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Dopo aver così studiato la materia e averla ridotta a

sensazioni, applicheremo lo stesso metodo di analisi


alla mente, e indagheremo se la mente possieda o
meno qualche caratteristica che le permetta di
distinguersi dalla materia. Prima di andare oltre,
permettetemi di chiarire un’ambiguità. Tutta la prima
parte di questo lavoro è stata dedicata allo studio di ciò
che ci è noto nella e dalla sensazione; e mi sono
impegnato, senza avanzare alcun tipo di ragione
giustificativa, a chiamare ciò che ci è noto, con questo
metodo, con il nome di materia, perdendo così di vista
il fatto che la materia esiste solo per contrapposizione
e opposizione alla mente, e che se la mente non
esistesse, nessuna delle due avrebbe importanza. Mi è
sembrato quindi che la questione fosse risolta. L’intera
terminologia deve ora essere considerata come avente
semplicemente un valore convenzionale, e deve essere
messa da parte per il momento. Questi sono i termini
precisi in cui questa domanda si presenta alla mia
mente. Una parte del conoscibile consiste nelle
sensazioni. Dobbiamo fare, quindi, senza preoccuparci
di modellare questo aggregato di sensazioni di materia,
un’analisi dei fenomeni noti con il nome di “mente” e
vedere se differiscono dai precedenti. Facciamo quindi
un inventario della mente. Con il processo di
enumerazione, troviamo citati come fenomeni
psicologici, le sensazioni, le percezioni, le idee, i
ricordi, i ragionamenti, le emozioni, i desideri, le
immaginazioni e gli atti di attenzione e di
volontà. Questi sembrano essere, a prima vista, gli
elementi della mente; ma, riflettendo, si percepisce che
questi elementi appartengono a due categorie distinte,
di cui è facile riconoscere la dualità, sebbene questi

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due elementi siano costantemente combinati. Il primo
di questi elementi può ricevere il nome generico
di oggetti di cognizione, o oggetti conosciuti, e il
secondo quello di atti di cognizione. Ecco alcuni
esempi di fatti concreti, che richiedono solo una rapida
analisi per rendere chiara la loro doppia natura. In una
sensazione che proviamo ci sono due cose: uno stato
particolare, o un oggetto che si conosce, e l’atto di
conoscerlo, di sentirlo, di prenderne atto; in altre
parole, ogni sensazione comprende un’impressione e
una cognizione. In un ricordo c’è, allo stesso modo,
una certa immagine del passato e il fatto che consiste
nel prendere conoscenza di questa immagine. È, in altri
termini, la distinzione tra l’intelligenza e
l’oggetto. Allo stesso modo, ogni ragionamento ha un
oggetto; ci deve essere un argomento su cui ragionare,
che sia fornito dai fatti o dalle idee. Ancora una volta,
un desiderio, una volontà, un atto di riflessione, ha
bisogno di un punto di applicazione. Non si vuole
nell’aria, si vuole qualcosa, non si riflette nel vuoto, si
riflette su un fatto o su qualche difficoltà. Possiamo
quindi distinguere provvisoriamente, in un inventario
della mente, qualcosa che è percepito, compreso,
desiderato o voluto e, oltre a ciò, il fatto di percepire,
comprendere, desiderare o volere. Per illustrare questa
distinzione con un esempio, dirò che una separazione
analoga può essere effettuata in un atto di visione,
mostrando che l’atto di visione, che è un’operazione
concreta, comprende due elementi distinti: l’oggetto
visto e l’occhio che vede. Ma questo è, ovviamente,
solo un paragone approssimativo, di cui vedremo
presto le imperfezioni quando saremo ulteriormente
avanzati nello studio della questione. A questa attività

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che esiste e si manifesta nei fatti del sentire, del
percepire, ecc., possiamo dare un nome per
identificarla e riconoscerla: la chiameremo coscienza,
e chiameremo oggetto tutto ciò che non è un atto di
coscienza. Dopo questa distinzione preliminare, alla
quale faremo spesso riferimento, esamineremo le
principali manifestazioni della mente, e studieremo
prima gli oggetti della cognizione, riservando ad un
altro capitolo lo studio degli atti della cognizione, vale
a dire, di coscienza. Esamineremo quindi
successivamente sensazione, idea, emozione e volontà.
È stato spesso sostenuto che la proprietà peculiare
della mente sia quella di percepire le sensazioni. È
stato anche detto che il pensiero – cioè la proprietà di
rappresentare a se stessi ciò che non esiste – distingue
la mente dalla materia. Infine, è stato affermato che
quella cosa che la mente introduce nel mondo
materiale è il suo potere di emozione, e i moralisti,
scegliendo in qualche modo arbitrariamente tra certe
emozioni, han detto che la mente è la creatrice della
bontà. Cercheremo di analizzare queste diverse
affermazioni.

La Mente e il Cervello – Alfred Binet