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il patchwork mediale

comunicazione e informazione
tra media tradizionali e media
digitali
Sociologia
Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
11 pag.

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IL PATCHWORK MEDIALE: COMUNICAZIONE E INFORMAZIONE FRA MEDIA
TRADIZIONALI E MEDIA DIGITALI
1 CAP COMUNICAZIONE E INFORMAZIONE
In quale epoca viviamo? La risposta non è semplice, possiamo definirci Post-moderni, Tardo-moderni o Neo-
moderni? L’unica cosa certa è che all’interno della grande società della conoscenza, non ci mancano le fonti
informative.
I mezzi di cui disponiamo sono sempre più interconnessi e divergenti. IMMEDIATEZZA e
IPERMEDIAZIONE, sono altri due connotati fondamentali della nostra esistenza. Da non tralasciare, la
FRAMMENTAZIONE, essa impedisce di ottenere indicazioni univoche, imparziali e definitive, ciò a causa
di un contesto economico, sociale, politico e tecnologico molto complesso e in costante cambiamento.
SIMMEL (1858-1918) La metropoli: “ Lo spirito moderno è diventato sempre più calcolatore. All’ideale delle
scienze naturali, quello di trasformare il mondo intero in un calcolo, di fissarne ogni parte in formule matematiche,
corrisponde l’esattezza calcolatrice della vita pratica che l’economia monetaria ha generato; solo questa ha riempito
la giornata di tante persone con le attività del bilanciare, calcolare, definire numericamente, ridurre valori quantitativi
e qualitativi… Le relazioni e le faccende del tipico abitante tendono ad essere molteplici e complesse: con la
concentrazione fisica di tante persone dagli interessi così differenziati, le attività e le relazioni di tutti si intrecciano in
un organismo così ramificato che senza la più precisa puntualità negli accordi e nelle prestazioni, tutto sprofonderebbe
in un caos inestricabile.”

Questa è la metropoli agli occhi del filosofo e sociologo Simmel, che riuscì ad assistere solamente agli albori
della grande organizzazione industriale e produttiva dell’inizio del ventesimo secolo (1900). Nella metropoli,
scopriamo che, alle spinte di oggettivizzazione, si affiancano quelle di soggettivizzazione, quindi
omologazione e diversificazione insieme, in accordo con il paradigma di complessità. Per poter coprire
questa grande distanza, l’informazione e la conoscenza, hanno utilizzato la MEDIAZIONE. L’ uomo ha
iniziato ad applicare la funzione di mediazione, appena ha imparato a comunicare con i suoi simili. Ma
cambiando il contesto che ci circonda, mutano anche le forme di mediazione.

BENJAMIN (1982-1940) L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: focalizza l’analisi
sulla perdita d’aura da parte dell’arte, allo stesso tempo cerca di comprendere il significato profondo che la
diffusione su larga scala di immagini, scritti e contenuti di ogni tipo può portare non solo a livello sociale ed
economico, ma anche a livello individuale, intellettuale e psicologico. Secondo lui, riproducendo, quindi
mediando e ancora mediando, il significato e il senso profondo delle opere, la loro funziona rituale, si
smarrisce e il contenuto finisce per essere stravolto, proprio in virtù di questa mediazione. Il concetto di
MEDIAZIONE, diventa per Benjamin il perno della comunicazione umana, la descrive in termini tecnici, ma
soprattutto esistenziali. Altra osservazione, la distinzione tra INFORMAZIONE E NARRAZIONE, entrambe
funzionano grazie alla mediazione.
• NARRAZIONE: caratteri rituali e relazionali, in essa il contenuto è calato nella vita del narratore
che a sua volta lo condivide con l’ascoltatore. Trasmissione dell’esperienza che funge da collante per
la comunità.
• INFORMAZIONE: funzioni più neutre, meccanicistiche, facente parte di un sistema della
conoscenza tipico delle grandi comunità urbane e industriali. Atrofia progressiva dell’esperienza.
Mira a comunicare il puro in sé dell’accaduto.
L’uomo civilizzato, ricade quindi in una sorta di isolamento, il rapporto con gli altri viene sostituito da una
costruzione sociale, un rapporto che è socialmente strutturato secondo le esigenze della società moderna. Il
“COMFORT ISOLA” evidenzia la capacità delle soc. moderne di fornire servizi, strutture e beni di sempre
maggiore qualità, ma allo stesso tempo diminuisce la qualità dei rapporti umani.
Il presunto isolamento del singolo individuo dai legami sociali, in particolare l’isolamento a fronte
dell’esposizione ai media e alla loro comunicazione, emerge quindi come nodo critico, da considerare nel
panorama attuale. Secondo Simmel, l’isolamento è una sorta di meccanismo di autodifesa al quale l’uomo
ricorre per proteggersi dall’enorme quantità di stimoli e informazioni cui è sottoposto.

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SIMMEL: L’UOMO BLASè: “L’incapacità di reagire ai nuovi stimoli con l’energia che competerebbe
loro, è proprio il tratto essenziale del blasè. Al blasè tutto appare di un colore uniforme, grigio, opaco,
incapace di suscitare preferenze. Ma questo stato d’animo è il fedele riflesso soggettivo dell’economia
monetaria, quanto questa sia riuscita a penetrare fino in fondo.”
La creazione del blasè, di Simmel, è la metafora di un uomo che difronte all’eccesso di stimoli, si chiude in
una sorta di indifferenza che lo isola progressivamente dalla comunità in cui vive, la quale si caratterizza
sempre di in legami astratti, ma dall’altra parte lo libera e lo rende indipendente, pronto ad esprimere la
propria individualità. Spirito oggettivo e spirito soggettivo si confrontano, entrambi modificati dai contesti
sociali, “l’atrofia della cultura individuale dovuta all’ipertrofia di quella soggettiva, è una delle ragioni
dell’odio feroce, che i predicatori dell’individualismo estremo, nutrono per le metropoli, ma anche una
ragione del fatto che essi siano così appassionatamente amati proprio nelle metropoli, dal momento che
appaiono al loro abitante i profeti e redentori della sua nostalgia inappagata.”
Dentro questa dinamica, si inserisce la figura del flaneur di Benjamin, è un soggetto che si trova ancora
sulla soglia fra metropoli e borghesia, non è ancora stato travolto. Una figura ambivalente, ancora in bilico
tra passato e futuro e che trova rifugio nella folla, in cui si perde e da cui osserva la città. Sia il blasè che il
flaneur, incarnano una reazione a ciò che stava cambiando nella condizione dell’uomo moderno. La
metropoli, è invece il terreno in ci si concentrano i conflitti, sia interiori che esteriori.

Secondo un parere personale, nella società di oggi possiamo ritrovare una figura non distante da quelle sopra
citate, l’UOMO SUPERFICIE, sotto la superficie, nasconde un livello che potrebbe opporsi al piano che
possiamo vedere. Tutto quello che fa è semplificato, mai approfondito, ma con una convinzione di fondo che
lo rende certo delle sue scelte e che gli fa credere che la sua opinione sia sua.

HABREMAS (1929): CONCEZIONE DI SFERA PUBBLICA. Non fa riferimento solo al concetto di


informazione, ma si amplia ad aspetti centrali della società moderna, fino ad includere processi di
comunicazione, di formazione dell’opinione pubblica e quindi la dimensione politica e la partecipazione alla
vita delle comunità. È intesa da Habremas, come uno spazio ideale di discorsi e pratiche discorsive a
carattere pubblico, che non ha confini fisici precisamente delimitabili. È l’arena discorsiva nella quale si
dibattono i problemi e le istanze della società, i temi che riguardano tutti i cittadini e che sono dunque di
interesse generale. Il suo formarsi, è frutto di una dinamica che coinvolge potere politico, economico, le
associazioni degli individui, le singole persone, tutti impegnati a portare all’attenzione degli altri, idee e
rappresentazioni di sé e della società. Appartiene al pubblico dominio, ma il suo essere “pubblica”, ha ragion
d’essere proprio in virtù della sua parte privata la società. La sfera pubblica, funge dunque da mediatore fra
stato e società. Il modello della sfera pubblica, come arena discorsiva razionale, è comunque messo a dura
prova dallo sviluppo progressivo dei mass media: i mass media, invertono il rapporto fra sfera pubblica e
società, imponendo frame discorsivi nei quali i privati possono riconoscersi, ma dei quali hanno perso la
paternità. I media, sono diventati delle agenzie di rappresentazione, lasciano poco spazio alla creazione di
identità e istanze dal basso. La sfera pubblica odierna, è una sorta di organismo geneticamente modificato
non più in grado di generare autonomamente un’opinione, l’individuo è chiamato a selezionare o a
identificarsi in contenuti imposti dall’alto. La crisi dei meccanismi discorsivi, a favore dei processi di
identificazione, è cresciuta passando dall’evoluzione dei luoghi fisici, ristretti, come caffe letterari, alle
riviste, ai quotidiani borghesi, fino a giungere alla cornice per eccellenza: la televisione. Citiamo anche i
social network, che però non sono necessariamente sfera pubblica. Hanno una dimensione di pubblicità e di
pubblicazione di discorsi e contenuti, ma non è detto che funzionino sempre come arene discorsive in cui
vengono affrontate in pubblico istanze di interesse generale.
LE TEORIE COMUNICATIVE
Distinguiamo INFORMAZIONE e COMUNICAZIONE. Non esiste comunicazione senza informazione,
l’informazione può essere considerata infatti come un elemento ineliminabile da ogni forma di
comunicazione, ma la concezione di informazione e la sua rilevanza all’interno di un processo comunicativo,
può variare a seconda della prospettiva di osservazione.

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MORRIS C. (1959) TEORIE SULLA COMUNICAZIONE: individua 3 registri sintattico, semantico e
pragmatico.
• Sintattico: struttura e trasmissione del messaggio, rimane sul piano formale. Assume un valore quasi
pragmatico la teoria matematica della comunicazione elaborata da Shannon e Weaver, si focalizza
sui problemi della trasmissione di un segnale attraverso un canale e sulla ottimizzazione di questo
processo. Consente di individuare aspetti come l’economicità della trasmissione (quindi della
costruzione del segnale), della ottimizzazione dell’efficienza nell’uso del canale e nella riduzione del
rumore. In questa prospettiva, l’informazione viene descritta come una varietà codificata e strutturata
e viene contrapposta al rumore -noise- inteso come varietà non codificata e non strutturata. Shannon
si era posto il problema di misurare l’informazione: la quantità di informazione, viene commisurata
alla libertà di scelta dell’emittente tra un numero definito di messaggi, tanto maggiore sarà questo
numero, tanto maggiore sarà l’informazione prodotta dalla selezione del singolo messaggio che verrà
trasmesso. (La successiva estensione di questa teoria, ha portato a eccessive riduzioni e
semplificazioni di un processo che pur essendo sociale, veniva sradicato dal contesto umano,
relazionale e culturale in cui è immerso). Il registro sintattico della comunicazione, mette in evidenza
come alla base del codice ci sia un’articolazione quasi meccanica e artificiale del linguaggio, si
interessa dell’aspetto economico dei codici, in quanto è preoccupato da considerazioni di efficienza
della trasmissione.
• Semantico: rapporto tra i segni e i loro significati, processo di significazione in generale. Si
preoccupa del significato, quindi dei soggetti che lo costituiscono e da cui non si può prescindere.
Ugo Volli (2008): propone una distinzione operativa del concetto di comunicazione, distingue un asse
verticale e uno orizzontale. L’asse verticale; considera l’aspetto semantico dei linguaggi “che cosa sto
dicendo?”, l’asse orizzontale; analizza la funzione sociale del linguaggio, che ha lo scopo di aggregare
gli individui intorno al discorso “a chi, con chi e per chi sto comunicando?”. Su questo asse si sviluppa
l’aspetto sociale della comunicazione, con il soggetto comunicante che mediante regole e all’interno di
spazi sociali, interagisce dando vita a significati e simboli che vengono costantemente rinegoziati con
l’interazione, è quindi tramite la vita comunicativa che si caratterizza il sociale, che a sua volta è la
cornice dove si sviluppa la comunicazione.
• Pragmatico: analizza la comunicazione contestualizzata nell’ambito di un’interazione sociale, si
focalizza sul rapporto tra comunicazione e relazione sociale concreta. Osserva la comunicazione nel
contesto di una relazione fra soggetti. L’approccio si basa su quanto può essere osservato dei
processi di comunicazione come processi di interazione sociale, estendendo il campo di osservazione
al contesto sociale in cui si realizzano gli atti comunicativi. In questa prospettiva, la comunicazione
non è pensato come mero passaggio di informazioni. Ogni comunicazione, anche la più semplice, è
composta da un livello puramente informativo (notizia) e un livello di relazione (comando),
metacomunicativo, nel quale si specifica in che modo leggere il contenuto nel contesto più ampio
della definizione della relazione sociale che la comunicazione stessa produce. Essere in
comunicazione implica prendersi un impegno relazionale. Nella prospettiva pragmatica, la
comunicazione è quindi concepita come un processo di interazione al cui interno l’informazione è
una delle prestazioni (il cosa), che a volte è un semplice pretesto per la costruzione e ricostruzione
continua della relazione sociale tra chi comunica.
BAETSON (1972): DEFINIZIONE DI INFORMAZIONE Riconosce nell’informazione, una differenza
che fa la differenza, ossia una differenza nell’ambiente che produce una differenza nel sistema, ad esempio
nella struttura emotiva e cognitiva del ricevente, che al tempo stesso diventa anche produttore. Manca
ancora l’analisi della progressiva evoluzione delle forme di mediazione della comunicazione sul rapporto tra
comunicazione e informazione
LUHMANN (1927-1998): La società è concepita come un sistema i cui elementi fondamentali sono
comunicazioni la comunicazione diventa il processo sociale per eccellenza, ma un processo sistemico. La
società è costituita da comunicazioni e tutto quanto non è comunicazione viene rigettato nell’ambiente. La
società è concepita come un sistema autopoietico, e la comunicazione è proprio l’operazione che realizza

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l’autopoiesi del sistema e lo distingue dal suo ambiente come sistema della comunicazione. Struttura sociale
e semantica:
• Semantica: riserva di temi a cui la comunicazione può attingere, è la struttura linguistica che
sorregge il sistema sociale e che assieme ad esso si trasforma, è intesa come funzione sociale.
Semantica e struttura sociale, sono per Luhmann legate in modo tale da costituire due facce della
stessa medaglia, come se entrambe optassero un’analoga riduzione e selezione della complessità (il
sistema sociale, elabora questa selezione nei confronti dell’ambiente, mentre la semantica, lo fa nei
confronti delle infinite ambiguità e ambivalenze che il linguaggio può produrre). Inoltre critica
Bateson, poiché chiarisce che affinchè si possa parlare di differenze che producono differenze, esse
necessitano di essere ricordate.
●informazione: è una differenza che cambia lo stato di un sistema, cioè produce una differenza
●comunicazione: sintesi di tre selezioni:
- emissione, selezione operata da Alter nel momento stesso in cui inizia il processo comunicativo (è Alter che
decide di comunicare)
- informazione, selezione operata dal sistema sociale stesso, “che cosa” viene comunicato
- comprensione, selezione da parte di Ego che riesce a distinguere Alter. Ego è in grado di distinguere tra il
comportamento comunicativo e la comunicazione stessa. Alter e Ego sono delle “costellazioni di
aspettative”, l’uno non esisterebbe senza l’altro, entrambi possono comunicare se sono all’interno di un
sistema che opera esso stesso delle selezioni.

2 CAP LA COMUNICAZIONE DEI MEDIA


Connessione tra comunicazione e società più allargata e riflessione su relazione tra individuo e società. Le
teorie della comunicazione hanno influenzato tutta la storia del 900. La riflessione sulla potenzialità dei
mezzi di comunicazione è stata al centro di dibattiti sia scientifici che politici e militari: i media sono
indubbiamente diventati parte integrante della nostra vita, e hanno modificato le nostre esistenza, sia a livello
individuale che collettivo. A partire dagli anni 70, le teorie scientifiche, hanno portato l’asse delle
osservazioni su una estensione dell’intelligenza che i media tecnologici consentirebbero di operare,
introducendo l’idea dell’intelligenza artificiale (forte o debole). Uomini e macchie: la visione delle macchine
come strumenti capaci di migliorare la comunicazione e i processi sociali. Si evince quindi una relazione tra
uomo e macchina, relazione mediata dalla tecnologia, un legame che potrebbe migliorare la qualità dei
legami sociali, non tanto provocandone l’alienazione, permettendo di raggiungere attraverso un linguaggio
comunemente conosciuto, persone, servizi, oggetti che difficilmente sarebbero accessibili dai più.
• Tematica del MICRO-MACRO LINK, relazione tra soggettività e macro istituzioni sociali e del
ruolo potenziale di partecipazione e di empowerment consentito dalle tecnologie.
Per poter comprendere il ruolo della comunicazione nel 900, bisogna partire dalla rivoluzione industriale
dell’800, da cui si scaturirono le grandi masse, i grandi agglomerati urbani, la stampa, la radio, la macchina
del cinema ecc. Un’audience sterminata e mezzi di comunicazione, che venivano percepiti come degli
immensi megafoni puntati sugli individui. Semplicemente pensando alle propagande belliche, ci rendiamo
conto di come il rapporto mezzo-audience fu una leva straordinaria di mobilitazione di massa. Tra le due
guerre in Europa, troviamo imposto a sistema radiofonistico, un controllo diretto/indiretto dello Stato,
ricordiamo anche come in Germania era proibito l’ascolto di radio straniere. Anche in Italia, durante il
fascismo, la radio plasmava l’opinione delle masse.
Secondo LUHMANN, i vari media vengono trattati secondo una prospettiva omogenea, come estensioni del
nostro corpo e della nostra mente, dunque sia a un livello sensibile che a un livello intellettivo. Ciascun
medium influisce sensorialmente nella nostra percezione del mondo in modo così radicale da provocare, di
volta in volta, l’intorpidimento o una sorta di ipertrofia estetica, in certi casi talmente forte da condizionare
tutto il nostro immaginario culturale e simbolico.
Per Luhmann non c’è sostanziale differenza fra spostamento di persone e spostamento di informazioni,
questa affermazione resta coerente con la sua visione dei media come delle estensioni, fisiche e psichiche
dell’uomo. La comunicazione è un concetto che tiene in sé il contenuto, la forma e i soggetti coinvolti. La
forma (il medium), il messaggio (il contenuto), “il messaggio di un medium è nel mutamento di proporzioni,

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di ritmi o di schemi che introduce nei rapporti umani”. Questa impostazione, considera la comunicazione
come un evento non solo intelligibile, ma anche sensibile, sintetico, comprendente informazione e
sensazione, e persino sentimento.
Le teorie sui media e la comunicazione di massa: la maggior parte delle riflessioni sul potere dei mass media,
nascono tra il 19 e 20 secolo, con l’esplosione della stampa, la diffusione capillare della radio, della
televisione, del giornale. Con l’avvento dello sviluppo industriale, in Italia diminuì il tasso di analfabetismo,
di conseguenza aumentò il numero di copie di giornali. Al giorno d’oggi, l’avvento del web non ha fatto altro
che rafforzare la potenzialità dei media.
I MEDIA, L’AUDIENCE, IL SINGOLO SOGGETTO.
La teoria ipodermica la teoria dell’ago ipodermico, o del proiettile magico, è la prima teoria a cui si fa
riferimento parlando del potere dei mezzi di comunicazione. L’idea centrale di questo approccio, viene
individuata da Wright (1975), ogni membro del pubblico di massa, è personalmente e direttamente
“attaccato” dal messaggio. È una teoria che trova le sue basi tra le due guerre mondiali, con la nascita dei
regimi totalitari. La comunicazione di massa rappresentò il contraltare sul piano simbolico
dell’industrializzazione e dell’urbanesimo. La comunicazione di massa veniva ipotizzata come una sorta di
voce superiore che potesse condizionare la coscienza, sia individuale che collettiva. Gli elementi che hanno
quindi caratterizzato il contesto in cui nasce la teoria ipodermica sono, da un lato l’assoluta novità del
fenomeno delle comunicazioni di massa dall’altro lo stretto legame che si creò tra questi mezzi di
comunicazione e i regimi totalitari dell’Europa della prima metà del 900. “Come potevano i media avere un
tale potere e una tale influenza, all’apparenza inarrestabile nelle società di massa?”: centrale è il concetto di
PROPAGANDA, intesa come propagazione di informazioni e contenuti volti a condizionare l’audience
secondo gli scopi di chi ha promosso la comunicazione stessa: la comunicazione di massa viene così tradotta
in un’attività manipolatoria. Lo scopo era quello di informare e educare le masse, cercando di uniformarle.
L’attività si trasforma da uno a più, a uno a tanti, a uno alla massa. Il concetto di massa è quindi
fondamentale per questa teoria, nasce nel pensiero politico ottocentesco con un’accezione negativa, poiché
vede nella massa il prodotto irrazionale, potenzialmente incontrollabile e violento, della progressiva
urbanizzazione e industrializzazione. D’altro canto, per i nascenti movimenti socialisti, la massa aveva
un’accezione positiva, sottolineava la capacità di aggregarsi da parte delle classi sociali più basse per uno
scopo collettivo volto all’emancipazione e alla conquista dell’uguaglianza. In ogni caso, l’idea di massa
sviluppatasi, sottintende la perdita dell’individualità a favore di una collettività più vasta e indeterminata il
cui tratto saliente è l’indifferenziazione. La massa è sostanzialmente un aggregato omogeneo di persone,
simili e non riconoscibili per specifiche caratteristiche distintive, anche se provenienti da ambienti
differenti e da altrettanti differenti gruppi sociali. Questo concetto rimanda all’indebolimento dei legami
tradizionali, alla trasformazione dei legami sociali, prepara il terreno a quelle che è criticamente considerata
come alienazione delle masse e la fusione del singolo all’interno di un magma sociale senza qualità. La
massa inoltre si compone da persone tra loro sconosciute, con numerose occasioni di contatto fugace, ma
scarsissime possibilità di interazione.
Simmel “La massa è una formazione nuova, che non si fonda sulla personalità dei suoi membri, ma solo su quelle
parti che accomunano l’uno a tutti gli altri ed equivalgono alle forme più primitive e infime dell’evoluzione organica.
Le azioni della massa puntano dritto allo scopo e cercano di raggiungerlo per la via più breve: questo fa si che a
dominarle sia una sola idea, la più semplice possibile.”
Dunque, secondo la teoria del proiettile magico, l’individuo è fatto bersaglio dei messaggi manipolatori di
mezzi di comunicazione che sono nelle mani di pochi, e se questi messaggi raggiungono i soggetti, li
penetrano analogamente a come farebbe un proiettile lanciato verso un bersaglio. Se quindi il bersaglio è un
insieme di persone con un limitato “campionario di idee”, il proiettile ha più possibilità di colpire e di
conseguenza condizionare, indirizzare i gusti, le scelte, qualche volta anche le emozioni. Osservazione della
combinazione stimolo-risposta lo stimolo, è la condizione che determina la risposta, stimoli che non
producono risposte, non sono stimoli. Una risposta deve necessariamente essere stimolata, una risposta non
stimolata è come un effetto senza causa.

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A discolpa della cultura di massa, troviamo Edgar Morin, sostiene che la cultura di massa, presenta
un’efficacia positiva nel suo immaginario, non unicamente manipolatoria, essa è in grado di esprimere moti
autentici della vita umana nel mondo.
Nella società di oggi, le persone nascono già immerse in questa cultura di massa, che per la maggior parte di
essi, rappresenta la cultura popolare, attraverso essa maturano il loro immaginario e mediante essa
strutturano i propri significati, la propria esperienza e le proprie relazioni simboliche e sociali con le persone
più prossime. La dinamica della comunicazione è sostanzialmente cambiata, ha portato i soggetti, da una
parte a comportarsi seguendo la massa, dall’altra parte troviamo capacità di scelte autonome, fuori da regole
tipicamente legate ai modelli dominanti.

I LIMITI DELL’INFLUENZA DEI MEDIA


Lasswel: propone il modello di espressione da un punto di vista “meccanico” sulla comunicazione. Il
processo comunicativo viene scomposto in 5 mosse: chi dice, cosa dice, a chi lo dice, attraverso quale
canale e con quali effetti. Se si è capaci di rispondere a questi 5 quesiti, allora si è prodotto l’effetto
desiderato. Secondo un’opinione personale, questi 5 quesiti dopo ¾ di secolo, hanno ancora una certa
valenza. Restano efficaci per mettere ordine negli studi sulla comunicazione, anche se per comprendere ciò
che accade con i nuovi media sociali avremmo bisogno di porci domande più complesse, nella specificità di
ogni singolo medium o piattaforma.
La domanda su:
CHI: ha generato studi sugli emittenti
COSA: ha dato vita all’analisi di ciò che viene prodotto e diffuso dai media
A CHI: analisi dell’audience e dell’effetto prodotto

●MESSAGGIO: sono considerati 4 fattori, la credibilità della fonte, l’ordine delle argomentazioni, la loro
completezza e l’esplicitazione delle conclusioni.
Lasswel, si poggia sulla teoria ipodermica, ma problematizza la comunicazione come fenomeno più
complesso, descrive un andamento fortemente asimmetrico, dove solo l’emittente ha un ruolo di produttore
di comunicazione e i cittadini, gli ascoltatori, coloro che ricevono il messaggio, hanno un ruolo prettamente
passivo, più o meno consapevole. Lo scopo della comunicazione è quello di sollecitare uno specifico effetto:
la risposta (come ad es. l’acquisto di un prodotto, la formazione di un’opinione, una elezione). La
comunicazione viene comunque considerata come uno strumento manipolatorio, che ha l’obiettivo di
condurre i soggetti a fare scelte congrue con quelle degli intenti dell’emittente. È considerata trasmissione e
non interazione.
Con l’avvento della rete, è stato riconsiderato il ruolo del ricevente, a egli è stata attribuita la capacità di
riuscire a “ricostruire” il significato del messaggio. Egli può anche opporsi al messaggio oppure proporre una
lettura diversa e antagonista. In questo caso, i media, riproducono una visione egemonica, favorevole alle
classi dominanti, volta alla perpetuazione dello STATUS QUO, ciò implica il conflitto interpretativo che
attribuisce valore alla posizione del ricevente. La forza del mass media, si riduce all’aumentare della
competenza del ricevente e con l’aumentare della varietà delle info disponibili. Queste teorie, si focalizzano
troppo sul potere dei media come persuasori e sull’effetto finale, trascurando l’aspetto rituale ed emozionale
della comunicazione.
Variabili intervenienti: c’è uno scarto fra l’idea che sia possibile ottenere effetti rilevanti purché i messaggi
siano strutturati adeguatamente e l’evidenza empirica secondo cui, spesso, gli effetti ricercati non sono stati
raggiunti. Sono variabili che intervengono con i loro effetti nel processo della ricezione e riguardano i singoli
membri dell’audience: se esistono differenze nelle loro caratteristiche, è prevedibile che ci saranno di
conseguenza delle differenze negli effetti della comunicazione. Sono variabili che si focalizzano sulla
differenziazione dell’audience, fattori come la classe sociale, l’istruzione, l’orientamento politico, queste
variabili influiscono ovviamente e in maniera decisiva nella formazione di opinioni, atteggiamenti e
comportamenti.
●PERSUASIONE: considerando il periodo odierno, constatiamo che questo approccio, presenta alcune
caratteristiche che derivano dal suo essere concentrato su situazioni di “campagna” di varia natura; la

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presenza di scopi precisi e di un corrispondente piano di comunicazione funzionale al loro raggiungimento,
una durata temporale ben definita, un momento caratterizzato da una vasta copertura comunicativa e da una
grande intensità; il successo della campagna potrà essere valutato quantitativamente. Le due coordinate che
compongono questa teoria dei media, sfociano in due filoni di ricerca distinti:
1- considerazione dei caratteri del destinatario, che influiscono sulla percezione e ricezione del messaggio,
secondo l’effetto che quest’ultimo si prefigge
2- ricerche che si preoccupano dell’organizzazione ottimale dei messaggi ai fini persuasori
La presenza delle variabili, commisura l’ampiezza del ruolo giocato dai destinatari. La comunicazione viene
composta in causa, processi psicologici individuali e effetto.
3- un terzo filone si sviluppa intorno agli anni 40 con Lazarsfeld, APPROCCIO EMPIRICO, o degli effetti
limitati; osserva anche i rapporti sociali.
• Differenziazione presente nel pubblico e nei vari pubblici con l’elaborazione di modelli di consumo
delle comunicazioni di massa
• Dinamiche di mediazione sociale che caratterizzano tali dinamiche di consumo.
Prima di preoccuparsi degli effetti dei media, si cerca di analizzare i motivi delle scelte di fruizione dei
pubblici. Laz. parla di effetti preselettivi e di effetti successivi: la radio in primo luogo seleziona il proprio
pubblico, solo dopo vi esercita un’influenza.
Consideriamo ad es le interazioni tra media di massa e media sociali, oggi l’orientamento del pubblico,
sembra strettamente legato agli andamenti dello share. Se una trasmissione ha successo, il pubblico seguirà
con maggiore intensità quello spettacolo. Ci si chiede se i social network stiano producendo una
modificazione dell’interpretazione dello share tradizionale, o se invece, ci stiamo avvicinando a nuovi
metodi di misurazione dei gusti/del gradimento del pubblico.
Il secondo filone si focalizza sulle relazioni sociali che influenzano la ricezione, dove le dinamiche sociali si
intersecano con quelle comunicative. Troviamo un primo stadio dove un gruppo di individui si collega
direttamente ai flussi dei media, uno secondo stadio, dove questi opinion leader, agiscono non solo come
intermediari nella diffusione dei messaggi, ma anche nella produzione di opinioni. Gli effetti dei media, sono
modellati dal contesto sociale concreto in cui si produce la ricezione, gli opinion leader sono soggetti
informati, motivati e competenti. Con la teoria del flusso di comunicazione a due stadi, si passa dal concetto
di persuasione al concetto di INFLUENZA dei media, è il risultato di una crescente presa di coscienza
riguardo alla complessità del processo comunicativo da parte degli studiosi, che gli ha spinti alla fine a dare
uno sguardo al contesto in cui la comunicazione ha luogo.
(Camp. Elettorale: effetto di attivazione, di rafforzamento, di conversione)

PUBBLICI ATTIVI: DECODIFICA E SELETTIVITÀ DELLE AUDIENCE


Le caratteristiche dell’audience, sono variabili rilevanti. Anche i media, sono fra di loro eterogenei e hanno
caratteristiche distintive.
Innanzitutto, la qualità dei contenuti che vengono selezionati dal pubblico, è correlata all’interesse e alla
motivazione ad acquisire informazioni in un determinato ambito (persone poco informate su un determinato
argomento, sono più difficili da raggiungere e da attivare, mentre persone più informate, sono maggiormente
disponibili).
I fattori che non consentono ai media di imporre opinioni comuni, sono in primis il fatto che i membri
dell’audience già possiedono una loro opinione, essa sarà efficacie quando i suoi messaggi confermano le
opinioni del ricevente. Le campagne di persuasione quindi sono principalmente ricevute e accettate da colori
i quali filoni di opinione sono in accordo con quanto trasmesso. Le capacità selettive dell’audience, si
riscontrano su diversi piani: l’attenzione, percezione (costruzione del significato e delle interpretazioni
dotate di senso a partire da uno stesso contenuto mediale), memorizzazione, azione.
Nel meccanismo di percezione selettiva, rientrano assimilazione e contrasto, assimilazione quando il
destinatario percepisce le opinioni del messaggio come vicine alle sue, più di quanto esse lo siano in realtà;
ciò può avvenire se non vi è una differenza eccessiva fra le opinioni del soggetto e quelle dell’emittente, c’è
uno scarso coinvolgimento e un debole attaccamento del ricevente riguardo l’argomento del messaggio.
Queste combinazioni, danno luogo al campo di accettazione, il resto, quello che non appartiene al campo di

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accettazione, rientra nel campo di rifiuto dove tutta la comunicazione ricevuta, apparirà al destinatario come
propagandistica e inaccettabile.
Il meccanismo di memorizzazione selettiva, è un processo continuo di costruzione della realtà, è strettamente
legato al sentimento e quindi alla realtà soggettiva dei singoli membri dell’audience. Effetto Bartlett,
designa il meccanismo per cui, nel corso del tempo, la memorizzazione seleziona gli elementi ritenuti più
significativi per il soggetto a scapito di quelli più difformi o culturalmente distanti. Simile è l’effetto latente
dove, mentre subito dopo all’esposizione di un messaggio, l’efficacia persuasoria risulta nulla, col passare
del tempo essa aumenta e le iniziali barriere all’influenza del messaggio tendono a venire abbassate. (Si parla
prima dell’avvento dei social network).
Oggi la situazione si complica dal momento che non è un solo medium a produrre l’informazione e non sono
più i media di massa, ma anche i social media. Quindi la selettività dell’audience rende conto sia del
carattere attivo dei riceventi, sia del fatto che siamo difronte a una molteplicità di pubblici, i cui confini
possono variare a seconda della prospettiva da cui scegliamo di osservarli. Il ruolo attivo della audience nella
costruzione di significati, è stato affrontato anche come tema della decodifica, a volte la decodifica può
opporre una “resistenza culturale”, dunque una negoziazione del significato. Il messaggio verrà letto secondo
quadri interpretativi personali, e i codici di codifica e decodifica possono non essere simmetrici. I soggetti
che decodificano il messaggio, possono non essere sempre quelli per i quali il messaggio è stato codificato.
Hall ha individuato 3 ipotetiche posizioni secondo le quali i testi televisivi possono essere codificati,
decodifica:
-conforme al codice dominante
-negoziata, certi assunti vengono accettati e altri respinti
-oppositiva, c’è un rifiuto categorico del contenuto proposto.
Lakoff FRAME: Costrutto culturale e concettuale, insieme di idee correlate tra loro che afferiscono a un
medesimo argomento e a un medesimo punto di vista su di esso. Un frame non può essere costituito al
momento dell’azione comunicativa per garantire l’efficacia; si tratta infatti di una struttura mentale
preesistente alla messa in discorso dei concetti. Infatti, come esemplifica Lakoff, il successo di un buon
discorso politico, sta nella individuazione di un frame coerente di riferimento, nel quale inserire le idee del
programma politico in questione; una volta costituita questa cornice cognitiva e una volta che il pubblico
sarà stato socializzato a questa cornice, basterà richiamare il frame per attivare immediatamente nella sua
mente tutte le metafore, le esemplificazioni, le idee e i concetti. Ciascun frame, attraverso alcune parole
chiave, stereotipi, esempi condivisi, crea un immaginario ben preciso e spesso richiama anche l’ideologia
che esso sottende: comprendere quel frame significa entrare in questo mondo, abitare significativamente le
sue metafore e quindi interiorizzarlo. Secondo Lakoff, si sceglie un frame che rafforza al melio le nostre
convinzioni o che riteniamo comodo da adattare alle nostre opinioni. (Come durante le elezioni, votiamo con
chi ci identifichiamo di più, non seguendo il nostro interesse). La strategia vincente quindi a livello di sfera
pubblica, per poter creare un’opinione, è necessario creare frame efficaci, condivisibili e riconoscibili.
Lakoff, dopo una fase analitica di comprensione del frame, elabora un piano strategico, delineando delle
linee guida per la comunicazione:
1. PROPOSTA: creazione del frame, operazione che richiede un approccio oggettivo, il più
possibile aperto alle opinioni di potenziali destinatari e in grado di supportare dal punto di vista
argomentativo le varie posizioni ideologiche.
2. INTERIORIZZAZIONE E RICHIAMO DEL FRAME: bisogna dare al frame creato, la massima
diffusione, perché possa essere progressivamente interiorizzato dal pubblico, che deve poterlo
fare proprio e riconoscersi in esso.
Secondo Lakoff, la politica utilizza un linguaggio orwelliano, ovvero usa un frame che tende a raccogliere
consensi, ma in modo ambiguo: è un linguaggio orwelliano quello che significa il contrario di quello che
dice, per tranquillizzare quelli che sono a metà strada.
L’ultima variabile da considerare, è l’utente/audience: le persone che si ritrovano difronte alla scelta del
frame cui fa riferimento il messaggio della comunicazione e devono fare i conti anche con il frame che
caratterizza il mezzo tramite cui la medesima comunicazione è inviata.

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MEDIA CALDI E MEDIA FREDDI (non tutti i media sono uguali)
McLuhan classifica i media in caldi e freddi, si fonda su un’osservazione globale di ciò che avviene nel
mondo dei media e di come essi interagiscono tra loro e con l’audience. Per medium caldo si intende un
medium che coinvolge principalmente un unico senso e con una grande quantità di dati, mentre un medium
freddo, è un medium a bassa definizione, con un contenuto informativo limitato che implica la
partecipazione del fruitore per completare il processo comunicativo/informativo. Un medium caldo permette
meno partecipazione di un medium freddo.
“C’è un principio base che distingue un medium caldo come la radio e il cinema, da un medium freddo come il telefono e la tv. È
caldo un medium che estende un unico senso fino a un’alta definizione: fino allo stato in cui si è abbondantemente colmi di dati.”
L’altro lato di questa osservazione, è il ruolo del ricevente, implicato nella natura stessa del medium “i media
caldi non lasciano molto spazio che il pubblico debba colmare o completare, comportano perciò una limitata partecipazione, mentre
i media freddi implicano un alto grado di partecipazione o di completamento da parte del pubblico.”

I MEDIA E LA COMUNITÀ
Quando viene inserito un nuovo medium nella società, assistiamo anche a un riassetto delle relazioni sociali
e delle forme comunitarie, ciò rappresenta la capacità dei mezzi di comunicazione di influenzare la struttura
della società, possiamo pensare a questo rapporto come una forma di coevoluzione. I media vengono fruiti in
maniera selettiva a seconda del tipo di comunità di riferimento, tra essi si instaura un rapporto di simbiosi
comunicativa.
È con internet che si può dire che sia iniziata una nuova epoca che ha completamente ridefinito la geografia
delle comunità a livello globale, inserendo nello scenario vere e proprie comunità virtualicomunità digitali.
Sono molto diverse da quelle tradizionali, pensiamo alla loro fluidità, sono capaci di polarizzare in un breve
tempo un numero molto alto di persone, ma allo stesso tempo, sono sottoposte al continuo rischio di
sfaldamento. Questi nuovi elementi di volatilità e imprevedibilità sociale, introducono variabili importanti
per quanto riguardano la struttura della sfera pubblica.
Van Dijk (1998) possono queste nuove formazioni sociali compensare il senso generale di perdita di
comunità che si è diffuso nel mondo occidentale? Stila in primis una lista di caratteristiche comuni a tutti i
tipi di comunità: presenza di membri, di organizzazione interna, di un linguaggio e di schemi di interazione,
cultura e identità comuni. Giunge alla conclusione che le realtà virtuali hanno molti elementi in comune con
quelle reali, ma non afferma che le comunità virtuali risolvano il problema della crisi delle comunità
tradizionali, possono al più completarle.
Dietro il termine “WEB 2.0” si nasconde un nuovo modo di comunicare che abita i media. Si può dare vita a
forme di produzione autentiche e originali, i contenuti prodotti dagli utenti -user generated content-
apportano un contributo fondamentale alla creazione dei contenuti presenti sul web, tanto che, alcuni di essi
riescono a diventare oggetti culturali mainstrem. Dall’altra parte, la crescita esponenziale degli utenti dei
social network, ha consentito di sperimentare forme partecipative attorno a condivisione di informazioni e
pratiche di intrattenimento dinamica partecipativa, dinamiche che in futuro condizioneranno il rapporto tra
consumatori e mercato, tra cittadini e istituzioni. 4 nuove forme di partecipazione
-appartenenza mediale
-espressività mediale
-problem solving collaborativo
-condivisioni di flusso
Jenkis, ha individuato inoltre le 8 caratteristiche che definiscono il panorama dei nuovi media: innovativo,
convergente (tecnica + contenuti), interattivo, partecipativo, globale, generazionale, ineguale.
LA FORZA DEI LEGAMI DEBOLI le relazioni tra soggetti danno vita alle reti: sono le interazioni che
hanno luogo all’interno dei nuclei sociali più piccoli, dai quali si sviluppano gli aggregati più grandi fino a
giungere alla società nel suo complesso.
Marc Granovetter: ha proposto l’analisi delle reti come strumento in grado di collegare fra loro teorie
micro e macro sociologiche. Il perno centrale di questo studio è il concetto di legame che è il parametro che
definisce la relazione: “la forza di un legame è una combinazione della quantità di tempo, d’intensità emozionale,
d’intimità e di reciproca disponibilità che caratterizza il legame”. A un legame forte tra due individui,
corrisponderà una geografia sociale simile, a un legame debole, corrisponderanno due orizzonti sociali

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differenti, in termini di conoscenze comuni e relazioni/culture condivise. Secondo Granovetter, sono i legami
deboli i promotori dell’innovazione e del movimento all’interno delle macro-strutture sociali, poiché mettono
in collegamento strutture diverse tra loro. Sono legami ponte e permettono che il numero di soggetti che
possono essere raggiunti da un’informazione, si moltiplichi. Sono uno degli strumenti fondamentali per la
diffusione culturale.
La sociologia classica, distingue i gruppi sociali in primari (legati alla famiglia), secondari (relazioni di
lavoro e amicali) ed effimeri (relazioni occasionali). Il gruppo degli effimeri, è interessante per la loro
produzione di relazioni che sono libere da vincoli tradizionali, possono produrre nuove configurazioni
sociali.

3 CAP IL CONSUMO DELL’INFORMAZIONE NEI MEDIA


L’informazione: il complesso processo di produzione e fruizione delle notizie.
Secondo McLuhan, internet ha mutato l’assetto mediale complessivo, i nuovi media, incalzano i vecchi e li
costringono a trovare forme e posizioni nuove, adatte al nuovo assetto complessivo. Internet è il mezzo, il
medium è il messaggio, internet è il messaggio. La rete contiene in sé le possibilità dei diversi media che
l’hanno preceduta e che può essere l’editore e il produttore dell’informazione/news.
Rapporto tra rete e informazione, 3 fasi:
✓ Fase entusiastica: la prima diffusione della rete aveva suscitato un forte entusiasmo, si sperava che
internet potesse essere il luogo di una nuova forma di libertà. In pochi prevedevano le dimensioni
dello sviluppo che poi si è verificato. La libertà è intesa come libertà di circolazione delle
informazioni. Il mezzo risulta indubbiamente economico, ma l’ingresso di internet nel mondo
dell’informazione, corrisponde a un’offerta di qualità contrapposta alla quantità? (caratteristica dei
media tradizionali). Il fatto che ogni persona potesse cercare i contenuti che più le interessavano,
potesse accedere in modo agevole e rapido a più fonti, avere la possibilità di entrare in contatto con
più persone, sembrava essere la premessa per uno scenario completamente nuovo e democratico.
Anche il problema dell’autorevolezza delle fonti viene risolto, grazie all’uso di un numero
sufficiente di fonti da cui potersi documentare. La quantità diventa qualità, e l’informazione non è
più solo mia, ma appartiene a tanti. L’informazione viene legittimata dalla quantità di autori e di
condivisioni. Si introduce il concetto di cooperazione. Consente la formazione di un’opinione
fondata su competenze di comparazione e selezione.
✓ Fase del scetticismo, isolamento e omofilia?: la prima fase è seguita da una cambio di tendenza, che
mette in evidenza gli aspetti più critici come il rischio di isolamento e omofilia. Si denuncia il rischio
di isolamento dei singoli, inghiottiti dalla loro vita virtuale e sempre meno partecipi del mondo off-
line. Il secondo pericolo cui si va incontro, è quello dell’omofilia, ovvero la tendenza a scegliere
informazioni e a circondarci di persone che hanno le nostre medesime posizioni, opinioni o
interessi. L’esito è una riduzione di circolazioni delle informazioni e la creazione di cluster di utenti
sempre più uniti e distinti da confini netti. Riprendendo Granovetter, persone con legami stretti,
tendono a mettere in atto una circolarità delle informazioni, magari non è un numero ristretto di
informazioni, ma è un numero limitato di opinioni e fonti.
✓ Fase matura della rete: molte delle speranze iniziali hanno avuto degli esiti concreti. Libertà di
informarsi, di creare dal basso, senza o con bassa gerarchia, le notizie hanno la possibilità di
circolare anche senza i media mainstream e vi è in qualche modo la possibilità di sfuggire alle
censure. Alcuni elementi restano però simili all’informazione tradizionale, ritroviamo infatti gli
opinion leader, come ad esempio nei blogger di successo, diventano dunque personaggi influenti.
Ciò ripropone l’idea di autorevolezza e autorità delle idee. Al tempo stesso si sono formati cluster di
utenti che utilizzano la propria popolarità, a volte per consuetudine, altre per strategia, per aumentare
la visibilità dei membri del gruppo cui appartengonoblogstar: la nuova élite dell’informazione.
Bisogna comunque constatare che sia tv che internet vengono utilizzati allo stesso modo, con la stessa
percentuale di giovani. Sono utilizzati in maniera combinata. In generale gli italiani per informarsi, utilizzano
un mix di differenti media. La differenza principale resta la libertà di “produzione dell’informazione”. Con
internet si assiste sicuramente ad un passo avanti nella modalità di creazione e diffusione dell’informazione.

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Collaborative filtring una forma condivisa di selezione dei contenuti; la circolazione di informazioni a
cerchie di contatti, soprattutto se si utilizzano piattaforme di social networking o siti di informazione
collaborativa, con l’affinarsi sempre crescente dei sistemi di content analysis, e la possibilità di filtrare le
news secondo parametri-utente personalizzati, potrebbe essere alla base di questo fenomeno.
IL CONSUMO DI NEWS DEGLI ITALIANI: RICERCA LaRiCA
La progressiva adozione di internet, sta cambiando il modo di informarsi degli italiani. L’attenzione del
pubblico di riferimento è molto alta per la ricerca di informazioni, ma varia sensibilmente da età a età. Circa
il 32% confessa di informarsi in maniera costante: consumatori avidi di news, la maggior parte sono adulti e
anziani. La maggior parte utilizza un mix variegato di fonti da cui informarsi, solo il 3% si affida ad un solo
mezzo per informarsi, mentre quasi la metà degli italiani utilizza una media di 5/7 mezzi di comunicazione
diversi. Lo scenario che si presenta è significativamente diverso da quello degli Stati Uniti, infatti in Italia, si
predilige l’informazione locale, inoltre gli americani, almeno il 61% utilizza internet per informarsi (+10%
rispetto agli italiani), internet è così il loro 3 mezzo di comunicazione più seguito. Lo studio si è concentrato
principalmente sui possessori di cellulari, successivamente anche sul livello di fedeltà verso le singole fonti
informative. Il 63% degli italiani, dichiara di utilizzare in rete almeno 2/5 siti come fonte per informarsi, solo
il 15% utilizza un solo sito e il 68% dichiara di non avere un sito preferito. Il livello di fedeltà risulta dunque
molto basso, ma bisogna anche constatare che il numero di siti web è contenuto. In generale chi utilizza da
5/7 piattaforme, ha un titolo di studio medio alto e guadagna più delle altre categorie. Chi usa una sola
piattaforma, decide di affidarsi alla radio, alla tv o a internet. Negli Stati Uniti, del gruppo di coloro che si
informano da una sola piattaforma, la maggior parte utilizza solo il web. Per gli italiani invece la tv copre il
91% del pubblico e si attesta su livelli d’uso tendenzialmente molto alti all’interno di tutte le categorie.
Sicuramente la maggior parte del pubblico è composta da adulti di età superiore ai 50 anni. Il tema di
maggiore insoddisfazione, risulta essere “scienza e scoperte scientifiche”, il 46% degli italiani ritiene infatti
che la copertura non sia sufficiente, particolarmente insoddisfatti, sono i giovani 18-29 anni. Il secondo posto
è occupato dalla cultura. Al terzo posto invece musica e arti (negli ultimi 2 casi sono le fasce d’età più
anziane a ritenersi insoddisfatte).
ATTEGGIAMENTI E OPINIONI SULL’INFORMAZIONE
Le preferenze personali e la routine di vita quotidiana influiscono notevolmente sulle ragioni per le quali ci si
informa, la quasi totalità degli italiani afferma di informarsi almeno occasionalmente, almeno per un senso
civico, per poter avere argomenti di cui parlare, ritenendo l’informazione quasi una forma di intrattenimento.
L’85% segue le notizie perché sente di avere un dovere sociale o civico ad essere informato, il 77% perché
gli piace usare notizie e informazioni come argomento con amici, famiglia e colleghi, il 64% perché trova
che le informazioni possano migliorare la propria vita, il 40% perché la trova una forma di intrattenimento, il
30% per lavoro. Circa l’84% ritiene che la maggior parte delle fonti di informazione siano schierate, più
aumenta l’età e più diminuisce questa percentuale. Inoltre si condivide in maniera abbastanza massiccia,
l’idea che ci sono notizie rilevanti volutamente omesse dai media.

Più della metà degli italiani si informa su internet, chi si informa in rete comunque non abbandona i
tradizionali metodi di informazione. I consumatori di news online sono principalmente giovani, gli argomenti
più ricercati variano da eventi nazionali, arte, cultura, meteo ecc. La ricerca che prevale in rete quindi, non è
una ricerca settoriale.
• Heavy on line news users
• Medium online news users
• Light online news users
Uno dei maggiori rischi dell’informazione attraverso internet è che i consumatori tenderebbero a ritirarsi
all’interno della propria nicchia di interesse con un conseguente rischio di iper-specializzazione. In generale
l’informazione viene assorbita casualmente mentre si è online a fare altro: casual information.
I mobile news consumers sono circa il 28% della popolazione, i loro interessi sono variegati e comprendono
un’ampia gamma di temi. Sono utenti più attivi rispetto ai semplici internet users.

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