua che si avvicina al palato []1, A, JJ;
~elari (0 posteriori): suoni prodotti con la lingua che tocca il velo palatino [k,

A
2.1. Consonanti dell'itaIiano g, w].

I diversi modi di articolazione concorrono alla produzione di consonanti:

D
occlusive: il suono e prodotto tramite una occlusione momentanea dell' aria
2.2. VocaIi dell'itaIiano
cui fa seguito una specie di «esplosione». Sono dette anche momentanee 0

I
esplosive [p, b, t, d, k, g];
I parametri per classificare Ie vocali sono l' altezza della ling~a. (cioe ~u~do
fricative: l' aria deve passare attraverso una fessura piuttosto stretta produ-
la lingua si alza 0 si abbassa verso il palato rispetto alIa POS1Z1one d1 «npo-
cendo cos1 una certa «frizione». A differenza delle occlusive, Ie fricative sono
so»), l' avanzamento 0 l' arretramento della lingua, l' arrotondame~to 0 meno

D
suoni che si possono prolungare nel tempo e dun que si chiamano anche «con-
delle lab bra, la realizzazione di questi movimenti in modo teso 0 nlassato. Se
tinue» [f, v, s, z, I];
la lingua assume una posizione alta si produrranno suoni come [iJ. 0 [u]~ ~e
affricate: sono suoni che iniziano, per cos1 dire, con un' articolazione di tipo
assume una posizione bassa si produrranno suoni come [a]. Se la hngua e m
occlusivo e terminano con un' articolazione di tipo fricativo [ts, dz, tf, d3J;
posizione avanzata si produrra una [iJ 0 una [eJ, se in posizione arretrata una
nasali: per la produzione dei suoni nasali, il velo palatino si posiziona in modo

O
[u] 0 una [0]. Se Ie labbra sono arrotondate si produrranno vocali come [u]
tale da lasciar pass are l' aria anche attraverso la cavita nasale em, llJ, n, ]1, 1]];
o [0] se non sono arrotondate si produrranno vocali come [i] ed [e]. In
laterali: per produrre un suono laterale dentale la lingua si posiziona contro i italia~o Ie vocali [e] ed [0] possono essere sia (semi)aperte che (semi)chiuse e
denti e l' aria fuoriesce dai due lati della lingua stessa. L'italiano ha due latera-

S
vi e una sola [al cio da luogo ad un sistema eptavocalico inscrivibile in un
li: [l] che e una liquida laterale dentale e [A] che e una liquida laterale palatale
triangolo:
(in questa caso il dorso della lingua si avvicina al palato);
vibranti: la produzione di un suono vibrante avviene mediante vibrazione 0 (3)

U
dell' apice della lingua 0 dell'ugola. L'italiano ha un'unica vibrante, [r], che es- anteriore centrale posteriore
sendo realizzata tramite pili vibrazioni e detta polivibrante;
alte (chiuse) u
approssimanti: sono suoni in cui 'gli organi articolatori vengono avvicinati rna
senza contatto. Le approssimanti dell'italiano sono Ie seminconsonanti [j] e [wJ, medio-alte (semichiuse) e 0
cos1 chiamate perche sono un po' a meta strada tra consonanti e vocali (la fuoriu- medio-basse (semiaperte) c Cl

R
scita dell' aria e pili ostruita di quanta non avvenga per la produzione delle vocali,
basse (aperte) a
rna 10 e meno che per Ie consonanti). In italiano [i] ed [u] sono semiconsonanti
quando sono seguite da una vocale tonica: piede si trascrivera [pjcde], pUG si II sistema e eptavocalico per alcuni italiani regionali come il toscano. Vi s~no

E
trascrivera [pWCl], sono semivocali quando seguono una vocale tonica come in delle aree - come ad esempio il Veneto, la Sicilia 0 la Sardegna - dove Sl ha
sei, pausa (e si possono trascrivere nel modo seguente: [sci] [pauza]). solo una vocale media anteriore e solo una vocale media posteriore, dove cioe

P
il sistema e di cinque vocali.
L'italiano utilizza sette punti di articolazione: non ci sono dunque in italiano
consonanti interdentali, uvulari, faring ali 0 glottidali. (4)
bilabiali: il suono e prodotto tramite l' occlusione, cioe la chiusura di entram-
be Ie lab bra [p, b, m];
De/inizioni Esempi
labiodentali: il suono deve attraversare una fessura che si forma appoggiando alta, anteriore (0 palatale), italiano, vino, soli
gli incisivi superiori allabbro inferiore [f, v]; non arrotondata
O
80 CAPITOLa 4
I suaNI DELLE LlNGUE 81

I C
e medio-alta, anteriore (0 palatale), eroico, venti (numero), sapore
non arrotondata 3. SUONI E GRAFIA
E medio-bassa, anteriore (0 palatale), elle, venti (plurale di vento), lacche
non arrotondata Anche se si dice comunemente che l'italiano ha una grafia abbastanza coerente,

T
a bassa, centrale, non arrotondata amo, sano, scorta si possono rilevare diverse incoerenze del sistema grafico: si e infatti appena visto
" medio-bassa, posteriore (0 velare), otto, botte (percosse), peri> che nella grafia dell'italiano Ie due vocali [0] ed [a] sono rappresentate da un
arrotondata
unico simbolo o. Un sistema e coerente quando ad un suono corrisponde un

T
o medio-alta, posteriare (0 velare), obesita, botte (recipiente), amico
arrotondata segno e viceversa, cioe quando si da una relazione biunivoca del tipo seguente:
u alta, posteriore (0 velare), unico, luna, zebu
(6) suono [b]
arrotondata

A
11
J.l
Le vocali alte e medio-alte sono dette anche chiuse e semichiuse rispettiva-
simbolo b
mente, quelle medio-basse e basse sono dette anche semiaperte ed aperte

D
rispettivamente. In italiano si riscontrano Ie seguenti incoerenze del sistema grafico:

I
a. due simboli diversi per un solo suono:
2.3. Combinazioni di suoni
cuore/quando [k]

D
Le consonanti possono combinarsi insieme e formare dei nessi consonantici. b. due suoni diversi scritti con 10 stesso simbolo:
La combinazione delle consonanti non e libera ma e soggetta a restrizioni:
per esempio mentre Cpr], [tr], [fr] sono nessi consonantici possibili in italia- (8) sera/rosa [s] [z]
no (prendere, treno,francese), "~efts], "[gv], "[gS] non sono possibili. Vi e razza/mezzo [ts] [dz]
cera/cara [tS] [k]

O
inoltre differenza tra combinazioni possibili in posizione iniziale di parola ed
in posizione interna di parola. Per esempio [p + r] e una combinazione pos-
c. due simboli per uno stesso suono (9a) e tre simboli per uno stesso suono
sibile sia in posizione iniziale di parola che in posizione interna (prendi, apri),
(9b):

S
ma [r + p] e possibile in posizione interna di parola (arpa) ma non in posizio-
ne iniziale. In italiano se una parola inizia con tre consonanti, la prima deve (9) a. legno gn per [Jl]
essere una [s]: strano, sbrodolarsi. esci sc per [J]
La combinazione di vocali e approssimanti in una medesima sillaba da luogo egli gl per [A]

U
ai dittonghi che possono essere ascendenti (approssimante seguita da vocale che ch per [k]
accentata (5a, b)) 0 discendenti (vocale accentata seguita da approssimante mangia gi per [d3]
(5c, d)): manda ci per [tS]
b. aglio gli per [A]
(5) a.j+V fienile, piacere

R
SClOCCO sci per [J]
b.w+V questo, quasi
c. V+i ai, noi Quelle che seguono sono Ie «incoerenze» dell'italiano (nella riga superiore vi
d. V+u cauto, euro

E
sono i simboli dell' alfabeto italiano, in quella sottostante la rappresentazione in
alfabeto fonetico internazionale dei suoni COS1 come vengono pronunziati):
Esistono anche dei trittonghi come ad es. miei [mjei]. Come si e gia detto, [j]
e [w] nei dittonghi ascendenti sono di norma chiamate semiconsonanti, mentre (10)

P
[i] e [u] nei dittonghi discendenti sono chiamate semivocali. Le combinazio- a b c d e f g h i m n
ni di due vocali appartenenti a sillabe diverse danno luogo ad uno iato (jollia, I I /\ I /\ I /\ I !l\ I !l\
idea, beato). a b tJ k d e E f d3 9 0 i j0 m n11J1J

0 p q r s u v z
/\ I I I /\ /\ I /\
0 p k r z t u w v ts dz
"
O
174 CAPITOLO 7 LA COMBINAZIONE DELLE PAROLE: SINTASSI 175

I C
sottoinsieme di quelli che non si sono iscritti all' appello, (54) non svolge questa funzio- Questi sono esempi di dipendenti argomentali, rispettivamente implicita ed esplicita;
ne di delimitazione (Gianni, essendo un singolo individuo, non eulteriormente deli- ma la stessa opposizione si verifica anche negli altri tipi di dipendenti. (59) e (60)
mitabile), ma aggiunge alcune informazioni sul conto di Gianni. Questa differente sono esempi di circostanziali (temporali), l'una esplicita e l'altra implicita:
funzione dei due tipi di relative fa S1 che esse siano chiamate rispettivamente relative

T
restrittive (il tipo in (53)) e relative appositive (il tipo in (54)). (59) Dopo che ebbe salutato la moglie, Gianni usd
Un problema non immediatamente semplice di classificazione delle frasi dipendenti (60) Dopo aver salutato la moglie, Gianni usd
riguarda la differenza tra i due ultimi tipi che abbiamo esaminato, ossia tra Ie comple-

T
tive nominali e Ie relative (tanto restrittive che appositive). Come fare a distinguerle? AlIo stesso modo, (61) e (62) sono esempi, rispettivamente, di una relativa (restritti-
Dopotutto, entrambe sono introdotte da che. Vediamo un caso particolarmente pro- va) esplicita ed implicita:
blematico, illustrato dalla seguente cop pia di esempi:
(61) Cerco la persona a cui devo consegnare questa pacco

A
(55) a. II fatto che Gianni ci ha ri/erito tutti i particolari ci ha impressionato molto (62) Cerco la persona a cui consegnare questa pacco
b. II fatto che Gianni ci ha rz/erito ci ha impressionato molto
Quindi Ie due dimensioni di classificazione delle frasi dipendenti che abbiamo intro-
e
La frase dipendente (segnata in corsivo) in (55 a) una completiva nominale, quella dotto, la prima in base alloro rapporto con la principale, la seconda in base alla loro

D
in (55b) una relativa. Su che cosa ci basiamo nel tracciare questa distinzione? Su forma, si combinano in tutti i modi possibili.
considerazioni derivanti dalla teoria della valenza. II verbo ri/erire eun verbo biargo-

I
mentale, 0 bivalente: i suoi argomenti sono la persona che riferisce e la cosa, 0 Ie cose,
e
riferite. In (55a) il primo di questi due argomenti realizzato da Gianni, il secondo da 4. SOGGETTO E PREDICATO
tutti i particolari; l' elemento che ha unicamente la funzione di introdurre la frase di-
pendente. In (55b), come in (55a), il prif!1o argomento di ri/erire erealizzato da Gian-

D
ni, ma da cosa e realizzato il secondo? E facile vedere che esso e realizzato dall'ele- Nel paragrafo precedente abbiamo adoperato pili volte i termini di «sogget-
mento che, il quale dunque, in questo caso, non funge solo da introduttore di frase, to» e «predicato», senza dame pero una definizione esplicita. Che cosa si
ma anche da argomento del verbo della frase dipendente (ri/erire): in altre parole, che intende con tali termini?
eoggetto del verbo ri/erire, esattamente come 10 eilfatto nella frase Gianni ha rz/erito Le definizioni tradizionali di soggetto sono numerose, ma nessuna di esse e
illatto. Quindi una frase relativa si distingue da una completiva nominale perche completamente soddisfacente. Forse Ia pili diffusa e quella che dice che il

O
l'elemento che la introduce (che) svolge anche la funzione di argomento del verbo
della frase relativa stessa. N aturalmente, la stessa funzione esvolta anche da elementi soggetto di una frase indica «Ia persona 0 Ia cosa che fa l' azione, 0, nelle frasi
tipo il quale, la quale, i quali, le quali, ecc., ma in questa caso il problema dell'omoni- di forma passiva, che Ia subisce»; il predicato, a sua volta, esprimerebbe l' azione
mia con Ie completive nominali non si pone, in quanto esse non sono mai introdotte compiuta oppure subita dal soggetto. Questa definizione risulta certamente

S
da elementi di questa tipo. adeguata per alcuni tipi di frase, come Quel ragazzo picchia quel signore, op-
Riassumiamo ora graficamente quanta abbiamo detto sulla classificazione delle frasi pure Quel signore epicchiato da quel ragazzo, nella prima delle quali il sogget-
dipendenti dal punto di vista delloro rapporto con la principale. Possiamo rappre-
to e certamente quel ragazzo, mentre nella seconda e quel signore. Ma che
sentare tale classificazione in (56).

U
dire di una frase come Quel ragazzo ama Maria? Non sembra molto adeguato
(56) Frasi dipendenti considerare il verbo amare come l' espressione di un' «azione»: eppure, il sog-
getto della frase e quel ragazzo. Ancor pili difficile e poi concepire come agente
di un' azione I'individuo indicato con quel ragazzo in una frase come Quel
argomentali circostanziali relative ragazzo teme la guerra: il provare tim ore di qualcosa eben difficilmente qua-

R
~ ~ lificabile come un' azione. II massimo del paradosso si raggiunge forse in frasi
soggettive completive interrogative indirette restrittive appositive come Quel ragazzo ha subz'to molti torti: quel ragazzo e il soggetto della frase,
~ e dun que dovrebbe indicare chi compie l' azione; ma in questa caso indica

E
oggettive nominali piuttosto colui che I'ha subita. La definizione del soggetto come «autore di
un' azione» si dimostra dunque valida solo per certi tipi di frasi e certi tipi di
Oltre che dal punto di vista delloro rapporto con la principale, possiamo classificare verbi, ma non per altri.

P
Ie frasi anche in base alia loro forma, ossia in esplicite e implicite. Chiamiamo esplici- Un' altra definizione di soggetto che ha una Iunga tradizione e Ia seguente: «il
te Ie frasi dipendenti che contengono un verbo di modo finito; implicite quelle che
soggetto indica Ia persona 0 Ia cosa di cui parla il predicato». Questa seconda
contengono un verbo di modo non finito. COS1 la parte in corsivo di (57) eun esem-
pio di frase dipendente esplicita, quella di (58) di dipendente implicita: definizione appare soddisfacente, per Ie frasi che abbiamo appena esamina-
to: in Quel ragazzo picchia quel signore si parla di quel determinato ragazzo (e
(57) Gianni ha promesso a Maria che partira domani si dice che picchia quel determinato signore), in Quel signore epicchiato da
(58) Gianni ha promesso a Maria di partire domani quel ragazzo si parla di quel determinato signore, in Quel ragazzo ama Maria e
O
176 CAPITOLO 7 LA COMBINAZIONE DELLE PAROLE: SINTASSI 177

I C
in Quel ragazzo teme la guerra si parla di quel determinato ragazzo, e cos1 via. realta, parlando di «soggetto» e, correlativamente, di «predicato» ci si puo
Tuttavia, se consideriamo qualche altro tipo di frasi, vediamo che anche que- riferire a livelli diversi di analisi della frase: potremmo chiamare questi livelli,
sta definizione e insoddisfacente. Pensiamo, ad esempio, ad una frase come rispettivamente, sintattico (0 grammaticale), semantico e comunicativo (al-

T
A Pietro piacciono i fiori, oppure ad una come In questa casa si/ermo Garibal- tre etichette sono possibili ed us ate da altri autori, ma l'importante non e
di: cia di cui si parla e, nella prima frase, Pietro, e cia che si dice di lui e che gli quah etichette si usano, ma a quali fenomeni ci si riferisce). La definizione di
piacciono i fiori; nella seconda, cia di cui si parla e una determinata cas a, e soggetto che abbiamo proposto qui, ossia «l'argomento che ha obbligato ria-

T
cia che si dice di essa e che vi si fermo Garibaldi. Tuttavia, la nostra tradizio- mente la stessa persona e 10 stesso numero del verbo», individua il soggetto
ne grammaticale considererebbe (giustamente) un grave errore dire che nella in senso sintattico. La definizione del soggetto come «colui che compie l' azio-
prima frase il soggetto e A Pietro, invece che i fiori, e che nella seconda il ne» si colloca invece a livello semantico: tra i vari argomenti del verbo, essa ne

A
soggetto e in questa casa, invece che Garibaldi. individua uno che svolge un particolare ruolo all'interno della frase, ossia
Quale potrebbe essere, dunque, una definizione di soggetto che si riveli ade- appunto quello di chi compie l' azione. Definire il soggetto come «cia di cui si
guata per tutti i casi che abbiamo esaminato finora? Come sappiamo (eft. parla» si basa su un' analisi dell' aspetto comunicativo della frase: essa viene
V.2.), in ogni frase ricorrono determinati verbi e, a seconda di quali sono

D
suddivisa in «cia che e il tema» e «cia che viene detto a proposito di tale
questi verbi, detetminati argomenti, nel senso della teo ria della valenza. Se tema». Alcune volte, l' espressione linguistica che e il soggetto ad un certo

I
consideriamo tutte Ie frasi che abbiamo esaminato fin qua, vediamo che in hvello 10 e anche agli altri livelli; altre volte, no. Per esempio, in Gianni colpi-
ognuna di esse un solo argomento ha sempre la stessa persona e 10 stesso see Pietro, Gianni e soggetto sia a livello sintattico, sia a livello semantico
numero del verbo: Quel ragazzo in Quel ragazzo picchia quel signore, Quel (indica colui che com pie l' azione), sia a livello comunicativo (indica colui di

D
ragazzo ama Maria, Quel ragazzo teme la guerra, Quel ragazzo ha subito molti cui si parla). Negli altri esempi, la situazione e divers a: in Gianni teme la
torti; Quel signore in Quel signore e picchiato da quel ragazzo; i /iori in A guerra, Gianni e il soggetto in senso sintattico e in senso comunicativo, ma
Pietro piacciono i fiori; Garibaldi in In questa casa si/ermo Garibaldi. Possia- non in senso semantico: non e infatti colui che com pie l' azione (di fatto, non
mo quindi definire il soggetto come «quell' argomento che ha obbligatoria- descrivendo questa frase un'azione, non viene neppure indicato chi la com-
mente la stessa persona e 10 stesso numero del verbo» (sui concetti di persona pie). In A Pietro piacciono i/iori, i /iori e soggetto in senso sintattico, ma non

O
e numero v. anche pili avanti, VII.5.1.). Abbiamo sottolineato «obbligatoria- in senso semantico ne in senso comunicativo.
mente» perche in molte frasi, come Quel ragazzo picchia quel signore oppure Una volta chiariti i differenti livelli di analisi della frase, cioe sintattico, se-
Quel ragazzo teme la guerra, ci sono due argomenti che hanno la stessa perso- mantico e comunicativo, e preferibile non continuare ad usare indifferente-

S
na e 10 stesso numero del verbo: nella prima frase, tanto quel ragazzo quanto mente i termini «soggetto» e «predicato», ma usare un' etichetta specifica per
quel signore; nella seconda, tanto quel ragazzo quanto la guerra. Proviamo indicare tale funzione a ciascuno dei tre livelli. Pili esattamente, continuere-
pero a sostituire questi argomenti, tutti al singolare, con argomenti al plurale. mo ad usare soggetto e predicato per riferirci allivello sintattico: a questa
I risultati sono in due casi frasi ben formate, in altri due casi no:

U
hvello, il soggetto e dunque l' argomento che ha obbligatoriamente la stessa
persona e 10 stesso numero del verbo. II predicato e costituito dal verbo pili
(63) Quel ragazzo picchia quei signori
(64) Quel ragazzo teme Ie guerre gli altri argomenti del verbo stesso, ossia dal sintagma verbale. (Naturalmen-
(65) "'Quei ragazzi picchia quel signore te, questa criterio di identificazione del soggetto e del predicato vale, formu-
(66) "Quei ragazzi teme Ia guerra lato cos1, solo per Ie frasi che contengono verbi flessi per persona e numero,

R
cioe verbi di modo finito; efr. VIIJ .1. E comunque possibile estenderlo in
In tutte e quattro queste frasi abbiamo lasciato il verbo al singolare; in (63) e modo tale da poter riconoscere il soggetto e il predicato anche in altri tipi di
(64) abbiamo messo al plurale gli argomenti quel signore e la guerra, in (65) e frasi.) A livello semantico, invece di soggetto parleremo di agente e, invece di

E
(66) l'argomento quel ragazzo. Tuttavia, solo (63) e (64) sono grammaticali, predicato, di azione (nelle frasi come Quel ragazzo picchia quel signore) op-
mentre (65) e (66) non 10 sono. Cia significa che l' argomento che deve obbli- pure, nelle frasi che non esprimono un' azione (come Gianni teme la guerra),
gatoriamente accordarsi con 10 stesso numero del verbo, in queste frasi, e il di stato; in queste ultime frasi al soggetto sintattico daremo, dal punto di

P
soggetto (in questa caso, il sintagma nominale quel ragazzo). vista semantico, l' etichetta di esperiente (cioe di chi prova un certo stato
Le definizioni tradizionali di soggetto che abbiamo riportato sono dun que d'animo). A livello comunicativo, al posto di soggetto, useremo tema (nel
totalmente errate? Non e cOS1: del resto, se 10 fossero, sarebbe abbastanza senso, pili 0 meno, in cui si parla di «tema da svolgere») e, al posto di predi-
strano che avessero potuto godere per cos1 lungo tempo di tanta fortuna. cato, rema (dalla parola greca collegata alIa radice che significa 'parlare').
Piuttosto, si tratta di definizioni parziali, perche si applicano solo a certi tipi Illustriamo queste nozioni analizzando due degli esempi precedenti, ossia Ie
di frasi, ma non ad altri. Qual e la causa di questa parzialita? II fatto che, in frasi Quel ragazzo picchia quel signore e A Pietro piacciono i/iori, e indicando
O
178 CAPITOLO 7 LA COMBINAZIONE DELLE PAROLE: SINTASSI 179

I C
il soggetto e il predicato, l' agente e l' azione (se presenti) e il tema e il rema di numero, persona, caso, tempo, modo. Alcune di esse sembrano corrisponde-
ciascuna di esse. Come si puo vedere, nella prima di queste frasi il soggetto re a determinate categorie «naturali», cioe della realta extralinguistica: il ge-
coincide sia con l' agente che con il tema, e il predicato coincide sia con l' azio- nere al sesso, il numero all'unicita oppure aHa molteplicita, il tempo gramma-

T
ne che con il rema. Nella seconda, invece, il soggetto non coincide con il dcale al tempo cronologico. Come vedremo, pero, questa coincidenza non e
tema, bens! fa parte del rema, e il predicato e «spezzato» tra tema e rema' mai perfetta: Ie categorie linguistiche non sono un semplice rispecchiamento
inoltre tale frase non contiene un agente, ma un esperiente, e non descriv~ delle categorie della realta, ma rappresentano un sistema organizzato secon-

T
un' azione, bens! uno stato. do principi indipendenti.

Quel ragazzo picchia quel signore

A
Livellosintattico Soggetto Predicato 5.1. Genere, numero e persona*
Livellosemantico Agente Azione
Livello comunicativo Tema Rema
L'italiano ha due generi: il maschile e il femminile. Si potrebbe pens are che il genere

D
A Pietro piacciono i fiori non sia altro che il riflesso linguistico della categoria biologica del sesso, ma poche
considerazioni ci bastano per vedere che Ie cose non stanno cosl. Anzitutto, varie

I
Livellosintattico Predicato Soggetto
Livellosemantico Esperiente lingue hanno pili di due generi. Ad esempio, il tedesco ne ha tre: il mas chile (der Herr
Stato
Livello comunicativo Tema Rema 'il signore'), il femminile (die Frau 'la signora') e il neutro (das Buch 'illibro'). (Abbia-
mo messo davanti a ogni nome l' articolo, perche individua immediatamente il genere
del nome stesso: der e 1'articolo mas chile, die quello femminile e das quello neutro.)

D
Si potrebbe obiettare che la distinzione del tedesco e semplicemente pili sottile di
5. CATEGORIE FLESSIONALI quella dell'italiano: un genere, il neutro (che etimologicamente vuol dire «ne l'uno ne
l' altro», ossia ne maschile ne femminile), indica Ie cose inanimate, mentre gli altri due
generi indicano, rispettivamente, gli esseri animati di sesso maschile e quelli di sesso
In VII.2. abbiamo elencato Ie parti del discorso ed abbiamo distinto Ie parti femminile. Ma Ie cose non sono cOSl semplici: ad esempio, in tedesco Weib e neutro,
variabili da quelle invariabili. Le desinenze delle parti del discorso variabili eppure significa 'donna'. Inoltre, i nomi di molti oggetti inanimati hanno il genere

O
esprimono Ie diverse categorie flessionali: ad esempio, il genere, il numero, il maschile oppure quello femminile, ed in vari casi il genere di questi nomi varia da
caso, il tempo, la persona e il modo (efr. V.4.). Queste categorie flessionali si e
una lingua all'altra: in tedesco, il nome che indica il sole femminile (die Sonne),
oppongono dun que alle categorie lessicali, cioe alle parti del discorso. Per mentre quello che indica la luna e mas chile (der Mond); il nome che indica la morte e

S
maschile (der Tod); e gli esempi si potrebbero moltiplicare.
esempio, due parole come bello e bella appartengono alIa stessa categoria
Non vi equindi corrispondenza esatta tra la categoria «naturale» del sesso e la cate-
lessicale, in quanto sono entrambi aggettivi, ma sono diverse dal punto di goria linguistica del genere. Cia che e rilevante, dal punto di vista linguistico, e che in
vista della categoria flessionale del genere: bello e maschile, bella e femmini- lingue come 1'italiano e Ie altre lingue romanze, illatino, il tedesco, ed altre, il genere
e

U
Ie. Ancora: ama e amava sono entrambi verbi (categoria Iessicale), ma sono indicato non soltanto nel nome testa di un sintagma nominale, ma anche negli altri
diversi dal punto di vista del tempo (categoria flessionale), in quanto la prima elementi del sintagma, che devono accordarsi con esso: quindi, uomo alto ma donna
alta, e cosl via. Questa relazione di accordo non si realizza in tutte Ie lingue: ad esem-
parola e un presente, la seconda un imperfetto. Viceversa, bella e donna sono
pio, in inglese l' aggettivo e invariabile (tall man e tall woman). L' accordo di genere, in
identiche dal punto di vista flessionale, perche sono entrambe di genere fem- latino, in italiano e nelle altre lingue romanze, si realizza anche tra soggetto e predica-
minile, ma appartengono a due categorie lessicali diverse (rispettivamente, e e
to: quest'uomo alto rispetto a questa donna alta. In tedesco, invece, questa tipo di

R
l' aggettivo e il nome). Poiche ogni categoria flessionale si suddivide in opzio- accordo non si realizza, e il predicato ha un'unica forma invariabile: dieser Mann ist
ni diverse (ad esempio, il genere puo essere mas chile 0 femminile, il numero grofi e diese Frau ist grofi.
Anche il numero e una categoria linguistic a che ha un rapporto soltanto indiretto con
singolare 0 plurale, ecc.), e Ia realizzazione dell'una 0 dell' altra di queste op-

E
la corrispondente categoria della realra. L'italiano oppone l'indicazione di un solo
zioni a causare la variabilitii delle cinque parti del discorso che abbiamo elen- oggetto a quella di pili oggetti appartenenti ad una stessa dasse, ed ha dunque due
cato sopra. numeri: il singolare e il plurale (casa rispetto a case). In lingue come il greco e il
Se due parole realizzano la stessa opzione all'interno della stessa categoria sanscrito, invece, esistono tre numeri grammaticali: il singolare, il plurale, e il duale,

P
flessionale (per esempio, sono entrambe mas chili, 0 entrambe plurali, ecc.), in genere utilizzato per indicare tipiche coppie di oggetti: Ie mani, gli occhi, e cosl via.
si parla di accordo. Se invece una parola realizza una data categoria flessiona- Altre lingue (per esempio, alcune dell'Oceania) hanno un'espressione morfologica
propria anche per il triale, cioe per indicare terne di oggetti.
Ie perche si combina con un' altra parola che presenta categorie flessionali Come accade per il genere, anche il numero manifesta il fenomeno dell' accordo, in
diverse, si parla di reggenza (ad esempio, si dice che un nome ha un determi- lingue come l'italiano: se la testa di un sintagma nominale e singolare, devono essere al
nato caso perche e retto da un determinato verb 0 ). singolare anche tutti gli altri elementi del sintagma (1' aggettivo, l' articolo, ecc.); se e al
Esaminiamo ora Ie categorie flessionali che abbiamo elencato sopra: genere, plurale, devono essere tutti al plurale. L' accordo di numero, in italiano, si realizza anche
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180 CAPITOLO 7 LA COMBINAZIONE DELLE PAROLE: SINTASSI 181

C
tra soggetto e predicato: l'uomo emortale, ma gli uomini sana mortali. ncomportamen_

I
nella lingua degli indigeni, diceva una frase come Noi siamo tutti peccatori e dobbia-
to del tedesco e dell'inglese eidentico a quanto si evisto per l' accordo di genere. Non rna convertirci, ma sbagliava ed usava la forma del «noi esclusivo», ottenendo COS1
vi emai accordo in inglese, che utilizza sempre forme invariabili, mentre in tedesco c'e l'effetto esattamente contrario a quello voluto.
accordo all'interno del sintagma nominale, ma non tra soggetto e predicato: nelle frasi

T
tedesche corrispondenti agli esempi italiani che abbiamo fatto, la forma invariabile del-
l' aggettivo sterblich corrisponde tanto a 'mortale' quanta a 'mortali'.
Oltre che tra nome e aggettivo, l' accordo di numero puo realizzarsi anche tra il sog- 5.2. Caso*
getto e il verbo, ed eproprio questa fenomeno che permette di individuare il sogget-

T
to sintattico, come si e visto in VII.4. Questo tipo di accordo si realizza, nella terza
persona del presente indicativo, anche in una lingua come l'inglese, la cui morfologia In prima approssimazione, possiamo dire che il caso indica la relazione che un dato
elemento nominale (nome, sintagma nominale 0 pronome) ha con Ie altre parole del-
flessionale ein generale molto ridotta: he fights 'egli lotta' si oppone a they fight 'essi
la frase in cui si trova. 1: esistenza di queste relazioni e universale; la loro realizzazione

A
lottano'. Eproprio questa differenza di accordo di numero che ci permette di distin-
mediante una categoria flessionale si ha invece soltanto in alcune lingue, ma non in
guere, in inglese, tra/ight nome e/ightverbo (ed altri numerosi casi del genere, come
move 'muovere', 'mossa', love 'amore', 'amare', ecc.). Infatti la desinenza -s indica il altre. Ritorniamo ad un esempio dato in v.I. AlIa frase italiana (68a) corrisponde
quella latina (68b):
plurale nei nomi, ma il singolare nella terza persona dei verbi. Quindi fights enome in

D
(67a) ed everbo in (67c); viceversa, fight everbo in (67b) e nome in (67 d):
(68) a. Il ragazzo ha dato una rosa a Maria

I
b. Puer dedit rosam Mariae
(67) a. Their fights for their independence continue
'Le loro lotte per la loro indipendenza continuano' Le relazioni tra gli elementi sono Ie stesse in entrambe Ie lingue: Ie due frasi conten-
b. They continuously fight for their independence gono 10 stesso verbo trivalente (dare), il quale ha come primo argomento (il «sogget-
'Essi lottano per la loro indipendenza continuamente'

D
to») il ragazzo oppure puer, come secondo argomento (1'«oggetto diretto») una rosa
c. He continuously fights for his independence oppure rosam e come terzo argomento (1' «oggetto indiretto» 0 «complemento di
'Egli lotta per la sua indipendenza continuamente' termine») a Maria oppure Mariae. Queste relazioni tra verbo e argomenti sono espresse
d. His fight for his independence continues in italiano mediante 1) l' ordine delle parole (il primo argomento, il soggetto, precede
'La sua lotta per la sua indipendenza continua' il secondo e il terzo argomento) e 2) l'uso di un morfema grammaticale libero (efr.
V.3. 1.) , la preposizione a, che distingue il terzo dal secondo argomento, il cui ordine

O
Queste ultime osservazioni hanno introdotto anche la categoria di persona. Le perso- puo quindi essere invertito: il ragazzo ha dato una Rosa a Maria oppure il ragazzo ha
ne grammatic ali sono tre: tradizionalmente esse sono definite «colui che parla» (pri- data a Maria una rosa. In latino, invece, l'ordine delle parole non ha la funzione di
ma persona), «colui a cui ci si rivolge» (seconda persona) e «colui di cui si parla» indicare i diversi argomenti: (68b) potrebbe essere trasformata in puer Mariae rosam
(terza persona). Queste definizioni non sono pero del tutto soddisfacenti, in quanto

S
dedit, oppure Mariae puer rosam dedit, oppure ancora rosam dedit puer Mariae, ecc.
«la persona di cui si parla» puo benissimo essere la prima 0 la seconda: io sto partendo mantenendo sempre 10 stesso significato. Questo epossibile perche in latino, a diffe-
oppure tu sei arrivato. Quindi, e pili adeguato definire la terza persona come quella renza che in italiano, la diversa relazione degli argomenti con il verbo eespressa dalla
che «non entra nel dialogo», in quanto non indica ne colui che parla ne colui a cui ci loro desinenza: se rosam (caso accusativo) invece che oggetto diretto Fosse soggetto,
si rivolge. Il senso grammaticale del termine «persona» non coincide con quello del

U
avrebbe la forma rosa (caso nominativo); se Fosse oggetto indiretto, rosae (caso dati-
linguaggio ordinario: infatti, col termine «persona» ordinariamente si pensa ad un vol. Se puer Fosse oggetto diretto, avrebbe la forma puerum; se Fosse oggetto indiret-
essere umano, ma se diciamo che frasi come la pietra rotola, oppure il cavallo corre, to, puero. Alcuni studiosi chiamano «casi» Ie relazioni tra i vari sintagmi nominali ed
sono alla terza persona, evidentemente utilizziamo la parola con un senso diverso. La il verbo, indipendentemente dal fatto che esse siano manifestate da una variazione
confusione tra l'uso ordinario e l'uso grammaticale del termine «persona» ha portato morfologica della parola, come in latino, oppure con altri mezzi, come in italiano.
alla creazione di un' etichetta curiosa, ossia quella di «verbi impersonali» (piove, ecc.), Secondo questi studiosi, quindi, tanto illatino quanto l'italiano avrebbero un caso

R
che in realt?! sono tutti alla terza persona (grammaticale), pur non avendo e non po- nominativo, un caso accusativo ed un caso dativo. La differenza tra lingue come il
tendo avere un soggetto che indichi una persona (nel senso ordinario della parola). latino da un lato e come l'italiano da un altro starebbe solo nel fatto che Ie prime, ma
Anche la persona euna categoria flessionale che manifesta il fenomeno dell' accordo: non Ie seconde, danno un' espressione morfologica al caso 0, pili in breve, hanno casi
nelle lingue dotate di morfologia flessionale, la persona del verbo si accord a con quella

E
morfologici. Altri studiosi preferiscono invece riservare il termine «caso» alle lingue
del soggetto, che puo essere un pronome (prima, seconda e terza persona) oppure come illatino, e dire che lingue come l'italiano non hanno la categoria del caso. Qui
anche un nome 0 un sintagma nominale (terza persona). non prenderemo posizione per nessuno dei due partiti. Si puo comunque osservare
La tripartizione delle persone si riproduce nei diversi numeri: ad esempio, in italiano che l'italiano presenta anche un numero limitato di casi morfologici, nel sistema dei

P
e in molte altre lingue, abbiamo tre persone del singolare e tre persone del plurale. pronomi personali: il nominativo io si oppone all'accusativo me, il nominativo tu
Per quanto riguarda la prima persona del plurale, essa puo indicare sia i parlanti che all' accusativo te, i dativi gli e Ie agli accusativi 10 e la, ecc. Lo stesso si puo dire dell'in-
gli ascoltatori, oppure i parlanti ma non gli ascoltatori: nel primo caso si parla di noi glese: al nominativo he si oppone il dativo/accusativo him, al nominativo she il dati-
inclusivo, nel secondo di noi esclusivo. Mentre in lingue come l'italiano non c' edif- vo/accusativo her, ecc. Tra Ie lingue europee, il tedesco e Ie lingue slave hanno casi
ferenza morfologica tra questi due tipi di noi, diverse altre lingue usano due forme morfologici anche nei nomi. Un residuo di caso morfologico nei nomi inglesi e il
distinte, una per ognuno dei due significati. A questa proposito, un vecchio aneddo- cosiddetto «genitivo sassone»: John's book 'illibro diJ ohn', Hillary's husband 'il ma-
to racconta di un missionario in Mrica che, durante una predica che cercava di tenere rito di Hillary', e COS1 via.
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182 CAPITOLO 7 LA COMBINAZIONE DELLE PAROLE: SINTASSI 183

C
nnumero dei casi morfologici varia da lingua a lingua: per esempio, illatino ne ha sei

I
che l'interlocutore ha asserito essere accaduto. In questa caso, il futuro inteso come
(oltre ai gia ricordati nominativo, accusativo e dativo, il genitivo, il vocativo e l' ablatio tense non indica il futuro inteso come time.
vol; il greco antico ne ha cinque (gli stessi del latino, menD l'ablativo); il tedesco ne ha Passiamo ora all' analisi di qualcuno dei tempi grammatic ali dell'italiano, introducen-
quattro (nominativo, genitivo, dativo e accusativo). In alcune lingue non indoeuropee, do alcuni concetti che ci permetteranno di spiegare Ie differenze tra l'uno e l' altro di

T
il numero dei casi puo essere molto pili alto: per esempio, il finlandese ha 16 casi. essi, limitandoci al modo indicativo. Esso distingue otto tempi grammaticali, quelli
Soffermiamoci un istante sulle relazioni che puo esprimere il genitivo, che corrispon_ tradizionalmente denominati «presente» (es. serivo) , «passato prossimo» (ho scritto) ,
dono a quelle che in lingue non dotate di casi morfologici sono espresse per mezzo di «passato remoto» (scrim"), «imperfetto» (scrivevo) , «trapassato prossimo» (avevo scrif-

T
preposizioni 0 posposizioni, tanto che il termine «genitivo» e normalmente usato in to), «trapassato remoto» (ebbi seritto), «futuro semplice» (serivera), «futuro anterio-
tipologia linguistica per riferirsi a ogni tipo di lingua, indipendentemente dal fatto re» (avra seritto).
che tale caso abbia una realizzazione morfologica oppure no (efr. IIU.2.). Una frase come Gianni epartito contiene evidentemente un'espressione di tempo (e
ngenitivo puo essere approssimativamente definito come il caso che esprime la rela- partito). Questa frase puo essere enunciata in un d~terminato momenta cr~nologi~o

A
zione che un nome ha con un altro nome. Questa relazione puo essere di vario tipo; (per esempio, Ie 8,15 del 23 settembre 2001): 10 chlameremo momenta dell enunCla-
per esempio, una relazione di possesso: liber (nom.) pueri (gen.) 'illibro del ragazzo'; zione. n momenta dell'enunciazione e sempre il presente (in senso cronologico). AI
ma puo essere anche una relazione pili astratta, come quelle espresse nei seguenti tempo stesso, la frase ci dice che un determinato evento (la partenza di Gianni) e
sintagmi nominali: avvenuto in un momenta diverso da quello dell' enunciazione: 10 chiameremo mo·

D
mento dell'evento. II momenta dell'evento, nell'esempio che abbiamo dato, e ante-
(69) a. Expositio (nom.) doctrinae (gen.)

I
tiare rispetto al presente; in un esempio come Giannipartira, il momenta dell' evento
'1' esposizione della dottrina' epasteriore rispetto al momenta dell' enunciazione; in un esempio come Gianni par-
b. vulnus (nom.) Achillis (gen.) te, il momenta dell'evento e dell'enunciazione coincidono. In determinate frasi, vie-
'La ferita di Achille'
ne indicato anche un momento di riferimento diverso dal momenta dell' enunciazio-

D
ne e da quello dell' evento. Pensiamo a frasi come Ie seguenti:
I due sintagmi nominali (69a) e (69b) possono essere parafrasati mediante queste
frasi:
(71) Quando Gianni era gia partito da tempo, Piero finalmente arrivo
(72) Quando Piero fu finalmente arrivato, Gianni pote partire
(70) a. La dottrina espone (qualcosa)
(73) Quando Piero sara arrivato, Gianni potra partire
b. (Qualcuno) espone la dottrina

O
c. Achille ha ferito (qualcuno)
In tutti e tre questi esempi, il verbo della frase dipendente (era partito, /u arrivato,
d. (Qualcuno) ha ferito Achille
sara arrivato) indica un evento anteriore al momenta di riferimento, che e quello del
verbo della frase principale (arriva, pote, potra). Si noti che (71) e (72) sono frasi ad
Come si vede, a ciascuno dei due esempi di sintagmi nominali ((69a) e (69b)) corri-

S
un tempo passato e quindi il momento dell' evento e il momento del riferimento sono
spondono due frasi ((70a) e (70b), (70c) e (70d)), rispettivamente. In (70a) e (70c) il
anteriori al momenta dell' enunciazione; (73), invece, e una frase al tempo futuro e
nome che nel sintagma nominale era al genitivo e il soggetto, in (70b) e (70d) e l'og-
quindi il momento dell' evento e il momenta di riferimento sono posteriori al mo-
getto diretto: quindi, nel primo caso si parla di genitivo soggettivo, nel secondo di
genitivo oggettivo. mento dell' enunciazione. Se volessimo indicare lungo una linea la successione dei tre

U
momenti per ciascuno dei tre verbi era partito,/u arrivato, sara arrivato di (71).(73),
otterremmo la seguente rappresentazione (dove E = enunciazione, Ev = evento,
R = riferimento):
5.3. Tempo e modo* (71') Ev----------R------------E
(72') Ev----------R------------E

R
Occorre distinguere tra «tempo» in senso cronologico e «tempo» in senso grammati- (73') E-----------Ev-----------R
cale. Questi due significati del termine italiano «tempo» sono formalmente distinti,
in alcune lingue: in inglese, ad esempio, il tempo cronologico e indicato con time, II concetto di momenta di riferimento permette dun que di distinguere, tra l' altro, il

E
mentre la sua espressione grammaticale e detta tense. In senso cronologico, la distin- futuro anteriore (sara partito) dal futuro semplice (partira) , in quanto il primo dei due
zione e quella tra presente, passato e futuro. Questi sono anche nomi di tempi gram- tempi, ma non il secondo, fa entrare in gioco un momenta di riferimento. Per operare
maticali, ma dobbiamo osservare due cose: 1) e~istono lingue (come il cinese, e in invece altre distinzioni all'interno del sistema dei tempi dell'italiano, ricorreremo a
generale Ie lingue isolanti; efr. IIU.1.) che non distinguono tempi grammaticali; in una categoria non riconosciuta dalla grammatica tradizionale, categoria che, con un

P
queste lingue, il verbo ha sempre un'unica forma, e Ie indicazioni temporali sonG termine mutuato dalla grammatica delle lingue slave, viene chiamata aspetto. Essa ci
date da particelle (efr. IIU.1., es. (1)); 2) non c'e corrispondenza assoluta tra il tempo permette di distinguere fra tre tempi del passato: l'imperfetto, il passato prossimo e il
cronologico e il tempo grammaticale. Ad esempio, il futuro italiano puo avere un uso passato remoto.
che dal punto di vista cronologico non indica un momenta successivo a quello in cui II termine stesso di «imperfetto» rimanda a qualcosa di non finito, non concluso: si
viene emesso l'enunciato che 10 contiene: se si dice all'interlocutore Sara pur vero parla quindi, in questa caso, di aspetto imperfettivo. Passato prossimo e passato re-
quello che mi hai raccontato, ma io 10 ritengo incredibile, il futuro grammaticale sara moto, invece, sono esempi di aspetto perfettivo, cioe «compiuto». Per cogliere que-
non si riferisce a qualcosa che deve ancora accadere, bens! mette in dubbio qualcosa sta differenza, consideriamo queste tre frasi: .