Sei sulla pagina 1di 7

CANTO

PER CANTO:
MANUALE
DANTESCO
PER TUTTI

di Aldo Onorati
Consiglio Direttivo
Società Dante Alighieri
PRESIDENTE
Andrea Riccardi

VICE PRESIDENTI
Gianni Letta
Paolo Pelufo
Luca Serianni

SOPRINTENDENTE AI CONTI
Salvatore Giuseppe Italia

REVISORI DEI CONTI


Luigi Giampaolino
Stefano Pozzoli

SEGRETARIO GENERALE
Alessandro Masi

CONSIGLIERI CENTRALI
Monica Barni
Michele Canonica
Lucio Caracciolo
Giulio Clamer
Ferruccio De Bortoli
Giuseppe De Rita
Silvia Finzi
Amadeo Lombardi
Giampiero Massolo

SEDE CENTRALE
Palazzo Firenze,
Piazza Firenze 27 - 00186 Roma

Fax: +39 06 6873685


Tel.: +39 06 6873694-95

e-mail: info@ladante.it www.ladante.it


CANTO
PER CANTO:
MANUALE
DANTESCO
PER TUTTI

di Aldo Onorati
INDICE
4. Prefazione di Paolo Peluffo
7. Inferno 97. Purgatorio 179. Paradiso
9. Schema generale 99. Breve premessa 181. Introduzione
11. Canto primo 101. Canto primo 182. Approfondimento - I cieli
13. Canto secondo 103. Canto secondo 185. Canto primo
14. Canto terzo 106. Canto terzo 189. Canto secondo
16. Canto quarto 109. Canto quarto 191. Canto terzo
17. Canto quinto 111. Canto quinto 194. Canto quarto
19. Canto sesto 114. Canto sesto 196. Canto quinto
21. Canto settimo 116. Canto settimo 199. Canto sesto
23. Canto ottavo 117. Canto ottavo 203. Canto settimo
26. Canto nono 119. Canto nono 206. Canto ottavo
28. Canto decimo 121. Canto decimo 209. Canto nono
31. Canto undicesimo 123. Canto undicesimo 212. Canto decimo
33. Canto dodicesimo 126. Canto dodicesimo 215. Canto undicesimo
35. Canto tredicesimo 128. Canto tredicesimo 218. Canto dodicesimo
38. Canto quattordicesimo 130. Canto quattordicesimo 221. Canto tredicesimo
40. Canto quindicesimo 132. Canto quindicesimo 223. Canto quattordicesimo
43. Canto sedicesimo 134. Canto sedicesimo 225. Canto quindicesimo
45. Canto diciassettesimo 136. Canto diciassettesimo 228. Canto sedicesimo
48. Canto diciottesimo 138. Canto diciottesimo 231. Canto diciassettesimo
51. Canto diciannovesimo 140. Canto diciannovesimo 232. Approfondimento
54. Approfondimento 142. Canto ventesimo . Le tappe dell’esilio di Dante
I papi della vita di Dante 145. Canto ventunesimo 236. Canto diciottesimo
57. Canto ventesimo 147. Canto ventiduesimo 238. Canto diciannovesimo
60. Canto ventunesimo 149. Canto ventitreesimo 241. Canto ventesimo
63. Canto ventiduesimo 151. Canto ventiquattresimo 244. Canto ventunesimo
66. Canto ventitreesimo 154. Canto venticinquesimo 247. Canto ventiduesimo
68. Canto ventiquattresimo 157. Canto ventiseiesimo 250. Canto ventitreesimo
70. Canto venticinquesimo 160. Canto ventisettesimo 253. Canto ventiquattresimo
72. Canto ventiseiesimo 163. Canto ventottesimo 256. Canto venticinquesimo
75. Canto ventisettesimo 166. Canto ventinovesimo 259. Canto ventiseiesimo
77. Canto ventottesimo 168. Canto trentesimo 262. Canto ventisettesimo
80. Canto ventinovesimo 170. Canto trentunesimo 265. Canto ventottesimo
83. Canto trentesimo 173. Canto trentaduesimo 267. Canto ventinovesimo
86. Canto trentunesimo 176. Canto trentatreesimo 271. Canto trentesimo
88. Approfondimento 178. Approfondimento 274. Canto trentunesimo
Schema del nono cerchio Matelda 277. Canto trentaduesimo
89. Canto trentaduesimo 280. Canto trentatreesimo
91. Canto trentatreesimo 285. Approfondimento
95. Canto trentaquattresimo Cenni sulla tecnica del verso
288 Biograia
PREFAZIONE
di Paolo Peluffo

Canto per canto di Aldo Onorati è la prima nave che salpa dal nostro piccolo
porto di Palazzo Firenze per afrontare la sida della divulgazione della cultura ita-
liana classica, componente fondante della nostra identità. Divulgare è un’avventura,
ma in fondo anche un dovere, che vorremmo ininito, non inito, e dunque duraturo,
una “enciclopedia ininita”, un’azione che non si ferma, in quanto necessaria trasmis-
sione dei dati di generazione in generazione.
Divulgare vuol dire chiedere agli studiosi, agli accademici, agli intellettuali, ai
sapienti, al maestri, agli insegnanti di ofrire chiavi di lettura per tutti. E dunque i
nostri sono, “manuali per tutti” ma senza perdere il contatto con l’alta cultura.
Divulgare non è tradire. Divulgare non è tradurre. È, al contrario, accogliere
sulla nave tanti viaggiatori in più. Se noi non sentissimo più il dovere di divulgare,
vorrebbe dire che la postdemocrazia, con il suo sottile autoritarismo, ha già vinto,
vorrebbe dire che ci siamo già arresi alle identità frammentate, agli individui senza
radici, scaraventati come vuole la divisione del lavoro capitalistico; in sintesi, ci sa-
remmo già arresi a vivere in comunità spezzate e rese materia inerte.
Divulgare equivale a tentare di alimentare, rinnovare, le identità nazionali e que-
sto, a sua volta, vuol dire resistere alla deriva oscura, fangosa, degradata del nostro
tempo. È dunque una piccola, umile, azione eroica. Noi della Dante cercheremo di
dare un contributo a questa opera di resistenza. E lo faremo divertendoci come Aldo
Onorati in questo primo manuale che non poteva non essere dantesco, come dan-
tesco è Onorati stesso, il primo dantista che mi abbia convinto che l’autore del gran
riiuto non fosse il povero monaco strappato alla preghiera e fatto papa, Celestino V,
ma la gigantesca, sinistra igura di Ponzio Pilato, ovvero il potere romano.
 Questa nuova prospettiva di divulgazione, in Italia, l’ha aperta Vittorio Sermon-
ti che ci ha appassionato alla lettura continua della Commedia, con le sue coltissime,
ma comprensibili esplicazioni, anch’esse canto per canto. Le generazioni del secolo
XXI hanno avuto in Sermonti un percorso alternativo, potente, alto e colto, alla let-
tura spezzettata e interrotta delle note a piè di pagina della nostra giovinezza.
La Dante ha preceduto questo primo manuale con un’opera mai tentata da altri,
ovvero un ilm di 21 ore di tutta la Divina Commedia: “In viaggio con Dante” di
Lamberto Lambertini. Forse è più giusto dire che si tratta di 100 ilm di 12 minuti

4
ognuno, per ogni canto. Ma il succo è che questi cento ilm accompagnano la lettura
di ogni canto con un viaggio a tappe che si porta, o meglio, ci immerge in un luogo
della nostra straordinaria Italia, un’Italia fragile e potente, l’Italia del lavoro degli
uomini, delle arti e delle tecniche che stanno scomparendo, ma anche delle grandi
opere, monumenti del passato, rovine, infrastrutture, città, treni, navi, macchine,
arte contemporanea, luoghi misteriosi e quasi segreti. È una immersione nel iume
Lethe che si restituisce intera la nostra molteplice identità italiana nella sua ricchez-
za ininita, e nelle sue difuse imperfezioni.
Leggere inalmente questa breve, ma allo stesso tempo monumentale sinossi cri-
tica di Onorati, ci consente di guardare il poema dantesco nel suo insieme, senza la
sensazione di perdersi nella sua complessità.
Vedendola completa nei suoi tre cammini successivi, ebbene, la Commedia mi
spaventa. Di fronte ad essa resta un senso di sgomento, che però non trae origine
soltanto dalla sua grandezza: c’è qualcosa di più forte, di più arcano. Si tratta dell’om-
bra d’una sconosciuta disarmonia. È lo stesso sgomento che si prova vedendo da
lontano, per la prima volta, il proilo isolato di Castel del Monte sulle colline brulle
della Murgia. Che cosa è, davvero, Castel del Monte? Che cosa è, davvero, la Com-
media? Sono domande più serie di quanto appaia a prima vista, perché continuiamo
a non sapere esattamente e completamente che cosa siano questi due giganteschi
monumenti. Sappiamo, peraltro, quanto discredito i dantisti abbiano riservato a Ga-
briele Rossetti e a Giovanni Pascoli per aver indugiato molto sui lati oscuri della
Commedia.
Tuttavia è paradossale che l’Italia come nazione nasca da una costruzione di cui
ci sfugge il senso compiuto. O forse siamo in presenza di un tratto profondo, strut-
turale, costitutivo della identità italiana, che è la sua natura tragica, più forte di ogni
altro elemento supericiale e che segna la nostra storia nazionale in ogni momento
importante. Il carattere tragico di costruzioni come la Commedia è rappresentato
dal fatto che esse sono il frutto di un progetto, di una intenzionalità storica che è già
morta, distrutta, quando esse nascono. L’idea imperiale di ricostruzione dell’Europa
inisce con la catastrofe degli Hohenstaufen e Dante completa la Commedia mentre
la tragica ine del Templari segna la ine della repubblica monastico cristiana e la
nascita degli stati nazionali e dei comuni. La stessa teologia gerarchica, complessa
e dettagliata del teologo Dante appare come il frutto articolato di un’era storica già
passata, un’utopia già sconitta dalla Storia che spingeva, al contrario, verso i mo-
delli pulviscolari, dinamici, delle città e delle nascenti nazioni europee, mercantili,
industriali, guelfe, non imperiali. Anche la Commedia, dunque, appare come una di
quelle costruzioni di “eimeri ininitamente duraturi”, fantasmi che non scompaio-
no, che anzi danno origine a un mondo doppio rispetto alla realtà storica. È curioso
che gli italiani abbiano scelto come libro identitario proprio un’opera che condanna
le caratteristiche fondanti dell’Italia comunale, del suo straordinario sviluppo mo-
derno, della sua stessa ricchezza.
La giustizia cristiana come graduale sentiero di verità iniziatica che giunge alla
ilosoia somma appare quasi emanazione da un mondo che non si è compiuto, è la
luce permanente di un corpo dissolto. Ma quella luce ha generato noi, gli italiani. E
qui sta il problema. L’ elemento tragico è dunque a mio parere consustanziale alla na-

5
scita degli italiani, che da una parte tendono sempre a confrontarsi con qualcosa di
immenso, irrecuperabile o irrealizzabile. Il ricordo della grandezza dell’Impero ro-
mano, per esempio; la disperazione per la sua caduta; o il progetto fallito di costru-
zione dell’impero cristiano, o la nuova religione universale e ilosoica che attraversa
il Rinascimento e che viene travolta dalla Riforma e dalla reazione cattolica ad essa.
Queste immense ombre, in parte irreali, creano tuttavia realtà, ma si tratta di una
realtà tragica per la presenza dell’ignoto, che tende a svilire la realtà presente a un
modesto relitto, una rovina di fronte alle cattedrali alla quali saremmo stati destinati.
L’utopia politico-ilosoica di Dante, la costruzione federiciana, la ricostruzione
classica del Rinascimento, l’architettura platonica palladiana, che si sviluppa in pie-
na Controriforma, lo stesso Risorgimento intriso di nostalgie dell’antichità romana
sono manifestazioni nella nostra storia di progetti che vivono una impossibile afer-
mazione integrale ma che, purtuttavia, muovono nel profondo i comportamenti e le
aspirazioni degli italiani, condannati a realizzazioni sempre insoddisfacenti.