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Parafrasi canto V dell'Inferno (v.46-v.

142)
E come le gru si lamentano facendo nell’aria una lunga riga, così io vidi venire, facendo
lamenti (traendo guai),

le anime portate da questo vento e io dissi: “Maestro, chi sono queste anime che il vento
infernale castiga?”.

Virgilio allora mi disse: “La prima di quelle di cui tu vuoi avere informazioni, fu imperatrice
di diversi popoli (molte favelle, cioè persone con lingue diverse).

Ebbe una lussuria senza freni tanto che rese la libidine legale per non essere incolpata lei
stessa della sua condotta.

È Semiramide (regina degli Assiri) che salì al trono dopo Nino e fu sua moglie governando
la città del Sultano (Babilonia).

L’altra è quella che si uccise per amore dopo aver rotto il giuramento di fede fatto alle
ceneri di Sicheo (si parla cioè di Didone che si uccise per amore di Enea), poi c’è la
lussuriosa Cleopatra.

E guarda anche Elena per cui si fece guerra per lungo tempo, e vedi il grande Achille che
dopo aver combattuto tanto alla fine fu vinto dall’amore.

Vedi Paride, Tristano…” e più di mille altre anime che morirono per amore mi mostrò e mi
nominò indicandole.

Dopo che io ebbi ascoltato il mio maestro nominare le donne dell’antichità e i cavalieri, mi
smosse una grande pietà verso di loro e quasi mi sentii smarrito.

Io cominciai a parlare e dissi: “Poeta (cioè Virgilio) io vorrei parlare con quei due che sono
abbracciati insieme e sembrano essere tanto leggeri così scossi dal vento”.

E lui rispose a me: “Quando saranno più vicini a noi pregali in nome di quell’amore che li
ha condannati e loro ti ascolteranno”.

Così appena il vento li condusse vicino a noi io cominciai a parlare: “O anime affaticate,
venite a parlare con noi se Dio (altri) non ve lo nega!”.

Come delle colombe chiamate dal mio desiderio con le ali alzate riposate nel dolce nido,
quelle due anime vennero nel vento

uscendo dalla schiera dove si trovava anche Didone attraverso la tempesta infernale e con
un grande affetto una di loro disse:

“O essere vivente cortese e benevolo che stai visitando questo mondo privo di speranza,
noi che sporcammo il mondo col nostro sangue

pregheremmo Dio, se questo ci fosse amico, di concederti sempre la pace visto che mostri
pietà per il nostro dolore.
Di quello che sentirai e che vuoi chiedere noi ti diremo finché il vento ci concede una
tregua.

La terra dove sono nata si trova nella costa dove ha la foce il Po, cioè Ravenna (il fiume si
unisce al mare come fanno tutti gli altri fiumi: per aver pace co’ seguaci suoi).

Amore, che rapisce facilmente un cuore gentile, fece innamorare costui (Paolo) del bel
corpo che mi venne tolto in un modo che ancora mi offende.

Amore, che a nessuno risparmia di amare quando è amato, mi prese a sua volta della
bellezza di costui (Paolo) in un modo tanto forte che ancora non mi abbandona.

Amore ci condusse insieme ad una stessa morte e Caina attende chi ci tolse la vita”.
Queste parole ci furono riportate.

Quando io compresi il dolore di quelle anime afflitte chinai il viso e lo tenni tanto basso che
Virgilio mi chiese: “A cosa pensi?”

e io risposi: “Ahimè, quanti dolci pensieri e quanto profondo desiderio condusse loro alla
morte!”.

Poi mi rivolsi a loro e cominciai a dire: “Francesca, il tuo tormento mi rende triste e
penoso.

Ma dimmi: al tempo del vostro innamoramento in che modo l’amore ti fece capire di essere
innamorata?”.

E Francesca rispose: “Non c’è maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nei momenti
di miseria, e questo lo sa bene il tuo maestro (Virgilio).

Ma se hai tanto a cuore conoscere l’origine del nostro amore te lo dirò, ma parlerò
piangendo (come colui che piange e dice).

Noi un giorno stavamo leggendo, per divertimento, la storia di Lancillotto e di come si


innamorò; eravamo soli e senza nessun sospetto del nostro amore.

Quella lettura più volte ci spinse a guardarci l’un l’altra e piano piano diventavamo pallidi in
viso, ma solo un punto in particolare fu quello che non ci fece più resistere:

quando leggemmo della bocca sorridente (di Ginevra) essere baciata da colui che l’amava
(Lancillotto), questo (Paolo) che mai deve essere separato da me,

mi baciò tremando. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno non potemmo
continuare a leggere oltre.”

Mente l’anima di Francesca diceva queste cose, Paolo piangeva, e io fui tanto sconvolto
dalla pietà che mi sentii morire

e caddi in terra come un corpo privo di vita.

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