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MARIA LUISA AGATI

Giovanni Onorio
ISSN: 0391 · 8270
ISBN: 88-218-0840-8
da Maglie
copista greco (1535-1563)

Supplemento n. 20 al «BOLLETTINO DEI CLASSICI»


ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI . 2001 ·

Il volume è stato pubblicato con il contributo


de/l'Associazione Amici dell'Accademia dei Lincei
PREMESSA

A lungo considerate come «scienze ausiliarie» della storia e della filo-


logia, poco più che semplici tecniche al loro servizio, la paleografia e la co-
dicologia hanno, da una cinquantina d'anni, conquistato la loro indipendenza
e il loro statuto di scienze nel pieno senso del termine. L'una si è affermata
come storia della scrittura, in tutte le sue manifestazioni e su tutti i suoi sup-
porti materiali; l'altra può definirsi, nella sua accezione più larga, storia del
libro manoscritto in tutti i suoi aspetti materiali e spirituali. Ma ciò non im-
pedisce ad entrambe di rendere agli· storici della cultura e ai filologi preziosi
servizi, mentre alla loro volta esse sfruttano i risultati raggiunti da questi.
Così è successo che negli ultimi decenni sono fiorite ricerche monogra-
fiche sui copisti e collezionisti di manoscritti. L'epoca del Rinascimento in
particolare propizia tali lavori. La riscoperta e lo studio del retaggio cultura-
le dell'antichità e del medio evo hanno innescato il moltiplicarsi e il diffon-
dersi delle copie manoscritte, che hanno nutrito l'attività intellettuale, non sen-
za ripercussioni sul funzionamento della società e dell'economia. Per attenerci
al campo che interessa più direttamente questa collana e il Comitato che la
promuove, cioè quello della storia e dell'edizione dei testi, le accresciute esi-
genze della critica hanno spinto gli specialisti a precisare le circostanze con-
crete nelle quali sono nati i _manoscritti, il loro Sitz-im-Leben. Ma il Rinasci-
mento è anche l'epoca nella quale, per la confezione del libro, la stampa ha
preso il posto del manoscritto. Mentre le ricerche codicologiche più recenti
mettono in risalto le similitudini e le differenze tra questi due vettori di cul-
tura, i filologi si sforzano di puntualizzare meglio l'origine e il valore delle
prime edizioni stampate.
In questo quadro di ricerche s'iscrive la monografia consacrata dalla
Prof.ssa Maria Luisa Agati a uno dei più fecondi e abili copisti della prima
metà del secolo XVI, Giovanni Onorio da Maglie. Se Onorio non può dirsi
un erudito - a differenza ad esempio del suo illustre contemporaneo Giano
Lascaris -, la sua triplice attività di copista e di restauratore di manoscritti
nonché di disegnatore di caratteri a stampa illumina in maniera suggestiva le
tecniche di produzione del libro greco nella Roma del XVI secolo.
Maria Luisa Agati fa il punto, partendo da un esame rinnovato dei do-
cumenti d'archivio, sulla carriera di Giovanni Onorio. Ella censisce e descri-
ve la sua produzione attualmente repe_ribile(che una più precisa catalogazio-

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ne dei manoscritti greci di molte biblioteche non mancherà di arricchire, con
l'aiuto dei criteri definiti dall'autrice). In particolare, la monografia distingue
con cura - ciò che nessuno ancoraaveva fatto - i manoscrittivergati da Ono-
rio da quelli dovuti ad altri, più di una volta confusi con i suoi. L'Agati defi-
nisce i tratti salienti della calligrafia dell'Onorio, affronta il problema delle
sue varianti e della sua evoluzione, paragonain manieraprecisa la sua tecni- INTRODUZIONE
ca di copista con quella di disegnatore di caratteri a stampa. Finalmente, non
tralascia nessuno degli aspetti materiali della produzione onoriana, dal tipo di
carta adoperato fino all'ornamentazione e alla legatura. Così facendo Maria Il progetto di questo lavoro risale a diverso tempo fa, quando, in occa-
Luisa Agati fornisce, non soltanto ai paleografi e ai codicologi, ma anche agh sione del IV Colloquio Internazionale di Paleografia greca, tenutosi ad Oxford
storici dei testi e della cultura, una messe abbondante di materiali e di sug- nel '93, per la prima volta. mi sono accostata alle copie di questo scriptor
gerimenti, di cui essi trarrannoprofitto e per i quali Le sarannoriconoscenti. graecus del Rinascimento, incuriosita non solamente dal fatto che si trattava
di uno degli ultimi rappresentanti di quella classe di amanuensi che usò la mi-
PAUL CANART nuscola bizantina, che ancora - ma per poco - si perpetuava dopo la fine del-
l'Impero greco quando ormai si diffondeva la stampa, ma anche perché ap-
punto egli appartenne a quel gruppo eletto di abili calligrafi che disegnarono
e proposero i primi caratteri a stampa; prendere un esempio del genere per
studiare a fondo il rapporto tra i due tipi di caratteri, morenti gli uni e na-
scenti gli altri, mi sembravaestremamenteinteressantee stimolante,anche al-
la luce del milieu culturale in cui questi eventi si verificavano ( 1).
Un tale lavoro, tra l'altro, oggi poteva avvantaggiarsi del notevole pro-
gresso raggiunto recentemente dalla ricerca relativa ai copisti greci del XV e
XVI secolo, soprattutto da quando, nel primo Colloquio Internazionale di Pa-
leografia greca tenutosi a Parigi nel '74, mons. Paul Canart da un lato ne fo-
calizzò i numerosi problemi, auspicando un tipo di studio che, assieme all'a-
spetto paleografico, tenesse conto della storia dei testi, e Dieter Harlfinger dal-
l'altro pose l'accento sul carattere individuale della paleografia di questi due
secoli, tentando nel contempo di identificare o estrapolare, nella grande mol-
teplicità di stilizzazioni, talune linee di tendenza generale(').
È noto come questi due contributi, rimasti ancora oggi fondamentali, ab-
biano aperto nuove prospettive e interessi novelli nei confronti delle grafie
umanistiche e rinascimentali,di cui risultati concreti sono stati opere e ini-
ziative come il volume curato da Canart ed Eleuteri sul primo dei due perio-
di - l'umanistico - con una distinzione di correnti e di filoni individuabili al-

(l) Oxford,23-29 agosto 1993. Di questo Colloquio non si sono pubblicatigli Atti,ed è per
questo che la comunicazioneoggetto di questo mio primo approccioè stata pubblicatasu «Scrip-
torìum}>:cfr. Agati, Giovanni Onorio da Maglie.
e/ différenciatio11de mains à_l'époq11ede la Renaissance,in La
(2) P. Canart,Ide111ijicatio11
Paléographie, pp. 363-369;D. Harlfinger,Zu griechischen Kopisten und Schriftstilendes 15. 1md
16. Jahrlwnderts, ibid., pp. 328-343.

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l'interno di esse (3), ed il colloquio svoltosi qualche anno fa ad Atene sul te- conseguenza, salta in primo. piano la storia della Biblioteca Apostolica Va-
ma esclusivo della scrittura greca nei secoli XV e XVI ('); e come, inoltre, lo ticana, che in quegli anni attraversò il suo periodo probabilmente più fulgi-
studio monografico consacrato al singolo copista del pieno periodo rinasci- do, non solo grazie alle iniziative illuminate e allo spirito di riforma dei pon-
mentale Manuel Malaxos (5), sul filone inaugurato in anteprima nel lontano tefici, ma anche grazie alla presenza e all'infaticabile attività di figure di
1964 dal medesimo Canart col suo Emanuele Provataris, più o meno dello grande spessore culturale.
stesso periodo di Malaxos, e già seguito da Otto Kresten con l'altro celebre È in essa che Onorio fu impiegato per circa trent'anni, in quel tempo.
copista Andrea Darmarios (6). Nel suo ambito perciò va inquadrata la sua biografia, per quello che se ne può
sapere, a fianco di uno studio analitico della sua personalità di scrittore e ar-
L'inattesa mole del materiale, e varie difficoltà di ordine anche tecnico tista, sotto il profilo e paleografico e codicologico.
mi hanno costretto a frazionare i diversi aspetti della ricchissima attività di Si vuole qui sottolineare che, malgrado il desiderio di completezza, un
Giovanni Onorio, aspetti che pertanto hanno finito per essere oggetto, sepa- simile lavoro non può mai considerarsi definitivo, proiettato nel continuo pro-
ratamente, di contributi sparsi, pubblicati, man mano che la ricerca andava gredire della ricerca in questo settore, e in considerazione del materiale ma-
avanti, nel corso di questi ultimi anni ('). noscritto che ancora deve vedere la luce dalle zone tuttora inesplorate dei fon-
Ma, quali tessere di un mosaico che andava composto, lo scopo mai di di biblioteca; senza parlare, inoltre, dell'ingente massa di documenti che
perso di vista era di riunire e far confluire quelle ricerche in un tutto orga- giace nei fondi archivistici.
nico che desse loro un senso, di modo che ogni aspetto, correlandosi e ag- Intanto, i miei ringraziamenti vadano soprattutto al personale della Bi-·
ganciandosi all'altro, apparisse, com'era in effetti, sfaccettatura di un unico blioteca Vaticana, sede principale delle mie ricerche, che mi è venuto sempre
soggetto, e questo si manifestasse in tutta la sua ricchezza e complessità e incontro con la massima disponibilità; al prof. e amico Paolo Cherubini, che
nel suo inevitabile processo evolutivo, inserito in un contesto storico ben con la sua lunga esperienza archivistica mi ha agevolato notevolmente nelle
definito. mie ricerche d'archivio, soccorrendomi più di una volta nella lettura per me
La presente monografia nasce dunque sulla base di quelle prime ri- impervia di formulari e abbreviazioni di documenti; ma in primo luogo, an-
cerche, che perciò qui vengono riprese e riproposte in determinati capitoli, cora una volta, a mons. Paul Canart, per l'interessamento, direi quasi affet-
e - se è il caso - con le dovute aggiunte e correzioni. Ma, naturalmente, es- tuoso, con cui mi ha sempre seguito ed assistito.
sa prosegue e va oltre, nel! 'intento di presentare uno squarcio della Roma
letteraria del Cinquecento, in particolare quella ruotante attorno alla Curia
Pontificia. Al di là del ruolo di primaria importanza che questa ebbe allora
dal punto di vista ecumenico, con le sue posizioni estremiste per combatte-
re il Protestantesimo, altissimo fu il suo ruolo culturale, con le sue richie- ***
ste, le sue committenze, le sue forme di mecenatismo e collezionismo: di
Quando il presente lavoro era già stato dato alle stampe, sono usciti i
due volumi di Atti congressuali / manoscritti greci tra riflessione e dibattito.
Atti del V Colloquio Internazionale di Paleografia Greca (Cremona, 4-10 ot-
(3) P. E\euteri - P. Canart, Scri11tm1greca dell'Umanesimo italiww, Milano 1991, sul qua-
le cfr. J. [rigoin, Les écrilllres grecques des xv et XVf siècfes. À propos d'tm 011vmge récent, in
tobre 1998), a cura di Giancarlo Prato, I-III, Firenze 2000, e 'H éÀÀryvtK'Ì
«Scriptorium» 47 (1993), pp. 91-95. ypaq,ry Karà roòç 15. KC<Ì 16, aiwvcç, 'A8~va 2000 (Lìd8vD I:u,mé-
(4)'H EÀÀrJVlKTlyp~Tl Karà rnùç 15' KaÌ 16' aiWvEç ('AODva 18-20ottobre 1996), ato:, 7), dai quali ho potuto qui inserire, in sede di bozze, solo le citazioni re-
'AODva 2000 (A1i.0vri Luprréota, 7). lative ai miei articoli. Non ho potuto quindi sfruttare la ricca messe di mate-
(5) Cfr. Dc Gregorio, Ma!aros.
(6) Cfr. Canart,-Provararis; O. Kresten, Der Schreiber 11mlHwulschnfte11hii11dler Amfreas riale in essi contenuta, tra cui, ad es., gli articoli monografici su altri copisti
Darmarios. Eine biogi·afische Ski::.::.e, in Mariahi/fer Gy11111asi11111Jahresbericht !967-/968. \Vien greci contemporanei di Onorio come Giovanni Mauromatis (Annaclara Ca-
1968, pp. 6-11, rist. in Griecl1ùche Kodikolugie 11mlTexlti'berliefenmg, hrsg. van D. Harlfingcr, taldi Palau, Il copista loannes Mauromates, in/ manoscritti greci ... I, pp. 335-
Darmstad\ I 980, pp. 406-419, e Id., Handschiftenprod11k1io11 des Andreas Damwrios im Jahre I 564, 399) o Giorgio Basilikos (P. Canart, L'écriture de Georges Basilikos. De Con-
in «fahrbuch der Ostcrrcichischcn Byzantinistik» 24 (1975), pp. 147-193.
(7) Dopo quello citato alla n. I, cfr. Agnti, Le integrazioni; Ead .. Manoscriui restaurali; Ead., stantinople à la Calabre en passant par Venise, in 'H 6ÀÀryV1KrJypaq,ry ...,
!milatori: Ead. - Canart ~ Fcùerit:i, Onorio «i11sta111-cllor». pp. 165-191).

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al percorso non breve della sua personalità professionale attraverso una nor-
male evoluzione grafica; e infine (ma preliminarmente) anche la successione
cronologica delle sue copie, stabilita con cautela sulla base di tutti gli ele-
menti a disposizione, non ultimo l'elemento filigrana: in accordo, su que-
st'ultimo punto, con quanto raccomandava già il Dain in un lontano articolo
sui copisti greci del Rinascimento: «Le premier problème à résoudre est donc, Capitolo primo
au point de départ, l'inventaire exact de l'reuvre d'un scribe .... Un second pro-
grès consiste à dater !es différentes parties de celte production» (28). VITA DI GIOVANNIONORIO
Se è vero, come è stato detto, che la storia della Paleografia greca dei
secoli XV e XVI si riduce fondamentalmente a storie individuali di copisti
che ancora continuano una tradizione grafica millenaria, e anche in suolo stra- I. I. Prima dell'impiego in Biblioteca: la formazione
niero, com'era quello occidentale, con tradizioni grafiche e culturali così dif-
ferenti, si è sperato che questo lavoro possa contribuire un poco a quella sto- ...ego Ioannes Honorius a Mallia oppido Hydruntinae diocesis ortus... :
ria, oltre che alla storia della Biblioteca Vaticana. è una delle formule con le quali egli sottoscrive i manoscritti che copia, uni-
ca fonte dalla quale apprendiamo il suo luogo di nascita. Siamo in pieno Ri-
nascimento, ma ancora oggi Maglie esiste: è una cittadina pugliese di poco
più di quindicimila abitanti, posta all'interno della punta estrema del Salento,
a sud di Lecce, della cui provincia fa parte, in un punto quasi equidistante dai
due mari che lambiscono quella terra, i' Adriatico e io Ionio.
Dunque, colui che sarebbe diventato lo «scrittore greco» più conosciu-
to e meglio retribuito della Roma pontificia del Cinquecento, veniva dalla Ter-
ra d'Otranto, da una zona che si era conservata greca, anche quando Taranto,
Lecce e Brindisi erano ormai latine: Maglie come Soleto, Aradeo, Cerrate, S.
Cesario, Calimera, Gallipoli ecc. ( 1). Un'origine che è opportuno sottolinea-
re, perché altrimenti non capiremmo a fondo, probabilmente, l'esito straordi-
nario della sua professionalità nell'ambito della lingua e della scrittura greca.
Sappiamo infatti che la grecità dell'Italia meridionale, rivivificata con la
riconquista giustinianea (2), riuscì a sopravvivere ancora dopo la conquista

(I) Cito questa lista da P. Batiffol, L'Abbazia di Rossano, cmuributo alla storia defla Vali-
ca11a,trad. it. a cura di G. Crocenti, Soveria Mannelli (CZ) 1986, pp. 25 ss.
(2) J. lrigoin, la culture byza111i11e
dans l'ltalie méridionale, in la cultura in Italiafra Tar-
do Antico e Alto Medioevo. Atti del Convegno tenuto a Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche,
dal 12 al 16 novembre 1979, Roma 1981. passim ma spec. p. 592, e Id., La culwre grecque dans
l'Occidenl lati11du Vlf au Xf siècle, in La cultura antica nell'Occidenle latino dal VII all'xt seco-
lo (Settimane di studio del Centro italiano di Sl'udi sull'alto medioevo, 22), Spoleto 1975, pp. 428
ss., dimostra la continuità tra la prima grecità delle colonie greche e quella bizantina; invece una
vera e propria frattura tra le due, che preclude ogni concetto di continuità - la prima mantenuta in
vita dalle classi colte romane, con tradizioni locali, e quella bizantina basata su tradizioni orienta-
li - viene sostenuta da G. Cavallo, la prodw::.ione di manoscrilli greci in Occideme Ira età tar-
doantica e aho medioei•o.Note ed ipotesi, in «Scrittura e Civiltà» I (1977), pp. 111-131, spec. p.
130 s.; ma anche Id., Manoscriui italo-grecie trasmissio11e della cultura classica, in Magna Gre-
(28) A. Dain, Copistes grecs de la Renaissance, in «Bullelin de I' Association G. Budé>>s. cia bizamina e tradizione classica. Atti del decimo settimo convegno di studi sulla Magna Grecia
IV 3 ( I 963), pp. 356-363: p. 360. (Taranto, 9-14 ottobre 1977), Napoli 1978, pp. 193-233, specialmente p. 194 s., 233.

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normanna, malgrado quel processo di latinizzazione e di feudalizzazione av- fulgore culturale sotto gli Svevi, quei germi di disgregazione che lentamen-
viato da Roberto il Guiscardo, processo che anzi, paradossalmente e co- te la minavano ebbero alla fine il sopravvento. Con l'aumento sempre cre-
munque limitatamente a quella società ellenofona (3), segnò, assieme a un scente di fondazioni benedettine, che finirono per fagocitare i nionasteri gre-
momentaneo rifiorire della stessa, un notevole incremento nella produzione ci, questi ultimi andarono rarefacendosi e irreversibilmente scomparendo, de-
e circolazione di libri (1). Ma a poco a poco, superato un breve periodo di terminando inevitabilmente - essi che avevano costituito i centri aggreganti
di quella cultura tutta volta a Bisanzio - lo spegnersi della stessa, assorbita
dal mondo latino.
(3) Condivido su quest'aspetto la realistica tesi di Santo Lucà, espressa, su! fondamento di E proprio nel Salento, rimasto sino allora emarginato, quella grecità sem-
una ricca documentazione e di valide argomentazioni, in recenti e innovativi contributi, che non brò quasi trovare rifugio e la forza per reagire, riuscendo così a difendere la
furono i Normanni, da parte loro, a promuovere la cultura greca, in quanto la loro fu solo una «cul-
tura di conquista>)(com'era già stato detto da S. Tramontana, La monarchia 11ormw111ae sveva, in
sua etnia per circa altri tre secoli (5).
Storia d'Italia direfla da G. Ca/asso, l(J, Il Mezzogiorno dai Biwntini a Federico Il, Torino 1983, Si è tanto scritto sul ruolo culturale svolto in primo luogo dal monastero
p. 608} e una politica sostanzialmente di tolleranza, d'altronde dimostrata dall'adozione della lin- di s. Nicola di Casolc, già esistente dal 1099 per iniziativa di Boemondo I (6),
gua grèca per gli atti ufficiali e notarili (cfr. Vera von Falkenhausen, / notai siciliani nel periodo
110mw111w, in I mestieri. Atti del Il Congresso internazionale di studi antropologici siciliani (Pa-
lermo, 26-29 marzo 1980), Palermo 1984, pp. 63 s., 66, nonché Ead., Magna Grecia bizanrina e
1radizio11e classica. Vicende storiche e situazione politico-sociale, in Aui del decimo seuimo con- rotta di rapporti e di scambi che indurrebbe a ridimensionare il concetto di «invasione)>di mode e
vegno ... cit., p. 80): cfr. in particolare S. Lucà, / Norma1111ie la rùwscita del sec. Xll, in <<Archi- di in0ussi costantinopolitani verificatasi nel Xli secolo: cfr. Lucà, / Normam1i ... cit., pp. 30 s., 63
vio Storico per la Calabria e !a Lucania» 60 (1993}, pp. 1-91, e spec. p. 27 s. lvi, scandagliando i ss., 70 ss., 83 ss.; Rossano ... cit., pp. 140 ss.; Altivirà scri11oria e rnlllll"ale a Rossano: da s. Nilo a
vari meccanismi sottesi alla cosiddetta «rinascita normanna», lo studioso considcrn un tal fenome- s. Bartolomeo da Sùneri (secoli X-Xli), in Ani del congresso internazionale su s. Nilo cli Rossano
no, visto dal punto di vista dei Bizantini, <<unaappcndice...una continuazione quasi nostalgica del- {Rossano, 28 sctt.- I ottobre I 986), Rossano-Grottaferrata 1989, pp. 43 ss.; // Diodoro ... cit., pp. 54
l'età bizantina, alimentata dagli italogreci dell'ultima generazione» (p. 88); e ancora Id., Il Diodo- ss.; li lessico dello Ps.-Cirillo (redazione V1): da Rossano a Messina, in <tRivistadi Studi Bizan-
ro sirnlo Neaf'. B.N. g1: 4 è iralogreco? in «Bollettino della Badia Greca di Grollafcn-ata» n.s. 44 tini e Neoellenici))n.s. 31 (1994), pp. 73 ss. Si veda a proposito l'affermazione di P. Canart, De la
dell'Addir. 28270 (<mcora s11/lostile «rossanese»),
( 1990), p. 73, n. 178; Lo scrib{1 e il co111111iue11te catalogmphie à l 'histoirc du livre. Vingt ans de recl1erches sw· !es mc11111scri1s grecs, in «Byzan-
in «Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata)>n.s. 47 (1993), spec. p. 220 s. ma anche 198; e tion» 50 {1980), p. 6 I 5: «la domination norrnandc rnarque, et cc n'est paradoxal qu'en apparcnce,
infine Il Pmir di Rossa110 e il S. Salvatore di Messina, in By:::.a11/ÌJ1(1 mediola11e11Sia,Soveria M:rn- un élargisscmcnt des horizons et une ouverture plus grande aux intluences constantinopolitaines,),
nelli 1996, pp. 255-268, in particolare p. 255, rimeditazione sullo stesso tema, e quindi sulle con- e il rilievo che lrigoin, la culwre grecq11e... cit., pp. 444 ss., dà al fiorire del monachesimo basi-
seguenze della politica religiosa dei Normanni per i Greci d'Italia. Sul carattere strumentale della liano sotto i Normanni con le conseguenti influenze dell'ellenismo in llltto il sud dell'Italia.
linea politica normanna si è più recentemente espressa anche Lidia Perria, Libri e .ffriu111·etlel mo- Quanto alla poli1icadi latinizzazione portata avanti dai Normanni, qui mi limito a rinviare
11achesimo italogreco 11eisecolo Xlii e Xl\~ in Libro, scri111m1,doc11me1110tiella cii·iltà 111011as/Ìc{I e a M. Scaduto, Il Monachesimo basilùino nella Sicilia medievale. Rinascita e decadenza (sec. Xl·
ccmve11t11alenel basso Medioevo (secoli xm-xv). Atti del Convegno di studio, Fermo (17-19 set- XIV), Roma rist. 1982, pp. 19-68. Ma cfr. anche Vera von Falkenhausen, / monasteri greci ,le/l'Ita-
tembre 1997), a cura di G. Avarucci, R. M. Borraccini Verducci e G. Borri. Spoleto 1999, pp. 99- lia 111eridio11alee della Sicilia dopo l'avvento dei Norma1111i:continuità e 11111tame111i, in Convegni
131: p. 104. Si veda, infine, anche il quadro di Mari~ Bianca Foti, C11l111rae scrinure nelle cl1iesc di studio mila civiltà mpestre me,lioel'ale nel Mezzogiorno d'Italia, 2, Il {Jasrnggio dal dominio
e nei monas1eri iwlo-greci, in Civiltà dèl mezzogiorno i11lwlia. Libro scrilfl11•adocw11e11/oin età bi:wmino allo staro 11or111amwnell 'flafia meridionale, Taranto 1977, pp. I 97-219.
Angri [.994, pp. 41-71.
110/"111(111/IO-SVeWI, (5) I motivi di un tuie <•slancio»culturale sono staii indagati da G. Cavallo, principalmente
(4) Anche se uno dei motivi di un tale fenomeno va ricercato nel fatto che l'aumento di fon- in La cultura iralo-grern ... cit., pp. 592-607, spec. p. 602, e Libri greci ... cit., p. 167 s. Anche P. Ca-
dazioni monastiche favorì la conservazione e quindi il tramandarsi del patrimonio librario. Sul fe- nart, Gli scni>toria calabresi dalla conq11ista 11orma1111a alla fine del secolo XIV, in Calabria bi-
nomeno, che tra l'altro interessa una certa produzione di carattere profano, sia pur minore di quel- zantùw. Tradi::.ione di pietà e rradizione scrilloria nella Calabria greca medievale, Reggio Cala-
la di carattere sacro, si veda soprattutto l'indagine di P. Canarl, Le livre grec in ltalie méridiontde bria 1983, p. 155, ribadisce gli interessi culturali, e in special modo per gli autori classici,della Pu-
sous /es règnes normami et so1w/Je: aspects matériels et sodmu, in «Scrittura e Civiltà>)2 (1978), glia a partire dal x111secolo. Sulla Terra d'Otranto greca e i suoi rapporti con Bisanzio, rimando al
pp. 109 ss. e 160 ss., oltre che Lucà, / Normwmi. .. cit., p. 64 s.; Id., Rossano, il Patir e lo stile ros- quadro sintetico di A. Pcrtusi, Bisanzio e l'irradia;-.ione della sua civiltà in Occidente 11el/'alto 111e-
stmese, in «Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici)>22-23 (1985-86), pp. 93-170, in particolare p. dioevo, in Centri e vie di irradiazione della civiltà 11eff'a/10 medioevo, Spoleto 1964 (Settimane di
132. Un rifiorire della società bizantina sot\O i Normanni viene ammesso ancora da G. Cavallo, La studio del Centro italiano di studi sull'alto medioevo, I\), pp. 106-1!O.
ira/o-greca nella produ:iolll' libraria, in / Bi;::.al/tiniin lwlia, Mil,mo 1982, p. 543, nonché
c1t!111rt1 (6) Tra la vasta bibliografia riguardanle questo monastero, segnaliamo, oltre Batiffol, op.
Id., Libri greci e resistm:::.a etnica in Terra d'Otranto, in Libri e Lei/ori nel mondo bi::.cmri110, Gui- cit., p. 26, Ch. Diehl, Le monastère de Sai11t-Nicolas près d'Otrante d'après 1m 11wm1scritinédit,
da storica e critica, Bari 1982, p. 161 s., Id., La trasmissione scritta della C///r11rngreca antica in in «Mélanges d'Archéologie et d'Histoire de l'Écolc française de Rome►) 6 (1886), pp. 173-188;
Calabria e i11 Sicilia tra i secoli X-Xl( Consislenza, tipologia, frui:::.ione, in «Scrittura e Civiltà)>4 H. Omont, Le Ty['ikon de S. Nicolas de Casale près d'O1rante, in <<Revuedes Études Grecques))3
( 1980), pp. 190 ss., tuttavia contrapposto nettamente ad una precedente «latitanza))di Bisanzio nei ( 1890), pp. 381-39 I; Ada e O. Parlangeli, li mo11astero di S. Nicola di Caso/e, centro ,li cultura bi-
confronti dell'Italia meridionale, tesi, quest'ultima, opposta alla prospettiva aperta da Lucà, che per zantina ili Terra d'Otranro, in «Bollettino della Badia greca di Grottaferrata» n.s. 5 (1951), pp. 30-
i sccc. 1x-x, almeno sul piano ideologico e culturale, non è ammissibile parhuc di isolamento del- 45; R. Devreesse, Les manuscrits grecs de l'ltalie mérùlionale (histoire, classement, paléographie),
la provincia italiota rispetto alla madre-patria orientale, quanto piuttosto di una continuità ininter- Città del Vaticano 1955 (Studi e Testi, 183). pp. 44-52.

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ed al quale nel Duecento avrebbe dato lustro quel Nettario-Nicola abbate che Purtroppo, non disponiamo di alcuna notizia riguardante la vita di Ono-
si adoperò tra Roma e Bisanzio per l'unione delle due Chiese, facendone il rio anteriormente alla sua apparizione tra il personale assunto della Bibliote-
centro di un circolo letterario in cui la cultura greca, come rinnovata, avreb- ca Vaticana, e cioè anteriormente al 1535. Ciò vuol dire che non possiamo sa-
be trovato interessi nuovi, come ad es. la poesia('), assieme a sue proprie ti- pere nulla della sua vita giovanile e privata, della sua estrazione sociale, del-
pologie grafiche ('). Tale ruolo, però, è stato in seguito ridimensionato, ed uno la sua famiglia: lacune tali da aver suscitato molta confusione sulla sua iden-
studio specialistico sui centri di copia otrantini ha condotto alla conclusione tità, come sta a dimostrare il caso di· sdoppiamento inconsapevolmente ope-
che simile fioritura culturale, assieme alla trasmissione della cultura classica, rato dal Gardthausen nel manuale che si è sopra menzionato ( 12).
più che dal monastero e dalla cerchia monastica, sia stata resa possibile dal- Ci è ignota persino la data di nascita, dal momento che tutti gli atti di
l'esistenza di un milieu laico di lingua greca, e quindi dal ruolo giocato da nascita contenuti nei registri anteriori all'anno 1594, conservati nella chie-
una ristretta cerchia alfabetizzata e acculturata, per la quale «la cultura bi- sa parrocchiale della diocesi magliese, vennero distrutti nel giorno di S. Ni-
zantina divenne ... un fattore di resistenza etnica» o «di identificazione, con- cola, 9 maggio, del 1713 ( 13). Si può supporre che essa si collochi tra la fi-
sentendo la riappropriazione della specifica identità culturale» (9). ne del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Robert Devreesse la collo-
Ed anche quando la conquista turca del 1480 diede il colpo di grazia a ca dopo un episodio ben preciso: la fuga di Gioacchino di Casole dal mo-
quel baluardo di grecità, quest'ultima non si dissolse subito nel nulla, ma con- nastero di s. Nicola poco prima dell'invasione turca del 1480, e la trascri-
tinuò ancora a vivere, ora sì ad opera dei monaci «basiliani», attraverso i nu- zione successiva di quattro manoscritti da parte sua, datati tra il 1485 e il
merosi centri scrittori che ci sono attestati fino alla metà del XVI secolo ( 10). 1496, nella sua nuova sede del monastero del Ss. Salvatore a Messina:
Maglie in particolare si mantenne di rito greco sino al 1577, con la mor- «Quelques années plus tard - scrive il Devreesse - naissait à Maglie (ouest
te dell'ultimo arciprete greco, D. Ercole Drosi ( 11). d'Otrante) le plus élégant et l'un des plus laborieux calligraphes de la Re-
naissance, Jean Honorius ... » (14 ).
* * * E se non fosse per le sue stesse sottoscrizioni, come si è detto sopra,
non sapremmo neanche il suo luogo di nascita; sottoscrizioni che, allo stesso
modo delle dediche, egli verga sempre in latino piuttosto che in greco. Tut-
tavia il Breve di nomina alla Biblioteca Vaticana, senza ricordare il suo luo-
go preciso di nascita ma più genericamente la sua originaria diocesi di ap-
(7) Per i poeti greci otrantini bnsti rinviare a M. Gigante, Poeti bizantini i11Terra d'Otra11- partenenza - quella idruntina -, lo qualifica «greca>>,qualifica che gli resterà
to nel secolo Xlii, Napoli 1979 («Byzantina et Nco-Hel!cnica Neapolitana>), VII), nonché Id., Lo.
per tutto l'arco della sua carriera. Non solo, ma ne parla anche come uomo
civiltà leueraria, in / Biza11ti11ii11Italia ...cii., pp. 631-638. Un'indagine sul mode_lloomerico in
Terra d'Otranto è offerta da G. Cavallo, Lo specchio omerico, in «Mélanges de l'Ecole française molto esperto nell'arte di scrivere in greco. Eppure il suo nome di famiglia,
de Rome» 101 (1989), pp. 620 ss. Per quanto poi riguarda specificamente la produzione libraria Onorio, sembra di origine occidentale: evidentemente lo qualificava, più che
dell'ultimo periodo, col rinnovato interesse per la letteratura profana, a parte Cavallo, Manoscrirti il nome, l'origine da una terra considerata ancora greca, e d'altronde dimo-
italogreci ...cit., pp. 227 ss., La cultura iwlogreca ...dt., pp. 603 ss., Libri greci...cit., pp. 164 ss., e strata dalla sua grande padronanza con la lingua greca.
Canart, Le livre ...cit., pp. 160 ss., cfr. anche J. Irigoin, l'lwlie 111éridio11ale
et la tradition des tex-
res antiques, in «Jahrbuch dcr Osterreichischcn Byzantinistik» 18 (1969), p. 52 s.; M. Petta, Codi-
Un greco d'Italia, dunque. Ma ci si chiede dove egli avesse raggiunto
ci greci della Puglia trasferiti in biblioteche irafia11eed estere, in «Bollettino della Bndia greca di quella padronanza, e anche quell'estrema perizia ed eleganza nello scrivere,
Grottaferrata» n. s. 26 (l972), pp. 83-129; G. Cavallo, Scri1111reitalo-greche librarie e dornmen- elogiata nel documento d'assunzione; e soprattutto nello scrivere in un modo
tarie, in Bisanzio e l'ltalia. Raccolta di studi in memoria di A. Pertusi, Milano 1982, p. 38. così diverso da quello tramandato nella lunga tradizione grafica della sua ter-
(8) Sulle scritture otrantine, cfr. in particolare A. Jacob, Les écritures de Terre d'Otra11te, in
la Paléographie, pp. 269-281, cd anche Id., C11lt11re grecque et ma11uscrits e11Terre d'Otrante, in
Alli del lii Convegno lntemazionale di St1tdi Salentini e I Congresso Storico di Terra d'Otranto
(Lecce, 22-25 ottobre 1976), Lecce 1980, pp. 53-77.
(9) Cfr. Jacob, Cultw·e grecque ... cit., pp. 63 ss. e, per la citazione, Perria, Libri e scritture (12) Cfr. rnprn, p. 10, n. 8. Tale confusione è segnalata sia dal Nolhac, Orsini. p. 162, n .
... cit., p. I \9: si rinvia alla stessa anche per una bibliografia ragionata, cusaustiva cd aggiornata, 4, sia dal Miintz, La bibfio1hèque du Vatican, p. 101, n. 2, e sia dal Ridolfi, Stamperie papali, p.
sulla produzione libraria del meridione d'Italia e del Salento dall'x1 secolo alla decadenza. 187, n. 2.
(10) Cfr. Devreesse, Les manuscrits grecs ... cit., !oc. cit., in particolare p. 52; A. Pertusi, (13) Attingo la notizia dal Rainò, p. 21 e n. I, fondata su un documento dell'Archivio di
Leonzio Pilato fra Petrarca e Boccaccio, Venezia-Roma 1964, pp. 482-485 e 487-492; Cavallo, La Stato di Lecce, e comunque le poche indagini che ho potuto effettuare entro i limiti di pertinenza
C11lt11ra italo-greca ... cit., pp. 606 ss. alle tìnalità del presente lavoro non hanno dato esiti diversi.
(11) Rainò, p. 29. Cfr. Cavallo, /..<1cultura italo-greca ...cit., /oc. cit. (14) Devreesse, Les ma1111scrits grecs ... cii., p. 49 s.

18 19
ra. La grafia di Onorio, infatti, non si innesta nel filone «provinciale» e ca- ge, un esempio perfetto di Druckminuskel, come quella di Zaccaria Callierge
ratteristico delle scritture otrantine ( 15), ma d'altronde anche per altri copisti o quella di Angelo Vergezio (10).
otrantini del XVI secolo, come ad es. Nicola Maiorano, è stato osservato che Non nella sua terra, dunque, bisogna cercare la sua formazione, anche
una volta lasciata la loro terra non conservarono nulla delle loro tradizioni lo- se, al di fuori della scrittura, sembra che non vi siano a disposizione altri ele-
cali, a differenza di quelli che vi rimanevano; fenomeno che non si riscontra, menti, o indizi sia pur minimi, che ci aiutino a capire qualcosa al riguardo. Si
invece, in copisti anteriori, come Roberto Maiorano o lo stesso Gioacchino di tratta, certo, di una formazione sostanzialmente umanistica, e non sorprende-
Casale, malgrado i loro sforzi «de bannir de leur style ce qu'il pouvait avoir rebbe poi tanto ove si considerino i fermenti culturali e la rivalutazione del
de provincia] et d'archai·que» ( 16). passato e del mondo classico che permeano il Quattrocento e il Cinquecento
Questa giusta constatazione, avanzata da uno specialista, esperto co- a livello delle classi sociali più abbienti, e se si considerino inoltre quegli in-
noscitore di scritture greche otrantine com'è André Jacob, contrasta con le teressi culturali - di cui s'è detto - del Salento greco, anche strumentalizzati
ipotesi espresse dal Rainò sulla base della testimonianza che Onorio fosse politicamente. Se fosse, comunque, avvenuta in questa terra, l'unico modo per
non solo greco, ma presbitero, e cioè prete di rito greco ( 17). Tali ipotesi, spiegarla nel suo risvolto grafico sarebbe quello di supporre, in Maglie o nel
però, avrebbero una loro ratio se la testimonianza punto di partenza fosse vicinato, la presenza di un esperto venuto dalla stessa Costantinopoli, che vi
attendibile. insegnasse. Non ne abbiamo però notizia.
Quella prima testimonianza ufficiale su di lui che porta la data del 1535
Rainò, infatti, trae tale testimonianza dagli Indici del catalogo dei codi- comprova che Onorio si trovasse allora ormai a Roma, e avesse già raggiun-
ci greci del fondo Ottoboni in Vaticana, dove, sotto la voce Scribae, Giovan- to fama di bravo calligrafo.
ni Onorio viene riportato presbyter Hydruntinae Dioeceseos (18 ):--un'afferma- In rapporto a questa problematica, un altro interrogativo, ancora, sorge
zione tuttavia arbitraria, che non trova riscontri dal punto di vista storico, e dal successivo coinvolgimento di Onorio nella tipografia, il suo secondo po-
che perciò toglie ogni fondamento alle conclusioni che lo studioso salentino lo di attività professionale (non molti anni dopo rispetto all'assunzione, come
ne ricava: cioè che tale status sacerdotale non solo doveva comportare l'i-· si vedrà): come e dove egli abbia potuto impadronirsi anche dell'estetica e
scrizione nella lista dei Chierici, ma anche l'obbligo di un'attività sul posto, della tecnica dei tipi grafici. Stampator non ci si improvvisa, e prospettare una
e che per questo non è pensabile che egli abbia appreso la sua arte fuori del qualche soluzione a questo secondo problema potrebbe forse aiutare a chiari-
territorio della sua diocesi, ma - se non a Maglie - in qualcuno dei vicini cen- re altri punti oscuri.
tri scrittori rimasti, come prima si diceva, gli ultimi eredi del centro casola- La presente ricerca ha portato ad un paio di testimonianze adducibili al
no; infine, che pertanto solo con la definitiva decadenza di quei centri egli si riguardo.
sarebbe recato a Roma in cerca di fortuna ( 19). La prima è una testimonianza precisa, ovvero databile, di una sua atti-
Col suo modulo minuto e il suo ductus veloce, col suo ricco e ricerca- vità scrittoria prima della data ufficiale del '35, e non di poco. Il ms vatica-
to repertorio di abbreviazioni, la grafia di Onorio si avvicina ad una di quel- no Ottob. gr. 110 mostra alternate la mano di Onorio con quella di Zaccaria
le stilizzazioni umanistiche e rinascimentali di ascendenza erodita, tipiche del- Callierge, e questi, più anziano di lui - era nato nel 1473 - e copista attesta-
la cancelleria costantinopolitana: una stilizzazione della migliore tradizione to dal 1499, morì nel 1524. Quest'elemento importantissimo ci fornisce un
della metropoli bizantina e insieme, con quella sua impeccabile mise en pa- terminus ante quem per la copia del codice, ma ci dice anche che Onorio era
attivo almeno dieci anni prima della sua assunzione in Vaticano, e che lavo-
rava già a Roma. Callierge stava infatti a Roma dal 1511, dopo aver svolto a
Venezia e a Padova la sua attività non solo di copista ma anche di editore e
(1S) Cfr. supra, p. 18 e n. 8. - quel che qui preme sottolineare - di disegnatore di caratteri per la stampa.
(16) Jacob, Les écril!lres... cit., p. 277. Perria, Libri e scritture ... cit., p. 103, attribuisce la Immaginare un incontro tra i due anteriore al soggiorno romano, e cioè pre-
mancanza di connotati «locali» dei copisti più recenti - come appunto il nostro - alla sempre mag- cedente al 1511, per quanto suggestivo è poco probabile, perché Onorio sa-
giore emarginazione dell'elemento greco, che deve migrare in territori dell'impero se aspira a man-
tenere la propria identità, e quindi ad avere una educazione greca (s'intende, nnchc dal punto di vi-
sta grafico).
( 17) Rainò, p. 28.
(18) Cfr. Feron - Battaglini, Codices 011obo11icmi, p. 298. (20) Cfr. Hnrlfinger, Zu griechische11Kopis1e11...cit. a p. 7, n. 2, p. 338. Quanto alla Dr11ck~
( 19) Cfr. Rainò, /oc. cit. ss. minuskd, anche Pemot I. p. 463, definisce tale la scrittura di Onorio.

20 21
rebbe stato troppo in tenera età, a meno che gli si attribuisca una longevità re l'abbreviazione della firma, letta Maio" (dove l'ipotetica i è tra l'altro pri-
rara in quel tempo. Già nel limite ultimo della data di morte del greco do- va del puntino), non in Moiorano bensì in Marostica (da leggersi: Marmf'):
vremmo supporre un'età abbastanza giovanile del nostro magliese, intorno ai Antonio Matteazzi, di Marostica presso Vicenza, scrittore egli stesso, e gran-
venti anni, ed è possibile. La scrittura che ci presenta il codice Ottoboniano, de amico di Calacci. Costui morì nella peste del 1523: abbiamo pertanto un
a riprova, è del tipo 1 (21), quella più consueta nei prodotti datati e databili al altro terminus ante quem, ancora più antico, per la copia del Vat. gr. 1043.
primo periodo della sua attività: nitida, ad asse verticale, poco legata e pove- A questi due punti fermi e incontrovertibili potrebbe aggiungersi un ul-
ra di abbreviazioni. Anche una delle filigrane visibili nei fogli del codice, le teriore dato: il ms Ottob. gr. 26 mostra, a sua volta, la mano di Onorio alter-
frecce incrociate dentro un cerchio sormontato da stella, porta ad una crono- nata con quella di Nicola Sofianos, e sappiamo che questi rimase a Roma si-
logia più alta e non troverà altri riscontri in codici di Onorio. no al 1533, data dopo la quale lo si trova a Venezia: salvo supporre un'atti-
Potremmo pensare che proprio tramite i suoi contatti con Callierge, Ono- vità del Nostro fuori Roma - ma, se fu assunto due anni dopo dal Vaticano,
rio abbia conosciuto la tecnica dei caratteri a stampa. Anche se poi li realiz- è difficile pensarlo - si deve necessariamente collocare la copia del codice
zerà a sua volta più tardi, quando avrà un posto ufficialmente adeguato, non prima del 1535, e con più probabilità dopo il '21, quando, uscendo dal Col-
può escludersi che sin da allora abbia preso coscienza e pian piano maturato legio Greco, Sofianos si inserì nella cerchia del cardinale Ridolfi (25).
in sé l'immagine elegante ed equilibrata di una pagina ispirata alla stampa. Si tratta di indizi che, in conclusione, inducono a credere che egli aves-
Ma v'è dell'altro, e passiamo ad una seconda testimonianza. se lasciato presto la sua terra, appena conclusi i suoi primi studi formativi, e
Il ms di Onorio col testo incompleto della Geometria di Euclide Vat. gr. ad immaginare il suo tirocinio, e il suo perfezionamento, fuori dal Salento,
I 043, porta incollata sul verso del secondo foglio (scritto, assieme al primo, non però in un faticoso percorso itinerante, com'era frequente per altri copi-
da una mano sgraziata che nulla ha a vedere con quella di Onorio) una lette- sti del suo tempo, specie quelli greci propriamente «esuli», come ad es. - per
ra che fa riferimento a questa trascrizione di Onorio, della quale riferisce an- restare tra contemporanei - Callierge stesso, o Andrea Darmario di Monem-
che l'esatto numero della carte: 42. Tale lettera è scritta a un Ms. Angelo da vasia, le cui peregrinazioni dall'Italia si estesero alla Spagna, alla Gennania,
un certo Ma... Mario (?) secondo il Tannery che ne pubblicò il testo, iden-
0
: alla Svizzera (26), o Emanuele Provataris di Retimno, che arrivò a Roma do-
tificando Angelo con Angelo Vergezio, secondo lui copista e del presente ma- po vari giri in Oriente, tra cui un soggiorno a Patmos (27), o Manuel Malaxos
noscritto e del Vat. gc I042 (22). Successivamente, il Mercati corresse le due di Nauplia, che alternò i suoi soggiorni italiani ad altri in Grecia (es. Tebe) e
identificazioni in Angelo Colocci, grande collezionista di codici, e in Nicolò a Costantinopoli (").
Maiorano, che fu custode della Biblioteca dal 1532 al 1553 ("), e di cui si L'iter di Onorio ci si rivelerebbe al contrario semplice e lineare: una vi-
parlerà a proposito dell'edizione a stampa d Onorio. Il collegamento con que- ta senza troppi spostamenti, le speranze di un giovane di provincia preparato
ste due figure collocherebbe cronologicamente il codice tra il 1532 ed il 1549. e versatile che migra nella capitale: forse qualche conoscenza che lo introdu-
Una revisione, tuttavia, del testo dell'epistola, svolta anche col sussidio ce, forse le sue doti innate che lo impongono all'attenzione, o la protezione
di Paolo Vian, della Biblioteca Vaticana, e corredata da una verifica sulla ma- di un uomo già noto nell'attività libraria, e gli si schiudono le porte della ma-
no di Maiorano (che è visibilmente diversa da questa(")), induce a scioglie- gnificenza della Corte pontificia della Roma rinascimentale.

1.2. La Biblioteca Vilficana al tempo di Onorio


(21) Vedi infra, p. 83 e p. 283.
(22) Cfr. P. Tannery, Rapporl sur 1111emission en ltalie, in «Archives des Missions scicnti-
La carriera di Onorio copista ufficiale nella Biblioteca del Vaticano dal
fiqucs et littéraires,> s. III 14 (1888), p. 449 s. Descrizione del ms infra, p. 297. 1535 al 1563 copre il pontificato di cinque papi, da Paolo III Farnese, eletto
(23) G. Mercati, Opere Minori, lii, Città del Vaticano 1937 (Studi e Testi, 78), p. 327 s., e nel 1534, a Pio IV dei Medici, morto nel 1565.
cfr. anche J. Ruysschaert, Fulvio Orsini, son père, ses prénoms et les Orsini de Mug11a110, in <1Mé-
langes de \'École française de Rame>>99, 1 (1987), pp. 213-230: p. 225, n. 3, che attribuisce il ma-
noscritto alla biblioteca di Colocci piuttosto che a quella del Maiorano (come in Devreesse, Fonds
grec, p. 423), rifacendosi a V. Fanelli, Ricerche su Angelo Cofocci e rnlla Roma ci11q11ecentesca,
Citlà del Vaticano 1979 (Studi e Testi, 283), p. 86. Inoltre, suita biblioteca di Angelo Colocci, cfr. (25) Cfr. infra, pp. 2l0 ss. e p. 221 s.
Bignami Odicr, La Bibliothèque, p. 58, n. 30. (26) Cfr. Kresten, Der Sclireibe,: .. cit. a p. 8, n. 6, pp. 408 ss.
(24) Il controllo è stato eseguito sul Vat.far. 3951, ff. 73 ss. con l'inventario greco di mano di (?7) Cfr. Canart, Un crétois...cit a p. 12, n. 22, p. 86 s.
Niccolò Maiorano su cui vedi n. 31, gentilmente segnalatomi dallo stesso Yian, che ringrazio cordialmente. (28) Cfr. De Gregorio, Malaxos, pp. I ss.

22 23
Per la Biblioteca è questo un periodo denso di vicende, oltre che ricco blioteca, non solo come uomo di cultura teologica che diede una svolta alla
di grandi figure, anche grazie all'interesse ad essa rivolto dai pontefici. Non sua fisionomia col sostenere i Padri del Concilio di Trento al posto degli au-
sta a noi riassumerne - sia pure a grandi linee - la storia, per la quale dispo- tori classici, ma anche come redattore dell'inventario di manoscritti greci, del-
niamo di studi eccellenti: per citare i più importanti quelli fondamentali di la cui compilazione fu incaricato nell'aprile del '48 ("), poi come custos, as-
Devreesse, quello di De Maio e della Bignami Odier, che hanno sviluppato e sieme a Sabeo, dal 1554 al 1557, e infine come cardinale bibliotecario dal
ampliato gli studi, precedenti, del Muntz, del Batiffol, del Dorez ecc. ( 29). Un 1572 all'anno di morte 1585 ("). Nella ventina di impiegati complessivi alla
breve quadro di sintesi di questi anni viene tra l'altro offerto dal Rainò, ba- fine del tempo di Paolo III (tra fissi e temporanei), figura già lo scriptor a vi-
sato su queste fonti bibliografiche (-1°). ta, impersonato da Ferdinando Ruano, attivo tra il 1541 e il 1559 per la tra-
Sia dunque sufficiente ricordare solo alcuni punti fermi, necessari per la scrizione latina (35), al quale Onorio è affiancato per quella greca (36). Tra il
successiva comprensione di documenti, fatti e nomi che stiamo per addurre. 1548 e il 1549, Cervini vi aggiunge lo scriptor ebraico, assieme a un altro
È innanzitutto da tener presente che questo periodo segue al disastro del greco e un altro latino("). Tuttavia, dopo la nuova riduzione del personale at-
sacco di Roma (6 maggio 1527), che per la Biblioteca Vaticana significò la tuatasi con Giulio Ili del Monte (1550-1555), il quadro dei tre «scrittori» (la-
perdita di numerosi volumi, come si può constatare solo confrontando l'in- tino, greco, ebraico), avrà un'ulteriore modifica quando, morto lo scriptor la-
ventario redatto nel I 533 dai due «custodi» Fausto Sabeo e Niccolò Maiora- tinus Dracopoulos (1552), che né papa Giulio né il successore Marcello Il
no di Melpignano con quelli precedenti al!'evento ("). Conseguentemente, i Cervini ( 1555) si erano preoccupati di sostituire, Paolo IV Carafa (1555-1559)
pontefici cercano di incrementare il patrimonio librario, preoccupandosi in il 20 gennaio 1556 insedia in quel posto uno scriptor graecus: Francesco Sy-
modo particolare di dare nuove strutture e mezzi alla Biblioteca (acquisti set- ropoulos, che rimarrà attivo sino al 1567. Una seconda modifica apporterà lo
toriali, inventari ecc.), anche dal punto di vista del personale addetto specia- stesso Paolo IV - nell'ambito di una ristrutturazione generale volta ad au-
lizzato. A questo riguardo, Paolo III Farnese (t 1549), in virtù della grande mentare nuovamente il personale - portando a tre il numero degli scriptores
amicizia tra la sua casata e la famiglia Cervini, istituisce il ruolo del cardinal graeci quando, il 13 marzo dello stesso anno, aggiungerà ai due Emanuele
bibliotecario nella persona di Marcello Cervini, grande studioso educatore del Provataris (t 1571) (-'').
giovane nipote del Papa, Alessandro, che nel 1539 egli aveva accompagnato In tutti questi anni il primo «scrittore» greco è sempre Giovanni Onorio.
in Spagna presso Carlo V. Tale nomina viene conferita nel 1548, dopo il ri- Intanto, all'elezione di Cervini al pontificato (9 aprile '55), il ruolo di
torno del cardinale dal Concilio di Trento e la-morte del bibliotecario Ago- cardinale bibliotecario passa al giovanissimo Roberto de' Nobili, nipote del
stino Steuco, col quale - sin dall'inizio dell'incarico di quest'ultimo (24 ot- precedente pontefice Giulio Ili e, alla sua morte prematura ( 18 gennaio 1559),
tobre I 538) - Cervini aveva collaborato, sostituendolo durante una sua lunga all'altrettanto giovane nipote del nuovo papa Paolo IV: Alfonso Carafa, car-
malattia C2). Prima, nel '40, aveva fatto la sua apparizione nella «casa» Gu- dinale di Napoli, già stimato per le sue doti e la sua cultura, le cui sfortuna-
glielmo Sirleto, venuto dalla Calabria e divenuto precettore dei nipoti del Cer- te vicende legate al declino della sua famiglia sono state oggetto specialmen-
vini, il quale avanzò presto a un ruolo di primo piano nella storia della Bi- te di uno studio specifico del De Maio (39). Sotto Paolo IV, ancora, cambiano

(29) Cfr. Dcvreesse, Po11rl'histoire, e Id., Fom/s grcc: Dc Maio, La Biblioteca, e Bignami (33) \.iit. lai. 13236, ff. 25-104'·: cfr. Dcvreesse, Fonds grec, pp. 380-416.
Odler, La Bibliothèque; Milntz, La lliblio1hèq11edu Vatican; 8<1tiffol,Lll Vt1tica11e;
Dorez, La cour; (34) Per tulla questa parte di storia, si rinvia in generale a Bignami Odier. La Bibliothèque,
Id., Le regisfn•. pp. 44-49, con relativa bibliografia. Su Guglielmo Sirleto, vale segnalare Paschini, Note, e Id., Tre
(30) Rainò, pp. 39-51. ricerche ... 3, pp. 155-281.
(31) Cod. \411.lat. 3951, edito per la prima volta da Dcvrcessc, Fo11dsgrec, pp. 265-312, {35) Cfr. Bignami Odier, La Bibliorlièque, p. 45.
ma su cui crr. oggi Lihmrwn Graecomm Riblio1/recae Vmicanae ùulex a Nicolao De Maiomnis (36) Cfr. Dorcz, le registre, p. 145. È importante sottolineare che la figura dello scdptor fa
composit11se/ Fa11stoSabeo colla111sanno 1533, curantibus M.R. Di\ts - M.L. Sosowcr - A. Mtm• dunque la sua prima apparizione sotto papa Farnese.
freùi, Città del Vaticano 1998 (Studi e Testi, 384), pp. _XXIII-XXVIII.
Cfr. inoltre Dcvreesse, Po11r/'lii- (37) Ai quali si aggiunge una classe di «scrittori» intermedia tra gli interni e gli esterni: per
stoire, p. 327; Bignami Odier, lt1 Bihlio1/ièq11e,p. 30 s. il greco Emanuele di Cerigo (Ma!axos) e forse, dal '49 al '55, Francesco di Candia: cfr. Dorez, U
(32) Sul nuovo inventario ùi manoscritti greci redatto sotto questo pontefice, cfr. Dcvrecs- registre, p. 156 s.
se, Fonds grec, pp. 313-360. Su Man.:cl!oCervini come le\lerato, cfr. soprattutto Paschini, Un car- (38) Cfr. in particob.re Dc Maio, La Biblioteca, p. 267 e p. 302 s.
dinale editore; come umanista e diplomatico, e sul suo ruolo al Concilio di Trento, cfr. W.V. Hu- (39) De Maio, Carafi1. Egli era nato il 16 luglio 1540, e Roberto de' Nobili il S settembre
don, Marcello Cel"l'i11iwul Ecc/esiaslical Govcmment in Tridentine ltaly. DcK::i\b(Illinois) 1992. 1541: cfr. ihid., p. 200. Anche dal suo esilio, egli ebbe sempre a cuore la biblioteca, come dimo-

24 25
i due custodes: il 14 maggio 1557 Sirleto, nominato protonotario apostolico guanto ci riguarda costituiscono perciò una testimonianza parziale: !'Onorio
l'anno prima (31 gennaio 1556), viene sostituito dal fratello Girolamo, men- vi rientra solo negli ultimi dodici anni della sua attività, dal Ruolo l al 47,
tre alla morte di Sabeo (15 ottobre 1559) gli succede Federico Ranaldi (uffi- che è del gennaio 1563. Ma non è questa l'unica carenza: quelli stessi di cui
cialmente pagato come tale dall'8 novembre 1559), il quale era già attivo dal disponiamo sono privi di sistematicità, non soltanto discontinui e lacunosi, ma
I 553 come scriptor latinus ed al quale la Vaticana deve un nuovo catalogo anche avari di dettagli e di nomi, per cui nel complesso aiutano ben poco, e
dei manoscritti greci ('°). vanno integrati.
Il medesimo papa Carafa, mosso dalla preoccupazione che il patrimonio
librario raccolto andasse in rovina, istituisce la carica del «restauratore» (5
aprile 1559 (")) e, per favorire le condizioni igieniche e la conservazione dei 1.3. Dopo l'ingresso in Biblioteca. Documenti e testimonianze d'archivio
quel patrimonio, la mansione dello «scopatore» (42 ).
Il suo successore Pio IV (1559-1565), per quanto ben lontano dallo spi- Le fonti storiche per ricostruire l'attività professionale di Giovanni Ono-
rito di riforma del predecessore e interessato solo ad una meschina forma di rio, accanto ai Ruoli, sono una ricca serie di altri documenti d'archivio e di
nepotismo, istituisce a sua volta il «revisore» o corrector greco (8 gennaio testimonianze varie, tra le quali non ultimi gli stessi manoscritti da lui copia-
1562 (")) per controllare l'operato degli scriptores - quello latino esisteva al- ti e principalmente quelli sottoscritti e datati, che costituiscono senz'altro un
meno dal '50 ("') -. prezioso punto di riferimento.
Dunque gli impiegati della Biblioteca consistono ora in due «revisori» Come per ogni copista che ha lavorato nella Biblioteca Vaticana i do-
per le due lingue greca e latina, nei due «custodi», negli «scrittori» in nume- cumenti ufficiali, in gran parte inediti, sono attualmente divisi principalmen-
ro di tre greci, tre latini ed uno ebraico, ed ancora in un «restauratore>> (e ri- te tra l'Archivio di Stato di Roma (ASR) e l'Archivio Segreto Vaticano (ASV).
legatore) ed in uno «scopatore». Nel primo si conservano attualmente le diverse serie del fondo Camerale I,
ma solo quei volumi chi..!al momento dell'occupazione di Roma del 1870 si
* * * trovavano casualmente fuori dai Palazzi Vaticani. Nel secondo è rimasta ·la
porzione più antica dei documenti della Reverenda Camera Apostolica (RCA),
Fonte primaria per queste notizie sono i Ruoli della Famiglia del Papa,
insieme ai documenti pontificali veri e propri (bulle, motuproprio ecc.) che
ovvero le liste di tutto il personale addetto al Vaticano, anno per anno e ca-
integrano i registri Camemli ("). Inoltre, con la separazione dell'Archivio dal-
tegoria per categoria, provenienti dagli Archivi della Cancelleria ed oggi con-
la Biblioteca verificatasi sotto Paolo V, la stessa Biblioteca si è trovata a con-
servati, quasi tutti inediti, nel fondo Manoscritti della Biblioteca del Vatica-
servare in un suo proprio archivio molto materiale sparso, altrettanto prezio-
no (45). Purtroppo essi si iniziano solo dal 1550, col papa Giulio III, e per
so di notizie (ABV): registri di spese varie, di movimenti di libri e di ricevu-
te di pagamento, dove si possono trovare riferimenti che a volte ci permetto-
no di identìficare e datare codici che non hanno indizi; e, ancora, svariati ma-
noscritti che tramandano lettere o annotazioni diverse: nel caso di Onorio, si
strano le preoccupazioni espresse nelle sue lettere al Sirlcto: crr.Paschini, Note, p. 87 (ep. del IO
agosto 1562); De Maio, Carafa, p. 250 (ep. del 1° gennaio 1564).
è rivelata abbastanza feconda di informazioni la corrispondenza intercorsa tra
(40) Cfr. Bignami Odier, La. Bibliothèque, p. 48 s. e, più in particolare, De Maio, La Bi- i due cardinali Cervini e Sirleto durante i lavori del Concilio di Trento.
blioteca, pp. 278 ss. Sul catalogo redatto da lui e poi dal fratello Domenico, si veda più avanti,
p. 57.
(41) Breve di nomina di Niccolò Fery, detto Niccolò Francese (Fram:.ese) già rilegatore del
Vaticano, in ASV, Arm. LII, t. I, f. 1931·: cfr. De Maio, La Biblioteca, p. 267 e p. 310. Sullo stes-
so come legatore, cfr. Hobson, Apollo all{/ Pegarns, pp. 75 ss. (46) Sull'attuale situazione archivistica dei documenti vaticani nel suo complesso, si rinvia
(42) R11oli 51, f. 12': cfr. De Maio, La Biblioteca. p. 311. principalmente a G. Ramacciotti, Gli Archivi della Reverem/a Camera Apostolica, con inventario
(43) Nel corfiota Matteo Devaris, destituito dopo tre anni a favore di Panvinio ma reintegra- a11alith·o-descriltivo dei registri camerali conservtlli nell'Archivio di Sta/O di Roma, Roma 1961;
to quattro mesi dopo nella sua retribuzione; cfr. in particolare De Maio, la Biblioteca, pp. 290 ss. cfr. pure Maria Grazia Pastura Ruggiero, La Revere11da Camera Apostolica e i suoi archivi (seco-
(44) Ruoli 5, f. 7' (novembre 1550) e cfr. Rtwli 36 (1559-60), f. 121: De Maio, La.Bibliote- li xv-xvm), Roma (Archivio di Stato, Scuola di Archivistica Paleografia e Diplomatica) 1984; non-
ca, p. 286. ché, per un quadro sintetico, P. Cherubini - Anna Esposito - Anna Modigliani - Paola Scarcia Pia•
(45) Cfr. G. Moroni, Dizionario di en1dizio11estorico-ecclesiaslica da San Pietro sino ai 1w- centini, li costo del libro, in Scrirwra biblioteche e stampa a Roma 11elQuattrocento. Atti del 2°
stri giomi, Venezia 1840-1861, t. 23, pp. 27-126. Sui Ruoli pubblicati, cfr. Bignami Odier, la Bi- seminario, 6-8 maggio 1982, a cura di M. Miglio con la collaborazione di P. Farenga e A. Modi-
bliothèq11e, p. 61, n. 45. gliani, Città del Vaticano 1983 (Littera Antiqua, 3), pp. 325 ss.

26 27
Cam. I, Conti della Depositeria Generale, voi. 1776 (1539-1540), f. 136'": to da Onorio, offrendoci la possibilità di riscontrare una reale corrispondenza
Natta <sic> del mandato de li scudi /0.614, 2, 5 pagati per mano di messer Benvenuto tra il termine instaura/or e il suo operato, che quindi non si limita solo alla
Ulliveri <sic> a diversi creditori de la Camera app(ostoli)ca <sic>, secondo che in esso scrittura. Sono testimonianze che ci dimostrano, inoltre, come egli fosse lar-
marulato si contiene e posto a uscita afo(glio) 134, e cioè: gamente conosciuto e ricercato per le sue capacità. Scorrendo i mandati di pa-
gamento, situazioni del genere non sono all'ordine del giorno. Questi due ri-
Cio(vanni) Honorio ... scudi 16 ferimenti sono rispettivamente di un anno prima e un anno dopo di quell'e-
pisodio relativo alle sue mansioni specifiche di instaurare - affiancate a quel-
le di scrivere - che è opportuno mettere qui in evidenza: 1'8 aprile 1548 Ber-
Cw11.I, Mandati,voi. 883 (1546-1548:id.("')), f. 142": naràino Maffei, segretario del cardinal Farnese, non ancora cardinale e attivo
(3 maggio 1547) Solvas et nwneres do111i110 lohan11i Ho11orio greco, librorum grecornm alla Biblioteca fino al ritorno di Cervini da Trento (27 maggio dello stesso
bibliothece apostolice instcwratori, ducatos triginta quinque de pcmlis decem pro q1wli- anno), accortosi che molti libri stavano andando in rovina, si rivolse a Gio-
bet ducato pro eius strena <sic> seu mercede quorundam labort1111extraordincl!'iorum per vanni Onorio perché lasciasse il suo lavoro di copista («a messer Gio. Greco
eum sustentorum in scribendis et instcwrandis 1101rnullislibris grecis (96 ). che \asciasse star il scriver. ..») e mettesse in atto la sua funzione di restaura-
tore. Anzi, gli raccomanda in particolare due volumi: « ... et attendesse a ri-
Cam. I, Mandati, voi. 885 (1548-49: id. (97 )), f. 74,·: sarcir, come ha già cominciato a far, di Theophilasso sopra Mattheo che è
molto antico et corretto et similmente d'un Organo di Aristotele integro et
(al centro) Guidus Ascanius et ce tera camerarius
correttissimo, ma l'uno et l'altro se ne andavano in perditione così per esser
(marg.sinistro, in alto) Domino lo(!umni) Honorio greco
(ihid., più in basso) srnta 50 squinternati come tarlati» (98 ).
( 18 gennaio 1549) Magnificis viris domino Be11ve11utoOiiverio et sociis n1ercarorib;is fio- Non rimangono dunque incertezze sul fatto che si tratta di una carica ef-
re11Li11isRoma11a111 curiam seq11e11ribus.De mw1dato et cetern et auctoritate et cet~m te- fettiva e non solo sulla carta, carica che d'altra parte è attestata, come si ve-
nore prese11tiu111committi11111set numdwnus, quod de pecw1iis pertiti iivellornm et ce11- drà, da un grandissimo numero di manoscritti: manoscritti non solo vergati,
s1w111in dominio flore11ti110factorum se11facie11doru111,1111perper vos rnm Camera apo- per intero o parzialmente, dal copista, ma anche e in grossa parte restaurati
stolica initi, ad ipsw11 Camernm et pertinentibus certum computw1120111ilia scurorum per dall' instaurator.
t1111c <da cerrum è aggiunto alla fine del man-
ex illius forma eidem tam die pro111issoru111 Ma, prima di trarre delle conclusioni, è il caso di continuare la rassegna
dato con chiamata nel testo>, solvatis et 11u111eretis domino lolw1111iHonorio greco, bi-
delle testimonianze archivistiche.
bliothece apostolice instmu-atori, srnta quinquaginta de paulis decem pro quolibet scu-
ro, que sw1ctitas sua illi in recognitioncm labomm per eum in restaurandis libris grecis
diete bihliothece extraordinarie sustentorum dari iussit. Nos il/a sic saluta in vestris com- ASR, Camerale I, Tesoreria Segreta, voli. 1290-1299. In quest'altra se-
putis acceptabinrns et admittemus acceptarique et ad111ittifacie11111s. Contrariis et cetera. rie che si inizia col pontificato di Niccolò V (1447) e che comprende in 65
Dat11111 Rame, in Camera apostolica, die XVlll ia1111arii1549. tomi pagamenti di vario genere emessi dalla Tesoreria privata e personale del
Cuùlus Ascanius ccudinalis camerarl!ls Papa, di gestione autonoma, nei volumi corrispondenti agli anni 1540-1564 si
de Tarww
Hiero11i11111s riscontra una documentazione di tipo diverso dalla precedente, relativa a rim-
borsi spese o uscite extra, riguardanti soprattutto la vita quotidiana (99 ).
Nel primo caso, rientrando lo scnj,tor in una lista di creditori della Bi-
blioteca, non ci è dato sapere per quali prestazioni si sia guadagnato i suoi 16
ducati, mentre la grossa somma rappresentata dalle altre due retribuzioni «ex-
tra» - 35 e 50 ducati - ci mette di fronte in concreto all'entità del lavoro svol-
(98) Ep. di Maffci a Cervini in G. Buschbcll, Conci/ii Tridenlini epist11lmwnpars .-,·ec111ula
(Concilium Tridentinum ...ed. Societas Goerrcsiana, t. Xl), Fribourg-en-Brisgau 1937, p. 406. Cfr.
Paschinì, Tre ricerche... 3, p. 192 s., ma anche Dorcz, le registre, p. 153. Si potrebbe identificare
il primo dei due codici nominati da Maffei col Teofi\atto Ai Vangeli, Val. gr. 644, tutto restaurato
con fascette e tasselli di carta (cfr. infra, p. 324), con l'unica difficoltà che è datato 1276-7, e non
(95) Descrizione in Chernbini, Mandati, p. 111. sappiamo se una tale cronologia fosse allora da considerarsi «molto amica)). Non risulta invece al-
(96) Cfr. anche Mi.intz, La Bibliothèq11edu Vmican, p. 103. Una registrazione simile si tro- cun Organo!! tra i codici restaurati da Onorio attualmente conosciuti.
va anche per il mese di luglio, ibid., f. 176. (99) Su quest'altra serie, df. Ramacdotti, Cli Archivi...cit. a n. 46, pp. 177-183; cfr. anche
(97) Descrizione in Cherubini, Mandati, p. 111. Dorez, La co1II', Il.

40 41
lbid., f. 37' (= Dorez, Le registre, ibid., n° 96): to di esse appare registrato, et dette robbe si son pigliate per mani de messer Giovanni
( 17 maggio 1552) Mandato di pagamento della dispensa precedente. Honorio, scrittore greco.

E, come l'altro, anche questo riferimento trova un esatto riscontro nel re- !bid. (cfr. Dorez, Le registre, p. 170 n° 22):
gistro delle entrate, alla stessa data: si tratta del n° 75 della lista di Devrees- (15 marzo 1549) Mandato di pagamento della nota precedente, per un totale di 2 scudi e
se ( 121). 84 baiocchi.
L'interesse di questa testimonianza sta, tra l'altro, nel descriverci la le-
gatura originale, che purtroppo oggi, in ambedue i tomi, è rimpiazzata da una /bid., ff. 14-J5v (cfr. Dorez, Le registre, p. 172 n° 45):
delle consuete legature pontificie di cuoio rosso con l'insegna di Pio IX.
( 17 marzo 1549) Conto delle carte dnte per la libraria di sua santità per me Martino Di-
Resta più problematico identificare l'ultimo manoscritto miniato, rAtha- vi cartularo. A messer Giovanni Honario addì 17 di marza /549. lo Giovanni Honorio
nasio, perché escludendo il Vali. F 70, scritto da Giovanni solo ai ff. 1-2 che ho havuto dal cartlllaro:
non contengono miniature, ed i ff. 32-33 del codice miscellaneo Vat. gr. 1862, ff. guardia baiocchi 8
troppo frammentari per dirci qualcosa (123), restano due codici con la Vita An- Item addì 22 ho havuta ww carta .. » 6
tçnii di s. Atanasio. Uno è i'Ange/. gr. 33, poco probabile in quanto è di pic- Item addì 25 di aprile ho havuto dal cartularo Jf guardia, et 20.000
colo formato ma soprattutto non ha vere e proprie miniature allo stato attua- liste di carta buona .. » 8
Item una ampolla di tinta . » 2
le('"); l'altro è il Vctt.gr. 1279, un codicetto molto accurato che, sì, è minia-
Item addì 27 di detto una carta di guardia . » 5
to (rinceaux iniziali in oro e rosso e deliziosa vignetta miniata a f. 78a raffi- » 5
Item addì primo di maggio ho havuto una carta .di guardia
gurante il santo in atteggiamento di scrivente), ma la legatura Carafa e l'ex Item addì IO dt maggio liste 22.000 di carta buona » IO
libris del lascito del cardinale Antonio Carafa alla Biblioteca lo inseriscono Item addì 23 di maggio cinque carte rase per acconciare et 1111'altra per
in un gruppo omogeneo di manufatti da riferirsi al pontificato di Paolo IV Ca- scrivere . » 30
rafa, e quindi di poco più tardi di questa testimonianza. A meno che suppor- Item addì 26 di maggio 1111 quinterno di carta comune per stracciare ... » 4
re una confezione anteriore del codice, il quale, rimasto incompleto, sarebbe Item addì 28 di detto doi quinterni di carta mezzana per stracciare . » 5
Addì 26 di giugno 1111quimerno di carta comune per stracciare » 4
slato rilegato e «collocato» dopo, col pontefice successivo; ipotesi in realtà
E più per inchiostro » 2
poco convincente data l'omogeneità dei piccoli manoscritti che costituiscono 27
Item addì 18 di luglio fogli quatt,v et mezZo di carta rasa di capretto »
il «gruppo Carafa» (125). E più per pezzi di carta di capretto .......... » 6
Item addì 24 di luglio una carta rasa di capretto grande ... » IO
Altri riferimenti ci danno il nome del cartolaio fornitore della Bibliote- Addì 6 di agosto una carta rasa reale ... » IO
ca, col quale evidentemente l'Onorio faceva spesso da tramite. La lista della Item addì IO di agosto una carta rasa reale » IO
merce acquistatavi può essere lunghissima, come nel secondo caso, che pub- Item addì 17 di agosto una mezza carta » 5
blichiamo perché Dorez ne dà solo gli estremi, e il suo interesse sta nel fatto Item addì 18 per inchiostro » 2
Item addì 20 di agosto un quinterno di carta mezzana per stracciare » 7
che dà un'idea dei costi di materiale spicciolo.
Item addì 27 di agosto per tre carte 11naguardia » 30
Item per retagli di cartazw » 7
Vat. lat. 3965, f. 6' ( = Dorez, Le registre, p. I70 n° 2 l): e pitì per dai caraffe d'inchiost,v » 5
Item addì 22 di dicembre ho !wvwa un foglio di carta grande » IO
( 14 gcnnaio-15 marzo 1549) Robbe havute (pergamena, carta, inchiostro) da mastro Mor-
Item addì 31 di detto ho havllto doi quinterni di carta co1111111e
et dai di
ti110Devi cartolaro, per uso della libraria, della quale si n'è fatto il mandato cv111esot-
mezzana » 3
Item addt' IO di gennaio 1550 ho lwvuto cinque quinterni di carta co-
mune per stracciare » 20
Item per inchiostro . » 2
Item addt' 15 di detto /lii quinterna di carta mezzana » 7
(122) Dcvrecssc, Fonds grec, p. 422. Cfr. anche Batiffol, La Vaticane,p. 216. Item addì 5 di marza una caraffetta d'inchiostro ... » 2
(123) Cfr. rispettiva descrizione i11Jra,p. 278 s. e p. 306 s. 8
Item addì 21 di aprile 1111a carta rasa ..... »
(124) Su di esso cfr. infra, p. 276 s.
( 125) Già individuato d,11De Maio: cfr. supra, p. 11 e n. 12, e qui infra, pp. 198 ss. 237

48 49
x· b) Parole
)<:'- (non subiscono abbreviazione tachigrafica:
On, rcap6., m:pi, 1tp6ç, ò1tép, ònò)
X:
~
ljl.

+
i'- 't4 yàp ,!i' ·f rù'
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µév !-'-.<;
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7G (\) Xl' olov og
Cj)ljCTl
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ABBREVIAZIONI
2.1.2. Considerazioni generali

È noto il dibattito che ancor oggi divide i paleografi su una formula-


a) Desinenze e sillabe zione teorica dei metodi di descrizione della scrittura (11). Sembra però ac-
quisito che, per una «descrizione funzionale», che porti a cogliere l'essenza
a del fenomeno grafico nel suo svolgimento, non sia sufficiente considerare la
O\ç 5 forma esteriore - alla base delle descrizioni della passata generazione - quan-
at OV
) to altri elementi costitutivi, come il d11ct11s e, più importante come sede pri-
av <' oç maria dei mutamenti, il tratteggio ( 12).
®"
aç ç/
Adottando la definizione ormai classica di ductus data da Giorgio Cen-
ou 'o cetti (11), il ductus di Onorio può senz'altro dirsi posato, o calligrafico, sia per-
EV .L_ ché le lettere sembrano disegnate con cura, sia perché si nota una tendenza
tat
EÌV IÌ ,~ç } ad evitare forme eccessivamente «difficili» che rendano difficoltosa la lettu-
<ç _:,,· ,:òv t "
l]V A
TOÙ 'TO
l]ç wv (I I) E qui ci si limita a citare solamente gli ultimi due interventi a proposito: P. Canart,
Commcnt décrire /'écrit11remim1Sc1degrecque?, in ((Gazettedu liv re rnédiévah, 11 ( 1987),pp. 5-
IV Ì\ wç $ 9; Cavallo, Mttvdi di descrizione ... cit. a n. 3.
(12) Cfr. in particolare Cavallo, Metodi di descrizione ... cit., p. 28.
(13) G. Cencctti. Sroria della scri1111ra fa1i11a,rist. Bologn.i 1997, p. 52.

76 77
il tipo che ritroviamo nei codici del Nostro presenta una colorazione gial- Il formato più usuale è quello più diffuso al suo tempo, il moyen: esclu-
lo/beige chiaro, ed una notevole compattezza associata ad una superficie al- dendo i pochi manufatti non esaminati de visu, trentotto codici hanno la pie-
quanto rugosa al tatto, con una consistenza quindi che richiama la carta as- gatura in -folio, quindici in -8° e cinque in -4 ° (Harley 5732, Ottob. gi: 274,
sorbente, talora un po' meno porosa e quindi d'aspetto più levigato, come nei Pan: g,: 1027 e 2499, Val. gr. 1152, databili tutti fino al 1550 circa). Tra i
Vatt. gr. 233, 235, 324, 384, 396, 835; non mancano tuttavia le eccezioni, ov- primi, presentano la dimensione massima standard il Neap. III E 23 in altez-
vero di minore spessore e maggior leggerezza e fragilità, ed una colorazione za (mm. 345), e lo stesso codice+ l'Ottob. gr. 110 in larghezza (mm. 240);
crema (es.: Par. gr. 1791-1795, 2118, 2473, 2486-2487; Vatt. gr. 205,275). tra i secondi, dimensioni maggiori in altezza hanno il codice di Atene Ghenn.
Sulla scia, tuttavia, del libro «umanistico», che segna un ritorno nostalgi- 250 e il 1h11.g,: 1862 (mm. 177 e 175), in larghezza i Parr. g,: 1791-2 e lo
co al passato, espresso anche nel supporto scrittorio membranaceo, che assur- stesso Val. gr. 1862 (mm. 120), mentre il Val. gr. 1551 arriva oltre lo standard
ge quasi a segno distintivo, di estrema raffinatezza, di un'élite di gusto anti- (mm. 124); per !'in -4°, l'altezza massima è raggiunta dal ms londinese (mm,
quario e ricercato, il libro del nostro copista, in uno dei momenti in cui diven- 240) e la larghezza dal ms parigino (mm. 175). Se si fa caso, quasi tutti i ma-
ta l'esemplare di lusso di cui s'è detto sopra, può inserirsi nel filone prezioso e nufatti citati appartengono alla prima parte della professione di Onorio, qua-
raro dei libri di pergamena (-1 6). Si sono già fatte delle considerazioni, sopra, a si egli rifuggisse, avanzando negli anni, dalle proporzioni più grandi.
proposito della lista di materiale acquistato dal cartolaio, dove figura la pelle di Si contano quindi 28 manoscritti in formato roy{I[, tra i quali sei in -fo-
capretto (37 ): come nel libro umanistico, infatti, la membrana utilizzata è della lio e otto in -4°, mentre quattordici presentano piegatura in -8°, che in tre ca-
migliore qualità e di animale giovane, e quindi molto chiara, qµasi perlata, e si (Corsin. 41.E.37. Par. g,: 2488, Val. gr. 1279) si alterna al formato reçll/e
sottile, velin addirittura nel codice dell'Arch. San Pietro. Si è detto che questi piegato in -4°, di proporzioni equivalenti. Proporzioni eguali hanno anche i for-
libri di pergamena sono appena otto sui cento e più copiati da Onorio (n' 4, 22, mati royal in -4° e reçute in -folio: li troviamo alternati nei Vat. g,: 493 (data-
32, 5 I, 83, 90, 92, 97 della lista in appendice), tutti manifestamente dedicati to 1554), 630 (databile sotto il pontificato di Paolo III), 1220 (databile sotto
tranne il 11° 32, Pm: g,: 2132, la cui fattura delicata trova in qualche modo ri- Paolo IV), mentre i pochi fogli da lui vergati del V{/ll. C4 e del ms orsiniano
scontro nella bella legatura originale, del regno di Enrico lI. E non credo sia un \.ili. gr. 1357, difficilmente databili con esattezza, presentano il solo reçute in
caso che quasi tutti siano vergati nella variante grafica d'apparato 4. -folio. Le massime dimensioni dello standard royal si incontrano solo nel for-
mato in -folio: Ottob. gr. 238 (alt. mm. 424) e 1h11.gr. 1055 (largh. mm. 285).
Formati della carta Infine, solo sei manoscritti - databili intorno o dopo il '50 - sono in for-
mato reçute in -8°: quelli di Grottaferrata, della Trivulziana, il Pw: g,: 2118
Dei formati della carta italiana tramandati dallo statuto delle cartiere di ed i Vatt. g,: 1283-4-5 (il secondo solo i sei ff. cartacei).
Bologna del XIV secolo imperiale, reale, medio, rezzuto, che attraverso Bri-
quet sono passati in francese nella terminologia corrente (impérial, royal, Inchiostri
moyen, reçute) (38), il primo, peraltro molto raro, non si incontra mai nei co-
dici di Onorio. Onorio usa generalmente un inchiostro di colore bmno e persistente; ra-
re volte oggi lo si trova scolorito, e ciò avviene semmai quando è evidente
che il ms abbia subito un qualche accidente, come ad esempio avviene nei
Pa,: g1: 2473 o 2488, i cui fogli conservano tracce di bruciatura. Il più delle
volte il suo colore si fa molto scuro e la sua densità più accentuata, mentre il
c~esXli[• el XIV' siècles, in <tPapicrgeschichte» 18 (1968), pp. 49-52; Id., Les papien 11011jìf(r.:mnés.
Eta/ prése11t des recherches e/ perspectil'eS d'ave11il;in A11cie111ami medievnl book materia/s and
calamo dal quale fuoriesce ha normalmente una punta fine che determina, co-
techniques (Ericc, 18-25 scptcrnbcr 1992), Città del Vaticano 1993 {Studi e Testi. 357), pp. 265-3 12: me si è visto, un tratto sottile ma incisivo.
P. Canart - Simona Di Zio - Lucina Polistcna - Daniela Scialanga, Une enq11<!tesur le papier de ty- Per la rubricazione e tutte le parti distintive, l'inchiostro è rosso che sfu-
pe «ambe occidenf(II» 011 «ejpagnof 11011Jifigrw1é", in Ancìent wul medieval ... cit., pp. 313-393. ma verso il color mattone, e questo, invece, appare poco attaccante, sì da es-
(36) Sul ms umanistico, cfr. in particolare E. Ph. Goldschmidt, The Pri11tedBook ofthe Re-
sersi parecchio sbiadito col tempo.
naissance, Amsterdam 1974, pp. 1-26, rist. in Libri, scrittura e pubblico 11efRinascimento. Guida
swrica e critica a cura <li A. Pctrucci, Roma-Bari 1979, pp. 99-136; A. Dcro!cz, Codicologie des
111a1111scrits
e11écri111rehuma11is1iq1te sur ,,archemin, f-11,Turnhout 1984 {Bibliologia, 5-6). Fogli e fascicoli e loro segnatura
{37) Supra, pp. 49 ss.
(38) C. -M. Briquct, Les Filigranes. Dictiomwire his1oriq11e e/es marq11es du papie1; I-IV, La composizione di un codice onoriano va da un minimo di 6 pagine ad
Paris 1907, rist. Lcipzig 1923; Amsterdam 1968\ by A. Stcvenson, I, pp. 2-4. un massimo di 686. Il copista sembra amare in particolar modo la struttura

96 97
Il tipo un poco più sofisticato è appena più sovrastante, e scende al di tivi di delicatissimi rinceaux circolari e a spirale, non racchiusi da cornice e
sotto del rigo di scrittura. Quello più semplice ha il piccolo fregio sotto (es.: simili a trina, disegnati in oro (Val. gr. 1283, dove l'oro è ravvivato appena
Ottob. g,: 274, f. I; Vcm. gr. 146, p. 130; 233, p. 61), oppure i fregi sono da piccoli punti rossi), o oro e rosso porpora (Corsin. 41.E.37, Par. gr. 1150,
due, uno sotto e l'altro sopra, sempre dello stesso rosso (es.: Pac gr. 2486 Vc,tt.g,: 116l, 1286, [551), o solo rosso (Vati. gr. 1279, dove i molivi si pre-
e 2487, p. I; Ross. 977, p. 147). In rari casi si tratta di una vera e propria sentano particolarmente filiformi, e 1285). L'oro è invece accoppiato all'az-
iniziale molto alta, ma ornata allo stesso modo (es.: Neap. II E 16). Queste zuITo nella bellissima fascia del Val. g,: 1460, mentre qualche rara volta ap-
tipologie caratterizzano, come si diceva, anche i codici senza vera e propria pare appena punteggiato di verde, a richiamo del colore del fogliame, come
ornamentazione. nelle quasi miniaturistiche fasce che contrassegnano l'inizio di ogni Vangelo
nel ms Arch. San Pietro D 157, il quale però, al di là di questo elemento e
dell'iniziale incorniciata, ha un frontespizio sui generis, di chiaro influsso oc-

,_ i,·
'•
~ cidentale nel passe-parto11t che circonda tutto il foglio e nei colori smaltati
molto spessi e lucenti.

I
,;

A
' Di solito, alla fascia è abbinata la bella iniziale fregiata, o rossa o au-
H
;,
•·D
"'
T
,i
rea; in alcuni di questi casi, essa è più fastosa, e come nei mss miniati posta
~ "1 dentro una cornice aurea, sullo sfondo di delicati motivi vegetali simili ari-
cami, e alta quanto cinque linee di scrittura (Corsin. 41.E.37, Vatt. gr. 1161,
~ 1460, oltre al già visto ms dell'Archivio San Pietro).
Il secondo gruppo con miniature segue uno standard per tutti quei pro-
dotti palesemente dedicati. Esso consiste in una pyle contornata di oro o ros-
so e riempita di motivi svariati, come anfore classicheggianti da cui si di-
partono rami (t 6 ), o armoniosi motivi vegetali ('0 ), o sagomati motivi geo-
metrici (48) che creano spazi in cui vengono alloggiati grandi gigli senza ste-
lo, o anche motivi aurei di tre monti alternati a coroncine di alloro (49). I co-
lori sono rosso scuro, verde, azzurro, a volte rosso mattone o arancio smalta-
ti. Sotto, è racchiuso il titolo, eseguito in lettere maiuscole auree o alternate
d'oro e rosso, mentre l'iniziale è grande, o fregiata o racchiusa in un quadro
aureo, che risalta su uno sfondo a scomparti rosso e blu oppure illeggiadrito
da aurei motivi vegetali. Su un totale di quasi una trentina di codici con fron-
tespizio miniato, le iniziali incorniciate sono sette, più le tre su ricordate tra i
Fig. 2
mss con fascia ornamentale (50). Nella parte inferiore della pagina dedicata, poi,

e) fine testo
Lo stesso dicasi per la fine di un testo che, in ciascuna delle categorie (46) Neapp. lii E 6, III E 23. Vali. C2, Val. gr. 1163, anfore rirnc1steincomplete dei colori
di manufatti, si presenta sempre digradante in modo perfetto, alle volte con nel secondo ms di Napoli.
(47) Sono la maggioranza: i codici di Atene, di Grottafcrrnta, del!a Tdvulziana e numero-
un artistico TÉÀoç in rosso, magari fregiato secondo il consueto.
sissimi Vaticani.
(48) Come nel Neap. III B 30 o nei Vau.g1: 146, 221.
Al di fuori dunque di questi elementi-base, comuni, a livello più alto si (49) Come nei ½'111.g1: 646, 649-650.
distingue un nutrito numero di mss raffinati che, molto visibilmente, sono (50) Cfr. mss della lista I nn° I. 4, 7, 12, 15, 17, 18, 19, 27. 47, 52, 62, 63, 64, 65, 66, 67,
69, 70, 72, 75, 76. 77, 78, 79, 84, 98 + Vai.g1: 646 (di cui Onoiìo ha integrato i primi 8 fogli), che
quelli scritti dietro specifiche committenze altolocate. tuttavia, pur essendo dcdirnto .-1Giulio fil - del quale riproduce le armi - non ha miniatura nella
Il primo gruppo senza miniature è caratterizzato da un tipo di ornamen- parte superiore, dove il titolo con la grande iniziale campeggiano col semplice inchiostro rosso. Si
tazione molto ricercata, consistente in una fascia larga sopra il titolo con mo- sono omessi altri mss dedicati, ma con diversa tipologia decorativa, come il 11° 51, o il n° 87.

104 BIBJ\1O0HKH 105


dopo qualche anno di pratica professionale abbia dedicato più tempo al re-
stauro, presuppone - come del resto pare logico - che egli avesse già alle
spalle un certo rodaggio e avesse quindi acquisito maggiore dimestichezza,
non solo con la copiatura più o meno meccanica di testi, ma anche con i co-
dici in tutta la loro entità fisica e sostanziale - materia e confezione, autori e
testi - conservati nella Biblioteca in cui lavorava, o in possesso di quei per- Capitolo quarto
sonaggi d'alto rango nella Roma papale con i quali era in contatto (73).
ATTIVITÀ: GIOVANNIONORIO STAMPATOR

4. 1. Vicende storiche dell 'Eustazio e sua descrizione

Per trattare dei tipi grafici disegnati da Onorio, è necessario riassumere


in breve quanto riguarda la cosiddetta «impresa tipografica» del cardinale Cer-
vini cui abbiamo accennato (I) e già messa in luce, attraverso una cospicua
serie di documenti ('), da studi dettagliati compiuti principalmente (in ordine
cronologico) dal Dorez, dal Ridolfi, dal Paschini, dal Tinto(').
«Il detto cardinale mette ordine di fare una stamperia greca per stampa-
re tutta la scrittura sacra, et di quella gli autori più reconditi. Seguiteranno poi
i phi!osophi, gli oratori e poeti. Et finalmente stamperanno libri latini che sarà
bella cosa». Lo leggiamo da una lettera del 4 dicembre 1540 di Donato Gian-
notti (-1), esule fiorentino entrato nella cerchia del cardinal Ridolfi, all'umani-
sta Pier Vettori, ma il progetto risaliva a qualche anno prima, come ci attesta
f una lettera di congratulazioni al Cervini scritta nel 1539 dal Manuzio (5), al
quale il prelato, prima di partire per la Francia (novembre 1539-ottobre 1540),
aveva inviato il tipografo romano Biada. Fu proprio durante quella missione

( 1) Supra, p. 53.
(2) Documenti dell'Archivio di Srnto di Firenze (Mss. Cerviniani. filza xxxvm), del!' Ar-
chivio di Stato di Roma {Not. Trib. A. C. Ludovicus Reydcttus, pro!. 6155, cc. 487-488), oltre a
epistole di Aldo Manuzio, di Donato Giannotti, di Pietro Bembo. del cardinal Sirleto: nella biblio-
grafia della nota seguente.
(3) L. Dorcz, Le cardinal Marcello Cervini el l'imprùnerie à Rame (1539-1550),in ,iMé-
langes d'an:héologie et d'histoire de l'Éco\e frnnçaise dc Rame» 12 ( 1892), pp. 289-313; Ridolfi,
Swmperie papali; Paschini, U11cardinale edùon•; A. Tinto, Nuovo co11trib1110 alla storia della
tipografia greca a Rom(I nel secolo XVI: Nico/o Sofiano, in «Gutcnbcrg Jahrbuch•>(1965), pp.
171-175; Id., The Hisrory of e,Sixtee11th-Ce111ury Greek Type, in «The Library» 35 (1970), pp.
285-293.
(4) R. Ridolfi • C. Roth, Donato Ginnnotti, Leuere a Piero Ve/lori, Firenze 1932, p. 82. Cfr.
Ridolfi, Swmperie f'apali, p. 183; Paschini, Un cardinale editore, p. 385 s.
(5) Cfr. Dorcz, Le cardinal...cit., p. 290 s. Inoltre Rido\fi, St{I/IJJ}erie
papali, p. 184;Paschini,
Un cardinale editore, p. 385; Tirito. Nuovo co111rib11to ...cit., p. 171.
(73) Cervini, Sìrlcto, Ridotti. Orsini: si veda specificamente il capitolo V. infra.

157
156
. . anche suI verso di altri fogI",; ciò
correre
m1 d1 Onorio che nel prim
.
si ripete più frequ .
Quanto alt'· . o. entemente netto- Si presentanoinvece .,
dall'alternanza di bia molto piu interessanti e vari . .
ve oltretutto testo e c:co-nero, _lesoluzioni della parte e. ne, _d1Segniformati
se, sarebbe sufficiente
1mpao10az10 ne, escludendo gli indici , gura 6 ne offre un c ampwnano.
mmentano sono evidenziati dal coi t1p1_dt Onorio,
Lado-
b .
In quello, infatti a d1ffe;en_z1are nettamente il rimquestelemento di per ' corpo differente. fi-
notano demarcazioni b;;,o~cheviene privilegiato il c~nce~tv~_umedagli altri.
corpo eguale in colon tstmte tra testo e commentari o I anosità, non si
d_oluogo a soluzioni ~a per ,I testo e a piena pagina e~:i°he si alternano con
figura successiva - 1·1tpo quelle nprodotte nella figupras'(dcommentario,dan-
esto s1 è ct· · con un trattegg,ato
istinto . " - come nella
ove
p1u chiaro).

~ ¾li

I.
Fig. 5.
Fig. 6.

164
165
Infine, i volumi portavano una legatura eseguita da «Maestro Luigi», os- no, quello inaugurato nel 1502 col Sofocle, in cui è trasposta la stessa ma-
sia Luigi Francese, dal 1542 legatore della Cappella Segreta del Papa, o Cap- no di Aldo("), mentre l'Aristotele riproduce il primo tipo aldino del 1495,
pella Apostolica (39), che si avrà occasione di citare ancora più volte. con le capitali del Lascaris e le minuscole di Rhusotas, calligrafo a Venezia
almeno dal 1465 (42 ).
4.2. I caratteri di Onorio e rapporto con la tipografia del XVI secolo Se esaminiamo dunque una pagina dell'Iliade di Sofianos, il confronto
con i caratteri inclinati e semplici della mano di Aldo può essere abbastanza
Uno studio sui tipi dell'Eustazio non può esaurirsi nel puro esame dei calzante, ma non è assunto di questa ricerca soffermarvisi.
caratteri nella loro morfologia e nella loro realizzazione tecnica, ma si confi-
Se sfogliamo invece la parte che qui interessa, quella dei caratteri di
gura in maniera molto più complessa; molteplici sono i problemi che pone e
Onorio, secondo le osservazioni del Ridolfi questi caratteri - in particolare
che lo orientano in direzioni diverse che, pur costituendo aspetti differenti e quelli della mostra a Vettori - sono un Gr. 120, mentre il confronto di Gian-
dotati di autonomia, è necessario poi porrein correlazione,come anelli di una notti rinvia al grosso tipo aldino che erano in realtà un Gr. 146: è chiaro che
catena, per arrivare ad una interpretazione globale e attendibile.
Giannotti non misuravacol millimetro,e, quando scriveva, non aveva tutti e
Per dare un'idea degli argomenti che vanno affrontati, possiamo sche-
due i caratteri sotto mano. In ogni caso, la differenza maggiore - secondo Ri-
matizzarli nei punti seguenti, che tuttavia non consideriamo vincolanti nel-
dolfi - sarebbe causata dallo spazio interlineare, più largo in Manuzio (43 ).
1'ordine della successiva trattazione:
Certo, si potrebbe condividere il parere dello studioso che quel tipo al-
I) distinzione tra i caratteri di Onorio e quelli del primo volume, che proba- dino sembra forse il più vicino a quello onoriano, almeno ad uno sguardosu-
bilmente come si è detto vanno attribuitia Sofianos; perficiale.
2) paralleli con altri tipi greci: nella fattispecie sono chiamati in causa i tipi Un confronto tra i due corpi in tutte le proporzioni,però, non sembra
di Aldo Manuzio; confermare a pieno questa analogia. II primo tipo aldino, infatti, ha un corpo
3) quanto Onorio attinga a Manuzio nell'aspetto tecnico; di mm. 6,3 - intendendo la distanza complessiva dalla base di una linea al-
l'altra-, misura che rimane l'unità di base standard per tutto il XV secolo, e
4) eventuali altri influssi: ad es., del sistema di Zaccaria Callierge, col quale
il Nostro fu in contatto; che nel secolo successivo varierà per influsso dello standard francese. In par-
ticolare, la linea del corpo delle lettere misura mm. 3,15, mentre quella del
5) esame del disegno delle lettere - singole e in gruppo - e correlazione con corpo di spiriti e accenti è di mm. 2,5, per un totale dunque di mm. 5,65. Re-
la grafia manuale di Onorio;
stano pertanto mm. 0,65 per Io spazio centrale, troppo pochi, in effetti, per
6) eventuali influenze di alfabetari greci. evitare problemi di collisione tra le ascendenti e le discendenti. Tant'è vero
che in una seconda versione - che è appunto quella, tra l'altro, dei cinque vo-
Per quanto riguarda la distinzione dei due caratteri dell 'Eustazio, si può lumi di Aristotele - il tipo fu allargato a un corpo di mm. 7,35 (44 ).
accogliere la definizione del Tinto nel suo studio del 1970, di: II Greek 2 di Onorio mostra un corpo di mm. 4,8, così costituito: corpo
Greek I (20 linee: mm. 97-98), quello del primo volume; delle lettere: mm. 1,8; degli spiriti e accenti: mm. 1,2, per un totale di mm.
Greek 2 (20 linee: mm. 91-92) e Greek 2a (20 linee: mm. 78-79), ri- 3. Restano mm. 1,8 di spazio bianco. Venti linee corrispondono dunque a mm.
spettivamente per il testo e per il commentario degli altri tre, di Onorio (40). 96 e non 92. Rispetto al tipo aldino, quindi, questo risulta notevolmente più
Ora, la testimonianza epistolare del Giannotti, sopra addotta, paragona piccolo nei nuclei delle lettere e più arioso, invece, negli spazi interlineari.
il primo carattere a quello del Plutarco di Manuzio, ed il secondo - quello
duplice di Onorio - al carattere dell'Aristotele aldino: è noto che le edizio-
ni plutarchee risalgono al 1509, e sono quindi stampate col quarto tipo aldi-

(41) Sul quale cfr. Barker,Mamaùu, pp. 59 ss. e, più specificamente,EmanuelaQuaranta,


in Seri/ti sopra Aldo Mam1zio, a cura di
Osse1vazioni illfomo ai caratteri greci di Aldo Ma,111:cio,
R. Ridolfi, Firenze 1955, pp. 93-100. Quanto al Plutarco, cfr. ad es. M. Lowry, le Monde d'Alde
(39) La sua prima apparizionenei documentiè del 12 dicembredi quest'anno,e non è esclu- Mmzuce,trad. fr. a cura di S. Mooney e F. Dupuigrenet Desroussilles, Évreux 1989,p. 247.
so si debba identificare con un loyso Libraro che figura nel censo del 1526-7: cfr. Hobson, Apol- (42) Cfr. Proctor,Printing of Greek, pp. 95 ss. e Barkcr,Ma1111ti11s,pp. 44 ss.
lo and Pegasus, pp. 70 ss.: p. 74, n° 28 l' E11sta1,io. (43) Ridollì, Stamperie papali, p. 187, n. I.
(40) Tinto, Tlze Histo1y...cit. a n. 3, pp. 286 ss. (44) Queste notizie sono desunte dal Barker,Ma1111tius, pp. 79 ss.

166 167
rata al manoscritto, e devono cederle, limitando, riducendo, tagliando. Model-
li validi su cui regolarsi: il grande Aldo, Callierge l'innovatore che lui conob-
be, e tutta la messe di alfabetari greci tanto in voga in quel momento, come
prontuari utili a eliminare i dilemmi. Il risultato è soddisfacente, anzi perfetto.
Onorio conosce tutta questa produzione a stampa, ma azzarderei di più:
dal momento che si può ipotizzare che la stampa l'abbia accompagnato sin Capitolo quinto
dai primissimi anni di attività (anni Venti), guardando i suoi caratteri a mano
nelle forme e nell'impaginazione si può ipotizzare un influsso di quella su I MANOSCRITTI DI ONORIO:STORIA E CRONOLOGIA
questi: un'ipotesi affascinante di cultura e di educazione e apprendimento gra-
fico mediati, non più quindi di sole attitudini, sia pure guidate e regolamen-
tate; di interazioni plurime, rese ormai possibili, nel campo di cui ci occu- Se tutti i manoscritti vergati da Giovanni Onorio fossero rimasti nella
piamo, da quell'evento straordinario che tanto si ripercosse su tutto l'Uma- stessa sede in cui furono copiati, la loro storia si concluderebbe subito, tra le
nesimo ed il Rinascimento che fu l'evento del «pianeta Gutenberg». stesse mura della Biblioteca Vaticana. Ma ciò si è verificato solo per una par-
te di essi, quelli che sin dal primo momento appartennero al fondo Vaticano
* * * vero e proprio, dove ancora oggi li troviamo, scritti dunque per la Biblioteca
Può sembrare strano che questi caratteri greci così eleganti e solenni non e quasi sempre per commissione degli stessi pontefici.
ebbero successo, tanto da non trovare in seguito largo impiego. Dalla dupli- Alcuni però, conservati in questo fondo, vi sono confluiti in un momento
ce constatazione che essi si accordano bene ai caratteri tondi del Priscianese, successivo alla loro trascrizione. Sia di questi, che di altri, conservati in fon-
i quali servirono per stampare le prefazioni ai volumi greci di Eustazio e di di della medesima Biblioteca diversi da quello Vaticano, non è comunque dif-
Teofilatto, e che lo stesso Priscianese li utilizzò per alcuni passi delle sue due ficile capire il percorso, dal momento che rientra in quello, già noto, e di de-
edizioni di Bessarione e di Oribasio Tiipì tioarwv, del 1543, il Ridolfi ha terminate collezioni inglobate dal Vaticano - come ad es. la collezione di Ful-
affacciato l'ipotesi di una stretta collaborazione tra le due tipografie romane vio Orsini - e dei fondi stessi.
di Priscianese e di Blado, in conseguenza della quale collega il fallimento dei Il problema si pone per il resto dei manoscritti che giacciono dispersi in
tipi greci alla chiusura della tipografia del Priscianese, oltre che ad altri pos- svariate biblioteche d'Europa e, in un caso, anche d'America (Cambridge nel
sibili motivi, come il raffreddamento dell'interesse di Cervini o i costi trop- Massachussets). È lecito chiedersi, una volta finita l'opera del copista, attra-
po alti difficili da sostenere per opere di grande mole (92). verso quali vicende essi siano passati, da quali mani, quali collezioni, private
Il Dorez, a sua volta, notifica che le matrici di questi caratteri andarono o pubbliche, e per quali ragioni: questo s'intende per storia di un manoscritto,
certamente a Firenze, da dove Cervini le fece ritornare dopo averle rifiutate dalla sua nascita al luogo in cui oggi possiamo ammirarlo o consultarlo.
al Torrentino, nel novembre del 1552; rimesse in sesto a partire dal dicembre In gran parte dei casi, per ricostruire il cammino di ciascuno ci servia-
successivo, nel 1553 esse furono utilizzate per il De Virginitate di Giovanni mo di indizi come il tipo di legatura - se si conserva quella originaria -, i
Crisostomo (93). vecchi numeri d'inventario scritti nel loro interno, talora stratificati a secon-
Diversamente, invece, il Tinto, nel puntare la sua attenzione principal- da dei diversi passaggi, gli ex libris o note di possesso che leggiamo sui fo-
mente alle vicende del primo carattere, quello in cui ritiene coinvolto Sòfia- gli di guardia o sui frontespizi, ed anche gli eventuali riscontri in descrizioni
nos, dice che il secondo carattere, di Onorio, finché restò nelle mani di Bia- di liste conosciute di libri. Nel caso specifico di Onorio, che ebbe una pro-
da sarebbe stato usato nel 1545 non solo per il già menzionato De providen- fessione ufficiale e perciò scrisse per committenze di un certo livello, perso-
tia di Teodoreto ma anche per l'Elettra euripidea, e dieci anni dopo, ancora, naggi altolocati, bibliofili e mecenati comunque conosciuti, anche le dedich_e
per tre libri dello Pseudo-Apollodoro (94). e gli emblemi di famiglia che troviamo sui primi fogli ci permettono d1 111d1-
viduare l'iter del manufatto.
Purtroppo, però, ne restano ancora tanti muti, ovvero privi di segni par-
ticolari, quasi anonimi se non fosse la grafia del nostro scriptor che li pre-
(92) Cfr. Ridolft, StampeJ'ie papali, pp. 189 e 196 s.
senta, li qualifica, li inserisce in un contesto: ma più di questo, malgrado le
(93) Dorez, Le cardùwl...cit., p. 293, n. I.
(94) Tinto, The History...cit., p. 292. nostre ricerche, non si arriva a sapere, e molti interrogativi restano.

190 191
Procederemo dunque col ripercorrere in breve la strada di quei codici ne fatta a Parma a tutti i suoi manoscritti: di cuoio brnno priva di ornamenti,
onoriani per i quali è stato possibile aprirla, anche per quei codici del Vati- al di fuori del titolo e dei gigli «farnesiani» impressi in oro sul dorso (').
cano di provenienza particolare. Una storia così movimentata viene scandita e illustrata, e nelle nuove
È dunque ovvio che si tralasceranno dalla presente trattazione gli altri, acquisizioni e nelle inevitabili perdite dovute ai traslochi, dai numerosi in-
del fondo Vaticano, in cui si dà per scontata la copia eseguita per i pontefici, ventari compilati a partire dal 1567, quando Fulvio Orsini, prima biblioteca-
sia con dedica esplicita sia senza (salvo, per l'appunto, l'appartenenza a grup- rio di Ranuccio, dopo la morte di questi riprese servizio sotto Alessandro.
pi speciali). Tali eventuali specificità risulteranno dalle schede descrittive al- Nella prima serie di inventari dovuti all'Orsini, che arrivano fino al 1587, si
legate alla fine di questo lavoro. contano 233 manoscritti greci, cui secondo Pernot bisogna aggiungerne altri
cinque (5).
Tale numero non appare aumentato nella lista dei 1038 titoli dell'in-
5.1. !vlanoscritti copiati per i Farnese ventario B della seconda serie, corrispondente all'ulteriore ripresa di servizio
di Orsini, alla morte di Alessandro, sollo Odoardo, nel 1589. Terza fase: l'in-
Un primo gruppo che si enuclea facilmente tra le copie di Onorio è quel- ventario redatto in occasione del trasferimento a Parma, nel 1641: gli esel'fl-
lo dei manoscritti della casata Farnese. plari greci ammontano a 263 + 9 (6), grazie anche al lascito di Orsini, alla sua
Si è visto come il nome del Nostro compaia nei Ruoli di questa fami- morte ( 1600) ('). Ma nel primo catalogo dettagliato dei manoscritti farnesia-
glia, compilati nel 1554 al ritorno dalla Francia del cardinale Alessandro. ni, compilato nel 1747 dal Rutinelli all'arrivo della biblioteca a Napoli, essi
Al di là dell'importanza politica e diplomatica di essa, di rilevanza in- figurano scesi a 235, causa le perdite complessive; mentre nel catalogo di Baf-
ternazionale, qui interessa essenzialmente il risvolto intellettuale del suo po- fi del 1792 si evidenziano 22 nuove acquisizioni ma anche sette nuove per-
tere, ossia l'apporto culturale, di non indifferenti proporzioni, dato a tutta un'e- dite, che sono due manoscritti vergati proprio dal nostro Onorio, su cui tor-
poca dai suoi potenti e illuminati esponenti. neremo fra breve, più i ni 1-5 della lista dei manoscritti scomparsi (8), tra i
Dopo i lavori di Benoìt e di Guerrieri sul fondo farnesiano (1), si deve quali pare doversi ascrivere pure ad Onorio il n° 3 (89 dell'inventario Orsi-
a Laurent Pernot una serie di contributi, tra il 1979 e il 1981, al momento de- ni; 22 del suo inventario postumo), di cui abbiamo già parlato a proposito del-
finitivi, sui codici greci di quella ricca raccolta (2), la cui storia si può così la figlia di Giovanni (9).
riassumere: cominciata a Roma ad opera di Alessandro Farnese (1468-1549), Questa data segna l'assetto definitivo dei manoscritti farnesiani a Na-
futuro papa Paolo III dal 1534, essa venne arricchita dai nipoti di questi, il poli, dove essi si mescolano a codici di svariata provenienza.
cardinal Ranuccio (1530-1565) e successivamente il cardinale Alessandro E veniamo ai manoscritti farnesiani di mano onoriana.
( 1520-1589), e dal pronipote Odoardo (1573-1626). Con la nascita del duca- Dai «protetti» del loro mecenatismo, i Farnese si attendevano, a buon
to farne.siano di Parma e Piacenza, nel Seicento essa trasferì la sua sede nel- diritto, «devozione affettuosa» (1°), e dediche, in ogni settore artistico.
la nuova capitale, Parma, per poi passare definitivamente a Napoli nel 1736,
allorché don Carlos, Infante di Spagna figlio di Filippo V e di Elisabetta Far-
nese, divenne re di Napoli (3).
Oggi, quella parte greca della collezione farnesiana costituisce più del-
(4) Cfr. Pernot I, p. 470.
la metà del fondo greco della Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III» (5) Pernot I. p. 460. Di questi inventari, quello del 1584, ritenuto il primo e pubblicato dal
di Napoli, riconoscibile dalla tipica austera legatura che nel XVIII secolo ven- Bcnoìt (pp. 178-183), non è che una copia frammentaria di quello del 1567.
(6) Pcrnot I, p. 467.
(7) Malgrado l'inventario da questi redatto ne11'82,in vista del testamento a favore della Bi-
blioteca Vaticana, alcuni dei libri ivi elencati non sono nrni finiti alla Vaticana, assieme ad altri da
lui acquistati dopo aver scritto il testamento, ed elencati a parte nell'inventario postumo, come si
dir(1più avunti: 24 di questi si ritrovano nella biblioteca farncsiana: cfr. Pernot I, p. 468.
(I) Benoit, Farnesia11aI; G. Guerrieri, Il fondo farnesùmo, Napoli 1941 (Quaderni della R. (8) Questa lista, stilata dal Pernot I, pp. 497-501, comprende i manoscritti greci che appaiono
Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Napoli, s. Il. 2). nelle liste famcsianc ma di cui oggi non v'è più traccia, ed è divisa in due parti con numerazione
(2) Pernot I, Pernot Il e inoltre Id., Le Palais Famèse, I, 2, Les 111a1u1scritsgrecs, Roma progressiva: I) manoscritti scomparsi tra il 1747 e il 1792 e Il) manoscritti scomparsi tra il 1641 e
1981, pp. 425 ss. il 1747. Dei primi fanno parte proprio i cinque citati.
(3) Una sintesi di questi avvenimenti si legge anche in 1\11ariarosa
Formentin, A11g11sf0 Valdo (9) S11pra,p. 61, e vedi anche Pernot I, p. 468: Perno! Il, p. 696 s., n. IO.
copisra di gi·eco, in Ma1hesise Philia, Studi in onore di Marcello Gigante, Napoli t 995, pp. 338 ss. (10) Cfr. Guerrieri, Famese, p. 107.

192 193
seduti da Estaço, il primo porti da parte del copista una fastosa dedica a quel
cardinale ( 122).
È ad ogni modo certa una cosa: che si tratta di copie trascritte dall'O-
norio su commissione esterna alla Biblioteca Vaticana, ma che molto proba-
bilmente, per non contravvenire alle ferree leggi che lì vigevano per un im-
piegato, dovevano provenire da personaggi della Curia Pontificia, prelati o
cardinali che vi gravitavano attorno, come appunto il cardinale Sforza. Capitolo sesto

ONORIO E GLI «ALTRI»:COLLABORATORIE IMITATORI

Si è avuto modo di sottolineare che il secolo di Giovanni Onorio costi-


tuisce per la Biblioteca Vaticana uno dei periodi più densi e ricchi, durante il
quale ferve una straordinaria attività connessa con l'incremento librario e,
quindi, con la trascrizione dei testi.
In poche righe, Robert Devreesse delinea per gli anni più che altro cer-
viniani un quadro sintetico che dà la misura della variegata realtà: accanto a
Giovanni Onorio, per la copia in lingua greca si alternano e si succedono no-
mi di copisti come Giovanni Mauromatis, Andrea Darmarios, Emanuele Pro-
vataris, Francesco Syropoulos, Viviano Brunori, e ancora Francesco da Can-
dia e Christopher Auer: tutti, dipendenti o meno dalla Vaticana, con il loro ca-
rico di mss vergati su commissione, di cui cospicua è la lista (1).
È normale che, in quest'ambiente, essi intervengano a scrivere anche in
collaborazione tra di loro. Sappiamo anzi che un tale fenomeno, di alternan-
za di mani, è abbastanza consueto nei manoscritti rinascimentali, e spesso si
trovano affiancati nella stessa copia copisti greci di origine occidentale e co-
pisti di origine greca (2).
Nemmeno Onorio si sottrae a tale costume, sia pure in non moltissimi
casi.
Se, tuttavia, le mani note sono facili a riconoscersi, non mancano casi
in cui la mano del nostro copista si trova a lavorare con una «anonima» e, ca-
so ancor più singolare, può a volte verificarsi che quest'ultima - evidente-
mente non dotata di forte personalità - cerchi di adeguarsi al «modello Ono-
rio»: collaboratore, dunque, e imitatore insieme.
È per questo che si è preferito trattare in uno stesso capitolo ambedue
le categorie, i cui confini risultano talora indefinibili, o coincidenti, e, per
quanto riguarda quelle strane e ignote mani coeve, non resta che notificarle
nella loro caratterizzazione, con l'auspicio che si possa raccogliere più di una

(I) Ci si riferisce a Dcvreesse, Po11rl'histoire, soprattulto p. 330 s.


(122) Cfr. a proposito di questi ff. 1-1I Mercati, Note per fa storia ... cit., 11.7cil., p. 125. (2) Cfr. a tal proposito Canart, Scribes grecs, p. 57 e n. 3, o Id., Provararìs, p. 208.

218 219
EroneAlessandrino 57,61,95
Euclide 12, 80
Eucologio 90
Eusebio di Cesarea 48, 55, 72
EustazioAntiocheno 85
Eustazio di Tessalonica 43
Eutocia 99 INDICE
Gelasio di Cizico 84
Giamblico 15, 19, 69, 70
Giorgio Trapezunte 23, 98
PREMESSA
di Paul Canart Pag. 5
Giovanni Crisostomo 21, 22, 59, 98
Giovanni Damasceno 73
Giustino 58 _. . . . .
INTRODUZIONE » 7
GregorioNazianzeno 20, 45, 85
Ignazio Diacono 78 BREVERASSEGNA
DEGLISTUDI » IO
Isidoro di Pclusio 76, 77
Matematici 63
Melampode 31 CAPITOLOPRIMO: Vita di Giovanni Onorio ...... . » 15
Nettario 47
Nicomaco Geraseno 35 I. I. Prima dell'impiego in Biblioteca: la formazione » 15
Ocello Lucano 6, 16
Olimpiodoro 68 1.2. La Biblioteca Vaticana al tempo di Onorio . » 23
Orfeo 95 1.3. Dopo l'ingresso in Biblioteca: documenti e testimo-
Platone 18, 67 nianze d'archivio .................. . » 27
Palemone 31
Polibio 14, 20
Proclo 29-30, 65, 66, 69 CAPITOLOSECONDO: Attività: Giovanni Onorio scriptor » 65
Psello Michele 32
Romanzierigreci 50, 93, 103 2.1. Analisi grafica . _ ..... . » 68
Salmi 97
Senofonte 26-27-28, 44 2.1.1. Manoscritti e alfabeto » 68
Sofianos Nicola 42 2.1.2. Considerazioni generali » 77
Stefano Alessandrino 94 2.1.3. Stile e variabili » 79
Teodoreto I, 75
2.2. Analisi coclicologica . » 94
Teodosio di Tripoli 32, 34, 38, 8 I
Teognide 2 2.2.1. Caratteri generali » 94
Teone Alessandrino 53 2.2.2. La decorazione » 102
Tolomeo 56 2.2.3. Le filigrane _ .. » 110
Tucidide 24-25
Vangeli 51, 83
Xifilino Giovanni 72 CAPITOLO
TERZO:Attività: Giovanni Onorio instaurator » 139

3.1. lllfegrazioni testuali » 141


3.1.1. Cronologia » 141
3.1.2. Modelli .. » 144
3.1.3. Paleografia » 149

346 347
2.2. Restauri materiali » 323
3.2. Restauri materiali e procedure tecniche » 152
a) Fondo Vaticano » 323
b) Fondo Orsini » 324
CAPITOLO Attività: Giovanni Onorio stampator
QUARTO: » 157

4.1. Vicende storiche dell' Eustazio e sua descrizione » 157 CONCLUSIONI


. . . . . . . . . . » 327

4.2. I caratteri di Onorio e rapporto con la tipografia del ABBREVIAZIONI


BIBLIOGRAFICHE » 331
XVI secolo ... » 166
INDICEDEIMANOSCRITTI
CITATI » 337
4.3. I caratteri di Onorio e rapporto con la sua scrittura a
mano. Gli alfabetari . . . . . . . » 174
» 345
TAVOLA
RIASSUNTIVA
DEGLIAUTORI
COPIATI
DAONORIO

CAPITOLOQUINTO: I manoscritti di Onorio: storia e cronologia » 191

5.1. Manoscritti copiati per i Farnese » 192

5.2. Manoscritti del fondo Carafa » 198

5.3. Manoscritti di Fulvio Orsini » 200

5.4. Manoscritti Cerviniani ... » 203

5.5. I codici del cardinale Ridolfi » 210

5.6. Altri manoscritti della Bibliothèque Nationale di Francia » 213

5.7. Manoscritti delle biblioteche romane ' .... ' » 217

SESTO:Onorio e gli "altri": collaboratori e imitatori


CAPITOLO » 219

6.1. Le collaborazioni » 220


6.1.1. Copisti noti » 220
6.1.2. Copisti anonimi » 223

6.2. Le imitazioni .... ' » 232

APPENDICE: LISTADEIMANOSCRITTI
COPIATI
E RESTAURATI
DA
GIOVANNIONORIO » 253

I. Manoscritti copiati » 256


2. Manoscritti restaurati » 309
2.1. Restauri testuali » 309
BIBJ\1O0HKH
KBE • KNE
349
348
Finito di stampare nel mese di luglio 2001

ANTONIOLu101Cocuzz1, Direttore responsabile


Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 18I 56 del I 3-6-1980

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