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Psichiatria Generale- Lezione 1

In psichiatria c’è un problema di base, cioè il problema di come fare diagnosi, perché per esempio,
per fare una diagnosi di diabete facciamo l’esame della glicemia, dell’emoglobina glico-silata, test
di laboratorio ed è fatta; per un aritmia abbiamo un elettrocardiogramma; per quanto riguarda la
psichiatria, niente, ci sono dei test ma servono fino ad un certo punto, possono darci delle
indicazioni, ci sono delle scale cliniche di valutazione, scale cliniche per esempio PANSS, scale
psicopatologiche, scale di intelligenza ecc. ma non possono fare diagnosi, al massimo dare
indicazioni. Secondo problema, strettamente correlato con questo, un delirio, cioè una
convinzione sbagliata, poi vedremo nel dettaglio, il delirio fa parte della schizofrenia, psicosi,
disturbo depressivo, bipolare, può far parte di un altro disturbo delirante, può essere transitorio,
può far parte della demenza e di così tante cose. Dunque, se sappiamo che il delirio è un sintomo
tipico nell’ambito della psichiatria, ci dà così poche informazioni rispetto al capire a quale
patologia appartiene, a quale disturbo appartiene, è così complesso andare ad utilizzare tanti
sintomi per andare a fare una diagnosi precisa, di una patologia rispetto ad un'altra. Cosa intendo?
Ci sono una serie di sintomi in psichiatria che possono andare a presentarsi nell’ambito di un
range, un range che va dalla normalità alla patologia estrema, un esempio è l’alterazione
dell’umore, è così facile andare a distinguere una tristezza normale, fisiologica da una tristezza
patologica? È così facile distinguere qual è una normale risposta adattativa, quale può essere
l’ansia in alcune situazioni, da un’ansia vera e propria, patologica. Capite bene che a volte sono
delle sfumature, delle differenze che vanno a viaggiare nell’ambito di un range per cui c’è chi
propone che al posto di considerare le varie diagnosi, come delle categorie (es. si tratta di
schizofrenia, disturbo bipolare, depressione psicotica), c’è chi dice che nell’ambito della diagnosi è
necessario inserire l’elemento della dimensione, cioè quanto uno die vari aspetti psicologici,
dell’affettività, della cognitività, della percezione, vanno ad essere alterati. C’è un problema però,
quanto può essere difficile andare a comunicare, sia fra colleghi che ai pazienti, se andiamo a
considerare una diagnosi di tipo dimensionale, cioè non come una diagnosi in cui uno appartiene
ad una categoria oppure ad un’altra, ma una diagnosi per cui uno va a descrivere sul piano
dell’umore in un determinato grado, mentre sul piano dell’affettività quest’altro, sul piano della
percezione quest’altro ancora e tanto più quanto questo rende difficile quello che più o meno da
un punto di vista anche meramente burocratico, viene fatto con l’attribuzione di diagnosi a cui
deve corrispondere una terapia o una terapia farmacologica, psicologica e così via.
Quindi stiamo parlando di un problema che è enorme, per questo è molto difficile allo stato
attuale andare a fare diagnosi nell’ambito di psichiatria, questo non vuol dire che in psichiatria le
diagnosi uno se le deve inventare, anzi semmai è un elemento in più, un indicatore del fatto che
bisogna essere estremamente accurati, nella descrizione dei vari sintomi, nella descrizione di un
esame psichico e, soprattutto, dobbiamo essere molto attenti all’utilizzare nella misura giusta dei
diversi strumenti come quelli menzionati prima, che possono dare un certo grado di obiettività,
quali le scale psicopatologiche e soprattutto un confronto tra due psichiatri che devono parlare la
stessa lingua. infatti, da un punto di vista della psichiatria, immaginate che 100 anni fa si parlavano
300 lingue, cioè ogni psichiatra andava a descrivere dei vari fenomeni nel modo suo, la
conseguenza è che era difficile andare a comunicare, a parlare e a confrontarsi su una stessa
patologia. Per questo c’è un libro, il DSM, che è una grandissima approssimazione, e vedremo
perché è un’approssimazione, siamo arrivati all’edizione numero 5, perché è un’approssimazione
che si basa quindi su dei criteri diagnostici che sono epidemiologici, che in parte si basano sulle
neuroscienze, sulla risposta terapeutica, una serie di cose che non sono altro di
un’approssimazione, fondamentale però nella quotidianità, a lavorare nella maniera più giusta con
la psichiatria. Da un punto di vista della diagnosi, è importante andare a considerare non
solamente i sintomi, per questo le diagnosi molto spesso sono complesse e sono su più fronti e su
più livelli, spesso si fa una diagnosi di asse primo in cui si vanno a identificare delle patologie
maggiori, a cui poi si associa una diagnosi del temperamento e della personalità soprattutto, con
alterazioni che possono essere anche molto soggettive, con una variabilità molto alta, individuale.
Se prendiamo il manuale DSM, vedremo anche che ci sono delle sezioni che sono dedicate a delle
situazioni non patologiche ma che vanno ad arricchire in maniera determinante una diagnosi, ad
esempio il vivere in un ambiente in una situazione di estrema povertà, questo non è un problema
sanitario quindi sulla carta non dovrebbe centrare con la diagnosi, però quando si va a descrivere
la diagnosi, andare ad aggiungere qualche elemento di questo tipo può essere fondamentale,
proprio per andare ad arricchire il contesto in cui si è andato a determinare un certo disturbo,
andando a modificare in maniera determinante l’ out-camp, il quale è anche una prognosi
conseguente.
Abbiamo bisogno di qualche elemento in più sulla psicopatologia, consiste nello studio sistematico
di esperienze, condizioni, emozioni e comportamenti che sono abnormi. Generalmente, e qui
viene la parte bella di una descrizione della psicopatologia, nell’ambito dei disturbi psichiatrici
possiamo andare a vedere dove si trovano delle alterazioni su più livelli, su più fronti, ad esempio
sul fronte del linguaggio, della percezione, con le alterazioni rispetto ai disturbi delle senso-
percezioni, come le allucinazioni, al pensiero, alle emozioni e poi anche al comportamento che è la
parte finale, quella che si vede in maniera evidente. La psicopatologia descrittiva va a descrivere e
classificare quindi tutti questi aspetti, in termini di emozioni, comportamento ecc. anomali del
paziente, andando ad evitare tutta la parte della teoria, di una possibile spiegazione, di una
possibile interpretazione psicobiologica e così via perché questo è il lato più importante di quando
ci approcciamo alla psichiatria, innanzitutto andare a descrivere il fenomeno quindi tutto il
collegamento, la nascita di come nasce questo ramo della psichiatria e della psicopatologia
descrittiva nell’ambito della fenomenologia.
Partiamo da un problema, cioè dobbiamo descrivere, come dicevamo prima, la tristezza dalla
depressione, come si fa? Partiamo proprio dalle basi, dalla definizione dell’OMS, l’organizzazione
mondiale della sanità, che ci dice che la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e
sociale e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità, proprio per partire dal concetto che
non esiste, non c’è salute senza una salute mentale, non c’è salute senza salute e benessere da un
punto di vista psichico, come andiamo a distinguere la normalità dall’anormalità? Non è ovvio.
Partiamo dalla norma di valore, cioè in cui viene assunto come l’ideale come concetto di
normalità, per esempio è normale avere una dentatura perfetta, ogni qual volta ci sia
un’imperfezione, un allontanamento dall’ aspetto da quest’ideale che si assume, viene considerata
un’anomalia e questo ha molte limitazioni, una definizione di questo genere. Poi c’è un altro tipo
di classificazione che può essere fatto in base alla statistica, cioè è normale quello che sta
all’interno di un range, un range statistico, un range epidemiologico mentre non è normale, quindi
è anormale tutto ciò che cade al di fuori di una fascia limitata di variazione dalla media e poi c’è
una norma che possiamo definire individuale, che è sulla base di qual è il livello normale di
funzionamento di un individuo, per esempio, una persona che ha un quoziente intellettivo
pienamente normale, 100, pienamente nella media, questo valore è sufficiente per darci un’idea di
normalità? Forse no, perché dobbiamo vederlo nel contesto, non puramente epidemiologico,
quindi di quant’è il quoziente intellettivo in genere di tutte le persone che stanno al mondo, ma
dobbiamo vederlo anche nell’ambito della storia dell’individuo, il fatto che se il quoziente
intellettivo di una persona misurato è 130 e poi gli succede qualcosa, può avere un trauma cranico,
può avere un insorgenza di un disturbo psichiatrico maggiore come la schizofrenia, possiamo avere
una variazione, un declino delle funzioni cognitive, un declino che può essere anche non
significativo, tant’è che poi una persona rimane poi nel range di normalità epidemiologico, da un
punto di vista del valore finale ma è proprio questo cambiamento, quindi nell’ambito della based-
line dell’individuo, che ci va a dire moltissimo. Un altro esempio tipico è quello dell’umore, ci basta
la fotografia di un momento per andare a descrivere l’umore di una persona, per andare a
descrivere l’alterazione psicopatologica di una persona? Una persona che va a presentare un
umore normale, eutimico, può essere un tipo di umore che è spiacevole per la persona interessata
perché magari è abituata a viaggiare su livelli di ipertimia, proprio come temperamento, quindi è
importante andare a vedere la storia della singola persona e dei singoli sintomi. Un altro tipo di
norma è la norma tipologica, e questa si usa per descrivere condizioni che in un contesto sono
praticamente considerate normalissime da tutti i punti di vista, pur trattandosi di una malattia, ad
esempio c’è una malattia infettiva che si chiama Pinta, che è una particolare sfumatura(?) della
pelle, però per alcuni indiani dell’America del sud è una condizione necessaria per far parte della
tribù, quindi questo è importante a seconda del singolo contesto.
Differenza tra sintomi e segni, i sintomi sono tutte le cose che il paziente riferisce, qualcosa che il
paziente vede, ad esempio il sentirsi agitato, avere difficoltà ad addormentarsi, sentirsi triste, è un
qualcosa per cui ci sono dei segni indiretti, però di per sé si parte dai sintomi del paziente e i
sintomi come caratteristica fondamentale hanno quella di non essere direttamente osservabili da
un esaminatore, mentre il segno è qualcosa che si vede, sono le anomalie direttamente osservabili
dall’esaminatore, possono essere o un qualcosa di un segno spontaneo, cioè evidente senza che la
persona faccia niente oppure possono essere elicitati per mezzo dell’esame fisico o mentale
oppure evidenziati con strumenti di laboratorio. Considerate però che non è una persona neutra
quella che osserva, cioè considerate che ogni clinico, ogni sanitario, ogni professionista, quando fa
una valutazione di un esame psichico in qualche misura, a meno che non utilizza veramente dei
criteri standardizzati, viene influenzato nella definizione di che cos è una cosa influenzata o meno,
sono convinto che se vi andassi a mostrare un video di una persona depressa tutti quanti andrete a
presentare ognuno uno score diverso, le vostre valutazioni, andrete a definire il grado di
depressione come diverso. Queste perché? Perché viene a far parte, viene ad entrare in
considerazione, il vostro criterio soggettivo, allora ci sono delle scale che poi vi mostrerò che ci
possono dare un aiuto, una definizione di questo tipo. Ci sono poi dei sintomi e segni aspecifici
cioè si tratta di manifestazioni che possono essere analoghe a quelle di alcune manifestazioni della
medicina generale, ed è il motivo per cui prima si faceva l’esempio del delirio, cioè un delirio è
qualcosa di assolutamente aspecifico perché fa parte di tantissime condizioni, però non è che la
psichiatria è un’anomalia di per sé, è la medicina in genere che è caratterizzata da questo tipo di
cose che sono alla base della medicina, quindi aspecificità dei sintomi, la cosa che cambia dalla
psichiatria e da altre patologie, cambia l’epoca in cui ci troviamo, per cui probabilmente fra 50-100
anni, molti dei meccanismi psicobiologici, psicopatologici che stanno alla base delle malattie
mentali verranno scoperti, fino ad allora mentre noi sulla febbre sappiamo che è un sintomo
aspecifico per antonomasia e possiamo andare avanti nella diagnosi e attribuire ad una specifica
malattia una febbre che ad esempio è una malattia infettiva, una febbre che avviene come risposta
immunitaria aspecifica oppure che viene come conseguenza ad un ipertermia maligna e quindi
come causa un meccanismo legato ai farmaci, stessa cosa per il dolore per cui si può fare già una
classificazione, la differenza con la psichiatria è che per la psichiatria abbiamo pochi se non nessun
esame strumentale, abbiamo esami strumentali che possono darci spiegazioni.
Parliamo dei disturbi della senso-percezione, quindi la percezione è un qualcosa che non è così
semplice, ad esempio vedere, e sapete questo perché lo abbiamo affrontato insieme con la
visione, com’è complesso come attività da un punto di vista dell’interazione percettiva ma anche
un po' dell’elaborazione secondale come vediamo tutto ciò che c’è nelle aree visive secondarie.
Percezione è il risultato finale di una complessa attività organizzativa e integrativa, degli
eccitamenti provenienti dalle stimolazioni degli organi periferici di senso e, non dimentichiamo
però, che nell’ambito della elaborazione, quindi con tutte le cortecce associative secondarie, esiste
quel capitolo che è l’integrazione, ad esempio, degli altri sensi e quindi, ad esempio, di come la
memoria, l’affettività, l’intelligenza vengono a contribuire in maniera fondamentale nell’ambito
dell’integrazione fra le funzioni di diversa natura e per consentire la conoscenza della realtà
interna o esterna, un esempio della percezione, della percezione tattile, sicuramente sarà capitato
di avere la sensazione che vi stia vibrando il telefono in tasca, questo succede di più quando state
aspettando una telefonata importante, questo perché da un punto di vista affettivo ed emotivo, se
io sto aspettando quella telefonata che per me è molto importante, oppure in quel momento la
mia concentrazione è focalizzata sull’arrivo di quella telefonata indubbiamente sarà più facile che
percepiate questa cosa. Altra cosa, sentirsi chiamare, per esempio, sentire il proprio nome,
qualche volta vi sarà capitato quando magari ci sono delle situazioni in cui per un motivo o per un
altro state maggiormente in uno stato di allerta, quindi vi sarà sembrato di percepire il vostro
nome, questo perché bisogna stare attenti a considerare la senso-percezione come un qualcosa
per cui qualsiasi alterazione fa parte di una patologia, perché, ad esempio il capitolo delle illusioni
è un grande capitolo anche della normalità per ritornare, appunto, al discorso di prima.
Da cosa è causata un’alterazione della percezione? Innanzitutto ci sono le alterazioni proprio di
tipo organico, quindi delle alterazioni che sono legate a situazioni oggettive, pensiamo ad
allucinazioni visive che possono presentarsi nell’ambito di una neoplasia cerebrale, per esempio,
oppure ci possono essere delle alterazioni che possono essere nell’ambito di alterazioni proprio
dello stato di salute generale, quindi degli scompensi particolari che portano ad alterazione della
percezione, oppure, parlando del fenomeno del delirium, che è un alterazione della coscienza con
un’alterazione anche delle altre funzioni in maniera fluttuante, che succede quando c’è
un’alterazione organica alla base, un esempio tipico, chi subisce a volte degli interventi chirurgici
nel post- operatorio a causa di alcuni squilibri che vanno a presentarsi, va a presentare delle
allucinazioni visive, questa quindi è una causa organica.
Poi ci possono essere delle influenze funzionali, come prima il riferimento agli aspetti, cioè come
sta uno dal punto di vista affettivo per vari motivi, perché sta aspettando qualcosa, perché sta
preoccupato o ha paura di qualcosa, oppure perché è molto contento, uno stato appunto di
estrema felicità o estrema gioia può far sì che uno possa essere più aiutato a capire qualcosa.
Un’influenza fondamentale è quella, anche, intellettiva o anche amnesiche, possono dare
conseguentemente delle alterazioni.
Il tipo, nell’ambito di classificazioni, dei disturbi della senso-percezione può essere quello o di tipo
quantitativo, quindi il percepire più o meno, iperestesia o ipoestesia, o anche di tipo qualitativo,
quindi per esempio, l’ eritropsia, vedere rosso o giallo, xantopsia; micropsia o macropsia, vedere
più piccolo o più grande; oppure un illusione, cioè un oggetto reale percepito come oggetto
differente oppure una paraeidolia, ad esempio tutto un fenomeno che si era generato, per cui
avevano iniziato a farsi chissà quali teorie elaborate perché delle persone avevano iniziato a
riconoscere delle macchie nell’ambito di una casa come dei volti e simboli particolari, quindi una
paraeidolia, sintomi sensoriali indefiniti che sono elaborati in formazioni nitide, un esempio molto
banale è quando uno vede la forma di una nuvola, e quindi può, dipende dallo stato emotivo,
andare a convincersi che quella forma voglia dire chissà che cosa oppure alcune forme di
montagna o altri fenomeni naturali. Questo, capite bene, come uno può essere influenzato, di
come ad esempio una persona molto religiosa rispetto ad un non credente, può andare anche a
vedere o percepire una cosa e non un’altra. Attenzione, si deve sempre considerare l’individualità
di una persona, perché altrimenti c’è il rischio di considerare patologico, qualcosa che è
assolutamente normale, può far parte ad esempio di un contesto che è quello della meditazione
oppure della spiritualità in genere, oppure un esempio molto triste, quando una persona ha un
lutto, in cui a volte si dice “mi è sembrato di sentire la presenza di quella persona” oppure,
qualcosa spostata in casa, questo tipo di fenomeni, queste cose che sono molto normali, bisogna
stare attenti prima di classificare come patologia, perché dobbiamo prima capire il contesto
emotivo di una persona e renderci conto di come e quanto l’affettività vada o meno a provocare
un’alterazione di questo tipo. Quindi, per fare una diagnosi non basta semplicemente dire “vabbè
quella persona ha avuto un allucinazione, è pazza”.
Un’allucinazione è per definizione una percezione senza oggetto, quindi una percezione dotata di
corporeità, di un oggetto esterno che non è presente; è un qualcosa per cui un qualcuno ha la
percezione che si trovi lì davanti. È come se il paziente si comporti come se vivesse veramente una
percezione, pur essendoci un’assoluta mancanza di stimoli sensoriali. Poi una classificazione
grossolana sulla base dei sensi la possiamo fare nell’ambito sensoriale, quindi sulle allucinazioni
uditive, visive, cinestetiche, tattili, olfattive o gustative. Questo tipo di allucinazioni sono
veramente frequenti su tutti i fronti e su tutti i sensi.
Un’allucinazione è elementare quando è uno stimolo sensoriale semplice, ad esempio un rumore,
molto più semplice il rumore rispetto a quello che può essere una voce; può essere una luce. Poi ci
sono le allucinazioni, invece, complesse, quindi con una percezione di stimoli sensoriali inesistenti
molto più strutturato, ad esempio, un colloquio a più voci, canti, diverse persone che parlano tra
loro, oppure anche delle scene vere e proprie che possono essere più o meno complesse.
Come dicevamo, le allucinazioni possono essere presenti in vari ambiti e patologie, ci possono
essere azioni psicogene rispetto a qualche evento che succede, in psicosi vere e proprie, in stati
confusionali sono anche presenti, o nell’ambito di attacchi psicotici acuti, come nell’ambito di
bouffèes deliranti, è possibile però andare a vedere grossolanamente, avere un qualche indizio
sulla alterazione percettiva, ad esempio vedere una persona davanti a sé che si muove, fa le
smorfie è un’allucinazione tipica della schizofrenia? No, se pensiamo al film “the beautiful minds”,
che è ispirato ad una storia vera, lui mostra una serie di sintomi in una maniera romanzata, in cui
ad esempio questa persona, l’allucinazione visiva viene comunemente, anche da un punto di vista
cinematografico, presentata come un’allucinazione tipica del paziente schizofrenico, quando una
persona viene raffigurata benissimo davanti ai propri occhi come se sia perfetta ed esistente, ma
non è così. Nell’ambito sono molto più comuni le allucinazioni visive nell’ambito delle alterazioni
neurologiche, sono allucinazioni visive complesse nell’ambito della violenza, alcuni fenomeni di tipi
specifici di epilessie, può essere presente un’allucinazione complessa però nella schizofrenia, per
quanto in teoria possa avvenire è molto raro. Bisogna essere così bravi nell’andare a descrivere i
sintomi per cui ci deve essere una differenza enorme se una persona ha, ad esempio, questo tipo
di sintomi da allucinazioni e non un altro tipo; per esempio quindi, parlando, lo vedrete man
mano, utilizzate questo tempo senza la parte pratica per andare il più possibile preparati, che è la
parte più importante perché ha poco senso andare in reparto a fare un colloquio se non avete un
background, perché quando iniziate a sentire che un paziente vi riferisce delle allucinazioni visive
allora iniziate a farvi due domande, magari parlate con il medico di riferimento, che può essere lo
specializzando o lo strutturato di riferimento e ne discutete del caso, perché potete dire ad
esempio che sapete che è una cosa non tipica oppure potete farvi anche due domande, se
l’allucinazione sia vera o no, perché nell’ambito della psichiatria il paziente può riferire dei sintomi
che non sono esattamente così. Vi sorprenderà sapere, per questo non limitatevi a sentire soltanto
la definizione di un paziente dei sintomi, per esempio “sento le voci”, non date per scontato che
sentire le voci vuol dire solo una determinata cosa, quindi dovete sempre chiedere in particolare
“cioè? In che senso? Cosa senti? Come senti? dove lo senti?” perché può essere benissimo che il
sentire le voci che dice il paziente, non siano delle allucinazioni, nel senso drastico, ma possono
essere anche delle voci nella testa per cui una frase banale: “ma dove le senti le voci? Nelle
orecchie o nella testa?”, questa è un’informazione fondamentale per andare a distinguere
un’allucinazione vera da una falsa.
Nell’ambito della schizofrenia, tipicissimo, e questo più anamnesi leggerete e più ve ne renderete
conto, il commento sonoro degli atti cioè alcuni pazienti hanno la sensazione che qualcuno
commenti tutto quello che stanno facendo. Altra cosa tipica della schizofrenia è il colloquio di voci,
più in particolare voci che parlano tra loro, non è che tutti i pazienti di schizofrenia ce l’abbiano
però è una cosa che è difficile che sia presente in altri tipi di disturbi. L’altra cosa è l’eco del
pensiero oppure delle allucinazioni di tipo imperativo, purtroppo perché a volte queste
allucinazioni sono terribili, che dicono di fare delle cose e nei casi più gravi, la persona si sente
costretta a farle certe cose, ascolta queste voci e a volte, nei casi più gravi possono essere
tragiche, quindi voci che dicono di buttarsi, di uccidersi o di fare del male ad altre persone. Spero,
nel corso di psichiatria, di darvi degli elementi di come considerare la psichiatria nell’ambito del
pregiudizio, ovviamente molte di cose le pensate o le sapete già, però le voci che possono dire
anche di far male ad altra gente questo è un altro mito da sfatare cioè sul senso che un paziente
affetto da schizofrenia o disturbo psichiatrico maggiore è un disturbo pericoloso, studi hanno
dimostrato che sebbene esistano degli episodi dove il paziente va a presentare delle situazioni di
aggressività, nella stragrande maggioranza dei casi la cosa più probabile è che un paziente affetto
da disturbo psichiatrico vada ad essere vittima di aggressione, vittima di tutti gli aspetti di
pericolosità.
Tra i principali tipi di allucinazioni uditive, ci sono quelle imperative, come dicevamo prima, che
dicono di fare qualcosa, colloquio di voci, eco dell’pensiero e commento sonoro agli atti; altre, non
sono così rare, quelle olfattivo- gustative oppure tipi di allucinazioni cinestetiche, pseudo-
percezioni somatiche, quindi rispetto al proprio corpo, così come esistono allucinazioni sessuali.
Altri fenomeni allucinatori, che non sono allucinazioni propriamente dette, sono le allucinazioni
extra-campali, cioè allucinazioni al di fuori del campo sensoriale interessato, cioè se io riesco a
sentire la voce di quello che succede in un'altra città, ad esempio, oppure nell’altro palazzo. Poi ci
sono le pseudo-allucinazioni, cioè delle percezioni allucinatorie senza carattere di spazialità, ad
esempio, le voci nello stomaco, poi i fenomeno di allucinosi, quindi non sono proprio allucinazioni
e poi, le più frequenti ma che nella maggior parte dei casi non definiscono una patologia vera e
propria, sono le allucinazioni che si hanno o mentre uno si sta addormentando o si sta
risvegliando, in cui la transizione con il sonno, ricordandoci le caratteristiche di psicobiologia delle
onde del sonno, ricorderemo anche come sono diverse le onde di quando ci si addormenta o ci si
risveglia, per cui è più frequente andare a presentare dei fenomeni allucinatori. Questo per
spiegare che se un paziente dice “sento le voci”, ci sono un’infinità di domande da porre, che
possono indirizzare ad una patologia “come le senti? Dove le senti? Di chi sono? È una o più? Senti
dei rumori? Delle canzoni?”, è un sintomo veramente complesso.
DISTURBI DEL PENSIERO
Parliamo ora dei disturbi del pensiero, il pensiero dunque è un’attività complessa che consente
con l’ausilio di processi mentali connessi ad altre funzioni psichiche che vanno ad influenzare il
pensiero, la memoria, l’intelligenza, l’attenzione, la coscienza, l’affettività, possono andare ad
influenzare la formazione di un proprio concetto della realtà con la possibilità tramite
ragionamento critico e giudizio, di compiere operazione di sintesi, valutazione e previsione. Ci
sono, in un esame obiettivo fisico, in medicina, in cui uno va a descrivere tutte le parti del corpo,
almeno per aree in cui va a fare un’ispezione cioè vede com’è fatta, gonfio, rosso, può andare a
descrivere con precisione come è alla palpazione, se è dolente o meno, alla percussione,
auscultazione e così via. L’esame psichico non è da meno, non è che è meno preciso, anzi, ogni
volta per ogni pensiero, voi dovrete andare a descrivere la forma e il contenuto del pensiero, e
molte volte la forma del pensiero è molto più indicativa del contenuto.
Il contenuto è ciò di cui parla il pensiero di una persona, quindi al colloquio possono emergere dei
pensieri che sono intrusivi oppure possono emergere delle ossessioni, oppure i deliri; mentre la
forma dà informazioni che non sono meno importanti dei contenuti, il pensiero può andare più
veloce, quindi può essere più accelerato da un punto di vista formale, oppure rallentato oppure ci
può essere un’incoerenza nella forma del pensiero rispetto a uno che uno dice, rispetto alla
domanda, ad esempio, oppure può esserci un pensiero che è concreto quindi con bassissima
capacità ed elementi di astrazione oppure una perseverazione quindi il ritornare sempre sulla
stessa cosa, tipico dei disturbi neuro-cognitivi come le demenze, oppure un eccesso di particolari o
circostanziali, particolarismo, tipico di una personalità ossessiva, che entra nell’estremo dettaglio
per cui un pensiero può andare ad arrovellarsi sullo stesso tipo di dettaglio per tanto tempo quindi
procedere con difficoltà e risultare meno fluido nel complesso.
Il rallentamento del pensiero, e del movimento, si osserva ad esempio nel ritardo psicomotorio, è
presente, oltre ad esempio nella depressione, nella quale è tipico un rallentamento psicomotorio,
perché avviene un rallentamento psichico quanto motorio oppure può essere presente in
condizioni proprio fisiche, ad esempio l’ipotiroidismo severo. Tipico di alcuni disturbi, ad esempio
la schizofrenia è il blocco del pensiero, cioè all’improvviso si blocca, si arresta il flusso, come se
l’ideazione in corso venisse improvvisamente esclusa dalla coscienza, questo è molto tipico della
schizofrenia. Oppure nell’ambito di un episodio di eccitamento maniacale ma anche nella
tireotossicosi oppure delle intossicazione da sostanze, pensiamo a sostanze stimolanti, quale può
essere la cocaina o situazione particolari di intossicazioni di caffeina la possono dare, in cui il
pensiero viene ad essere accelerato dal punto di vista formale, talmente accelerato per cui la
persona va a presentare idee che sembra che fuggano, si parla proprio tecnicamente di fuga delle
idee, con idee che si susseguono con estrema rapidità pur essendo fra di loro poco collegate e
talvolta incoerenti, proprio perché una persona va da un fatto all’altro.
Riguardo al fatto che si diceva prima, di entrare nel dettaglio, un altro tipo di caratteristica del
pensiero è quello della circostanzialità, in cui abbiamo un modo di parlare molto indiretto ed
esitante, che non raggiunge mai la sua idea finale, in cui la persona che parla introduce nel
discorso moltissimi dettagli inutili, la cui esposizione può protrarsi anche per lungo tempo,
impedendo di arrivare al punto di ciò che si sta discutendo. Tipico, in diversi disturbi psichiatrici,
particolare appunto è la tangenzialità caratterizzata dal fatto di rispondere ad una domanda
sempre in modo tangenziale, di traverso, oppure non in modo totalmente incoerente ma in una
maniera in cui c’entra soltanto in maniera vaga quella domanda, non è proprio come un
deragliamento cioè andare al di fuori dei binari, ma si riferisce solo alle risposte ad una domanda e
non a dei passaggi all’interno del discorso.
Esempio[slide 34; ppt1]: Domanda: Qual è il suo titolo di studio?
Risposta: Oh, sì certo la cultura è importante, adesso tutti vanno a scuola, la scuola è obbligatoria
fino a 16 anni…
Capite che questo tipo di risposta non è totalmente incoerente, c’entra con l’argomento, non è sul
punto, è tangenziale, non è quella la domanda posta. Diverso da una forma che è un po' più
estrema che è quella del deragliamento che si riferisce ad un tipo di risposte spontaneo, cioè nel
deragliamento, rispetto alla domanda “qual è il suo titolo di studio?” inizialmente risponde in
maniera tangenziale, ma poi è come se prendesse un altro binario [slide 36; ppt1]: “Mi piace il
disegno, anzi ancora di più la musica, ho suonato molti strumenti nella mia vita. C’era un grande
giardino a casa mia …”, quindi deragliamento, per capire di cosa stiamo parlando pensiamo
proprio ai binari di un treno, per cui uno va a deragliare dal proprio percorso.
L’incoerenza, invece, si riferisce ad un tipo di discorso spontaneo che spesso risulta del tutto
incomprensibile. Spesso si accompagna al deragliamento, come abbiamo visto negli esempi di
prima ma si differenzia da questo perché si verifica all’interno della stessa frase e non nel
passaggio da un periodo all’altro del discorso. È un disturbo raro e quando si manifesta è di solito
grave.
Esempio [slide 38; ppt1]: Domanda: Cosa pensa di questa crisi energetica che si sta verificando nel
mondo?
Risposta: Stanno distruggendo l’olio, ne fanno sapone, ci si può tuffare nell’acqua, la mia famiglia
vorrebbe che mi facessi bruciare, ma io penso che sia meglio avere i capelli rossi e mettere sempre
la benzina dove capita…
Quindi molto serio come tipo di alterazione, ovviamente non tutti i tipi di incoerenza sono di
questo tipo così grave.
L’illogicità è proprio l’alterazione di un pensiero logico, si manifesta come conseguenza di
premesse deliranti non viene considerato come fenomeno a sé stante. Altresì non sono compresi
in questa denominazione i pensieri illogici in relazione con il contesto culturale e/o religioso della
persona. Per questo è molto importante considerare il contesto.
Esempio [slide 40; ppt1]: I genitori sono le persone che ti allevano. Qualunque cosa ti allevi è un
genitore. Un genitore può essere come una roccia e dunque anche una roccia può essere un
genitore.
Possiamo vedere questi passaggi illogici, decisamente alterati.
Nell’ambito del contenuto del pensiero considerate che normalmente il contenuto del pensiero,
ovvero quel complesso, variabile flusso di pensieri coscienti, include credenze, preoccupazioni,
desideri e fantasie che si presentano con un grado variabile di chiarezza, quindi il pensiero
normale è spesso illogico, fatto di credenze, di pregiudizi.
Normalmente, appunto, il pensiero e il contenuto del pensiero è influenzato da diversi fattori,
considerate che a volte ci possono essere credenze particolari, alcune sono credenze che fanno
parte di uno specifico individuo, altre sono condivise con gruppi più o meno ampi di altre persone.
Cosa distingue un contenuto che non è alterato da un contenuto alterato? Facciamo un esempio,
“il covid non esiste”, avrete sicuramente sentito qualcuno che lo ha detto o lo ha scritto, questo
qui non possiamo definirlo delirio, non abbiamo tutte le informazioni per definirlo tale, perché per
essere delirio, abbiamo bisogno di verificare che nonostante tutte le evidenze quella persona
continui ad essere convinta di una determinata idea errata, per esempio una persona scrive su
Facebook “il covid non esiste, è un modo per controllarci”, allora succede che si potrebbe iniziare a
fornire degli articoli scientifici che dimostrano gli studi, può non bastare, allora si inizia a mostrare
alla persona dei video di persone che purtroppo sono veramente ammalate, più o meno basta ma
poi arriva al fatto che vede dal vivo che si ammala e si rende conto di quella determinata cosa e
allora cambia la propria idea. Tutto questo per dirvi cosa? Per poter andare a considerare il
contenuto del pensiero è fondamentale andare a considerare il contesto e poi come va a variare il
contenuto rispetto alle evidenze, questo è determinante nell’andare a dare una definizione di
delirio perché se poi una persona cambia idea, perché le evidenze dicono un’altra cosa, allora
quell’idea pur essendo sbagliata non era un delirio.
Altro esempio, vedo una persona in pronto soccorso che vi dice “mi stanno spiando, ci sono delle
telecamere che mi seguono, da quel computer c’è una telecamera che mi sta spiando”, questo ci
basta per dire che è un delirio? Ci sono tantissimi sospetti per dire che lo sia, però se io vado a
vedere, a mostrare alla persona che su quel computer non c’è nessuna telecamera nascosta, è lì
che cambia ed è fondamentale andare a vedere se la persona cambia o va a tenere questa idea.
Quindi veramente fondamentale andare a testare il contenuto del pensiero, per fare un esame
psichico corretto, quindi, non basta ascoltare la persona e le cose che dice ma andare a fare le
domande giuste, in una maniera estremamente scientifica.
Nell’ambito del pensiero, un aspetto fondamentale è se il pensiero è egosintonico cioè quando è
coerente con il senso di sé dell’individuo oppure egodistonico quindi è in contrasto con aspetti
essenziali del suo sistema di valori. Un esempio, una persona che è mite e non aggressiva, ha
l’impulso di aggredire, fare del male ad un altro, questa è un tipo di alterazione del pensiero che è
presente nel disturbo ossessivo-compulsivo in cui vengono ad essere presenti delle immagini, che
sono o delle idee oppure delle immagini mentali che sono assolutamente contrarie a quelle che
sono le credenze e le idee della persone e quindi in questo caso sono di tipo egodistonico mentre
nell’ambito di idee strane, alterate e così via nell’ambito della psicosi, potrebbero essere in quel
caso di tipo egosintonico, questo ci dà molte informazioni sul sapere se una persona è d’accordo o
meno con l’idea che gli viene in mente, cambia moltissimo sapere se una persona dice “vabbè lo
so che un mio caro non muore se io non tocco 3 volte questa cosa”, questo tipo di pensiero è
assolutamente egodistonico, in cui la persona dice che sa che non ha senso ma lo deve fare in
qualche modo, comunque sia. Questo è un tipo di pensiero egodistonico che inquadra un tipo di
spettro di disturbi, che è diverso da quello psicotico. I pensieri di questo tipo non implicano la
patologia.
Le fantasie rappresentano un’importante componente del pensiero normale, più intensa e
frequente nella fanciullezza ed in individui creativi. Quindi dipende molto dal background e dal
contesto delle persone, cioè al bambino che ha l’amico immaginario, non può essere delirio,
perché va individuato specificatamente in quel contesto.
Pensieri intrusivi, a fantasie sul cibo, sul fumo o a contenuto sessuale, sono comuni ma diventano
una condizione patologica quando interferiscono con la vita quotidiana dell’individuo.
Nell’ambito dello spettro dell’ossessività è fondamentale anche lo stile ossessivo del pensiero con
attenzione estrema ai dettagli, ed alle numerose implicazioni di ogni singolo atto o pensiero. Può
anche essere adattativo, in determinate circostanze, in questo senso avremo modo di parlare di
questo tipo di disturbo in particolare, stiamo parlando del disturbo di personalità ossessivo-
compulsivo che è diverso dal disturbo ossessivo compulsivo di asse prima, propriamente detti.
Cos’è l’ossessione? Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini che, almeno inizialmente,
sono esperite come egodistoniche, intrusive ed insensate per esempio una persona molto religiosa
che ha l’impulso di dire o fare cose blasfeme nel corso di una cerimonia religiosa, un genitore che
pensa di uccidere il proprio bambino, a volte sono molto brutti questi pensieri però sono
assolutamente egodistoniche, per cui la persona assolutamente non vuole fare una cosa del
genere né lo farà, in questa fase non è una cosa pericolosa o che si va a riflettere sul
comportamento. Il soggetto, la persona, va a riconoscere questo tipo di alterazione, come un
frutto della propria immaginazione, cioè non imposte dall’esterno, come accade nel corso
dell’esperienza psicotica dell’inserzione del pensiero; tenta di ignorarle o sopprimerle, o anche
neutralizzarle con altri pensieri o azioni.
Il termine ossessione deriva da una parola latina, assediare. Le idee ossessive possono essere di
diverso tipo: ossessioni di aggressività: paura di fare del male a se stessi o agli altri, di dire oscenità
o insulti, esempio La sindrome di Tourette, la quale ha una comorbidità molto alta con la sindrome
ossessivo-compulsiva in cui la persona ha l’ossessione e la compulsione di dire oscenità, per
questo in maniera molto semplicistica viene introdotta nella cinematografia, e sono assolutamente
distoniche, quindi di essere responsabili di avvenimenti terribili, immagini di orrore e violenza.
ossessioni di contaminazione, molto frequenti, paura o disgusto nei confronti di rifiuti o secrezioni
corporee, preoccupazione per la sporcizia e le infezioni, e così via.
ossessioni sessuali quindi con pensieri, immagini o impulsi proibiti o perversi.
ossessioni religiose quindi con preoccupazioni di sacrilegio, eccessiva preoccupazione con temi di
moralità, giusto/ingiusto ecc. in maniera proprio intrusiva
ossessioni di ordine e simmetria ,spesso accompagnate da pensiero magico, cioè la definizione
tecnica di “se tocco una cosa tre volte succede una cosa, se non lo faccio può succedere qualcosa
ad un mio caro” oppure per esempio “mio fratello avrà un incidente se io non metto queste cose
in questo modo”.
ossessioni somatiche cioè preoccupazioni di malattia, eccessiva preoccupazione per parti del
proprio corpo o del proprio aspetto; ossessioni di raccolta e conservazione di oggetti; ossessioni
varie bisogno di ricordare, di dire certe cose, paura di perdere le cose, suoni o musiche intrusive,
numeri fortunati o sfortunati ecc.
questa introduzione non fa altro che darci un elemento in più per sottolineare ancora una volta
come è fondamentale andare a considerare la singola alterazione psichica nel contesto della
persona, il contesto culturale perché quello che è patologico in una situazione può benissimo non
esserlo per un’altra situazione.
Un altro aspetto da ricordare sono le Idee prevalenti che sono definite come idee accettabili,
comprensibili, ma perseguite al di là di limiti ragionevoli. Cioè è un’idea che non è ossessiva, né
un’idea delirante, ma è preoccupante, quindi l’alterazione sta nel fatto che domina la vita
dell’individuo che la presenta. L’idea prevalente interferisce con il normale funzionamento
dell’individuo e provoca uno stato di sofferenza a lui o agli altri. Quindi rende secondarie tutte le
altre idee, obiettivi, progetti ed emozioni del soggetto, la cui intera vita si svolge intorno a
quest’idea. La componente affettiva che sottende l’idea è di solito molto forte.
Diamo una definizione più tecnica al delirio: per idea delirante intendiamo un’idea patologica in
quanto non corrisponde alla realtà, è una credenza non vera, non basta assolutamente solo
questo perché deve essere anche non modificabile mediante prove ed argomenti e soprattutto,
sono ritenute vere con straordinaria convinzione e certezza soggettiva quindi con queste tre
caratteristiche che sono importanti. Può essere o un’idea delirante primaria, cioè non deducibile
dagli altri contenuti ed elementi psichici della personalità, quindi, viene così dal nulla in maniera
slegata, oppure secondaria cioè derivante da particolari stati emozionali del paziente.
Come classifichiamo un delirio? In base alla forma o struttura, quindi se elementare o
sistematizzato, oppure al decorso, perché ci possono essere dei deliri che rimangono sempre lì,
che sono cronici, oppure dei deliri che vanno e vengono, che sono ricorrenti oppure dei deliri
residui, cioè rispetto ad un delirio più grande e strutturato, rimangono delle ideazioni deliranti e
poi, fondamentalmente possiamo classificarle in base al contenuto, cioè un delirio di
persecuzione, di grandezza, di rovina, cioè in base a che cosa riguarda, qual è il tema del delirio.
Ci sono delle modalità formali d’espressione, molto tipico è lo stato d’animo delirante, questo è
tipico degli esordi psicotici, quindi nella primissima fase in cui si sta sviluppando una psicosi, una
schizofrenia, non c’è un vero e proprio e chiaro delirio ma c’è quella strana sensazione che la
realtà si stia trasformando, senza che si sia determinato un vero e proprio delirio. Poi ci può essere
una percezione delirante, cioè rispetto ad una percezione corretta sul piano formale, cioè non è
che c’è un’allucinazione ma rispetto a un qualcosa che sia avvenuto veramente c’è una
predisposizione ad attribuzione di un significato del tutto abnorme ed incomprensibile. Poi c’è
una interpretazione delirante, dove c’è un’attribuzione di un significato erroneo però comunque
qualcosa di probabile e comprensibile ad una memoria corretta sul piano formale, quindi
interpretare qualcosa che è avvenuto veramente in maniera delirante. Altrettanto particolare
descritto nella psicopatologia sono le intuizioni deliranti, cioè un’idea che sorta improvvisamente
alla mente del soggetto senza alcun rapporto con la realtà, viene accettata come verità
incontrovertibile.
Nell’ambito dello stato d’animo delirante, ci sono delle descrizioni bellissime nei testi di
psicopatologia in cui c’è questa percezione presente all’inizio di disturbi psicotici, ancora prima che
si sviluppi un delirio in cui ci sono queste sensazioni molto strane, fatte di presentimenti strani,
arcani, singolari, uno stato di incertezza, è come se la persona si sente come uno strumento nelle
mani magiche delle circostanze.
La percezione delirante, rispetto a qualcosa che non è un’allucinazione, un qualcosa che c’è
veramente è caratterizzata innanzitutto dal fatto che viene stabilita una relazione senza motivo,
cioè l’attribuzione di un significato che non è quello ordinario che verrebbe assegnato dagli tutti,
ma è del tutto particolare ed arbitrario e il riferire a sé, questo significato come se fosse imposto
da altri.
Dell’intuizione delirante, quindi che è un’esperienza particolare del soggetto che all’improvviso
prova una sorta d’ispirazione subitanea, una specie di rivelazione delirante, come per esempio di
essere chiamato ad un compito speciale, ad una missione religiosa o politica, o di essere investito
di doti o di qualità particolari magiche, o di essere perseguitato od amato.
Ci sono idee deliranti vere o primitive, e poi quelle che dicevamo prima, secondarie o anche
pseudo-deliranti o deliranti che si comprendono alla luce di uno stato d’animo preesistente o di
uno stato d’animo previssuto, che è molto diverso se un perseguitato politico viene cercato dai
servizi segreti e si convince ad esempio che pure lo stimolo neutro significa che lo stanno
cercando, è molto diverso da una persona che non ha avuto di questi problemi e all’improvviso si
convince che lo vogliono uccidere. sulla base del tipo del contenuto del delirio, invece ci sono dei
deliri che sono tipici o meno di determinate situazioni, ad esempio. È molto più facile che una
persona che presenta durante un episodio di eccitamento maniacale, che vada a presentare dei
deliri che sono congrui con l’umore del tipo dei deliri espansivi, di grandezza, deliri genealogici,
cioè dire di discendere da chissà chi, di dimensione, erotomani, cioè convinti che un’altra persona
sia innamorata di te.
Così come nell’ambito dell’altra suddivisione sulla base del contenuto dei deliri molto comuni
nell’ambito della schizofrenia ma non esclusivi di questo disturbo presenti anche nei disturbi
affettivi con componente psicotica, sono ad esempio deliri persecutori di riferimento, di
rivendicazione o querulomania, deliri di veneficio, di essere avvelenato, ci sono dei deliri
particolari ma non meno frequenti come i deliri di trasformazione corporea, oppure deliri, sempre
rispetto al corpo, delirio nichilistico o con delle caratteristiche rispetto ad una distruzione degli
organi interni e così via, deliri che sono caratteristici degli stati depressivi gravi come, ad esempio,
questo di negazione nichilistico o nell’ambito della salute, delirio ipocondriaco o di inguaribilità,
oppure di colpa o di rovina, economica ad esempio, anche questo molto tipico degli stati
depressivi.
Nell’ambito dei deliri, l’idea delirante è un’elaborazione psichica “abnorme” che “contamina”
diverse funzioni psichiche, perché turba l’ideazione, il giudizio, lo stato d’animo, o anche, in alcuni
casi la percezione, spesso sono precedute da uno stato d’animo delirante che quasi sembra
costituire la matrice del delirio. Vi parlo di quali sono le ipotesi neuro-biologiche del delirio per
farvi capire come si vada ad arrivare ad un delirio, una delle teorie più quotate dell’ambito dei
deliri è l’idea della salienza (?), dice che per via di una alterazione dopaminergica, potete
immaginare che c’entri la dopamina perché gli antipsicotici in generale sono bloccanti dei recettori
per la dopamina, quindi si pensa che delle alterazioni del rilascio di dopamina ci fanno dare
determinata importanza a cose neutre, ad esempio, un momento tipico quando si rilascia
dopamina a livello striatriale è quando noi prevediamo che stia per avvenire qualcosa di
significativo e quindi avviene il rilascio di dopamina, poi questa cosa succede e abbiamo un
ulteriore scarica di dopamina, quindi quella dopamina è correlata al fatto che la cosa che sta
succedendo è una cosa importante, ad esempio state in fila in gelateria e poi vi arriva il gelato,
quindi quando avete in mano il gelato avete questa scarica che vi dice che la cosa che sta
succedendo è importante. Il delirio si va ad originare nel momento in cui se io ho delle scariche di
dopamina random, sto per strada e vedo che una persona mi sta guardando e in quel momento ho
una scarica di dopamina dovuta all’alterazione psico-biologica che sto avendo per via della
patologia che sto sviluppando, allora la dopamina mi dice di dare importanza al fatto che quella
persona mi abbia guardato, quindi inizialmente inizio ad avere queste strane percezioni come se in
realtà intorno, si stesse trasformando, volesse dirmi qualcosa perché vedo quella persona e dò
quel significato particolare, nel frattempo passano le macchine ed ho queste scariche di dopamina
e inizio a collegare che queste macchine hanno un colore particolare, ma non perché ce l’abbiano
veramente ma perché in quel momento sto dando particolare attenzione, e inizio ad identificare
un pattern di colori come se fosse un messaggio solo per me, inizialmente non si è ancora
sviluppato un delirio ma è un atmosfera delirante, fatta da queste sensazioni di trasformazione nel
mondo, minaccia, come se qualcosa si stesse sviluppando. La teoria di come nascono i deliri è che
da un punto di vista psicologico io faccio un elaborazione per unire i puntini di tutte queste
percezioni strane per dare un senso, e quindi ad esempio tutte queste percezioni descritte
possono andare a generare un disturbo persecutorio, cioè c’è qualcuno che vuole uccidermi e lo
perché quella persona mi ha guardato in quel modo, perché la penna era rivolta in quella maniera
verso di me, perché sono passate macchine tutte di colori scuri e così via, fino ad arrivare ad un
delirio che può avere diversi gradi.
Nell’ambito dell’affettività ci sono dei disturbi, ma partiamo da cos’è l’affettività in genere, è la
capacità o disponibilità individuale di rispondere con modificazioni soggettive affettivo-emotive a
pensieri o eventi della realtà esterna o interna. Umore, affetto e sentimento sono tutti aspetti che
vengono ad essere classificati nell’ambito dei disturbi dell’umore e possono essere descritti da una
serie importante di qualità, ad esempio l’intensità (da lieve a profondo), stabilità (da labile a
rigido), reattività (nessuna o marcata), periodicità (periodico o aperiodico), congruenza rispetto a
quello che succede, un esempio: succede una cosa molto brutta e il mio umore è un umore che è
normale, cioè né depresso né esaltato, eutimico, se non consideriamo la congruenza con quello
che accade potremmo fare l’errore di definire una persona con un umore nella norma, pur
essendo un umore non congruo ad una situazione triste; stessa cosa, succede una cosa molto bella
e vedo che la persona non è particolarmente allegra, nonostante succedano cose estremamente
belle e quindi in quel caso dobbiamo andare a considerare quest’aspetto della congruenza.
L’ Umore indica di solito uno stato d’animo, una disposizione sentimentale piacevole o spiacevole,
che persiste nel tempo, non necessariamente secoli, ma può essere un umore che dura anni o
alcune ore, e che per il tempo che dura dà una particolare coloritura affettiva, una tonalità
affettiva, all’intera vita psichica. Mentre l’affetto, l’affettività che è un po' diversa dall’umore, è di
solito usato per indicare modificazioni sentimentali intense e complesse, che variano da momento
a momento, così come si può andare a vedere che vanno a variare, anche nel contesto del
colloquio clinico, e a cui si associano modificazioni somatiche concomitanti e consecutive.
Mentre il sentimento è uno stato affettivo, che invece è correlato a una determinata idea, a una
determinata ideazione.
Per definire l’affettività sono fondamentali le emozioni, che sono caratterizzate da una brusca
insorgenza e a rapido declino reattivi ad eventi esterni o interni e le emozioni che sono stati
affettivi più stabili e duraturi che vanno a colorire la risonanza emotiva personale. La sfera affettiva
è complessa, ci sono molte sfumature, sia per il tono che per la variabilità, ad esempio la labilità
affettiva, dell’ambivalenza affettiva. Diamo un po' di definizioni con la depressione che è
diminuzione del tono affettivo di base che può comportare una possibile momentanea ipofunzione
delle altre facoltà psichiche, diversa dalla tristezza vitale, quindi una compromissione del vissuto
somatico connesso alla sensazione interna di sentirsi vivo, vivace, fresco. L’ansia, fa parte
dell’affettività che è uno stato emotivo definibile come sentimento di aspettativa dolorosa di una
condizione minacciosa o pericolosa che sta per succedere, infatti nasce come una reazione
adattativa, quando so che sta per avvenire un pericolo ci sono una serie di motivazioni sul sistema
noradrenergico, che ci fanno essere pronti all’attacco (? Salta l’audio). Diventa patologico quando
questo tipo di reazione avviene indipendentemente dalle circostanze.
L’apatia, molto importante, l’ apparente o reale diminuzione o scomparsa di sentimenti ed
emozioni con assenza o riduzione della reattività agli stimoli ambientali.
Le cenestopatie, che sono sensazioni soggettive, cioè senza causa organica, di sofferenza corporea.
La disforia, quindi l’aumentata tendenza al malumore, irritabilità e pessimismo.
E poi la labilità, cioè con facilità estrema alle variazioni dell’umore di base per stimoli anche
irrilevanti.
La fobia, invece è la paura morbosa apparentemente immotivata, spesso parliamo di fobie
specifiche, su cose non di particolare rilievo come la paura del volo, insetti e così via.
La mania che è uno stato di umore esaltato, euforico.
L’ambivalenza affettiva è la presenza o coesistenza di sentimenti di polarità opposta cioè odio-
amore, paura-desiderio.
Una inadeguatezza affettiva cioè quando si ha un atteggiamento affettivo non corrispondente allo
stimolo o situazione determinante, fondamentale sulla base del contesto.
Le fobie specifiche possono essere sulla base di oggetti o circostanti, una situazione particolare è
quella dell’ansia sociale.