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L'Effetto Mozart

Il fenomeno denominato "Effetto Mozart" e la Silent Sub Technology

LA MUSICA COME ABILITA’ COGNITIVA

IL LINGUAGGIO MUSICALE

BIOLOGIA DEL PENSIERO MUSICALE

MUSICA E INTELLIGENZA SPAZIO-TEMPORALE

L'EFFETTO MOZART SECONDO PARSIFAL

L'EFFETTO MOZART SECONDO L'ALTRA MEDICINA


RECENSIONI SULL'EFFETTO MOZART

LA SILENT SUB TECHNOLOGY


DEMO SULL'EFFETTO MOZART

GRAFICI E DIAGRAMMI

LA MUSICA COME ABILITA’ COGNITIVA

Sappiamo che la musica aiuta a strutturare il pensiero ed il lavoro delle persone


nell’apprendimento delle abilità linguistiche, matematiche e spaziali; soprattutto l’intelligenza
musicale influisce sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale più di altre intelligenze. Meno
risaputo è che la musica possa influenzare l’organismo modificando lo stato emotivo,
fisico e mentale: tale fenomeno viene denominato "effetto Mozart".

Uno dei maggiori studiosi del suono dal punto di vista medico, Alfred Tomatis, dichiara che
"Mozart è un’ottima madre, provoca il maggior effetto curativo sul corpo umano".
Lo ‘effetto Mozart’ riesce ad agire essenzialmente come tecnica psicologica nella modificazione
di problemi emotivi e può modificare le varie patologie di cui è affetto l’essere umano: è
un’eccellente tecnica di comunicazione ma anche un aiuto ad
altre tecniche terapeutiche.

Prima di analizzare questo ‘effetto curativo musicale’ bisogna


conoscere quali processi psicologici si innescano nella mente
musicale, che rapporto sussiste tra musica e linguaggio e quali
localizzazioni cerebrali sono specifiche delle abilità musicali.
Specificamente, i problemi psicologici insiti nella comprensione
musicale, vanno affrontati in termini di processi cognitivi
facendo riferimento all’opera di John A. Sloboda, psicologo
sperimentale: egli analizza la componente cognitiva insita nella
comprensione e nell’apprezzamento di un fatto musicale.
La sua attenzione è rivolta alle ricerche empiriche: analizza ciò
che gli individui riescono a compiere con la musica e non quello
che dicono di fare. Viene studiato il comportamento dei musicisti
Dr. Alfred A. Tomatis (1920- nella vita reale e non il comportamento che si verifica in
2001) situazioni artificiose di laboratorio.

La psicologia dei processi cognitivi cerca di offrire un aiuto ai compositori per capire le basi
mentali della loro attività: comprendere e spiegare caratteristiche fondamentali delle abilità
musicali e dei meccanismi cognitivi insiti in esse.
Il cognitivismo di Sloboda si riferisce ad una modellistica dei processi cognitivi in termini di
rappresentazione delle conoscenze; sicuramente tale analisi rappresenta sì, un’introduzione
alla psicologia dei processi cognitivi ma, la musica viene ad essere un pretesto per analizzare i
processi cognitivi impiegati in tutti i settori in cui l’uomo si trova a contatto con il mondo e,
quindi, non solo nell’ambito musicale.

Si comprendono le strutture utilizzate per rappresentare la musica; tale processo di


apprendimento è concepito in due fasi: prima fase è quella in cui si verifica l’apprendimento in
quanto in minoranza) in cui viene incoraggiata l’aspirazione ad eccellere in una determinata
abilità.
Quindi, secondo il Nostro autore, le abilità musicali si costruiscono sulla base di capacità
e tendenze innate: troviamo prima un insieme comune di capacità primitive (nella nostra
cultura occidentale, sino ai dieci anni di età, il processo dominante è quello dell’acculturazione)
poi subentra un bagaglio di esperienze che la cultura fornisce , con la crescita, ai bambini
(infatti sono fondamentali, per lo sviluppo delle abilità musicali, sia l’ambiente familiare che
quello scolastico).

Più i bambini sono esposti alla musica, prima di iniziare la scuola, e più profondamente uno
stadio di codificazione neurale li accompagnerà per tutta la vita.

Successivamente subentra l’ influsso esercitato da un sistema cognitivo generale in


trasformazione: la capacità di insegnare ad un bambino ad ascoltare, a prestare attenzione
all’inflessione e a contestualizzare suoni e parole è stata trascurata dalla società moderna; solo
un ascolto attento e corretto consente di accedere allo ‘Effetto Mozart’.

Jean Piaget, ne La naissance de intelligence chez l’enfant, asseriva che lo sviluppo cognitivo
vada spiegato, in parte, in termini di sequenza ordinata e strutture cognitive generali; il tipo di
apprendimento di cui siamo capaci a tutte le età è dovuto al tipo di risorse cognitive che si
posseggono, cioè le caratteristiche generali del nostro bagaglio intellettuale a quell’età.
Il bambino non è in grado di compiere azioni padroneggiando determinati concetti, perché non
ha in sé alcune risorse cognitive per comprendere determinati enunciati.

Bisogna stare attenti alla possibilità di scoprire delle sequenze invarianti di sviluppo musicale;
queste sequenze non dovrebbero tanto spiegare gli aspetti più particolari del comportamento
musicale, quanto i tipi di attività musicali che si dovrebbero riscontrare alle varie età, in virtù
delle capacità cognitive generali che richiedono.

L’educazione vera e propria implica il fatto che l’individuo, istruito, compia uno sforzo
consapevole con lo scopo (scopo: condizione fondamentale dell’apprendimento) di raggiungere
degli obiettivi più elevati. E’ anche vero che, l’uomo è biologicamente predisposto ad eccellere
in abilità cognitive specifiche: sussistono meccanismi per l’acquisizione di queste abilità.
Si può concludere affermando che, l’educazione sembra contribuire ad un approfondimento
delle conoscenze e ad un miglioramento dei risultati all’interno di una certa abilità ma non
abbia tanto delle implicazioni ampie per l’intero sistema cognitivo .

IL LINGUAGGIO MUSICALE

La musica possiede la capacità di convogliare i suoi significati emotivi: ciò porta a pensare
che la musica sia una sorta di linguaggio.

Linguaggio e musica sono caratteristiche della specie umana e appaiono universali in tutti gli
uomini; affermare tale universalità vuol dire che gli individui possiedono una capacità generale
di acquisire una competenza linguistica e musicale.
Quindi, dato che la musica è - come il linguaggio - una attività umana, si può supporre che
dall’osservazione della sua struttura si riesca a dedurre qualcosa sulla natura della mente
umana che riesce a produrla naturalmente e liberamente.
Alcuni studiosi ritengono che le regole di una grammatica musicale siano i veri e propri
procedimenti usati per generare musica. Ma la musica è in grado di esprimere emozioni e,
quindi, di comunicare? Oppure, essendo una manifestazione artistica, non è capace di
esprimere nulla?

Tale diatriba, sin dai primi anni del ‘900, terminava definendo la musica un "non-linguaggio":
nel linguaggio vengono articolate le parole per costruire frasi, mentre nella musica non è
semplice identificare qualcosa che corrisponda ad una parola.

Il superamento di queste posizioni si è avuto quando sono stati correttamente identificati i


termini del problema: nel linguaggio esistono componenti minimali privi di significato
(fonemi), che vengono utilizzati per creare componenti minimi che posseggono un significato
(morfemi), i quali, a loro volta, vengono usati per formare parole e frasi.
Nella musica si trovano le note che sono, in sé, prive di significato e che vengono usate per
creare intervalli e accordi , cioè il materiale utilizzato per strutturare temi e frasi musicali.
Si è dovuto attendere sino all’avvento degli studi semiotici sui segni dei vari linguaggi (proprio
Sloboda ha compiuto approfonditamente tali studi) per comprendere meglio le relazioni fra il
linguaggio comune e l’arte dei suoni:

 sia la musica che il linguaggio sono sistemi di comunicazione universali fra gli
uomini;
 entrambi i linguaggi usano, fondamentalmente, lo stesso canale uditivo-vocale;

 ambedue possono produrre un numero illimitato di frasi;

 i bambini imparano tutti e due i linguaggi, esponendosi agli esempi prodotti dagli
adulti;

 esiste una forma scritta;

 in entrambi i linguaggi è possibile distinguere una fonologia (componenti del


linguaggio), una sintassi (le regole per combinare fra loro le componenti) e una
semantica (attribuzione di significato ai prodotti del linguaggio).

 Legame perpetuo tra musica e linguaggio può essere suggerito da un’analisi della
suddivisione del cervello: il piano temporale, situata nel lobo temporale della
corteccia cerebrale è l’area del cervello che sembra essere associata all’elaborazione del
linguaggio e sembra anche che ‘classifichi i suoni’.

Non dobbiamo dimenticare che il fatto di vivere nel suono e, più precisamente , nel suono
prodotto dal linguaggio, imprime sempre piccoli segni sul sistema nervoso periferico: a
seconda delle parole utilizzate, del timbro generato, sarà interessata questa o quella parte del
corpo; quindi possiamo considerare l’immagine del corpo come conseguenza del linguaggio;
accettando tale idea, si può sperare di rimodellare il corpo migliorando la parola.
Inoltre, sappiamo che alcune espressioni verbali non hanno nulla in comune col significato della
musica, ma vengono associate a moduli ritmici per aiutare la memorizzazione; ciò accade
soprattutto nel caso di stili percussivi. Un esempio è costituito dai suonatori di tamburo
africani, i quali correlano, appunto, le sillabe ad alcuni suoni emessi dai tamburi: questi suoni,
prodotti da strumenti, permettono la trasmissione di messaggi ‘verbali’ a notevole distanza.
Ciò dimostra che, presso alcune culture, il linguaggio è imitato musicalmente.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che - come affermava Sloboda - le aree cerebrali
responsabili della musica sembrano avere una sovrapposizione parziale, anche se
incompleta, con quelle responsabili del linguaggio. La musica impiega un insieme distinto di
risorse neurali.

Dove sta la verità? l’analogia linguistica non è né vera né falsa, si adatta parzialmente al suo
oggetto. L’elemento vero è la concezione in base a cui noi ci rappresentiamo nelle sequenze di
elementi individuali, assegnando ad essi ruoli tematici in strutture astratte sottostanti, alcune
delle quali presentano somiglianze reciproche; ciò che determina o meno la vigilanza
psicologica tra gli elementi è il loro reciproco rapporto entro queste strutture.
 BIOLOGIA DEL PENSIERO MUSICALE

Le componenti delle abilità musicali, come di ogni altra abilità cognitiva, hanno precise
localizzazioni cerebrali.
L’orientamento biologico della psicologia cerca di spiegare il comportamento umano in termini
di operazioni del cervello e del sistema nervoso che sono, a loro volta, influenzati dalla
costituzione genetica dell’organismo.

Dobbiamo, prima di tutto, ricordare che ciò che apprendiamo sono le strutture utilizzate per
rappresentare la musica: esiste sia una forma di acculturazione educativa, cioè un
apprendimento che avviene a seconda della esposizione, durante l’infanzia, ai normali prodotti
musicali della nostra cultura, sia un’educazione vera e propria che porta all’acquisizione di
abilità specializzate. Le influenze, sia biologiche che sociali, sono ovviamente comprese in una
spiegazione completa della condotta umana.

Quali, quindi, i fattori responsabili delle differenze culturali musicali? Esiste una base biologica
per le origini della musica nella nostra specie? La composizione musicale ha una funzione
biologica?
Tali quesiti possono essere analizzati mettendo in evidenza le differenze che sussistono tra la
cultura scritta e quella orale.

Nella cultura orale, le uniche guide sono le conoscenze attuali e la memoria.


Per molte persone, la scrittura viene ad essere fondamentale che la realtà è, sotto molti
aspetti, mediata dalle loro notazioni; quel che può essere scritto e conservato è giusto e
definitivo: nella cultura scritta, la memoria di una persona viene giudicata sulla base della
registrazione scritta.

Sfortunatamente, molte persone alfabetizzate ritengono che la vita o le conoscenze di una


cultura che si basa sulla scrittura siano, in un certo senso, superiori a quelle di una cultura
orale; per contro, sarebbe più corretto sostenere che la cultura orale e quella alfabetizzata
sono differenti.

La nostra scrittura alfabetica può portare ad un impoverimento della comunicazione: non è in


grado di preservare informazioni significative nel ritmo, intonazione, tono e gesti, mentre
riesce a custodire le informazioni fonetiche.

Nelle culture orali, la musica viene trasmessa da un individuo all’altro ed è soggetta, come le
conoscenze verbali, a variazioni nel tempo: all’interno di una cultura orale una esecuzione,
spesso, non è uguale a quella precedente. In una cultura orale è impossibile che si possa
ottenere lo stesso tipo di conoscenze che si traggono da determinati brani, dopo ripetuti esami
delle partiture, o ripetuti ascolti della stessa registrazione.

Ma, nonostante tutte queste differenze, sussistono basi cognitive universali per la musica, che
trascendono le singole culture? Anche se la tonalità non è assolutamente universale, i concetti
di scala e di tonica, hanno delle analogie formali in molte culture.

Inoltre, sembra che la suddivisione delle scale in gradi segua dei principi comuni nella maggior
parte delle culture.

Si è affermato che le componenti delle abilità musicali hanno precise localizzazioni


cerebrali: alcune ricerche hanno portato alla conclusione che le funzioni intellettuali sarebbero
localizzate in aree differenti del cervello.

La musica di Wolfgang Amadeus  Mozart (1756-1791 foto a lato)


aiuta ad organizzare i circuiti neuronali di alimentazione nella
corteccia cerebrale, soprattutto rafforzando i processi creativi
dell’emisfero destro associati al ragionamento spazio-temporale.
Sembra possibile che le attività cerebrali di un individuo si
dissolvano, lasciando intatto il suo intelletto musicale. Intervenendo sull’emisfero sinistro, si
provocano disturbi del linguaggio; mentre si causano danni al canto, agendo sull’emisfero
destro. In realtà la musica racchiude sotto-abilità logicamente indipendenti: non dobbiamo
dimenticare che una regione di un emisfero cerebrale è qualcosa di molto ampio.

Attraverso vari studi si è giunti alla conclusione che, anche se le lesioni all’emisfero destro
danneggiano quasi sempre le funzioni musicali, le lesioni all’emisfero sinistro hanno quasi
sempre gli stessi esiti. Quindi è semplicistico affermare che la musica si trova nell’emisfero
destro: le attività musicali sono dissociabili e soggette a danni specifici, come quelle del
linguaggio.

Significativa è l’affermazione del musicologo tedesco H. Schenker, secondo cui a livello


profondo, tutte le buone composizioni musicali , rivelano lo stesso tipo di struttura delle
composizioni verbali, riuscendo a mostrare, almeno in parte, la natura affine delle intuizioni
verbali e musicali.

Non dobbiamo dimenticare, nell’analisi biologica del pensiero musicale, il ruolo cardine svolto
dall’orecchio o, meglio, dalle orecchie: come l’emisfero destro e quello sinistro operano in
maniera diversa, così fa ciascuna delle orecchie.

L’orecchio destro è dominante perché è in grado di trasmettere gli impulsi uditivi ai centri
del cervello che regolano il linguaggio in maniera più veloce di quello sinistro; gli impulsi
nervosi che derivano dall’orecchio destro raggiungono direttamente il cervello sinistro dove si
trovano i centri del linguaggio, mentre gli impulsi nervosi dell’orecchio sinistro, compiono un
viaggio più lungo attraverso il cervello, che non possiede centri del linguaggio corrispondenti, e
poi ritornano al cervello sinistro.

Potremmo definire l’orecchio il direttore d’orchestra dell’intero sistema nervoso. L’orecchio


integra le informazioni fornite dal suono e organizza il linguaggio.

Infatti il linguaggio, come elemento fondante dell’umanità dell’uomo, non può essere
analizzato e studiato se non si tiene presente il ruolo determinante svolto dall’udito: è grazie
all’udito che è stato possibile all’uomo, costruire il linguaggio.

Anche Alfred Tomatis considera l’orecchio l’organo chiave nello sviluppo


totale dell’uomo: permette a tutto il corpo di diventare "un’antenna
ricettrice che vibra all’unisono con la fonte del suono".

L’orecchio risulta essere fondamentale per comprendere l’evoluzione


dell’uomo: rappresenta anche la chiave per capire come possa essere
utilizzato lo ‘effetto Mozart’.

Ma l’organo dell’udito non presiede soltanto la facoltà di udire, ma anche la


capacità di ascoltare; sappiamo che non occorre sentire per ascoltare, infatti parecchi
musicisti famosi, del passato, erano sordi e, anche se non erano in grado di sentire con le
orecchie, potevano percepire codici e schemi ritmici grazie a vibrazioni che percepivano con le
mani e altre parti del corpo.

Importante notare come la funzione dell’ascolto sia direttamente collegata alla concentrazione
della memoria, alle condizioni psicologiche, alla consapevolezza, alla comunicazione.
La nostra società si preoccupa troppo dell’intelligenza: esami di ammissione all’Università,
colloqui di lavoro privilegiano il pensiero lineare dell’emisfero sinistro; tali abilità sono
essenziali, ma possono non essere così basilari come la capacità di ascoltare e di parlare.
Se sussiste l’incapacità di saper ascoltare si può verificare l’incapacità di progredire verso
sofisticate tecniche di apprendimento. Sviluppare un ascolto corretto è il segreto per
accedere allo ‘effetto Mozart’ .
MUSICA E INTELLIGENZA SPAZIO-TEMPORALE

L’ <<effetto Mozart>> è in grado di far risaltare, migliorando, le abilità cognitive dell’individuo,


attraverso lo sviluppo del ragionamento spazio-temporale.

Dobbiamo prendere atto che, a prescindere dai gusti, la musica di Mozart rilassa, migliora la
percezione spaziale e permette di esprimersi più chiaramente, comunicando sia col cuore che
con la mente; inoltre le aree creative del cervello vengono stimolate dalla melodia e dal ritmo
del grande compositore.

Attraverso la musica mozartiana si può aiutare a sviluppare, a compensare, a restituire


carenze dovute a danni: le parti indenni del cervello hanno riserve dalle quali l’organismo può
ricavare questi elementi sostitutivi.

Inoltre, nel mondo contemporaneo la musica rappresenta un sistema di comunicazione ed un


linguaggio di grandissima diffusione e, soprattutto, <<music is a window into higher brain
function>>.
Sappiamo come l’esperienza sonora, durante la prima fase della vita e come l’uso dei linguaggi
musicali, per la loro esperienza strutturante, stimolino l’intelligenza e la personalità.
La musica è un linguaggio non meno importante di quello visivo, corporeo o verbale, in grado
di esprimere idee, concetti, sentimenti propri di ogni individuo.

E’ indispensabile fornire i bambini gli strumenti idonei per conoscere, sperimentare, analizzare
con pensiero critico la realtà sonora e musicale, in cui sono inseriti. La mente infantile è dotata
di ‘meccanismi’ che la portano ad imitare l’adulto e tali trasformazioni della mente dipendono
dal modo diretto con cui interagiamo da piccoli col mondo che ci circonda, interazioni che non
sono attività cognitive ‘pure’ ma che prendono forma a partire da attività di base quale i
movimenti, le sensazioni, le emozioni.

Il bambino, come sostiene Shimchi Suzuki , fondatore della <<School for talent education>>
in Giappone, possiede un potenziale infinito.

Proprio come i bambini imparano naturalmente la lingua materna, così la musica è altrettanto
a diretto contatto con il cervello , quindi l’educazione musicale può formare e modellare il
cervello.
Suzuki in Nurtured by Love, uno dei suoi principali scritti, sostiene che attraverso l’imitazione
si possa insegnare ai bambini che bisogna permettere alle abilità di espressione di maturare e
sbocciare durante l’infanzia; un’educazione musicale infantile precoce porta ad effetti
significativamente positivi sul cervello e sull’apprendimento.

Il bambino vive in un mondo caratterizzato dalla presenza simultanea di stimoli sonori


moderni, il cui disorganico sovrapporsi può comportare il rischio sia di una diminuzione della
attenzione e dell’interesse per il mondo dei suoni, sia di un atteggiamento di ricezione soltanto
passiva.
Non dobbiamo dimenticare che, ancora prima di nascere, il piccolo vive esperienze sonore –
musicali, percependo, voci, rumori, suoni e musiche che provengono dall’ambiente circostante.
L’orecchio del bambino, già a tre anni è sensibile alla dinamica, al colore timbrico, al riverbero
ambientale e alla dislocazione delle sorgenti nello spazio.

Nel numero di ‘Newsweek’ del 19/02/96, venne pubblicato un servizio dal titolo <<Your child
brain >> (il cervello del tuo bambino) dove vennero riportati i risultati di numerosi studi
compiuti in vari istituti di ricerca e Università ameri cane, sulle modificazioni che si realizzano
nel cervello di un bambino che sia precocemente avviato all’uso dei linguaggi musicali.
Di particolare interesse sono i risultati di ricerche compiute da Gordon Shaw, presso la Irvine
University della California dove, a gruppi di bambini della scuola materna, sottoposti a test
specifici per la determinazione del Quoziente Intellettivo, sono state impartite lezioni di
canto e di piano.
Dopo sei mesi di insegnamento della tastiera del pianoforte, questi piccoli ottenevano un
miglioramento, un accrescimento straordinario del ragionamento spaziale-temporale rispetto
ad altri fanciulli che non avevano svolto attività musicali; inoltre l’effetto ottenuto durava molti
giorni e le implicazioni istruttive erano rilevanti.

Gordon Shaw nel suo libro Keeping Mozart in Mind , cita un esperimento pilota che è risultato
essere particolarmente significativo per verificare l’intelligenza in bambini in età prescolare:
veniva presentato un puzzle da costruire ai bambini, i quali entro un determinato periodo di
tempo dovevano ricomporlo; inoltre veniva richiesto loro di formare mentalmente l’immagine
dell’oggetto completato e di ruotare i pezzi del puzzle per confrontarli e accoppiarli. Tale
performance venne facilitata mettendo insieme i pezzi secondo ordini ben definiti. Tale
esperimento era servito per delineare la natura spazio-temporale dell’esperimento.
Il team dell’Università della California, attraverso queste ricerche sperimentali, vuole
cercare di ribadire che la musica è in grado di stimolare i modelli interni del cervello
favorendone l’impiego in ragionamenti complessi; Inoltre questi studiosi hanno dimostrato che
esistono relazioni causa-effetto tra ascolto musicale e capacità di ragionamento.
E’ noto che gli apprendimenti più strutturati, cioè quelli che determinano la creazione dei
circuiti cerebrali funzionali di base, sono tipici delle prime fasi dell’esistenza. Gordon Shaw
sostiene che, una condizione necessaria per comprendere l’apprezzamento della musica da
parte del bambino è riuscire ad ipotizzare che il repertorio di modelli impliciti e sequenze
relative sia presente sin dalla nascita.

Possiamo affermare che, nell’evoluzione di un individuo,


esistono dei periodi ‘caldi’, cioè dei larghissimi ‘ponti di
apprendimento’ tra l’ambiente e l’individuo e delle
‘finestre’, durante i quali si attivano processi di
maturazione neurologica e mentale del tutto particolari.
Caratteristiche di questo periodo sono:

 rapidità con cui i processi cognitivi avvengono;


 stabilità degli apprendimenti.

Ogni tipo di apprendimento ha una sua specifica finestra


che occupa un periodo di tempo più o meno ampio, trascorso il quale la finestra si restringe
enormemente e il processo di apprendimento si raffredda.
Riuscire a rafforzare e ad accelerare l’apprendimento e la memoria è stato sicuramente lo
scopo dell’opera e del metodo del Dottor Georgi Lozanov, psicologo bulgaro, il cui studio sulla
suggestione (<<Suggestopedia>> il nome del suo metodo), tramite immagini e rilassamento
ha creato una delle più valide metodologie mente/corpo; la sua tecnica è riuscita ad apportare
innovazioni creative nei programmi didattici in Europa.

Un altro grande ricercatore, Zoltan Kodaly è del parere che l’effetto della musica è così forte
nella formazione della persona che ne influenza l’intera personalità. La musica modella
l’intero carattere del bambino, rendendolo equilibrato, disciplinato, indipendente, creativo
felice, in armonia, perciò, con i concetti educativi.

Tutto ciò che si è affermato, sino ad ora, vuole dimostrare la fondatezza della validità
dello <<effetto Mozart>> e tutto deve essere supportato dal citare, attraverso
esempi, i molteplici esperimenti compiuti da studiosi.

Sicuramente non possiamo dimenticare di rammentare l’esperimento effettuato , nel 1993, da


Gordon Shaw e Frances Rauscher, pubblicato sulla rivista scientifica ‘ Nature’ che ha
permesso ai due studiosi di ‘salire alla ribalta’ della ricerca e sperimentazione: 84 studenti
appartenenti ad un collegio parteciparono ad una delle tre condizioni per la durata di 10 minuti
; il primo gruppo ascoltò la <<Sonata per due pianoforti in D maggiore>> di Mozart, il
secondo gruppo ascoltò una cassetta di musica rilassante, il terzo gruppo non ascoltò musica
(silenzio). Questi giovani partecipanti all’esperimento completarono poi una prova di
ragionamento spaziale tratta dal test di intelligenza <<Stanford-Binet>>. I risultati indicarono
che gli studenti che avevano ascoltato il pezzo di Mozart ,avevano ottenuto risultati di 8/9
punti più alti di quelli che nelle altre due condizioni. Tale effetto aveva, però, una durata di soli
10, 15 minuti. L’esito di tale esperimento è stato visto come un ulteriore passo avanti per
l’affermazione dell’ <<effetto Mozart>>, come causa determinante nei processi di
apprendimento .

Vari esperimenti furono effettuati anche utilizzando animali, con lo scopo di costruire un
modello animale: alcuni ratti, sottoposti a musica complessa eseguivano meglio labirinti
spaziali rispetto a ratti esposti a musica minimalista, suono bianco o silenzio.
Tutti questi risultati rappresentano l’inizio, piuttosto che la fine della storia di come la musica
possa migliorare la maniera dei nostri pensieri, ragionamenti e creazioni.
Il potere della musica di Mozart è stato, quindi, evidenziato grazie a ricerche innovative, le
quali hanno portato alla conclusione che il rapporto tra musica e il ragionamento spaziale
(secondo il pedagogista Howard Gardner sia la musica che il ragionamento si trovano in
relazione) è così forte che il semplice ascolto della musica mozartiana può fare la differenza:
potremmo paragonare tale effetto "ad una stele di Rosetta" per il codice o linguaggio interno
delle funzioni cerebrali più alte.

Proprio l’insieme delle opere del grande compositore sarebbe diventata la ‘pietra filosofale’ – la
chiave universale – per attingere ai poteri curativi e stimolanti di musica e suono.
Ma non dobbiamo dimenticare, come afferma il grande psicologo Gordon Shaw, che l’individuo
è nato con molte strutture cerebrali. Insite nel cervello troviamo una lingua e una grammatica
con le quali si è nati e che permettono di compiere funzioni elevate del cervello come
combinazione matematica e gioco degli scacchi: in poche parole l’uomo possiede un
cervello con abilità innate per riconoscere modelli nello spazio e nel tempo.

In che modo la musica rinforza l’intelletto, aumentando l’apprendimento? Le preferenze


musicali dei bambini sono fissate nel cervello o determinate culturalmente? Queste sono alcune
delle domande che scienziati, ricercatori prendono in esame quando si pongono la domanda:
perché funziona <<l’Effetto Mozart>>?

Un accenno di risposta a tali quesiti potrebbe essere seguire lo sviluppo neurologico durante
l’infanzia. (E’ bene rammentare che le abitudini cognitive assunte in età infantile ed
adolescenziale hanno molta influenza durante tutta la vita).

L’apprendimento, sino allo sviluppo di un’evoluzione cerebrale durante gli anni della scuola
elementare, si manifesta attraverso movimento e associazioni emotive. Infatti, verso i 2/3 anni
il cervello comincia a fondersi con il corpo, nel camminare, ballare e sviluppare un senso di
ritmo fisico. Vero progresso neurale si verifica fra i 7 e gli 11 anni: il bambino sviluppa abilità
più complesse: ascoltare, elaborare informazioni visive, coordinare il movimento nel cervello e
nella mente; le vie uditive rinforzano il linguaggio e l’ascolto.

In questo stadio, il ponte fra la parte sinistra e destra del cervello, chiamato corpo calloso, si
sviluppa completamente, permettendo ad entrambi gli emisferi cerebrali di essere in grado di
rispondere contemporaneamente ad un evento. La maturazione della capacità della corteccia
cerebrale fa sì che l’emisfero destro e quello sinistro acquistino delle specificità:l’emisfero
sinistro è quello deputato al controllo delle capacità linguistiche, mentre l’emisfero destro è
competente nell’analisi degli insiemi della musicalità e delle dimensioni spazio-temporali.
Potremmo affermare che tra i due emisferi ci sia una differenza di ruoli netta, cui
corrispondono due diversi modi di giungere alla comprensione della realtà: il sinistro
sovrintende alla logica, il destro procede per analogia.

Verso i 15 anni comincia a svilupparsi la consapevolezza di sé e, discipline quali musica, arte,


educazione fisica, sono importanti per completare l’integrazione corpo/mente. Ovviamente, alla
fine dell’adolescenza, il cervello continuerà a svilupparsi sino ai primi anni dell’età adulta.
Non dobbiamo dimenticare che la maggiore facilità di apprendimento dei giovani rispetto agli
adulti, va attribuita ai meccanismi di plasticità della corteccia cerebrale; inoltre oggi i
ragazzi ricevono, dai media, molti più input che i propri padri: il quoziente intellettivo sale
costantemente, addirittura di qualche punto ogni dieci anni.

Abbiamo ribadito che, determinata musica può migliorare la capacità del cervello di percepire il
mondo fisico, formare immagini mentali e osservare i cambiamenti negli oggetti. Quindi, la
musica può influire sul modo in cui percepiamo lo spazio intorno a noi.

Si può ipotizzare che l’ascolto della musica mozartiana sia in grado di ‘organizzare’ i circuiti
neuronali di alimentazione nella corteccia cerebrale, soprattutto rafforzando i processi creativi
dell’emisfero destro associati al ragionamento spazio-temporale.

Ma perché proprio la musica di Mozart risulta essere la più adatta?

Come è stato dimostrato dagli studiosi dell’Università di Irvine certa musica può apportare
miglioramenti alla capacità del cervello di percepire il mondo fisico, formare immagini mentali e
accorgersi dei cambiamenti negli oggetti. In altre parole, la musica può influire sul modo in cui
si percepisce lo spazio intorno a noi.

Gordon Shaw spiegò di aver scelto tale musica per i loro esperimenti, perché il grande
musicista componeva in giovane età e sfruttava il repertorio inerente i modelli di fissazione
spazio-temporale nella corteccia (ndr. di conseguenza la musica di Mozart è ricca di alte
frequenze).
"I suoni ad alta frequenza danno energia al cervello, mentre i suoni a bassa frequenza gli
sottraggono energia, lo depauperano. L'energia cerebrale è direttamente collegata
all'intelligenza. Uno studio a questo proposito ha evidenziato che ascoltare Mozart per solo
dieci minuti può far aumentare temporaneamente il quoziente di intelligenza (QI) di nove
punti. Nella zona dei suoni ad alta frequenza della coclea, le cellule sensoriali sono più
numerose di quelle della zona dei suoni a basse frequenze. Tomatis ha notato che quando il
cervello viene ben caricato di potenziale elettrico dai suoni ad alta frequenza, si ha un
netto potenziamento della capacità di apprendere, concentrarsi, risolvere un problema,
organizzarsi e lavorare per lunghi periodi di tempo senza accusare stanchezza".
Quali i luoghi del cervello, indicati nei processi spaziali , specifici dell’arricchimento musicale?
Per rispondere apriamo una parentesi per dire, schematicamente, quali siano le maggiori
suddivisioni della corteccia e spiegare le loro funzioni generali:

 Frontale: linguaggio, movimento.


 Parietale: sensi, percezione spaziale.

 Temporale: memoria, vista.

 Occipitale: vista.

Indi, sebbene funzioni del cervello più alte come, ad esempio, musica e ragionamento spaziale-
temporale dipendano fondamentalmente da regioni localizzate e specifiche della corteccia,
tutte le abilità cognitive più alte utilizzano una serie elevata dell’area corticale.
Sembra che esista, sino ad oggi, un unico gene, Emx-2, in grado di influenzare la suddivisione
delle aree funzionali della corteccia cerebrali.
Tale gene è stato scoperto dall’Equipe dell’Ospedale San Raffaele di Milano: nel 1990 è
stato ‘rinvenuto’ il gene che progetta e costruisce la corteccia cerebrale, gene Emx-2, piccolo
frammento del Dna, che regola l’area del cervello in cui ha sede il pensiero astratto.
La corteccia cerebrale è divisa in aree funzionali specifiche: nell’uomo c’è quella per progettare
il movimento, quella per eseguirlo, quella della parola pronunciata e quella della parola
ascoltata; esistono poi aree associative che coordinano tutte le altre. Queste, sede del pensiero
astratto, si trovano nella parte anteriore (frontale) della corteccia, mentre nella parte
posteriore si trovano le aree visive.
Il gene Emx-2 controlla la suddivisione di queste aree. Non tutti gli individui posseggono
tale ‘elemento’ e, conseguentemente hanno le aree del pensiero astratto più sviluppate di
quelle uditive, in una parola ‘capiscono di più ma sentono di meno’ situazione in cui grandi
musicisti quali, ad esempio, Beethoven sono venuti a trovarsi ma non per questo motivo
hanno perso il loro ‘orecchio musicale’.

Si può concludere dicendo che l’intelligenza può essere intesa come abilità di adattamento e
quindi, non è difficile accettare, sempre facendo riferimento al concetto di <<intelligenze
multiple>>, <<l’intelligenza musicale, intesa come gestione a vari livelli nervosi centrali
(midollo spinale, tronco encefalitico […] strutture neocorticali) del ricevimento e dell’invio
dell’informazione musicale>>.

con estratti dal sito http://www.marcostefanelli.com/subliminale/www.sussidiario.it , adattamento di Alan Perz

LA SILENT SUB TECHNOLOGY

La "Silent Subliminal Technology" e' un metodo per trasformare segnali/suoni udibili in porzioni
piu' alte dello spettro audio con il risultato che gli orecchi non possono udirli ma il cervello
invece riesce a percepirli. In pratica il suono udibile viene spostato/modulato in una banda di
frequenze oltre i 14.000 Hertz diventando inudibile per l'orecchio ma rimanendo percettibile
dal cervello e da tutto il corpo comprese le ossa (in particolare quelle del cranio).  
A differenza dell'effetto Mozart (ricreato digitalmente in laboratorio) in cui la banda udibile
rimane ed a questa viene sovrapposta la porzione piu' alta dello spettro audio, nel Silent
Subliminal la porzione udibile viene eliminata.

L'Effetto Mozart secondo "L'altra Medicina"


(Mozart e la musica delle Voci - di Pierre Sollier)

La musica di Mozart e la voce materna, filtrate con il metodo


Tomatis, possono curare le difficoltà di apprendimento, la
dislessia, il ritardo mentale e il deficit di attenzione dei
bambini.
Quando qualcuno ci parla, il nostro cervello inizia un rapidissimo lavoro di elaborazione dati:
memorizzazione di informazioni, controllo comparativo rispetto ad informazioni già note,
risposta adeguata sulla base di concetti elaborati in precedenza, istantanea produzione di
immagini mentali suscitate dalle parole dell'interlocutore. Questo e molto di più avviene se
davvero ascoltiamo, perché in caso contrario il senso delle parole, il messaggio in esse
contenuto, non troverebbero in noi risonanza alcuna: sarebbero parole nel vuoto. Si tratta di
un fenomeno che, se volontario, è del tutto normale e che può essere definito, molto
semplicemente, come indifferenza. Ma il fenomeno, sia in positivo che in negativo, avviene
anche quando a parlare siamo noi: la trasformazione in elaborazione concettuale e
immagini mentali delle onde sonore prodotte dagli organi della fonazione presuppone il
contemporaneo e complesso funzionamento degli organi dell'udito. Per Alfred Tomatis, un
otorinolaringoiatra che da oltre quarant'anni si occupa del problema dell'ascolto e dei suoi
risvolti audiologici e psicolinguistici, l'udito non è solo uno dei cinque sensi: è il senso per
eccellenza perché è grazie all'udito che l'uomo ha parlato, ha potuto ideare, perfezionare e
differenziare il linguaggio. Poiché produciamo soltanto i suoni le cui frequenze siamo in grado
di udire, secondo Tomatis non ci si deve limitare a pensare all'udito come funzione delegata
all'orecchio esterno e alla membrana timpanica, ma come funzione delegata soprattutto
all'orecchio interno, al sistema vestibolo-cocleare. E non solo per quanto riguarda l'ascolto e le
sue molteplici risonanze neurofisiologiche, ma anche relativamente al modo che ognuno di
noi ha di percepire la propria spazialità e verticalità (e a proposito della verticalità, con le
ricerche di Tomatis concorderebbero gli studi iniziati nel 1941 degli psicologi Wìtkin e Asch e
attualmente proseguiti e sviluppati da Prinzmetal, uno psicologo della percezione
dell'University of California di Berkeley). Tutti sono capaci di udire, ma ascoltare è un'abilità
particolare, ed è la chiave dell'apprendimento, del linguaggio e perfino dell'identità personale.
Che poi le disfunzioni dell'udito possano indurre numerosi disturbi dell'apprendimento e delle
capacità mentali dei bambini è indubbiamente un fatto sottostimato; così, poiché come diceva
Montaigne: "Tutto è stato detto, ma dal momento che nessuno ascolta, occorre sempre
ricominciare", Tomatis ha ricominciato tutto da capo in otorinolaringoiatria elaborando una sua
particolare tecnica di stimolazione uditiva mirante a rieducare l'orecchio ad ascoltare.

Ora il suo metodo è praticato in oltre 250 centri terapeutici sia in Europa che in America, ma
all'inizio Tomatis sperimentò il suo metodo di controllo della voce nei cantanti lirici, i più famosi
dei quali furono Maria Callas e Placido Domingo. Nel 1954, quando inventò un apparecchio
di rieducazione uditiva chiamato l'Orecchio Elettronico, Tomatis cominciò a spostare la sua
attenzione dai virtuosi del bel canto ai bambini con difficoltà di apprendimento e autismo,
convinto che prima di saper parlare bisogna saper ascoltare, e cioè che non solo il
cantare bene, ma anche il parlare, il pensare, l'apprendere bene e, in ultima analisi, la buona
salute psicofisica, dipendono da un buon udito.

" L'udito non è solo uno dei cinque sensi, è il senso per eccellenza perché è grazie
all'udito che l'uomo ha parlato, ha potuto ideare, perfezionare e differenziare il
linguaggio"

Da anni ormai il metodo Tomatis si è segnalato come altamente efficace nel trattamento dei
disturbi dell'apprendimento in bambini in età scolare; recentemente, presso il Centro
Audiologico di Toronto sono stati valutati i risultati conseguiti con l'Orecchio Elettronico in 400
bambini che seguivano un programma di trattamento di sei mesi. La ricerca ha dimostrato che
si erano ottenuti i seguenti miglioramenti: dell'atteggiamento verso la scuola associato ad un
aumento delle motivazioni ad imparare nell'87% dei casi, del rendimento scolastico nel 90%,
della capacità di leggere e comprendere e del rapporto con i familiari e con i compagni
nell'83%, dell'attenzione nell'86%. Dopo sei mesi, nell'83% dei bambini i risultati si
dimostrarono stabili o in ulteriore miglioramento. Tutti gli ospiti di un tipico Centro Audiologico
Tomatis, sia bambini che adolescenti, possono divertirsi come vogliono: giocare a carte o a
scacchi, disegnare e dipingere, giocare tra di loro o fare ginnastica. Contemporaneamente,
però, il loro udito viene rieducato ascoltando quanto viene trasmesso da speciali
apparecchiature collegate con gli auricolari che indossano: musiche di Mozart o la voce
materna "filtrate". Con l'Orecchio Elettronico di Tomatis si ascoltano solo le frequenze più alte
della musica, ma si possono anche ascoltare canti gregoriani non filtrati che, secondo
Tomatis, sono in grado di apportare molta energia al cervello.

L'orecchio è uno strumento di guarigione

Per capire il metodo Tomatis, è necessario conoscere la dinamica dell'udito e l'anatomia


dell'orecchio. Nel metodo Tomatis, particolare importanza hanno soprattutto due parti
dell'orecchio interno: la coclea e il vestibolo. L'orecchio interno, parte essenziale
dell'apparato auditivo, è costituito dal labirinto osseo, a sua volta costituito dalla chiocciola o
coclea, dal condotto cocleare e dal vestibolo. La coclea, o chiocciola, il ricevitore degli stimoli
acustici, è un piccolissimo organo a forma di spirale come la conchiglia di una lumaca. Il liquido
contenuto all'interno della coclea vibra, a seconda della frequenza del suono ricevuto, da circa
16 Hz a circa 20.000 Hz (questa è, nell'uomo, l'estensione dell'udito, variabile secondo il livello
di pressione sonora e l'età del soggetto). 

Tali vibrazioni generano segnali nervosi che vengono inviati al cervello. La coclea analizza i
suoni secondo il loro significato usando, per discriminarli, le sue 24.600 cellule citiate o ciglia
dell'organo di Corti. Il vestibolo, una cavità ovale che si trova all'ingresso della coclea e che
comunica con i canali semicircolari del labirinto, controlla l'equilibrio, la postura, la
coordinazione, il tono e il funzionamento dei muscoli e la loro capacità di sviluppare
un'immagine di come il nostro corpo è posizionato nello spazio. Chiamato a volte "l'orecchio
del corpo", il vestibolo collabora anche a trasmettere l'informazione sensoriale al cervello. Il
vestibolo lavora in tandem con la coclea come stazione di smistamento delle informazioni
sensoriali tra il sistema nervoso periferico e il cervello. Il vestibolo analizza i movimenti del
corpo e la coclea analizza suoni. Tomatis ha scoperto che il suono è un alimento del cervello
e che l'orecchio è appunto l'organo preposto a fornirgli energia. Si è infatti accertato che un
eccesso di silenzio può essere pericoloso e che un'atmosfera priva di vibrazioni sonore può
causare depressione da deprivazione sensoriale tanto da spingere quasi al suicidio. "La cosa
più importante da ricordare è che il cervello non produce energia, la cattura", sostiene
Tomatis, il quale ha calcolato che 1'80% dell'energia di cui il cervello ha bisogno è elaborata
nell'orecchio interno. I suoni ad alta frequenza danno energia al cervello, mentre i suoni a
bassa frequenza gli sottraggono energia, lo depauperano. L'energia cerebrale è direttamente
collegata all'intelligenza. Uno studio a questo proposito ha evidenziato che ascoltare Mozart per
solo dieci minuti può far aumentare temporaneamente il quoziente di intelligenza (QI) di nove
punti. Nella zona dei suoni ad alta frequenza della coclea, le cellule sensoriali sono più
numerose di quelle della zona dei suoni a basse frequenze. Tomatis ha notato che quando il
cervello viene ben caricato di potenziale elettrico dai suoni ad alta frequenza, si ha un
netto potenziamento della capacità di apprendere, concentrarsi, risolvere un problema,
organizzarsi e lavorare per lunghi periodi di tempo senza accusare stanchezza. Il training
Tomatis (che non cura la sordità da lesione anatomica) stimola l'orecchio così da farlo
funzionare al massimo delle sue possibilità, migliorando il potenziale di apprendimento e
creando un senso di generale benessere. Uno dei sistemi seguiti dal metodo Tomatis per
ottenere il miglioramento dell'udito è quello di regolare la funzione vestibolare in modo da
rendere più facile l'integrazione sensoriale. Nei soggetti con difficoltà di apprendimento o
deficit di attenzione, spesso è il vestibolo una delle fonti del problema. L'orecchio non è
letteralmente in grado di assorbire, organizzare e gestire le migliaia di frammenti di
informazione acustica che gli arrivano dall'ambiente circostante. Si è frequentemente notato
che i bambini con difficoltà di apprendimento possono avere un problema vestibolare, come
dimostra la loro tendenza a incespicare o urtare le cose, a mostrarsi impacciati e scoordinati.
Per difendersi da questo bombardamento apparentemente caotico di stimoli sensoriali, questi
bambini possono arrivare a isolarsi dall'ambiente chiudendosi in se stessi. L'ironia della
sindrome di deficit di attenzione (ADD) sta nel fatto che coloro che ne sono affetti sono, al
contrario, soggetti estremamente attenti. Il vero problema è che sono incapaci di selezionare,
classificare e organizzare l'informazione, e non dispongono di barriere che possano proteggerli
dall'afflusso indiscriminato di suoni. Molti problemi di apprendimento si possono far risalire a
un deficit uditivo. Un bambino può avere uno scarso rendimento scolastico perché ha un deficit
uditivo, un altro può avere invece difficoltà motorie, posturali o di equilibrio, ma si tratta
comunque di difficoltà tutte ugualmente riconducibili all'udito. Con il metodo Tomatis si
ottengono eccellenti risultati anche in situazioni patologiche apparentemente estranee
all'orecchio, quali ad esempio lo stress post-traumatico, la depressione, la stanchezza cronica, i
traumi cranici, il deficit di coordinazione motoria e le sindromi ansiose.

ASCOLTARE LA VOCE DELLA MADRE

Il concetto su cui il metodo Tomatis si basa per stimolare la capacità di apprendimento del
cervello è insieme semplice e profondo. Si tratta di riportare l'udito del paziente al punto di
partenza, al tempo in cui la funzione uditiva ha incominciato a svilupparsi nel feto, all'interno
dell'utero materno, e di ricostruirne tutti gli stadi di sviluppo.

Tomatis è partito dal presupposto che il feto oda e ascolti la voce della madre che non è
solo un "nutrimento emotivo" per il feto, ma è anche uno strumento che lo prepara ad
acquisire il linguaggio e a incominciare a parlare dopo la nascita. Tomatis ha ipotizzato che, a
causa dell'ambiente acustico dell'utero (costituito dalle pareti dell'utero stesso e dal liquido
amniotico che vi è contenuto), il feto può udire soltanto i registri più alti (o frequenze più
alte) della voce materna. Basandosi su questo assunto, Tomatis ha elaborato un modo di
escludere le frequenze più basse della voce materna allo scopo di simulare l'esperienza
di ascolto intrauterino. La voce della vera madre (o, in sua assenza, di una sua sostituta) viene
perciò filtrata per renderla quanto più possibile simile ai suoni uditi dal feto nel grembo
materno. Riproporre la voce filtrata della madre offre al bambino la possibilità di essere
"riprogrammato". È una maniera simbolica di rivivere tutte le fasi di sviluppo che portano al
linguaggio, nella speranza di recuperare le fasi andate perdute. L'obiettivo è anche quello di
destare il "desiderio" di ascoltare in modo attivo, un modo cioè che Tomatis ritiene ben
diverso dall'udire passivamente.

Questo "desiderio di ascoltare" (suscitato e sollecitato dalla voce della madre) rende possibile
ricostruire la meccanica dell'ascolto. Non bisogna dimenticare che il feto ode i suoni che gli
giungono attraverso il liquido amniotico, mentre il bambino ode i suoni che gli giungono
attraverso l'aria.

Imitando questo processo evolutivo, si porta gradualmente il bambino dai suoni filtrati ad alta
frequenza ai suoni non filtrati a frequenza mista, continuando fino a che il bambino è in grado
di ascoltare l'intera voce non filtrata della madre e di comprendere quello che gli viene detto:
ed è questo il momento che gli operatori chiamano "la nascita sonora".

LA MUSICA Dl MOZART

Si può comunque iniziare il trattamento non avvalendosi della voce materna, ma ricorrendo
alla musica di Mozart gradualmente filtrata. Ma perché mai Tomatis ha scelto proprio la musica
di Mozart e non quella di altri compositori? Perché, a suo parere, la musica di Mozart, la più
conosciuta e la più amata, esplica il massimo effetto terapeutico sul corpo umano, e in
particolare ciò avviene con i concerti per violino e con determinati concerti per pianoforte e
orchestra, per esempio il Concerto K 482 usato anche in musicoterapia. 

Mozart stesso fu nutrito di suoni fin da quando non era che un minuscolo embrione custodito
nel grembo materno. Suo padre, Leopold Mozart, era un valente violinista e un apprezzato
autore di musica sacra e strumentale e di un famoso metodo per violino. Oltre che per motivi
di lavoro (Leopold Mozart era violinista e vicedirettore dell'orchestra privata dell'arcivescovo di
Salisburgo), in casa Mozart era cosa normale "musizieren", fare musica in famiglia, come del
resto usa ancora nei paesi di lingua tedesca. Prima ancora di imparare a suonare, certamente il
piccolo Wolfgang imparò molto presto ad ascoltare in modo attivo. "Mozart è un'ottima
madre", dice Tomatis, la sua musica ha sollecitato la rinascita dell'udito, di molti bambini. Si
inizia il trattamento con musica mozartiana non filtrata, poi gradualmente si eliminano le
frequenze più basse, filtrando prima 1.000 Hz, poi 2.000 Hz, e ancora, se necessario, fino a
8.000 Hz. Di solito un bambino (o un adolescente) riceve questa stimolazione sonora due ore
al giorno. cinque giorni alla settimana per tre settimane. I suoni sono ascoltati non solo con
le orecchie, ma anche attraverso le ossa (principalmente quelle del cranio), che è
probabilmente il modo con il quale i suoni vengono uditi all'interno dell'utero. In effetti,
attraverso le ossa del vertice cranico il suono arriva prima. Tomatis ha ideato speciali cuffie
che hanno, in aggiunta ai normali auricolari, un vibratore che, collocato al vertice del cranio,
trasmette i suoni direttamente alle ossa craniche. Il terzo elemento sonoro utilizzato nel
metodo Tomatis è il canto gregoriano, uno dei tre tipi di canto liturgico della Chiesa
occidentale che sembra fatto apposta per sincronizzarsi con i ritmi respiratorio e cardiaco.
La musica sacra, secondo vari studi, grazie alla ripetizione regolare di certi suoni calma le onde
di fondo della corteccia cerebrale favorendo la concentrazione. Il canto gregoriano non viene
mai filtrato perché il ritmo biologico codificato in questa musica è sufficiente a produrre un
effetto terapeutico.

L'Effetto Mozart secondo "Parsifal"


(La sublime musica di Mozart per risolvere i disagi psicologici
ed i disturbi psicosomatici)

Con il metodo Tomatis si possono risolvere ansia, depressione,


balbuzie, dislessia, paura, insonnia ed altri disturbi.
di Enzo Califano

Il metodo Tomatis è una terapia ideata da un medico otorinolaringoiatra francese, Alfred


Tomatis, che mise in evidenza le relazioni esistenti fra l'orecchio e varie funzioni
dell'organismo, come ad esempio il linguaggio. Il metodo audiopsicofonologico ideato dal
dott. Tomatis stabilisce che quando l'orecchio non ascolta in modo ottimale si hanno
ripercussioni su tutto l'organismo. Attraverso questa metodologia terapeutica, utilizzando una
macchina nota come "orecchio elettronico", che filtra la musica di Mozart, si apportano
all'orecchio le frequenze acute che vanno a "ricaricare" la corteccia cerebrale. L'orecchio,
infatti, ha il compito di portare energia al nostro cervello, come una dinamo che ricarica la
batteria di un'auto. Tale apporto energetico è determinato quasi esclusivamente dalle
frequenze acute; tali frequenze si trasformano in stimoli nervosi, a livello delle cellule ciliate
della coclea (cellule del Corti), e provocano una dinamizzazione dell'attività corticale, che si
tramuta in coscienza, concentrazione, memoria e volontà; dopo la terapia avviene un risveglio
della coscienza e della vitalità. Inoltre la parte dell'orecchio interno detta "organo di equilibrio"
tiene sotto controllo tutti i muscoli del corpo; ecco perché una sana "energizzazione" agisce
sulla tensione corporale, su eventuali contrazioni o rilassamenti del tono muscolare e quindi
sulla postura. Osservando il sistema nervoso parasimpatico, possiamo anche comprendere il
motivo per cui le frequenze acute agiscono positivamente in varie malattie psicosomatiche. Il
nervo vago (sistema parasimpatico), tramite il nervo auricolare si inserisce sul timpano; il
vago, anche detto "nervo dell'angoscia", risente di ogni situazione di stress o conflitti e
reagisce determinando disturbi specifici a carico degli apparati o organi innervati (digerente,
respiratorio, circolatorio, etc.). Le frequenze acute determinano una tensione del timpano
prodotta dalla regolazione dei muscoli del martello e della staffa (muscoli della cassa del
timpano). Il timpano teso al massimo, assicura un buon equilibrio neurovegetativo. Grazie al
vago tutto si può organizzare armoniosamente o squilibrarsi: in quest'ultimo caso appaiono
somatizzazioni varie: paura, ansia, angoscia. Un orecchio chiuso allenta la muscolatura del
martello che non sollecita più la muscolatura della staffa; così la membrana del timpano
allentata in un movimento ampio eccita il ramo auricolare del vago, con reazioni nella sfera
vegetativa. La microginnastica dell'orecchio permette al soggetto di stendere il suo timpano:
così l'eccitazione del vago cessa e si verifica un rilassamento globale.

La prima fase della terapia è rappresentata dal test di ascolto, il momento diagnostico, che
viene effettuato attraverso un audiometro attraverso il quale vengono inviati al soggetto
segnali sonori . In seguito ai dati ricevuti, vengono tracciate le curve dell'ascolto aereo e
dell'ascolto osseo. In base al test e ad un colloquio, lo specialista personalizza il programma
d'ascolto. Il test d'ascolto da un'immagine dell'aspetto mentale e corporale del soggetto.
La base musicale del metodo Tomatis è la musica di Mozart che è ricca di alte frequenze e
non è stancante. Si utilizzano anche in misura minore i canti gregoriani, che mettono in
sintonia i ritmi cardiaci e respiratori.

Il programma sonoro si prefigge lo scopo di far seguire al paziente una progressione di ascolto
ideale, simile a quella che avrebbe dovuto sviluppare dal momento del suo concepimento; la
qualità del suo ascolto e di conseguenza la comunicazione con l'ambiente sono la risultante di
tutto ciò che non è "filato liscio" da quel momento in poi.

Lateralizzazione per evitare la strada più lunga

"Bisogna essere destroidi fino alla sinistra" è quanto afferma e ripete Tomatis, a sostegno della
ricerca dell'individuo ad essere destroide non solo nella mano o nel piede, ma anche
nell'audizione, nella parola. Gli impulsi che partono dal cervello si ripercuotono per
l'elaborazione di un suono a livello della laringe, grazie alla Quale avviene la comunicazione. A
questo livello c'è un'asimmetria: la semi laringe destra beneficia di un nervo ricorrente motore
(ramo del vago) più corto di quella sinistra, per cui il tempo degli impulsi neuronici è
differente. L'orecchio destro è quindi più vicino agli organi fonatori e al cervello di quello
sinistro, il cervello destro ha una funzione di controllo e di integrazione, quello sinistro è
esecutore. Per questo è importante che l'informazione sia ricevuta dall'orecchio destro, in
quanto se è invece II sinistro a riceverla, sarà il cervello destro ad attuare l'esecuzione e quindi
non potrà occuparsi adeguatamente del controllo.
Col training si lateralizza progressivamente a destra, in questo modo, l'ascolto, passando da
sinistra a destra, determina un miglioramento del rendimento cerebrale del soggetto ed
un'armonizzazione generale. Se la laterizzazione è una scelta dell'individuo perché alcuni
scelgono quella più difficile? La scelta, che è inconscia, è legata all'elaborazione del linguaggio
del soggetto, il piccolo comunica già con sua madre e nella fase del balbettio non c'è ancora
differenziazione degli orecchi, in seguito il bambino "incontra" il padre che è il vettore del
linguaggio socializzato; per comprenderlo dovrà tendergli il giusto orecchio .Se le relazioni tra
padre e bambino non sono buone, quest'ultimo ha probabilità di tendergli l'orecchio sinistro per
tenersi l'interlocutore a distanza.

L'orecchio elettronico

L'audiopsicofonologia utilizza l'orecchio elettronico che è un apparecchio costituito da un


amplificatore, da filtri e da un gioco di bilance elettroniche. L'orecchio elettronico modifica il
messaggio sonoro offrendo due canali possibili verso le cuffie: il primo canale mette sotto
tensione i muscoli del martello e della staffa; II secondo canale provoca il loro allentamento; in
questo modo si provoca un movimento di tensione e distensione dei muscoli dell'orecchio
medio e quindi una microginnastìca.

Il metodo Tomatis è un metodo innovativo che può risolvere, in maniera soddisfacente, vari
disturbi psicologici e psicosomatici. È comunque molto efficace anche nei problemi di
apprendimento, di mancanza di concentrazione ed è anche d'aiuto a bambini e adolescenti con
difficoltà scolari. Grazie all'energia che l'orecchio apporta al cervello, il pensiero è molto
attivato e quindi anche le facoltà creative sono ampliate.

Altre applicazioni particolari:

a) Educatori: dall'insegnante al genitore, migliorando il proprio benessere, si comunica in


maniera più soddisfacente e produttiva.

b) Managers: hanno bisogno di alte qualità sia a livello fisico che mentale; hanno bisogno di
avere una macchina nervosa agile, impeccabile e rapida. Una corteccia che invecchia fa sì che i
processi mentali si sclerotizzino, la memoria diminuisca come anche la concentrazione.
L'energia apportata dalla dinamizzazione dell'attività corticale con l'uso del metodo Tomatis
determina forza energetica, creatività, eliminazione dello stress ed ampliamento della
coscienza.

c) Insegnamento lingue straniere: è possibile, con il metodo Tomatis, restringere o estendere


a volontà la "banda passante" o banda di selettività specifica che è responsabile
dell'apprendimento più o meno ottimale di una lingua: per esempio l'orecchio francese oscilla
tra 1000 e 2000 Herz mentre quello italiano tra 2000 e 4000 Herz. Con l'orecchio elettronico è
possibile sbloccare l'orecchio e creare la ricettività che gli manca.

d) Musicisti e cantanti: per cantare o suonare uno strumento è importante mettersi in ascolto
con se stessi o col suono prodotto dallo strumento, al fine di controllarli meglio, un
miglioramento dell'ascolto da parte di un soggetto gli permette di avere una più ampia
padronanza della sua voce o del suo strumento.
Recensioni effetto Mozart
Informazioni disponibili su recensioni
e segnalazioni relative all'effetto Mozart

Corriere della Sera


Il punto del giorno 15 Luglio 2001

Epilessia, meno attacchi ascoltando Mozart

Poche note del crescendo della sonata K448 di Mozart ascoltate ogni giorno e gli attacchi
epilettici si riducono drasticamente. Ad illustrare gli effetti terapeutici della musica del grande
compositore è John Jenkins del Royal College of Physicians. 

In un articolo apparso sul Journal of the Royal Society of Medicine, il ricercatore afferma che i
primi risultati della musicoterapia nella cura dell'epilessia sono talmente incoraggianti da
giustificare ulteriori studi. I pazienti epilettici che hanno ascoltato Mozart per 10 minuti al
giorno hanno infatti migliorato considerevolmente le loro capacità di compiere azioni legate allo
spazio come tagliare un foglio di carta o ripiegarlo secondo linee e angoli predeterminati.
Inoltre i bimbi a cui sono state impartite lezioni di piano o strumento a tastiera per 6 mesi e
che hanno imparato a suonare semplici melodie tra cui Mozart ottenevano punteggi più elevati
ai «test di movimento nello spazio» rispetto ai coetanei epilettici a cui è stato insegnato a
utilizzare il computer.

Ulteriori studi sui topi di laboratorio hanno inoltre dimostrato che le cavie a cui veniva fatta
sentire la Sonata K448 erano in grado di uscire più velocemente da un labirinto rispetto al
gruppo di riferimento tenuto in silenzio o sottoposto all'ascolto di musiche minimaliste.
Mozart potrebbe non essere l'unico musicista le cui opere riducono le crisi epilettiche. «Le
sonate di Bach - afferma Jenkins - presentano la stessa struttura metrica e dunque potrebbero
sortire lo stesso "Effetto Mozart"». Secondo gli esperti i dati raccolti sono sufficienti sia a
giustificare nuovi studi sugli effetti della musicoterapia nella riduzione degli attacchi epilettici
sia nell'aumentare l'esposizione alla musica dei primi pazienti reclutati.

Il Resto del Carlino 


La cura per l'epilessia viaggia sulle note di Mozart. La speranza per 50 milioni di
persone colpite dalla sindrome neurologica si chiama 'Effetto Mozart'

LONDRA, 2 APRILE 2001 - Si chiama 'Effetto Mozart', è l'ultima frontiera della speranza per 50
milioni di persone nel mondo. Quelle contate dall'Organizzazione mondiale della sanità fra
coloro che soffrono di epilessia: il rimedio per alleviare la loro sofferenza potrebbe essere
scritto su cinque righe, e da almeno 250 anni. Come quelle che racchiudono la sonata K448.
A sostenerlo è un gruppo di scienziati britannici del Royal College of Physicians che ha
riscontrato l'effetto positivo della musica dell'enfant prodige di Salisburgo sui pazienti epilettici
che sono stati esposti per dieci minuti alle sue note per poi essere esaminati. Tanto è bastato
per migliorare la loro abilità a muoversi nello spazio, come tagliare un pezzo di carta o
piegarlo. In altri test, dove è stato insegnato ad alcuni bambini a suonare semplici melodie su
uno strumento a tasti, comprese quelle di Mozart, si è constatato che la loro risposta è stata
migliore se paragonata a quella di bambini che hanno passato il loro tempo davanti al
computer. A confermarlo anche le cavie: studi sui topi hanno mostrato che quelli ai quali era
stata fatta ascoltare la sonata K448 erano in grado di attraversare un labirinto più velocemente
rispetto a quelli lasciati in silenzio.
La notizia ha scatenato la caccia agli altri spartiti che potrebbero avere lo stesso effetto
positivo sul cervello: il professor Jenkins, che ha passato in rassegna la ricerca internazionale
sulla musicoterapia, ha dichiarato alla Bbc che è molto probabile che anche altri compositori
possano scatenare l'effetto Mozart. Primo fra tutti, Bach.

Tracce luminose hanno mostrato che il cervello umano usa una vasta area per ascoltare la
musica, l'emisfero sinistro governa lo sviluppo del ritmo e dell'intensità del suono, quello
destro il timbro e la melodia. Risultato: ascoltare musica mette in moto le parti rilevanti del
cervello. Non a caso la Performing Right Society (Prs) ha lanciato uno studio sul potere e gli
effetti spesso nascosti della musica dal titolo "The Power of Music".

Anche se occorrono altre ricerche, anche se altri studiosi non sono stati in grado di arrivare agli
stessi ottimistici risultati, il professor Jenkins si augura che la sua teoria possa incoraggiare la
ricerca e la speranza nel trattamento dell'epilessia.

di Errica Dall'Ara (su "Il Resto del Carlino" 03.04.2001)

Il Nuovo
Musica di Mozart contro l'epilessia

Piccoli brani della Sonata K448 dell'autore sarebbero in grado di diminuire la frequenza di
attacchi, mentre nuove ricerche tentano di capire se anche altra musica diversa ha lo stesso
esito terapeutico.

di Cristiano Carniel

MILANO - L'hanno battezzato Effetto Mozart. Secondo il professor John Jenkins che ha
esaminato i risultati della ricerca internazionali sulla terapia musicale, è molto probabile che
anche le opere di altri autori, come Bach che presenta una struttura musicale simile,
potrebbero innescare l'effetto Mozart.

I soggetti che sono stati esposti a 10 minuti della sonata sono stati messi sotto esame col
risultato che alcune loro abilità manuali sono notevolmente migliorate.

Studi sui topi hanno evidenziato che gli animali "amanti di Mozart" sono più abili nell'uscire da
un labirinto di quelli a cui era stata fatta ascoltare musica minimalista o lasciati nel silenzio.
Altri test hanno rivelato che i bambini a cui erano state impartite per sei mesi lezioni di
pianoforte, insegnando loro semplici melodie, principalmente di Mozart, hanno evidenziato
migliori risultati nelle prove di valutazione di quelli che avevano passato lo stesso periodo
davanti ad un computer.

Nonostante altri scienziati non siano riusciti ad ottenere gli stessi risultati, Jenkins sostiene che
gli effetti positivi che la terapia di Mozart ha evidenziati siano molto incoraggianti: "Abbiamo
abbastanza elementi - ha dichiarato - per giustificare la necessità di ulteriori ricerche in questa
direzione. Io credo che i risultati siano sufficientemente positivi da incoraggiarci a procedere
con un'esposizione dei pazienti a brani più lunghi di dieci minuti".

Secondo Jenkins l'ascolto di Mozart potrebbe contenere una speranza nel trattamento
dell'epilessia.Scansioni hanno evidenziato come durante l'ascolto di brani musicali diverse aree
del cervello umano siano attive.

La parte sinistra dell'encefalo elabora il ritmo e la tonalità, mentre quella destra si occupa del
timbro e della melodia. Secondo Jenkins la musica metterebbe in funzione le parti del cervello
più importanti, ma l'Effetto Mozart necessita di ulteriori approfondimenti prima di poter essere
realmente utile per curare l'epilessia.

Secondo Andrew Potter, direttore della Performing Right Society, una sorta di S.I.A.E. inglese,
da molto tempo è chiaro come i benefici della musica applicata a terapie mediche siano
evidenti: "Questa ulteriore dimostrazione, proveniente da una fonte autorevole come
l'Università di Londra, dovrebbe spingere le organizzazioni musicali di tutti i generi a
contribuire a questo tipo di ricerche".

(Il Nuovo 5 APRILE 2001, ORE 9:15)

Allegroassai.it
L'effetto Mozart

Lo scetticismo in questo campo è di rigore. Molti studiosi, subito dopo la pubblicazione


dell'articolo ´Music and spatial task performance´ (Raucher et all., Nature 1993), che
dimostrava gli effetti benefici della Sonata K 448 sulle capacità di elaborazione della
percezione, espressero forti dubbi. Alcuni sostennero che l´effetto benefico diretto (che
peraltro durava non più di 15 minuti) fosse legato soltanto al piacere dell´ascolto, e
dipendesse dall´apprezzamento del pezzo e dalla sensazione di rilassamento che sorge in
seguito a una qualsiasi esperienza piacevole. Ma gli autori dell´articolo rilanciarono, e
dimostrarono che l´effetto era prodotto anche in gruppi di topi le cui madri erano state
sottoposte durante la gravidanza all´ascolto della sonata miracolosa.

Recentemente il prof. J.S. Jenkins dell´Università di Londra, nel Journal of the Royal Society of
Medicine di aprile, ha ribadito le conclusioni dello studio del 1993. Jenkins crede che l´effetto
possa in parte dipendere dalla maniera in cui la musica e la percezione delle immagini nello
spazio sono elaborate dal cervello. Parrebbe che l´ascolto della musica attivi in particolare
proprio quelle aree cerebrali che sono coinvolte nella percezione spaziale. Certo, questo non
basta a spiegare perché, sempre secondo gli stessi esperimenti, l´effetto della Sonata K 448
non si ottiene per nulla con la musica minimalista di Philip Glass, né con la musica pop. Misteri
del cervello - di uomini e topi.

Sempre la stessa taumaturgica sonata K 448 si sarebbe recentemente dimostrata in grado di


ridurre l´attività epilettica. Gli effetti sarebbero stati registrati specialmente nei casi gravi quali
l´epilessia infantile incurabile detta sindrome di Lennox-Gastaut.

Ma in cosa risiederebbe la specificità di questo indiscusso capolavoro, che l´esperto mozartiano


Alfred Einstein definì ´una delle più profonde e mature composizioni di Mozart´? Questo non è
ancora chiaro. Peraltro anche altre composizioni di Mozart e di Bach sembrano produrre lo
stesso effetto. Alcuni hanno individuato la prevalenza in Mozart di tonalità che comportano l
´insistenza su certe note (in particolare Sol5) particolarmente efficaci, altri hanno sottolineato
la tendenza mozartiana alla periodicità a lungo termine, alla ripetizione di macrostrutture.

L´articolo di J.S. Jenkins si trova all´indirizzo: http://www.rsm.ac.uk/new/pr85.htm.

Per chi vuole scaricare la sonata K448 in RealAudio:

http://www.musical-expressions.com/classical_music.htm.
IMMAGINARIO E PERCEZIONE VISIVA

Relazione di Paolo Manzelli LRE@unifi.it ;


http://www.chim1.unifi.it/group/education
- LICEO SCIENTIFICO “G.Marconi” Pesaro g.marconi@pesaro.com

di Paolo Manzelli

Un cambiamento profondo delle nostre concezioni sulla percezione e’ estremanente


necessario dal momento che i sistemi di comunicazione tecnologica stanno modificando
gradualmente  la formazione cerebrale dell’ uomo. Per tale ragione il LRE-EGO-CreaNET ha
proposto da alcuni anni una riflessione sulle modificazioni  cognitive che necessitano di essere
considerate per dare una coerente significazione alla percezione visiva,  vista  in relazione allo
sviluppo evolutivo  del funzionamento cerebrale le cui tracce si possono reperire in alcuni
articoli pubblicati in rete. ( vedi ad es:: WEB-Bibliografy  1)-6).)

A livello psichico cosciente e’ infatti certamente rischioso ritenere di poter mantenere


inalterati i fondamenti della nostra cultura “meccanica”, in specialmodo a proposito della
interpretazione delle relazioni cognitive sussistenti tra “forma ed informazione”.
Essendo evidente che non basta osservare per capire ,  e’ presumibile che la ignoranza del
funzionamento cerebrale della percezione in un mondo comunicativo dei mass-media, conduca
le giovani generazioni a subire gli effetti di una notevole carenza di strumenti concettuali di
lettura, limitando la loro capacita’ di interpretazione del mondo altamente tecnologico in cui
vivono. Quanto sopra genera gia’ adesso evidenti sintomatologie  nevrotiche, provocando
traumi di psico-sociali, i quali, in ultima analisi sono anche la conseguenza di una
interpredazione obsoleta ed illusoria della percezione, in quanto quest’ ultima e’ ancora  basata
sulla “Metofora Fotografica” che come tale determina  la impossibilita’ di aver coscienza della
necessita’ di   nuove interpretazioni che correlino evolutivamente il reale, il simbolico e l’
immaginario.
Uno dei fattori fondamentali di contrasto tra osservazione e cognizione , risiede nella
contraddizione sussistente tra la meccanicizzazione dell’ interpretazione delle funzioni umane e
il procedere della “umanizzazione” delle macchine, che tende a provocare, a livello delle
funzioni cerebrali superiori, una dissociazione psichica in gran parte causata dalla limitatezza
delle capacita’ interpretative nella percezione visiva nel contesto dello sviluppo sociale ed
umano contemporaneo.

Ad esempio sappiamo che gia’ sono funzionanti computer in ambiente acquoso, i quali , a
similitudine di quanto accade nel cervello, utilizzando segmenti  di DNA per elaborare segnali e
che tali computers molecolari , possono riprodurre immagini su schermo, in modo del tutto
simile alle simulazioni di rappresentazione che possiamo osservare nei  piu’ comuni  computers
digitali . (7)
Putroppo pur sapendo che nel  mondo conteporaneo cambia e cambiera’ ancor piu’
rapidamente la interazione “uomo-macchina”, generando notevoli incomprensioni tra “reale ed 
viruale”, dobbiamo constatare come permanga nella attivita’ di insegnamento un sostanziale 
mantenimento di concezioni meccanicistiche a riguado dell’ uomo,  che cozza culturalmente
con tutte le prospettive di sviluppo teorico-pratico sulla base delle quali  si “biologizzano” le
macchine.

Non e’ quindi difficile capire, come tale situazione di arretratezza cognitiva determini, nell’
inconscio sociale-collettivo, un degrado della capacita’ creativa, proprio in quanto ogni possibile
interpretazione innovativa, viene  bloccata  dal costante riferimento a concezioni obsolete, rese
ormai storicamente inutili dagli avanzamenti dello sviluppo scientifico e tecnologico.
Indubbiamente siamo comunque pressati  da informazioni e stimoli, che agiscono  a livello
neurologico e sensoriale, ed obbligano la fisiologia cerebrale ad adattarsi alla velocità dei flussi
di informazione; pertanto e’ buona norma cercare di non subire passivamente questo
inquinamento informativo, causato in primo luogo dalla incapacita’ di selezionare le
informazioni ricevute secondo criteri e metodi di lettura cogniticamente avanzati. E’ molto
probabile che per  adeguare i processi cognitivi contemporanei allo sviluppo scientifico e
tecnologico del mondo contemporaneo, cosi da superare ogni ricorso a logiche interpretative
meccanicistiche, si  debba ricorrere ad una analisi piu’ attenta delle potenzialita’ delle intuizioni
profonde, che ancora risiedono nel miti piu’ antichi, cosi’ da  poter rielaborare, a partire da essi
le cognizioni piu’ adeguate ai nostri tempi.

Il LRE-EGO-CreaNET della Universita’ di Firenze  ha  iniziato ad utilizzare una strategia di


revisione dei miti alchemici, dai quali e’ possibile riconsiderare cognizioni intuitive antiche, che
parmangono espressione di un potente immaginario ,  che con estrema difficolta’ stiamo
riattivando agli  inizi del nuovo millennio.

Il Mito Alchemico dell’ Araba  Fenice (8) e’ un esempio di come  sia importante ricreare una 
concettualita’ nella quale la percezione si dissolve nell’ immaginario mentale. La visione della
alchimia araba ci permette infatti di comprendere come l’ intuizione sia uno strumento
cognitivo flessibile e profetico, da cui e’ possible derivare uno straordinario potenziale  di
riflessioni concettuali moderne. Ricordiamo che la Fenice e’ rappesentata da un bellissimo
uccello dal becco contenente piu’ di cento fori,  dai quali il pennuto emette una musica ritmica
e  melanconica, quando sente l’ avvicinarsi della morte. Allora la Fenice batte veementemente
le sue ali piumate fino a quando si sprigionano scintille, che danno fuoco agli arbusti su cui  si
era posata, prevedendo l’ ora della sua fine, prendendo fuoco anche’ essa e quindi
trasformandosi in breve in cenere, dalla quale risorge una nuova Fenice piu’ bella e fulgente di
prima.

Nel mito della Fenice il suono rappresenta l’ informazione che e capace di riprendere la
forma in un sistema di ciclico di trasformazione evolutiva della materia e della energia.
  L’informazione come “elemento che precede la forma” e’ il carattere fondamentale che si
deduce dal mito della Fenice, che in vero gia’ apparteneva ad una concettualita’ antichissima
quanto l’ alchimia ; cio’  conduceva a  ritenere globalmente la natura come un sistema
intelligente, capace di recepire ed elaborare informazione in forme e trasformazioni, evitando
in tal guisa quelle suddivisioni analiticamente riduttive , che sostanzialmente corrispondono a
creare una barriera concettuale tra il sistema vivente e pensante e il mondo inanimato.

Oggi  in un sistema di sviluppo ricorrente,  similmente al mito della Fenice , le concezioni


meccanicistiche divengono limitative della comprensione e dello sviluppo cognitivo
contemporaneo, che infatti dovra’ attuare la trasformazione tra un modello interpretativo
meccanico e quello bio-tecnologico che sta avanzando, perseguendo al contempo la  impellente
necessita’ di attuare una ampia e profonda revisione concettuale del precedente paradigma
interpretativo.

Una delle limitazioni concettuali essenziali che impedisce il fluire creativo di questo processo
di revisione cognitiva , risiede proprio nella concezione che porta a separare nettamente “l’
oggetto veduto dal soggetto vedente” . Tale arbitraria separazione  fa’ ritenere la percezione
come un fenomeno generato da un sistema cerebrale di lettura di immagini, gia’ delineate, in
posizione rovesciata, da inesistenti raggi di luce sulla  retina dell’ occhio. Tale  interpretazione
costituisce oggi una vera assurdita’ scientifica, in quanto nella nella retina avviene un processo
di reazioni fotochimiche oscillanti  (9), che di per se non descrivono alcuna rappresentazione
di  immagini, in quanto le reazioni fotochimiche possono soltanto inviare al cervello dati di
informazione che quest’ultimo elabora con caratteristiche che hanno una dominante nella
genetica umana.

Il cervello, come vedremo di seguito, non ha infatti la funzione di riprodurre forme della
realta’ cosi come sono, ma di costruire rappresentazioni visive codificando interattivamente
modelli cerebrali spazio/temporali della realta’ esterna. Cio’ che limita la capacita di capire la
costruzone cerebrale della percezione, consiste pertanto nel confondere la rappresentazione
codificata cerebralmente con  la effettiva realta’ esterna che certamente non e’ definita nei
termini in cui e’ stata codificata la sua rappresentazione mentale. Gli operatori che trasformano
un segnale sensoriale d'ingresso in un segnale rappresentazione visiva in uscita, sono costituiti
dalle varie tipologie di neurotrasmettitori che agiscono da catalizzatori nelle interazioni tra
energia,materia ed informazione, e vengono regolati da un principio di bio-economia ,definito
come Principio di Ferilita’ Evolutiva. (10)
La parte piu' attiva nella trasformazione dei segnali sensori in percezione visiva organizzata,
sappiamo essere collocata nella struttura striata della corteccia cerebrale occipitale del cervello
.Quest’ ultima riceve impulsi pre-elaborati principalmente dal il cosidetto “nucleo genicolato
laterale” ed e’ strutturata in una serie di strati neuronali sovrapposti , distinti nelle prorie
funzionalita’, che vengono indicati come con indici che vanno da V 1 a V5 ( dove la V sta’ per
Vision). Sostanzialmente V1 e’lo strato piu’ interno del campo ricettivo ed assume una funzione
di selezione distributiva della informazione ricevuta dalle altre aree cerebrali che gia’ hanno
pre-elaborato la informazione sensibile percepita dalle retina oculare, lo strato V2 e’ quello che
codifica la dimensione spaziale delle forme statiche, essendo sensibile all’ orientamento dei
profili ombra/luce, lo strato V3 ha un compito differenziato dal precedente in quanto risulta
maggiormente sensibile al movimento delle forme, codificando le differenze  temporali  del
moto , lo strato V4 e’ essenzialmente deputato al riconoscimento del colore tramire la
codificazione di impulsi corrispondenti alle frequenze della luce, mentre lo strato V5 procede ad
un raffinamento ed alla sincronizzazione della codificazione di forme, movimento e colore.

Il risultato di tale processazione analitica consiste in una  mappa codificante gli impulsi bio-
elettrici, che predispongono il processo della informazione visiva, ma tale mappatura non
genera ancora alcuma visione cosciente del percepito, in quanto la percezione visiva non
avviene in alcuna zona particolare del cervello, ma e’ il risultato di una integrazione
complessiva dell’intera rete di corrrelazioni,  che procede nel generare la rappresentazione
visiva, tramite  continui confronti  interattivi e procedure di integrazione e sincronizzazione dei
segnali bio-elettrici e bio-chimici nel cervello   Per inciso ad es le “saccadi oculari”
corrispondono ad un programma “non casuale” del movimento degli occhi che attua una 
ricerca di dati informativi,  che risponde interattivamente ad un confronto costante con
sincronie percettive precedentemente memorizzate a breve o a lungo termine, mediante le
quali il cervello ricerca di significare la conoscenza del mondo esterno, probabilmente
perseguendo alcune informazioni integrative  prodotte da un  ancestrale determinante
genetica.

Quello che vediamo “oggettivamente” come campo di rappresentazione visuale e’ pertanto


definibile come un “pattern multimediale”, fornito dalla  analisi delle probabilita’ delle possibili
nostre interazioni corporee con l’ ambiente. Tale risultato viene pertanto a dipendere anche
dalla conoscenza del precedente esperito da ciascuno di noi e quindi non consegue solo ed 
automaticamente al meccanismo di codificazione selettiva di quanto viene percepito
sensorialmente dagli occhi. La precedente interpretazione significante il processo della 
percezione visiva , essendo basata su dati scientifici piu’ attuali e’ indubbiamente  piu’
complessa, della modalita obsoleta mutuata dal ritenere possibile una attivita “fotografica”
della retina oculare; proprio percio’ la nuova interpretazione probabilistica, assume una
rinnovata possibilita’ di divenire utile mezzo di comprensione delle relazioni che accomunano il
reale il simbolico e l’ immaginario nell’ epoca contemporanea .

Sappiamo dagli studi sulle varie patologie di cecita’ corticale che esse sono correlabili alla
differenziazione funzionale dei procedimenti di codificazione della corteccia visiva dell’ uomo.
Ad es un danno all’ Area V4 provoca  “Acromatopsia”  e cioe’ perdita della percezione dei
colori. , mentre una lesione che colpisca specificamente l’ area V3 e V5, fa’ si che il paziente
possa vedere perfettamente un oggetto immoble, ma il movimento sia dell’ oggetto che della
testa, lo fa sparire come per magia. Se e’ colpita solo l’ area V2, al contrario del caso
precedente, tali individui hanno difficolta’ a percepire forme immobili, ma spesso possono
vedere la televisione in quanto le immagini televisive sono costruite dinamicamente. Se invece
e’ danneggiata l’ Area V1, la cecita’ e’ completa; comunque se il danno e’ limitato, questi
pazienti presentano una fenomenologia detta della “visione cieca”; cio’  in quanto le altre aree
sane della corteccia riescono a identificare, sia pure in maniera imperfetta e non del tutto
affidabile,  una parziale elaborazione di una ampia gamma di stimoli visivi,  che permettono a
tali soggetti di “indovinare” situazioni di disposizione ambientale degli oggetti e del loro
movimento, pur non percependo consapevolente alcuna percezione visiva.
Comprendendo infine, per quanto  abbiamo considerato , che l'organizzazione delle conoscenze
e dei processi del pensiero non si sviluppano in modo indipendente dalla significazione della
percezione sensoriale, possiamo azzardare alcune considerazioni conclusive in coda a  questa
relazione Ad es. possiamo capire che l’ utilizzazione massiccia della televisione va a formare
preferenzialmente l’ area V3, che predilige la codificazione temporale del movimento,
rafforzandola in relazione allo sviluppo dell’ area V2,  agendo di conseguenza , in particolare
nei giovani e giovanissimi,  su una variazione dello   sviluppo della differenziazione delle
funzioni di codificazione percettive del sistema nervoso centrale rispetto agli adulti. . Inoltre
datosi che la codificazione dello  scorrere del tempo del movimento, viene associata ad un
complicato intreccio di emozioni e  pensieri , si puo’ capire come i giovani possano maturare un
rifiuto per la lettura statica dello scritto di un  libro, ovvero per la osservazione di oggetti che
prediligano le relazioni spaziali non dinamiche, quali la visita ad un museo.

Giovani e Giovanissimi  Se le  considerazioni di cui sopra, acquisiranno  un evidente 


validita’  interpretativa,  in vero sono ancora da confermare, allora possiamo supporre che
nelle condizioni di sviluppo cerebrale del mondo contemporaneo, venga a riaquisire
importanza  il pensiero simbolico , che puo’ essere esercitato per rileggere in modo creativo l’
comunicativo altamente tecnologico  in cui viviamo, al fine di  decitrare le rinnovate relazioni
tra reale e virtuale .Infatti, nella “dimensione virtuale”, la netta separazione tra oggetto e
soggetto, conseguente alla considerazione della percezione “oggettiva”,  non e’ piu’ applicabile,
proprio in quanto tale distinzione con il ricorso al “virtuale” tende drasticamente a sparire in
una completa interattivita’soggetto/oggetto,  nella quale  il tempo e’ ridotto all’ istante della
memoria a breve termine. (12)

La distinzione del vero dal falso diviene quindi difficoltosa, se non fosse possibile correlarla a
quache altro sintomo di riferimento, che possa  essere cognitivamente accettato; una soluzione
possibile e’ pertanto quella di fare ricorso ad elementi si antica simbologia interpretativa che
assumono rinnovato valore attuale quali fattore d'ordine mentale del nuovo immaginario
cognitivo.

In seguito a tali  riflessioni, rapidamente abbozzate in chiusura di quesa relazione,  abbiamo


gia’ da alcuni anni individuato e sperimentato nuove modalita’ e le strategie  di rinnovamento
educativo, che sono state proposte sulla base di varie progettazioni dal Laboratorio di Ricerca
educativa LRE/EGO-CreaNET  della Universita’ di Firenze. In vero sembra che tali progettazioni
siano state fertili, non solo per i risultati ottenuti di volta in volta, ma proprio  in quanto capaci
di aprire un ampio confronto sulla necessita’ di un profondo rinnovamento creativo dei
contenuti e delle metodologie della educazione contemporanea.

Paolo Manzelli

WEB-Bibliography  e Bibliografia essenziale.

1. "Cervello Diviso: http://www.see.it/icn/troina1.html


2. http://www.comune.prato.it/scuole/gramsci-keynes/htm/mnz-oc-c.htm
3. I limiti cognitivi della percezione : http://www.egocreanet-campania.org/progetti/manzelli_1.htm
4. Spazio tempo e percezione http://www.edscuola.com/archivio/lre/spaziotempo.html
5. Intelligenza visiva e percezione del colore:
http://www.sussidiario.it/psicologia/intelligenza/visiva/
CAOS COSMOS CRONOS : http://www.sussidiario.it/scienze/magazine/manzelli/ideedigitali/
6. Il cervello diventa un simulatore: http://www.heos.it/scienze/scien_133.htm
7. DNA bio-Computers : http://dna2z.com/dnacpu/dna.html ;
vedi anche : http://www.mitre.org/research/nanotech/biocomputers.html
ed anche: http://php.iupui.edu/~pellison/n301/how.html
8. Il Mito Alchemico dell’ Araba  Fenice: http://www.zen-it.com/Mylfoenix.htm
9. “Reazionoii Oscillanti” Audiovisivo N/247/A (PAL Sys. Color Durata 30’) Centro Didattico
TV.Universita’ Firenze.La Video Casseta puo essere richiesta telefonando al N°
+39/055/4376381 ; fax:N°  +39/055/433475 ; e.mail : av-service@cdt6.cdt.unifi.it
10. - CREATIVIDAD Y CIENCIA : HACIA LA SOCIEDAD DEL CONOCIMIENTO
           http://www.edscuola.com/archivio/lre/creatividad.html
11. L’ elaborazione della immagine Visiva : Le Scienze Dossier N°9 Autunno 2001 pp.86/94.       
www.lescienze.it
12. Sul tema delle relazioni tra tempo e cervello vedi alcuni articoli in:
http://www.edscuola.com/lre.html
Musica e Bambini – FAQ
8 novembre 2002

Risposte a cura del professor Giuliano Avanzini e della dottoressa Luisa Lopez

Che cosa è l'"effetto Mozart"? È vero che la musica "fa diventare più intelligenti"?

In realtà, il cosiddetto "effetto Mozart" è in gran parte un'invenzione dei media. Nel 1993 è
stato pubblicato uno studio da cui risultava che l'ascolto di una sonata di Mozart per 10 minuti
migliorava il ragionamento visuo-spaziale. In realtà molti ricercatori hanno provato a replicare
l'esperimento, senza successo. In uno studio successivo, si è chiarito che l'effetto poteva
essere spiegato con una crescita del livello dell'attenzione provocata dalla musica. Ma lo stesso
effetto si può ottenere con l'ascolto di altri brani musicali o di una storia interessante. L'effetto
Mozart era un'ipotesi sugli effetti a breve termine sull'intelligenza. Più interessanti sono,
invece, ricerche tuttora in corso per valutare gli effetti a lungo termine dell'educazione
musicale sulle abilità cognitive.

Perché alle donne in gravidanza si consiglia d'ascoltare Mozart?

Ascoltare la musica (e non solo Mozart) può sicuramente avere effetti benefici, ma diversi da
quelli cui siamo abituati a pensare. L'ambiente e le percezioni del feto sono "filtrate" dal liquido
amniotico in cui è immerso, perciò la musica arriva trasformata e attenuata, ma secondo alcuni
studi è comunque riconoscibile e potrebbe costituire una prima memoria musicale
(riconoscimento del suono)

Che effetto ha la musica sul feto?

In parte l'effetto è diretto sul feto, in termini di risveglio, aumento della frequenza cardiaca e
del ritmo del respiro. In parte l'effetto è sulla madre che oltre a queste risposte del sistema
nervoso autonomo potrebbe avere risposte di benessere (produzione di endorfine,
rilassamento muscolare, e tanti altri).

Quali malattie o disturbi può curare la musica?

Il termine musica è forse troppo ampio per rispondere a questa domanda. Sicuramente ci sono
modi e applicazioni della musica in ospedali e sale operatorie che mirano proprio ad ottenere
quegli effetti del sistema nervoso autonomo citati per il feto. Ci sono altri effetti musicali
utilizzati nella musicoterapia che puntano molto di più sulla produzione della musica da parte
dei pazienti e sull'interazione di chi suona con chi ascolta. In questo caso le malattie o i
disturbi possono essere i più vari a secondo dei modelli teorici adottati (dall'autismo al ritardo
mentale, alle paralisi cerebrali fino alla demenza).

Ci sono in Italia centri di "musicoterapia"?

Ci sono molti centri di musicoterapia, e soprattutto esistono scuole di formazione in


musicoterapia e criteri per la formazione anche piuttosto rigidi cui le scuole devono
conformarsi.

A quanti anni è consigliabile iniziare?


L'intervento musicoterapico deve essere inserito in un contesto multidisciplinare, pertanto non
ci sono indicazioni generali, ma vanno considerate caso per caso dall'equipe che ha in carico il
paziente.

Quanto è importante la musica nello sviluppo delle varie capacità (motorie,


cognitive, emotive ecc.) del bambino?

Secondo i vari ricercatori ospiti del convegno di Venezia, la musica può avere effetti benefici a
vari livelli: con l'allenamento all'ascolto possiamo sviluppare la capacità di percepire
correttamente suoni e timbri sin dalla più tenera infanzia; possiamo migliorare alcune capacità
di tipo logico, visuo-spaziale e forse linguistico.

E a quanti anni è, comunque, consigliabile far studiare musica a un bambino?

Le capacità di percezione e comprensione della musica sembrano essere molto precoci nel
bambino (sin dai primi 3-4 mesi). Tuttavia, lo studio tradizionale della musica è piuttosto
impegnativo e non deve mai essere un'imposizione. È, invece, giusto che il bambino viva in un
ambiente stimolante e vario anche dal punto di vista musicale.

C'è qualche strumento particolarmente indicato per l'infanzia?

Sì, sembrerebbe che lo strumento ideale per l'apprendimento della musica sia proprio la voce.

Che tipo di musica far ascoltare al bambino e a quale volume?

Mentre sul tipo di musica ognuno può avere i suoi gusti, alcune caratteristiche vanno ricordate:
i bambini apprendono e comprendono la musica basandosi sulla ripetitività delle sequenze
musicali, su concetti molto precoci di consonanza e dissonanza, e non amano le intensità
elevate. Soprattutto all'ascolto musicale dovrebbe sempre esser dato un tempo e uno spazio
ben definito evitando l'uso aberrante di "sottofondo musicale" che riduce la musica a funzione
di tappezzeria e disturba il processo di formazione del gusto musicale.

Quali sono, invece i "rumori molesti" in qualche modo dannosi al suo sviluppo?

Questo è un vero problema per i bambini che vivono in città. Purtroppo i rumori molesti sono
molto frequenti nell'ambiente urbano e sono quelli di bassa frequenza (vibrazione dei
macchinari, motori) e di alta frequenza (apparecchi elettronici, monitor, allarmi). Inoltre
spesso ci sono suoni di alta intensità e improvvisi che obbligano il cervello a prestare
attenzione, interrompendo le altre attività.

Come si riconosce il "genio" musicale e come comportarsi con i bambini


particolarmente dotati dal punto di vista musicale?

È difficile individuare il genio musicale, come il genio matematico o letterario. Spesso ci sono
bambini con un talento per la musica e sicuramente possono svilupparlo aggiungendo al
talento l'applicazione e lo studio. Tuttavia in casi di vera genialità, come per tutti i campi, è
importante non eccedere nella stimolazione in una sola direzione. Il bambino è un essere
complesso, fatto da tanti aspetti, è molto sbagliato pensare di svilupparne uno solo perché è
quello in cui eccelle e tralasciare tutti gli altri. Potrebbe diventare un genio, ma anche una
persona molto infelice.

Riferimenti per la stampa:


Ufficio Stampa - Massimo Pizzo - massimo@insintesi.it - cell 335 6929897
Fondazione Mariani - Francesca Giorgetti - news@fondazione-mariani.org - tel. 02795458
Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani ONLUS Neurologia Infantile
Viale Bianca Maria 28 - 20129 Milano - Tel. +3902795458 - Fax +390276009582
ALFRED TOMATIS, L'UOMO CHE INVENTÒ L'ORECCHIO
di Concetto Campo

E' morto lo scienziato che scoprì come curare attraverso l'udito.


Se n'è andato in silenzio il giorno di Natale 2001 Alfred Tomatis, "l'uomo che inventò l'orecchio", il vero padre
dell' effetto Mozart, uno degli scienziati che ha aperto la strada alla possibilità di curare con la musica e con i
suoni fino al punto di inventare il "metodo audiovocale" che porta il suo nome.
Aveva 82 anni. Cantanti, musicisti, attori, bambini con difficoltà hanno conosciuto e apprezzato non solo la
sua scienza, ma anche la sua umanità.
La sua storia è singolare. Nato il primo gennaio 1920 a Nizza da genitori italiani, è un prematuro di 6 mesi e
mezzo, che viene preso per un orecchio dalla levatrice e gettato nel cestino perché considerato morto.
Lo salverà la nonna paterna, raccogliendolo e rianimandolo. Una nascita che sembra un destino. Tomtis
rimase per tutta la vita convinto, che contribuì a orientare le sue ricerche sul suono e la vita intrauterina.
Dopo la laurea in medicina e la specializzazione in otorinolaringoiatria cominciò a studiare come il feto
percepiva i suoni. Con montaggi particolari riuscì a ricreare l'ambiente acustico del ventre materno e,
assistito dalla psicanalista Francoise Dolto, fece ascoltare a un bambino considerato autistico la
registrazione della voce della madre, così come il piccolo la sentiva quando era ancora nella pancia. La
reazione positiva del bambino, che iniziò un apertura verso il mondo, lo incoraggiò a proseguire le sue
ricerche e a mettere a punto una tecnica sonica per la rieducazione psicologica. Comtemporaneamente,
figlio di un famoso basso d'opera del tempo, Tomatis riceveva nel suo studio molti colleghi del padre con
problemi di voce. Da una comparazione quasi casuale delle analisi spettrali della voce e dell'udito, si rese
conto, che le frequenze deficitarie all'ascolto erano le stesse che mancavano nella voce.
Mise a punto allora un'apparecchiatura, l'orecchio elettronico, capace di allenare il nostro udito a focalizzare
meglio sulle frequenze mal percepite, notando che così facendo, queste ricomparivano nella voce.
L'esperienza venne provata nei laboratori di fisiologia della Sorbona e confermata. Verrà chiamata "Effetto
Tomatis": la voce contiene soltanto gli armonici che l'orecchio riesce a percepire.
La nuova metodica sarà utilizzata da molti artisti, anche famosi, tra cui Maria Callas o più recentemente il
baritono inglese Ben Luxon o la rockstar Sting, con risultati eccellenti.
L'effeto però è anche sul linguaggio, favorendone il controllo, la fluidità e la memorizzazione. Gérard
Dépardieu ne trarrà il massimo beneficio passando da uno stato di quasi balbuzie a un controllo superbo del
linguaggio, come racconta Paul Chutkow nella biografia "Dépardieu". Romy Schneider perfezionò la sua
pronucia francese.
Il metodo Tomatis è ormai una tecnica consolidata e diffusa in tutto il mondo. Anche chi vuole imparare a
parlare una lingua staniera senza accento approfitta del "training", allenando l'orecchio a focalizzarne meglio
i suoni e quindi a riprodurli con più facilità.
L'efficacia è stata confermata da una ricerca presso 8 università europee.
Tomatis non solo ha scoperto potenzialità dell'orecchio insospettate, ma ha messo a punto qualcosa per
poterle utilizzare a fini terapeutici o di sviluppo. E lui, molto tempo prima delle recenti ricerche americane, a
scoprire l'Effetto Mozart, la bontà terapeutica della sua musica. Infatti, il materiale sonoro utilizzato con
l'orecchio elettronico è principalmente la musica del grande salisburgese, perché è l'unica a dare le stesse
risposte neurofisiologiche indipendentemente dalla cultura di origine di chi l'ascolta. Non è poco per una vita.
Alfred Tomatis è sepolto nel cimitero di Carcassonne.

(publicato in "Musica, Rock & Altro", supplemento de "la Republica", 31 gennaio 2002)
L'autore, Concetto Campo, è stato allievo di Tomatis e dirige i centri del metodo di Roma e Verona. Ha
scritto "Il metodo Tomatis" ed.Riza

Ringrazio la redazione "Musica, Rock & Altro" per il permesso di publicazzione.