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Ho detto che l’arte operativa è simbolizzata – vale a

dire usata come simbolo – nella scienza speculativa.


Cerchiamo ora di indagare, come oggetto del presente
saggio, come ciò sia fatto in riferimento a un sistema
di simbolismo dipendente per la sua costruzione da tipi
e figure derivati dal tempio di Salomone, e che quindi
chiamiamo “Simbolismo del Tempio della
Massoneria”. Tenendo presente che la Massoneria
speculativa fa risalire la sua origine alla costruzione
del tempio di re Salomone da parte di artigiani ebrei e
altri della città di Tiro, il primo fatto importante che
attira l’attenzione è che i muratori operativi a
Gerusalemme erano impegnati nella costruzione di un
tempio terreno e materiale affinché fosse dedicato al
servizio e all’adorazione di Dio, una casa in cui Geova
doveva dimorare visibilmente presso la sua Shekinah,
e da dove poteva tramite l’Urim e il Thummim inviare
i suoi oracoli per il governo e la direzione del suo
popolo eletto. Ora, avendo cessato l’arte operativa, noi,
come massoni speculativi, simboleggiamo le fatiche
dei nostri predecessori impegnandoci nella costruzione
di un tempio spirituale nei nostri cuori, puro e
immacolato, adatto alla dimora di Colui che è l’autore
della purezza, dove Dio deve essere adorato in spirito e
verità, e da cui ogni pensiero malvagio e passione
indisciplinata deve essere bandito, poiché il peccatore
e il gentile erano esclusi dal santuario del tempio
ebraico. Questa spiritualizzazione del tempio di
Salomone è la prima, la più importante e pervasiva di
tutte le istruzioni simboliche della Massoneria. È il
legame che lega le divisioni operative e speculative
dell’ordine. È questo che gli conferisce il suo carattere
religioso. Prendete dalla Massoneria la sua dipendenza

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dal tempio, lasciate fuori dal suo rituale ogni
riferimento a quell’edificio sacro e alle leggende ad
esso collegate, e il sistema stesso deve
immediatamente decade e muore, o nel migliore dei
casi rimanere solo come un osso fossilizzato, per
mostrare imperfettamente la natura del corpo vivente a
cui una volta apparteneva. Il culto del tempio è di per
sé un antico tipo di sentimento religioso nel suo
progresso verso l’elevazione spirituale. Non appena
una nazione emerse, nel progresso del mondo, dal
feticismo o dall’adorazione di oggetti visibili, la forma
più degradata di idolatria, la sua gente iniziò a stabilire
un sacerdozio e ad erigere templi. Gli scandinavi, i
celti, gli egiziani e i greci, per quanto differissero nel
rituale e negli oggetti del loro culto politeistico, erano
tutti posseduti da sacerdoti e templi. Gli ebrei prima
costruirono il loro tabernacolo, o tempio portatile, e
poi, quando il tempo e l’opportunità lo permisero,
trasferirono il loro culto monoteistico a quell’edificio
più permanente che è ora oggetto della nostra
contemplazione. La moschea dei maomettani e la
chiesa o la cappella del cristiano non sono che
incarnazioni della stessa idea del culto del tempio in
una forma più semplice. L’adattamento, quindi, del
tempio materiale a una scienza del simbolismo sarebbe
un compito facile, e per niente nuovo, sia per la mente
ebraica che per quella tiriana. Senza dubbio, nella sua
concezione originale, l’idea era rude e senza
ornamenti, per essere perfezionata e lucidata solo da
future aggregazioni di intelletti successivi. Eppure
nessuno studioso della Bibbia oserà negare che ci
fosse, nel modo di costruire, e in tutte le circostanze
connesse con la costruzione del tempio di re

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Salomone, un apparente progetto per stabilire una base
per il simbolismo. Mi propongo ora di illustrare, con
alcuni esempi, il metodo in cui i massoni speculativi si
sono appropriati di questo disegno del re Salomone a
proprio uso. Per costruire il proprio tempio terreno, il
muratore operativo seguì i progetti architettonici
stabiliti sulla tavola a cavalletto, o tavola da disegno, o
libro dei piani dell’architetto. Con questi tagliò e
squadrò i suoi materiali; da questi innalzò le sue mura;
da questi costruì i suoi archi; e questa forza e
durevolezza, combinate con la grazia e la bellezza
furono conferite all’edificio. Il trespolo diventa,
quindi, uno dei nostri simboli elementari. Perché nel
rituale massonico si ricorda al massone speculativo
che, come l’artista operativo erige il suo edificio
temporale, in conformità con le regole e i disegni
stabiliti sul trespolo del maestro-operaio, così
dovrebbe erigere quell’edificio spirituale in
obbedienza alle regole e ai disegni, ai precetti e ai
comandi, stabiliti dal grande Architetto dell’universo,
in quei grandi libri della natura e della rivelazione, che
costituiscono il trespolo spirituale di ogni massone.
Il trespolo è, quindi, il simbolo della legge naturale e
morale. Come ogni altro simbolo dell’ordine, è
universale e tollerante nella sua applicazione; e mentre,
come massoni cristiani, ci aggrappiamo con
incrollabile integrità a quella spiegazione che fa delle
Scritture di entrambe le dispensazioni il nostro
trespolo, permettiamo ai nostri fratelli ebrei e
maomettani di accontentarsi dei libri dell’Antico
Testamento, o del Corano. La massoneria non
interferisce con la forma o lo sviluppo peculiare della
fede religiosa di nessuno. Tutto ciò che chiede è che

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l’interpretazione del simbolo sia secondo ciò che
ciascuno suppone essere la volontà rivelata del suo
Creatore. Ma è così rigidamente esigente affinché il
simbolo sia preservato e, in qualche modo razionale,
interpretato, ed esclude perentoriamente l’ateo dalla
sua comunione. Il muratore operativo aveva bisogno
dei materiali con cui costruire il suo tempio. C’era, ad
esempio, il bugnato grezzo – la pietra nel suo stato
rozzo e naturale – non formato e non lucidato, come
era stato nelle cave di Tiro dalle fondamenta della
terra. Questa pietra doveva essere tagliata e squadrata,
per essere montata e aggiustata, con strumenti semplici
ma appropriati, fino a diventare un bugnato perfetto,
o pietra ben rifinita, pronta a prendere il suo posto
nell’edificio. Ecco, quindi, di nuovo, in questi
materiali troviamo altri simboli elementari. La pietra
ruvida e non levigata è un simbolo dello stato naturale
dell’uomo: ignorante, incolto e, come dice lo storico
romano, “strisciante a terra, come le bestie dei campi,
e obbediente a ogni sordido appetito”; ma quando
l’educazione ha esercitato le sue influenze salutari
nell’espansione del suo intelletto, nel frenare le sue
passioni fino a quel momento indisciplinate e nel
purificare la sua vita, è allora rappresentato
dal bugnato perfetto, o pietra rifinita, che, sotto le abili
mani dell’operaio, è stata levigata, squadrata e adattata
per il suo posto appropriato nell’edificio. Qui una
circostanza interessante nella storia della preparazione
di questi materiali è stata colta ed è meravigliosamente
appropriata alla nostra scienza
simbolica. Apprendiamo dal racconto del tempio,
contenuto nel Primo Libro dei Re, che “La casa,
quando era in costruzione, era costruita in pietra,

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preparata prima che vi fosse portata, in modo che non
vi fossero nella casa alcun rumore né di martello né di
ascia, né alcuno strumento di ferro, mentre era in
costruzione”. Ora, questo modo di costruzione,
indubbiamente adottato per evitare confusione e
discordia tra tanti migliaia di operai, è stato scelto
come un simbolo elementare di concordia e armonia,
virtù che non sono più essenziali per la conservazione
e la perpetuità della nostra società di quanto non lo
siano per ogni associazione umana. Il bugnato perfetto,
quindi – la pietra così adattata per la sua posizione
appropriata nel tempio – diventa non solo un simbolo
della perfezione umana, ma anche, quando ci riferiamo
alla modalità in cui era preparato, di quella specie di
perfezione che risulta dalla concordia e dall’unione
degli uomini nella società. È, infatti, un simbolo del
carattere sociale dell’istituzione. Ci sono altri simboli
elementari, ai quali potrò avere occasione di tornare in
seguito; i tre, tuttavia, già descritti – il bugnato grezzo,
il bugnato perfetto e il trespolo – che, per la loro
importanza, hanno ricevuto il nome di “gioielli”,
saranno sufficienti per dare un’idea della natura di
quello che può essere chiamato “l’alfabeto
simbolico” della Massoneria. Passiamo ora a una
breve considerazione del metodo in cui questo alfabeto
della scienza viene applicato alle parti più elevate e
astruse del sistema, e che, poiché il tempio costituisce
il suo tipo più importante, ho scelto di chiamare
“Simbolismo del tempio della massoneria”. Sia la
Scrittura che la tradizione ci informano che, nella
costruzione del tempio di re Salomone, i muratori
erano divisi in classi diverse, ciascuna impegnata in
compiti diversi. Apprendiamo, dal secondo libro delle

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cronache, che queste classi erano i portatrici di
fardelli, i tagliatori di pietre e i sorveglianti, chiamati
dagli antichi scrittori massonici Ish sabal, Ish
chotzeb e Menatzchim. Ora, senza pretendere di dire
che l’istituzione moderna ha conservato esattamente lo
stesso sistema di regole di quello che veniva osservato
nel tempio, troveremo certamente una somiglianza in
queste divisioni con gli apprendisti, i compagni di
artigianato e i maestri massoni dei nostri giorni. In
ogni caso, le tre divisioni fatte dal re Salomone negli
operai a Gerusalemme sono state adottate come i tipi
dei tre gradi ora praticati nella Massoneria
speculativa; e come tali dobbiamo quindi
considerarli. Il modo in cui queste tre divisioni di
operai lavorarono nella costruzione del tempio, è stato
magnificamente simbolizzato nella Massoneria
speculativa e costituisce una parte importante e
interessante del simbolismo del tempio.

Il Simbolismo della Massoneria – Albert Mackey