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Psichiatria ed igiene mentale 22.

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Farmacologico rilevante per la schizofrenia sono I recettori D2 per la dopamina, ci sono modelli che
parlano di una disregolazione del tono dopaminergico sottocorticale e corticale, in termini di
aumento del tono dopaminergico sottocorticale e riduzione del tono dopaminergico corticale,
frontale in particolare, in interazioni con altri sistemi neurotrasmettitoriali che potrebbero essere
anche questi disregolati o il sistema neurotrasmettitoriale glutammatergico in particolare.
Esistono fattori genetici ed ambientali che interagendo implicano degli effetti a diversi livelli di
complessità: a livello neuronale, a livello di gruppi di neuroni, a livello comportamentale. Un
circuito importante nella schizofrenia è il circuito cortico striato talamico corticale, perché è alla
base delle funzioni sia emotive che cognitive che sono anomale nella schizofrenia. All'interno di
questi circuiti esistono delle aree specifiche, come appunto la corteccia prefrontale, che risulta
essere anomala rispetto a specifiche funzioni cognitive, come la memoria di lavoro e l'attenzione,
sia in pazienti con schizofrenia, sia in fratelli o parenti non affetti da questo disturbo. Un'altra aria
importante il talamo, che fa parte del circuito cortico striato talamo corticale, e la sua attività e la
sua struttura sembrano essere anomalo, in pazienti con schizofrenia. Il talamo è una regione
anomala anche per il punto di vista della connettività con altre arie del circuito cortico striato
talamo-corticale, come la corteccia prefrontale durante un controllo attentivo. Questo vale anche per
La connettività funzionale all'interno di circuiti come quelli che soggiacciono il comportamento
emotivo, che sono anomali sia nei pazienti con schizofrenia sia nei fratelli o parenti non affetti da
questo disturbo.
Queste anomalie sono supportate da anomalie a livello genetico, in particolare quello che si sa sulla
schizofrenia è che: 80% del rischio è dovuto a variabili di ordine genetico; sappiamo anche che non
esiste un gene che conferisce da solo rischio per la diagnosi della schizofrenia, ma esistono
molteplici loci genici che sono associati alla diagnosi, come dimostra uno studio pubblicato nel
2014 sul nature. Questo studio ha confrontato all'incirca 40 mila pazienti, 45 verso 65 mila
controlli, circa 110000 persone in totale, ha mostrato come una serie di loci genici, in particolare
108 loci genici, sono associati a diagnosi di schizofrenia. Nel grafico sulla scissa vediamo tutti i
cromosomi, sull'asse delle ordinate abbiamo il livello di significatività statistica, tutto ciò che è
sopra la riga rossa, che è il cut-off per indicare ciò che significativo dal punto di vista statistico,
infatti tutto ciò che è rilevante ai fini statistici è sopra questa linea, è associato alla diagnosi con
schizofrenia e sono 108 loci genici in particolare. Ce ne sono alcuni che fanno riferimento a sistemi
neurotrasmettitoriali che abbiamo già incontrato e quindi il gene che codifica per I recettori D2
della dopamina, quindi a confermare l'importanza di questo recettore per la patofisiologia della
schizofrenia, e geni che codificano per una serie di fattori rilevanti per il metabolismo
glutammatergico ed il segnale glutammatergico, in particolare GRM3 e GRIN2A codificano per due
recettori per il glutammato.
Esiste la possibilità di connettere l'effetto di varianti genetiche associate alla schizofrenia con
fenotipi di imaging. Infatti uno studio dimostra come esista un fenotipo aspecifico di imaging, che è
la connettività effettiva tra amigdala e corteccia prefrontale durante un compito di elaborazione
emotiva, questa connettività risulta anomala sia in pazienti con schizofrenia sia nei loro fratelli.
Questa collettività anomala è conferita anche dalla variante del polimorfismo, all'interno del gene
D2, associati alla schizofrenia. Questo studio quindi collega la variabilità genetica a fenotipi di
imaging rilevanti per la schizofrenia stessa. Anche se è questo studio fa riferimento ad un solo
polimorfismo, ci sono una serie di studi che invece fanno riferimento a studi che assommano tutto
l'effetto dei polimorfismi associati a schizofrenia, lo assommano in un score genetico, il polygenic
risk score per la diagnosi di schizofrenia. Questo polygenic score è associato ad attività della
corteccia prefrontale dorsolaterale durante memoria di lavoro, che è un fenotipo importante per
schizofrenia, all'attività dell'ippocampo durante memoria episodica, in tre campioni diversi; anche
l'attività del talamo è un fenotipo importante per la schizofrenia.
Allora due sono le cose importanti da capire: lo sforzo che si sta facendo in questo momento nella
storia della ricerca sulla schizofrenia è la comprensione di come questi ti aspetti genetici e anomalie
genetiche conferiscono rischio per il disturbo. Ciò vuol dire quindi, come fa una X variante genetica
a produrre un effetto biologico tale da conferire rischio per un fenotipo specifico? Quindi come i
D2, o meglio la variante genetica associata a schizofrenia all'interno del gene che codifica per il
recettore D2 per la dopamina, comporta il fatto che ci sia un'anomalia della connettività funzionale
fra amigdala e corteccia prefrontale , ovviamente ci deve essere un percorso molecolare che implica
questa anomalia, che possa avere degli effetti a livello più complesso, quindi a livello del
funzionamento del neurone, a livello del funzionamento di gruppi di neuroni e nella connettività tra
diversi neuroni.
Un altro aspetto da comprendere è se queste varianti genetiche spiegano tutto il rischio per la
schizofrenia o meno.
Parlando prima del primo punto cioè: come le varianti genetiche potrebbero conferire rischio per
questi fenotipi complessi? Sicuramente un meccanismo importante per la spiegazione di questo
discorso è stato identificato in questo articolo, pubblicato nel 2018, che mette in evidenza come
circa la metà delle variazioni genetiche, associate alla schizofrenia, predicono l'espressione dei geni.
Significa che le variazioni genetiche associate a schizofrenia modulo la maniera in cui un gene si
esprime. Queste variazioni implicano il fatto che l'espressione genica, quindi l'espressione di mrna
in questo caso, è maggiore o minore a seconda che ci siano queste variazioni genetiche associate a
schizofrenia oppure no; quindi ad esempio se prendiamo il gene che codifica per il recettore D2 per
la dopamina, la variante genetica all'interno di quel genere associata a schizofrenia, potrebbe
implicare il fatto che la variante, ad esempio, adenina implichi una maggiore espressione del gene,
mentre la variante timina o guanina potrebbe implicare che il gene si è espresso di meno. È stata
fatta un'analisi dell'espressione di alcuni geni e si vede come a seconda del genotipo presente nelle
varianti, ci sia una diversa espressione del gene. In questo caso soggetti omozigoti per guanina
esprimono di più il gene rispetto a soggetti omozigoti per adenina. Circa la metà delle variazioni
genetiche associate alla diagnosi di schizofrenia predice l'espressione genica. Questo potrebbe far
pensare che l'anomalia dell'espressione dei geni potrebbe essere un meccanismo importante per la
patofisiologia della schizofrenia, perché se le varianti genetica associati alla schizofrenia predicono
l'espressione genica, è possibile che l'espressione genetica sia un fattore rilevante per la
patofisiologia del disturbo.
Che cosa potrebbe implicare un'anomalia nell'espressione dei geni? In uno studio pubblicato nel
2016, hanno creato un modello animale, focalizzando su una dei geni associati alla schizofrenia,
questo gene si chiama FURIN, il gene che codifica per FURIN è un gene associato a schizofrenia. I
ricercatori hanno utilizzato un modello animale, di uno zibra Fish, un animale molto piccolo, con un
sistema nervoso centrale molto semplice, utilizzato molto spesso come modello animale per
studiare il sistema nervoso centrale. Hanno eliminato da zibra Fish il gene che codifica per FURIN
e hanno confrontato questo modello, senza FURIN, con un zibra Fish invece aveva il FURIN,
hanno misurato la serie di variabili relative ad esempio a come le terminazioni neuronali, i neuroni,
si distribuivano nel sistema nervoso centrale. Quello che hanno visto è che effettivamente quello
che si verifica nello zibra Fish senza FURIN e che esisteva un minore sprouting neuronale, cioè
l'arborizzazione dendritica dei neuroni era molto ridotto, quindi era come se ci fosse un minore
sviluppo delle arborizzazioni neuronali. Questo poi risaltava a livello macroscopico quando si
andava a confrontare il cervello in toto dello zibra fish controllo con quello senza FURIN, C'è una
differenza abbastanza sostanziosa nella dimensione del cervello. Quindi nei soggetti senza furin
c'era una riduzione dell'area del cervello. Questo in generale suggerisce che è l'assenza di un gene e
la sua alterata espressione, che è associato a diagnosi per schizofrenia, potrebbe implicare
un'anomalia del neurosviluppo tale che esiste una riduzione della arborizzazione neuronale e quindi
potrebbe essere, a livello neuronale, un fattore molecolare importante per la patofisiologia della
schizofrenia.
Questi 108 loci genici, su cui sono state verificate 128 varianti genetiche maggiori che sembrano
essere associate schizofrenia, spiegano tutto il rischio per la schizofrenia o no? Queste varianti
genetiche non spiegano tutto il rischio per la schizofrenia di cui siamo a conoscenza. Come abbiamo
detto già prima il rischio per la schizofrenia è spiegato da circa l'80% da fattori genetici, mentre il
restante 20% è spiegato da fattori ambientali. L'ereditabilità ovviamente nei vari disturbi può
cambiare, nel disturbo bipolare resto intorno al 75/80%; ad ogni modo la schizofrenia e l'autismo
sono associate per larga parte a fattori genetici. Lo studio genome Wide ci spiega come in realtà il
rischio spiegato delle varianti genetiche è meno del 10%; quindi cosa varianti genetiche non
spiegano assolutamente tutto il rischio genetico per la schizofrenia. Questo può dipendere anche dal
fatto che il potere statistico di detezione, determinato dalla numerosità del campione, non è ancora
alto per verificare gli effetti sottili genetici, molto piccoli; tant'è che con la riedizione di questo
studio, che assomma più di 200.000 persone, gli effetti genetici aumentano e non sono più 108 ma
aumentano a circa 200 e passa. Questo mostra come esista anche un problema di numerosità
campionaria e statistica. Un altro aspetto che potrebbe essere la concausa del fatto che la varianza
spiegata da queste varianti genetiche è così bassa, può essere dovuto al fatto che questi studi di
genome Wide association non permettono di tenere in considerazione l'interazione tra le varianti
genetiche, che potrebbe essere effettivamente un importante fattore che può centrare moltissimo con
la patofisiologia della schizofrenia. Quindi gli effetti interattivi tra i geni e i meccanismi regolatori
non sono tenuti in acconto. L'importanza degli effetti interattivi e dei meccanismi di regolazione
potrebbe essere ugualmente molto importante per spiegare ancora meglio quello che accade nella
relazione tra genetica e patofisiologia della schizofrenia e magari spiegare di più l'effetto e la
varianza legata alla diagnosi. In questo discorso si situa anche una teoria che potrebbe aiutare a
spiegare la situazione. Questa teoria nasce nel 2017 ed è un modello Omni genico, una teoria basata
su dati, sui risultati di una serie di elaborazioni statistiche fatti da questi autori. Per questo modello
non sono importanti solamente i geni direttamente associati a schizofrenia, cioè 108 loci genici, ma
sono importanti anche i geni periferici a questi 108, cioè una serie di geni che interagiscono con i
108 geni, che magari non sono importanti o core o chiave, quanto i 108 geni, ma che comunque
influenzano il loro funzionamento in maniera interattiva, tale da determinare la maniera in cui
questi geni potrebbero conferire rischio per la schizofrenia. Questi geni potrebbero essere inclusi in
network genetici che includono i geni periferici ed i geni core per il disturbo.
Ci sono una serie di studi che hanno evidenziato come una serie di geni periferici, non direttamente
legati alla diagnosi di schizofrenia o associate la diagnosi di schizofrenia, ma che codificano per
fattori che entrano in relazione con i recettori D2 per la dopamina, possono essere importanti per
meccanismi regolatori del segnale D2. Difatti se questo è vera potrebbe entrare nella modulazione
dei fenotipi rilevanti per la schizofrenia. Esistono delle vie di trasduzione del segnale D2 all'interno
del neurone, ne esiste più di una, esiste una via che si chiama AMP ciclico dipendente(?), Ed esiste
un'altra via che si chiama AMP ciclico indipendente. Sulla via AMP ciclico indipendente il recettore
D2 interagisce con una serie di fattori come la beta2 arrestina ed il PP2A per tradurre all'interno del
neurone il segnale determinato dall'interazione tra la dopamina e D2. Nel momento in cui la
dopamina arriva e si situa all'interno del recettore D2 esistono una serie di movimenti molecolari,
tramite i quali si forma un complesso specifico tra beta2 arrestina e PP2A questo comporta
l'inattivazione di un altro fattore, akt-1. Il segnale di questi meccanismi viene prodotto da una serie
di effetti di fosforilazione e defosforilazione di questi fattori stessi. AKT1 normalmente inattivato la
formazione del complesso (beta2 arrestina e PP2A) però lo attiva in questa attivazione comporta
l'inattivazione, tramite fosforilizzazione, di un altro fattore che si chiama GSK3BETA. GSK3BETA
è un fattore che a sua volta conduce il segnale, che deriva poi da di due direttamente, fino al nucleo
cellulare. All'interno del nucleo questo segnale potrebbe comportare l'attivazione di una serie di
fattori di trascrizione e quindi la soppressione o l'attivazione di alcuni geni e quindi la trascrizione
genica. Il segnale, determinato dalla interazione tra dopamina e D2, giunge attraverso tutti questi
fattori fino al nucleo cellulare, attraverso questa via che comprende akt1, gsk3beta, etc.
Esistono una serie di varianti genetiche e tutte queste varianti genetiche all'interno dei geni che
codificano per questi fattori (akt1, GSK3BETA, PP2A), mettete queste varianti genetiche
comportano una modulazione dell'espressione dei geni; ad esempio per PP2A c'è una variante
genetica che implica un'espressione differenziale del MRNA di PP2A, i soggetti citosina sono
associati a maggiore esposizione di pp2a, gli eterozigoti intermedia sono associati a Timina più
bassa. Lo stesso vale per akt1, a seconda del genotipo esiste una differente espressione, lo stesso per
gsk3beta, c'è una diversa espressione seconda del polimorfismo specifico. Questo vale anche per un
polimorfismo che risiede a livello del gene che codifica per un recettore 5HT2A per la serotonina,
HTR2A; questo è importante perché il recettore 5HT2A ha una via comune con di due che converge
su akt1 e gsk3beta, ma anche perché 5HT2A e anche su un target degli antipsicotici, in particolare
degli antipsicotici di seconda generazione. Esistono quindi una serie di varianti genetiche a livello
di geni che interagiscono con D2 e modulano l'espressione di questi geni. Risulta quindi che è una
serie di polimorfismi, locati all'interno di geni che non sono associati a schizzofrenia, ma che
interagiscano con un gene associato a schizofrenia, D2, modulano l'espressione dei geni, che sono i
geni periferici, che interagiscono con quelli core, e quindi come tali interagiscono e potrebbero
modulare fenotipi rilevanti per la schizofrenia stessa, proprio perché interagiscono con il gene che
codifica per D2. Infatti quello che abbiamo trovato in una serie di studi è che questi polimorfismi
che si trovano all'interno di questi geni periferici, rispetto ad un gene che è importante per la
schizofrenia come D2, hanno tutti un effetto rilevante per fenotopi di schizofrenia, in particolare il
polimorfismo, di cui abbiamo parlato prima, che ha effetto su GSK3BETA ha un'associazione con
l'attività della corteccia prefrontale durante la memoria di lavoro, che abbiamo visto essere un
fenotipo importante per la schizofrenia; lo stesso vale per il polimorfismo che si trova all'interno del
gene che codifica per il recettore 5HT2A per la serotonina; lo stesso vale addirittura per la loro
interazione, fra il polimorfismo del gene che codifica per 5HT2A e D2; lo stesso vale per
l'interazione tra il polimorfismo all'interno del gene che codifica per drd2 e akt1, che abbiamo visto
essere un suo gene periferico interagente, ha un effetto sull'attività del cingolo durante il controllo
attentivo; lo stesso vale la variazione genetica che ha un effetto su l'espressione di pp2a,
quest'ultimo ha un effetto sulla l'attività della corteccia prefrontale durante memoria di lavoro. In
generale tutti questi polimorfismi, che non sono direttamente associati a schizofrenia, hanno
comunque un effetto su fenotipi rilevanti per la schizofrenia, a rimarcare la possibilità che i geni
periferici a quelli core per schizofrenia potrebbero effettivamente essere estremamente rilevanti in
per modulare fenotipi per il disturbo.
Adesso ci soffermiamo non più sui geni periferici, bensì sui network genetici. Questi potrebbero
includere geni core per la schizofrenia, potrebbero quindi essere estremamente rilevanti per
produrre rischio per il disturbo. I network genetici per definizione implicano la presenza di una serie
di geni che lavorano insieme, che interagiscono tra di loro e che sono fra loro connessi
funzionalmente. Come si fa a dire che una serie di geni lavora insieme nel neurone? Possiamo dirlo
andando a investigare il fatto che questi geni coesprimano, l'espressione di mrna di questi geni varia
insieme, quindi ad esempio al variare dell'espressione del gene x, varia anche il gene y, sia in
aumento che in diminuzione. Ad esempio aumenta l'espressione del gene x ed aumenta quella del
genere y, diminuisce quella del gene x e diminuisce anche quella del genere y, oppure ancora
aumenta quella del gene x e diminuisce quella del gene y. C'è una variazione nelle espressione dei
geni che correla, che avviene in maniera correlata. La coespressione quindi è come i livelli di mrna
di differenti geni covaria tra gli individui. Geni coespressi potrebbero essere coregolati, cioè il fatto
che più geni coesprimano, è possibile che implichi il fatto che ci sia un meccanismo di regolazione
comune a questi geni, che può comportare alla clusterizzazione in termini di coespressione dei vari
geni e il fatto che questi contribuiscano insieme a spiegare fenotipi di schizofrenia.
Come possiamo studiare i network genetici e la loro relazione con fenotipi cerebrali e
comportamentali dell'uomo? Uno studio del 2018 fa vedere proprio come è possibile studiare questi
aspetti. Questo studio ha considerato un gene, che non è direttamente legato a schizofrenia,
importante per insegnare dopaminergico, e fa vedere come questi network genetici possono essere
studiati. Esistono nel mondo delle biobanche, banche dove sono depositati cervelli, quindi dei
soggetti hanno venduto il loro cervello alla scienza a morte avvenuta, dando il consenso prima della
morte, sia soggetti sani, ma anche soggetti con patologia. Uno delle biobanche più importante è
negli Stati Uniti, che si trova presso il lieber Institute for brain development, a Baltimora, in
Maryland, che assomma, al momento della pubblicazione circa 300 cervelli di soggetti sani, mentre
adesso abbiamo raggiunto il doppio. Questi cervelli possono essere studiati sotto una serie di punti
di vista, è possibile ad esempio studiare l'espressione di tutto il trascritto, quindi di tutte mrna, di
tutti i geni presenti nell'uomo, espresso a livello per esempio di un'area del cervello che in questo
caso è la corteccia prefrontale; quindi noi possiamo conoscere l'espressione di ognuno dei geni,
genome-wide, a livello della corteccia prefrontale dorsolaterale, che è quello che è avvenuto dallo
studio. Si è vista quindi l'espressione post-mortem di tutti i geni espressi nella corteccia prefrontale,
una volta ottenuta questi dati, utilizzato una procedura statistica specifica che si chiama weighted
gene coexpression network analisys, per vedere quali geni che esprimono con quali altri. Quindi è
possibile con questa tecnica statistica accorpare e clusterizzare i geni espressi in corteccia
prefrontale in diversi moduli, che ci permette appunto di creare questi network di coespressione. A
questo punto bisogna scegliere il modulo di interesse, nel caso dello studio che stiamo analizzando
il modulo di interesse era era il modulo che conteneva il gene che codifica per il recettore D1 per la
dopamina, quindi in questo modulo erano presenti il D1 e tutti i geni che coesprimevano e che
lavorano insieme con quello che codifica per recettore D1 per la dopamina. A questo punto abbiamo
il problema di capire com'è possibile utilizzare la coespressione di questo modulo, in modo da
metterla in relazione con fenotipi complessi in esseri viventi, tenendo conto che qui stiamo parlando
comunque di tessuto postmortem. Per risolvere questo problema si va a vedere quali sono le
variazioni genetiche, all'interno dei geni presenti in questo modulo, correlano o predicono la
coespressione del modulo stesso, cioè esiste la possibilità di identificare dei valori che esprimono la
coespressione del modulo. Questo modulo ha un valore x, che si chiama eigenvalue(?), e si vede
quali variazioni genetiche, dei geni all'interno di questo modulo, predicono (salta l'audio) elementi
di coespressione. Identificate le varianti genetiche di interesse, si va a creare uno score che assommi
l'effetto di questi polimorfismi sulla coespressione, e prenderà il nome di pci, polygenic co-
expression index, in cui sono sommati tutti gli effetti delle varianti genetiche che predicono la
coespressione. Effettivamente il poligeniche co-expression index correla con la coespressione del
modulo, coerentemente col fatto che questi polimorfismi individualmente predicono la
coespressione del modulo. Questo dato quello replichiamo in un altro campione per essere ancora
più sicuri del fatto che siamo vero. Solo dopo possiamo passare allo studio in vivo, cioè dopo che
sappiamo che queste varianti genetiche predicono la coespressione nel modulo, possiamo arruolare
soggetti sani e tipizzarli per queste varianti genetiche e fargli fare il compito di memoria di lavoro
durante risonanza magnetica funzionale. Quindi li tipizziamo per queste varianti genetiche, creiamo
lo score, il PCI, per ognuno dei soggetti che abbiamo tipizzato e a questo punto possiamo fare un
analisi di correlazione tra l'attività cerebrale ed il PCI stesso. Il risultato dello studio è che questo
polygenic co-expression index correla con l'attività della corteccia prefrontale dorsolaterale in due
aree durante memoria di lavoro, il PCI correla anche con l'accuratezza al compito, anzi l'efficienza
generale comportamentale durante l'esecuzione. Questi risultati suggeriscono che la coespressione
del network genetico che contiene DRD1 indexata dal PCI è associata all'attività della corteccia
prefrontale dorsolaterale Durante memoria di lavoro e anche alla performance comportamentale
durante memoria di lavoro. Tutto ciò è coerente col fatto che D1 è un recettore estremamente
importante per l'attività in corteccia prefrontale dorsolaterale e per l'esecuzione nei compiti di
memoria di lavoro. In questo caso l'addizione la letteratura è stato che non solo D1 importante, ma
tutti i geni che lavorano insieme a D1, che sono nel nel network genetico di D1, concorrono
all'attività della corteccia prefrontale dorsolaterale e alla performance comportamentale durante
memoria di lavoro. Da questa procedura quindi che parte dallo studio postmortem e arriva allo
studio in vivo, sia a livello di immagine, sia a livello comportamentale, si è riusciti ad associare
l'effetto di network genetici a fenotipi complessi come attività e comportamento durante una
funzione cognitiva specifica.
Abbiamo visto che esistono numerose varianti genetiche associate a schizofrenia secondo l'ultimo
studio che ha sanzionato tutto il genoma; abbiamo visto che queste varianti non spiegano tutto il
rischio per schizofrenia; abbiamo visto che una maniera per spiegare o per aggiungere spiegazione a
rischio è considerare l'effetto dei geni periferici a quelli core, cioè quelle associati direttamente
statisticamente al disturbo e un'altra maniera è quella di studiare i network genetici, questi due
modalità possono essere utili per spiegare una serie di fenotipi di rischio per schizofrenia. Rispetto
alla seconda modalità, abbiamo visto come una maniera per studiare i network genetici è lo studio
della loro coespressione e una maniera per studiare la cui espressione dei network e mettere in
relazione con fenotipi di interesse per la schizofrenia, partendo dalla valutazione dell'espressione
post-mortem porta fino allo studio della sua associazione, tramite un indice genetico, un indice di
questo pressione, determinato dell'effetto dei polimorfismi associati alla coespressione del network,
vedere quindi come questa coespressione possa essere rilevante per l'attività della corteccia
prefrontale durante memoria di lavoro. Questa cosa può essere fatta anche focalizzandoci su geni
che sono asociatia schizofrenia, torniamo di nuovo alla possibilità di focalizzare sull'acqua
espressione di un network che include un singolo gene associato a schizofrenia. Un'altra possibilità
e focalizzare su network di coespressione arricchiti da geni di schizofrenia. Rispetto alla prima
possibilità di analisi, cioè la focalizzazione su un network di coespressione che include un singolo
gene associato alla schizofrenia, possiamo appunto focalizzare su un network genetico che include
D2, non facciamo altro che utilizzare la stessa metodologia che abbiamo utilizzato prima, quando
abbiamo focalizzato per D1. In un articolo del 2017 abbiamo utilizzato un database di cui vi ha
detto, sviluppato al lieber Institute for brain development, che si chiama brain cloud. Qui abbiamo
focalizzato sulle espressione del MRNA in corteccia prefrontale in soggetti sani prima della loro
dipartita, utilizzando la tecnica WGCNA, Weighted Gene coexpression network analysis, per creare
o identificare moduli di coespressione punto questi sono quelli in cui i geni lavorano insieme e che
coesprimono ed esprimono nella stessa direzione o in direzione opposta ma in maniera correlata.
Abbiamo focalizzato in questo caso su un network che contiene il gene che codifica per D2,
abbiamo visto quali varianti genetiche, snip, sono associate alla coespressione ed abbiamo costruito
un psi, polygenic score index, che correla e predice la coespressione del network. Una volta fatto
questo abbiamo replicato il dato e siamo passati allo studio in vivo, quindi abbiamo somministrato
un compito di walking Memory a soggetti tipizzati per polimorfismi che predicevano la
coespressione del network che contiene D2, abbiamo costruito il PSI per queste persone e abbiamo
correlato il psi con l'attività cerebrale durante memoria di lavoro. Abbiamo ottenuto che la PSI
correlava con l'attività della corteccia prefrontale dorsolaterale durante memoria di lavoro in
maniera robusta. Anche in questo caso il network di coespressione che contiene D2 era associato ad
un fenotipo di schizofrenia in maniera rilevante. Questa tecnica è utile per focalizzare su network di
coespressione di geni di interesse associati a schizofrenia e vedere come questi network di
coespressione possono essere rilevanti per la modulazione di fenotipi complessi che sono stati più
volte associati a schizofrenia.
Esiste un altro modo per affrontare questo problema, cioè l'associazione di network di coespressione
con fenotipi di schizofrenia. un'altra maniera appunto è focalizzare su un network di coespressione
arricchiti per geni di schizofrenia. In uno studio di 2 anni fa la tecnica egli è veramente diverso,
abbiamo focalizzato sullo studio di questi cervelli post mortem del Lieber Institute for brain
development; abbiamo studiato tutto il trascrittoma, ossia tutta l'espressione di mrna e dei geni, in
corteccia prefrontale; abbiamo processato questi dati; abbiamo identificato i moduli di
coespressione, come abbiamo già fatto con WGCNA. A questo punto non abbiamo più focalizzato
su un gene specifico, ma abbiamo focalizzato su un network, dove erano maggiormente presenti i
geni che erano associati a schizofrenia. Quindi in questo network c'erano più geni tra i 108 geni che
sapevamo essere associati alla schizofrenia secondo lo studio di genome-wide association study.
Anche in questo caso abbiamo costruito un polygenic coexpression index, che assommava l'effetto
delle snip associate alla coespressione del network; abbiamo replicato questo polygenic coexpress
index. In questo caso abbiamo visto se il polygenic co-expression index era associato alla risposta al
trattamento farmacologico con antipsicotici in pazienti con schizofrenia e l'abbiamo fatto in due
campioni differenti. In tutti e due i campioni abbiamo trovato la stessa correlazione, effettivamente
esisteva una correlazione tra polygenic co-expression index è la risposta trattamento farmacologico
con antipsicotici con pazienti con schizofrenia, sia nel primo campione, sia nel campione di
replicazione. Questo studio ci dice che il network di coespressione dove erano presenti una quantità
statisticamente significativa di geni associata schizofrenia, la coespressione di questo network era
associata alla risposta al trattamento farmacologico. Tutto ciò ci dice come io di questi network e lo
studio dei meccanismi di regolazione di questi network possono essere rilevanti per trovare nuovi
target farmacologici per la schizofrenia.
Posso che abbiamo identificato dei network di coespressione rilevanti per la schizofrenia, è
importante capire se è come questi network sono coregolati, cioè se esistono dei meccanismi di
regolazione comune ai geni che partecipano a questi network. Il fatto che questi geni che
coesprimono, quindi visto che la loro espressione va insieme, è possibile che ci sia un fattore o più
fattori che regolino la espressione di questi geni che partecipano a questi network dico espressione.
I fattori di regolazione di network dico espressione possono essere: i fattori di trascrizione e
possono esserci i Micro rna.
I fattori di trascrizione sono fattori che interagiscono direttamente con il DNA e questa interazione
con il DNA implica il fatto che ci sia una modulazione della trascrizione di mrna da DNA, quindi
possono inibire o implicare la codifica del DNA nel mrna; quindi sono fattori estremamente
importanti e possono essere fattori di regolazione estremamente importanti. Uno studio pubblicato
l'anno scorso abbiamo focalizzato su un network di coespressione che contiene il gene che codifica
per il recettore D2 per la dopamina. Abbiamo considerato questo network e i geni di questo network
e abbiamo iniziato il lavoro con un'analisi bioinformatica, cioè esistono dei software che data la
sequenza (dove per sequenze intendiamo la sequenza delle basi azotate) di una serie di geni, quindi
noi sappiamo la sequenza di tutti i geni che compongono il network di coespressione D2. Questi
software bioinformatici, che permettono di fare analisi più informatiche, ci possono indicare se
esistono fattori di trascrizione che interagiscono con una quantità statisticamente significativa questi
geni, cioè se esistono fattori di trascrizione particolarmente rilevanti per la regolazione della
trascrizione di questi geni, cioè se esiste effettivamente una quantità congrua di questi geni che
interagisce con un x fattore in trascrizione. Effettivamente l'analisi bioinformatica ha messo in
evidenza che un fattore di trascrizione interagisce con una quantità importante di questi geni è
NR4A2 che codifica per NURR1, fattore di trascrizione, ed interagisce con i geni del network in
maniera statisticamente significativa. La cosa interessante che in maniera consistente questo fattore
era già stato coinvolto precedentemente nel segnale dopaminergico e anche nella schizofrenia,
quindi il fatto di aver trovato questo fattore come gene, che interagisce con un congruo numero di
geni che fanno parte del network di coespressione che contiene recettori D2 per la dopamina e
consistente con la letteratura precedente. Questo ovviamente è un analisi bioinformatica che ha la
necessità di essere biologicamente validata, dobbiamo fare un esperimento biologico che ci dice che
è l'analisi bioinformatica ha una validità biologica. Abbiamo avuto anche qui dei modelli animali, in
questi modelli animali over esprimevamo o facevamo knockdown di NURR1, utilizzava mo dei topi
da laboratorio lei in questi topi provocavamo o l'over espressione, l'incremento dell'espressione, oil
knockdown di questo fattore di trasmissione. A questo punto abbiamo scelto una serie di geni del
network di coespressione che conteneva D2, per una serie di motivi come l'associazione per la
schizofrenia; successivamente abbiamo visto se l'over espressione o il knockdown per NURR1
avesse effettivamente un effetto, nei neuroni corticali primari di topo, sulle espressioni di questi
geni del network; se questo fosse stato vero sarebbe stato un indice del fatto che NURR1 potrebbe
essere effettivamente un fattore di regolazione del network che contiene D2. Ciò che è stato
riscontrato in questo studio è che l'over espressione o il knockdown per il NURR1 aveva un effetto
su tutti i geni che consideriamo, c'era una differenza statistica tra tutti i geni o quasi tra l'over
espressione ed il knockdown. Ciò diventa suggestivo per il fatto che NURR1 regola alcuni geni del
network di espressione che contiene D2, quindi è un fattore di regolazione putativo di questo
network di coespressione. Ovviamente il fatto di trovare che è un fattore di trascrizione è un fattore
di regolazione del network e che questo network è importante per la schizofrenia, ci può anche
aprire la strada per una serie di altre considerazioni, per esempio NURR1, se non lui almeno i suoi
target, potrebbero diventare un giorno dei target farmacologici, perché se questo regola D2 che è
importante per la schizofrenia, è possibile anche che questa possa essere una strada per studiare il
fattore di suoi target per nuovi target farmacologici per la cura della schizofrenia in un futuro.