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Lui violento, lei fragile: i libri di testo delle elementari nutrono gli stereotipi?

di Marta Serafini

Gli stereotipi di genere nascono e crescono sui banchi di scuola. Già, perché che le femmine sono
fragili e i maschi forti ce lo sentiamo ripetere fin da piccoli. E la colpa è anche un po’ dei libri di
testo e dei narrativa delle fiabe. Dettagli? Non proprio, se si pensa che proprio alle elementari e alle
medie i bambini si formano una coscienza di sé e degli altri. Se infatti tanto in questi mesi si è
parlato di violenza di genere e di omofobia – lo ab Quindi anche la scuola è sessista?
“Solitamente, quando si parla di pari opportunità, la scuola viene erroneamente percepita come un
luogo protetto. Le statistiche ci dicono che le ragazze sono più brave e che l’80% del corpo docente
è donna. Ma la scuola non è un’oasi felice, proprio come il web o la tv.  E trasmette acriticamente
gli stereotipi di genere”.
Quali sono gli strumenti attraverso i quali si trasmettono questi stereotipi?
“Uno di questi è il libro di testo. Analizzandone alcuni di 4° elementari mi sono concentrata sugli
aggettivi che venivano utilizzati per i personaggi maschili e per quelli femminili. E il risultato è
stato sorprendente. Gli uomini erano “audaci”, “coraggiosi”. Ma anche “irosi” e “violenti”. Mentre
le donne erano “vanitose”, “pettegole”, oppure “dolci”, “sensibili” e “fragili””.
Intelligenti, mai…
“No, la dimensione che emerge per la sfera femminile è quella della debolezza. E per il lato
maschile, anche se è presente la componente negativa dell’ira e della violenza, il concetto
dominante è la forza. Ed è inutile dire come questo influenzi il comporta biamo scritto anche su
questo blog più volte – uno dei sistemi più efficaci per combattere le discriminazioni e i fenomeni
di bullismo è di educare i ragazzi fin da piccoli al rispetto.
Un’impresa non facile. Soprattutto perché già sui banchi di scuola i bambini assimilano il concetto
che uomo e donna sono diversi. Niente parità. Le principesse hanno un ruolo. E i principi un altro
(ne avevo parlato anche qui). Basta infatti sfogliare le antologie adottate nelle scuole per rendersi
conto che la disparità di genere si annid

a anche lì, tra i racconti e le fiabe. Ad analizzare il tema è stata Irene Biemmi dell’Università di
Firenze, autrice di “Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari”
(Rosenberg&Sellier, Torino 2010).

mento dei ragazzini che un giorno diventeranno adulti. Ma non solo. A scuola si legittima e si
giustifica una realtà che non esiste più. E si rimarca l’idea della differenza tra i sessi”.
Questo influenza anche i comportamenti tra bambini?
“Certo, se uno di loro è meno forte, meno maschio o più timido allora viene accusato di essere una
femminuccia. Inoltre maschi e femmine si fanno un’idea distorta gli uni degli altri. Ma anche di se
stessi”.
Torniamo ai libri di testo. Quali sono gli altri elementi che hai riscontrato?
“I personaggi maschili si muovono in spazi aperti e liberi, lavorano e si mostrano in pubblico.
Mentre le femmine stanno chiuse in casa con il grembiule. Questa rappresentazione è chiaramente
mutuata dalle fiabe. Ma le maestre, che dovrebbero invece spiegare ai bambini come questa
dicotomia non corrisponda alla realtà, invece la seguono”.
Quindi è un paradosso: la scuola è per lo più femminile. Ma sono le stesse donne e maestre a
replicare il modello di disparità?
“Già, ed è per questo che è particolarmente importante  la formazione. All’Università di Firenze
teniamo corsi universitari ad hoc. E presto seguirò una collana di testi per l’infanzia per Edt
dedicata proprio alla questione di genere”.
E sui libri di testo cosa proponi?
“Devono cambiare. E devono essere adeguati e attualizzati. Con la consapevolezza che la parità di
genere va insegnata. Fin da piccoli”.

EXPRESIÓN ESCRITA (mínimo 250 palabras)

Vas a escuchar un fragmento de un programa radiofónico donde se habla del tiempo libre y sobre cómo
ocuparlo de forma provechosa. Resume brevemente el contenido del texto y después reflexiona sobre los
siguientes aspectos:

 ¿Es necesario que el estado o los gobiernos se ocupen de organizar el tiempo libre de los
ciudadanos?
 ¿Cuáles son las actividades de ocio que nunca recomendarías a un amigo y por qué?

COMPRENSIÓN ESCRITA
LAS BUENAS MADRES
En el esquema tradicional de las mujeres de clase media, que es la capa social que más abunda en nuestras
latitudes, se inscribe con broche de oro el papel de la buena madre. Entre las características que, hasta hace
poco, definían este papel, encontramos su capacidad de entrega, esto es, la renuncia de sí misma en favor del
bienestar de la familia, principalmente de los hijos. Comportamiento que incluso implicaba su ofrecimiento
en algo tan simbólico, por cotidiano, como la subordinación de sus gustos culinarios a los del resto de la
parentela.
Proceder, el de la buena madre, que se asentaba en la estricta división de papeles entre hombre y mujer, y
que redundaba, entre otras cosas, en la actitud del marido de no apreciar las actividades y preocupaciones de
su esposa. Ahora bien, con la incorporación de la mujer de clase media al trabajo extradoméstico ha tenido
lugar una transformación en la escala de valores de las madres de familia. La dedicación exclusiva al hogar
ha perdido prestigio frente al realce de la mujer como persona emancipada de la tutela del marido, hasta
entonces proveedor único de bienes materiales. Es a partir del momento en que obtiene ingresos propios
cuando la esposa conquista el derecho a disponer de tiempo para cuidar de sí misma. Nace así un esquema
nuevo para el ama de casa, distinto del diseño tradicional y aplicado también a la categoría de madre, aunque
a menudo su aligeramiento resulte más ideal que auténtico.
Por lo demás, nunca se ha valorado lo suficiente la tipología de la madre de clase baja. Esta obrera o
labradora que envejece prematuramente mientras pare, amamanta y cuida de la familia sin dejar de acudir a
la fábrica o al campo. Y casi nunca se habla de estas mujeres de clase alta, aristócratas o no, que en el mismo
momento de echar a sus hijos al mundo los dejan en manos del ama de cría, por muy amantísimas madres
que se declaren. Como nunca se pondera lo suficiente el esfuerzo que hacen las madres actuales,empeñadas
en criar bien a sus hijos y a la vez ser trabajadoras con derechos.
Pensemos qué ocurre cuando una mujer ama su profesión más allá del salario que le reporta, tiene hijos en
casa y un marido que apenas ha modificado su papel clásico.Y qué ocurre con mujeres cuyo empleo es, al
igual que para los hombres, una fuente de ingresos para pagar la hipoteca, los libros escolares o las
vacaciones.
Las madres jóvenes se resisten cada vez más al modelo de supermujeres, exhaustas por la entrega a los hijos,
al hogar y al trabajo externo. El modelo venidero es otro, basado en una maternidad / paternidad que, más
allá de la biología, consiste en proporcionar cuidados afectivos y materiales por parte de ambos sexos.
Hay que terminar con expresiones como: "Ella ha tenido que buscar una canguro". ¿El padre no? ¿Acaso no
es también de su incumbencia? La vida en pareja resultaría mucho más satisfactoria si las tareas del hogar y
la crianza de los hijos fueran asumidas por los hombres en justa proporción. Las separaciones serían menos
frecuentes y los hijos vivirían más felices.

Eulàlia Solé, La Vanguardia.

Responde, sin repetir lo que dice el texto, a las siguientes preguntas:


1. ¿Qué ha supuesto la progresiva incorporación de la mujer al mercado laboral en la escala tradicional
de valores?
2. De acuerdo con el texto, ¿Qué diferencia existe entre las madres de clase baja y las de clase alta?
3. ¿Cuál será, de acuerdo con el texto, el futuro en lo que a la paternidad se refiere?
4. ¿Estás de acuerdo con los postulados del texto? Justifica tu respuesta.