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IL FANCIULLINO

Dentro di noi esiste un «fanciullino», un bambino che non cresce e che rimane in noi
anche quando diventiamo adulti, continuando a comunicarci le sue sensazioni ed
emozioni con la stessa voce. Ma noi non lo ascoltiamo, perché siamo impegnati ad
affrontare le difficoltà della vita. Ad affascinare il fanciullino, al quale tutto appare
nuovo e meraviglioso, sono le gesta degli eroi, le avventure. Questo bambino
che non cresce mai è presente in tutti gli esseri umani, e in ognuno di noi sogna, ride,
piange, osserva con attenzione e curiosità, si stupisce, prova entusiasmo.

Finché siamo bambini anche noi, le due voci sono un’unica voce. Quando
cresciamo, il fanciullino rimane tale e continua a parlare con una voce che,
come dice al verso 7, mantiene «la sua antica serena maraviglia» (r. 7); noi però
siamo impegnati nella lotta per la vita e non la ascoltiamo più.

Il fanciullino ha più timore del giovane e dell’uomo adulto che non del vecchio, ormai
ai margini della vita. La presenza del fanciullino in ciascuna persona è il legame che
le affratella: gli uomini si combattono, i fanciulli si abbracciano.

Il fanciullino ha la percezione «di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra
ragione» (rr. 32-33); vede cose a cui di solito «non badiamo»(r. 45) perché ha
ancora lo sguardo in-tatto di Adamo, che vede il mondo per la prima volta e dà il
nome agli oggetti; trova «somiglianze e relazioni» (rr. 47-48) tra le parti della
realtà, grazie allo «stupore» e alla «curiosità»(r. 49) con cui le guarda. Di
conseguenza, una sua parola riesce a esprimere due pensieri. ➔ doppio
significato➔ Un significato è quello espresso dalla lettera del testo, l’altro è
determinato da quelle «somiglianze e relazioni» che il fanciullino ha saputo vedere
nel mondo.

Pascoli cerca spesso di entrare in contatto con il fanciullo che porta dentro di sé, e
qualche volta gli riesce. Il fanciullo ha un modo tutto suo di ragionare, che lo porta alla
verità profonda attraverso intuizioni fulminee. Questa singolare capacità di
ragionamento sono meno sviluppate di quelle di un adulto ➔ lo scopo del fanciullino è
quello di esprimere in modo schietto e semplice ciò che sente in modo limpido
e immediato. Le parole del fanciullino hanno, dunque, un’azione chiarificatrice.
L’INFANZIA DELL’UMANITÀ L’uomo adulto acquisisce delle conoscenze
scientifiche e le trasmette alle generazioni successive, che ne fanno tesoro. Se
risaliamo il corso della civilizzazione, arriviamo a un punto zero, cioè a quella fase
dello sviluppo umano in cui non esisteva una conoscenza scientifica del
mondo. Ora, il fanciullo si trova in quella medesima fase di sviluppo: ciascun uomo, di
conseguenza, ha un momento della sua vita che coincide con quello dell’infanzia
dell’umanità. Potremmo dire che gli uomini primitivi restavano fanciulli per tutto l’arco della loro
esistenza, e che l’uomo moderno che sappia tenere in vita il fanciullino conserva quello sguardo
primitivo sul mondo. Sono temi leopardiani, su cui Pascoli sente il bisogno di dire la sua: a differenza
di Leopardi, Pascoli non crede in un indebolimento della facoltà poetica tra l’uomo antico e quello
moderno. Se conserva la volontà di ascoltare il fanciullino, l’uomo adulto e moderno ha un
sguardo si-mile pari a quello dell’uomo primitivo.