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Alessandro Alina Allan Andrea

Devid Giorgia Giulia Ilaria Raffaele


Karyna Marco Morgan Roberto Susanna
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Vivere tante ore che diventano giornate, settimane e mesi, con i ragazzi di
questo angolo di mondo scolasticamente inconsueto, riserva spesso sorprese e
stupori. Molte volte sono problemi strabilianti o accadimenti preoccupanti, altre
volte, come in questo caso, sono l’irruzione inaspettata di emozioni particolari.

Leggendo le parole, guardando le immagini e osservando i disegni riusciamo a


credere nel futuro di queste personcine carine che diventeranno adulti degni di
questo nome, troviamo il modo di accantonare l’amarezza per quelli che non ce
la fanno, possiamo lasciarci andare alla contentezza di condividere un pezzo di
vita con i nostri ragazzi e, finalmente, riusciamo a mostrare quello che valgono.

Immagino i volti di alcuni che, leggendo le righe precedenti, si saranno alterati in


ammassi di rugose trasfigurazioni e smorfie inumane di perplessità: vero, i
suddetti pregiati e talentuosi giovani più spesso mettono alla prova le migliori
qualità umane, cercando di estrarre dall’anima i peggiori istinti distruttivi: questa
volta no, possiamo riattivare l’impianto di accensione dell’ottimismo.

Andrea Merati
formatore

P.S. Non è che tutta questa gioiosa espressione di vitalità e umanità giovanile
viene completamente da sé, si può esternare grazie a UBS che ci ha creduto.

P.P.S. Non per dovere ma per la pratica realtà delle cose, non si può dimenticare
il sostegno straordinariamente ordinario (anche nella formazione professionale
si possono usare gli ossimori) delle persone che fanno funzionare l’angolo citato
nella prima riga: segretarie e addetti alla tenuta della struttura, tutor e
formatori, coordinatori e direttori, tutti belli stipati in via dei Giacinti 31.

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Un ringraziamento particolare alle tre aziende che lavorano ormai da otto anni
con la nostra scuola attraverso il volontariato sociale, all’interno del progetto
Engage di Sodalitas

Parliamo di KPMG, Linklaters e UBS Italia.

Grazie al loro supporto e alle borse di studio, che finanziano per i nostri studenti,
è stato possibile lavorare a questo progetto che ci piacerebbe avesse una sua
continuità negli anni scolastici.

Un benvenuto anche a Samsung, la quarta azienda che ha aderito al nostro


progetto in quest’anno formativo.

I disegni sono di Alina Muntyan e Giorgia Greco.

Le fotografie di Morgan Ciotta, Ilaria Ghitti e Giulia Rossi.

Questa volta la redazione è stata un brulicare di ragazzi finemente riordinati da


Cristiano Ricevuti e Andrea Merati.

La stampa è stata pazientemente curata da Eduardo Mayer.

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Raffaele D’Alessio

La vera amicizia non è solo 4 chiacchiere,


non è solo amore, desiderio o dolore;
la vera amicizia è una cosa speciale,
che ti consola anche quando stai male,
è un sentimento bellissimo da provare,
da mantenere e da non far scappare.
I veri amici sono come il sole,
ti scaldano e ti riempiono d’ amore;
i veri amici non ti lasciano mai,
anche quando sei nei guai,
ti stanno accanto, ti consolano,
ti ascoltano e non ti abbandonano.

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Alessandro Marchese

Io vorrei essere un uomo di polso, un uomo con un carattere forte, ma


nello stesso tempo dolce: un gentiluomo. Vorrei essere forte nel mio
lavoro con una catena di officina, vorrei essere un uomo con le idee chiare
e con la consapevolezza di riuscire a passarmi tutti i piaceri della vita:
belle macchine, una bella moglie, figli belli come il sole.

Ma per essere un uomo consapevole della realtà della vita secondo me


devi crescere in mezzo alla strada e devi avere belle e brutte conoscenze,
però sempre mantenendo il binario giusto.

Io studio per diventare un meccanico. Nella mia vita sogno di avere una
sezione corse nella mia officina, perché quelle portano tanti soldi; nel
mondo corse ci arriverò, spero, ma nel frattempo, come si suol dire, farò
la gavetta come mi ha sempre insegnato mio padre.

Io ho preso una strada completamente diversa da lui, lui si sporca sempre


di bianco per colpa della farina, io invece sempre il contrario sempre
sporco di nero per colpa del grasso e dell’olio delle macchine.

La mia passione più grande sono le moto.

Pregherei il Dio di potere averle sempre sotto le moto, perché se dovessi


morire su una di essa sono sicuro che morirei felice, perché non c’è cosa
più bella di finire con la tua passione.

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Allan Mata

Adesso che sono un po’ cresciuto,


voglio ringraziarti di tutto quello che hai fatto di me.
Mi hai curato quando avevo bisogno
Mi hai trattato male, quando ho sbagliato
Adesso ho capito che lo hai fatto perché mi vuoi bene
Pensi al mio futuro
Vuoi che prenda un bel carattere
Che non faccia male agli altri
adesso lo so:
cosa è giusto cosa è sbagliato.
Oggi voglio che mi tratti non come un bambino che non sa niente,
voglio che mi aiuti, ma che mi tratti come un figlio grande.
Adesso che sono cresciuto grazie a te
se avrai paura
voglio farti sapere che sarò vicino a te
Voglio farti felice, sicura.
Grazie di tutto mamma. Ti voglio tanto bene.

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Mi infondono forza e calore
Ilaria Ghitti
Questa foto (che raffigura
il sole che illumina il mare)
l’ho scattata in Spagna nel
mese di aprile dell’anno
scorso, ho voluto im-
mortalare il preciso
momento in cui il sole
toccava il mare, le
sensazioni che ho provato
erano di pura gioia perché
i due elementi naturali
che adoro si sono toccati.
Il sole mi ha sempre dato
forza e calore; forza nell’
affrontare la giornata e il
calore che mi avvolge mi
aiuta a vedere la vita in
modo positivo.
Il mare (il mio infinito
amore) mi ha sempre dato
un senso di libertà che mi
porta a sognare; sognare di andare lontano per conoscere e imparare a
comprendere le bellezze della vita. Il mondo che mi circonda non lo voglio
vedere in negativo, ci sono giorni in cui sei triste e non sai il perché e giorni
in cui ridi senza motivo, ma vedere la bellezza della natura come in questa
foto, mi fa sperare che il mondo non è poi così non è poi così male, c’è solo
bisogno di credere che tutto andrà per il meglio, basta solo avere un po’ di
entusiasmo e voglia di vivere.

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Giulia Rossi
Tra i vari linguaggi ho scelto la
fotografia. Quest’ inverno sono
stata a Caldonazzo, un paesino
vicino a dove passo le mie
vacanze estive.
Aveva appena nevicato e
insieme alla mia famiglia
abbiamo deciso di fare una
passeggiata sul lago. Proprio in
quest’occasione ho scattato,
con il mio cellulare questa
bellissima foto. Il lago che
frequento d’estate è caotico,
rumoroso, troppo frequentato
e non sempre l’acqua si
presenta pulita.
L’attimo che ho immortalato è
proprio il contrario; per questo
mi ha riempito di emozione: la
calma, l’acqua quasi immobile,
il silenzio attorno a noi, mi ha
molto colpita.
Anche i colori, il bianco della neve, l’acqua limpida e gelata, il sole sulla cima
delle montagne che circondano il lago e soprattutto il verso delle gallinelle
d’acqua e delle papere, mi hanno fatto riflettere a come i luoghi famigliari
cambiano a seconda della stagione e della temperatura.

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sul brano

Cielo grigio, torno a casa, depressione e nostalgia


Tra le urla che c’ho in testa, unite a rum ed apatia
Soffro di schizofrenia, vieni qua portami via
E inutile che parli cazzo sai tu della vita mia
Guardami dentro e non scappare che sembra che fate a gara
Trovarmi un emozione e come fiore nel Sahara
La gente che mi guarda e dice tanto se la cava
Ma io vivo per lei, lei manco mi caga
Mille progetti in testa ma frate non so che farmene
E che fuori e troppo freddo lacrime diventan grandine
Ed il fatto è che ci penso, ma più ci penso e più sto sotto
Non gettarmi in pasto ai lupi che sta volta non ritorno
Non è che non c’ho forza se poi i drammi non lì affronto
È che comunque vada noi restiamo qua sul fondo
E non parlo di stronzate né di un gioco, né d’amore,
Io parlo per chi ha gli occhi di chi sa cos’è il dolore

Ritornello - Skin

Se il cielo avesse il colore del mio umore penso


Che per quel che ho dentro adesso sarebbe grigio cemento
C'è vento, l'acqua scroscia io vorrei avverti accanto
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Ma la pioggia cela le mie lacrime se piango
Non ci rimango se star bene è chiedere tanto
Perché sono stanco di perdere e parto
Un luogo vale l'altro non conta tanto il viaggio
Per andare dove voglio mi serve un nodo sul cappio
Ma non scappo da sconfitto al contrario di ciò che pensi
Attacco la corda al soffitto poi ci impicco i sentimenti
Ti metti nei miei panni e di certi eventi ti penti
Ma non ho risentimenti son lì sopra pure quelli
Prima che mi svegli ho sempre una fitta al petto
Ma se dormo non ci penso è la vita che fa sto effetto
Nulla mi aspetto mi affido solo alla sorte
Da un po' sono vuoto dentro ma nessuno se ne accorge

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Andrea Luisa Alevi

All’età di sei anni, cioè in prima elementare, ho scoperto di essere


Dislessica, per chi non sapesse che cos’è, è un Disturbo Specifico
dell’Apprendimento (DSA). Con questo termine ci si riferisce ai soli disturbi
delle abilità scolastiche ed in particolare a: DISLESSIA, DISORTOGRAFIA,
DISGRAFIA E DISCALCULIA, ovvero: leggere male, scrivere in maniera
sbagliata, difficoltà nella memorizzazione e difficoltà a studiare le lingue.
Da quel giorno iniziai un percorso con una psicologa, molto brava e attenta
a tutto. La dislessia la reputavo e la reputo tutt’ora una diversità, sono
sempre stata a un livello inferiore agli altri, un po’ perché fai veramente
molta fatica e secondo, non l’accetto. Feci un percorso di tre volte alla
settimana fino alla fine della terza media e poi due volte alla settimana
quando iniziai il liceo.
Quattro anni fa ho iniziato il liceo scientifico ad indirizzo sportivo. All’inizio
sembrava splendido, tutti me ne avevano parlato bene e io ero serena, ma
le cose sono cambiate quando nel primo quadrimestre della prima liceo, ho
mandato dal preside la prof di italiano. Il quattordici Settembre 2011, ci dà
una poesia, metà in latino e metà in italiano. Il problema era che io non
avevo mai fatto latino, le dissi solo il primo pezzo in italiano e poi mi fermai,
lei subito prese il libretto e mi scrisse due in grande su tre righe. Doveva
essere sempre al centro dell’attenzione e voleva far capire chi comandava,
quel modo che usava di scrivere i voti, era per farti sentire stupida, e per
abbassarti l’autostima in te stessa. Mi interrogò sei volte, un giorno dopo
l’altro e come ogni volta il voto era sempre due. Così un pomeriggio, stufa
dei suoi modi di fare, parlai coi miei genitori, chiamarono scuola per avere
un colloquio con il rappresentante della dislessia.
Arrivarono a scuola e la bidella sapeva che i miei genitori dovevano arrivare,
le disse di andare su dal preside che li stava aspettando, i miei si chiesero

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come mai dal preside visto che avevano chiesto il responsabile. Entrarono
nell’ufficio del preside, era molto stile antico, pieno di libri e con due piante
verdi vicino alla finestra. Arrivò, si presento e subito iniziarono a parlare, il
preside disse che la prof era una persona molto volgare, nel modo di vestirsi
e nel modo di porsi con le persone. Venne chiamata nell’ ufficio, entrò
spalancando la porta e disse urlando: “Chi è che mi vuole? Io avrei molte
cose da fare!!”. Il Preside si innervosì e la mise a sedere. La conversazione
durò due ore, la prof si girò verso i miei genitori e disse che me l’avrebbe
fatta pagare per questa storia. L’anno è continuato in maniera pessima.
Mi avevano preso di mira tutti i professori e i compagni; l‘unica persona che
mi aiutava era il mio ex ragazzo. Quell’ anno per me era finito bene, avevo
solo una materia sotto, ed era matematica, ma non fu così, mi ritrovai
quattro materie sotto: chimica che avevo sette e mi avevano messo
quattro, fisica che avevo sette e mezzo e inglese che avevo sei e mezzo. Mi
feci tutte la vacanze sui libri e quando siamo partiti per il mare, ogni
spiaggia che giravamo ero l’unica che portava i compiti se no non riuscivo
a finirli. Feci l’esame e mi bocciarono, il problema e che loro lo sapevano
già da giugno che sarei stata bocciata, volevano farmela pagare.
Rifeci la prima, era andato tutto bene mi avevano promosso. Andai in
seconda e in quel periodo c’era mamma che non stava bene… aveva mal di
schiena. Tutti pensavano un semplice dolore, ma lei era da giugno che
aveva questo problema. Un pomeriggio ritornai a casa da scuola e la vidi
diversa dal solito, non si muoveva dal divano, era completamente bloccata,
la toccavi e iniziava a urlare. Chiamai immediatamente la dottoressa e mi
disse di chiamare subito l’ambulanza. Ci misero cinque minuti e io in quel
momento feci due telefonate, una alla nonna che doveva tenere da lei mia
sorella di dodici anni e una a mio padre per avvisarlo. Arrivarono e
cercarono di metterla sul lettino dell’ambulanza ma ogni momento era
dolore allucinante, dopo dieci minuti riuscirono a metterla sul lettino e
portarla al pronto soccorso. Mio padre andò con lei, mi fece sapere dagli
esami non risultava niente a livello tumorale, ma io ero sicura fosse quello.

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La misero nel reparto tumori, dagli esami del sangue infatti non risultava
niente ma facendo la puntura al midollo osseo, era risultato fosse un
tumore alle ossa.

Mi crollò il mondo addosso, iniziai a piangere ogni notte perché non c’è la
facevo. Qualche mese dopo le fecero il primo autotrapianto di cellule,
praticamente prendono con una siringa le cellule dalla spina dorsale le
pulivano e te le rimettevano. Passò un anno intenso e bruttissimo, con la
scuola avevo avuto qualche problema e tutti ogni volta che chiedevo un
aiuto, ti chiudevano la porta in faccia.
A fine maggio, dopo il mio compleanno, decisi di parlare con il tutor che
volevo cambiare scuola, non volevo più avere nulla a che fare sia coi prof
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che coi compagni. Trovai una scuola splendida, ma non sapevo se potevo
entrare, chiamai per chiedere informazioni e mi fecero fare un colloquio
con la responsabile e il prof Ricevuti. Restai colpita da quante cose facevano
e da come, nel loro piccolo, i professori e tutti i responsabili di questa
scuola, mandavano avanti un posto splendido e lo facevano diventare una
seconda casa. Nell’altra scuola non accettarono che io avevo deciso di
andarmene e mi bocciarono. Riuscii ad entrare nel centro Enaip in Inganni,
fu il momento più bello.
Nel mentre mia mamma dovette rifare un altro autotrapianto perché il
primo non era bastato. Li, mi crollò di nuovo tutto addosso, non volevo
passare tutto quello che avevo passato in un anno per la seconda volta. In
quello stesso periodo e stata licenziata dal lavoro che faceva da trent’anni.
Per lei fu un momento bruttissimo perché aveva un famiglia da portare
avanti. Fece tutti gli esami che doveva fare e dopo due anni tra dentro e
fuori dagli ospedali, la portammo a casa e ora e qui con noi. La scuola sta
andando benissimo, voti molto alti, mia mamma sta bene ora, il tumore
ovviamente non passerà mai, ma ogni tre mesi fa tutti i controlli per vedere
se tutto va bene e se non è ritornato. In questi anni ho capito che nella vita
incontriamo sia momenti belli che momenti di difficoltà e dobbiamo
affrontarli. A volte mi fermo un po’ a pensare e mi faccio sempre una
domanda…. PERCHE’ A ME? E soprattutto perché ci sono queste malattie?
Quando vado con mamma vedo moltissime persone che hanno un tumore,
alcuni maligno altri benigno. Qualche mese fa c’era una ragazza in ospedale
con mamma, che aveva vent’anni, era una ragazza molto dolce che se la
guardavi non sembrava che avesse un tumore… ma poi ti guardavi intorno
e capivi. Purtroppo un po’ di tempo fa, l’hanno mandata a casa perché non
c’era più niente da fare. È morta qualche settimana dopo. Non auguro a
nessuno di vivere un’esperienza come la mia. Avere la madre che ha un
tumore e sapere che non andrà mai via e la cosa più brutta.
Fortunatamente ho tantissime persone accanto a me che mi stanno vicino
e mi aiutano e poi ho accanto lei….. MIA MAMMA.

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Susanna Naldi

Che cos’è la felicità? Partiamo dal presupposto che è un argomento


abbastanza difficile, soprattutto per una ragazza come me. Molte persone
pensano che la felicità sia semplicemente una pausa tra una tristezza e
l’altra, e se devo essere sincera, lo penso anch’io.
Ritengo che la felicità sia uno stato d’animo molto particolare, che tutti
desideriamo. Si può trovare con poco, anche se in realtà l’uomo non
arriverà mai alla vera felicità, perché anche se la raggiungesse, vorrà
sempre di più. Penso che sia dannatamente umano.
Io sono felice? Non saprei che dire.
Le condizioni della vita mi hanno portato ad avere dei momenti “No”. Alle
medie ho sofferto per un bel po’ atti di bullismo psicologico; i miei
compagni mi insultavano, usando parole non poco leggere che mi hanno
danneggiata. Devo dire che non ero una ragazza così timida, anzi ero molto
socievole, ma ho incontrato persone sbagliate che mi hanno fatto chiudere
in me stessa, rendendomi anche molto insicura. Purtroppo me la prendevo
davvero tanto, ci stavo male e mi sentivo inferiore agli altri. Mi avevano
trasformata in una “me” che in realtà non ero. Ma poi capii “più dai e meno
ricevi”. Avevo cercato di cambiare per piacere agli altri, ma effettivamente
loro mi insultavano comunque.
Ho fatto la cosa più ovvia…fregarmene, ho superato così il muro di insulti e
ho ricominciato a star bene con me stessa. Riprendendo la domanda, sono
felice? Ovviamente non del tutto, ma penso che questo sia normale.
Però ora mi sento più forte e più carica, le persone e che mi hanno giudicato
e mi hanno fatto soffrire non esistono più. Ora la mia vita è un po’ più
leggera di prima. La vita ci mette davanti queste situazioni, quindi ho
mandato tutto a quel paese e sono andata avanti, come è giusto fare.

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Roberto Ferrara e Alessandro Bucci

Ah ah
Ho il cuore che è a pezzi,
il corpo che ormai sembra un tavolo di scacchi,
potrei fare una partita a dama,
tanto ormai sono senza nessuno che mi ama,
come a scacchi stanno bene la regnante e il re,
io a casa sul divano senza di te,
io la torre ma senza la mia principessa,
a casa sul letto che non mi accarezza, pensa,
ragazze e ragazzi che non sanno l’amore più cosa sia,
oramai solamente….. una botta e via,
non so più cosa sia l’amore,
pensare a tutti i baci,
sentire il nostro odore
lasciarci non siamo capaci,
noi vorremmo solamente un futuro migliore,
in queste povere mani….
Si sente solo delusione….

Noi, pensiamo che l’amore sia troppo semplice,


delusioni, passioni, dolori tutti nel cuore;
noi, che pensiamo che sia troppo facile,
avere te è come avere oro tra le maniche,
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essere un noi, mano nella mano,
così stretti, ti porto via con me, lontano….

Pensiamo di essere fenomenali,


ma sbagliamo in pieno,
noi con l’amore troppo superficiali,
come un buco nero,
nascondere ogni cosa,
perché ci fa troppo male,
volere una sposa
dolore infernale….
Avere te, avere te sai a volte mi provoca danni,
ogni ragazza conosciuta ……
troppi sbagli,
depressione, depressione …..
troppi tagli,
vieni via con me che ti porto fuori da sto mondo,
essere a letto e assieme prendere sonno…..

Noi, pensiamo che l’amore sia troppo semplice,


delusioni, passioni, dolori, tutti nel cuore,
noi, che pensiamo che sia troppo facile,
avere te è come avere oro tra le maniche,
essere un noi mano nella mano,
così stretti, ti porto via con me, lontano…..

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Marco Vincenzi

Tutto partì quel giorno


Che sembrava senza
ritorno

Nacqui a Milano in un giorno di gennaio,


ero un neonato ed ero spensierato
il mondo mi sembrava fine
ma il mio gusto era sopraffine
e dopo un po’ d’anni arrivai all’adolescenza
e con la mia incoscienza
mi concedevo troppo
e allora partii col botto
fumavo spesso il lotto
questo era il motto
I pomeriggi passati a fumare canne grosse,
e a drogarmi come un cannocchiale
ma la vita procedendo
ti mangia senza ritegno
e a furia di starci male
iniziai a pipare
sentivo corpo e mentre in subbuglio
e vivevo ormai nel buio
all’ombra di chi mi voleva bene
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a cui facevo passar tante pene
e divenni un vero drogato
senza un domani tanto sperato
E arrivato a quarant’ anni
partirono i drammi
centro di tossicodipendenza
non era una coincidenza
passavo giorni duri in astinenza
e il ricordo degli anni passati
mi dava conforto
sapendo che ero sempre storto
dopo molto sforzo riuscii a smettere
senza compromettere
tutta la mia esistenza,
“vivrò in astinenza da qualsiasi sostanza”
mi dicevo dentro
era come un peso
ma non mi sono mai arreso
e infine col fiato sospeso
dico a tutti voi che la vita da me fatta,
anche se ero sempre fatto,
è sempre stata distratta dal fatto
che le mie idee erano da pazzo
e non ripeterei lo stesso errore
passerei la vita con una donna vera, il vero amore.

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Vi voglio raccontare di una sera, nella mia vita.
Era meravigliosa, nonostante la pioggia.
La melodia della quale non dimenticherò mai.

La prima volta quando ho sentito di te avevo 13 anni.


13 anni. 4745 giorni. 113880 ore. 6832800 minuti. 4099968000 secondi.
Secondo me avevi abbastanza tempo per trovarmi.
Cercarmi? Amarmi? Ricordarmi? Vedermi?
No.
Non hai fatto niente. E questo non riuscirò mai a perdonarti. Sai da quel
momento quando ho sentito che esisti, la mia vita ha avuto un crollo… hai
presente come crolla un grattacielo quando (c’è il terremoto) , piano , piano
e poi a un certo punto succede un Big Bang, così forte che distrugge tutto
che ha intorno a se. La stessa cosa ho subito anch’io.
Cosi hai distrutto la mia famiglia. Hai distrutto i miei sogni. Hai distrutto la
bambina che ero… in quel momento ho dimenticato come si respira, il mio
cuore ha smesso di battere, il corpo non reagiva. Sai per un secondo non
sentivo niente. Ma poi il dolore, la paura, la disperazione, la rabbia, la
delusione hanno preso il sopravvento. Hanno preso il controllo su di me, e
io ho perso la voglia di vivere. Ho perso tutto. Ho perso me stessa.
Ho visto le lacrime della persona che amavo più di me stessa. Erano le
lacrime della verità. Il dolore nei suoi occhi, che ha portato con se il segreto
spaventoso della mia famiglia… erano gli occhi di mia madre.
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Ho visto un altro sguardo vuoto, che mi guardava in nuovo modo, di quale
non mi ero mai accorta. Sguardo freddo. Odio. Ecco cosa ho visto nello
sguardo di mio padre.
Hai tolto tutto a me. Hai rovinato la mia vita. Mi hai uccisa. E fino adesso
mi sento morta.
Volevo chiederti un sacco di cose. Perché mi hai lasciata? Perché non mi hai
voluta? Che nome mi volevi dare? Se è stata la tua scelta ad abbandonarmi?
Hai visto i miei occhi? Hai sentito il mio primo pianto? Se sentivi dolore
quando mi hai dato ad altri mani? Forse avevi cambiato idea ma non ti
hanno più permesso di vedermi? O forse non mi volevi solo tu?
Queste domande me le faccio ogni sera prima di andare a dormire. E al
mattino quando i primi raggi di sole mi accarezzano il viso. Non riuscivo a
dormire. A mangiare. Non uscivo di casa. Mi sono chiusa dentro di me. Per
sempre.
Non sarò mai più quella bambina con sorriso felice, con gli occhi senza
tristezza. Bambina libera, sicura di se e senza paure. Adesso ho paura. Ho
paura un giorno di vederti e non riconoscerti. Ho paura di te. Sei il mio
incubo. Ho paura di crederti. Ho paura che mi rubi quel poco che ho.
Dentro di me c’è il vuoto. Aggressione. Esaurimento nervoso. Attacchi di
panico. Le ore passate a guardare nel nulla. I ricordi… volevo strapparmi i
vestiti di dosso, per avvicinarmi alla mia anima, per tirarla fuori e buttarla
via. Per non aver più possibilità di sentire niente, ma era impossibile. Puoi
scappare in qualsiasi paese del mondo ma non puoi scappare da te stessa.
Sonnifero. Un po’ più della dose dovuta, e ancora gli incubi del passato,
senza possibilità di risvegliarmi. Sono rimasta bloccata dentro i miei ricordi,
così anche nella vita reale.
Con me era rimasto solo il silenzio, ma credetemi anche il silenzio può
essere intenso.
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Provavo cercare aiuto alla mia famiglia, ma la risposta era solo una.
Non pensare.
Dimentica.
Chiedevo a persone che entravano nella mia vita un consiglio, in cambio
ricevevo invece i sguardi indifferenti e le parole inutili.
Tradita. Colpevole. Inutile. Delusa.
Tutto questo ha lasciato le cicatrici dentro di me, dove non gli poteva
vedere nessuno, ma contemporaneamente anche sul mio corpo. Il dolore
fisico per qualche momento soffocava il dolore nell’anima. Quando lo
sentivo ancora, le mie mani facevano i tagli ancora più profondi, e più
intensi.
Come faccio andare avanti? Riuscirò a trovare la strada giusta?
Mi sto facendo queste domande già da tanti anni, nel passare con i quali
cominciai a perdere la fede. Era difficile stare da sola contro tutto il mondo.
Non ero sicura di niente. Solo di me stessa.
A 13 anni ho perso famiglia, amici. Appena qualcuno provava avvicinarsi,
mi allontanavo da loro. Avevo paura, perché qualcuno di loro poteva
regalarmi la speranza, amore, dopo di che abbandonarmi. Ma non solo. Ero
sicura che non me lo meritavo. Non meritavo amore. Non meritavo niente,
perché non sapevo più come ci si sente, amati. Dare tutto e in cambio non
ricevere niente. Ecco a cosa mi ero abituata.
Ho fato la mia scelta, ma ho sbagliato. Potete dire che ero debole, e non
sbagliate dicendo questo. Si debole, finché non mi sono stancata. Finché un
giorno guardando nello specchio ho visto la ragazza sconosciuta. La pelle
pallida, gli occhi rossi dalle lacrime, le mani che tremavano dal nervoso, le
spalle appese, pronta di scappare appena sente un rumore. Mi sono
avvicinata e ho guardato bene nei occhi, dentro i quali ho visto una piccola
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fiamma imminente a spegnersi. E alla vista di quella fiamma fragile, mi sono
resa conto di quello che sta veramente accadendo e ho deciso di farla
diventare più grande. Grande fino al punto da non spegnersi mai.
Forza di diventare un’altra persona. Più forte. Più attenta. Più coraggiosa.
Aperta al mondo che mi circondava. Ero pronta per affrontare il mio
destino. E fino d’ora penso la stessa cosa.
La vita è difficile e ognuno di noi fa degli errori. Ma il tuo non è stato un
errore. Era la tua scelta. E sai cosa ti dico? La accetto. Con tutti problemi
che ha portato nella mia vita. Con tutto il dolore che ho provato. Con tutte
le conseguenze che aveva. La accetto. Adesso scelgo io. E scelgo di
dimenticarti. Perché per me non esisti. E non sei mai esistita. Sei nessuno.
Non meriti di essere chiamarti donna. Non lo meriti. Perché ogni donna
prima o poi diventa madre. E tu non sei una madre. Perché una madre non
può abbandonare il suo sangue. Non può partorire senza guardare neanche
il suo bimbo, allontanarlo da se.
Questa è la verità della mia vita di quale avevo sempre paura. Non c’era un
giorno che mi dimenticavo di quella sera. Ma ormai non penso più. Sono
contenta della vita che ho adesso.
Me lo merito.
Quella sera ha segnato la mia vita dividendola in due. E non potrà mai più
essere la stessa. Sarà migliore di prima e ne sono sicura.

Fenaxy

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Roberto Ferrara e Alessandro Bucci

Oggi l’argomento è il lavoro,


se lo trovi è come avere l’oro, compra oro.
Avere lavoro oggi lavoro oggi giorno è un miracolo
A malapena riesci a fare l’idraulico, ormai è un paese di merda,
credimi, troppe persone a terra a chiedere 10 centesimi,
troppa gente in metro che suona,
li vedi tutti con il bicchierino del Mc Donald,
e non ho parole, tutte le persone più vere sempre più povere
saremo il futuro dello stato,
beh a questo punto, meglio cambiare lato.

Senza lavoro lo sono in molti,


100% crisi , 0% soldi,
i lavori sono cambiati
neanche un lavoro per i laureati,
non so questo paese come finirà,
paese povero troppo povero,
tanto si sa come finirà ….

Non ho casa , ma un ripostiglio,


vorrei un futuro per me e per mio figlio,
io che ho studiato devo vivere in 20 metri quadrati,
quelli che non fanno niente in villetta , ricchi sfondati.
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Non trovo giusto che io mi spacco il culo tutto il giorno,
è un politico , seduto con la casa 20 volte il mio soggiorno,
persone senza soldi , qui siamo pieni,
mica come in Germania e altri paesi,
devi fare quello che vuoi, quello che ti senti,
speriamo che la situazione sia diversa nel 2020
gente che con i soldi sta andando in fondo
addirittura che sperano nella fine del mondo,
una bambina che vuole un gioco piange e non parla,
mentre i genitori fanno di tutto per accontentarla,
siamo lontani dalla realtà , noi che speriamo in un'altra possibilità.

Senza lavoro lo sono in molti , 100 % crisi , 0% soldi,


i lavori sono cambiati , neanche un lavoro per i laureati,
non so questo paese come finirà , paese povero , troppo povero,
tanto si sa già come finirà ……

Ormai in questo mondo, non ci sono soldi per un po’ di cibo,


come dice Fedez, ormai a fare la scarpetta con il dito,
e tutto questo in tre parole : “un vero delirio“
Gente senza mangiare “troppo scim”
Noi vorremmo la vita come in un film;
e poi questi cantanti che pensano solo ai loro fans,
mentre gente povera alla caritas ,
noi sopportiamo questa vita da veri eroi,
qua ci vorrebbe una magia da drago Malfoy….

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Allan Mata Alessandro Bucci

Alina Muntyan Andrea Luisa Alevi

Giorgia Greco Giulia Rossi

Ilaria Ghitti Karyna Zhukova

27
Marco Vincenzi Morgan Ciotta

Raffaele D’Alessio Roberto Ferrara

Susanna Naldi

La redazione

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