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XXXIII DOMENICA C

      In questa penultima domenica dell'anno liturgico la Chiesa ci fa pensare alle realtà
definitive, escatologiche. Il Vangelo ci parla della fine del mondo, prefigurata dalla
distruzione del tempio di Gerusalemme.
     Nell'Antico Testamento si parla più volte del «giorno del Signore». Molti lo vedevano
come un giorno di liberazione, e quindi di gioia, di felicità. I profeti invece hanno
annunciato che questo giorno sarebbe stato un giorno di collera.
      Ricordiamo la sequenza del «Dies irae», che comincia con una formula del profeta
Sofonia: «Un giorno di collera, questo giorno tanto aspettato».
      Similmente il profeta Malachia ci trasmette questo oracolo del Signore: «Ecco sta per
venire il giorno rovente come un forno».
      Si tratta di un giorno veramente tremendo, di un giorno di giudizio contro tutti i
superbi e tutti coloro che commettono ingiustizie. Il profeta afferma che tutte queste
persone saranno come paglia, e che quel giorno le incendierà.
      L'oracolo di Dio prosegue: «Per voi, invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di
giustizia». Per i malvagi questo sole è un fuoco che distrugge; per i giusti, invece, esso è
fonte di gioia, di luce e di felicità.
      Nel Vangelo Gesù e i suoi discepoli si trovano vicino al tempio di Gerusalemme, che
era stato riedificato e abbellito dal re Erode, ed era veramente una magnifica costruzione.
Anche oggi, andando a Gerusalemme, presso il muro del pianto, si possono ammirare le
splendide pietre che erano alla base del tempio di Erode.
      Perciò alcuni parlano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi. Gesù allora
annuncia la distruzione del tempio. Prevede che, come punizione dell'indocilità degli
ebrei alla volontà di Dio, il tempio verrà distrutto.
     
      Gesù prevede per la sua generazione una sorte simile, quando afferma: «Verranno
giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga
distrutta».
     
      I discepoli allora gli chiedono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno
che ciò sta per compiersi?».
      Gesù non risponde alla domanda dei discepoli. Nel Vangelo capita più volte che
qualcuno faccia una domanda a Gesù, e che egli non risponda ad essa, ma dia consigli,
esortazioni.
      Qui Gesù dà subito un consiglio molto importante: «Guardate di non lasciarvi
ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è prossimo";
non seguiteli».
      Il tempo delle catastrofi è un tempo in cui regolarmente si presentano molti falsi
profeti, che pretendono di avere la soluzione dei problemi e chiedono di essere seguiti.
      Gesù prevede tutto questo, e mette in guardia i suoi discepoli. Egli solo è il Messia, il
Salvatore; e chi viene sotto il suo nome, presentandosi come il Messia, è un bugiardo.
Seguire questo falso profeta conduce alla rovina.
      Poi Gesù consiglia di rimanere in pace, di non terrorizzarsi quando accadranno tutte
queste cose; dice: «Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate».
      Gesù è realista, sa che ci saranno guerre e sommosse, ma i suoi discepoli hanno una
speranza in Dio che consente loro di non lasciarsi terrorizzare da questi eventi.
      Gesù prevede anche che «si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi
saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze».
      La storia umana, purtroppo, è continuamente costellata di simili eventi. Anche
all'inizio di questo nuovo millennio si sperava in un tempo di serenità, di progresso nella
pace, e poi ci sono stati fatti veramente terrificanti (come quelli dell'11 settembre 2001 negli
Stati Uniti, e le guerre che dilagano in varie parti del mondo).
      Tutto questo, purtroppo, è inevitabile, perché il peccato è ancora potente nel cuore
degli uomini, e quindi la violenza si manifesta in molti modi.
      Gesù avverte i suoi discepoli che essi stessi saranno oggetto di persecuzioni e di
violenza: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle
sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio
nome».
      Gesù prevede che egli stesso sarà arrestato, accusato, condannato, giustiziato,
proprio lui che è l'innocente per eccellenza, la persona più generosa che sia mai esistita sulla
faccia della terra.
      Il Signore ha predicato ai suoi discepoli l'amore universale, spingendoli alla
generosità più bella e completa; ma sa che questo non basta per fermare il male. Anzi –
ed è questa la cosa più dolorosa –, chi fa il bene, viene perseguitato proprio perché fa il
bene. Le persone disoneste non possono sopportare quelle oneste, e fanno di tutto per
nuocere ad esse.
      Ma Gesù presenta subito dopo anche una prospettiva positiva, quando
afferma: «Questo vi darà occasione di render testimonianza».
      Il male non è mai un ostacolo completo per Dio. Egli se ne serve sempre come
occasione per far sovrabbondare il bene. La persecuzione è un'occasione per rendere
testimonianza a Cristo, e così preparare la propagazione della fede in Cristo e della carità
di Cristo.
     
      Questo è realmente avvenuto, non molto tempo dopo la risurrezione di Gesù. Essere
odiati da tutti per causa del nome di Gesù è una cosa del tutto irragionevole, assurda, ma
che accade di fatto.
      Nel momento di persecuzione e di odio Gesù chiede ai discepoli di avere fiducia:
«Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».
      Quindi, nella persecuzione i cristiani sono vincitori, anche se condannati a morte.
Chiediamo alla Madonna ci aiuti ad essere fedeli discipoli di Gesù, che rendeano
testimonianza anche nei momenti più dificcili, sapendo che alla fine, Gesù ha già vinto la
morte.