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Penale

STUPEFACENTI

Nessuna tenuità per lo spacciatore abituale


martedì 31 agosto 2021di Santoriello Ciro Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Torino

In tema di stupefacenti, la fattispecie di lieve entità di cui al comma quinto dell'art.


73, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 e la causa di non punibilità per particolare tenuità
del fatto ex art. 131-bis c.p. sono fattispecie strutturalmente e teleologicamente non
coincidenti, atteso che, mentre ai fini della concedibilità della prima il giudice è
tenuto a valutare i mezzi, le modalità e le circostanze dell'azione nonché la quantità
e la qualità delle sostanze stupefacenti oggetto della condotta criminosa, ai fini del
riconoscimento della causa di non punibilità devono essere considerate le modalità
della condotta, il grado di colpevolezza da esse desumibile e l'entità del danno o del
pericolo ed altresì il carattere non abituale della condotta (Cassazione penale, Sez.
IV, sentenza 10 agosto 2021, n. 31427).

Cassazione penale, Sez. IV, sentenza 10 agosto 2021, n. 31427

La Cassazione conferma che la modesta entità della cessione di stupefacente


richiamata dal coma 5 dell’art. 73 D.P.R. n. 309 del 1990 e particolare tenuità del
fatto di cui all’art. 131-bis c.p. sono istituti diversi e non sovrapponibili sicché una
pluralità di modeste cessioni, nella misura in cui dimostra la abituale condotta di
spaccio, è circostanza incompatibile con il beneficio della non punibilità.

Il fatto
In sede di appello veniva confermata la condanna nei confronti di un soggetto
accusato del reato di cui all' art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/90. L’imputato era stato
trovato in possesso di grammi 10 di sostanza stupefacente dei tipo marijuana, da cui
erano ricavabili n. 40 dosi; ritenuta la destinazione allo spaccio di tale stupefacente, i
giudici di merito rigettavano la richiesta di applicazione dell'istituto di cui all'art. 131-
bis c.p.

Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l'imputato


lamentando per l’appunto la mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. Secondo il
ricorso, la Corte di appello avrebbe confuso i concetti di tenuità del fatto e abitualità
nel reato, mancando di valutare la concreta offensività della condotta serbata dal
ricorrente.

La decisione
La Cassazione ha ritenuto infondato il ricorso.
Per dimostrare l’insussistenza delle critiche riguardanti il ragionamento seguito dalla
Corte territoriale con riferimento ai presupposti applicativi dell'art. 131-bis c.p., la
decisione in commento ricostruisce l'istituto della particolare tenuità del fatto
ricordando come lo stesso preveda, quali condizioni per l'esclusione della punibilità
(congiuntamente e non alternativamente, come si desume dal tenore letterale della
disposizione), la particolare tenuità dell'offesa e la non abitualità del comportamento.
Si richiede pertanto al giudice di rilevare se, sulla base dei due «indici requisiti» delle
modalità della condotta e dell'esiguità del danno e del pericolo, valutati secondo i
criteri direttivi di cui all'art. 133, comma 1, c.p., sussista l'indice-criterio della
particolare tenuità dell'offesa e, con questo, coesista quello della non abitualità del
comportamento; solo in questo caso si potrà considerare il fatto di particolare tenuità
ed escluderne, conseguentemente, la punibilità (Cass. pen. sez. Unite, 25 febbraio
2016, n. 13682; Cass. pen. sez. III, 8 ottobre 2015, n. 47039).

A questo obbligo di motivazione, i giudici di merito hanno fatto – secondo la


Cassazione - corretta applicazione, escludendo che la condotta potesse essere
inquadrata in un ambito di minima offensività e ciò in quanto il comportamento
illecito dell’imputato, caratterizzato da porre in essere attività di spaccio "al minuto"
di marjuana in luogo notoriamente frequentato da spacciatori, è la tipica espressione
di chi, straniero senza fissa dimora ed attività lecita in Italia, vive esclusivamente del
frutto della sua attività di spaccio di droga.

Secondo il giudice di legittimità, si tratta di sufficienti argomentazioni a supporto


della decisione, desumendo dalle modalità del fatto la mancanza del requisito della
minima offensività, senza confondersi il profilo della tenuità dell’offesa con il profilo
dell’abitualità del fatto.

Sul punto, la decisione in commento si sofferma con attenzione, ricostruendo i


rapporti tra la fattispecie di cui all'art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/90 e la esclusione
della punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p.

Sul punto, la Cassazione si è soffermata più volte sostenendo che "in tema di
stupefacenti, la fattispecie di lieve entità di cui al comma quinto dell'art. 73, D.P.R. 9
ottobre 1990, n. 309 e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto
exart. 131-bis c.p. sono fattispecie strutturalmente e teleologicamente non
coincidenti, atteso che, mentre ai fini della concedibilità della prima il giudice è
tenuto a valutare i mezzi, le modalità e le circostanze dell'azione nonché la quantità
e la qualità delle sostanze stupefacenti oggetto della condotta criminosa, ai fini del
riconoscimento della causa di non punibilità devono essere considerate le modalità
della condotta, il grado di colpevolezza da esse desumibile e l'entità del danno o del
pericolo ed altresì il carattere non abituale della condotta" (Cass. pen. sez. IV, 15
luglio 2016, n. 48758).

Esito del ricorso:


Rigetto del ricorso per infondatezza

Pronunce giurisprudenziali:
Cass. pen. sez. IV, 15 luglio 2016, n. 48758

Cass. pen. sez. III, 8 ottobre 2015, n. 47039

Cass. pen. sez. Unite, 25 febbraio 2016, n. 13682


Riferimenti normativi:
Art. 131-bis c.p.

Art. 73, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

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