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“L’uomo riceve un numero definito di esperienze:

economizzandole, prolunga la sua vita”.

(Aforisma inscritto sopra le pareti della Study House al Priéuré)

Il segreto per prolungare la durata del nostra esistenza sta nel


cambiare il nostro rapporto con lo scorrere del Tempo. Il tempo
stesso non può cambiare, perché il tempo è autosufficiente e
indipendente, scorre da sé, ed è come il flusso dell’Amore
Divino. Il Tempo scorre nella totalità e nell’infinito. Questo
fatto è riconosciuto nel capitolo sulla “relatività del tempo”
nei “Racconti di Belzebù a suo nipote”, con questa
affermazione: nell’Universo è il solo che si possa chiamare e
glorificare col nome di “Unico Fenomeno Idealmente
Soggettivo”. È in questo senso, e solo in questo senso, che si
può dire che il Tempo stesso non esiste. Per il Tempo è lo stesso
se viviamo un’ora, una settimana o duecento anni. Ma a causa
della sua relatività, è possibile estendere l’ora in centinaia di
ore. E siamo noi che siamo responsabili dell’estensione, perché
il Tempo non può fare nulla per noi. Come si esegue
l’estensione? Questo è il segreto di tutta la faccenda. Lo
facciamo in maniera molto semplice e diretta: vivendo una vita
più consapevole. In altre parole, la durata della nostra esistenza
dell’essere è in funzione della coscienza e dell’intensità della
nostra vita. Più intensamente vivo la mia vita, più tempo ho a
disposizione, e non c’è niente che il tempo possa farci, perché il
tempo si adatta a tutto e ogni cosa, senza preoccuparsi di come
vivo la mia vita. Il segreto è rubare il tempo dal tempo con la
consapevolezza che è del tutto possibile, dato che al Tempo non
importa di te, di me, o di tutti noi. Ecco perché il Tempo è
chiamato lo “Spietato Heropass”, perché non gli importa di
nulla e di nessuno. La prima cosa che dobbiamo comprendere è
ciò che dice Gurdjieff nel Belzebù:

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“Il Tempo, come tale, non può essere compreso da nessun
essere, né essere sentito per mezzo d’una funzione interna o
esterna dell’essere, di qualsiasi tipo. E nemmeno può essere
avvertito dall’istinto che ogni formazione cosmica più o meno
indipendente possiede – qualunque sia il grado di quest’istinto”.
Questo significa esattamente ciò che significa: la Grande Natura
non ci ha dotato di un organo che ci permetta di percepire o
anche solo misurare oggettivamente il flusso del Tempo
attraverso di noi. L’unico modo per percepire o misurare
oggettivamente il flusso del Tempo è fare riferimento alla
realizzazione dei fenomeni cosmici che ci circondano. Quando
dico che ho cinquant’anni, quello che sto dicendo realmente è
che sono a cinquanta rivoluzioni della Terra attorno al Sole. Il
punto qui è che non posso cambiare la quantità di rotazioni della
Terra attorno al Sole per cui è stato progettato l’orologio
biologico della mia macchina. Ma quello che posso fare è vivere
quelle rotazioni predeterminate riempendole di momenti di
coscienza e intensità. Quindi la quantità di rotazioni è la stessa,
come sarà, ma per quanto riguarda la mia vita, e in base alla
relatività del Tempo, è come se avessi vissuto dieci volte il
numero di rotazioni predeterminate. Ma la vera domanda è,
come farlo nella pratica e nella vita reale? Questo è il vero
argomento di questo articolo. Lo possiamo fare se osserviamo
prima che il Tempo, pur essendo del tutto soggettivo, sempre
autosufficiente e indipendente per quanto riguarda la nostra vita
interiore, esso acquista comunque un senso di oggettività che è
funzione del numero di associazioni che si svolgono in quella
vita interiore. In altre parole, maggiore è il numero di
associazioni nel nostro centro di coscienza, meno tempo
abbiamo per la nostra vita; e viceversa, meno associazioni ci
sono nel nostro centro di coscienza, più tempo abbiamo a
disposizione per la nostra vita. Einstein lo espresse molto bene
quando gli fu chiesto di fornire una semplice spiegazione della
relatività del Tempo: “Cinque minuti trascorsi in cima a un
forno caldo sembrano un’ora, ma un’ora trascorsa con un
piacevole amico sembrano cinque minuti.” Nel caso del forno il
numero di associazioni è maggiore e il tempo scorre
tediosamente lungo; nel caso dell’amato amico dell’essenza, il

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numero di associazioni è piccolo, e il tempo scorre felicemente
breve. Cinquant’anni trascorsi di vita cosciente valgono più di
cinquecento anni trascorsi in “beate associazioni”. Il segreto
allora è questo: se vogliamo più tempo per le cose che
dobbiamo fare, allora dobbiamo a tutti i costi ridurre il numero
di associazioni che avvengono nella nostra vita interiore. E
questo è possibile solo quando vivo una vita più consapevole,
propositiva e intensa. A quel punto sono in grado di fare più
cose nella vita perché ho meno associazioni, e di conseguenza
più tempo. Osservate che non possiamo fermare tutte le
associazioni perché, come ha affermato bene il signor
Gurdjieff: “le associazioni sono la vita dei nostri centri”. Se le
associazioni si fermano, la nostra vita finisce, e la nostra vita
finisce quando le associazioni si fermano. L’arresto di tutte le
associazioni è l’arresto del tempo per tutto il tempo. Il segreto è
avere meno associazioni e quindi più tempo. E per questo
abbiamo bisogno di vivere una vita più consapevole, propositiva
e intensa. Abbiamo bisogno di Essere sempre di più. Ed ora
possiamo capire perché la durata della nostra esistenza
dell’essere dipende dal grado stesso del nostro Essere.

Svegliati se vuoi avere più Vita e più Tempo!


C’è un modo totalmente diverso e interessante di guardare a
tutto questo, ed è guardare in termini di dimensioni, nello stesso
modo in cui guardiamo allo spazio. Quando guardiamo il
Tempo in termini di dimensioni, come siamo abituati a guardare
lo Spazio, la prima cosa che notiamo, se osserviamo come
viviamo, è che viviamo in una dimensione del Tempo molto
ristretta, ordinaria e noiosa, un Tempo Unidimensionale. Se
confrontiamo quest’unica dimensione del Tempo con l’unica
dimensione dello Spazio, possiamo vedere che la traiettoria del
movimento della nostra Vita è una linea retta. Ci muoviamo dal
punto A al punto B in questa traiettoria fastidiosa. Il punto A è il
momento della nascita e il punto B è il momento della
morte. Tra A e B c’è “Il Terrore della Situazione”, pieno di tutte
le nostre infamie e infermità, gli orrori e i terrori, tutte le
menzogne che derivano dal vivere una vita inconsapevole.
Questa linea retta della prima dimensione del Tempo possiamo

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chiamarla “Il Tempo del nostro corpo planetario”. Siamo
prigionieri che vivono in questa prima dimensione del Tempo,
o Tempo del nostro corpo planetario. Non c’è speranza
oggettiva in questa prima dimensione del Tempo. L’unica
speranza presente qui, è “la speranza del corpo”, che è
malattia. Quando viviamo nella prima dimensione del Tempo,
viviamo in un ospedale o in un sanatorio. E per vivere questo
tipo di vita malata abbiamo bisogno di “uccidere il Tempo”, e lo
facciamo inventando tutti i tipi di “medicine ad effetto
istantaneo”, e queste medicine si chiamano: alcol, droga, sesso,
musei, teatri, e la cosa più amata nel mondo contemporaneo: i
centri commerciali. La nostra unica speranza oggettiva è di
spostarci in una dimensione superiore del Tempo, nella seconda
dimensione del Tempo. Usando l’analogia spaziale, ci
spostiamo da una linea retta a un piano. Ora abbiamo due punti
invece di uno, e questo dà simultaneità ai molteplici eventi della
nostra Vita. Ora viviamo in un mondo in cui gli eventi non si
verificano in sequenza, come nel caso della prima dimensione o
“linea retta del Tempo”, ma simultaneamente. Abbiamo più
tempo perché abbiamo eventi simultanei tra cui scegliere.
Possiamo dire che maggiore è il numero di eventi simultanei,
maggiore è la libertà di movimento. Se un evento nella prima
dimensione del Tempo è fastidioso o noioso, nella seconda
abbiamo altri eventi tra cui scegliere. Quindi, maggiore libertà
di movimento e più Tempo a nostra disposizione. Prolunghiamo
la durata della nostra esistenza dell’essere aumentando il
numero delle scelte a disposizione. Se nella prima dimensione
del tempo ci contraiamo nel Tempo, nella seconda ci
espandiamo nel Tempo. Secondo l’insegnamento di Gurdjieff,
la prima dimensione del Tempo è il “Tempo nel corpo
planetario”, mentre la seconda dimensione del Tempo è il
“Tempo nel corpo Kesdjan” (Corpo Astrale). Passiamo da una
Vita con una mente ristretta a una Vita che è più ampia sia nella
coscienza che nello scopo. All’aumentare del numero di scelte,
aumenta anche la nostra speranza oggettiva. Non esistiamo più
nella speranza del corpo che è malattia, ma nella speranza della
coscienza che è forza. Nel capitolo sulla “Relatività del Tempo”
nel “Belzebù”, c’è una corrispondenza parallela tra “il Tempo
nel corpo planetario e nel corpo Kesdjan” e i “due principi di

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esistenza” a cui sono soggetti tutti gli esseri dell’Universo. Il
tempo nel corpo planetario corrisponde al principio “Itoklanos”
che la Grande Natura è stata costretta a realizzare rispetto agli
esseri tricerebrali del pianeta Terra, a causa delle condizioni
anormali che questi stessi esseri hanno creato. La caratteristica
principale di questo principio “Itoklanos” è che corrisponde a
ciò che regola l’esistenza degli esseri con uno o due cervelli
(unicerebrali e bicerebrali). Sotto questo principio di esistenza,
la nostra esistenza dell’essere è allo stesso livello degli animali.
Esistiamo come animali e moriamo come animali. Non esiste
una speranza oggettiva per noi. Il tempo nel corpo Kesdjan
corrisponde a quello che viene chiamato Principio
Fulasnitamnico. Sotto la regolamentazione di questo principio,
gli esseri dotati di tre cervelli sono invece obbligati ad esistere
fino a quando il loro corpo Kesdajn non si è cristallizzato in
loro. Ora, poiché la nostra esistenza dell’essere è regolata dal
principio “Itoklanos”, noi esseri tricerebrali della Terra
dobbiamo sudare tantissimo per cristallizzare questo secondo
corpo. Questo “sudore” nel “Belzebù” è chiamato “lavoro
cosciente” e “sofferenza intenzionale”. C’è ancora un’altra
dimensione del Tempo a nostra disposizione: la terza
dimensione del Tempo. Se la prima dimensione è una
monotonia sequenziale di eventi, e la seconda dimensione è una
simultaneità più consapevole degli eventi, la terza dimensione
introduce un terzo fattore, quello della consapevolezza. Ora non
ci muoviamo più simultaneamente, ma diventiamo consapevoli
di questa simultaneità. Ora possiamo guardare il piano della
seconda dimensione dall’alto. Se la geometria della prima
dimensione del Tempo è una linea retta e quella della seconda
dimensione un piano, quella della terza dimensione è una spirale
ascendente. Ora non ci muoviamo più in modo lineare o
simultaneo, come facevamo rispettivamente nella prima e nella
seconda dimensione, ora ci muoviamo attraverso una spirale
sempre crescente. Ora ci eleviamo ad un’altra dimensione da cui
possiamo contemplare un mondo di potenzialità nel Tempo.
Adesso possiamo, in qualche modo, osservare persino il
futuro. Ma poiché ogni “potenzialità” non è altro che una
“possibilità di realizzazione”, ciò che realmente vediamo non è
il futuro, ma una “potenzialità di futuri possibili”. In altre

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parole, il futuro riguarda sempre la realizzazione delle
possibilità. Se la prima dimensione del Tempo è il Tempo nel
corpo planetario, e la seconda dimensione è il Tempo nel corpo
Kesdjan, la terza dimensione è il Tempo nell’essere superiore o
corpo dell’Anima. Questo è il Tempo che pochi di noi vedranno
e sperimenteranno nella propria Vita. Questo è il Tempo del
Santo Pianeta Purgatorio, in cui possiamo di volta in volta avere
una visione del nostro Dio. Questo è il Tempo della Vera
Speranza, il Tempo in cui possiamo sperare di ritornare alla
Fonte dell’Abbraccio di Tutto ciò che esiste, il Santissimo Sole
Assoluto. Beati coloro che raggiungono la Terza Dimensione
del Tempo! In sintesi, non possiamo cambiare il flusso del
Tempo, perché il Tempo è autosufficiente e autodeterminato. Il
tempo si adatta a tutte le condizioni e a tutti gli eventi. Quello
che possiamo fare è cambiare il nostro rapporto con il Tempo.
Possiamo fare come il nostro Creatore, che, di fronte all’azione
spietata del Tempo, decise di creare l’Universo presente. Allo
stesso modo possiamo creare il nostro Universo intorno a noi,
un continuum spazio-temporale in cui possiamo avere più
tempo per noi senza tentare l’illusoria mossa impossibile di
alterare il tempo. Ma per fare questo dobbiamo diventare
coscienti come il nostro Creatore. Allora la nostra esistenza
dell’essere, benché ristretto e determinato da fattori esterni a
noi, si prolunga nel Tempo. Il segreto è sempre lo stesso: una
Vita più consapevole, intenzionale e intensa nel presente Qui e
Ora. Si passa quindi da una vita monotona, caratterizzata da una
sequenza di tediosi e fastidiosi eventi mortificanti, come dei
prigionieri a tempo pieno del “terrore della situazione”, a una
Vita caratterizzata dalla consapevolezza di una serie sincrona e
simultanea degli eventi come abitanti a tempo pieno di un
mondo di vagabondaggi, meraviglie e illusioni.

– Will Mesa

LIBRI SULLA QUARTA VIA DI GURDJIEFF