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GLI IMPRESSIONISTI

Nasce l’arte moderna, cioè un’arte che non punta più a rappresentare la
realtà in moto naturalistico e non considera la rappresentazione della
natura, visibile all’occhio umano, come elemento indispensabile per l’arte.
L’arte moderna inizia nel 1874, iniziata da un gruppo di pittori capeggiato
da Claude Monet, che cominciano a riunirsi al Cafè Guerbois dove si
incontrano anche con Manet ed altri importanti artisti dell’epoca. Questo
gruppo di pittori comincia. Sviluppare idee proprie ed originali sull’arte
che non hanno nulla a che vedere con la pittura accademica: elaborano
delle idee totalmente antiaccademiche. Questi artisti non pensano
assolutamente di voler esporre ile loro opere in nessun Salòn, neanche in
quello de refuseè. Nel 1874 riescono ad organizzare un’esposizione che si
tiene in un luogo molto significativo, ovvero lo studio fotografico di Felix
Nadàr. Dopo questa mostra questo gruppo di pittori inizierà ad essere
conosciuto ma negativamente: saranno criticati ed esporranno comunque
sempre insieme in altre 8 esposizioni, l’ultima nel 1896. Fino all’ultima
esposizione sono considerati dei disgraziati, che non sanno dipingere e non
sanno realizzare opere d’arte degne di questo nome. Il loro successo sarà
riconosciuto dal 1890 in poi e dunque fino ad allora, oltre ad essere
criticati, faranno una vita da fame. Questi artisti non hanno un nome fino
al 1874 e lo acquisiscono durante l’esposizione, lo prendono da un quadro
di Monet che si chiama “impressione, sole nascente” e che fu criticato da
LeRoix che affermava fossero incapaci e che li definì dispregiativamente
“impressionisti”. La sua critica è sulla tecnica: non dipingono immagini
ma abbozzi ed impressioni irreali e incomprensibili. Ai pittori piacque
questa definizione e provocatoriamente scelgono questo termine nato
dispregiativamente come nome che li rappresenta.
Una delle componenti è dunque l’atteggiamento antiaccademico e
provocatorio di Manet e Courbet. Ciò che cambia sono i soggetti e il modo
di dipingere, che non è più naturalistico. Gli impressionisti si concentrano
sul paesaggio ma questo diventa il loro principale soggetto. Quello che
aggiungono è la tecnica “en plein air” di Constable, che in questo periodo
ha un grande successo perché si diffondono i colori a tubetto, con i quali
non vengono preparati i colori nell’atelier e gli artisti avevano il necessario
nello studio, con i tubetti veniva più semplice avendo il colore già pronto e
poteva essere portato anche fuori. Questa novità influisce sugli
impressionisti perché descrive il loro atteggiamento di apertura nella
novità, ovvero la riflessione e lo stile con cui dipingere. Fanno una serie di
riflessioni che derivano dallo loro nuova sensibilità nei confronti della
modernità e dunque le grandi trasformazioni tecniche e scientifiche che vi
erano state in Francia e in particolare a Parigi, chiamata Ville Lumiere
perché fu la prima ad essere illuminata così come la prima insieme a
Londra ad avere il sistema di metropolitana e molte altre innovazioni
sociali della modernità che comprende anche una grande invenzione
ovvero quella della fotografia.
Sali d’argento che si cristallizzano con la luce, veniva creato un supporto
cartaceo sul quale distribuire questi cristalli all’interno di una camera
oscura che con una lente, una volta aperta e fatta introdurre la luce, a
contatto con questa si cristallizzano i sali secondo le forme dell’immagine
e creando quella finale.
Questo principio viene scoperto nel 1820-1830 ma le prime foto nitide che
riproducono esattamente deprime immagini reali compaiono alla seconda
metà dell’Ottocento.
Qual è dunque il rapporto tra le arti figurative e la fotografia nel momento
in cui esiste un meccanismo per riprodurre esattamente l’immagine?l’arte
serve dunque a riprodurre l’immagini nel modo in cui queste vengono
colte dall’artista.
Questo ragionamento viene compreso da un fotografo, Felix Nadàr, il più
famoso fotografo francese del tempo che aveva sperimentato la fotografia
in tantissimi settori: era un grande ritrattista, la pittura perde il monopolio
del ritratto, in quanto fino a questo tempo chi voleva tramandare un
immagine ai propri posteri era necessario l’artista, adesso basta il
fotografo. Nadàr non punta alla fisionomia di chi ritraeva ma scavava nella
personalità e dunque non solo il fisico ma anche lo spirito e la psicologia
dei soggetti, come Tiziano.
Offre la possibilità agli impressionisti di esporre nel suo studio anche se
vengono tutti criticati e dunque si dimostrò un’iniziativa fallimentare. Gli
impressionisti rispondono l problema di rappresentare la realtà come
sembra all’artista e come gli appare, in particolare gli impressionisti
rappresenteranno ciò che vedono da un punto di vista cromatico, cioè si
dedicano a ciò che la fotografia non può dare; i colori (infatti in questa
fase la fotografia è in bianco e nero, per quella a colori va aspettato il
1930) e per i colori è utile l’insegnamento di Manet così come quello di
Constable. Il modo in cui dipingono punta a definire la realtà come la
vedono affinché possa essere attraente e coinvolgente. Questo interesse li
porta a studiare e ad aprirsi a studi scientifici che in quello stesso periodo
erano stati fatti sulla natura della luce e del colore (cerchio cromatico,
studio fisico sulla natura della luce di Maxwell, studio del principio della
ricomposizione retinica cioè come l’occhio umano percepisce il colore).
Maxwell scopre il funzionamento della luce e individua i famosi 7 colori
dell’iride percepiti dall’occhio umano. Questa consapevolezza scientifica
che i colori sono riflessi e che l’assenza di colore è nero e la totalità di
colore è bianco portarono gli impressionisti a non usarli perché di fatto non
sono colori. Il colore locale deriva dall’osservazione della realtà per cui il
colore assoluto non esiste ma il colore in un dato luogo nel quale sarà
necessariamente influenzato dai colori circostanti. A seconda dai colori da
cui è circondato, il colore è diverso. Il nero assoluto dunque non esiste, ma
dal momento che vi è sempre luce, questo sarà sempre condizionato da
qualche riflesso così come il bianco, che allo stato assoluto equivale alla
luce. Esiste la percezione dei colori in relazione a questi fattori:
inclinazione della luce e influenza dei colori attorno.
Chevell si occupa invece della teorizzazione di regole già empiricamente
scoperte dai grandi pittori coloristi del passato come i coloristi: i colori si
possono derivare dai tre primari, viene inventato il cerchio cromatico, che
se si fa ruotare appare bianco perché l’occhio miscela tutti i colori e li vede
bianchi. Teorizza anche i secondari e i complementari, cioè quelli che si
trovano in posizioni opposte nel cerchio cromatico. Quelli che insieme
danno il bianco.
L’altra scoperta importante che però riguarda la fisiologia dell’occhio
umano è quello riguardo la retina che tende a fondere insieme i colori, cioè
li percepisce in modo diverso dalla realtà. L’occhio umano fonde i olori e
vede il secondario derivato dalla fusione dei due primari
(giallo+blu=verde), il verde che ne segue è più cangiante di quello che si
ottiene con la miscelazione a priori; se faccio sì che sia l’occhio umano a
miscelarlo a partire dai primari, il colore sarà molto più vivace. Quando si
osserva il verde sulla tela o mescolato nella tavolozza e osservo lo stesso
verde ma derivato da una serie di punti gialli e verde affiancati il colore
l’occhio lo percepisce più brillante e vero (principio della ricomposizione
retinica).
Gli impressionisti ebbero (primo fu Manet) una grande passione per le
stampe giapponesi, in particolare grandi collezionisti, questa tendenza
continuò poi anche per il periodo dei post impressionisti (come van Gogh).
Le stampe giapponesi appartengono ad una tradizione artistica orientale
che consisteva nel riprodurre paesaggi sulla carta attraverso sistemi di
stampa che venivano associati alla colorazione a stampa (come i moderni
poster), ad un gergo punto gli europei iniziano ad appassionarsi a questa
tipologia di opere in quanto fu il primo periodo di interazione dell’arte
occidentale con arti di tradizione extraeuropea, prima volta che degli artisti
prendono in considerazione l’arte extraeuropea anche come ispirazione. De
la croix la utilizza per il senso dell’esotico, ma adesso il dine è diverso.
Questo per ragioni di carattere cromatico (il più famoso utaragua
hiroshiue), perché erano vivi e a macchie: è difficile cogliere per noi
quanto fossero innovative queste raffigurazioni perché siamo abituati ai
fumetti, fu una vera e propria innovazione perché molto distante dal modo
di dipingere tradizionale. La tradizione delle stampe giapponesi è molto
importante perché oggi sappiamo che ebbe grandissimo successo in oriente
il linguaggio figurativo die fumetti.

CLOUDE MONET
Più impressionista degli impressionisti, può considerarsi un caposcuola del
gruppo, un leader anche se il gruppo degli impressionisti era molto
eterogeneo.
Auguste Renoire ed Edgar Degar sono molto particolari e si differenziano
tra loro

IMPRESSIONE SOLE NASCENTE


Opera esposta alla prima famosa mostra degli impressionisti nello studio di
Nadàr. Tipico paesaggio di Monet, 2 anni prima della mostra nel porto di
Le Havre, all’alba (en plain air). È un soggetto che interessa molto a
Monet per la luce dell’alba che cambia con una rapidità estrema e per
l’acqua, soggetto che Monet ama tantissimo perché muovendosi e
riflettendo la luce crea degli effetti cromatici che ama studiare e riprodurre.
Gli altri impressionisti avrebbero chiamato l’opera con il luogo in cui è
stata riprodotta, ma Monet afferma di aver avuto pudore nell’aver dato
questo titolo, perché non si capiva che fosse quello in quanto troppo
abbozzato. Per questo ha cercato di attenuare il problema della scarsa
precisione della rappresentazione, ma questa scelta è corretta perché quello
che ha puntato a rappresentare non è il paesaggio ma l’effetto ottico che il
porto ha riflesso sui suoi occhi. Essendo Monet costretto per i tempi
ristretti a dipingere in modo rapido, ha dovuto usare il pennello in modo
molto veloce, per questo ha abbozzato le barche, le gru, le barche dei
pescatori e anche gli effetti cromatici. Non gli interessano dunque i dettagli
del porto ma gustare e ammirare i colori che si manifestano del porto,
posto non particolarmente romantico (i vedutisti non lo avrebbero
rappresentato), che però diventa accattivanti per i colori che lo
trasfigurano.
Quando Monet inizia a vendere i suoi quadri ed avere maggiore sicurezza
economica decide di comprare una villa a Giverny, due vi è un grande
giardino curato dallo stesso Monet, con l’obiettivo di creare uno sfondo nel
quale realizzare le sue opere. In questo giardino vi erano la casa principale,
gli atelier, le case della servitù, piante selezionate dallo stesso Monet, uno
stagno etc.. tutti pensati per creare effetti di luce e colore. Nasce in questo
contesto la famosa “serie delle ninfee”, interessante perché a partire da
Monet si configura una nuova tendenza degli artisti, che diventerà tipica
dell’arte moderna, ovvero rappresentare numerose volte lo stesso concetto,
per questo si parla di serie. Questi artisti sono dunque tutti concentrati non
sul soggetto ma sul modo in cui rappresentarlo. Si concentra quindi sul
modo in cui rappresentare le ninfee, che sceglie perché è estremamente
interessante per un artista che si concentra sulla luce e sul colore. È infatti
un fiore colorato, che ravviva con i suoi petali il verde delle foglie e perché
è un fiore acquatico, dunque viene rappresentato insieme all’acqua, altro
soggetto preferito di Monet per i riflessi che la luce produce su di questa.
Sono immagini di grande armonia cromatica: Monet punta alla
rappresentazione degli effetti ottici ma il prodotto di questo studio è
sempre un’immagine straordinariamente bella.

IL PONTE GIAPPONESE / STAGNO DELLE NINFEE


Opera molto famosa, non appartiene alla serie delle ninfee ma nasce nel stesso
contesto. Rappresenta lo stagno delle ninfee dove queste si intravedono e un ponte
che aveva costruito sullo stagno conferendogli la forma dei ponti giapponese che
conosceva grazie alle immagini giapponesi. I ponti erano molto frequenti nelle
stampe e quindi ispirandosi a queste e come omaggio a Hiroshige li rappresenta.
Traspare un’immagine trasfigurata (non come la si vede sul serio) in cui viene
esaltata la bellezza cromatica della realtà. L’emozione suscitata è positiva,
l’approccio con la natura è fenomenico, cioè per quello che vede.

LA SERIE DELLA CATTEDRALE DI ROUENNE


Non rappresenta solo paesaggi, ma anche un monumenti. Non da
importanza alla struttura architettonica, applica una rappresentazione
fotografica. Pine interesse soprattutto negli effetti cromatici , con i quali
rappresenta la cattedrale nei vari momenti della giornata. A seconda del
momento della giornata si spostava da una tela all’altra. Decide di tornare
più volte sul soggetto in modo da completarlo, studio incentrato sulla luce
e sul colore. Stupefacente per la luce e gli effetti ottici che crea.
AUGUST RENOIR
Grande amico di Monet, dipingono insieme spesso e apparentemente
hanno un atteggiamento simile, ma cambia il modo di intendere la pittura,
perché Monet è un artista molto scientifico, non trasmette le sue emozioni
e il suo modo di pensare. Invece Renoir inizia ad utilizzare lo stile pittorico
degli impressionisti per esprimere il proprio modo di vedere la vita. Quello
che avrà più successo è proprio questo atteggiamento, cioè trasformare le
immagini per conferire più espressive e capaci di esprimere il proprio stato
d’animo. Accentuato in Renoir e ancor più acceso in DeGas.

LA GRENUILLERE
Tela che dipingono insieme, fianco a fianco, Monet e Renoir. È il nome di
un locale sulle rive della Senna a cui si accedeva dalla riva e aveva la
veranda che dava sull’acqua. Ambiente preferito dai pittori impressionisti,
in particolare da Monet per la presenza dell’acqua, stop elemento preferito.
Hanno dipinto un pezzo di locale a destra, in primo piano le barche e fuori
dallo spazio pittorico la riva. In secondo piano una piattaforma di legno
collegata da una passerella con il locale. Rappresentati esponenti della
borghesia parigina che si godono la bellezza del paesaggio. L’inquadratura
è fotografica, Monet da molto spazio all’acqua e ai riflessi prodotti su
questi, in secondo piano la luce del giorno e gli alberi di un verde acceso,
in Monet vi è uno studio molto accurato della luce e del colore, mentre le
figure umane sono molto abbozzate. Renoir rappresenta la stessa cosa,
stessi soggetti e stessa inquadratura ma le persone sono più grandi e si
riconoscono i colori dei vestiti bianco, azzurro rosso arancio e i
protagonisti diventano i personaggi; lo studio della luce è molto più
semplice e l’acqua ha molto meno spazio così come la profondità che in
Monet era realizzata con prospettiva cromatica appare assente. A Renoir
interessa quindi non lo studio sistematico della luce e dei riflessi di questa
sull’acqua ma gli interessa la scena che si sta svolgendo davanti a lui, il
momento felice e spensierato che i clienti del locale passano. Per rendere
questa spensieratezza Renoir utilizza tanti colori belli, ma non
necessariamente quello che l’occhio umano coglie, utilizza quelli che
possano rendere bello il momento e il contesto. Monet aveva spesso
sofferto il suo modo di dipingere, la pittura per lui è un’attività scientifica
faticosa mentre Renoir pensava che la pittura dovesse essere un’attività
bella ed esaltante, deve quindi rappresentare soggetti piacevoli. Per questo
inserisce nel dipinto la sua personalità, e rispetto agli impressionisti
classici rappresenterà più spesso scene di vita borghese rispetto ai
paesaggi. La borghesia che si diverte e che si gode la vita, specie quella
moderna.
Renoir ha una concezione della pittura come gioia di vivere: utilizza l
pittura per esaltare i momenti felici della vita e dunque rappresenta più che
i paesaggi scene di vita borghese ambientati in locali e situazioni piacevoli.

MOULINE DE LA GALETTE
Uno de locali più famosi della Parigi del tempo e aveva una particolarità
ovvero era molto illuminato con i grandi sistemi di illuminazione artificiali
per questo vengono raffigurati dei grandi e belli lampadari. Il locale aver
uno spazio all’aperto dove si ballava anche la sera, anche se la
rappresentazione è diurna. Il locale è pieno di persone che ballano sotto gli
alberi, in primo piano un tavolo e un gruppo di giovani che flirtano tra di
loro, vi è un effetto di chiazze sulla schiena del personaggio in primo piano
e sono le porzioni di luci che attraversano le fronde degli alberi.
Fondamentalmente è un effetto ottico, Renoir vuole esprime questo effetto
anche se sembrano più macchie che luce riflessa dunque non sono
presentate con quella stessa abilità con cui avrebbe lavorato Monet,
proprio perché per Renoir non é oggetto della sua attività la luce, gli
interessa solo che questi effetti creino movimento per conferire un senso di
movimento e dinamicità alla scena. Per Renoir quindi la pittura non più
studio attento e sistematico della luce e dei colori ma rielaborazione
dell’immagine utile a creare immagini belle e accattivanti e in questa
tendenza somiglia a Raffaello ma Renoir lo utilizza per creare una nuova
armonia completamente diversa da quella classica. Ha organizzato i colori
dando ampio spazio ai colori bianco, blu giallo etc…questa figura di spalle
è un espediente utile a rendere immediata l’immagine, così come il fatto
che il gruppo sia disposto di lato e il tavolo di spiego proprio per rendere
l’immediatezza della prospettiva fotografica. l’arte della celebrazione della
nuova vita borghese nuova viene qui rappresentata con le figure di donne
felici e spensierate.

LA COLAZIONE DEI CANOTTIERI


Luogo simile a quello del moulin, ambientato in un locale lungo le rive
della Senna (canotta prende il nome dall’abbigliamento di chi praticava
canottaggio), veranda con una tenda, in fondo dietro i cespugli si scorge la
Senna con una barca a vela ma la scena principale è quella del locale dove
vi sono delle donne che flirtano con i canottieri che esibiscono la propria
muscolatura. Dal punto di vista pittorico la tenda presenta strisce bianche e
rosa salmone, ma in realtà tutta la luce fa si che le tonalità prevalenti siano
rosa e arancio, per una questione ottica, in quanto sotto una tenda
solitamente colori dominanti sono quelli dell’arancione e del rosa. Questi
colori si trovano soprattutto sulle superfici bianche, perciò Renoir si
comporta come un impressionista nel voler mettere in risalto gli effetti
ottici, ma lo fa più che per creare questi effetti di luce e colore, per creare
un gusto pittorico ed un’immagine bella e armoniosa. Risalta anche toni di
blu del vestito della donna e gli oggetti in primo piano sul tavolo che
richiamano le nature morte della tradizione seicentesca, ma non si cura
chiaramente di rappresentarli in modo fotografico.

EDGAR DEGAS
Ha un atteggiamento molto diverso dagli altri impressionisti, pur avendo
sempre partecipato alle esposizioni e pur essendo molto amico soprattutto
di Manet. In realtà differisce da questi per il modo di dipingere e per la sua
indole opposta a quella di Renoir in quanto ha un atteggiamento
tendenzialmente solitario scontroso ed introverso, ha un’inclinazione alla
malinconia, dall’alto in negativo. Questo lo porta a vedere la vita con
negatività, trova sempre degli aspetti negativi. Degas aveva avuto una
formazione accademica molto solida, contrariamente agli altri che erano
sostanzialmente autodidatti, era un appassionato della pittura del
rinascimento e in particolare per Raffaello perciò mette insieme alcuni
aspetti dell’arte accademica con quelli degli impressionisti.
1)Utilizza la prospettiva geometrica di Brunelleschi
2) utilizza il disegno preparatorio
3) usa tutti i colori, anche il bianco e il nero
4) dipinge in atelier, nello studio, e non en-plan-air
Quest’ultimo trova la sua motivazione perché ha un’idea della pittura
diversa che anticipa gli sviluppi progressivi della pittura cioè l’arte non
deve riprodurre le immagini ottiche ma l’arte deve essere rielaborazione
intellettuale dell’immagine, cioè il ricordo e ciò che ricostruisce nella
mente. Per questo Degas ha bisogno di più tempo ed utilizza l’atelier .
Questo difatti fu il principio che metterà in bilico il movimento
impressionista.
Due aspetti impressionisti : l’uso del pennello veloce e la sensibilità del
colore e della luce e i soggetti della vita borghese, avrà una particolare
predilezione per le ballerine e le corse dei cavalli.

LA LEZIONE DI DANZA
La ballerina rappresenta la bellezza, mascelle questo soggetto anche
perché rappresenti alcuni aspetti della bellezza intrinsechi tra cui la natura
effimera della bellezza, infatti le ballerine danzano poco durante la loro
vita, quindici allude a come la bellezza possa svanire, atteggiamento
malinconico. Simbolo della bellezza che non si trova in natura ma va
costruita. Difatti una ballerina studia a lungo per riuscire a migliorare e
muoversi in modo armonico e così costruire la bellezza. Degas per questo
spesso non rappresenta le ballerine mentre danzano ma mentre studiano e
si esercitano. Tutto questo per sottolineare lo sforzo e la sofferenza che
stanno dietro la costruzione della bellezza. Le ballerine rappresentano
quindi l’arte stessa, che è costruita e molto sofferta. Diventa dunque come
la serie delle ninfee per Monet, cioè uno dei suoi soggetti preferiti.
In quest’opera viene bene rappresentato l’esercizio con un insegnante di
danza molto rigoroso in una posa imperiosa. Alcune ballerine danzano,
altre assistono alla scena. A sinistra una ballerina ha una posa anomala
molto realistica, che non ha nulla a che fare con la grazi delle altre, si sta
grattando la schiena. Allo stesso tempo sottolinea lo sforzo che fanno
questa ragade per adeguarsi e seguire le regole della loro disciplina.
Immagine costruita con la prospettiva geometrica: possiamo notarla nel
pavimento. Il punto di fuga, a dispetto di quello usato nel rinascimento,
cade al di fuori dello spazio pittorico, simile scelta del manierista
Tintoretto. Questa scelta è dovuta anche all’influenza della tendenza
fotografica. vi è tanto bianco e tanto nero, tuttavia è un’impressionista, usa
il pennello libero e il gusto per i colori che sono usati con grande
attenzione come rosso giallo e blu, verde delle pareti etc… Degas dunque
è anche un grande colorista.
Queste scene di vita borghese sono affascinanti nonostante il realismo la
malinconia, perché l’obiettivo id Degas è rappresentare la bellezza.
Nell’ultima parte della sua vita utilizzerà anche i pastelli oltre che i colori
ad olio.

* MUSEE D’ORSAY
Una delle più centrali stazioni ferroviarie fu trasformata in museo, luogo
straordinariamente ricco di tutti i capolavori degli impressionisti e post-
impressionisti. Da Courbet i poi si trovano numerosissime opere. Anche
Va Gogh, Gauguin…

ASSENZIO - IN UN CAFFE’
Assenzio tipico degli alcolizzati, liquore più economico. I caffè di Degas
sono l’esaltazione dei problemi della vita moderna, tra cui il disagio
sociale che si associa al consumo di sostanze nocive.
Queste problematiche esposte non portano ad una denuncia sociale, cioè
non nascono da un problema evidente. Tema nuovo: disagio della
borghesia, non delle classi umili. Il mondo quindi non è visto come del
tutto positivo m caratterizzato anche da note negative. Viene così
anticipato il tema del decadentismo.

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