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RELAZIONI INTERNAZIONALI

MARXISMO

Critica il liberalismo : secondo il marxismo, l’economia è caratterizzata da scontro di classe, sfruttamento,


disuguaglianza, il liberalismo vede il mercato come miglior allocazione delle risorse, il marxismo vede
l’economia come una sfera caratterizzata dallo scontro di classo, di uno sfruttamento di una classe
sull’altra, e disuguaglianza delle due classi.

Critica il realismo : perché tra politica e economia il marxismo ribalta la situazione, vede infatti un primato
dell’economia su quella politica e non viceversa. La politica è sovrastruttura, l’economia è struttura.

Si basa sull’analisi del capitalismo, uno dei possibili modi di produzione che caratterizza una fase storica
dell’evoluzione umana. Si afferma il capitalismo su base industriale, Marx crea quindi una teoria che vede
nel capitalismo un meccanismo di sfruttamento nella sua forma di produzione economica, ossia sullo
sfruttamento di una classe economico-sociale sull’altra (borghesia che sfrutta il proletariato, perché la
borghesia aveva il capitale e la proprietà dei mezzi di produzione, il proletariato non ha capitale e non può
acquistare queste macchine, può dare solo la propria forza lavoro). Sfruttamento è quindi tra chi detiene i
capitali e i mezzi e chi non li detiene. La produzione si basa sull’interazione dei mezzi produttivi e la forza
lavoro degli operai.

Tutto questo genera un incremento nella produzione e nella produttività, il capitalismo porta benefici
economici, ma di questi benefici si appropria solo la borghesia, perché il proletariato riceve un salario in
cambio del proprio lavoro, salario non adeguato al valore prodotto. Il plusvalore generato viene catturato
quasi tutto dalla borghesia.

Il capitalismo viene visto però anche come una forza di progresso, perché è un sistema storico migliore del
sistema feudale precedente, quindi la parte sfruttata erano costretti a lavorare senza ricevere il salario, e
con il capitalismo si fa un passo in avanti significativo. Il capitalismo si associo ad una concezione
materialistica dell’esistenza umana, e se si vuole cambiare bisogna lavorare sulla base economica e sulle
condizioni materiali.

Il capitalismo viene definito come un modo di produzione : forze di produzione + rapporti di produzione,
ossia da un lato quello che è la modalità specifica di produzione dei beni materiali in un dato periodo
storico, in questo caso centralità delle macchine e dell’industria ma in generale dipende dalla
tecnologizzazione della produzione, mentre i rapporti di produzione indicano il modo in cui vengono
regolate le dinamiche tra i vari attori economici coinvolti nella produzione, nel marxismo erano basate sulla
proprietà privata.

Meccanicizzazione + proprietà privata dà forma al metodo di produzione capitalista.

MARXISMO E APPLICAZIONE NELL’IPE

 Attori : sono le classi economico-sociali, gli stati non spariscono dall’analisi ma sono attori derivati,
perché nell’espressione di Marx gli Stati non sono altro che un fantoccio nelle mani della classe
dominante.
 Il capitalismo è intrinsecamente espansivo, prevede che questo sistema si espanderà a tutto il
mondo. L’analisi di Marx è centrata sull’economia interna dei Paesi, di internazionale c’è poco.
 Marx definisce a livello internazionale la legge dello scambio ineguale : egli diceva che il
commercio internazionale non porta vantaggi assoluti, produce anzi maggiore disuguaglianza,
arricchendo qualcuno e impoverendo qualcun altro. Si verifica un trasferimento di ricchezza, Marx
vedeva un meccanismo per cui il commercio tra il centro e la periferia , lo scambio si basava infatti
su termini di scambio molto diseguali : il centro vendeva alla periferia beni e macchinari ad alto
contenuto tecnologico, dalla periferia acquistavano beni primari, beni il cui prezzo era o invariato o
calante nel lungo periodo. I beni prodotti dal centro, invece, incamerando sempre più contenuto
tecnologico, avevano un prezzo a crescere, e quindi lo scambio era assolutamente ineguale : il
centro vendeva alla tecnologia beni costosi e comprava dalla periferia beni non costosi.
 Lenin, più avanti, fece la teoria dell’IMPERIALISMO. Marx non vedeva che non era più solo
borghesia vs proletariato, ma anche nella borghesia si crea un sistema industriale produttivo e il
sistema bancario : si crea una vera e propria concentrazione oligopolistica dove si concentrano
pochi attori e c’è una simbiosi tra i capitalisti come detentori di mezzi di produzione e il sistema
bancario che fornisce ai capitalisti i capitali per poter produrre. Questi si fondono e ccreano un
oligopolio, controllando il sistema economico nazionale.
Gli Stati, anche nella loro politica estera, rifletteranno gli interessi di questo oligopolio, Lenin quindi
vede gli stati occidentali guidati da questi attori si lanceranno verso una corsa per cercare nuovi
sbocchi produttivi e nuovi mercati in cui vendere surplus produttivo perché la ricchezza è molto
concentrata, tutte le economie capitalistiche più avanzate sono in questa situazione e quindi
cercano nuovi mercati. Lenin vede una lotta tra gli Stati capitalistici più avanzati che porterà a uno
scontro tra imperialismi. Gli scontri che avvengono tra i Paesi europei accrescono la credibilità di
Lenin, questo periodo è la fase più alta e la fase terminale del capitalismo, e scriverà poco prima
della IWW il caso empirico che dimostrava la teoria dell’imperialismo. Per Marx il crollo del sistema
sarà economico, per Lenin sarà politico (tramite una guerra).

ATTENZIONE, PUO ESSERE DOMANDA D’ESAME (Tabella vuota, o illustrarne una delle 3 a domanda
aperta).X
TEORIA DELLA SBAILITA EGEMONICA, CASI DI STUDIO

Quanto avviene tra il 14 e il 45, con le due guerre, è una fase di crollo economico ma anche di crollo dei
tentativi di cooperazione economica internazionale. Provocarono danni materiali + debiti + riparazioni.
Iniziano a essere messe in pratica delle politiche mercantilistiche in cui si cerca di usare la leva dei dazi e
delle tariffe e delle sanzioni in ottica mercantilistica, quindi avvantaggiandosi a spesa del proprio vicino. Ci
fu poi il collasso del Gold Standard, che pone fine alla prima era di globalizzazione dell’800, ci fu nel ’29 il
crollo di Wall Street, che provoca una depressione in tutto il mondo evidenziando come i mercati finanziari
erano già molto collegati tra di loro.

Venne quindi presa una strategia di PROTEZIONISMO COMMERCIALE, nel 1930 si promulga la Smoot-
Hawley Tariff act , quando gli USA alzano le tariffe al 41 % per i beni importati negli USA, rende difficile per
gli altri paesi di esportare negli USA in modo da comprare americano, rendendo più costoso tutto ciò che
non è americano. L’effetto è però globale, che porta a un calo tra il 30 e il 70 % del valore del commercio
globale negli anni a venire, inizia una fase di botta e risposta con misure analoghe.

Il sistema economico successivo, lo chiamiamo il sistema di Bretton-Woods, istituito dopo la II WW, fondato
su una serie di istituzioni : dal pdv monetario il dollaro è al centro, protagonisti di questa architettura sono
Keynes (britannico) and Dexter White (USA). Questo sistema si basa su due pilastri principali di questo
LIBERAL WORD ORDER:

 L’idea liberale che le istituzioni contano perché modificano il quadro strategico nel quale gli Stati
operano, in modo che gli Stati cooperino
 Embedded liberalism : le economie devono rimanere aperte, ma con un limite ossia quello che
l’apertura economica deve corrispondere agli interessi in termini di economia nazionale, al fine di
raggiungere gli obiettivi nazionali in termini ad esempio di occupazione o tasso di crescita.

TEORIA DELLA STABILITA EGEMONICA

La teoria della stabilità egemonica si costruisce su questa storia economica, e parte dal fatto che in ambito
internazionale esistono dei periodi di cooperazione, e altri periodi in cui c’è meno cooperazione.

 L’assunto realista-mercantilista : l’ordine economico è determinato da quello politico.

Deriviamo una tesi da questo assunto :

 L’economia è a volte cooperazione, e l’economia è determinata dalla politica, la cooperazione


stessa deve essere spiegata dalla dimensione politica : lo sviluppo di un’economia mondiale liberale
(aperta e cooperativa) richiede una potenza egemone.
 Tesi di Kindleberger e Gilpin , ’73 e ’87, il primo fa un analisi storica dei diversi periodi e se ne esce
con questa tesi, egli dice che perché la cooperazione avvenga servono due aspetti : una potenza
che abbia le risorse per porsi come egemone rispetto agli altri, ma questo non basta, serve anche
la volontà dello stato egemone.
Dal punti di vista della analisi cerca di fare un osservazione su due piani :
Da questa analisi ne deriva che la presenza di una potenza egemone garantisce una cooperazione
internazionale, perché capace di allineare le due dimensioni. C’è correlazione, e una correlazione non è una
causazione (se due cose si verificano insieme, non è ancora la spiegazione che una porti all’altra, ci vuole
una teoria).

Kindleberger la spiega tramite una teoria allora :

Lo stato egemone può :

 Mantenere un mercato aperto, dando un esempio a tutti gli altri, servono però risorse materiali
adeguate
 Fornire una Valuta internazionale (Dollaro con Bretton – Woods, Sterlina fino al 1930, l’EURO nei
primi anni 2000 poi minato dalla crisi economica e l’Euro viene considerato non egemone, oggi la
Cina vorrebbe sostituire il dollaro con moneta cinese o criptovaluta)
 Deve e può garantire investimenti per lo sviluppo degli altri paesi, se pensiamo al Piano Marshall è
l’investimento degli USA nella crescita dell’economia europea perché va a vantaggio anche
dell’egemone stesso.

Liberalizzazione del commercio : questo ruolo centrale dello stato egemone nel commercio internazionale
dà all’egemone il potere di non bloccare o bloccare i flussi, a seconda delle sue decisioni. Al centro di
questa impostazione c’è l’idea che il libero scambio, il mercato aperto è un BENE PUBBLICO, che ha come
caratteristiche la non rivalità e la non escludibilità : la non rivalità vuol dire che il bene pubblico è un bene il
cui consumo non ha rivali (illuminazione, vale per tutti), la non escludibilità invece vuol dire che una volta
che questo bene è prodotto non posso escludere nessuno dal suo beneficio, se l’illuminazione della strada
viene fatta con le tasse dei cittadini, anche chi non paga le tasse gode dell’illuminazione, quindi questo
porta al rischio del free riding. Kindleberger ipotizza un sistema economico internazionale aperto, perché
l’egemone offre un bene pubblico (l’apertura del mercato), Gilpin invece vede il bene pubblico come
mantenere l’ordine, che è quel che fa funzionare il sistema, Keohane dice che il bene pubblico fornito
dall’egemone è il regime che ha creato eprchè quell’impostazione resta.

CRITICHE ALLA TEORIA DI STABILITA EGEMONICA

Sulla base di questo dibattito si aprono 3 critiche :

 Critica empirica critica la scelta dei casi di analisi


 Critica teorica : Cox definisce l’egemonia come il dominio economico-politico e culturale, Keohane
la definisce sulla base della capacità dello stato nel mantenere un gap per l’alta tecnologia,
Wallerstein invece definisce l’egemonia come avente un ruolo fondamentale nel rule-making e
nelle IOs (organizzazioni internazionali).
 Critica metodologica : Come misurare l’egemonia ?