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Le antichità della Tripolitania

Author(s): Renato Bartoccini


Source: Aegyptus, Anno 7, No. 1/2 (Maggio 1926), pp. 49-96
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41213855
Accessed: 09-11-2017 12:49 UTC

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Le antichità della Tripolitania,

già da antico affermava il nome stesso della re-


gione, che, cioè, fossero in essa tre soli centri degni
del nome di -òli;, di città, trova esatta rispondenza

AIP infuori di Tripoli,


Lepcis (Leptis Magna) e
mando con metodici lavor
un piccolo municipium, a
località detta Bu Chemm
suo vecchio nome di Pisida, in omaggio a poche rovine che ne
emergono dal terreno ed ali' approdo che si spera ripristinare,
in quanto già Tolomeo vi segnalava un lltst'vucov lvrr¡v.
È ben vero che la romana provincia Tripolitana si estendeva
sino a Tacape (Oabès), comprendendo anche Gightis, ma per la
loro limitata importanza queste non modificano quanto sopra
abbiamo detto.
Tre sole città contava quindi la nostra colonia, sorte intorno
e sopra vecchi emporia fenici ; questi, a loro volta, si erano pro-
babilmente insediati presso nuclei stabili di popolazioni indigene,
soffermatesi in quei punti della costa che meglio di tutti gli altri
si prestavano alP afflusso dei prodotti dell' interno, costituendo
altrettanti sbocchi delle principali carovaniere del sud.
Non si spiegherebbe altrimenti, infatti, il motivo per cui la
prima colonia di greci, Lacedemoni condotti da Dorieus, si inse-
diasse alle foci del Cinyps a soli venti chilometri da Leptis in
evidente concorrenza con questa, tanto da suscitare subito la
diffidenza di Cartagine, ormai dichiaratasi patrona degli emporia
sirtici, e più tardi la guerra che in unione con gli indigeni del
luogo, i Macae, la metropoli punica condusse fino alla distruzione
della possibile rivale degli interessi leptitani.
Aegyptus - Anno VII - 4

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50 RENATO BARTOCCINI

È dunque il commercio col sud, con


Phasania, che regola lo sviluppo urbano de
non vuoi certo dire che altri piccoli nucle
qua e là, soprattutto a scopo agricolo. M
tardi ; basti per ora aver segnalato la ca
paese, per cui tanto differisce dal resto d
meglio comprendere quanto appresso verr

PREISTORIA. - Le tracce che possono av


popolazioni non devono certo essere mo
sima parte, di abitudini frugalissime, v

1. - Punte di selce dell'Africa settentriona

facilmente rimovibili, non possedevano su


qualità eccezionali. Doveva trattarsi di t
dapprima appena seccate al sole, e solo
ornate rozzamente con linee tracciate in
menti da taglio e da percussione in selc
riatissimi secondo come meglio si prestav
dal nucleo principale.
Più rozze nel periodo paleolitico, poi me
dovettero scomparire del tutto con la introduzione dei metalli
nell'Africa, che dinanzi ad alcune forme perfette, rinvenute in
luoghi a strati storicamente databili, sorge spontaneo il dubbio
che si tratti di persistenze; facili a spiegarsi in popolazioni forte-
mente legate ai propri usi. Ma di ciò è prematuro parlare. La
Tripolitania sotto questo punto di vista, è ancora un libro chiuso.
Nonostante ricerche, premure e incitamenti, non ho potuto racco-
gliere che poche selci molto ben lavorate, per lo più punte di
freccia peduncolate. Solo in un caso mi è stato possibile accedere
in una località (a Sghedeida, presso Tripoli) ove erano avanzi

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 51

numerosi di lavorazioni all'aperto, ma purtroppo il terre


a sottofondo di argilla, mostrava tracce evidenti di un
dilavamento, così che il materiale era commisto e disperso. Ho

2. - Selci lavorate dell'Africa settentrionale (da V Anthropologie).

potuto in ogni modo mettere insieme una cinquantina di pezzi


di cui alcuni non privi di interesse.
Ciò che ancora non ho potuto esplorare è qualche caverna.
Lungo la costa fortemente erosa dal mare, non ne ho fino ad
oggi rinvenute; me ne hanno ultimamente segnalate alcune sul
Gebel e mi riprometto di accedervi. In ogni caso è questo un
problema tuttora aperto, e non sarà mai abbastanza invocata per
la sua soluzione la collaborazione cordiale ed intelligente di quanti
per vari motivi percorrono e studiano il paese.

3. - Punte di frecce sahariane (da L. Gautier).

Per concludere dirò che nessuna traccia mai ho trovato di


costruzioni megalitiche, simili a quelle della vicina Tunisia e del-
l'Algeria; ed in un solo caso ho potuto avere delle fotografie di
incisioni rupestri raffiguranti animali (fig. 4), eseguite dal Maggiore
Galliani a sud dell' Uàdi el-Chel (Zintàn).

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52 RENATO BARTOCCINI

I LIBI. - Non si può parlare di una archeologia libica, per


gli stessi motivi sopra esposti per la preistoria. Povertà di costumi
e nomadismo fanno sì che manchino segni sicuri di una civiltà
locale. Uniche tracce di questo popolo, che, diffuso dai confini
orientali delF Egitto alP Atlantico (Canarie), conservò e conserva
tuttora in gran parte una unità etnica attraverso la sua lingua,
sono le iscrizioni in caratteri libici (fig. 5), dai quali derivano
direttamente quelli dell'alfabeto tefinagh, in uso presso i Tuàregh.

4. - U adi el-Chel. Graffiti su roccia. 5. - Stele di Abizar. Iscrizione


in caratteri tefinagh.

Per le prime vennero in aiuto dei filologi alcune epigrafi bilingui,


in cui al testo libico seguono le traduzioni in fenicio о in greco
о in latino, così che fu possibile accertare il valore di quasi
tutti i caratteri. Per il tefinagh, invece, i cui testi appaiono
per k> più rozzamente incisi su pareti di roccia (in Tripolitania ne
è stato ancora nel 1914 segnalato e fotografato uno del Cap. Tron
ad Umm el-Cher, a circa 80 Km. da Brack, nel Fezzan) si è
potuto giungere a conclusioni più precise attraverso la tradizione
fonetica e grafica degli Imoägh e degli Imõcharh (Tuàregh del
nord e del sud). In un caso o nell1 altro sta però di fatto che,
tranne che alF onomastica, queste iscrizioni non portano alcun
notevole contributo alle rimanenti cognizioni filologiche. Rarissimi
sono infatti i verbi, i sostantivi e le preposizioni.
Interesse quindi ristretto, si può dire, al solo campo della
storia, in quanto ogni segno in caratteri libici о in tefinagh
rilevato nei vasti territori dell'Africa settentrionale è documento
prezioso per la identificazione del popolo che lo incise e dei limiti
della sua espansione.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 53

Qui di seguito riproduco uď iscrizione ricopiata dal Duvey


sopra il monumento romano dell' antica Garama, non lon
dair attuale villaggio di Germa nell'uàdi el-Garbi (Fezzan)

+ ii!=::C|!=,|::.|
che, letta da sinistra a destra, equivarrebbe a
tik gh gh chn kl gh kn.

PUNICO E NEOPUNICO. - La divisione fra i due periodi,


non sempre esattamente percepìbile attraverso i monumenti, specie
nel periodo di transizione, si può ritenere segnata in Tripolitania
dalla cessazione dell'autonomia delle sue tre principali città.
Mancano infatti per questo primo periodo segni precisi e no-
tevoli di una forte penetrazione romana nel paese. Se esso conosce
ormai Roma e ne onora i suoi capi ed è con Г Italia in relazioni
commerciali molto strette e subisce l'influsso morale della latinità
anche prima di essere solidamente occupata da truppe per divenire
centro di colonizzazione, conserva però integra la sua fisionomia
di territorio consociato ma non soggetto. I tre empori, sorti per
immigrazioni dirette, avevano riconosciuto, è vero, in passato la
supremazia di Cartagine e ad essa avevano pagato tributo, ma più
di una volta li vedemmo agire indipendentemente, stringendo al-
leanze ed assumendo atteggiamenti non davvero conformi a quelli
della metropoli. Ed è forse per questo motivo, almeno così ritengo,
che Г influsso della civiltà fenicia seguita a farsi sentire anche nei
territori più interni, pur dopo la caduta e la distruzione di Carta-
gine e gli avvenimenti successivi fino alla creazione della provincia
d' Africa, con la quale, anziché cessare, si accentua anzi questo
carattere di secessionismo egemonico degli emporia tripolitani.
Questa mia asserzione non vuole estendersi per ora al campo epi-
grafico e filologico ; per quante ricerche si siano fatte seguitano
ad essere irreperibii monumenti simili a quelli che numerosi emer-
gono dal suolo di Cartagine, e cioè gli ex-voto a Tanit ed a Baal
Hammon ed egualmente assenti sono le iscrizioni funerarie. Abbiamo
invece una interessante documentazione per i bolli di anfore, specie
dopo il fortunato rinvenimento di un numeroso gruppo di esse,
intere, a Bu Setta, poco distante da Tripoli. Identificate durante
dei lavori di giardinaggio, il nostro ufficio ne fu subito avvertito,
e lo scrivente in persona potè dirigerne e seguirne lo scavo. Le
anfore, se pur si vogliono chiamar così dei manufatti del tipo

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54 RENATO BARTOCCINI

raffigurato al n. II della illustrazione 6, e


due file disposte con cura Tuna a ridoss
le anse non corressero il rischio di spezza

6. - Tipi di anfore neopuniche.

7. - Anforoni rinvenuti a Bu Setta (Tri

di entrare qui in discussioni sul loro us


intorno ad esse erano tracce evidenti di i
furono rivenuti frammenti numerosi di
cui parecchi a vernice nera, di imitazione

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presso tre bolli uguali a quelli del n. HI fig. 8), e una dec
monete cartaginesi. La maggior parte delle anfore era pr
bolli ; sul resto ne furono notati 23 tipi diversi. Ne dò alcun

8. - Tripoli: Bu Setta. Marche puniche su anse di anforoni.

figura 8. Di essi il n. II è in caratteri punici classici, il n


del periodo di transizione, i nn. IV e V, anepigrafi, hanno in
.o.

mune il segno del caduceo ed il primo il simbolo di Tanit


n. I, che si ripete con lievi varianti in tre esemplari, non
debba anch'esso ritenersi, come altri credono, anepigrafe. In
plesso persistenza di tipi classici, già evolventisi per una
verso forme di decadenza.
Per concludere l'argomento rammenterò come rarissime siano
le anfore di questo genere che si rinvengono intere, mentre spesso
si sono avuti ritrovamenti di interi cumuli di anse. Non si racco-
manderà quindi mai abbastanza, qualora qualcuna ne venisse alla
luce, di curarne nel miglior modo possibile il recupero, evitando
che si spezzi, o, se ciò ugualmente avvenisse, che se ne disperda
il più piccolo frammento.

Monumenti neopunici. - Per il carattere superficiale che ebbe


l'occupazione romana della Tripolitania fino alla metà del primo
secolo dell'era volgare, sono qui più che altrove riconoscibili i
segni di quella civiltà che diffuse nel paese, per quanto lievemente
modificati, materiali, usi e costumi punici.
Le prime innovazioni si ebbero nella scrittura, dove il corsivo
si venne sostituendo, con forme sempre più andanti, ai vecchi ca-
ratteri monumentali ; in Tripolitania mancano fino ad oggi esempi
su pietra delle forme più antiche, abbondano invece le altre. Sopra
tutte notevole è la grande iscrizione di Tarhuna, già segnalata dal
De Mathuisieulx e sommariamente discussa dal Clermont-Oanneau
nei Comptes-Rendus de VAcad. des Inscr et Belles Lettres, 1924,
pag. 553 sg. (fig. 9) ; in essa si rammenta l'erezione di un tempio
e di una statua a Giove Ammone in onore di Lucio Elio Lamia,
proconsole d'Africa nel 15-16 av. Cr. Dal punto di vista del con-

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56 RENATO BARTOCCINI

9. - Tarhuna. Iscrizione neopunica col no


L. Aelius Lamia.

tenuto si direbbe che la Tripolitania voglia offrire al mondo degli


studiosi un materiale di prim'ordine. Non si tratta infatti, nel mag-
gior numero dei casi fino ad oggi noti, di iscrizioni funerarie о
votive, come ne abbondano nei dintorni di Cartagine о presso i
vecchi santuari de'V Africa vetus, ma di epigrafi onorarie o com-

11. - Leptis Magna (Porto).


Urna cineraria.

10. - Moms (Museo). Stele funeraria


12. - Leptis Magna (Monti cel li).
con iscrizione neopunica. Vaso con iscrizione punica.

memorative; se ne sono trovate ad es. di lunghissime sui sedili


delle terme di Leptis, e poi in una cisterna e su altri sedili a Sa-
bratha. Bene inteso non mancano altre, di cui presento tre esempi
caratteristici : una stele funebre (fig. 10), una umetta sepolcrale in
pietra (fig. 11), ed una leggenda tracciata con vernice sopra un'an-
fora trasformata in olla cineraria (fig. 12).

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 57

Accanto ai monumenti epigrafici ne troviamo poi altri a


lutamente privi di leggende, ma per caratteri e figurazioni
mente della stessa epoca.
Riproduco qui una stele da Leptis con figurazione antrop
di tipo egittizzante (fig. 13), rievocazione forse della sacra m

13. - Moms (Museo). 14. - Zliten.


Stele funeraria. Stele col simbolo di Tanit.

di Osiride ; un' altra da Zliten, con il caratteristico segno del-


l'Astarte fenicia, la Tanit punica (fig. 14), la Dea Coelestis del-
Героса romana, riduzione schematica della figura femminile con le
braccia levate in alto ; una forma più completa ce l'offre un'aretta
rinvenuta in una tomba a Oargàresc (fig. 15), ove pure furono
rilevati altri simboli del culto dovuto alla stessa divinità (fig. 16).
Le più antiche tombe di questo periodo sono state trovate a
Sabratha. Esse possono essere assegnate al HI -II secolo av. Cr.
Consistono in fosse rettangolari ricavate nello strato di calcare
arenaceo sottoposto al vecchio livello terroso di circa m. 1,50, e
sono sempre più lunghe dell'altezza media di un uomo, in quanto
dietro la testa del cadavere era ricavato un foro per immettervi la
parte inferiore di un'anfora. Dallo stesso lato erano deposti pochi
vasi di impasto rossastro о a vernice nera e talvolta delle lucerne
(fig. 17).
In una tomba si rinvennero diversi monili in avorio ed in im-
pasto vitreo, già appartenenti ad una collana, con figurazioni di
Arpocrate, di una divinità femminile accosciata con le mani diva-
ricanti il sesso, testine di negri, grappoli d'uva, colombe ecc, con
evidenti influssi orientali. Altre sepolture di antichità sicura si sono
riconosciute in Leptis, nella località in cui sorse la banchina orien-

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58 RENATO BARTOCCINI

tale del porto. Consistono esse in urnet


(fig. 18), a pianta rettangolare, rastremat

15. - Gargàresc. Tomba. Aretta


16. - Gargàresc. Tomba. Fi
con figurazione della Dea Tanit.
e simboli con significato re

coperchio a due spioventi, scorrente in ap


sura è talvolta resa più salda con aggraff
tipi seguono le cosidette tombe a camer

17. - Tipi di lucerne puniche e vaso pu

si accede generalmente da un pozzetto


inferiore del foro di ingresso nella tom
facilitata da una ripida scalinata addos

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 59

pozzo ; in questo caso si ha quasi sempre la certezza di tr


nell'interno sepolture ad inumazione. Il cadavere, avvolto stre
mente in bende qua e là rinforzate da legature in cordame, v
calato nello spazio vuoto tra la scaletta e la parete opposta
poi introdotto nella camera. Qui veniva adagiato sul ban

18. - Moms (Museo). Urne cinerarie.

tutť intorno sporgente dalla parete e su di esso si versava de


pasto di calce, fino a coprirlo per intero. I parenti deposit
poi di solito alla testa о ai piedi del defunto vasi di vetr
terracotta, oggetti di bronzo, lucerne, scrignetti in legno, о a
e in un angolo una о più grandi anfore piene di liquido ed
ratamente sigillate.

19. - Tripoli (Necropoli del forte NO). Tomba a camera.

Misti, о talvolta anche soli, si trovano in queste tombe es


di incinerazione. La necropoli neopunica dell'antica Oea c
offre il maggior numero, e dei più interessanti. In essa le ce
sono contenute in caratteristiche urne di terracotta con la p
superiore a doppio spiovente (fig. 20), di cui un tratto al
è tagliato cosi da costituire un coperchio Sono di questo t
cinerari forse più antichi rinvenuti fino ad oggi nella region
Sabratha.

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60 RENATO BARTOCCINI

Accanto ad essi figurano in buon nume


in lamina di piombo ripiegata (fig. 21), co
voluta, oppure dei vasi, sempre in piombo
Numerose e notevoli per l'accuratezza d

21. - del
20. - Tripoli (Necropoli Tripoli (Necropoli
forte NO). Cinerario in pi
forte NO). Urna in terracotta.

olle in vetro (fig. 23), di solito a dopp


pochi casi furono trovate incluse in una d
In tutti questi recipienti si è riscontra
erano state in precedenza ravvolte entr
dente persistenza delP uso di avvolgere i
di tutto 1' oriente.

22. - Tripoli. (Necropoli del 23. - Tripoli (Necropoli del forte NO).
forte NO). Cinerario in piombo. Olle cinerarie in vetro.

Il materiale fittile (fig. 24) e vitreo (fig. 25) che si rinviene


in queste tombe è dei più variati ed interessanti. Fra i primi
abbondano i vasi ed i piatti ad impasto roseo e rosso di fabbri-
cazione locale, ed altri a vernice nera о corallina, imitazioni i
primi di tipi greco-punici e i secondi di prodotti aretini, cui il
paese aveva dato larga ospitalità, tanto che nei loculi di epoca più
tarda se ne trova sempre qualche esemplare.
Più attraente è però forse la suppellettile vitrea, di forme

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 61

varie, finíssima come lavorazione e di notevola purezza come


materiale.
Frequenti sono anche le lucerne di bronzo non dissimili da
quelle che si rinvengono un po' dappertutto lungo il bacino del

24. - Tripoli (Necropoli del forte NO). Tipi di suppellettile fittile.

Mediterraneo, né mancano balsaman e strigili dello stesso metallo.


Nessuna indicazione mai permette di dare un nome a tutti questi
defunti, né ali' usanza si venne meno neppure in epoca romana,
tranne in pochi casi di evidente influsso della nuova civiltà.

25. - Tripoli (Necropoli del forte NO). Tipi di suppellettile vitrea.

Monumenti Punico-Romani. - Ho già accennato a persistenze


di usi e costumi punici nella Tripolitania anche nei periodi in cui
Roma più vi faceva sentire il suo influsso. Com' è ovvio le mag-
giori prove di tali persistenze le troviamo nelle sepolture, ove più
che mai si rispecchiano le idee e le credenze di una razza e le
clausole di un rituale tradizionale.

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62 RENATO BARTOCCINI

26. - Gar gar esc. Tomba a camera.

Si costruiscono quindi sempre le tom


nella roccia, ma divengono più ampie (fig
ordini sovrapposti di sepolture, talvolta c
le oHe cinerarie.
Se lo strato roccioso è troppo profondo la tomba vien sempre
costruita sotterra, ma artificialmente. Di questo tipo sono la

27. - GurgL Tomba sotterranea in blocchi.

tomba di Qurgi (fig. 27) (terreno Nahum, fuori Porta Azizia), con
le pareti in blocchi calcarei, entro cui furono trovati quattro inu-
mati, coperti col solito strato di calce, ed un incinerato, ed un
altro sepolcreto (fig. 28), simile ad un colombario, rinvenuto in
località Mellaha, nella concessione del Cav. Cortesi, a conglome-
rato di calce e pietrisco, gettato sopra un* armatura di legname e
foglie di palma.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 63

In tutti i due casi era sempre in vigore il pozzetto ďac


né variava di mólto la suppellettile, per quanto di epoche
(II-IH sec. d. Cr.).

28. - Tripoli (Mellaba). Tomba sotterranea in muratura.

Nelle tombe più tarde compaiono delle urne cinerarie in


о in pietra (fig. 29-30) alquanto dissimili però da quelle in

29. - Leptis Magna (Monacelli). Urne cinerarie in pietra.

30. - Zliten. 31. - Tripoli (Mellaba).


Urne cinerarie in marmo. Urna cineraria in marmo.

Furbe. Hanno per lo più il corpo baccellaio ed il coperchio talvolta


adorno di teste ferine. Caratteristica è una della Mellaha (fig. 31),
costituita da due piani, inferiore e superiore, rotondi, con una serie

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64 RENATO BARTOCCINI

di otto incastri ciascuno, lati di un ottagon


trettante lastrine di marmo che formano il cor

32. - Leptis Magna. Iscrizione in lingua lo

Destano anche vivo interesse per questo


menti epigrafici redatti in lettere latine, ma in lingua punica.
Sarebbe desiderabile che molti altri ancora ne venissero alla luce,
giacché il loro studio apporterebbe un contributo notevole alla
conoscenza della vocalizzazione fenicia. Ne riproducono due : il

33. - Leptis Magna (Terme). Bollo di mattone.

primo doveva far parte di un mausoleo ad oriente di Leptis (fig. 32),


e Г altro è un campione dei bolli impressi su parecchie bellissime
tegole delle terme leptitane (fig. 33).
Evidenti influssi punici si notano infine nell'architettura ed
ancor più nella scultura decorativa dei numerosi mausolei disse-
minati un po' per tutto il paese. Essendo però essi frammisti con
molti altri di derivazione romana ne tratterò a suo tempo nel
capitolo che segue.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 65

I ROMANI. - Basta percorrere con attenzione la Tripo


per persuadersi che senza 1' opera dei Romani essa non a
mai saputo mettere in valore le proprie possibilità economic
portarsi ali' altezza della vicina Africa occidentale.
Purtroppo la storia scritta di questa provincia, gravitand
lo più intorno a Cartagine, non ci ha lasciato troppi docu
intorno alla nostra Colonia. Ho però la presunzione di rit
che, interrogato con abilità e pazienza, il terreno saprà rive
quanto ancora ignoriamo, permettendoci di colmare infinite
confermando reliei ipotesi e correggendo errori inevitabili.
qui mio compito parlare dei maggiori centri della Tripolitan
troppo ci sarebbe da dire e molto esorbiterei dal tema prop
mi. Accadrà tuttavia che qualche volta io mi serva del mate
rinvenuto negli scavi che vi sto conducendo ; lo farò unicam
per avvalorare maggiormente la mia documentazione. È inv
territorio più lontano dalle città e meno conosciuto che noi
cheremo di riesumare i segni del dominio e della civile o
zazione di Roma.
Già feci notare che la Tripolitania ha pochi centri urbani dav-
vero degni di essere chiamati tali e tutti sulla costa. Ciò però non
deve escludere che altri piccoli nuclei abitati non dovessero sorgere
in altre località, soprattutto, come vedremo, a scopo agricolo.
Purtroppo la costruzione scadente dei muri delle case, ed il
tempo e gli uomini non ne hanno lasciato molte tracce. Fino ad
oggi, infatti, solo uno ne ho potuto identificare con certezza a
pochi chilometri da Sabratha, in località el-Chatàtba. Si tratta di
una ventina di cumuli di sassi e terriccio distribuiti ad eguale
distanza a destra e a sinistra di un'ampia strada, come nel villag-
getto raffigurato sulla volta della villa Zlitense di Dar Buk Ammèra;
al termine, verso sud, era forse un tempietto di cui rimangono le
quattro colonne in cipollino della facciata, ed un edificio termale
in muratura più solida, con tracce di intonaco affrescato.
Più frequente è invece un altro genere di agglomerati rurali,
che vorrei chiamare centri di colonizzazione. In una data località,
più specialmente indicata per l'eccezionale fertilità del terreno о
per la presenza di una falda freatica poco profonda, si raccolgono
in un raggio relativamente breve dieci, venti fattone con centro
in un punto topograficamente adatto per un'eventuale difesa. Uno
dei più caratteristi ci ed importanti resta proprio a cavallo della
strada che da Tripoli conduce ad Homs, a Gasr Chiàr. Sono qui
numerosissimi i resti di costruzioni antiche, poste a poca distanza
Aegyptus - Anno VII - 5

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66 RENATO BARTOCCINI

Tuna dall'altra, intorno alla collina su cui


carabinieri e che fino a poco tempo fa pres
notevoli di una fattoria romana. Né occorreva che i prodotti
abbondanti della regione fossero diretti verso una delle due città
vicine. Immediatamente a nord, a ridosso di un promontorio tutto
coperto di vecchi fabbricati diruti, si scorgono chiaramente i resti
di impianti portuari, cui per le speciali caratteristiche è persino
possibile ridare il nome tramandatoci da Tolomeo, Гасара Iv^v,
nome che del resto, esteso a tutta la regione circostante, ancora
vive nella forma Oefàra.
Altri ancora, numerosi anzi, sono intorno a Tripoli ; nella
Msellata ce n'è qualcuno; meno visibili nella regione occidentale,
tornano ad essere invece importanti, e se ne comprende la ragione
data la perenne presenza dell'acqua, alle foci delPuàdi Caàm,
l'antico Cinyps.
Da Zliten a Misurata, eccezione fatta per Fòndugh Scifè, ove
è un nucleo non trascurabile, predominano le fattorie isolate.
Ancor più questa osservazione vale per gli altipiani, dove ho
riscontrato una sola eccezione in Gasr ed-Duùn.
È questo uno dei punti più strani della strada Tarhuna-Kus-
sabat. Il terreno a lievi ondulazioni dell' altipiano si apre qui
improvvisamente in una serie di ripide e profonde fenditure,
disposte come le dita di una mano intorno a una conca verdeg-
giante nella quale vanno a sboccare. In basso alcune polle d'acqua
alimentano un breve ruscello, che poco dopo scompare nel terreno,
sufficiente però per dar vita ad una bella distesa di erba per il
pascolo dei numerosi greggi cui non manca neppure l'abbeverata.
Tutti i canaloni che immettono nel vallone sono sbarrati con più
ordini di dighe delle quali alcune davvero maestose, e le acque
così regolate dovevano poi raccogliersi in vasti bacini di muratura
rivestiti di intonaco a cocciopisto ancora visibili sul fondo valle.
Ovunque tracce di abitazioni, e tra esse un piccolo edificio ter-
male con calidario,, delle cui suspensurae rivenni diversi mattoni,
e persino con rivestimento di marmo. Tutto intorno a questo
centro, sui ciglioni degli uidiàn e nella vallata verso Kussabat
fattorie in gran numero testimoniano della eccezionale fertilità di
quei terreni. Ultima prova, infine, della numerosa popolazione che
vi abitava è il fortino che i Bizantini vi eressero proprio al centro,
e che noi abbiamo trasformato in stazione per carabinieri. Dal-
P esame dei monumenti più caratteristici sarà facile scorgere a
quali ordinamenti dovessero la propria tranquillità tutti questi
centri e in che cosa trovassero il proprio benessere.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 67

Fortificazioni. - È ovvio che lo sviluppo economico di


paese è intimamente connesso con la sua maggiore о minor
bilità politica e militare. Non sembrerà quindi fuori di po
per prima cosa si esaminino i provvedimenti escogitati dai Ro
per assicurarsi il predominio tattico e difensivo del territorio.
bilmente occupata la pianura tra il mare e l'altipiano, ed avan

34. - Giàdo. Fortino 35. - Qhèria el-Garbìa.


romano del limes. Fortificazione (da Barth).

in questo sino ad affacciarsi sul margine del deserto, essi riten-


nero di dovere a questo punto segnare i limiti della occupazione
permanente, accontentandosi di tenere in rispetto le turbolenti
tribù del sud con reparti di truppe mobili e, più tardi, con una
serie di fortificazioni avanzate poste a guardia delle principali ca-
rovaniere dell' interno. Così si snodò in un primo momento sul
Gebel una serie di fortini e di sbarramenti difensivi a costituire il
limes tripolitanus (fig. 34) ; poi nel terzo secolo, con la dinastia del
Severi, si effettuò la penetrazione militare nella Qhibla per mezzo
di distaccamenti (vexillationes) della HI legione Augusta, cui certo
dovettero aggiungersi alae di auxiliares (cavalleria indigena). Dagli
avanzi rimasti e dalle iscrizioni rinvenute si conoscono alcune delle
località così presidiate e precisamente Bu Ngem sulla strada di
Sòcna; Ghèria el-Garbìa e Ghèria esc-Scerghìa alle porte della
Phasania (Fezzan) ; Gadàmes, l'antica Cydamus.
La forma di questi edifici varia secondo la forza numerica
del distaccamento e l'importanza strategica. Nessuna traccia ar-
chitettonica ci rimane delle difese di Gadàmes; abbiamo invece
interessanti avanzi dei fortini del Gheriàt, di cui il primo nominato
(m. 20 X 27) mostra ancora l' ingresso meridionale a tre arcate
(fig. 35), difeso da due torri coi fianchi interni obliqui, e la cisterna
per l'acqua di riserva scavata presso l'angolo nord-ovest; l'altro
dei tratti di muraglie in ottima struttura a blocchi, con gli spigoli
arrotondati. La più grande e maggiormente rispondente ai ben
noti canoni della castrametazione romana è però la fortezza di
Bu Ngem (fig. 36), purtroppo ancora poco nota, per quanto più
volte visitata e dal capitano Lyon e dal Duveyrier poi, nel 1861.

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68 RENATO BARTOCCINI

Per ora se ne conoscono le dimensioni (m


a facce interne sfuggenti delle torri che fia
porte ad arco; la divisione dell'interno pe
incrociantisi ad angolo retto, secondo la no

36. - Bu Ngem. Fortezza romana (da Duve

campi antichi. Nel punto di intersezione,


entità militare sorgeva il praetorium, sono
portante costruzione. Qua e là si scorgono r
volte e presso l'ingresso settentrionale un p

37. - Henscir Suffit Fattoria fortificata

A sud del campo era il cimitero; il Duv


nessuna iscrizione ; sarebbe però desiderabi
tornassimo, condurvi delle ricerche sistem
riale epigrafico che vi si potrebbe rinvenir
essenza e sulla storia della guarnigione.
A fianco ed in mezzo a queste che poss

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 69

di difesa di stato, vediamo poi ancora sorgere delle costru


private, ma con caratteri tali di solidità nelle mura a grossi bl
e di collocazione strategica da non lasciare dubbio sulla preocc
zione dei proprietari di premunirsi da qualsiasi attacco impro
Il monumento di questo genere forse meglio conserv
quello che qui riproduco (fig. 37); esso è visibile presso Jefre
località Suffit, a poca distanza da alcuni mausolei, dei qual

38. - Leptis Magna (Porto). Tempio.

molto ben conservato, è noto in tutta la regione. Henscir Suf


com'è chiamato, domina perfettamente tutto il terreno circos
e sorge sopra una ripida collina rocciosa. L'ingresso era dif
un avancorpo simile ad una torre. Su alcune pietre sono sc
teste di animali, le quali dovevano avere un significato apotro

Edifici sacri. - Nelle vaste zone fino ad ora esplorate no


sono rinvenute ancora tracce sicure di templi. Ho citato più s
(pag. 21) un'iscrizione neopunica riferentesi alla costruzione d
edificio del genere, ma a tutťoggi non posso affermare in
ruderi sia da riconoscere. Non ha recato neppure un contribu
questa parte il rinvenimento del tempietto in località el-Chat
(vedi pag. 65), in quanto i muri erano stati asportati completam
e più non rimanevano che le quattro colonne del pronao.
Un'idea di questi piccoli edifici adibiti per il culto può dar
il tempietto finora anonimo, messo in luce in questi ultimi t
al porto di Leptis (fig. 38). Piccola costruzione in antis ďo

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70 RENATO BARTOCCINI

dorico, è. preceduto da un altare; il tim


corona con tenie.
Ad un altro tipo di costruzioni sacre appartiene invece l'edicola
che si rinvenne a Sghedeida, nei dintorni di Tripoli (fig. 39) ; posta
al centro delia parete di fondo di un recinto rettangolare, era
accessibile solo per la
persona incaricata della
pulizia nell'interno, ove
si penetrava attraverso
un' apertura simile ad
una finestra. L'intonaco
del piccolo vano era
decorato con fiori di
bocca di leone e fasce
a motivi geometrici ; nel
terriccio si rinvennero
frammenti di lampade
del HI secolo e monete
39. - Sghedeida (Tripoli). Edicoletta romana.
di bronzo del Basso
Impero.
Un'altra simile, con pavimento a mosaico su cui era il nome
del dedicante, C. Calpurnius Candidus, si rinvenne presso il forte
di Trigh Tarhùna (Tripoli).

40. - Lepiis Magna. Mausoleo.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 71

41. - Sugh el-Gìàrtiaa (Zliten). Mausoleo.

Monumenti funebri. - Accade talvolta che mi vengano segn


come templi о torri degli edifici i quali non sono altro che r
di mausolei romani.
È infatti il popolo nuovo arrivato, che porta in Tripolitania
l'uso di erigere alla memoria dei propri morti edifici sontuosi,
nella cui base si apre la camera sepolcrale con о senza loculi

42. - Suffit (Jefren). Mausoleo.

intorno alle pareti, secondo il rito funebre seguito (fig. 40-42). Di


mausolei è pieno il paese, soprattutto lungo le strade principali, e
se ne rinvennero persino nel Fezzan. Per lo più decorati con
semplici motivi architettonici, hanno però talvolta ricevuto anche
abbellimenti di sculture e di fregi.

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72 RENATO BARTOCCINI

II tipo che predomina, con evidenti der


quello a tre ordini sovrapposti, secondo lo
il piccolo esemplare dell' uàdi Nfed (fig
basamento a pianta quadrata о leggermen
una facciata può о meno avere scolpita
l'apertura è simulata nella parte superiore

43. - Uàdi Nfed.


44. - el-Faschìa (Misurata).
Mausoleo. Mausoleo.

corpo simile al primo, о con varianti dipendenti dall'abolizione dei


muri e dalla loro sostituzione con colonne о pilastri (fig. 45-46) ;
infine di una parte terminale per lo più a forma di piramide, ma
talvolta anche a cono, come nel monumento del Giuli a Saint-Rémy
(per la Tripolitania il mausoleo di Qasr ed-Duiràt presso Leptis
Magna).
In rari casi si ha un'imitazione del tempio, come nel mausoleo
di Cecilia Fausta nell'uàdi Nfed e in quello ormai ben noto di
Ghirza (fig. 47) ; è invece ancora dubbio che cosa sovrastasse gli
altri mausolei della stessa Ghirza, di cui un esemplare è riprodotto

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 73

al n. 48, in quanto ritengo che sia esso, come altri simili,


dovessero terminare così come oggi si presentano.

45. - Ghirza. Mausoleo. 46. - Uàdi el-Mesuèggi (Orfella).


Mausoleo detto Senam.

Simile genere di costruzioni è sempre eseguito in blocchi di


pietra e nello stesso materiale sono di solito scolpiti anche tutti i
motivi decorativi, colonne, capitelli, fregi ecc. Questi ultimi meri-
tano una speciale attenzione. Ispirati all'arte classica per quanto

47. - Ghirza. Mausoleo.

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74 RENATO BARTOCCINI

riguarda le grandi masse, se ne distaccan


ornati e la trattazione delle scene figurate.

48. - Ghirza. Mausoleo.

accanto ad elementi corinzi, si pongono, spesso anzi si sovrap-


pongono, motivi di pura ispirazione locale ; i fregi si adornano di

49. - Mizda. 50. - Ghirza (Necropoli).


Capitello di arte locale. Capitello.

prodotti floreali della regione, fra cui predomina la vite (fig. 53),
che del resto si è imposta anche in forme di arte più evolute, e
spesso di riproduzioni della vita reale con speciale riguardo alla

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 75

51 - Ghirza (Necropoli). 52. - Ghirza (Necropoli).


Capitello. Capitello.

53. - Ghirza (Necropoli). Dettaglio di fregio.

54. - Ghirza (Necropoli L' aratura col cammello.

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76 RENATO BARTOCCINI

coltura dei campi (fig. 54-56). Talvolta il


scomparti; sono per lo più fiori stilizzati, m
umani о ideali (fig. 57-58), né mancano inter

56. - Ghirza (Necropoli).


55. - Ghirza (Necropoii).
La mietitura. La mietitura.

57. - Homs (Museo). Frammento di fregio da un mausoleo dei dintorni.

58. - Homs (Museo). Fregio del 59. - Uàdi el-Mesuèggi (Orfella).


mausoleo detto Gasr ed-Duiràt.Mausoleo : dettaglio del fregio.

di acconciature e costumi indigeni dell'epoca (fig. 59) e delle par-


ticolari regioni (fig. 60).
Molti mausolei hanno coronamenti (fig. 61-63), che arieggiano
acroteri od antefisse di sapore classico, ma eseguite con estrema
ingenuità e nelle loro linee più schematiche.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 77

Accanto a tali forme monumentali esistono però anche


tombe di altro tipo e più modeste.
A prescindere infatti dalle sepolture sotterranee a camer

60. - Homs (Museo). Il disco solare (?),


da un mausoleo dei dintorni.

non differiscono da quelle di epoca anteriore se non per la mi-


gliore accuratezza nell' esecuzione e per il numero maggiore di
ambienti che sono anche più ampi (se ne veda un esempio carat-
teristico, da Leptis, con sovrastante cenotafio a sarcofago nella

61. - Homs (Museo). Coronamento di un mausoleo.

fig. 64), si rinvengono spesso intere necropoli di meno abbienti, i


quali si limitavano ad interrare i morti in fosse rivestite di lastroni
di pietra, sormontate о no da cippi iscritti col nome del defunto
e di colui che aveva curato il ricordo. Tra questi cippi è caratte-

62. - Homs (Museo). 63. - Homs (Museo).


Acroterio di un mausoleo. Coronamento di un mausoleo.

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78 RENATO BARTOCCINI

ristico per la sua forma quello che riproduc


dai dintorni di Leptis, che ricorda nella par

64. - Leptis Magna. Tomba a sarcofago.

ancora oggi si vedono sopra le tombe di uomini nei cimiteri mus-


sulmani. I poveri venivano seppelliti entro grossi anforoni tagliati
nella metà per introdurvi la salma e poi riaccostati ed immessi

65. - Leptis Magna. 66. - Leptis Magna.


Cippo sepolcrale. Iscrizione latina.

in piena terra, qualche volta con la difesa di un po' di pietrisco


accumulatovi intorno e sopra.
Parte integrale delle costruzioni sepolcrali, e per noi docu-
mento forse anche più prezioso della parte decorativa, sono infine

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 79

le iscrizioni. Un superficiale esame di esse potrebbe a tutta p


far pensare che tutti coloro che vi avevano trovato sepoltura
romani. I tria nomina che caratterizzano l'onomastica dell'Urbe vi
figurano quasi sempre, ma basta approfondirne l'essenza filologica
per riconoscervi spesso gente del paese più о meno romanizzata.
Abbiamo così accanto al nome di C. Marias ¡ovinas quello
del padre C. Marius Pudens Boccias Zur gem, nell'ultima parte evi-
dentemente derivato da nomi libici (da Bocchus e da un etnico da

67. - Moms (Mèrgheb). Iscrizione latina.

mettersi forse in relazione con gli Arzuges, popolazione dei din-


torni di Leptis) ; un L. Caecilius Barichio (fig. 66), ha nel suo
cognome la riduzione della parola fenicia Baric, che sulle stele
votive di Cartagine esprime Г idea di benedizione ; e poi ancora
uno Iurathanus, libico-numida; una Aelia Arisuth, fenicia d'ori-
gine, e come questa Licinia Sadith'. Non mancano neppure molti
di origine greca : C. Calpurnius Tralhlus (sic) Dosides con î fratelli
Zena z Aristones; L. Tettius Eutychus (fig. 67); Q. Caecilius Ce-
rialis Phiscon, ecc. Per trovare invece nomi sicuramente romani
bisogna quasi sempre limitarsi a quelli che ci da l'epigrafia, diciamo
così, ufficiale, riguardante funzionari di governo della provincia.
Talvolta si hanno anche iscrizioni bilingui о trilingui (latino-neo-
punico ; latino-libico ; latino-greco о combinazioni di tre di queste
lingue); credo superfluo far rilevare l'importanza di esse per fissare
sempre meglio il valore dei caratteri delle due lingue libica e
neopunica e per il loro vocabolario.

Organizzazione civile. - // problema idrico. - Paese di risorse


eminentemente agricole, la Tripolitania soffre però, come tutte le
altre regioni dell'Africa settentrionale, per la mancanza di corsi
d'acqua perenne. Né è da ritenere che per la maggiore quantità
della vegetazione che in antico copriva il paese, questa deficienza

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80 RENATO BARTOCCINI

fosse allora sentita meno, giacché bastan


simile la visione e lo studio delle oper
grandiose erette dai Romani per regol
le acque che ď inverno si precipitavan
fondi letti degli uidiàn ed impedire l'ero
specie sui pendii delle colline, e il rapid

68. - Uàdi ez-Zummìt. Sbarramento.

elemento tanto prezioso. Il mezzo adottato fu semplice, se pure


spesso costoso per la mole del lavoro da eseguire. Si costruirono
dighe di sbarramento in lunga serie e tanto più fitte quanto più
era ripido il torrente; basse dapprincipio vicino alla testata; sempre
più alte e robuste, invece, man mano che si accostavano alla foce.
Una di queste dighe è visibile da tutti coloro che si recano ad
Homs, là dove la strada, sorpassato Fòndugh en-Naggàza, comincia
con ardito tracciato ad arrampicarsi sul Gebel (fig. 68). Essa era
posta attraverso l'uàdi ez-Zummìt, ma non lo sbarrava che in parte,
giacché uno spiraglio, aperto al centro, permetteva che le acque,
durante la piena, defluissero lentamente a valle, dove altre dighe,
questa volta intere, si incaricavano di convogliarle in cisternoni
ricavati nei fianchi del monte dai proprietari delle fattorie sovra-
stanti. Diverso compito ebbe invece la colossale diga che sbarrava
Puàdi Lebda a monte della città (fig. 69), eretta per deviare le
acque torrenziali in un letto artificiale, con percorso differente da
quello originale, ed impedir loro di portare sabbia nel porto che

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LE ANTICHITÀ DELLA TRlPOLITANIA 81

69. - Leptis Magna. Diga.

i Romani avevano ricavato nell* antico estuario così premu


eventuali interramenti.
Un gruppo di dighe imponentissime è anche visibile attra-
verso l'uàdi Caàm, tra Homs e Zliten (fig. 70). Esse costituivano
Г inizio di un lungo acquedotto che alimentava Leptis Magna. Il
suo percorso è stato da me riconosciuto in vari punti, e dai tom-
bini che qua e là ancora appaiono in buon numero sul terreno,
e dal canale affiorante attraverso l'uàdi Hasnùn (a monte di Sugh
el-Chmis). Ancora dubbio è in quale punto della città andasse

70. - Uàdi Caàm. Acquedotto.


Aegyptus - Anno VII - 6

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82 RENATO BARTOCCINI

poi a deporre le acque, ma spero che le


senso vado conducendo porteranno presto
Fin d'ora però mi sembra probabile che f

71. - Leptis Magna. Cisternone meridi

none che sorge a valle sull'uàdi Lebda e


(fig. 71), meravigliosa costruzione del
sommo interesse vedere con quale cura
provvedeva all'alimentazione idrica di un centro abitato, che da
altri documenti sappiamo anche rifornito dalla sottostante falda
freatica.
Diversamente da Leptis, Sabratha possedeva un acquedotto
(fig. 72), dovuto alla munificenza dei suoi privati cittadini, che le

72. - Sabratha. Acquedotto.

portava acque sorgive dal lontano Qebel Fassàto. Lo speco, appog-


giato sopra una grossa zoccolatura di calcestruzzo, corre attraverso
la pianura al livello di campagna traversando solo le alture in
galleria. Dei tombini permettono di curarne la manutenzione e
nelle vicinanze della città se ne distaccano diramazioni secondarie,

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 83

73. - Sabratha. Cisterna.

evidentemente dirette a grandi fattorie dei sobborghi. Bene inteso


l'acqua così condotta non poteva né doveva bastare per tutti i
bisogni di Sabratha, che tra le altre cose sorge in località lon-
tana da ogni uàdi e quindi neppure di questi si poteva avvantag-
giare; essa dovè allora sopperire a tale deficienza raccogliendo
le acque piovane, fortunatamente abbondanti su tutta la costa, in
ampie e numerose cisterne (fig. 73-74). In quella riprodotta al

74. - Sabratha. Cisterna.

n. 73 fu rinvenuta graffita sull'intonaco una interessante iscrizione


neopunica, che sembra rammenti il nome del costruttore e l'opera
compiuta. Anche in edifici isolati dell'interno e nelle grandi ville
della costa troviamo analoghi dispositivi per la provvista di acqua
potabile. La pioggia dalle terrazze veniva condotta in un ampio

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84 RENATO BARTOCCINI

conservone ricavato sotto il piano dell'


e completamente scoperto), dopo aver
appositi pozzetti di decantazione. Quand
su da fori aperti nella volta. Una delle più belle ed accurate
costruzioni di questo genere fu da me rinvenuta nella villa di

75. - Zliten. Villa di Dar Buk Animera. Cisterna.

Dar Buk Ammèra a Zliten (fig. 75), in occasione di nuove ricerche


che vi condussi subito dopo il nostro ritorno in quella zona. Infine
non mancavano i pozzi, scavati specialmente lungo le grandi caro-
vaniere, opere talvolta ammirevoli per la profondità cui giungono
e per la struttura delle pareti ancora oggi intatte. Si riconoscono
subito anche dalla loro pianta quadrata.

Strade - Ponti - Porti. - Le opere meravigliose compiute


nel campo dell'idraulica, non trovano una eguale corrispondenza
nella cura per le vie di comunicazione. A meno che fortuiti rin-
venimenti non ci permettano di cambiare idea, tutto fino ad oggi
fa ritenere che in Tripolitania non si sono mai costruite strade a
fondo artificiale, come quelle che un po' dappertutto solcano Tan-
tico mondo romano, meravigliando per l'oculatezza del loro trac-
ciato e per l'accurata esecuzione che a talune ha permesso di
giungere fino all'epoca nostra.
Per meglio ribadire la mia affermazione, dirò che nessun
tratto di pavimentazione romana mi è stato concesso di vedere

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 85

nelle lunghe escursioni per la colonia ; tutť al più, se sono v


alcune informazioni fornitemi ultimamente e che mi ripromet
di controllare, sarebbero stati lastricati solo alcuni tratti ove t
lavoro era indispensabile per la natura del fondo sabbioso о palu
doso. Resta quindi questo un quesito da risolvere, e per esso
si chiederà mai abbastanza V ausilio di quanti, per vari mot
percorrono la Tripolitania. Non tutte le strade che solcavan
paese, infatti, sono ricordate dagli antichi geografi, né tutte figuran
sulla Tabula Peutingeriana o sulP itinerario Antoniniano. Spe
infatti ci è dato riconoscerne l'andamento generale dai resti

70. - Leptis Magna. Ponte in località Monticeli!.

mausolei che lungo di esse erano scaglionati, altre volte invece


da qualche cippo miliario ancora affiorante о che torna per caso
alla luce. Come è noto questi cippi, oltre al nome dell'Imperatore
durants il cui regno si fecero dei miglioramenti alle strade, elen-
cati in formule spesso stereotipate, portano anche l'indicazione
delle distanze in miglia romane, dalla città di partenza о da quella
più vicina.
È facile comprendere come sia del massimo interesse trovarne
uno in situ e quale danno si commetterebbe allontanandovelo prima
dei necessari rilievi eseguiti da persone del mestiere. Spesso questi
cippi parlano di ponti restaurati о rifatti. Può essere che ne esi-
stessero sopra i molti uidiàn che di tanto in tanto traversano le
principali vie di comunicazione, ma per ora non ne conosco che
un unico esemplare a sud di Leptis, attraverso il letto artificiale
dell' uàdi Lebda (fig. 76).
La maggior parte dei traffici della Tripolitania aveva il suo
sfogo attraverso i piccoli porti disseminati lungo la costa, che,
per quanto aspra ed inospitale, pur tuttavia di tanto in tanto

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86 RENATO BARTOCCÏNI

presentava possibilità di approdo per i piccoli


Oltre il porto magnifico di Leptis, che è c
quanti se ne sono potuti fino ad ora studiare, ve n'era uno
abbastanza .grande a Sabratha, difeso da due lunghi moli in parte
naturali (scogliere) e per il resto in gettata di calcestruzzo; altri
più piccoli, con semplicissime opere di adattamento all'approdo,
dovevano essere a Pisida, a Màrset ed-Dzìra, a Zliten, a Misurata,
a Sirte, ecc.

77. - Gasr Chiàr. 78. - Gasr Chiàr. 79. - Màrset Bintàl


Montanti di frantoio Base di pressa da olio. Base di molino
da olio. da olio.

Fattorie - Case - Ville - Terme. - Ove non esistessero dei


testi che ci hanno conservato il ricordo della grande produzion
di olio della Tripolitania, sarebbe stato sufficiente un viaggio per
il paese per darcene subito la certezza. Ovunque, nella pianura
sul Qebel, vediamo profilarsi gli alti montanti di pietra degli antich
frantoi, in numero spesso considerevole, e ciò che più impressiona
è vederli sorgere talvolta in località ove non solo di ulivi, ma di
nessun' altra pianta è oggi la benché minima traccia. Oli indigeni
li chiamano asnàm (sing, senàm) ; i latini li dicevano torcularia.
Essi constano in genere di due pilastri di pietra sormontati da un
terzo blocco orizzontale (fig. 77); alcuni incavi a varia altezza
alloggiavano in origine le testate delle travi e dei perni su cui
manovrava la leva del frantoio. Innanzi a questi ritti è un basólo
(fig. 78), a pianta quadrata о rotonda, con un canaletto scavato
tutto all'intorno, che termina in una vasca antistante. Sul basólo
venivano posti i fiscoli pieni di polpa d'uliva, precedentemente
pestata con macine di pietra (fig. 79) ; sotto la pressione della
leva l'olio defluiva lungo il canale fino alla vasca; le vasche si

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 87

susseguivano talvolta in numero maggiore di uno, intercomun


così da permettere la decantazione dell'olio per renderlo
limpido.

80. - Homs (Ras el-Hammàm). Frantoio romano.

Dò qui la pianta di uno di questi edifici (fig. 80) ed un ten-


tivo di ricostruzione basato anche sopra un impianto simile ancora
in uso fino a pochi anni fa in Tripoli (fig. 81).

81. - Homs (Ras el-Hammàm). Frantoio (ricostruzione).

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88 RENATO BARTOCCINl

Accanto alla fattoria, ma più spesso lungo la spiaggia del


mare ove i grandi proprietari si ritiravano per passare Г estate
lontano dai calori dell'interno, sorgevano costruzioni ad uso di
alloggio, talvolta fornite di tutti gli agi e riccamente ornate, così
da meritare appieno il nome di ville con cui le vediamo chiamate.
Le pareti affrescate, i pavimenti di solito coperti di mosaici о di
marmi vari ad intarsio, colonne e rilievi contribuivano con la
gamma dei loro colori e con la ricercatezza del materiale a ren-
der sempre più lussuose queste dimore, cui non mancava quasi

82. - Homs. Villa a mare.

mai neppure il conforto di ben costrutti ambienti termali. Non


v'è dubbio che i loro ricchi proprietari, pur di poter soverchiare
il vicino, non badavano a spese e facevano anche venire maestranze
specializzate dal vicino Egitto per affidare ad esse Г esecuzione
dei lavori.
Due ville di questo genere sono state sino ad oggi quasi
completamente esplorate, una presso Leptis (fig. 82) e l'altra a
Zliten (fig. 83), ma ne sono state riconosciute e in parte saggiate
anche altre a Sabratha, a Zanzùr, a Tagiura, a Màrset ed-Dzìra,
a Misurata Marina ecc.
La caratteristica principale di molte ville della Tripolitania è
di allontanarsi dal tipo della casa greco-alessandrina con atrio
centrale, e di avere invece le stanze in fila affacciantisi sopra un
lungo corridoio, о sopra un portico, quando pure questi elementi
non li avevano tutti e due, come nella villa zlitense di Dar Buk
Ammèra.
Di terme adiacenti a ville ne ho riscontrate a Sabratha (fig. 84)
e presso Tagiura; una, interessantissima, con bei mosaici a scene

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 89

83. - Zliten (Dar Buk Ammèra). Villa romana.

di pesca, sulPuàdi Zgàia (fig. 85) presso Fòndugh en-Naggà


nella già nominata villa di Dar Buk Ammèra, ed anche in un
punto della spiaggia di Zliten ad oriente del porto odierno ; p

84. - Sabratha. Terme.

Fòndugh Scifè; infine una a Misurata Marina. In tutte predominano


i calidario, ; il frigidarium è sempre ridotto ad una piccola vasca
nel punto meno importante del fabbricato.
Perché non si stabiliscano idee errate su questa categoria di
monumenti, devo aggiungere che allo sfarzo e alla ricercatezza
della decorazione non sempre corrispondeva eguale cura nella
parte costruttiva. Le mura non sono mai a grossi blocchi, come
nelle città, ma talvolta di muratura a sacco, più spesso di pietrisco
connesso con poca calce e terra marnosa che qui chiamano tin

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90 RENATO BARTOCCINI

che, bagnata e pressata entro cassoni di


abbondantemente usata nell'edilizia indige
erano invece gli intonaci, cui era commes
gere dall' acqua il debole impasto delle p
Neir interno del paese troviamo sempr
sistema, rinforzato con cantonali e stipiti
calcarea, cosicché oggi questi soli vediamo

85. - Uàdi Zgàia (Fòndugh en-Naggàza)

cumuli di terriccio prodotti dallo sfasciam


Fra le rovine non di rado si rinvengon
arcate di ingresso recanti iscrizioni col
formule di buon augurio. Esse sono di
l'onomastica e talvolta anche per la lingu

EDIFICI DEL CULTO CRISTIANO. - Le grandi invasioni


delle tribù nomadi dell'interno effettuatesi nella seconda metà del
IV secolo ; l'occupazione vandala e poi le lotte per la rioccupazione
della Tripolitania da parte dei Bizantini, determinarono il crollo di
tutta una secolare organizzazione, e spopolarono ed immiserirono
le più fertili regioni preparando l'ambiente all'avanzata araba.
Bisogna riconoscere che non ultimi fra i motivi di decadenza
del paese, furono le accanite lotte suscitatesi per motivi religiosi,
fra pagani e cristiani prima, fra cattolici e donatisti poi, aggravate
dall'intervento di circoncelliones, ariani, e scismi di ogni genere.

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 91

Limitato dapprima ai soli centri della costa, il nuovo cu


sembra si estendesse ad alcune delle più importanti genti dell
terno col dominio dei Bizantini. Procopio ci dice infatti ch
gli altri, sotto Giustiniano si convertirono al cristianesimo i
bitani nei dintorni di Leptis : la stessa sorte seguì probabilmen

86. - Qiado. Mensa con monogramma cristiano.

grande tribù dei Nefùsa che faceva centro in Sabratha e che do


occupare tutto il Gebel e la regione fra questo e il mare ; i
da testimonianze rinvenute, abbiamo le prove che lo stesso fe
meno si era prodotto anche nelle regioni più lontane.
Una basilica dedicata alla Vergine e quattro chiese min
sorsero allora in Leptis, e un'altra ricca basilica a Sabratha

87. - Tarhùna. Capitello cristiano.

insieme a questi edifici maggiori, numerose altre costruzioni


stiane venivano erette per tutto il paese, e parecchie se ne son
ad ora riconosciute sul Gebel (fig. 86), nel Tarhùna (fig. 87), su
rale fra Tripoli e Homs, nella Msellàta. Di solito le loro rov
riconoscono dai frammenti architettonici che vi si rinvengono

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92 RENATO BARTOCCINI

telli, mensoloni (fig. 88), conci d'arco (fig.


decorati della croce о del crisma, fianche

89. - Leptis Magna (Porto).


88. - Tripoli (Stazione).
Chiave ďarco con monogramma
Mensolone col monogramma
cristiano. cristiano.

lettere alpha ed omèga e chiuso in una corona di palma о d'ulivo.


Il più delle volte, infatti, gli antichi edifici cristiani sono ridotti ad
ammassi informi di terra e pietrisco. Un'eccezione è per ora la

90. - Asàbaa. Resti di basilica cristiana.

basilica di Asàbaa (fig. 90), nella quale però si è annidata una


zauia (confraternita) araba, che intralcia un poco le ricerche, che

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LE ANTICHITÀ DELLA TRIPOLITANIA 93

mi riprometto di eseguirvi. Nel frattempo ho però ricava


piantina della parte visibile e la presento qui in attesa di
maggiori ragguagli.
Accanto a molte chiese (a Sabratha anche neir interno s
della basilica) (fig. 91), i cristiani erano soliti di interrare i p
morti. Due aree cimiteriali si sono già rinvenute; la prima un

91. - Sabratha. Iscrizione tombale nella basilica cristiana.

a sud di Ain-Zara e l'altra ad en-Ngìla, ma soprattutto quest'ultima


sembra debba condurci ad insospettate conclusioni, giacché le date
scritte su alcune tombe le porterebbero ad un perìodo posteriore
alle prime invasioni arabe, rivelandoci una persistenza di culto e,
ciò che più importa, della lingua latina, fino ad ora ignorata. Il
tipo di queste tombe è molto simile a quello delle odierne mus-
sulmane. È un nucleo rettangolare di muratura a sacco, con la
parte superiore piana о a due spioventi, rivestito di buon intonaco
lisciato su cui sono state incise con una punta le lettere delle
iscrizioni. Le formule in esse contenute e il segno della croce
permettono subito di identificarle ; ne riproduco una per maggiore
chiarezza (fig. 92).
Un altro tipo di sepoltura cristiana è quella da me ultimamente
identificata a Sirte e che si sta ora esplorando. È un vero e proprio
coemeterium sotterraneo, scavato nella roccia della costa con vari

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94 RENATO BARTOCCINI

ordini di loculi aperti nelle pareti per


richiusi con uno strato di calce, sul qu
l'età del defunto ed il crisma.

92. - Ain Zara. Tomba cristiana.

I BIZANTINI. - Le fortificazioni - I maggiori resti della


dominazione bizantina li abbiamo nel campo delle fortificazioni.
È con Bisanzio infatti che si accentua la tendenza di sostituire
ai reparti mobili, incaricati di mantenere le comunicazioni fra !
maggiori presidi, una serie continua di piccole fortezze, erette in

93. - Homs (Ras el-Hammàm). Fortificazione bizantina (veduta).

posizioni dominanti, in vista l'una dell'altra e tra loro quindi in


grado di comunicare con segnali e di trasmettere rapidamente
notizie in ogni direzione. È un lavoro poderoso che i generali
greci, e specialmente Giovanni Troglita, compirono in brevissimo
tempo, purtroppo tutto a danno delle antiche costruzioni. Si di-

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LE ANTICHITÀ DELLA TRiPOLITANIA 95

stinguono subito, infatti, i monumenti di quest'epoca dalla v


dei materiali di cui sono formati (fig. 93). Blocchi di dime
varie, frammenti di fregi e di cornici, pezzi di iscrizioni, rit
frantoi, tutto fu utilizzato pur di far presto, né alla sorte co
sfuggirono talvolta interi monumenti trasformati in capi
bastioni о torri nelle fortezze che ad essi si addossarono, incl
dendoli nella planimetria generale (fig. 94).

94. - Horns (Ras el-Hammàm). Fortificazione (pianta).

Di questi sistemi e di questa preoccupazione risentirono su


anche le poche fattorie, che qua e là risorsero in un tentat
ridare vita al paese, ormai inevitabilmente avviato allo sfacelo
le riconosciamo subito, oltre che dalla costruzione tumultuaria,
dal largo fossato (vallum) che le circonda, simile a quello che in
epoca romana muniva alcune fattorie del limes (ve ne è una pro-
prio sulla strada del Gebel, subito ad oriente di ez-Zintàn).

ARABI ED EBREI. - È purtroppo molto raro rinvenire in


Tripolitania iscrizioni ebraiche od arabe di una certa antichità. Delle
prime, alcune furono scoperte sul Gebel Nef usa dallo Slouschz,
durante un viaggio inteso appunto a rinvenire simile genere di
documenti e due di esse sono oggi al museo di Tripoli. Contengono
epigrafi sepolcrali e sono datate cogli anni 1149 e 1245 di Cristo
(4919 e 5005 dalla creazione del mondo).

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96 RENATO BARTOCCINI

Non si raccomanderà mai abbastanza di s


che se ne rinvengano; altrettanto deve però dirsi per la parte
araba. Solo Tripoli, infatti, ha dato finora una bella collezione di
pietre tombali dei secoli VIH-XI in caratteri cufici, di estremo in-
teresse filologico, storico ed artistico, ma in questo campo sarebbe
anche utile una raccolta delle iscrizioni scolpite in gran numero
sui monumenti romani dell'interno, spesso accanto ad altre in ca-
ratteri libici. Si verrebbe così a costituire un corpus originalíssimo,
il cui contenuto, io credo, finirebbe per interessare nuovi campi,
oltre quello dell'onomastica.
Non vanno neppure trascurate le piccole moschee, i marabutti
e le rare case dell'interno. Esse non di rado sono costruite con
elementi architettonici tolti a monumenti più antichi ed è sempre
possibile quindi ricuperarvi qualche cosa di utile e di interessante
per le nostre ricerche.

Renato Bartoccini.

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