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Publications de l'École française

de Rome

Pietro Nenni, i socialisti italiani e l'Internazionale socialista tra Est


ed Ovest dopo la Seconda Guerra mondiale
Alfredo Canavero

Riassunto
Pietro Nenni era favorevole alla ricostituzione di una Internazionale operaia che comprendesse socialisti e comunisti ; pensava
infatti che il socialismo europeo potesse avere una funzione médiatrice tra URSS e USA, impedendo il formarsi di blocchi
contrapposti. Gli altri partiti socialisti occidentali preferivano una Internazionale solo socialista, anche se ciò avesse provocato
l'assenza dei socialisti dell'Europa orientale. L'isolamento di Nenni si accentuò dopo il varo del piano Marshall la nascita del
Cominform che spinse i partiti socialisti occidentali a prendere una posizione filoamericana. Al contrario il partito di Nenni,
specie dopo la scissione del gennaio 1947, si avvicinò ancor più ai comunisti. I laburisti inglesi cercarono di indurre Nenni a
mutare politica, ma di fronte a ripetuti rifiuti ottennero che il Comisco prima sospendesse ed infine espellesse il PSI.

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Canavero Alfredo. Pietro Nenni, i socialisti italiani e l'Internazionale socialista tra Est ed Ovest dopo la Seconda Guerra
mondiale. In: Les Internationales et le problème de la guerre au XXe siècle. Actes du colloque de Rome (22-24 novembre
1984) Rome : École Française de Rome, 1987. pp. 241-264. (Publications de l'École française de Rome, 95);

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ALFREDO CANAVERO

PIETRO NENNI, I SOCIALISTI ITALIANI


E L'INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST
DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Introduzione

I tentativi di ridare vita alla Internazionale socialista, posti in opera


già nel corso della seconda guerra mondiale, cozzarono, come è noto,
contro diversi e svariati ostacoli1.
I partiti socialisti europei dovevano innanzitutto precisare la loro
fisionomia nei confronti dei partiti comunisti dei propri paesi e cercare
di definire un atteggiamento unitario nei riguardi della collaborazione
tra la futura nuova Internazionale e l'Unione Sovietica.
Su questi punti essenziali essi manifestavano al loro interno
differenze di impostazione e contrasti ideologici e politici impossibili da
sottovalutare. A grandi linee si potevano individuare tre tendenze : i partiti
socialisti dell'est europeo, per motivi ideologici e pratici filosovietici e
favorevoli ad una fusione coi comunisti sul piano interno; le
socialdemocrazie scandinave, i laburisti britannici e i socialisti belgi ed
olandesi, operanti in paesi in cui il movimento comunista aveva una
consistenza trascurabile2, per i quali il rapporto dell'Internazionale socialista
con l'Urss doveva essere di collaborazione su di un piano di parità e
non certo di subordinazione; infine i partiti socialisti italiano e
francese, che si trovavano nella sfera d'influenza occidentale e dovevano fare

1 Cfr. R. Stbininger, L'Internazionale socialista dopo la seconda guerra mondiale.


Germania-Piano Marshall-Italia, in La Sinistra europea nel secondo dopoguerra. 1943-1949, a
cura di M. Petricioli, Firenze, 1981, p. 137-143.
2 Si vedano tuttavia le osservazioni di P. Spriano, / comunisti europei e Stalin, Torino,
1983, p. 226-227 sull'avanzata del comunismo in tali paesi tra il 1945 e il 1947.
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i conti con consistenti partiti comunisti nonché con consistenti partiti


di ispirazione cattolica.
Seppur partiti da posizioni analoghe, e cioè favorevoli ad una unità
organica coi comunisti, i socialisti italiani e francesi giunsero su questo
problema a soluzioni differenti se non opposte. Già nel 1946 i socialisti
transalpini lasciarono cadere l'ipotesi della fusione e dopo poco
esclusero anche l'unità d'azione per arrivare, l'anno successivo, a guidare
l'operazione che mise i comunisti fuori dal governo francese3.
In Italia, invece, le cose andarono diversamente. L'unità d'azione
tra socialisti e comunisti resistette al tempo ed anzi si cementò negli
anni della guerra fredda, anche se non si arrivò alla fusione tra i due
partiti del movimento operaio.
I partiti socialisti europei imboccarono dunque strade diverse sul
piano interno come pure sul piano internazionale. In un mondo che
andava sempre più orientandosi verso la divisione in due blocchi
contrapposti essi presero posizioni varie e talora contrastanti sui problemi
della politica estera, della ricostruzione dell'Europa ed anche sulla
questione della ricostituzione dell'Internazionale socialista, giugendo infine
ad una completa spaccatura.
In questa prospettiva risulta particolarmente interessante
ricostruire le scelte e i motivi delle scelte politiche di Pietro Nenni, di colui che
rappresentò agli occhi dell'opinione pubblica del dopoguerra il
socialismo italiano, anche in quei periodi in cui all'interno del partito la sua
leadership era tutt'altro che indiscussa.

Tra Mosca e Londra

Forse bisogna essersi trovati, come mi trovai, nella cella di un carcere a


Parigi, a Fresnes, occupata dai nazisti, ο nelle carceri tedesche ο italiane
per intendere che cosa Stalingrado rappresentò per noi e per la
resistenza antifascista4.

3Cfr. J. Braunthal, Geschichte der Internationale, Band 3, Hannover, 1971, p. 35-68.


In particolare sull'allontanamento dei comunisti dal governo francese cfr. J. Chapsal-A.
Lancelot, La vie politique en France depuis 1940, p. 159-172, Parigi, 1975 e F. Claudin, La
crisi del movimento comunista. Dal Comintern al Cominform, Milano, 1974, p. 272-274.
4 P. Nenni, Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1956, a cura di G. Nenni e D. Zucaro,
Milano, 1981, p. 535 (17 luglio 1950); cfr. anche P. Nenni, Intervista sul socialismo
italiano, a cura di G. Tamburrano, Bari, 1977, p. 80.
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 243

In questa riflessione, fatta da Nenni nel 1950 mentre attendeva di


essere ricevuto da Stalin, c'è la precisa indicazione di uno dei motivi
che spinsero Nenni - così come tanti altri socialisti - ad imboccare la
strada di una stretta collaborazione coi comunisti negli anni quaranta.
Il mito dell'Unione Sovietica, del paese che aveva saputo realizzare
la rivoluzione ed edificare la società socialista in mezzo ad enormi
difficoltà interne ed esterne, entusiasmava la sinistra italiana, i socialisti
non meno dei comunisti. Era un mito che usciva dalla guerra ancora
più rafforzato e ingrandito grazie alla strenua lotta dei sovietici contro
l'invasione nazista e specialmente grazie alla valorosa resistenza
operata a Leningrado e a Stalingrado.
Intorno all'Urss, - scriveva Γ« Avanti!» clandestino nel novembre 1944 -
campione della rivoluzione, baluardo della nuova società senza classi,
forza propulsiva del socialismo, si stringono i rivoluzionari di tutto il
mondo, si saldano le schiere proletarie in una sola compatta falange, si
uniscono le masse popolari snebbiate dalla propaganda menzognera
delle oligarchie dominanti5.

Era un mito condiviso da moltissimi, se non da tutti, nell'ambito


della sinistra europea ed italiana, e a cui non erano insensibili anche
taluni cattolici. Esso si accompagnava spesso, come nel caso di Nenni,
alla radicata convinzione che, essendo venute meno le condizioni
internazionali che avevano fino ad allora giustificato uno stato di cose
differente, l'Urss si avviasse verso una rapida democratizzazione al suo
interno6. Ciò avrebbe permesso alle potenze della «Grande alleanza»
antinazista di proseguire nella loro collaborazione anche dopo la fine
della guerra ed anzi di renderla più salda. Di questo Nenni era profon-

5 Un manifesto dei partiti alla classe, in Avanti!, ed. di Milano, 10 novembre 1944. Sul
mito dell'Unione Sovietica tra i socialisti italiani in questi anni cfr. F. Taddei, Dopo la
guerra : un problema che torna, in Città Regione, II, 1977, n. 12, p. 37-46.
6 Su questo punto Saragat nutriva invece forti perplessità. « In Russia - disse al
Consiglio nazionale del PSIUP del 29 luglio 1945 - la situazione è stata caratterizzata dalla
necessità nell'ultimo ventennio di prepararsi alla difesa dall'invasione militare da parte
degli stati fascisti. Tutta la sua politica si è svolta sotto questa minaccia. Si poteva
ritenere che, finita la guerra, si sarebbe modificata questa situazione, ma in realtà permanendo
il dissenso latente fra la Russia e i suoi attuali alleati, vi è il pericolo che debba
permanere ancora la psicologia della difesa e che lo sviluppo delle libertà democratiche in quel
paese sia frenato ». Cfr. Gli avvenimenti internazionali esaminati dal compagno Saragat, in
Avanti!, 31 luglio 1945.
244 ALFREDO CANAVERO

damente convinto al punto da sottovalutare i primi episodi che


indicavano il modificarsi della situazione internazionale.
Noi neghiamo - scriveva nel novembre 1944 - che esista, in atto od in
potenza, un dilemma Mosca ο Londra. Sono i reazionari ed i
conservatori d'Europa e d'America che si sforzano di cristallizzare in termini di
opposizione la politica di Mosca e quella di Londra7.

Il successo laburista alle elezioni inglesi del luglio 1945 convinse


Nenni di essere nel giusto. Il nuovo governo di Londra avrebbe potuto
essere il naturale mediatore tra Mosca e Washington, tra comunismo e
capitalismo. Il leader socialista italiano non pareva comprendere che i
dissensi tra USA e Urss nascevano da motivi complessi e profondi, che
risalivano tra l'altro alle diverse strutture economiche, sociali e
politiche, alle diverse concezioni ideologiche (o forse meglio alle diverse
'visioni del mondo') cui si ispiravano le due maggiori potenze mondiali, al
diverso modo di interpretare gli impegni presi nell'ultima fase della
guerra, alla reciproca convinzione di una volontà espansionistica ο
imperialistica dell'altro; egli preferiva piuttosto attribuirli alle «mene
reazionarie» di non meglio identificati gruppi che, sconfitti nella
seconda, avrebbero cercato la rivincita in una terza guerra mondiale8.
In ogni caso egli aveva fiducia nell'azione del socialismo che
avrebbe dovuto impedire la costituzione di due blocchi contrapposti,
operando «come un elemento di coesione in Europa e nel mondo»9. Questo
doveva essere il grande compito dei partiti socialisti europei, che così
facendo avrebbero eliminato sul nascere le cause di una terza guerra
mondiale.
La grande ambizione del socialismo - scriveva allora Nenni - è di essere
questo movimento unificatore, come il cristianesimo lo fu dopo lo
sfacelo del mondo greco-romano e come lo fu l'umanesimo liberale dopo la
crisi del cattolicesimo culminata nella Riforma e nelle guerre di
religione10.

Il vedere nell'Urss un punto di riferimento e il credere la politica

7 P. Nenni, // collaudo dell'unità d'azione, in Avanti!, 24 novembre 1944, ora in P. Nen-


ni, Vento del Nord. Giugno 1944-giugno 1945, Torino, 1978, p. 210.
8 // fronte popolare e la repubblica, in Avanti!, 1 agosto 1945.
9 P. Nenni, Gli agitati, in Avanti!, 13 maggio 1945, ora in Vento del Nord, cit., p. 369.
L'articolo apparve nell'edizione milanese il 17 maggio 1945.
10 Ibid., ivi.
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staliniana non in insanabile contrasto con quella degli alleati


oc identali portava Nenni a ritenere possibile ed auspicabile l'unità d'azione (e
forse in prospettiva la fusione) tra socialisti e comunisti sia sul piano
interno che su quello internazionale.
La sua esperienza politica e l'attenta riflessione sulla vicenda
europea tra le due guerre mondiali l'avevano fatto certo che il fascismo ed
il nazismo avevano potuto prevalere per aver trovato divise le forze
della sinistra11. Lo scioglimento della III Internzionale permetteva ora di
riconsiderare i motivi che avevano causato divisioni e scissioni negli
anni passati e favoriva la realizzatione «da Londra a Mosca, dal Labour
Party al partito bolscevico russo, [del]l'unione di tutti i lavoratori di
Europa e del mondo»12.
In questi mesi Nenni si impegnò a fondo per la ricostituzione di
una Internazionale che avrebbe dovuto comprendere sia i socialisti che
i comunisti13. A far ciò lo induceva la convinzione che l'Internazionale
avrebbe potuto giovare non solo agli interessi delle classi lavoratrici di
tutto il mondo, ma anche all'interesse generale dell'Italia in vista
dell'elaborazione dei trattati di pace.
La nuova Italia correva infatti il rischio di pagare gli errori di una
classe dirigente contro cui proprio le forze antifasciste ora al potere
avevano a lungo e duramente combattuto. L'Internazionale poteva
aiutare gli italiani a passare «dalla posizione di vinti e di accusati a quella
di collaboratori»14.
Non c'è altro mezzo - scriveva nel marzo 1945 - per limitare lo
strapotere dei vincitori, sempre pericoloso anche se animato dalle migliori
intenzioni, che quello di mettere tutti i popoli, tutti i paesi che hanno
rivendicazioni da far valere e interessi legittimi da postulare, che hanno da
affermare ed eventualmente da difendere la legittimità delle loro
aspirazioni rivoluzionarie, in diretto contatto attraverso le libere organizzazioni
di lavoratori ed i partiti operai 15.

11 Cfr. P. Nenni, Socialisti e comunisti. 1. Le cause della scissione, 16 luglio 1944; 2. //


bilancio della scissione, 17 luglio 1944; 3. L'unità d'azione e i suoi sviluppi, 19 luglio 1944,
tutti suìì'Avanti!; ora in Vento del Nord, cit., p. 71-81.
12 Ibid., p. 77.
13 P. Nenni, L'ora della Internazionale, in Avanti!, 12 settembre 1944; ora in Vento del
Nord, cit., p. 142-145; Id., Le riunioni di Londra, in Avanti!, 4 marzo 1945; ora in Vento
del Nord, cit., p. 306-308.
"Ibid., p. 308.
15 Ibid., ivi. Cfr. anche P. Nenni, Lettera aperta al Labour Party, in Avanti!, 13 agosto
1944; ora anche in Vento del Nord, cit., p. 101-105.
246 ALFREDO CANAVERO

Su questo punto tuttavia le aspettative di Nenni andarono ben


presto deluse. Non solo i laburisti inglesi non modificarono
sostanzialmente la politica dei loro predecessori nei confronti dell'Italia vinta; era
anche l'internazionalismo dei socialisti europei, su cui Nenni aveva
contato, ad essere difficile da resuscitare.
Al Convegno di Londra dei partiti socialisti (marzo 1945) Nenni
dovette amaramente constatare che «le possibilità che esistono nel
momento presente in favore della ricostruzione dell'Internazionale [. . .]
sono piuttosto scarse»16. Poco più di un anno dopo il Congresso di Clac-
ton-on-Sea (maggio 1946) sanzionò l'accantonamento - che risulterà
poi definitivo - della prospettiva nenniana di una Internazionale unica.
L'incipiente guerra fredda separò i socialisti dell'est dai laburisti
inglesi, la cui politica estera era sempre più legata alle scelte degli Stati
Uniti. Nonostante il sostegno di Nenni, De Brouckère e di alcuni
rappresentanti francesi, oltre che naturalmente dei socialisti polacchi, cechi e
ungheresi,l'idea di una Internazionale socialcomunista fu respinta dalla
maggioranza dei delegati e mai più ripresa in seguito 17.
L'insistenza di Nenni su questo progetto fu anche causa di
dis apori coi laburisti britannici. Per il leader socialista italiano l'unità
d'azione coi comunisti non implicava una precisa scelta di campo sul piano
internazionale, come invece altri ritenevano. Nenni sostenne questa tesi
con Bevin nel corso della sua visita a Londra del gennaio 1946, ma
senza convincere delle sue ragioni il ministro degli esteri inglese18. Bevin
era al contrario andato sempre più convertendosi ad una opinione
diffusa tra parecchi dirigenti socialisti dell'Europa occidentale e che
Nenni si era sentito esprimere proprio in quei giorni da Vincent Auriol :

16 P. Nenni, Difficoltà dell'Internazionale, in Avanti!, 17 marzo 1945; ora anche in


Vento del Nord, cit., p. 315. Sul Convegno di Londra cfr. R. Steininger, L'Internazionale
socialista, cit., p. 142-143 e J. Braunthal., Geschichte der Internationale, cit., p. 167-169.
17 Cfr. R. Steininger, L'Internazionale socialista, cit., p. 145. Cfr. anche P. Spriano, /
comunisti europei e Stalin, cit., p. 255-257.
18 « Siccome so quante ansie solleva qui a Londra il mio accordo coi comunisti, -
scrisse Nenni nel suo diario ricordando la visita a Bevin - gli spiego che ciò non implica
adesione a una politica estera che collochi l'Italia nell'orbita dell'Unione Sovietica. Noi
apparteniamo al mondo occidentale, alla cui sfera d'influenza non intendiamo sottrarci
pur senza rinunciare a una politica d'amicizia con Mosca. Provo a fargli capire cosa vuoi
dire avere in casa un partito comunista dell'importanza del nostro». P. Nenni, Tempo di
guerra fredda, cit., p. 174 (18 gennaio 1948).
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 247

«che i comunisti preparano la loro dittatura, che la loro politica estera


è quella sovietica, che bisogna denunciarli fermamente»19.
Il malumore dei laburisti nei confronti di Nenni indusse Attlee a
rifiutare di vedere il leader socialista italiano in occasione della sua
visita a Londra20. Era una indicazione sufficientemente esplicita di
quale fosse l'opinione degli inglesi, anche se nell'atteggiamento del primo
ministro entravano certamente considerazioni legate ai rapporti
internazionali anglo-italiani e alle vicende relative all'elaborazione del
trattato di pace.
Fu comunque proprio l'impostazione fusionista del partito
socialista italiano a provocare l'atteggiamento sostanzialmente cauto e
prudente di Bevin verso i tentativi di Nenni di instaurare rapporti più
stret i con la Gran Bretagna nei mesi in cui il leader socialista italiano
assunse il ministero degli esteri. Nonostante la simpatia di alcuni fun-
zionari dell'ambasciata britannica a Roma, come Ward e Braine,
Londra non gradiva assolutamente la politica perseguita in Italia da Nenni
e dal suo partito nei confronti dei comunisti21.
La realtà era - come ha notato Antonio Varsori - che «un partito
socialista, strettamente alleato al PCI, non poteva credibilmente
proporsi per lungo tempo, neppure agli occhi dei laburisti inglesi, quale
alfiere di una politica di autonomia sia dagli Stati Uniti, sia dall'Unione
Sovietica»22.
Nenni invece continuava a cullarsi nell'illusione che all'Italia fosse
possibile condurre una politica di equidistanza in un mondo sempre
più diviso.
Posti al limitite fra occidente e oriente - dichiarò al Congresso di Firenze
del PSIUP nel 1946 - noi non vogliamo essere le vittime di un nuovo
conflitto, né vogliamo diventare una colonia. Non vogliamo essere una colo-

19 Ibid., p. 175 (19 gennaio 1946).


20 Cfr. Archivio storico del Ministero degli affari esteri, Ambasciata a Londra, b. 1296,
f. 1, «Rapporti politici e vari Italia»: lettera di P. Dixon a N. Carandini, 16 gennaio
1946.
21 Sui rapporti tra laburisti inglesi e socialisti italiani cfr. P. Sebastiani, Laburisti
inglesi e socialisti italiani, Quaderni della Fiap, Roma, 1983. Più in particolare sui
rap orti Nenni-Bevin in questo periodo cfr. A. Varsori, Bevin e Nenni (ottobre 1946-gennaio
1947) : una fase nei rapporti anglo-italiani del secondo dopoguerra, in // Politico, XLIX,
1984, n. 2, p. 241-274.
22 Ibid., p. 273.
248 ALFREDO CANAVERO

nia sovietica, non vogliamo essere neppure una colonia inglese ο


americana. Vogliamo nell'O.N.U. difendere i nostri interessi e difendere la
causa della pace indivisibile23.

Sul piano internazionale ciò portava alla conseguenza di opporsi


alla ricostituzione dell'Internazionale socialista se prima non fosse
stato risolto il problema dei rapporti con l'Unione Sovietica, problema che
a sua volta condizionava i rapporti coi partiti socialisti dell'Europa
orientale.
In una Internazionale dove fossimo ridotti al nucleo dei partiti
del 'Europa Occidentale, qual'è il rischio che corriamo? Il rischio è di apparire
come una prefigurazione del blocco occidentale che respingiamo in sede
di politica estera nazionale e che attueremmo in sede di organizzazione
internazionale socialista24.

Tra Londra e Mosca Nenni non poteva fare una precisa scelta di
campo. Se infatti questa era facile e scontata per i comunisti e per i
democristiani, per i socialisti rischiava di avere effetti dirompenti. Tra
l'Urss, la cui «difesa condiziona l'avvenire della rivoluzione proletaria
di tutto il mondo»25 e le socialdemocrazie europee, Nenni era costretto
alla «non scelta», a negare perfino l'esistenza di una alternativa tra
questi due poli, a sperare nel superamento dei dissidi internazionali per
evitare i dissidi interni al partito socialista italiano26.
Vi sono degli imbecilli nel nostro paese - scrisse dopo la Conferenza dei
ministri degli esteri delle grandi potenze tenuta a Londra tra il settembre
e l'ottobre 1945 - che si rallegrano del disaccordo sorto a Londra fra le
cinque potenze. Sono dei nostalgici del fascismo e degli avventurieri che
puntano sulla « terza guerra » per correggere i risultati della seconda,
dalla quale usciamo con le ossa rotte. Senonchè è evidente che il paese
destinato oggi a soffrire più crudelmente di un disaccordo fra le grandi
potenze mondiali è propio il nostro, posto al limite dell'Occidente con

23 P. Nenni, Relazione, in II 24 Congresso nazionale. Firenze 11-16 aprile 1946, Bologna,


1976, p. 71.
»Ibid., p. 80.
"Ibid., p. 81.
26 Cfr. E. Di Nolfo, / problemi dell'Internazionalismo socialista durante la guerra
fredda, in Storia del Partito socialista. III. Dalla guerra fredda all'alternativa, Venezia, 1980,
p. 14-15.
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 249

l'Oriente e destinato a ricevere i colpi dei due blocchi rivali, se questi si


costituissero27.

E come l'Italia si trovava sulla linea di demarcazione tra est e


ovest, così i socialisti si trovavano sulla linea che separava i partiti
occidentalisti dai comunisti filosovietici. Di qui il tentativo di tenere il
partito «fuori e al di sopra delle diatribe e spaccature internazionali»28 per
preservarlo da contraccolpi e scissioni. Ne conseguiva l'impossibilità di
favorire la ricostituzione dell'Internazionale socialista, che avrebbe da
un lato rappresentato un elemento intermedio tra i due blocchi, ma che
sarebbe sorta senza i partiti filosovietici dell'est europeo e avrebbe
condotto i socialisti italiani a compiere quella scelta di campo che Nenni
giudicava esiziale per il partito.

1947 : L'ANNO FATALE

Fallita sul piano internazionale, la fusione tra socialisti e comunisti


segnava il passo anche in Italia. L'entusiasmo di una base che non
comprendeva bene le ragioni del permanere della separazione, non era
sufficiente a convincere i quadri dirigenti socialisti. Non era solo l'ala
socialdemocratica di Saragat ο la sinistra anticomunista di Zagari ad
avere perplessità : Morandi, Pertini e forse lo stesso Basso erano più
unitari che fusionisti. Anche Nenni, già nel luglio del 1944, di fronte al
grido di «fusione, fusione» che si levava nelle manifestazioni socialiste,
aveva sentito il bisogno di ripensare la storia dei rapporti tra socialisti e
comunisti in tre articoli apparsi sull'« Avanti!» in cui aveva preso
tempo, precisando che «l'esistenza di due partiti operai non è dovuta al
capriccio di Tizio e di Caio, ma risponde a condizioni storiche che si
sono create nel corso della guerra precedente, che a nostro giudizio
stanno per essere superate, che vanno però considerate in sede politica
con serenità e prudenza, senza cedere ad impulsi sentimentali»29.
Quale che fosse il reale pensiero di Nenni sulla fusione, è impor-

27 P. Nenni, Politica operaia e politica di Stato, in Avanti!, 5 ottobre 1945.


28 F. Taddei, // Socialismo italiano del dopoguerra : correnti ideologiche e scelte
politiche (1943-1947), Milano, 1984, p. 169.
29 Socialisti e comunisti. 1. Le cause della scissione, in Avanti!, 16 luglio 1944; ora
anche in Vento del Nord, cit., p. 71.
250 ALFREDO CANAVERO

tante sottolineare che per lui era comunque indiscutibile l'unità


d'azione con il PCI. «L'elemento decisivo a favore dell'unità è che noi non
possiamo aver ragione contro i comunisti, e i comunisti non possono
aver ragione contro di noi»30. E ancora: «Uno dei punti fermi della
politica del Partito socialista è che esso intende procedere in perfetto
accordo col Partito comunista»31. Le citazioni in tal senso si potrebbero
moltiplicare facilmente e si potrebbero trovare negli scritti e nei
discorsi non del solo Nenni, ma di quasi tutti i leaders socialisti. Del resto il
rinnovo del patto d'unità d'azione coi comunisti nell'ottobre del 1946 fu
approvato all'unanimità32, anche se ovviamente diverso era il senso che
potevano dare all'avvenimento un Saragat ο un Basso.
Per quest'ultimo il rinnovo del patto era un passo verso il partito
unico ο comunque una radicale alternativa di sinistra al governo
tripartito. Per Saragat esso poteva servire a frenare l'aspra campagna che da
qualche tempo il PCI conduceva contro di lui e contro la sua corrente.
Per Nenni invece il rinnovo del patto doveva far comprendere alla
Democrazia cristiana che non poteva puntare sui socialisti contro i
comunisti e ai comunisti che non dovevano credere di essere il solo
partito a controllare le masse operaie.
A ben vedere vi era una certa analogia tra quello che avveniva sul
piano della politica interna e quello che avveniva sul piano
internazionale : come i socialisti italiani non potevano scegliere tra « Londra e
Mosca», così sul piano interno non potevano scegliere tra democristiani
e comunisti. In un lucido intervento alla vigilia del Congresso socialista
del 1947, Mario Zagari delineò chiaramente tale situazione :
II Socialismo, privato dell'orientamento verso una vera
Internazionale Socialista, ristretto nell'ambito dei singoli paesi, costretto ad adeguarsi

30 P. Nenni, La prova del fuoco dell'unità d'azione, in Avanti!, 7 gennaio 1945; ora
anche in Vento del Nord, cit., p. 258.
31 P. Nenni, Fondamento di una politica, in Avanti!, 24 maggio 1945; ora anche in
Vento del Nord, cit., p. 370.
32 Cfr. F. Taddei, // socialismo italiano, cit., p. 322-327. Commentò Nenni in occasione
del rinnovo del patto : « In una riunione comune delle due direzioni socialista e
comunista, abbiamo oggi firmato il nuovo Patto d'unità d'azione. La riunione, breve e cordiale, si
è tenuta alla sede comunista. Saragat in via delle Botteghe Oscure ! Ecco una novità per i
suoi elettori, ο le sue elettrici dei Parioli. Scherzi a parte si tratta di un fatto importante
anche se nei suoi sviluppi comporta molte incognite ». P. Nenni, Tempo di guerra fredda,
cit., p. 290 (25 ottobre 1946).
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 251

e spesso a servire alle politiche nazionali, non può che subire la sempre
maggiore pressione dei due blocchi contrapposti33.

Il dramma di Nenni fu quello di comprendere che il partito


socialista poteva sopravvivere solo a patto di rinviare ogni scelta, di non
prendere una posizione precisa sul piano interno ma soprattutto sul piano
internazionale. Scegliere Γ« Oriente» dopo aver rinnovato l'unità
d'azione col partito comunista avrebbe voluto dire spaccare il partito a
destra. Scegliere Γ« Occidente» avrebbe avuto lo stesso effetto a sinistra.
Di fronte alla sempre più evidente polarizzazione delle forze
internazionali Nenni cercò ancora al Congresso del gennaio 1947 di negare la
necessità di una scelta :
Dobbiamo proprio - disse alla vigilia della scissione - prendere sul
serio chi vuole che scegliamo fra Occidente e Oriente? Fra socialismo
con libertà e socialismo senza libertà? Credete davvero che siano delle
cose serie, ο non sentite piuttosto dietro queste l'artificio polemico di chi
ci pone problemi astrali, perché noi non risolviamo i problemi terreni?
Come socialisti noi non abbiamo da scegliere tra occidente e oriente, ma
nella misura modesta dei nostri mezzi abbiamo da operare perché si
realizzi quella che Saragat chiamava la sintesi dell'Occidente con
l'Oriente34.

Fu l'estremo tentativo di coniugare l'ammirazione per il Labour


Party con quella per l'Urss e per i paesi dell'est europeo e di affermare
per il partito socialista quel ruolo centrale e di mediazione che nel
mutato contesto italiano ed internazionale non poteva più avere.
Ormai le forze che puntavano alla scissione (e che non erano
esclusivamente borghesi come erroneamente credeva Nenni)35 avevano
preso il sopravvento. Nenni colse il «carattere a un tempo assurdo e
fatale»36 di quanto era accaduto al congresso del gennaio del 1947. Assurdo
perché la spaccatura socialista toglieva di mezzo ogni ostacolo
all'egemonia del PCI sulle masse operaie e quindi lo rafforzava, con un
effetto che era proprio l'opposto di quanto gli scissionisti si erano proposti.

33 M. Zagari, La crisi interna del partito, in Iniziativa socialista, 12 dicembre 1946.


34 P. Nenni, in Avanti!, 12 gennaio 1947.
35 La scissione, notava Nenni il 10 gennaio, «purtroppo si farà perché tale è la
volontà della borghesia, che preme alle porte del congresso». P. Nenni, Tempo di guerra
fredda, cit., p. 326 (10 gennaio 1947).
"Ibid., p. 326 (11 gennaio 1947).
252 ALFREDO CANAVERO

Fatale perché la scissione si inseriva nel quadro di un mondo


diviso, tagliato in due da una «cortina di ferro», come Churchill aveva
detto pochi mesi prima a Fulton.
La scissione segnò il crollo della politica di centralità socialista che
Nenni aveva propugnato dal momento del suo ritorno in patria37. Ora il
PSI si sarebbe spostato sempre più sulle posizioni del PCI, sia sul piano
interno che su quello internazionale.
La svolta fu lenta e si realizzò compiutamente solo alla fine del
1947 e sotto l'influenza delle profonde modificazioni della situazione
internazionale che in quell'anno si verificarono. In un primo momento
il fatto che i socialisti fossero ancora al governo, il desiderio di non
chiudere definitivamente le porte agli «scissionisti in buona fede», così
come l'opportunità di non scontrarsi con le socialdemocrazie
dell'Europa nord-occidentale indussero Nenni a posizioni moderate in politica
internazionale. Benché Γ« Avanti!» ospitasse in questi mesi articoli di
Harold Laski piuttosto critici nei confronti degli Stati Uniti e della
maggioranza laburista38 e articoli di Lamberti Sorrentino su una Polonia
vista con grande simpatia39, gli scritti di Nenni proseguivano sulla via
della neutralità e dell'equidistanza tra i blocchi.
Vorrei che fosse chiaro al di là dell'Atlantico che un governo di sinistra
in Italia, un governo magari di estrema sinistra, porrebbe in primo piano
il problema della neutralità della nostra politica estera e dell'amicizia
con gli Usa40.

Certamente il cuore della classe operaia era con Mosca, ma questa,


a differenza della borghesia, avrebbe saputo far prevalere l'interesse
nazionale sostenendo una politica di neutralità : ecco l'immagine che
Nenni cercò di accreditare in questi mesi, respingendo l'equazione

37 « La scissione ha distrutto buona parte dell'opera a cui avevo consacrato tre anni e
mezzo di lavoro e di battaglie e proprio mentre ne maturavano i frutti. Senza la scissione
questa sarebbe stata la nostra ora». P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 332 (22
gennaio 1947).
38 Cfr. H. Laski, Gli Stati Uniti sono sulla strada dell'imperialismo e della tirannide, 30
marzo 1947; È un funerale prematuro, 2 aprile 1947; Vogliamo essere una democrazia non
un campo d'aviazione, 10 maggio 1947, tutti suìl'A vanti!
39 Gli articoli apparvero suìì'Avanti! del 20, 23, 27, 30 aprile e 7 maggio 1947.
40 P. Nenni, Buon viaggio e buona fortuna a Ivan Matteo Lombardo, in Avanti!, 27
aprile 1947.
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 253

socialisti = comunisti = nemici della patria, equazione allora corrente


nella stampa «borghese».
La classe lavoratrice, - disse in un discorso a Milano il 10 maggio -
malgrado le sue convinzioni intime, non vuole spingere la nazione
italiana verso un blocco contro l'altro blocco, col che essa dimostra ancora
una volta di essere ormai la sola classe capace di servire ed interpretare
gli interessi di tutta la Nazione41.

L'esclusione di socialisti e comunisti dal governo italiano,


realizzata da De Gasperi tra maggio e giugno, accentuò la disclocazione a
sinistra del PSI.
Fu un fatto singolare che, mentre sul piano interno esso soffriva in
tal modo una sconfitta di non poco momento, sul piano internazinale
otteneva invece negli stessi giorni una importante vittoria.
A Zurigo, ai primi di giugno, il Congresso dei partiti socialisti
europei riconobbe infatti il PSI come il solo rappresentante dei socialisti
italiani. A far prevalere questa conclusione, Nenni dette un fondamentale
contributo. All'inizio del congresso, infatti, una commissione aveva
deciso di raccomandare alla Conferenza plenaria di rivolgere un appello
per la riunificazione ai socialisti italiani, invitandoli ad accordarsi su di
un programma elettorale minimo comune. A tal fine una speciale
commissione dell'Internazionale si sarebbe recata in Italia. La commissione
si dichiarò peraltro incompetente a decidere se ammettere ο meno i
«secessionisti» italiani come osservatori alla Conferenza42.
Non è improbabile che ad orientare la commissione fosse stato
anche un telegramma inviato congiuntamente da uomini del PSI e del
PSLI (tra cui Pertini, Caldera, Barbareschi, Lami-Starnuti e Tremello-
ni), che invitava la Conferenza ad adoperarsi per la riunificazione
socialista in Italia43.
Nella seduta generale del 7 giugno Nenni «con un discorso che ha
fatto molta impresssione sui delegati»44 riuscì a ribaltare la situazione.

41 // socialismo avanguardia nella lotta per la democrazia e contro la miseria, in


Avanti!, 11 maggio 1947.
42 Cfr. R. Steininger, L'Internazionale socialista, cit., p. 158.
43Cfr. Un curioso telegramma, in Avanti!, 7 giugno 1947. Il giornale commentava che
le preoccupazioni che avevano mosso gli estensori si potevano comprendere, ma che
ormai la classe lavoratrice aveva potuto giudicare e che quindi «di una questione del
socialismo italiano non è più il caso di parlare».
44 P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 367 (9 giugno 1947).
254 ALFREDO CANAVERO

Egli sostenne che l'Internazionale avrebbe potuto intervenire solo se


fosse stata del tutto convinta che il Congresso socialista di Roma non
aveva rappresentato validamente la volontà degli iscritti. Sostenne
inoltre che dare in qualche modo un riconoscimento agli scissionisti
avrebbe favorito analoghe operazioni in altri paesi e concluse affermando
che il PSI meritava piena fiducia45.
La Conferenza respinse perciò le raccomandazioni della
commissione col voto dei partiti dell'est e di quelli di Gran Bretagna, Francia,
Belgio e Grecia. In senso contrario si espressero le socialdemocrazie
scandinave, mentre Olanda e Lussemburgo si astennero46.
Fu un primo esempio delle fratture che cominciavano ad apparire
anche nel movimento socialista internazionale e che erano state
anticipate in Italia dalla scissione di palazzo Barberini. I laburisti inglesi
avevano ancora appoggiato Nenni, sia per la scarsa fiducia che nutrivano
nella rappresentatività del PSLI, sia perché speravano che nel PSI
potessero ancora prevalere gli elementi più moderati : questi ultimi
avrebbero potuto impostare una politica di autonomia dal PCI e tentare
di ricucire lo strappo della scissione47. Non è poi da escludersi che i
laburisti inglesi vedessero nel PSI un possibile tramite negli estremi
tentativi che Londra andava facendo per non rompere definitivamente
coll'antico alleato sovietico.
Di lì a poco tuttavia il lancio del piano Marshall fece precipitare la
situazione. Si assistette allora, come ha scritto lo Steininger, «alla
spaccatura definitiva dell'Europa e della Germania, all'eliminazione dei
partiti socialisti nell'Europa orientale, accompagnata dall'aperta sfida del
comunismo nei confronti della socialdemocrazia, di conseguenza alla
rinuncia a un'Europa socialista da parte di quei partiti che, visto e
considerato il caos economico, si battevano a favore del piano
Marshall»48.

45 P. Nenni, Hanno dato torto ai secessionisti, in Avanti!, 10 giugno 1947.


46 Su tutta la vicenda cfr. Non c'è una questione del socialismo italiano, 7 giugno
1947; C. Spinelli, La responsabilità dei secessionisti riconosciuta alla Conferenza di Zurigo,
24 giugno 1947; P. Nenni, Hanno dato torto. . ., cit., e // socialismo italiano al Congresso di
Zurigo, 24 giugno 1947, tutti suìV Avanti.'. Cfr. anche la ricostruzione di R. Steininger,
L'Internazionale socialista, cit., p. 157-159.
47 Sulla posizione laburista nei confronti dei socialisti italiani dopo la scissione cfr. A.
Varsori, La Gran Bretagna e le elezioni politiche italiane del 18 aprile 1948, in Storia
contemporanea, XIII, 1982, n. 1, p. 32-35.
48 R. Steininger, L'Internazionale socialista, cit., p. 159. Per gli effetti dirompenti del
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 255

Quando poi si diffuse la notizia della costituzione del Cominform


con la partecipazione dei partiti comunisti dell'est europeo più quelli di
Francia e Italia, apparve chiaro a tutti che i rapporti internazionali si
sarebbero inaspriti e che non era più possibile rimanere neutrali tra i
due blocchi. La situazione era particolarmente drammatica per i
socialisti italiani che fino a pochi giorni prima avevano sperato di
ricostituire l'unità delle sinistre attorno ad una propria mozione di sfiducia al
governo monocolore democristiano per poi riprendere, su basi più
favorevoli, la politica tripartita e la antica posizione di centralità49.
Ora invece una posizione di equidistanza tra est e ovest non
sarebbe più stata giudicata sufficiente dai comunisti. Gli attacchi che da
Varsavia erano stati portati a Blum, Bevin, Schumacher e Saragat, accusati
di essere traditori della classe operaia e asserviti all'imperialismo
americano, non lasciavano dubbi in proposito. «O con noi, ο contro di
noi ! ».
I socialisti italiani erano nella spiacevole situazione di dover
scegliere tra l'accodarsi in tutto e per tutto al partito di Togliatti, facendo
così cadere gli ultimi legami coi movimenti socialisti dell'Europa
occidentale, oppure di far blocco coi socialdemocratici, rinnegando la
politica perseguita dalla ricostituzione del partito in avanti e dando nel
contempo un postumo riconoscimento a quanto gli scissionisti avevano
posto a base della loro azione e la cui validità fino a quel momento
Nenni e Basso avevano vivacemente negato.
La sorpresa di Nenni per la nascita del Cominform fu pari alla sua
costernazione : « Insomma, senza un fatto nuovo - commentò nel suo
diario - si avvera che stiamo per essere sospinti a essere cento per
cento ο con l'Occidente ο con l'Oriente, ciò che per noi è impossibile»50.
Effettivamente non ci fu da parte socialista una vera e propria
scelta consapevole : fu la forza delle circostanze a determinare una
collocazione che avrebbe fatto sentire le sue conseguenze per anni. Come
ha sottolineato Francesca Taddei «il Psi attua, in questi drammatici
giorni di fine settembre del 1947, una scelta di campo traumatica senza

Piano Marshall sui progetti dei socialisti europei cfr. L. Niethammer, La nascita e la
caduta delle prospettive socialiste nell'Europa del secondo dopoguerra, in // Piano Marshall e
l'Europa, a cura di E. Aga Rossi, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1983, p. 101-
108.
49 Cfr. F. Taddei, // socialismo italiano, cit., p. 405-423.
50 P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 389 (6 ottobre 1947).
256 ALFREDO CAN A VERO

avere una chiara coscienza [. . .] di quanto andava realmente


accadendo»51.
Certamente Nenni e il PSI furono in questo periodo in una
posizione unica fra i socialisti dell'Europa occidentale. Mentre i Bevin, i Blum,
i Schumacher erano quotidianamente attaccati dai comunisti, Nenni
era additato ad esempio. Alla fine di novembre del 1947 gli toccò anche
il singolare privilegio di un incontro confidenziale con Malenkov, segno
dell'attenzione particolare con cui l'Unione Sovietica lo seguiva52.
Ad Anversa, dove alla fine di novembre si svolse il Congresso
socialista internazionale, Nenni si trovò, unico occidentale, a sostenere le
posizioni dei partiti dell'est53 con un discorso in cui approvò l'unità
d'azione coi comunisti e sottolineò la volontà di pace dell'Urss contro i
reazionari, incarnati in Italia da De Gasperi e nel mondo dai capitalisti
americani e dai «fascisti» europei54.
Il discorso di Nenni suscitò «scandalo»55 e vivaci proteste tra gli
altri socialisti occidentali presenti56. L'incomprensione era massima. Se
Nenni scandalizzava i socialisti occidentali, questi scandalizzavano
Nenni. L'olandese Vorrink che rivolse critiche all'Urss per l'oppressione
politica instaurata. nell'Europa orientale, fu giudicato da Nenni parlare
«il linguaggio di Truman»57.
Era chiaro che ormai una azione socialista comune in queste
condizioni non era più possibile. La ricostituzione dell'Internazionale fu
ancora una volta rinviata e per Nenni questo fu un risultato di cui
compiacersi58; dal canto suo Basso sull'« Avanti!» seppellì ogni residua
possibilità d'intesa scrivendo che «i partiti socialisti dei differenti Paesi

51 F. Taddei, // socialismo italiano, cit., p. 422.


52 Sull'episodio cfr. P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 399-400.
53 Come è noto ad Anversa il PSI si astenne sull'ammissione del partito
socialdemocratico tedesco, mentre i socialisti dell'est europeo votarono contro e gli occidentali a
favore. Cfr. J. Braunthal, Geschichte der Internationale, cit. p. 176 e η. 15.
54 Cfr. R.A., Lasciato alla porta Saragat ad Anversa, in Avanti!, 30 novembre 1947 e R.
Steininger, L'Internazionale socialista, cit., p. 165.
55 P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 401 (29 novembre 1947).
56 Morgan Phillips, ad esempio, rimase impressionato dalle posizioni prese ad
Anversa da Nenni e Basso, giudicandole «più cominformiste di quelle di Stalin». Lettera di D.
Healey a W. H. Braine, 23 dicembre 1947, citata da A. Varsori, La Gran Bretagna e le
elezioni, cit., p. 36.
57 P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 401 (29 novembre 1947).
58 Ibid., ivi.
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 257

sono l'espressione di situazioni politiche, sociali, economiche


profondamente diverse le une dalle altre e difendono, quindi, interessi che,
almeno sul piano immediato, non sono affatto coincidenti»59. In un
tono certo più sfumato l'accusa di Basso era la medesima lanciata dai
comunisti : non tutti i partiti socialisti europei sostenevano più gli
interessi della classe operaia.
Basso ne trasse le conseguenze cercando di dare una
organiz azione alla sinistra socialista internazionale60. Venne peraltro accantonata
- assieme alla ricostituzione dell'Internazionale - la prospettiva di dare
vita ad una terza forza che potesse indicare la strada per una Europa
socialista.
Anche i partiti socialisti europei erano ormai precipitati nella fatale
logica dei blocchi contrapposti. Il PSI non aveva fatto eccezione e si
trovava anzi nella singolare e scomoda situazione di essere l'unico
partito socialista dell'occidente a mantenere una inclinazione filosovietica
e stretti rapporti coi comunisti.

L'espulsione dal Comisco

Fino al Congresso di Anversa, nonostante tutto, il PSI aveva


continuato a godere in seno al SILO e poi al Comisco dell'appoggio dei
laburisti britannici, che lo consideravano il vero e solo rappresentante della
classe operaia italiana di ispirazione socialista. Tra la fine del 1947 e il
principio del 1948, però, il Labour Party modificò il suo
atteggiamento61. Le posizioni prese dal PSI ad Anversa, la sua decisione di presen-

59 L. Basso, Anversa, in Avanti!, 7 dicembre 1947.


60 P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 402 (30 novembre 1947) : «Basso cercherà
di stabilire un principio di organizzazione fra la sinistra internazionale, che però si
assottiglia per la defezione dei cecoslovacchi, l'assenza dei rumeni, che si sono fusi coi
comunisti, la mancata ammissione dei bulgari».
61 Su questo mutamento, visto come una conseguenza della subordinazione da parte
dei laburisti inglesi delle genuine istanze socialiste agli interessi della politica imperiale
della Gran Bretagna, cfr. I.S., Internazionale socialista ο internazionale «inglese»!, in
Iniziativa socialista, II, 1948, n. 1-2, 1-31 maggio. «Erano le necessità stesse della politica
dell'Impero inglese che subordinavano l'azione internazionale dei socialisti di Gran
Bretagna e che li inducevano a trovare, nella cooperazione con l'area di influenza russa un
contrappeso alla influenza economico-politico-militare americana penetrata sin nel cuore
258 ALFREDO CANAVERO

tare liste assieme ai comunisti alle elezioni dell'aprile 1948, unitamente


al peggioramento della situazione internazionale, soprattutto dopo le
vicende cecoslovacche del febbraio, decisero i dirigenti britannici a
venire ad un chiarimento col partito socialista italiano62.
Bevin si adoperò decisamente perché il partito laburista «desse
l'ostracismo» a Nenni e al suo partito a favore di Saragat63. Sono
altresì note le iniziative prese dal Labour Party, a cominciare dalla visita a
Roma di Phillips e Healey64, durante la quale i due inglesi con «brutale
franchezza» chiesero a Vecchietti, Basso e Morandi di non illudersi sul
sostegno di Transport House se sul problema della ricostruzione
europea mantenevano una posizione opposta a quella dei socialisti inglesi e
francesi. Li ammonirono inoltre a modificare la loro posizione verso i
comunisti e qualificarono come «insostenibile» la politica nenniana di
neutralità. « Come potete giustificare - conclusero Phillips e Healey - il
telegramma di congratulazioni a Praga quando noi e i francesi
mandammo condoglianze?»65.
Nonostante questi pressanti avvertimenti il PSI non mutò strada, e
mantenne la decisione di partecipare alla conferenza convocata a
Varsavia per la fine di aprile dal partito socialista polacco, a cui erano stati
invitati quei partiti ο correnti di partiti socialisti «che hanno adottato
un atteggiamento di vigilanza nei confronti del piano Marshall»66.
Era un modo per ribadire la posizione filosovietica già assunta,
anche se questa era in qualche modo bilanciata dalla decisione di par-

dei loro paese ». E in una tale prospettiva il sostegno al partito « paracomunista » di Nenni
era stato uno strumento utile.
62 Su tutto questo cfr. A. Varsori, La Gran Bretagna e le elezioni, cit., p. 35-39.
63 Cfr. Foreign Relations of the United States, 1948, III, Government Printing Office,
Washington, 1974, p. 32. Telegramma dell'ambasciatore a Londra, Douglas, al Segretario
di Stato, Londra, 26 febbraio 1948.
64 Cfr. ibid., p. 39-41, D. Ardia, II partito socialista e il Patto atlantico, Venezia, 1976,
p. 210-215 e A. Bullock, Ernest Bevin. Foreign Secretary, Londra, 1983, p. 544-545.
65 Cfr. il telegramma dell'ambasciatore americano in Italia, Dunn, al Segretario di
Stato, Roma 17 marzo 1948, in Foreign Relations of the United States, 1948, III, cit.,
p. 856. In un successivo commento Nenni scrisse che il «senso storico» dei fatti di Praga
stava « nel fallito tentativo del capitalismo occidentale di cacciare dal potere la classe
operaia e l'avanguardia democratica». P. Nenni, // periodo della conquista, in Socialismo,
1948, n. 3-4, p. 2.
66 In aprile a Varsavia una conferenza socialista, in Avanti!, 14 marzo 1948. La
posizione critica assunta dal PSI sul piano Marshall è bene riassunta nell'articolo di B. Economi,
Interrogativi sul Piano Marshall, in Avanti!, 14 marzo 1948.
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 259

tecipare anche alla Conferenza di Londra, organizzata dai laburisti per


i partiti socialisti favorevoli al piano Marshall. A ben vedere si trattava
forse ancora di un estremo tentativo di mantenere un legame tra i
partiti socialisti dell'est e dell'ovest. Compito ben difficile, in quanto le
direttive fornite ai delegati in vista della Conferenza di Londra
qualificavano il PSI più tra i contrari (o comunque tra i fortemente critici)
che tra i sostenitori del piano Marshall67.
Del resto proprio a Londra si spezzarono gli ultimi fili che
legavano il PSI ai partiti socialisti dell'occidente e particolarmente a quei
laburisti britannici cui Nenni aveva guardato con tante simpatie e
speranze negli anni precedenti. Nella capitale inglese la frattura tra
socialisti dell'est e dell'ovest apparve in tutta la sua chiarezza. Gli echi
dell'appena avvenuto colpo di stato di Praga resero l'atmosfera
incandescente. Nella mozione, duramente anticomunista, su cui si aprì la
discussione, «la responsabilità della scissione all'interno del movimento
socialista europeo» venne attribuita completamente al Cominform. Si
sottolineò inoltre come i partiti socialdemocratici di Romania, Bulgaria
e Ungheria, fondendosi coi comunisti, si fossero messi fuori dal Comi-
sco e come l'attuale direzione del partito socialdemocratico
cecoslovac o non rappresentasse più il socialismo; si ammonivano infine polacchi
ed italiani a restare fedeli «al socialismo e alla democrazia»68.
Profeticamente Humbert-Droz aveva sostenuto che «svolgere
queste due conferenze [quella di Londra e quella di Varsavia] significa
inquadrare definitivamente i partiti socialisti nei due blocchi
mondiali»69. Il PSI, che cercava ancora di eludere ο ritardare la scelta, fu
posto di fronte all'aut-aut : ο « l'asservimento al Cominform» ο «la
libera cooperazione socialista nella ricostruzione dell'Europa»70. La
delegazione italiana71, che non poteva accettare né nella forma né nella

67 L'unità dei lavoratori europei presupposto dell'azione del PSI, in Avanti!, 19 marzo
1948.
68 II testo della mozione del Comisco, da cui sono tratte le citazioni e che fu votata
con l'astensione dei socialisti palestinesi e polacchi dopo che gli italiani avevano
abbandonato la riunione, in / partiti socialisti per la difesa della democrazia, in Relazioni
Internazionali, 3 aprile 1948, p. 291.
69 Citato in R. Steininger, L'Internazionale socialista, p. 169.
70 / partiti socialisti, cit., p. 291.
71 Essa era formata da Morandi, Vecchietti e Amaduzzi. Non era invece presente
Nenni, come erroneamente scrive R. Steininger, L'Internazionale socialista, cit., p. 170.
260 ALFREDO CANAVERO

sostanza una discussione sulla linea politica del PSI, abbandonò la


seduta72.
Non può apparire certo casuale lo svolgimento della vicenda
londinese proprio alla vigilia delle elezioni italiane del 18 aprile 1948.
L'ostracismo al PSI da parte della comunità socialista internazionale
faceva parte di un insieme di provvedimenti che i governi occidentali
avevano predisposto per favorire il successo elettorale della coalizione
governativa italiana. Bevin - come si è ricordato prima - si era
direttamente impegnato nei confronti del Labour Party, al cui interno,
peraltro, permaneva un consistente nucleo di simpatizzanti per Nenni; lo
dimostrò l'invio di un telegramma di auguri alla vigilia della
consultazione da parte di 37 deputati laburisti73. La diretta responsabilità del
governo inglese non sfuggì a Morandi, che aveva guidato la delegazione
del PSI a Londra. « Risulta - dirà poi Morandi riferendosi alla mozione
discussa a Londra - che soltanto dietro richiesta governativa inglese su
tali gravissime dichiarazioni si sia rimasti fermi, dopo di averle fatte
accettare con notevoli pressioni del governo inglese e della direzione
del Labour Party alle delegazioni presenti»74.
La rottura con gli altri partiti socialisti occidentali accrebbe
l'isolamento del PSI e gli fece perdere il sostegno dei laburisti inglesi, che in
vista delle elezioni inviarono un telegramma augurale ai
socialdemocratici della lista di Unità socialista75.
È difficile dire quale peso ebbe l'atteggiamento dei laburisti inglesi
nella sconfitta del Fronte popolare e in particolare del PSI alle elezioni
del 18 aprile. Quello che è certo è che i risultati non ebbero l'effetto -
desiderato dal Labour Party - di modificare la collocazione politica del
partito socialista italiano, mentre anche la lista socialdemocratica non

72 Cfr. Una manovra respinta, 25 marzo 1948; Morandi chiarisce il senso del ricatto
tentato contro il Psi, 26 marzo 1948; La direzione del partito approva l'opera dei delegati al
convegno di Londra, 1 aprile 1948, tutti suiYAvanti!. Cfr. anche P. Nenni, Tempo di guerra
fredda, cit., p. 420 (23 marzo 1948).
73 Cfr. A. Bullock, Ernest Bevin, cit., p. 552. Tale telegramma provocò una dura presa
di posizione da parte della direzione laburista nei loro confronti.
74 la manovra del «Comisco» contro la libera unità della classe lavoratrice, in Avanti!,
26 marzo 1948; ora anche in R. Morandi, Democrazia diretta e riforme di struttura,
Torino, 1975, p. 203. Sul ruolo del Labour Party nella vicenda cfr. A. Varsori, La Gran Breta-
gna e le elezioni, cit., p. 40-42.
75 Cfr. ibid., p. 42-43.
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 261

riuscì «ad imporsi come forza significativa e determinante nel mondo


politico italiano»76.
I laburisti, sia pure con contraddizioni e incertezze, proseguirono
tuttavia nella loro impostazione volta, dopotutto, più a «punire» il PSI
che a «premiare» i socialdemocratici. Tuttavia solo questi ultimi furono
invitati alla Conferenza di Vienna del Comisco (4-7 giugno 1948),
all'inizio della quale il PSI fu sospeso dalla comunità socialista
internazionale77.
Proprio negli stessi giorni in cui si avviava il processo di
estromissione del PSI dal Comisco, alla riunione dei Varsavia (5-7 giugno 1948) i
socialisti italiani erano salutati con entusiasmo dai loro confratelli
polacchi, ungheresi e cechi, nonché dai socialisti francesi usciti dalla
SFIO. La riunione di Varsavia fu l'esatto opposto delle riunioni di
Londra e di Vienna : il Comisco fu definito « uno strumento di divisione
politica ed economica dell'Europa» e i socialdemocratici «una vera
terza forza dell'imperialismo». «I veri socialisti» erano quindi invitati a
lottare per l'unità della classe operaia e per sostenere le proposte di
pace dell'Unione Sovietica78.
Insomma, il socialismo europeo era diviso in due tronconi che
avevano imboccato strade sempre più divergenti. Nenni si rendeva conto
delle difficoltà del PSI, i cui margini di manovra erano ormai
ridottissimi. Seguire la politica estera comunista poteva portare
al 'as orbimento e alla scomparsa del partito (e già vi erano casi di singoli dirigenti
che sceglievano l'adesione al PCI)79 ο in ogni caso ad una serie di
scissioni80.
Riflettendo sui risultati elettorali del 18 aprile Nenni aveva
riconosciuto che «sotto bandiera, direzione ο ispirazione comunista
(ap arente ο reale) non si vince in Occidente»81. Si chiedeva però se ciò era com-

76 Ibid., p. 43.
77 Cfr. J. Braunthal, Geschichte der Internationale, cit., p. 230-231 e D. Ardia, II partito
socialista, cit., p. 217-219. Cfr. anche il commento di P. Nenni, Tempo di guerra fredda,
cit., p. 435.
78 II testo della risoluzione in La crisi del socialismo internazionale, in Relazioni
Internazionali, 26 giugno 1948, p. 465.
79 Si veda il caso di Salvatore Tonetti citato da P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit.,
p. 433 (7 luglio 1948).
80 Cfr. ibid., p. 442 (3 luglio 1948).
81 Ibid., p. 426 (30 aprile 1948).
262 ALFREDO CANAVERO

preso da Togliatti e dagli altri dirigenti comunisti e se essi ne traevano


le necessarie conseguenze.
Oppure - si chiedeva ancora Nenni - tutto ciò è per essi senza
importanza purché ci sia un forte Partito comunista, saldamente legato alle
esperienze dell'oriente e in grado di tenere finché si produca una situazione
favorevole? In questo caso temo molto di vedere anche il socialismo
italiano assorbito dalle correnti riformiste, opportuniste, occidentaliste.
Peggio, in questo caso il Partito comunista sarebbe destinato a perdere il
suo carattere di partito popolare e di massa per ridursi a un partito di
professionisti della rivoluzione, una setta, un'elite. Che fare allora?82.

Il quesito restava senza risposta; d'altra parte anche Blum e i


socialisti francesi, che avevano scelto una politica opposta rispetto ai
socialisti italiani, erano in piena crisi. «Si tratta, allora, di una malattia
costituzionale, non di metodo, non di tattica, ma di fondo? Meglio non
rispondere»83.
Appare evidente che la sconfitta elettorale, inaspettata anche nella
sua consistenza, aveva gettato nella crisi il PSI non meno che lo stesso
Nenni. Egli andò sempre più convincendosi che la situazione
internazionale avrebbe potuto portare rapidamente alla guerra. Gli parve di
poter individuare un «partito mondiale della guerra» che faceva il
possibile per inasprire i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Sovietica e
auspicò che «il partito della pace» si adoperasse per superare i
contrasti84. La «psicosi di guerra» lo ossessionava. Quando tra luglio e agosto
si recò a Varsavia, Praga e Mosca non mancò mai di chiedere ai suoi
interlocutori le loro previsioni sulla guerra, stupendosi ogni volta di
udire che all'est il terzo conflitto mondiale non era considerato
mo 85
II timore della guerra, giudicata inevitabile anche per l'Italia se
questa si fosse fatta prendere dalla logica dei blocchi contrapposti,
traspare dall'impostazione che Nenni volle dare alla politica estera del PSI
nei mesi successivi alle elezioni. Il no all'adesione a schieramenti
politico-militari era deciso e assoluto. Nenni considerava «l'adesione dell'Ita-

82 Ibid., p. 426-427 (30 aprile 1948).


83 Ibid., p. 444 (12 luglio 1948).
84 Volontà di pace, in Avanti!, 19 maggio 1948.
85Cfr. P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 448 (30 luglio 1948), 449 (31 luglio
1948), 452 (6 agosto 1948), 454 (8 agosto 1948).
SOCIALISTI ITALIANI E INTERNAZIONALE SOCIALISTA TRA EST E OVEST 263

lia al blocco occidentale come la condanna del popolo italiano a fare la


guerra per conto di terzi, come una inserzione nel processo di guerra di
difesa capitalista che è in corso in Europa, e che passa sotto il nome di
"occidentalismo" ο di "europeismo"»86. L'unica politica utile all'Italia
era invece quella di neutralità, una neutralità intesa come «protesta
contro il partito mondiale della reazione, che prepara la terza
guerra»87.
Anche se i risultati finali erano analoghi, il punto di partenza e
soprattutto le motivazioni di una tale politica estera erano diverse da
quelle comuniste, ma l'aspro clima di guerra fredda non favoriva certo
una spassionata analisi delle posizioni. In tale atmosfera il dibattito sul
senso della politica estera socialista che si svolse tra il direttore
dell'« Avanti !» Riccardo Lombardi, Giuseppe Saragat e Luigi Longo non
fu colto dagli osservatori come un significativo segnale in vista di un
più deciso mutamento di rotta impostato dalla nuova direzione
socialista uscita dal Congresso di Genova88. Eppure l'affermazione di
Lombardi «della impossibilità della classe operaia internazionale di
identificare le finalità della sua politica rivoluzionaria con le finalità
particolari dello Stato Sovietico»89 poteva delineare un tentativo di sottrarre il
partito alla rigida logica dei blocchi contrapposti. Come ha finemente
precisato Danilo Ardia, diverse erano le valutazioni della situazione
internazionale da parte delle componenti della sinistra italiana :
II Pci subiva la logica della guerra fredda attraverso la propria
identificazione con uno dei protagonisti di essa [...]; la sinistra del Psi la
accettava come conseguenza di una scelta che essa considerava necessaria per
la difesa della «Patria del Socialismo» e per la compattezza dell'unità
d'azione fra socialisti e comunisti; la Direzione [centrista] del Psi
respingeva quella logica considerandola prodotto di un conflitto di potenza che
era dovere dei socialisti circoscrivere al piano internazionale e
identificare nelle sue reali caratteristiche90.

Per Nenni, oltre che dalla difesa dell'Urss e del patto d'unità
d'azione coi comunisti, la linea di politica estera era condizionata anche dal

86 P. Nenni, Discorsi parlamentari, Roma 1983, p. 78 (11 giugno 1948).


87 Ibid., p. 80.
88 Sul dibattito cfr. D. Ardia, // partito socialista, cit., p. 43-49.
89 R. Lombardi, Ipotesi e realtà, in Avanti!, 7 settembre 1948.
90 D. Ardia, // partito socialista, cit., p. 75.
264 ALFREDO CANAVERO

profondo timore dello scoppio della terza guerra mondiale, timore che
le voci sempre più insistenti ed infine la conferma delle trattative per
l'ingresso dell'Italia in un blocco politico-militare rendevano quasi
palpabile. Le annotazioni sul diario in questo senso sono continue91. Egli si
impegnò quindi particolarmente nelle iniziative a favore della pace e
soprattutto nella battaglia contro il patto Atlantico tanto in parlamento
che sulle colonne di «Mondo operaio», il periodico voluto da Nenni per
interessare l'opinione pubblica socialista ai problemi della politica
estera92.
La battaglia per evitare «il cappio delle alleanze» - per usare il
titolo del volume in cui Nenni raccolse i suoi interventi di politica
estera dopo il 1943 93 - lasciò a Nenni poco spazio per occuparsi dei
rap orti con il Comisco, un tema su cui all'interno del partito v'era tutt'altro
che una unanimità di consensi.
Mentre infatti il centro e la destra intendevano rimanervi, sia pure
in una posizione di minoranza critica, la sinistra voleva starne fuori,
giudicando il Comisco ormai asservito alla politica imperialistica
dell'Occidente. >
Dal canto suo il Comisco non parve lasciarsi commuovere dalla
mano tesa della nuova direzione socialista e ribadì nel dicembre 1948
l'ultimatum al PSI perché entro il marzo successivo questo attuasse un
programma accettabile da parte del socialismo internazionale. In altre
parole ciò voleva dire rompere il patto d'unità d'azione col partito
comunista. Messa in questi termini la questione, neppure la direzione
centrista poteva evitare di respingere l'ultimatum, aprendo così la
strada alla rottura definitiva con l'organizzazione socialista94. Ci sarebbero
voluti diciassette anni e una situazione internazionale radicalmente
mutata per sanare la frattura e ritrovare il PSI e Pietro Nenni ad un
congresso dell'Internazionale socialista.

Alfredo Canavero

91 Cfr. P. Nenni, Tempo di guerra fredda, cit., p. 461 (4 ottobre 1948), 466 (30
novembre 1948), 470 (31 dicembre 1948).
92 Cfr. P. Nenni, Perché!, in Mondo operaio, n. 1, 4 dicembre 1948.
93 P. Nenni, // cappio delle alleanze, Milano, 1949.
94 Su ciò cfr. D. Ardia, // partito socialista, cit., p. 226-235.