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Tutela dei diritti umani della comunità europea.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è un documento pubblicato nel 2000, che sancisce i
diritti e le libertà fondamentali riconosciuti dall’Unione europea. I principi, le libertà e i diritti enunciati nella
Carta sono diventati vincolanti giuridicamente per l’Unione europea e per tutti gli stati membri nel 2009,
con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. La carta è divisa in 6 capi, che rappresentano i valori
fondamentali enunciati dall’Unione europea e sono: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e
giustizia. Vi è un settimo capo che contiene una serie di disposizioni che specificano l’articolazione della
Carta con la precedente Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

I diritti contenuti nella Carta sono classificabili in quattro categorie:

 Le libertà fondamentali comuni, già presenti nelle costituzioni degli stati membri;
 I diritti riservati ai cittadini dell’Unione, nello specifico il diritto di eleggere i proprio rappresentanti
al Parlamento europeo e di godere di protezione diplomatica;
 I diritti economici e sociali, riconducibili al diritto del lavoro;
 I diritti moderni, derivanti dagli sviluppi della tecnologia, ad esempio il diritto alla tutela dei dati
personali, il divieto alla discriminazione di orientamento sessuale e disabilità e divieto a pratiche
quali l’eugenetica.

I quarantasette Paesi membri del Consiglio d’Europa sono volontariamente sottomessi alla giurisdizione
della Corte europea dei diritti dell’uomo, accessibile da qualunque cittadino si dichiari vittima di una
violazione dei diritti fondamentali da parte delle autorità nazionali. La Corte può constatare o smentire la
sussistenza della violazione, condannando lo Stato e spingendolo a mettere in atto tutte le misure
necessarie per evitare che in futuro avvengano nuove violazioni. La Corte europea svolge solamente una
funzione sussidiaria agli enti giudiziari nazionali, le domande di ricorso a quest’organo infatti sono
ammissibili solo dopo aver esaurito le vie di ricorso interne. I motivi per cui la vittima può chiedere ricorso
sono la violazione dei diritti elencati nel titolo 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà, ovvero: diritto alla vita, divieto di tortura, divieto di schiavitù e lavori forzati,
diritto a libertà e sicurezza, diritto ad un processo equo, diritto del rispetto della vita privata, diritto di
libertà di pensiero, coscienza, religione, espressione, riunione e associazione, diritto di sposarsi, diritto ad
un ricorso effettivo, divieto di discriminazione, divieto di abuso di diritti.

Pur non essendo giuridicamente vincolanti, gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani adottati dal
Consiglio dell'Unione europea forniscono istruzioni pratiche per le rappresentanze dell'UE in tutto il mondo.
L'UE inserisce regolarmente le questioni dei diritti umani nei dialoghi politici che intrattiene con i paesi terzi
o le organizzazioni regionali. Essa conduce inoltre dialoghi e consultazioni dedicati specificamente ai diritti
umani con più di 40 paesi. Anche le iniziative diplomatiche e le dichiarazioni riguardanti le politiche a favore
dei diritti umani e le violazioni concrete dei diritti in paesi terzi sono un importante strumento di pressione
diplomatica nelle relazioni internazionali. Gli accordi commerciali bilaterali e i vari accordi di associazione e
cooperazione tra l'Unione europea e i paesi terzi o le organizzazioni regionali prevedono una clausola sui
diritti umani che stabilisca come elemento essenziale il rispetto di tali diritti. Nei casi di mancato rispetto
sono previste varie misure, come la riduzione o la sospensione della cooperazione. L'UE promuove i diritti
umani attraverso la sua partecipazione a organismi multilaterali come la Terza commissione dell'Assemblea
generale delle Nazioni Unite, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, l'Organizzazione per la
sicurezza e la cooperazione in Europa e il Consiglio d'Europa. L'Unione promuove anche attivamente la
giustizia internazionale, ad esempio attraverso la Corte penale internazionale. Il Consiglio Affari esteri, che
si riunisce mensilmente, tratta abitualmente questioni di diritti umani relative alla politica estera e di
sicurezza comune o alle politiche commerciali e di sviluppo dell'UE. Il gruppo “Diritti umani” del Consiglio,
che svolge i lavori preparatori per le discussioni ad alto livello e le decisioni in materia di diritti umani, è
composto da esperti degli Stati membri in materia di diritti umani e da rappresentanti del Servizio europeo
per l'azione esterna e della Commissione.