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La Legge dell’Ottava (detta Heptaparaparshinokh nel

“Belzebù” di Gurdjieff), è una legge cosmica e


fondamentale. Essa genera, regola, interconnette e
determina il posto di tutti i processi, e di tutto ciò che
esiste, in qualsiasi scala, o dimensione dell’Universo.
Tuttavia, prima di parlare dei processi, è necessario
considerare i fenomeni. Tutti i fenomeni hanno luogo per
mezzo di un’altra legge cosmica e fondamentale,
detta Legge del Tre, conosciuta nel “Belzebù” con il nome
di Triamazikamno. Questa legge dimostra che un
fenomeno può essere prodotto soltanto se avviene
l’incontro di 3 forze: attiva, passiva e neutralizzante. Nulla
può essere creato senza l’incontro proporzionale di 3 forze.
Lo sviluppo di questi fenomeni è regolato dagli 8 punti
dell’ottava (centri di gravità), che indicano i diversi stadi
che un processo attraversa e, oltretutto, ciò che questo
processo diventa e richiede attraversando ciascuno degli 8
livelli, inclusi gli intervalli, ossia della distanza che esiste
tra ciascuno di questi 8 livelli. Nell’ottava si svolgono due
processi fondamentali:

1) Il processo evolutivo nell’ottava ascendente

(Do1->Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do2)

2) Il processo involutivo nell’ottava discendente

(Do2->Si-La-Sol-Fa-Mi-Re-Do1)

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L’esistenza stessa di una materia, di un atomo, o
di una molecola, è causato dall’incontro di tre
forze. Per questa ragione,
ogni materia/energia contiene già all’interno di sé
entrambe le 3 forze. Quando una materia di una
data densità incontra una materia di densità
minore, cioè più sottile, la prima sarà conduttrice
della forza passiva, e si manifesterà appunto come
forza passiva, e la seconda, meno densa, come
forza attiva. E quando quest’ultima incontrerà una
materia con una densità minore rispetto ad essa,
da forza attiva, qual era in precedenza, si
manifesterà adesso come forza passiva. Il fatto
che una forza da sola non possa esistere, significa
anche che ciascuna forza assume una
certa identità (attiva, neutralizzante o passiva)
solo se avviene una interazione, altrimenti le tre
forze restano inconoscibili, senza identità, ma
comunque presenti sotto forma di potenziale. Per
questa ragione qualsiasi fenomeno pur
contenendo sempre in sé tutte le 3 forze, può
manifestare ciascuno dei 3 aspetti solo in presenza
di un’interazione, e la natura stessa
dell’interazione, come mostrato nell’esempio
precedente, determinerà l’identità delle forze.
Questo dimostra anche che l’identità di qualsiasi
fenomeno non è qualcosa che può essere stabilita
considerando un fenomeno isolatamente, poiché
essa è generata, senza mai alcuna eccezione, da
un’interazione. Un fenomeno, preso isolatamente,
separato da tutto il resto, non può possedere
alcuna identità, nessuno scopo e nessun
significato. Per questa ragione, al contrario,
l’Universo si fonda sull’interdipendenza, cioè
sulla definizione stessa fornita da Gurdjieff in

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riferimento a ciò che egli chiamava Scienza
Oggettiva:

L’Unità nella Molteplicità

Ciò si riflette anche in un’unità, a livello


esoterico, degli strumenti di conoscenza
fondamentali posseduti dall’essere umano. Arte,
scienza, religione, filosofia, vengono così
considerati, né inconciliabili, né in opposizione,
ma come diverse espressioni di un’unica Verità, e
quindi come diversi strumenti di conoscenza di
quella Verità stessa, mezzi che l’uomo dovrebbe
utilizzare senza sbilanciarsi totalmente in
direzione di uno soltanto di essi. In tal modo,
l’uomo sarebbe costretto a sviluppare in modo
equilibrato tutti i suoi centri. Non vi sarebbero più
le condizioni per dar origine a persone squilibrate,
che sono spiccatamente intellettuali, o solo di tipo
‘artistico’, o ‘religioso’. Leonardo da Vinci
affermò che l’arte senza la matematica, poteva
essere paragonata ad un marinaio che di notte era
in alto mare e senza bussola. Nell’uomo dotato di
equilibrio, i centri funzioneranno
simultaneamente e in armonia, ed egli sarà, nel
medesimo tempo, un filosofo, un artista, uno
scienziato e religioso, e approfondirà la
conoscenza di ciascuna disciplina attraverso le
altre. E se la Verità è costituita da 7 aspetti, egli
avrà modo di conoscerne già ben quattro. Le due
leggi sono dette cosmiche e fondamentali, e

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queste sono due proprietà inseparabili; se
qualcosa è cosmico, allo stesso tempo è
fondamentale, e viceversa. Cosmico significa che
il suo dominio e le sue manifestazioni si
estendono dai mondi delle galassie fino ai mondi
subatomici. Una legge con una tale estensione, al
punto da comprendere tutto, indica che essa
proviene dal regno delle cause, dove ogni cosa ha
avuto e continua ad aver origine, ossia
dall’Assoluto: e per questa ragione è detta
anche Fondamentale. Ciò significa che è una
legge di prim’ordine, la causa prima dalla quale
sorgono tutti gli altri effetti, cioè tutte le altre
leggi di secondo, terzo, quarto ordine, e cosi via.
La legge di gravitazione universale, l’interazione
elettromagnetica, l’ipotetica interazione nucleare
forte, e l’interazione nucleare debole, ovvero tutte
le quattro interazioni che la scienza moderna, o
scienza soggettiva, considera come fondamentali,
sono in realtà leggi derivate (le cosiddette ottave
parallele all’ottava fondamentale) di secondo,
terzo, quarto e quinto ordine. Nel mondo delle
galassie, delle stelle e dei pianeti, domina la forza
di gravità, dopodiché, arrivati alla scala degli
atomi, questa forza diviene irrilevante e deve
cedere il posto all’interazione elettromagnetica,
che a sua volta deve cedere il posto all’interazione
nucleare forte, nel momento in cui ci addentriamo
nell’ulteriore dimensione sempre più ridotta dei
nuclei atomici. Questo fatto costituisce di per sé
l’evidenza che siamo al cospetto di leggi
secondarie, terziarie, e cosi via, ossia leggi che
sono effetti le cui cause risiedono nelle leggi
fondamentali che, come abbiamo visto, a
differenza di quest’ultime, sono presenti con la
stessa intensità, indifferentemente, in tutte le

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dimensioni cosmiche. Non è possibile farsi una
raffigurazione esatta dell’Universo studiando gli
effetti a prescindere dalle cause reali. E
considerando che attraverso lo studio
dell’Universo si dovrà studiare l’uomo stesso, la
cosa non è certamente di poco conto. Confondere
gli effetti con le cause, è uno degli errori più
frequenti. L’universo è un organismo vivente,
esattamente come il nostro corpo. Nell’universo ci
sono innumerevoli materie, e dove c’è materia,
troviamo che essa è sempre in vibrazione, ovvero,
è presente un’energia, e viceversa, dove c’è
energia, è presente, senza esclusione, anche la
materia. Affermare che tutto nell’universo è
materia, oppure dire che tutto è energia, equivale
a dire la stessa identica cosa; in effetti sarebbe più
preciso dichiarare che nell’universo tutto
è materia in vibrazione. In altre parole, materia ed
energia sono inscindibili, sono due aspetti di un
fenomeno unitario. La densità di ciascuna materia
è inversamente proporzionale alla frequenza delle
vibrazioni, significa che al crescere dell’energia,
abbiamo l’impressione che la materia svanisca,
anche se, in realtà, sappiamo che non è così. La
vibrazione presente nella materia è una
conseguenza delle vibrazioni che vengono
prodotte in essa dalle materie più sottili che la
compenetrano. La densità di una materia è
inversamente proporzionale alla sua estensione
nell’universo. Meno densa è una materia, più essa
è diffusa nell’universo. La materia più sottile
dell’universo deve avere necessariamente la
maggior estensione. Al contrario, più una materia
è densa, più essa è confinata, limitata entro un
determinato spazio. Quest’ultimo discorso può
assumere anche un significato psicologico nella

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vita dell’uomo. Ma, tornando all’Universo,
troviamo che l’idrogeno, considerato come
l’elemento avente la densità minore, è, in effetti,
anche il più diffuso nell’Universo. Tuttavia, come
stabilito da un altro aspetto della legge
dell’ottava, ovvero dalle Ottave Interiori, devono
esistere necessariamente materie innumerevoli
volte meno dense dell’idrogeno, sconosciute alla
nostra scienza, e che possiedono, di conseguenza,
una diffusione ancora più estesa nell’Universo
rispetto all’idrogeno stesso. La materia acquista
più densità in ragione del suo allontanamento
dalla fonte primaria di queste vibrazioni. Nel
constatare che la materia è in vibrazione, ci
rendiamo conto che questo è un effetto, e poiché
dietro ad ogni effetto c’è sempre una causa, è
facile capire che dev’esserci un punto di origine
dal quale queste vibrazioni vengono
continuamente generate. Questo punto di origine,
essendo la causa degli effetti che osserviamo,
deve necessariamente essere caratterizzato da un
forza d’impulso maggiore, e da un numero
maggiore di vibrazioni, che diminuiscono in
ragione dell’allontanamento da esso. Quanto più
una materia è lontana dalla fonte di origine che
produce la forza d’impulso, tanto più essa è
densa, confinata, di minore intelligenza, meno
viva e vivificante, meno penetrante, e con sempre
più ridotte possibilità di trasformazione e gradi di
libertà. Nell’universo abbiamo diversi gradi
d’intelligenza, e l’origine da cui tutti i movimenti
prendono forma deve corrispondere al grado
d’intelligenza più elevato. Detto ciò, è facile
comprendere come il Sole nel nostro Sistema
Solare sia il corpo astronomico provvisto del più
alto grado d’intelligenza, tant’è che nell’antichità

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veniva definito Dio visibile, e che una Galassia ha
un grado di ragione ancor più elevato, fino ad
arrivare al centro attorno al quale ruotano tutte le
galassie, e che coinciderà con il più alto grado
d’intelligenza dell’intero Universo. Possiamo
chiamarlo “Dio”, purché venga concepito come
un reale corpo astronomico, invisibile ed
inconoscibile dall’esterno. Questo corpo
astronomico è, allo stesso tempo, il cervello
fisico, materiale, e anche la mente di Dio.
Nell’universo, tutti i piani della scala cosmica,
vengono stabiliti dalla Legge del Sette, e ogni
dimensione non è soltanto una dimensione spazio-
temporale, ma innanzitutto, un regno psichico.
Ogni corpo astronomico è letteralmente un
cervello. Abbiamo così nell’Universo 7
dimensioni spazio-temporali che sono, nel
medesimo tempo, 7 piani psichici. Ciascuna
dimensione possiede il suo grado d’intelligenza.
La vera psicologia è, perciò, inseparabile
dalla cosmologia, e viceversa, poiché quest’ultima
tratta della psicologia dell’universo, ossia di ciò
che determina la psicologia umana, e quindi tutto
ciò che l’uomo è, il posto che occupa e le sue
possibilità. Nell’intero Universo, tutte queste
materie in vibrazione e di diverse densità,
evolvono ed involvono continuamente. Come due
scale mobili che si muovono in direzioni opposte;
la prima va in discesa, ed è quella in cui le
materie provenienti dall’alto subiscono
l’involuzione, acquistando più densità; la seconda,
è quella evolutiva, che procede nel verso opposto,
e conduce le materie verso una minore densità, ed
un maggior numero di vibrazioni. Dal punto di
vista matematico, la legge del sette viene espressa
secondo i seguenti rapporti:

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1/1 | 9/8 | 5/4 | 4/3 | 3/2 | 5/3 | 18/5 | 2/1

Sono gli stessi rapporti matematici fondamentali


che la teoria musicale utilizza per ottenere
l’intonazione naturale dei suoni armonici, e che
vanno a costituire la scala naturale. Tuttavia, non
stiamo cercando di spiegare i processi che
avvengono nell’universo utilizzando in “modo
originale” la scala musicale, ma è precisamente il
contrario. E’ la Legge dell’Ottava ad essere
utilizzata, all’insaputa dei più, per creare i
rapporti armonici nell’ambito della musica, ossia
nel mondo delle vibrazioni acustiche. La Legge
del Sette regola tutti i processi vibratori della
materia presente nell’universo, ed è sempre per
mezzo di questa legge, che, una volta applicata
alla musica, ossia ad un altro tipo di processi
vibratori, quelli acustici, possiamo ottenere quei
suoni armonici tanto familiari. In realtà, quasi tutti
ignorano che le fondamenta della musica sono
interamente basate su precisi rapporti matematici,
che non sono altro che la formula di una legge
cosmica che governa tutti i processi esistenti
nell’universo, inclusi i processi di evoluzione e
involuzione fisica e psicologica dell’uomo.
Pitagora, senza dubbio, non ignorava ciò quando
parlava di armonia delle sfere, ossia della musica
dei corpi celesti. Ecco di seguito i rapporti
matematici che esprimono questa legge, assieme
alle note corrispondenti:

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1/1 | 9/8 | 5/4 | 4/3 | 3/2 | 5/3 | 18/5 | 2/1

Do | Re | Mi | Fa | Sol | La | Si | Do

In musica, esprimono quante volte vibra la corda


di uno strumento al passare di un secondo, e
quante volte vibra il mezzo elastico, cioè l’aria, a
cui il movimento vibratorio viene trasferito. In
riferimento a qualsiasi altro processo che avviene
nell’universo, l’ottava mostra che nessuno di essi
può svilupparsi uniformemente e procedere con la
stessa velocità, e in alcuni punti non può
svilupparsi ulteriormente senza l’afflusso di un
aiuto esterno. Esistono dei rallentamenti in due
punti precisi dell’ottava. Il primo tra Mi e Fa, e il
secondo tra Si e Do. La formula rivelata da questa
legge mostra che tutti i processi che avvengono
nell’universo necessitano del sostegno reciproco
per potersi sviluppare completamente, altrimenti
nei punti tra Mi e Fa, e tra Si e Do, avvengono
delle deviazioni dalla linea originaria, e il
processo, deviando continuamente, si ritrova a
procedere nella direzione opposta a quella
iniziale. Gli intervalli corrispondenti ai punti di
rallentamento dell’ottava, non mostrano soltanto
in che modo un processo può essere portato o
meno a compimento e attraverso quali fasi
specifiche, ma, oltretutto, indicano che
gli intervalli sono esattamente la chiave per
comprendere come ogni cosa sia collegata ad
un’altra. Svelano la reale trama

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dell’interconnessione tra tutto ciò che esiste:
l’interdipendenza universale. In questa unità nella
molteplicità, possiamo scorgere la forma che
assume l’amore a livello cosmico. Nell’Universo,
l’amore rende perfetta l’imperfezione. A livello
universale, l’amore non conduce
dall’imperfezione alla perfezione, poiché ci
troviamo in un contesto cosmico dove ogni cosa è
esattamente come dev’essere, ma stabilisce la
perfezione nell’imperfezione stessa. Se ogni cosa
fosse perfetta, se non fosse solo un frammento del
tutto, non esisterebbe l’amore, poiché non ci
sarebbe alcun bisogno dell’interdipendenza, cioè
del sostegno e nutrimento reciproco tra ogni cosa
esistente. Più qualcosa è imperfetto, e più
l’universo stabilisce l’amore in esso, e questo può
avvenire perché all’apice di tutta la scala c’è
l’intelligenza suprema e unica dell’Assoluto.
Nello stesso modo in cui esiste un’equivalenza
tra energia e materia, esiste anche una
connessione inscindibile tra amore e intelligenza.
L’una non può esistere senza l’altra. Possiamo
renderci conto che è esattamente il contrario di
ciò che accade tra gli esseri umani, in quanto
vivono divisi all’esterno solo in conseguenza di
una frammentazione presente al loro interno. I
punti d’interruzione, o di rallentamento delle
vibrazioni, quando non vengono colmati,
determinano l’arresto di un processo, come
accade sovente nella vita umana, in cui qualcosa
comincia con una certa intenzione e termina con
l’intenzione opposta, o produce risultati contrari,
e l’uomo che ignora le leggi cosmiche si lamenta
invano; lo stato di un uomo simile è paragonabile
a chi, per assurdo, non conoscendo la forza di
gravità, aprendo la sua mano e lasciando cadere

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un oggetto, non sia in grado di accettare,
successivamente, l’avvenuta caduta, ossia una
conseguenza inevitabile conforme alle leggi.
Questo dimostra, di per sé, che tutto ciò che non
possiamo comprendere in un dato momento,
coincide esattamente con ciò che non possiamo
esimerci dal rifiutare. L’implicazione ovvia è che
solo accostandosi intenzionalmente a ciò che ci
accade di rifiutare, è possibile accrescere il grado
di comprensione. Gurdjieff associa apertamente
l’assimilazione e la comprensione delle leggi
fondamentali, al prerequisito di base utile al
raggiungimento della Ragione Imparziale.
L’unico modo per essere imparziali, in effetti, è
attraverso la conoscenza esatta dell’essenza di un
certo fenomeno, cioè delle sue cause reali e delle
connessioni che stabilisce con gli altri fenomeni, e
questo può avvenire solo passando attraverso la
comprensione delle leggi fondamentali, ossia di
ciò che divide e unisce ogni cosa. Nel ‘Belzebù’,
Gurdjieff afferma che la legge del sette fu
scoperta inizialmente su Atlantide, ma questa
conoscenza fu perduta dopo il cataclisma subito
dal continente leggendario per il ristabilimento
del centro di gravità del pianeta, che fin a quel
momento era rimasto sbilanciato a causa della
contrapposizione tra lo squarcio costituito
dall’Oceano Pacifico (a causa dell’impatto di una
cometa) e il Continente di Atlantide situato dal
lato opposto, agli antipodi. Dopodiché, Gurdjieff
ci informa che essa fu riscoperta in Cina da due
fratelli scienziati dopo svariati millenni. A
conferma dell’antichità della conoscenza musicale
in Cina abbiamo la scoperta archeologica risalente
al 1999, nella quale sono stati ritrovati i flauti più
antichi della storia, realizzati in osso, e risalenti

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ad un periodo che va dal 5000 al 7000 a.C. Se
stabiliamo che l’inabissamento di Atlantide è
avvenuto attorno all’11.000 a.C., il quadro appare
cronologicamente coerente. Nell’immagine qui
sopra appaiono i flauti che hanno tutti sette fori e
un’intonazione basata sulla Legge del Sette.

Gurdjieff e i Segreti di Belzebù – Egidio Maria


Bruno Presta

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