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Domande rete assistenziale e aderenza terapeutica 3°semestre 2017-2018

1. Argomenta le relazioni e differenze tra: principio omeostatico e omeodinamico della rete; tra
continuità assistenziale e comunicativa; il curing ed il caring.
La differenza tra il principio omeostatico e quello omeodinamico è che il primo si basa su un
modello piramidale, in cui nella base c’è il settore informale (assistenza primaria); mentre alla
punta c’è il settore formale (assistenza terziaria). Con questa formazione si dà la precedenza
sull’assistenza al personale sanitario è un modello molto gerarchico. Questo principio ha l’obiettivo
di mantenere l’equilibrio, recuperare, rimettere allo stato precedente il paziente, non c’è un
cambiamento. Su questo si basa il modello medico-tecnologico del produrre guarigione sul quale si
basa il curing. Mentre il principio omeodinamico, il quale accompagna il paziente nel divenire della
guarigione, si basa su un modello cartesiano in cui il settore informale s’incrocia e collabora con il
settore formale. Il livello orizzontale significa che tutti gli autori sono sulla stessa linea e che quindi
essi comunicano e hanno la stessa importanza nella rete assistenziale del paziente. Questo
principio ha l’obiettivo di creare un nuovo equilibrio, fonda il suo vivere con un evento che prima
non c’era. Su questo si basa il modello relazionale del prendersi cura collaborando con il paziente
per svilupparne l’empowerment e l’aderenza terapeutica che è il caring. Per fare questo si necessita
di una continuità assistenziale e comunicativa.
In relazione alla pratica clinica si è notato che l’utilizzo del modello omeostatico non è più fattibile
perché il personale formale non può occuparsi completamente della cura di una persona a
domicilio e che si deve appellare ad una rete informale. Per esempio: il caso inerente al paziente
nato nel 1936, celibe, psicologo con sindrome coronarica acuta su malattia cronica trivasale,
portatore di pace-maker, scompenso cardiaco, anemia microcitica ipocromica, insufficienza renale
cronica, cirrosi epatica etiltossica, BPCO Gold II, sindrome ansioso depressiva, a causa della sua
comorbidità questa persona doveva assumere tanti farmaci. Nella sua routine, non riuscendo più a
prepararsi i pasti da solo, cerca di recarsi al ristorante vicino a casa sua. In questo caso si poteva
chiedere al gerente del ristorante se il paziente prendeva la terapia o se seguiva il trattamento.
Non è più possibile riportare le cose come prima, ma ci dobbiamo concentrare su un modello
omeodinamico creando un nuovo equilibrio per la vita del paziente, in cui le risorse formali ed
informali si incrociano senza una gerarchia.
2. Rispetto al tema dell’aderenza terapeutica discuti i contenuti del Modello del comportamento
sanitario
Modello del comportamento sanitario: Il paziente che cosa percepisce, come vive quella malattia
che ha lì? Non è che il paziente è immutabile, muta. Per fare questo la persona deve aderire al
ruolo di malato, se no non può avere un’aderenza terapeutica.
Il modello del comportamento sanitario si fonda su cinque elementi che entrano in gioco quando
un individuo percepisce la necessità di un aiuto o tenta di risolvere un problema (il percorso di
aderenza parte quando l’utente percepisce qualcosa che non va bene e decide di chiedere aiuto):
1. La definizione dei sintomi (fattore culturale): anche se ha cose gravi ignora i sintomi oppure
l’opposto. Si riferisce alla natura e alla qualità dei mutamenti percepiti nelle proprie
condizioni di salute da parte del soggetto, il quale li valuta ed agisce di conseguenza.
2. I mutamenti di ruolo nel comportamento correlati alla malattia (fattore sociale): ssi
manifesta quando le condizioni di salute del malato divergono, volontariamente o meno,
oggetto di attenzione altrui, familiari, vicini, amici. Spesso ciò accade come parte di un
processo di negoziazione realtivo all’esonero dagli obblighi connessi alle aspettative del
ruolo/i ricopreto dal soggetto malato.
3. Il riferimento e la consultazione di profani (fattore sociale): consultarsi prima con famigliari
e poi con professionisti. Probabilità relativa che i membri di un determinato gruppo sociale
si rivolgano ad un sanitario per un problema di salute.

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4. Le azioni terapeutiche (fattore ad integrazione socio-culturale): sono la conseguenza della


definizione dei sintomi e si influenzano reciprocamente con la consultazione e riferimento a
profani. Comprndono le altrazioni comportamentali (esercizio, digiuno,…) o applicazione e
ingestione di sostanze (farmaci, preparati). Il tutto fornito da fonti attendibili.
5. L’aderenza (fattore ad integrazione socio-culturale): non aderenza primaria in cui il paziente
non termina il trattamento (lo sospende prima), non aderenza secondaria dove vie è
un’intezione di trattamento in atto.
Il paziente non può valutare dal punto di vista tecnico, scientifico i servizi offerti, quello che noi
offriamo il paziente non lo valuta sulle evidenze scientifiche, lo valutano come lo diamo.
In riferimento alla pratica clinica, il paziente deve essere consapevole del suo ruolo, si deve
riconoscere da un certo lato malato per riuscire a fare un piano di cura condiviso con il paziente. Se
no succede, noi curanti proponiamo degli interventi che al paziente non interessano, per esempio:
nel caso del paziente ex psicologo che manifestava una lieve depressione, è inutile proporli un
psicologo se lui non ne vede la necessità o non si riconosce come depresso e dunque non sente il
bisogno di parlarne con qualcuno.
3. Discuti la differenza tra compliance e aderenza terapeutica:
La compliance è quando il paziente aderisce ad un ordine, ad un’indicazione assumendo così un
ruolo passivo. Così facendo il paziente non è coinvolto attivamente nella cura, deve solo ubbidire,
da cui nasce un grado di comportamento del paziente (nell’assunzione di farmaci, osservazione
della diete, cambiamenti nello stile di vita) che coincidono con le raccomandazioni del curante.
L’aderenza è integrare nella propria realtà un cambiamento per il benessere della propria salute. Il
paziente deve vedere il piano di cura come proprio, è un coinvolgimento attivo e collaborativo del
utente a cui si chiede di partecipare alla pianificazione e all’attuazione del trattamento elaborando
un consenso basato sull’accordo. Per fare questo è necessario giungere a un compromesso,
negoziare tra paziente e curanti. Il curante deve informare e spiegare le sue motivazioni, tenendo
pur sempre conto delle abitudini del paziente, applicando così la nostra conoscenza alla situazione
del paziente.
La compliance fa comunque parte dell’aderenza, ma il curante viene confrontato con la forza di
voler essere sé stessi del paziente che è talmente forte che va oltre la malattia, ci si “dimentica”.
Noi come curanti dovremmo cercare l’aderenza terapeutica e far diventare il paziente protagonista
della sua cura, così da avere una miglior qualità di vita ed una miglior prevenzione alle complicanze.
In riferimento alla pratica clinica, il curante ed il paziente devono condividere il piano di cura, la
dove possibile. Bisogna indagare quali conoscenze ha già il paziente e come riuscire a comunicare e
condividere le proprie nozioni per costruire degli obiettivi di cura condivisi, così da avere maggior
consapevolezza ed aderenza terapeutica. Per esempio: nel caso del ex psicologo chiederli che cosa
se della depressione, come si è sentito a lavorare con questa patologia durante la sua professione,
come descriverebbe una persona depressa, per giungere ad una sua consapevolezza ed elaborare
un piano di cura condiviso.
4. Definizione e tipi di psicosi:
gruppo di patologia di tipo psichiatrico dove si ha la perdita con il contatto con un principio di
realtà. Vi è un’espressione di una severa alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con
compromissione della realtà, frequente assenza di insight, e frequente presenza di disturbi del
pensiero deliri ed allucinazioni.
Le psicosi si dividono in:
- Psicosi Esogena (causa organica): tutte le sostanze stupefacenti che causano delle
manifestazioni psicotiche per una causa organica indotta da qualcosa:
o Cannabis, anfetamine, cocaina, allucinogeni, alcol, oppiacei  intossicazione o
astinenza
o Farmaci (cortisone alto dosato, dopaminergici)

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o Demenza Alzheimer /Pick / Korsakoff (demenza degli alcolisti)


o Neurosifilis, encefalite erpetica, meningite
o Endocrinopatie (Cushin, iperparatiroidismo, ipertireosi)
o Epilessia temporale (crisi che causano allucinazioni e non manifestazioni fisiche)
o Ictus / trauma / sclerosi multipla / tumori cerebrali I o II
o Malattie autoimmuni (lupus)
o Disturbi metabolici (uremia, insufficienza epatica, ipercalcemia, porfirina, anemia
perniciosa vit B12)
- Psicosi Endogene (cause non organica)
o Bouffe delirante: episodio psicotico isolato, avviene una volta sola e non succede più.
o Schizofrenie: paranoife, ebefrenica, catatonica, simplex residual. Ogni sotto tipo ha una
sintomatologia e manifestazione diverse e quindi implicano una presa a carico diversa
del paziente di terapie e accompagnamento psicologico e sociale.
o Sindromi schizo-affettive: combinazione di sintomi della schizofernia come allucinazioni
o deliri con dei sintomi del disturbo dell’umore come la depressione o mania.
o Sindromi deliranti presenti (paranoia): delirio cronico basato su un sistema di credenze
illusorie che il paziente prende per vere e che ne alterano la percezione della realtà. La
persona mantiene le proprie facoltà razionali e relazionali ma non riesce a valutare
oggettivamente le credenze illusorie che danno inizio al delirio spesso di tipo
persecutorio.
- Psicosi post- partum

Secondo il DSM 5

o Disturbo delirante: tipo erotomaniaco, grandezza, gelosia, persecuzione, somatico


o Disturbo psicotico breve
o Disturbo schizofreniforme
o Schizofrenia
o Disturbo schizo-affettivo
o Disturbo psicotico indotto
o Disturbo psicotico dovuto a condizione medica

ICD

o Schizofrenia: paranoide, ebefrenica, catatonica, indifferenziata, depressione post-


schizofrenica, residua, simplex.
o Sindrome schizopatica
o Sindromi deliranti persistenti
o Sindrome psicotica acuta e transitoria
Classificazione di
o Sindrome delirante indotta decorso
o Sindromi schizoaffettiva
o Altre sindromi psicotiche non organiche

5. Schizofrenia: definizione, eziologia, prodromi, tipi di esordio, segni e sintomi


Definizione: consiste in un vasto ed eterogeneo gruppo di disturbi mentali caratterizzati da
manifestazioni cliniche disparate, ad andamento per lo più cronico, con una compromissione del
giudizio di realtà (psicosi). Ciò che la contraddistingue da altre psicosi è la dissociazione mentale,
che è la separazione o disconnessione tra le diverse funzioni psichiche, non solo tra idea e idea, ma
anche tra idea e stato di affetto, tra violazione e idea. In altre parole vi è l’incapacità dell’individuo

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di riconoscere la realtà e di gestire le proprie emozioni (dissociazione della personalità) e delle altre
attività psichiche fondamentali.

Eziologia vi è una vulnerabilità genetica (predisposizione): confermata da studi sui gemelli


omozigoti e dalla frequenza di disturbi dello spettro nelle famiglie di un paziente schizofrenico. Il
modo di trasmissione non è noto. Trattasi di un modello poligenico che costituisce un terreno
favorevole allo sviluppo della malattia. Con questo non significa che c’è il gene della schizofrenia,
ma c’è una vulnerabilità dei geni, non si è trovato il gene responsabile e il modo di trasmissione.

Il modello di vulnerabilità tiene conto dell’influenza di fattori ambientali, i quali fattori di rischio
precoci sono i seguenti:

- Complicazioni ostetriche peri-natali: i nati con complicazioni durante la gravidanza e/o al parto
(esempio: come piccoli problemi respiratori,…)
- Ipotesi neuroimmunovirologica: infezione virale prenatale  contrazione del virus influenzale
durante il termine di gravidanza
- Anomalie del neurosviluppo

Fattori ambientali tardivi:

- Uso di cannabis
- Fattori di stress psicosociale: (esempio: prendiamo qualcosa o qualcuno, brutte figure sociali,
una bocciatura, essere lasciati dal ragazzo/a…)

Si fa riferimento ad un modello biopsicosociale, secondo cui l’associazione di elementi biologici


(modificazioni a carico dei sistemi neurotrasmettitoriali cerebrali e carico genetico), psicologici
(dinamiche intrapsichiche e stress) e sociali (vita relazionale e ambiente culturale)
determinerebbero la vulnerabilità all’insorgenza della malattia.

I prodromi di un disturbo dello spettro schizofrenico


- appaiono dopo un evento stressante ben identificabile, ma non eccezionale. Sono degli eventi
normali della vita che vengono vissuti in modo particolarmente intenso.
- Cambio del funzionamento: Tensione e “nervosismo”, Perdita di concentrazione, Perdita di
interessi e di iniziativa, Insonnia, Succede a tutte le persone che vanno in crisi, Scarsa cura di sé,
Ritiro o isolamento sociale

- Sensazioni sgradevoli = possono essere sul corpo, scatti elettrici, la sensazione di sentire la
puzza, se qualcuno ti sfiora lo senti come dolore fisico), Diffidenza (tirarsi un pò indietro,
cominciare a chiudersi, l’altro ti dice una cosa per manipolarti), Bizzarrie del comportamento
( strana ritualità), Pensiero magico (faccio questa cosa e succede questo), Discorso vago,
allusivo, digressivo (vado indietro nel tempo), Fenomeni dissociativi (fai una cosa e non hai la
consapevolezza di averla fatta tu), Derealizzazione, depersonalizzazione (perdere i confini di
se). Esperienze percettive insolite (sentire un campanello che non c’è. Sentire una musichetta
che non c’è.) Paura di diventare matto (perdere il controllo di se stesso e dell’altro, comincia a
capire che non legge più bene quello che li succede.)

 Sono dei campanelli d’allarme, non vuol dire che la persona diventi schizofrenica

Tipi di esordio:
- Episodio florido: va via nel giro di poco tempo, viene identificato da un esordio psicotico acuto
esogeno (consumo sostanze, malattie organiche da escludere) e può diventare una psicosi
schizofrenica. Si presenta con sintomi positiva ed ha una miglior prognosi.

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- Esordio insidioso: la persona comincia a disinvestire tutto quello che ha, perdita di terreno
continua, lenta verso un isolamento, questo porta ad una psicosi schizofrenica. Si presenta con
sintomi negativi, a causa della sua “cronicità” la risoluzione è più complessa.

Segni e sintomi:

1) Sintomi positivi (allucinazioni, deliri)


- illusioni/fissazioni: pensieri e credenze che non hanno riscontri di realtà, ma che
sono percepiti/vissuti come assolutamente plausibili e veritieri (per esempio, la
convinzione che qualcuno voglia danneggiarci o parli male di noi alle nostre
spalle…).
- allucinazioni: immagini inesistenti o sente parole/frasi che, in realtà, nessuno ha
preanunciato (principalmente uditive, ma anche vista, tatto, gusto, olfatto)

2) Sintomi negativi (appiattiemnto affettivo, apatia, abulia, anedonia, alogia, autismo):


assenza di emozioni, la mancata interazione con l’interlocutore, l’espressione
facciale fissa, il linguaggio monotono e privo di inflessioni, l’assenza di movimenti
associati alla comunicazione, la perdita di interesse nella propria persona e negli
eventi esterni. Tutti questi sintomi comportano, una mioner possibilità di recupero
con le strategie riabilitative e una prognosi peggiore dalla malattia (declino
cognitivo e globale più significativo).

3) Disorganizzazione (comportamenti incongrui e bizzarri, affettività incongrua,


disturbi formali del pensiero)

- pensiero (e linguaggio) disorganizzato: difficoltà a formulare frasi di senso


compiuto e a esprimere ragionamenti dotati di filo logico.

- disorganizzazione o anomalie del movimento: movimenti disorganizzati,


compiendo gesti non finalizzati e imprevedibili, per lo più non controllabili
(agitazione motoria). Tipici sono le posture inappropriate e stravaganti, l’assenza di
risposta motoria agli stimoli o alle richieste di compiere una determinata azione e i
movimenti inefficaci o esasperati.

- pensieri di suicidio ricorrenti

- comportamenti autolesionisti

- compromissione/disagio psichico nelle capacità scolastiche, lavorative o


nell’esecuzione delle attività quotidiane abituali, che in precedenza non
comportavano difficoltà.

- depresso, espanso, disfonico (passare dalla gioia alla tristezza in modo troppo
breve o che hanno entrambe le emozioni), ittitabilità, agitazione interna.

4) Sintomi catatonici (catatonia, catalessia, negativismo, stupor)

6. Quali sono le funzioni che l’infermiere deve assumere nell’assistenza di uno psicotico e come si
caratterizzano?
- D’accoglienza: essere in grado di accogliere quello che il paziente mi sta dicendo, la
capacità di cogliere e essere a disposizione. Prestare un’enorme attenzione a cosa mi dive
l’altro, leggere le cose che mi dice anche se non sono esplicite, far capire che siamo disposti
ad accogliere in qualsiasi momento i messaggi della persona. Accogliere soprattutto le cose

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che sono brutte e molto pesanti per la persona. Creare le premesse con la persona, per far
si che questa comunicazione possa venire.
- Di contenimento emotivo (holding, non solo accogliere, ma reggere quello che l’altro mi
dice, ma anche quello che mi passa. Significa esserci e dare un po’ di struttura) delle
“sporcizia” e della “spazzatura” psicologica del paziente reggere dei contenuti carichi
anche negativamente. Do un contenimento di supporto alla persona che ha il permesso di
abbassare i muri e frammentarsi raccontando i suoi problemi, poiché io sono presente a
tenere i pezzi della persona, e aiutarla a risembrarli in modo migliore.
- D’intermediario (<< oggetto meno qualificato = noi infermieri siamo meno qualificati di un
medico, perché il paziente dirà a noi certe cose che al medico non dirà>>; alleanza
terapeutica)  essere tra il paziente (le sue angosce e le sue paure) e un terzo (che può
essere la sua famiglia) cerco di tradurre i suoi bisogni mediando. Mi pongo tra il paziente e
la sua malattia e con le persone e figure importanti della sua vita e aiuto il paziente ad
accettare quello che la malattia li crea.
- Di << Io ausiliario >>  funzione vicariante dell’io, cioè io mi sostituisco al paziente in
quelle cose che lui al momento non sa fare (io costruttivo)
- D’oggetto inanimato (essere la presente)  in certe situazioni non c’è niente da fare, c’è da
stare lì e starci per davvero, nel mio esserci ci sono completamente, far percepire la propria
presenza, la propria accoglienza. Funzione che si attiva quando il paziente è disturbato e
dargli corda peggiorerebbe le cose, oppure non è in grado di parlare in quel momento.
- Di psicoterapia e di riabilitazione  terapia di tipo psicologico, posso definire degli
obbiettivi su un piano psicologico.
- Di psicoeducazione nei confronti dei parenti e dell’utente  imposti obbiettivi e prepari
percorsi di cure per risaldare delle abilità che la malattia ha fatto perdere, poiché spesso si
parla di malattie durature che intaccano molto lo stile di vita.
- Di specialista del quotidiano  nessuno come l’infermiere (anche l’educatore) conosce il
quotidiano del nostro paziente. È l’infermiere che si deve chiedere com’è il domicilio,
dov’è?
7. Tra i diversi trattamenti di un disturbo psicotico acuto, la terapia farmacologica e la sua
somministrazione assumono un ruolo importante che solo attraverso una corretta veicolazione
(relazionale) del farmaco aiutano il paziente, quali attenzioni particolari sono necessarie da parte
del curante per sensibilizzare il paziente ad una corretta assunzione?
- Partire da un obiettivo concentrato sugli obbiettivi del paziente
- Progetto terapeutico con l’utente (alleanza terapeutica)
- Fiducia
- Evitare la simmetria tra il paziente che è diffidente e resistere al cambiamento e i curanti
che assumono un atteggiamento rigido e impositivo (qui il nucleo onnipotente paranoide
dello psicotico vince)
- Condividere con il paziente l’obiettivo dell’intervento farmacologico e della prescrizione
- Colpire un sintomo riconosciuto come fastidioso (psicoeducativo), ma non un sintomo
difesa che ha una sua funzione (che fa sentire bene il paziente)
- Veicolare l’intervento tenendo conto dei bisogni specifici del paziente e della finalità
8. Spiega l’eziologia della schizofrenia attraverso il modello poligenico multifattoriale.

Vulnerabilità genetica (predisposizione): confermata da studi sui gemelli omozigoti e dalla


frequenza di disturbi dello spettro nelle famiglie di un paziente schizofrenico. Il modo di
trasmissione non è noto. Trattasi di un modello poligenico che costituisce un terreno favorevole
allo sviluppo della malattia. Con questo non significa che c’è il gene della schizofrenia, ma c’è una
vulnerabilità dei geni, non si è trovato il gene responsabile e il modo di trasmissione. Non basta

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essere disposti geneticamente per sviluppare la malattia, sono necessari altri fattori concomitanti
come quelli ambientali.

Il modello di vulnerabilità tiene conto dell’influenza di fattori ambientali, i quali fattori di rischio
precoci sono i seguenti:

- Complicazioni ostetriche peri-natali: i nati con complicazioni durante la gravidanza e/o al parto
(esempio: come piccoli problemi respiratori,…)
- Ipotesi neuroimmunovirologica: infezione virale prenatale  contrazione del virus influenzale
durante il termine di gravidanza
- Anomalie del neurosviluppo

Fattori ambientali tardivi:

- Uso di cannabis
- Fattori di stress psicosociale: (esempio: prendiamo qualcosa o qualcuno, brutte figure sociali,
una bocciatura, essere lasciati dal ragazzo/a…)
Difficoltà cognitive
Vulnerabilità
Difficoltà sociali

Nascita Adolescenza Psicosi

Fattori precoci Fattori tardivi

9. L’osservazione psichiatrica.

L’assistenza passa attraverso la capacità di osservare la persona in modo attento e in tal senso la raccolta
dati consente di comprendere con quale situazione siamo confrontati.
La descrizione clinica si articola attorno alle seguenti domande:
•Come giunge il paziente all’osservazione psichiatrica? solo? Accompagnato? Ambulanza? Polizia?
•Età e sesso? ad esempio una donna che beve molto mi dice qualcosa, so che spesso non è una
dipendenza primaria ma un’auto cura per stati depressivi ad esempio.
•Come si presenta sul piano fisico? ad esempio persona depressa ma molto curata?
•Come sono comportamento e eloquio?
•Come si presenta sul piano psichico
facoltà psichiche elementari
facoltà psichiche complesse.
Fra i bisogni, in particolare: come dorme, come si alimenta? a dipendenza del disturbo del sonno si
può risalire al problema psichiatrico

Inoltre bisogna osservare le facoltà:

psichiche elementari:
 Coscienza
 Attenzione
 Concentrazione
 Orientamento

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 Percezionepercepisce qualcosa che non c’è? Allucinazioni? RICORDARE CHE IL DELIRIO NON E’
LEGATO ALLA PERCEZIONE!!!! In questo caso si parla di turbe della percezione
 Psicomotilitàmimica e gestualità, postura e deambulazione

Psichiche complesse:
 Pensiero : forma, flusso, contenuto
 Affettività: istinti, emozioni, sentimenti, critica e giudizio

10. Quali sono i diversi disturbi del pensiero?

Il pensiero è un’attività psichica complessa, nella quale si possono riconoscere una forma, che ne permette
la formulazione, e un contenuto, rappresentato dalle singole idee.
I disturbi del pensiero comprendono:
• flusso del pensiero:
– rallentato /accelerato (fuga di idee)
• corso del pensiero:
– associazioni allentate non è un pensiero per dire qualcosa, ma tanti concetti l’uno accanto all’altro,
pensiero contaminato. Quasi una fuga delle idee. INSALATA DI PAROLE.
• contenuto del pensiero:
– ideazione delirante

Nell’ideazione delirante si riconoscono una serie di varianti, la persona potrebbe essere soggetta ad un:
 delirio di persecuzione (di filiazione / gelosia) qualcuno mi vuole fare del male, convinzione
assoluta che una persona tradisca
 delirio di riferimento qualcosa che impedisce il raggiungimento di un obiettivo
 delirio di controllo idea che ci sia qualcosa che dall’alto controlla (pensieri ecc)
 delirio di grandezza sono Dio in terra, progetti grandiosi
 delirio di colpa / indegnità /colpa /rovina non sono degno di stare al mondo, il mio corpo non
funziona più
 delirio somatico / ipocondriaco
 delirio erotomanicoconvinti che qualcun altro sia innamorato di te

11. Cosa si intende per Insight in psichiatria.


E’ l’imput che genera il cambiamento nel paziente. E’ rappresentato dal momento nel quale il pz che la
realtà come la vive lui non corrisponde con quella delle altre persone. Può essere molto angosciante
assumere questa consapevolezza e non tutti i malati psicotici possono arrivarci. In parole semplici è
l’autoconsapevolezza della malattia.

12. Quali sono i fattori che facilitano l’aderenza terapeutica del paziente psicotico.
Bisogna premettere che:
 è necessario avere delle attenzioni particolari
 non giudicare e non attribuire significati che derivano dalla nostra esperienza di vita e dai nostri
bisogni
 tenere in conto che il folle ha una sua filosofia di vita e quindi ha dei bisogni specifici
conoscere la situazione in cui si muove il paziente, valutare le circostanze.
 – accettare l’ambivalenza nei confronti delle cure un po vogliono essere aiutati, o possono
pensare che il farmaco rappresenti un mezzo per lederli
 la finalità del paziente spesso non coincide con quella del curante

Per costruire una alleanza di lavoro bisogna tener conto:


 dello stato psicopatologico e del contesto di vita
 strutturare l’alleanza con la parte psicotica del paziente;

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 la repressione di quest’ultima è transitoria e nutre l’illusione-delusione della équipe


 distinguere tra aspetti pubblici e aspetti privati della psicosi insegnare che se sente le voci
può dirlo a noi (curanti)(aspetto privato), ma non al bar (aspetto pubblico)
 porre una diagnosi (relazionale e infermieristica) dei bisogni specifici dello psicotico attraverso
l’osservazione clinica (ambivalenza, comportamenti bizzarri, richieste, contesto di
acutizzazione) ad esempio a contatto con la famiglia se assume atteggiamenti particolari.
 assumere il ruolo di intermediario (tra paziente e familiari, dentro e fuori, parte malata e parte
psicotica)
• valutare e accettare il deficit funzionale 50% evoluzione di perdita delle funzionalità. Fino a
quando non lo accettano non si può costruire un programma ad hoc.
• definire la possibilità terapeutica: guarire o mantenere

13. Quali sono i diversi sintomi psicotici e come sono classificabili?


Sintomi negativi:
 apatia (Incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse)
 anedonia (l'incapacità di provare appagamento o interesse per attività comunemente ritenute
piacevoli)
 abulia (inerzia, mancanza di volontà)
 anaffettività
 autismo
 ambivalenza
 associazione allentata (sfera cognitiva)
sintomi positivi
 disturbi del contenuto del pensiero (deliri)
 disturbi della forma del pensiero (insalata di parole)
 allucinazioni

14. Funzioni psichiche.

Le funzioni psichiche si suddividono in elementari e complesse


Elementari:
 coscienza: consapevolezza del mondo esterno e di sé
 attenzione: funzionamento selettivo, concentrazione della mente e dei sensi sulla presenza o
nell'attesa di un fatto
 concentrazione: capacità di fissare l’attenzione su un solo dato
 orientamento
 percezione
 psicomotilità: gestualità, postura, mimica, deambulazione
Complesse:
 pensiero: forma, contenuto, flussolinguaggio
 affettività: tono dell’umore: istinti, emozioni, sentimenti, critica e giudizio

15. Come definiresti la funzione di Accoglienza?

L’accoglienza è molto importante in quanto condiziona quello che sarà l’iter relazionale nei confronti
del paziente psicotico.
Accogliere la domanda esperita dal pz, una richiesta di aiuto colma di sofferenza, con professionalità ed
esperienza fin dal suo insorgere, mettendo in campo capacità e sensibilità nella rilevazione. Non significa
solamente essere disponibili ad accogliere sensazioni ed emozioni, ma anche rilevare la reale valenza della
richiesta anche quando la domanda non risulta esplicita, ma bensì mascherata. Sarà importante quindi
saper cogliere i segnali nascosti che ci vengono offerti a partire dal primo incontro, come anche tutto ciò
che non viene espresso esplicitamente.

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La persona che si reca o viene portata presso un servizio psicosociale potrebbe essere spaventata, confusa,
offrire dunque un luogo idoneo ed essere discreti nel porre domande accogliendo ciò che viene o non viene
espresso risulta essere fondamentale.
L’ascolto sarà parte integrante dell’accoglienza, proprio per consentire una comprensione della situazione,
come anche trasmettere disponibilità emotiva di presa in carico concreta di tutti i bisogni del paziente.

16. Il DUP (durata periodo senza trattamento) significati e implicazioni.


Il termine DUP si riferisce al lasso di tempo prodromico prima e psicotico successivamente, in cui la persona
non è soggetta ad alcun tipo di trattamento e questo incide notevolmente come fattore prognostico
negativo. In tal periodo possono verificarsi dati clinicamente significativi (eventi particolari, utilizzo e abuso
di sostanze, tentamen, mancato raggiungimento di obiettivi scolastici e lavorativi per ritiro, allontanamento
dal nucleo familiare).
Ridurre questo periodo non soggetto a terapia e trattamenti sembrerebbe avere un miglior esito nella presa
a carico del paziente.
E’ auspicabile che alle prime avvisaglie, quindi durante le manifestazioni prodromiche ( ritiro ed isolamento,
scarsa cura di sé, bizzarrie, perdita di concentrazione, insonnia, cambiamento del funzionamento,
diffidenza, esperienze percettive insolite, paura di diventare matto, perdita interessi ed iniziativa), si inizi ad
indagare sulla situazione, tanto da riuscire a prevenire l’episodio acuto psicotico vero e proprio.
Tale tipo di approccio permette di prevenire maggiormente le recidive e che questa malattia sia cronicizzata
nel tempo, riducendo così i tempi di ospedalizzazioni involontarie e diminuendo così la sintomatologia
negativa.
Importante istaurare una buona alleanza terapeutica per garantire un lavoro continuativo.

17. Argomenta quali sono le relazioni tra la personalità come caratteristica umana e il disturbo di
personalità come condizione patologica.
Per personalità si intende la modalità duratura di percepire, relazionarsi e pensare sull’ambiente e su sé
stessi. Stabile e duratura nel tempo.
Per disturbo di personalità invece si parla di una modalità disadattata e inflessibile di percepire, relazionarsi
e pensare sull’ambiente e su se stessi che causa una disfunzione psico-sociale.
La personalità è una condizione evolutiva non genetica ed i disturbi di personalità sono una condizione che
insorge per cause stressogene e per deprivazione ambientale (abbandono, maltrattamenti, distacco dalle
figure di riferimento).

18. Quali modalità di comportamento caratterizzano la persona affetta da un Disturbo di personalità.

Il disturbo di personalità è una modalità disadattata e inflessibile di percepire, relazionarsi e pensare in


merito all’ambiente e su se stessi che causa una disfunzione psico-sociale. Il paziente con disturbo di
personalità ha dei comportamenti duraturi e radicati che si manifestano come risposta costante a situazioni
personali e sociali. Presenta delle deviazioni significative da modo in cui un individuo, in una data cultura,
percepisce, pensa sente e si pone in relazione con gli altri associati a vari livelli di sofferenza soggettiva e di
compromissione del funzionamento sociale. Questi disturbi possono insorgere dalla tarda infanzia o
nell’adolescenza e continuano fino all’età adulta. Non sono secondari a altre patologie ma insorgono a
seguito di stress e deprivazioni ambientali.
Comportamenti devianti manifesti in più aree :
-a livello cognitivo (modo di percepire e interpretare le cose, le personee gli eventi e di costruire
atteggiamenti e immagini di sé e degli altri)
– affettività (intensità e appropriatezza delle reazioni emotive)
– controllo degli impulsi e soddisfazione dei bisogni
– modalità di porsi in relazione con gli altri e di gestire le situazioni interpersonali
--Deviazione pervasiva: comportamento non flessibile, che ostacola l’adattamento, disfunzionale in varie
aeree e in una vasta gamma di situazioni

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19. Criteri clinici per definire un Disturbo di personalità di tipo Borderline.

I criteri clinici per definire un disturbo di personalità borderline sono:


• Identità fragile: immagine di sé e percezione di sé marcatamente instabili
• angoscia di separazione e di avvicinamento: sforzi disperati per evitare un reale o immaginario
abbandono con conseguente difficoltà di attaccamento
• relazioni interpersonali intense e instabili: alternanza tra idealizzazione e svalutazione dell’altro
• impulsività: spese eccessive, abuso di sostanze, sessualità promiscua, abbuffate, guida spericolata
• autolesionismo: minacce e gesti suicidari o autolesionisti
• instabilità emotiva: umore altalenante e capriccioso, irritabilità, ansia, disforia
• vuoto: sentimento cronico di vuoto interiore
• rabbia intensa: accessi di collera incontrollata con scontri fisici e risse

20. Elementi della valutazione della funzione respiratoria.


• Tachipnea
• Uso della muscolatura accessoria
• Rumori respiratori (inspiratori/espiratori)
• Cianosi
• Respiro paradosso (pazienti broncopatici)
• Posizione a tripode
• Fame d’aria
• Desaturazioni
• Gasometrie
• Stato di coscienza alterato (agitazione o letargia)
• Auscultazione
• EtCO2 di fine espirazione
21. Elementi della valutazione della funzione respiratoria in età pediatrica.

Gli elementi di valutazione in età pediatrica sono:

 Tachipnea
 Tiraggi
 Alitamento pinne nasali
 Stridori
 Gemiti
 Cianosi
 Retrazioni costali
 Respiro paradosso toraco-addominale
 Head bobbing
 Sniffing position
 Saturazione > 96%, Neonato85-90%, dal mese di vita 92%
 Gasometria capillare e venosa
 Stato di coscienza alterato
 Auscultazione

22. Patologie delle vie aeree superiori in età pediatrica.

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• Rinite
• Sinusite
• Tonsille e adenoide
• Otite esterna e media acuta
• Laringomalacia e tracheomalacia
• Laringite
• Laringotracheite subglottica
 Epiglottite
 (Inalazione corpo estraneo)

23. Sintomi, diagnosi e terapia della rinite, sinusite, otite, laringite, larangite subglottica.

Patologia S/S Diagnosi Terapia


Rinite: Segni: rinorrea da Test per rinite allergica. Decongestionanti,
irritazione/infiammazione eccesso di muco, Basata sull’anamnesi, anticolinergici,
di alcune aree interne del congestione nasale, prelievo secrezioni antistaminici (se
naso. Può essere di due catarro. nasali e negatività test allergica).
tipi: allergica o non allergici.
allergica(infezioni, difetto
anatomico,…)
Sinusite: processo Mal di testa, Radiografia o TAC o Antibiotica se di origine
infiammatorio dei seni congestione, mal prelievo all’interno dei batterica, mucolitici, in
paranasali. d’orecchio, febbre, seni di un campione per caso virale
dolore zona posteriore scelta antibiotico in paracetamolo e
occhi. base al batterio. ibuprofene.
Otite: infiammazione a Acufeni, febbre, dolore Esame obiettivo con Antibiotici se causa
carico dell’orecchio. facciale, ipoacusia, otoscopia. batterica,
linfonodi ingrossati, antiinfiammatori e
oftalgia. impacchi caldi.
Laringite: infiammazione Dispnea, disfonia, tosse Anamnesi, FANS, mucolitici,
a carico della mucosa secca e stizzosa, stridori laringoscopia, ipotonia antipiretici, eventuale
della laringe. inspiratori, in seguito corde vocali. astensione fumo
anche espettorato. sigaretta, corticosteroidi
Maggior pericolosità nei inalatori.
bambini sotto i 3 anni
vista la ristrettezza delle
vie aeree.
Laringotracheite Tosse abbaiante, stridor Clinica, analisi sangue, Ossigeno umidificato,
subglittica (Croup): inspiratorio, tiraggi, cultura virale. cortisonici e adrenalina
Spasmo della laringe di retrazione giugolo e per aerosol, posizione
origine infiammatoria su intercostali, sudore, semiseduta, FANS.
Virosi. tachicardia, cianosi
tardiva.

24. Patologie delle basse vie aeree in età pediatrica.

• Bronchite ostruttiva
• Polmonite
• Asma bronchiale
• Bronchiolite
• Inalazione corpi estranei

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25. Bronchite ostruttiva: diagnosi, clinica e terapia.

Patologia infiammatoria acuta dei bronchi in bambini non allergici < 5-6 anni, solitamente collegata a
infezione virale delle vie aeree alte. Patologia che regredisce spontaneamente con il passare degli anni in
quanto aumenta di diametro bronchiale.

Diagnosi: si basa sulla clinica, rx poco utile: nessun segno tipico.

Clinica: Sibili espiratori, fischi, tachipnea, alitamento pinne nasali, tiraggi intercostali e giugulari,
desaturazione .

Terapia: ossigeno, broncodilatori B-mimetici: Ventolin; Corticosteroidi inalatori: Axotide, Pulmicort;


Corticosteroidi sistemici: Betnesol, Solu-Medrol. Terapia antibiotica se connessa a polmonite.

26. Asma: tipologie, diagnosi, eziologia, clinica e terapia

Asma: malattia dei bronchi caratterizzata da broncospasmo bronchiale e edema della mucosa. > 10% nei
bambini sopra i 6 anni.

Si può suddividere in asma allergico (estrinseco) e asma vero e proprio (intrinseco). Di difficile
classificazione in quanto spesso c’è la concomitanza dei due. Fattori scatenanti sono i vari allergeni ma a
anche il freddo.
Eziologia: sensibilità allergene(pollini, alimenti, additivi alimentari, muffe), dovuta a infezioni respiratorie,
sforzo fisico, aria calda/fredda, inalazioni di sostanze e ambienti particolarmente inquinanti.
Clinica: tosse secca stizzosa, sibili durante l’espirazione, difficoltà respiratoria.
Terapia: ossigeno, broncodilatori B-mimetici: Ventolin; Corticosteroidi inalatori: Axotide, Pulmicort;
Corticosteroidi sistemici: Betnesol, Solu-Medrol; Antiistaminici: Feniallerg, Xyzal; Adrenalina.

27. Attraverso quali indagini si determinano le diverse tipologie d’asma.

SCUSATEMI MA IO NON HO TROVATO NULLA PER QUESTA CAZZO DI DOMANDA… ANCHE perché STAVO
GUARDANDO MA DELLE PROBLEMATICA RESPIRATORIE ABBIAMO PARLATO IN TOTALE 4 ORE….

28.Gli allergeni dell’asma:

Definizione:
 Allergene:
 Ogni sostanza capace di determinare uno stato di allergia

 Allergia:
 Risposta anomala dell'organismo nei confronti di determinate sostanze esterne (allergeni),
contro le quali l'organismo produce particolari anticorpi, come le immunoglobuline E (IgE)

Fattori scatenanti l’asma:


Sono vari, tra cui:
 Pollini
 Acari
 Polvere
 Aria fredda
 Inquinamento

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 Fumo
 Stress
 Sforzo / Attività fisica
 Infezioni
 Farmaci
 Alimenti e additivi alimentari
 Muffe

29. Bronchiolite in età pediatrica: definizione, eziologia, fisiopatologia, complicazioni, clinica, terapia.

Definizione:

malattia infiammatoria acuta del tratto respiratorio inferiore: ostruzione delle piccole vie aeree, i bronchioli

Eziologia:

principale responsabile (60-90% dei casi) è il virus respiratorio Sinciziale (VRS o RSV), inoltre ci sono altri
virus responsabili con minor frequenza: influenza, parainfluenza, adenovirus, Rhinovirus, metapneumovirus

fisiopatologia:

solitamente inizia con rinite, dopo qualche giorno infiammazione delle vie aeree inferiore, in particolari
bronchioli dove provoca infiammazione, edema, necrosi epiteliale e secrezione della mucosa endoluminale
con conseguente ostruzione e air trapping (anormale ritenzione di aria) con alterazione degli scambi
gassosi.

Complicazioni:

nella maggior parte dei bambini in salute la bronchiolite si risolve senza complicazioni. Nei pazienti
gravemente colpiti, in particolar modo i nati prematuri (<12 settimane di età), chi ha una malattia
cardiopolmonare preesistente o pz. affetti da immunodeficienza aumenta il rischio di complicazioni tra cui
le più gravi sono apnea e insufficienza respiratoria. I bambini che necessitano una ventilazione meccanica a
causa dell’apnea o dell’insufficienza respiratoria rischiano di sviluppare un pneumotorace o
pneumomediastino. Altre complicazioni sono: disidratazione, polmonite da aspirazione e infezioni
batteriche secondarie.

clinica:

• Prodromi: rinorrea, faringite

• Dopo 1-3 giorni: tosse, diminuzione dell’appetito, febbre intermittente, dispnea.

• Difficoltà alimentari! Disidratazione

• Distress respiratorio: tachipnea, espirio prolungato, tiraggi intercostali, alitamento delle pinne nasali,
cianosi.

• Apnea soprattutto se meno di 2 mesi di vita o prematuri.

• Insufficienza respiratoria acuta, ipertensione polmonare e compromissione cardiovascolare

terapia:

• Idratazione adeguata
• Lavaggi nasali efficaci
• Ossigeno

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• inalazioni con soluzione ipertonica ( NaCl 3%)


• Alti flussi
• CPAP= continuous positive air pressure
• Efficacia dubbia: inalazione di Adrenalina, fisio respiratoria
• Non efficace: inalazioni con Ventolin visto che a livello dei bronchioli non ci sono i ricettori beta,
antibiotici, corticosteroidi

30. Ingestione di corpi estranei in età pediatrica: clinica, diagnosi, tipologie, interventi.

Clinica: tosse improvvisa e possibile ostruzione completa delle vie aeree

diagnosi: anamnesi, radiografia (sovente CE a destra), broncoscopia

tipologie:

 Ostruzione non completa: bambino tossisce. Nessuna manovra di disostruzione delle vie aeree
 Ostruzione completa: eseguire manovre di disostruzione delle vie aeree
interventi:

 <1 anno 5 compressioni toraciche


 > o uguale 1 anno compressioni addominali (manovra di Heimlich)
 (ev.) rianimazione

31. Le polmoniti: sintomi, clinica e terapia, nelle diverse classi d’età: neonati, bambini, ragazzi/adolescenti

 neonatale:
o sintomi: Polmonite nosocomiale ad esordio tardivo si manifesta con inspiegabile
peggioramento dello stato respiratorio del paziente ed aumentata quantità ed un
cambiamento nella qualità delle secrezioni respiratorie (p.es., spesse e marroni). I neonati
possono presentare un esordio acuto, con instabilità della temperatura e neutropenia.
o clinica: la polmonite neonatale si presenta comunemente con distress respiratorio alla
nascita o poco dopo la nascita. I neonati possono avere associata letargia, apnea, tachipnea
e perfusione povera, a volte può possono peggiorare in shock settico. Alcuni neonati
sviluppano un’ipertensione polmonare. altri segni includono temperatura instabile, acidosi
metabolica e distensione addominale. Nessuno di questi segni è specifico per la polmonite
e per il distress respiratorio, quindi può anche essere usato per le cause non infettive.
o terapia:
 se di tipo batterico si utilizza un antibiotico:
 se <3 giorni si tende ad utilizzare l’ampicillina con la gentamicina
 se >3 giorni si tende ad utilizzare la vancomicina
 se di tipo virale si utilizza:
 per herpex simplex virus (HSV): acyclovir
 per virus respiratori sinciziale (VRS): ribavirina
 bambini:
o sintomi: febbre alta, brividi squassanti, tosse produttiva, che non migliora o che
tendenzialmente peggiora, comparsa di affanno durante attività quotidiane normali, dolore
toracico associato al respiro o ai colpi di tosse, improvviso peggioramento dopo un
raffreddore o un’influenza.

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o clinica: la polmonite nei bambini si presenta in maniera differente a dipendenza del


patogeno responsabile, le peculiarità del bambino e la gravità. I segni e sintomi non sono
specifici, non ci sono dei singoli sintomi o segni patognomonici della polmonite nei
bambini. Certi bambini possono presentarsi anche solo con febre e leucocitosi.
o terapia: amoxicillina
 adolescenti:
o sintomi:
o clinica: adolescenti e bambini più grandi possono presentare anche dolore al petto
“pleurico” ossia con la respirazione. La manifestazione dominante resta il dolore
addominale in quanto il dolore proviene dalla parte inferiore dei lobi del polmone, oppure
rigidità nucale se il dolore proviene dai lobi superiori.
o terapia: amoxicillina
32. Le allergie: definizione, cause, sintomi, urgenze, diagnostica, terapie:

 definizione: Esagerata reattività (iperergia) acquisita dall'organismo verso una particolare sostanza
(allergene) che lo abbia sensibilizzato in precedenza.
 cause: gli allergeni, possono essere alimentari, ai pollini, alle muffe, agli animali, agli acari della polvere,
al lattice, ai farmaci e al veleno di insetto
 sintomi: naso che cola e congestione nasale, prurito agli occhi e/o occhi che lacrimano starnuti, tosse,
prurito al naso, sul palato o in gola, pressione al petto e dolore facciale, gonfiore, occhiaie bluastre
(occhiaie allergiche) e diminuzione del senso del gusto o dell'odorato
 urgenze: quando l’allergia è così severa da diventare shock anafilattico quando si viene a contatto con
l’allergene
 diagnostica: per diagnosticare delle allergie bisogna eseguire dei test allergologici
 terapie: antistaminici, bronco dilatatori e in caso di shock anafilattico adrenalina.

33. Il Salbutamolo: indicazioni terapeutiche ed effetti collaterali:

 indicazioni terapeutiche: il salbutamolo è un bronco dilatatore e serve per il trattamento di


patologie dell’apparato respiratorio caratterizzate da ostruzione delle vie aeree
quali asma bronchiale (incluso lo stato di male asmatico), bronchite asmatica o
cronica, enfisema post-bronchitico e per la profilassi del broncospasmo indotto
dall’esercizio fisico
 effetti collaterali: i principali effetti collaterali sono secchezza delle fauci, candidosi orale, tachicardia e
tremori.

34. Quali sono gli indicatori del distress respiratorio nell’adulto:

 cianosi, dispnea, (diffuse crackels) inoltre presenta di solito tachipnea, tachicardia, diaforesi, l’utilizzo
dei muscoli respiratori accessori e può esserci tosse e dolore toracico.

35. Quali sono gli indicatori del distress respiratorio in età pediatrica:

 Tachipnea, Tiraggi, Alitamento delle pinne nasali, Gemito, Cianosi, Auscultazione (fischi, ronchi, gemiti,
rantoli, Silent chest)
 Saturazione: > 96%. Nei neonati 85-90%, dal mese di vita > 92%.

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 Gasometria. In pediatria capillare o venosa

36. La costipazione in età pediatrica: definizione, tipologie, cause e/o fattori di rischio, criteri diagnostici,
trattamenti.

La costipazione è definita come un disturbo funzionale digestivo consistente nella ridotta frequenza di
scariche intestinali. Si utilizzano i criteri di Roma (2006) per definire meglio i criteri diagnostici. Secondo
essi, si parla di costipazione se la manifestazione di sintomi è presente per almeno con almeno due dei
seguenti sintomi:

1. Due o meno defecazioni alla settimana


2. Almeno un episodio di incontinenza fecale per settimana
3. Storia di eccessiva ritenzione fecale o di atteggiamenti posturali atti a ritenere le feci
4. Defecazioni dure e/o dolorose
5. Presenza di feci abbondanti
6. Feci di largo diametro che possono ostruire la toilette

Sintomi di accompagnamento (passano dopo il passaggio delle feci): irritabilità, scarso appetito e/o senso di
sazietà precoce.

Tipologie

Stipsi funzionale (95% dei casi): espressione di un difettoso rilasciamento della muscolatura del pavimento
pelvico e dello sfintere anale interno al momento dell'arrivo del bolo fecale nel retto. Man mano che le feci
vengono trattenute si crea un fecaloma che rende l’evacuazione faticosa e dolorosa, così che il bambino
tende a rimandarla. Questo “circolo vizioso” porta all’encopresi (perdita involontaria di feci) provocando
incontinenza paradossa nel bambino.

Cause

 fattori organici: problemi transitori che rendano la defecazione difficoltosa (una ragade anale, una
ipersensibilità alle proteine del latte vaccino).
 fattori non organici (+ frequenti): malattia che comporta allettamento, una situazione sociale che
renda la defecazione problematica (un viaggio, una scarsa accessibilità al gabinetto), una
educazione al vasino intempestiva ed eccessivamente coercitiva.

Stipsi associata ad una malattia organica:

Cause

 Malformazioni antonimiche: ano imperforato, stenosi anale, ano anteriorizzato, masse pelviche
(teratoma sacrale)
 cause metaboliche: ipotiroidismo, diabete, ipo/ipercalcemia
 cause gastrointestinali: fibrosi cistica, celiachia, IPLV
 cause neurologiche: anomalie del midollo spinale, traumi al midollo spinale, encefalopatia,
neurofibromatosi
 Cause neuromuscolari: malattia di Hirschsprung, displasia, gastroschisi (i neonati che nascono con
intestino all’esterno, durante la vita embrionale dovrebbe entrare nella cavità addominale)
 Connettivopatie: sclerodermia, Lupus eritematoso sistemico, sindrome di EhlersDanlos
 Farmaci: oppioidi, fenobarbitale, antiacidi, antipertensivi, anticolinergici

Diagnosi: storia e valutazione clinica, se stipsi organica: indagini strumentali → assessment addome
(globoso), RX addome, Rx clisma opaco, manometria anorettale, indagini ematochimiche, biopsia rettale

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Trattamenti

Per prima cosa rimuovere l'ostacolo meccanico che mantiene la stipsi (fecaloma o impatto fecale)

Non farmacologici: dieta ricca di fibre, abbondante quantità quotidiana di liquidi, attività fisica e sportiva
regolare, invito (non coercizione) al bambino piccolo di sedersi sul vasino come fosse un gioco;
raccomandazione al bambino più grande di trovare un tempo da dedicare ogni giorno al bagno, anche per
stimoli non impellenti, preferendo un momento successivo al pasto.

Farmacologici: esecuzione di un clistere evacuativo o in alternativa l'impiego di soluzioni iperosmolari da


somministrare per via orale a dosaggio elevato.

37. Malattia di Hirschsprung: definizione, clinica, diagnosi e terapia.

La malattia di Hirschsprung (HSCR) è una patologia congenita della motilità intestinale, caratterizzata da
segni di ostruzione intestinale dovuti alla presenza di un segmento a-ganglionare, di misura variabile, nella
porzione terminale del colon. Il colon dunque appare molto disteso perché la sua parte terminale non ha le
cellule nervose gangliari che permettono il normale movimento. I neonati che presentano un megacolon
congenito hanno quindi difficoltà ad evacuare spontaneamente.

Clinica: esordisce subito dopo la nascita, con l'ostruzione del tratto gastrointestinale inferiore, per la
mancata evacuazione del meconio nelle prime 48 ore di vita, con dolore addominale, stipsi, progressiva
distensione addominale, vomito e talvolta diarrea. Di rado, si presenta a partire dall'infanzia con
stitichezza grave e ritardo della crescita.
Diagnosi: biopsia rettale, prelevamento di mucosa a livello del colon per investigare le cellule gangliari.
Sono utili, per la diagnosi differenziale, la radiografia addominale semplice, gli esami con contrasto del
tratto gastrointestinale inferiore e l'ecografia.
Terapia: intervento chirurgico → resezione del segmento a-ganglionare, seguita dall'anastomosi
dell'intestino prossimale al margine anale.

38. Diarrea: tipologie.

Diarrea acuta: Si parla di diarrea acuta se sono presenti n°> 3 scariche di feci acque al giorno. La causa più
frequente è infettivo (Rotavirus).

Diarrea cronica: Presenza di feci acquose per più di 4 volte al giorno per almeno 2 settimane.

39. Diarrea cronica in età pediatrica: tipologie, clinica, quadri clinici correlati.

Tipologie:

 La diarrea osmotica deriva dalla presenza di soluti non assorbibile nel tratto gastrointestinale,
come con l'intolleranza al lattosio. Il digiuno per 2 o 3 die ferma la diarrea osmotica.
 La diarrea secretoria provocata da sostanze (p.es., tossine batteriche), che aumentano la
secrezione di ioni cloruri ed acqua nel lume intestinale. Una diarrea secretoria non si arresta con il
digiuno.

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 La diarrea infiammatoria è associata a condizioni che causano infiammazione o ulcerazione della


mucosa intestinale (p.es., malattia di Crohn, colite ulcerosa). La risultante essudazione di plasma, di
proteine sieriche, di sangue e di muco, aumenta la massa fecale e il contenuto liquido.
 Il malassorbimento può derivare da meccanismi osmotici o secretori o condizioni che portano a
una minore area di superficie nell'intestino. Condizioni come l'insufficienza pancreatica e la
sindrome dell'intestino corto e condizioni che accelerano il tempo di transito provocano diarrea a
causa di un ridotto assorbimento.

Clinica:

 Dolori addominali
 Feci liquide o semisolide
 Impellente necessità di andare in bagno
 Rumori intestinali
 Sensazione di gonfiore addominale

Cause più frequenti – quadri clinici correlati

 Sindrome post-enterica: una complicanza del 5% delle diarree acute infettive. In presenza di
un’infezione i villi presenti nel tubo digestivo si atrofizzano causando problematiche di
assorbimento. Oppure possono essere coinvolti altri fattori: persistenza infezione, colonizzazione
batterica alta.
 Diarrea cronica aspecifica o diarrea del bambino sano : è la causa più frequente nel bambino sano
(1-5 anni). Si presenta nel bambino che presenta diarrea cronica alternata a stipsi, dopo l’esclusione
di altre patologie. Consigli: evitare alimenti che aumentano la diarrea come succhi di frutta, e
preferire una dieta ricca grassi e fibre.
 Intolleranza alle proteine di latte vaccino
 Celiachia
 Enteropatia autoimmune
+
Se è presente la diarrea cronica:

 Coprocoltura: di regola
 Usare dieta senza latte: per prova solo nei primi mesi di vita
 Fare dieta senza glutine: con diagnosi di celiachia
 Ricoverare: condizioni scadute, lattante nei primi mesi, sospetto fondato di malattia autoimmune,
sospetto di malnutrizione.

40. La celiachia: definizione, epidemiologia, cause, diagnosi, clinica, trattamento, complicanze.

La celiachia è una malattia cronica della mucosa dell’intestino tenue immuno-mediata da linfociti T causata
dall’esposizione al glutine, in cui il corpo produce anticorpi di tipi IgA e IgG contro gli enzimi
transglutaminasi tissutale e i peptidi della gliadina (glutine). Spesso i soggetti sono geneticamente
predisposti (genotipo HLA). La risposta infiammatoria determina la caratteristica atrofia dei villi della
mucosa nel tenue. Essa comporta infiammazione della mucosa che a sua volta determina atrofia dei villi
della mucosa del tenue, a loro volta cause del malassorbimento.

Epidemiologia: malattia frequente (1 su 100), prevalenza femminile

Cause: Nella celiachia il consumo di alimenti contenenti glutine scatena una reazione immunitaria che
distrugge la struttura tipica della mucosa dell’intestino tenue (atrofia dei villi intestinali). Una celiachia non

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curata riduce le dimensioni dei villi e quindi della superficie dell’intestino, ciò causa un’insufficiente
assimilazione di sostanze nutritive.

Diagnosi: clinica, test degli anticorpi nel sangue (AC anti-endomisio, AC anti transglutaminasi (IgA, IgG), IgA
tot), infine come gold standard biopsia intestinale (per investigare atrofia dei villi intestinali).
Clinica

1. Diarrea cronica
2. Distensione addominale
3. Rallentamento/arresto della crescita dato il malassorbimento
a. curve di crescita peso altezza e circonferenza cranica (bambino)
4. Perdita massa muscolare
5. Pliche cutanee
6. Cambiamenti comportamentali
7. Anoressia (perdita appetito)

Trattamento: seguire esclusivamente per tutta la vita un’alimentazione senza


glutine, ossia l’esclusione assoluta di frumento, segale, orzo, farro. Gli amidi
concessi sono riso e mais. L’avena senza glutine può essere integrata
nell’alimentazione (<50g al die).

Complicanze: osteoporosi (ossa si fratturano facilmente poiché hanno perso


massa ossea e mancato assorbimento di calcio), linfoma dell’intestino tenue,
anemia sieropenica (mancato assorbimento di ferro), intolleranza al lattosio
(mancata produzione dell’enzima lattasi da parte dei villi), diabete di tipo I,
disordini alla tiroide, epilessia, infertilità e parti prematuri nelle donne,
insufficienza renale, umore depresso, stanchezza/spossatezza, →

41. Intolleranza-Allergia-Malattia autoimmune.

Intolleranza: reazione di ipersensibilità senza un diretto coinvolgimento del sistema immunitario, ma


causata da una mancanza di enzimi digestivi per causa di una non tolleranza verso l’alimento o il
componente senza sviluppare sintomi. Non provocano reazioni immediate e gravi come nell’allergia.

Allergia alimentare: il sistema immunitario reagisce contro un antigene esterno, producendo anticorpi di
tipo IgE contro di esso. Può creare disturbi di grado lieve, moderato o severo (anafilassi).

Patologia autoimmune: di norma il sistema immunitario (granulociti, macrofagi, linfociti T e B, mastociti,


citochine, Ig, complemento...) non si esprime contro componenti dell’organismo. Talvolta i linfociti T
diventano auto-reattivi (fattori genetici e ambientali) e stimolano i linfociti B nella produzione di AUTO-AC
che provocano stati infiammatori. Es. celiachia, artrite reumatoide, tiroide autoimmune, lupus.

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42. Quando si parla di aderenza alla dieta priva di glutine, quali elementi vanno tenuti in considerazione,
argomenta.

L'aderenza alla dieta priva di glutine è frutto dell'intreccio di molteplici elementi:

 Il paziente (adolescente, risorse, accesso facile alle tecnologie innovative...)


o Se pz è adolescente vi è un rischio più elevato di strappi alla regola, aumenta la dipendenza
dai genitori (ciò crea disagio e fastidio), cronicità più difficile da accettare, ricerca di
accettazione del gruppo dei pari difficoltosa -> aumento senso di esclusione e diminuzione
della stima di sé -> maggiore isolamento, tendenza a nascondere il disagio e le emozioni
riguardanti alla malattia. Sfida i suoi limiti perché non ha coscienza della morte!
 La malattia (oggi più̀ conosciuta) anche se c’è ancora disinformazione della società riguardo alla
problematica -> importanza dell’informazione da parte dei curanti
 Il regime terapeutico (cibi facilmente reperibili, corsi di cucina, moda salutistica...)
 Gli operatori sanitari coinvolti: importanza dell’informazione, dell’alleanza terapeutica, ricerca
della compliance con il paziente (rapporto medicopaziente) (le informazioni di base dovrebbero
venire dal medico e non da internet, punto di riferimento...)
 Il contesto socioeconomico e sociale → possibili problemi economi del paziente, costi elevati degli
alimenti,
 Si trovano a stravolgere il loro stile di vita.
 Preoccuparsi di non ingerire, volontariamente o involontariamente, del glutine Il rischio che si
ripresenti al minimo contatto con la sostanza intollerante -> attenzione alla contaminazione in
cucina
 Condivisione della propria intolleranza con gli altri  difficoltà a farsi accettare  isolamento
sociale  Spesso si sente obbligato a rifiutare inviti
 Celiachia silente  no sintomi

43. Dolori addominali in pediatria: cause più frequenti nelle differenti fasce di età.

0-2 anni 2-6 anni Dopo i 6 anni


Invaginazione intestinale Appendicite acute Traumi
Volvo: intestino si gira sul GEA Torsione ovarica
proprio asse Stipsi Colite ulcerosa, malattia di Chron
Diverticolite di Meckel Adenite mesenterica: linfonodi a Cheto-acidosi diabetica: diabete
RGE livello del che si ingrossano in che scompensa o inaugurale
Riflusso gastroesofageo seguito ad infezioni GEA
Cloche del lattante Diverticolite di Meckel Stipsi
Torsione testicolare (urgenza) Invaginazione intestinale Appendicite acuta
GEA Porpora di Schönlein-Henoch: Adenite mesenterica
Stenosi ipertrofica del lattante vasculite (infiammazione dei Celiachia
piccoli vasi)
Nefrolitiasi
Polmonite base, IVU
(infiammazione delle vie
urinarie)
Celiachia
Ingestione di corpi estranei

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44.Coliche del lattante: definizione, manifestazione, eziologia, interventi:


Coliche del lattante:
Definizione:
 Crisi di pianto eccessivo presente in lattante altrimenti sano, che persistono per > 3h al giorno, per
> 3 giorni a settimana e di durata > 3 settimane, senza causa identificabile (Wessel, 1954)

Manifestazione:
 Attacchi parossistici di pianto e irritabilità senza una causa identificabile, prevalentemente nel tardo
pomeriggio e la sera
 Inizio durante la 2° settimana di vita, con un picco alla 6° settimana
 Risoluzione generalmente tra la 12° e la 16° settimana di vita
 NON associate alla fame o al dolore

Eziologia:
 Eziologia sconosciuta  Probabilmente multifattoriale

Interventi:
 Presa a carico:
 Rassicurare i genitori  La malattia è un importante fonte di angoscia materna e di sofferenza
famigliare
 Informare i genitori sugli “interventi comportamentali” (es. Non scuotere)
 Simethicone (Flatulex)  Non più efficace del placebo
 Genitori devono essere rassicurati istruiti e sostenuti

45. RGE: definizione, clinica, diagnosi e terapia:


Reflusso Gastro-Esofageo (RGE):
Definizione:
 Risalta del contenuto gastrico in esofago con o senza rigurgito/vomito
 È FISIOLOGICO nei lattanti, anche più volte al giorno  Perché lo sfintere esofageo inferiore non si
chiude sufficientemente
 Diventa malattia se questa risalita del contenuto gastrico comporta l’insorgere di segni, sintomi e
complicanze (es. esofagite, ematemesi, disfagia, polmoniti da aspirazione, sintomi respiratori su
irritazione laringea e delle vie respiratorie, stridor (rumore inspiratorio)

Clinica:
 Nei bambini piccoli:
 Riflussi/vomito
 Irritabilità
 Pianti inconsolabili (dolori)
 ALTE (apnee)
 Sindrome di Sandifer (opistotono e testa girata da un lato)

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 Scarsa crescita
 Stridor
 Nei bambini più grandi:
 Dolori retro sternali
 Tosse cronica
 Asma ricorrente
 Polmoniti ricorrenti

Diagnosi:
 La diagnosi è prettamente clinica

Terapia:
 Posizione Anti-Reflusso  Almeno a 30° gradi

 Terapia di prova con terapia anti-reflusso  Es. IPP o addensare il latte


 Transito gastrointestinale superiore
 Eventuale esofago-duodeno-scopia
 pH-metria  Si misura il pH di stomaco ed esofago nel giro di 24h
 Chirurgia plastica anti-reflusso  Per bambini con associato un problema neurologico
 Rassicurare i genitori

46. Quali sono i fattori che concorrono all’aderenza terapeutica nel bambino con asma?:

Fattori di NON-Aderenza:

 Operatori sanitari coinvolti


 Contesto socio-economico e
sanitario
 Malattia
 Regime terapeutico
 Paziente

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Nel caso del bambino con asma concorre un complesso di fattori di NON-Aderenza MA l’uso scorretto o
inadeguato dei farmaci rimane la ragione più comune di fallimento nel raggiungimento del controllo
dell’asma
Fattori associati alla NON-Aderenza al trattamento dell’asma:

Uso di farmaci:
 Difficoltà associate all’uso di inalatori
 Piani terapeutici complicati
 Pausa o presenza di effetti collaterali
 Costo

Paziente/Medico:
 Incomprensione o carenza di informazioni
 Sottovalutazione del livello di gravità
 Atteggiamento nei confronti dello stato di malattia
 Fattori culturali
 Comunicazioni carenti

ATTENZIONE !!  Ho trovato solamente i


fattori della NON ADERENZA!!
47. Sintomi e quadri sindromici evocativi di patologia digestiva:
a) Disfagia:
 Il termine indica la difficoltà a far procedere il cibo lungo l’esofago  Sensazione NON dolorosa
che qualcosa sia bloccato nell’esofago

b) Odinofagia:
 Indica la comparsa di dolore al passaggio del cibo nell’esofago
VS
Disfagia  NON c’è dolore

c) Pirosi:
 È il termine scientifico che indica il “bruciore di stomaco” MA in realtà è generato dal reflusso di
acido nell’esofago, indice di patologia peptica

** Patologia peptica  Patologia dovuta ad iperacidità gastrica **

d) Dolore epigastrico:
 È il dolore nel quadrante superiore centrale dell’addome
 Generalmente indicativo di problematiche dello stomaco o del pancreas

e) Dolore all’ipocondrio:
 È il quadrante che sovrasta la regione epatica
 In genere indicativo di problemi a livello del fegato o delle vie biliari, ma può essere legato anche
a patologia del colon

f) Colica epatica o biliare:

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 È uno specifico dolore che nasce nell’ipocondrio destro, essendo legato alla patologia delle vie
biliari

g) Dolori addominali

h) Addome acuto:
 Con il termine si intende un quadro clinico a localizzazione addominale caratterizzato dalla acuzie,
intesa come stato di massima gravità e intensità, delle sue manifestazioni

i) Nausea e vomito

j) Diarrea:
 Sintomo legato a patologie dell’intestino tenue o crasso, con caratteri differenziali

k) Ascite:
 Il termine indica il gonfiore dell’addome dovuto all’accumulo patologico di acqua, in generale
legato a una grave malattia del fegato  Cirrosi

l) Insufficienza epatica:
 Il termine indica la sindrome nella quale il fegato ha perso gran parte delle sue funzioni

m) Stipsi o stitichezza:
 Rallentamento nell’eliminazione delle feci

n) Ematemesi:
 Il termine indica l’emissione di vomito con sangue

o) Melena:
 Emissione di un prodotto fecale d’aspetto nero, simile alla pece, con tipico odore sgradevole di
sangue digerito
 Indicativa in genere di emorragie digestive avvenute FINO al duodeno

p) Ematochezia o rettorragia:
 I termini indicano l’emissione di sangue rosso vivo dal retto, in minore o maggiore quantità

q) Ittero:
 Colorazione gialla della pelle e delle sclere oculari per accumulo di bile nel sangue
 Dovuta a patologie del fegato o delle vie biliari

r) Meteorismo:
 Gonfiore dell’addome dovuto all’accumulo di aria

s) Ileo o blocco intestinale:


 È una sindrome comprendente dolori addominali, vomito, distensione addominale e blocco al
passaggio delle feci o dei gas

t) Prurito

u) Mal digestione:
 Sindrome generalmente legata a patologa del pancreas o del fegato

v) Malassorbimento:

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 Legato a patologia dell’intestino tenue

w) Dimagrimento

x) Dispepsia:
 Il termine indica generalmente che la digestione è disturbata e disturbante

48. Il dolore in gastroenterologia:


A. Dolore epigastrico acuto:
o Sono sintomi evocativi di un problema grave e acuto a livello del pancreas e dello stomaco

B. Dolore epigastrico cronico:


o I sintomi sono evocativi di un problema peptico, legato a iperacidità gastrica

C. Dolore acuto all’ipocondrio destro:


o I sintomi sono evocativi di un problema a livello del fegato

D. Dolore cronico all’ipocondrio destro:


o Il quadro indirizza verso una malattia del fegato

E. Dolore acuto diffuso all’addome:


o È il quadro definito “addome acuto”, segno di una grave patologia all’interno dell’addome

49. Definisci i termini: ernia, ulcera, fistola, tenesmo e colica, importanti elementi per la comprensione del
dolore manifestato da un utente:

i. Ernia:
 Fuoriuscita di un viscere per un'apertura normale o accidentale o passaggio di un viscere dalla
cavità che normalmente lo contiene a un'altra

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ii. Ulcera:
 Erosione circoscritta dei tessuti di rivestimento esterni o interni che non tende a cicatrizzarsi,
bensì ad allargarsi e incavarsi

iii. Fistola:
 Comunicazione patologica, di forma tubulare, tra due strutture o tra due cavità dell'organismo o
tra esse e l'esterno

iv. Tenesmo:
 Spasmo dello sfintere anale o di quello vescicale, accompagnato da stimolo alla evacuazione,
anche senza emissione di materiale

v. Colica:
 Sindrome dolorosa acuta, di notevole intensità, per contrazione spastica della parete muscolare
di uno degli organi cavi contenuti nella sede addominale e anche in altre sedi

50. L’anatomia topografica dell’addome (i 9 quadranti):

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L’addome può essere diviso in 9 quadranti accessibili alla palpazione, che sono:
 Le 3 regioni al centro:
1) Epigastrio:
 La parte superiore dell'addome detta nel linguaggio comune “bocca dello stomaco”

2) Mesogastrio:
 Porzione del mesentere dorsale che collega lo stomaco alla parete del corpo

3) Ipogastrio:
 La parte inferiore mediana dell'addome, situata superiormente al pube

 Le 2 regioni superiori:
4) Ipocondrio destro:
 Parte superiore e laterale della cavità addominale

5) Ipocondrio sinistro:
 Parte superiore e laterale della cavità addominale

 Le 2 regioni in mezzo:
6) Fianco destro:
 Parte laterale dell'addome

7) Fianco sinistro:
 Parte laterale dell'addome

 Le 2 regioni inferiori:
8) Regione/Fossa iliaca destra:
 Parte inferiore e laterale dell'addome

9) Regione/Fossa iliaca sinistra:


 Parte inferiore e laterale dell'addome

51. Definizione di dispepsia:

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Dispepsia:
 Il termine dispepsia è un termine generico che indica una digestione disturbata
 Esistono 2 forme:
a) Dispepsia iperstenica:
 Indica invece le situazioni di eccessiva secrezione acida, che individuano la “patologia peptica”
 Eccesso di produzione di acidi, legata alla patologia peptica
b) Dispepsia astenica:
 Indica le situazioni di digestione lenta, con meteorismo, stanchezza, anoressia
 Può essere funzionale o legata a diversi organi
 Può avere diverse cause: organiche o funzionali, epatico-pancreatiche o intestinali
 Rallentamento nei processi digestivi, con meteorismo, nausea, stipsi, digestione prolungata

52. Malattie da iperacidità (malattie peptidiche) e sindromi da reflusso gastroesofageo.

Malattia peptidica comporta una situazione di ipersecrezione acida da parte dello stomaco, che può
generare le seguenti sindromi classiche:

 Esofagite da reflusso, con o senza Ernia Jatale: ernia Jatale ed esofagite da Reflusso: nell’ernia
Jatale, lo stomaco scivola attraverso il diaframma seguendo l’esofago nella cavità toracica, e si
disturba il meccanismo di contenzione della valvola del cardias; ne consegue un reflusso di acido
nell’esofago; sindromi da reflusso disfunzionali possono aversi anche senza ernia. La diagnosi
avviente tramite gastroscopia. I sintomi iniziali consistono in in pirosi, talvolta dolori; quando il
quadro peggiora, possiamo avere disfagia e spasmi dell’esofago. Con il trattenimento
dell’iperacidità e istruzioni comportamentali legate al peso e all’alimentazione, il quadro può
migiorare. Se trascurato possono generarsi situazioni di stenosi o deviazioni neoplastiche.
 Sindrome da reflusso: il paziente sviluppa una sindrome da irritazione delle vie aeree, con tosse
secca e voce rauca, legata al misconosciuto reflusso di acido che avviene durante la notte. Si tratta
con misure posturali, rieducative, anti-acidi.
 Ulcera gastrica: sintomi di iperacidità, dolori allo stomaco subacuti o cronici, ladigestione. Diagnosi
mediante gastroscopia, nella quale viene effettuata biopsia e ricerca dell’Helycobacter Pylori.
L’ulcera gastrica ha il rischio di trasformarsi in un tumore, oppure di essere già un tumore. In
assenza di maglignità, si tratta con inibitori della secrezione acida. Se l’Helicobacter è positivo si
imposta il trattamento specifico con schema adeguato.
 Ulcera duodenale: dolori in regione epigastrica e all’ipocondrio sinistro, anche di notte,
maldgestione. Diagnosi mediante gastroscopia (biopsia e test Helicobacter Pylori). Non ha il rischio
tumorale, assai rari. La terapia è principalmente mirata ad inibire la secrezone acida.

55. Esami di laboratorio: quali sono e quali ipotesi diagnostiche aprono i principali parametri ematologici.

Gli esami di laboratorio non generano informazioni importanti per la diagnosi di malattie del tubo digerente
ma sono d’aiuto per le patologie del fegato, delle vie biliari, del pancreas.

Ematologia:

 Livello di emoglobina e di leucociti: il basso livello di emoglobina identifica un’anemia, che


nell’adulto può essere indicativa di una perdita di sangue occulta o palese; se si associa ad un basso
livello di ferritina, e non vi sono altre spiegazioni per una perdita, bisogna escludere emorragie
digestive pensando ad una gastroscopia e a una colonscopia; in rari casi, i cali di ferritina possono
essere dovuti a malassorbimento, quindi a patologie dell’intestino tenue.
 Il livello di globuli bianchi, leucociti, se aumentato, può indicare una patologia infettiva o un
problema chirurgico acuto come l’appendicite.

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Domande rete assistenziale e aderenza terapeutica 3°semestre 2017-2018

 Il livello di piastrine, se basso può accompagnare altri segni di patologie del fegato; l’ipertensione
portale genera piastrinopenia.
 Il livello delle piastrine è importante quando si pianifica una biopsia di qualche genere, per evitare il
rischio emorragico.

Esami della coagulazione:

 Il tempo di protrombina, tempo di Quick, può indicare una malattia epatica: dato che i fattori della
coagulazione dipendenti della Vitamina K sono sintetizzati dal fegato, malattie epatiche gravi acute
o croniche provocano un aumento del PT, una diminuzione del Quick.

Gli esami di laboratorio utili in gastroenterologia sono:

 Indici di lisi epatica: SGOT (AST), SGPT (ALT), LDH  segnalano che un processo attivo provoca LISI,
cioè la morte di cellule epatiche, che degradandosi, liberano nel sangue queste sostanze che
vengono misurate. Indici di infiammazione attiva acuto o cronica del fegato, di natura infettiva,
immunitaria, metabolica di danno chimico (farmaci, alcool). Il livello di elevazione, il decorso, iul
rapporto tra i valori e l’associazione con gli altri indici epatici, indirizzano verso la diagnosi,
permettendo di valutare il decorso e prognosi della malattia.
 Indici di Colestasi: GGT, Fosfatasi alcalina, Bilirubina  si accumulano nel sangue quando il flusso di
bile a livello micro- o macro-scopico è alterato, in presenza o in assenza di danno cellulare.
Patologie biliari come la colangite sclerosante, occlusione delle vie biliari, presenza di lesioni
tumorali.
 Livello di albumina, proteina sintetizzata dal fegato
 Indici di infiammazione pancreatica (amilasi, lipasi)  può indicare la presenza di pancreatite acuta.
ATTENZIONE: i livelli di amilasi e lipasi non sono indicatori per una diagnosi patologica cronica del
pancreas.
 Indici di infiammazione (proteina C Reattiva, VES)  colite ulcerosa, morbo di Chrohn, colecistite,
colangite.
 Indici della funzione renale: creatinina, urea ed elettroliti
 Glicemia e trigliceridi
 Markers delle epatiti virali --> panel epatite A, B e C.
 Esame delle urine e test di gravidanza
 Markers tumorali

56. Cosa s’intende con il quadro clinico definito Addome acuto?

Per addome acuto in medicina si intende un quadro clinico a localizzazione addominale


caratterizzato dalla acuzie, intesa come stato di massima gravità e intensità, delle sue
manifestazioni.

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Domande rete assistenziale e aderenza terapeutica 3°semestre 2017-2018

Può essere considerato come la espressione di gravi complicazioni nel corso di alcune malattie e
come tale si riscontra abitualmente nelle perforazioni intestinali, nelle emorragie endo-cavitarie o
nelle pancreatiti acute necrotiche, altre volte invece può costituire uno dei momenti del decorso di
un evento patologico presentandosi occasionalmente come nel caso di alcune colecistiti acute,
coliche renali, appendiciti acute.

L’addome acuto può essere causato da innumerevoli patologie, ma per semplificare possiamo
individuare 5 quadri clinici fondamentali:

 Dolore addominale e shock


 Peritonite generalizzata
 Peritonite localizzata (circoscritta ad un quadrante dell’addome)
 Occlusione intestinale
 “malattia medica”

Bisogna tenere presente che è possibile la presenza di un quadro misto, occlusivo e infiammatorio.

Pur manifestandosi a livello addominale non necessariamente è legato a malattie degli organi
contenuti in questa cavità e così è possibile distinguere cause:

 endo-addominali - quando sono coinvolti gli organi che vi hanno sede: intestino, fegato,
pancreas.
 extra-addominali - a partenza da organi distanti: apparato renale, aorta toracica, cuore,
polmone.
 sistemiche o generali - nel caso di patologie non specificamente legate a un organo ma che
coinvolgono l'organismo nella sua totalità.

57. La signora Bernasconi, ricoverata nel tuo reparto, stamattina dovrà eseguire una Colonscopia.
Quali sono gli interventi infermieristici per la presa a carico della paziente? Quindi gli interventi
PRE esame di colonscopia?

 Il pz nei due giorni che precedono l’esame deve seguire una dieta priva di fibre; il giorno
prima dell’esame (verso le 14:00) inizia la preparazione con una soluzione purgane. (salvo
casi particolari il giorno d’esame deve essere a digiuno).
 Se il paziente ha in terapia anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, bisogna in accordo
con il medico curante modificare o sospendere la terapia (decisione presa tra medici).
 Il paziente si accomoda sul letto dopo aver indossato la camicia dell’ospedale
 Il paziente deve avere una via venosa (con un’infusione in corso)
 Se è portatore di protesi dentarie portare la scatola porta protesi
 Il paziente deve avere i risultati recenti di laboratorio di Quick e trombociti

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 Monitorare il paziente (FC, PA, Sat O2)


 Ossigenoterapia secondo la saturazione
 Sedazione somministrata a seconda del tipo di paziente e della durata dell’esame
(Propofolo o Benzodiazepine ).

58. Ti stai occupando del Signor Michelini, ricoverato per accertamenti per nausea e vomito. Il
Signor Michelini suona il campanello e ti dice che sente il bisogno impellente di vomitare. Cosa fai?

•Porgere e sostenere una bacinella renale al pz. che vomita,…


•Osservare qualità e quantità del vomito e trasmetterlo
•Interagire con l’équipe e il medico
•Somministrare antiemetico su ordine medico
•Conoscere il medicamento che si somministra
•Sorvegliare l’effetto della terapia sul pz. e l’efficacia
•Sorvegliare rischi e complicanze (rischio di broncoaspirazione, …)
•Assicurare il benessere al pz. (igiene, postura,….)
•Utilizzare la comunicazione professionale
•Considerare lo stato emotivo del pz. (ansia, paura, vergogna,…)
•Rispettare i principi etici e la dignità dell’essere umano
•Pianificare le cure in condivisione

59. In riferimento all’anamnsei infermieristica, quali sono i dati che intendi raccogliere nel caso ti
occupi dell’entrata di un paziente che viene ricoverato per accertare un problema di diarrea?

Valutazione Paziente con diarrea

L’istaurarsi di episodi diarroici ci deve portare a:


- valutare i disturbi del paziente: - sete; secchezza mucose e cute (stato di disidratazione)
- tenesmi, dolore e crampi addominali
- nausea/vomito
- ev. escoriazioni dell’area perianale
- calo ponderale
- stato confusionale
- ev. situazioni di incontinenza fecale
- astenia
- valutare le eventuali cause scatenanti: - condizioni di stress
- patologie concomitanti
- terapia antibiotica e farmacologica
- precedenti radio- e chemioterapie

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- presenza di nutrizione tramite SNG o gastrostomia


- ecc. (vedi grafico pag 2).
- valutare in particolare: - abitudini del paziente
- tipo di feci: colore (es. feci scure: th con ferro? melena?)
odore (es. steatorrea: odore penetrante)
- durata della diarrea (da quanto tempo?)
- presenza di stati di stipsi precedenti.
Curare con interventi specifici

1. Monitorare le perdite di liquidi del paziente: frequenza, quantitativo, colore e consistenza delle
feci, nonché la diuresi, la sudorazione ed eventuali episodi di vomito.
2. Fare in modo che il paziente venga reidratato. Se è in grado di bere ed alimentarsi, favorire
l’assunzione di thè, bibite non gasate e bevande ricche di sali.
Stimolare l’assunzione di cibi ricchi di potassio quali albicocche, banane, conserve di pomodoro,
cioccolato, fragole,...
3. Se il paziente presenta vomito, disfagia o non è in grado di mantenere un adeguato apporto
idrico, segnalare e stabilire con il medico una diversa forma di idratazione  i.v o s.c (vedi
“idratazione per via sottocutanea”).
4. Valutare la cute del paziente con particolare riguardo alla zona perianale. intervenire con
un’adeguata igiene della zona utilizzando prodotti non irritanti e applicando, al bisogno creme
protettive (a base di ossido di zinco, per esempio Oxyplastine).
5. Assistere il paziente aiutandolo a riposarsi tra un episodio diarroico e l’altro e provvedendo
immediatamente alla corretta somministrazione della terapia antidiarroica e anticolinergica.
6. Garantire la privacy alla persona e la disponibilità di un bagno privato privo di barriere
architettoniche. Suggerire al paziente l’utilizzo di un abbigliamento facile da rimuovere nonché
illustrargli ed Manuale di Cure Palliative - Sintomi - Diarrea (I-CURPAL-012)

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Domande rete assistenziale e aderenza terapeutica 3°semestre 2017-2018

eventualmente procurargli accessori quali bende igieniche, pannolini e protezioni monouso per il
letto disponibili sul mercato.
7. Spiegare al paziente il corretto uso di lassativi e l’importanza della dieta al fine di evitare stati di
stipsi e contenere sindromi diarroiche.
Pazienti sottoposti a radioterapia vengono invitati, salvo controindicazioni (es. paziente
inappetente) a seguire un’alimentazione priva di galattosio e lattulosio per il periodo della terapia
radiante e per i 10 giorni successivi (vedi allegato no 1).
Anche la nutrizione enterale tramite SNG o PEG può essere causa di stati diarroici per
somministrazioni troppo veloci, per contaminazioni batteriche dei prodotti o per l’utilizzo di
sostanze a temperature troppo basse.
8. Aiutare pazienti e familiari ad affrontare situazioni spiacevoli dovute a stimoli imperiosi; tali
disagi possono infatti causare “l’isolamento sociale” dell’intero nucleo familiare.
L’aiuto si concretizza facendo in modo che essi possano verbalizzare senza timore i loro problemi e
fornendogli adeguate informazioni e accessori di cura.
54 Patologie del colon di origine infiammatoria: clinica, sintomi e terapia

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Domande rete assistenziale e aderenza terapeutica 3°semestre 2017-2018

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53- emorragie digestive: tipologie, sintomi, gravità, quadri clinici correlabili.

Ematemesi consiste nell’emissione di vomito con sangue, legata a patologie dell’esofago, dello stomaco e
del duodeno e del fegato. Generalmente legata a quadri sindromici quali ulcera gastrica o duodenale, varici
esofagei. Sempre legata a sanguinamento del tratto gastro intestinale superiore (anche esofagite).

Ematochezia feci con sangue rosso vivo, riconducibili a patologie legate al colon e retto, ad esempio
tumori, diverticolite, emorroidi.

Melena consiste in un prodotto fecale dall’aspetto piceo e dall’odore caratteristico di sangue digerito,
feci molto nere e indicativa di patologia del tratto gastro intestinale superiore. Il succo gastrico contribuisce
alla digestione del sangue e alla degradazione dell’emoglobina conferendoli il colore e l’odore
caratteristico. Molto grave necessario indagare immediatamente l’origine del sanguinamento.

Rettorragia emissioni di grandi quantità di sangue fresco dall’ano. Il sangue può essere puro o frammisto
a feci. In questo caso a dispetto dell’ematochezia il sintomo è legato ad una patologia acuta che provoca
sanguinamento massivo (rischio di shock). Emorragie gravissime della parte alta del sistema
gastrointestinale potrebbero portare a questo tipo di manifestazione.

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