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HOT HOT WATER 2013 (CAPITOLO 3°)

Come ho già detto sul forum purtroppo non garantisco che questo
report potrà avere ancora la continuità che fino a qua sono riuscito a
realizzare in quanto la mia vita personale e professionale mal si
coniuga con questo tentativo di informazione finanziaria gratuita.
Bisogna anche dire che in questi mesi il feedback non è stato poi
così interessante e sebbene di indicazioni operative o puramente
tecniche ne sono uscite parecchie un confronto sulle stesse sarebbe
stato apprezzato. Quindi mi scuseranno i lettori assidui ed interessati
che magari hanno tratto qualche utile consiglio da questi miei
commenti ma il bello dei media è se essi possono dare la possibilità
a chi scrive e a chi legge di crescere insieme.
Avevamo nel recente passato individuato nella liquidità messa a disposizione sia dalla FED e dalle altre Banche
Centrali, che dalle aziende per preservare una parte dei dividendi, un possibile carburante ai mercati finanziari
nonostante le mille incertezze che li attraversano, incertezze di natura politica economica soprattutto che stanno
influenzando il macro soprattutto dal lato investimenti. In ogni caso il rally di questo inizio 2013 è stato un rally
liquidity driver, condotto essenzialmente da un modesto travaso dal mercato obbligazionario a quello azionario, dal
reinvestimento dei dividendi rilasciati dalle imprese USA pre aumento della tassazione sui dividendi e sul capital
gain. Ad essi si possono aggiungere un maggiore beta degli hedge nello loro scelte di investimento, beta necessario
a recuperare le sotto performance degli ultimi due anni di molte delle categorie hedge e poi il ritorno delle strategie
carry che utilizzano le due maggiori valute di funding e cioè dollaro e yen per reivestire il debito contratto il quelle
valute su asset dai rendimenti superiori quali obbligazionario HY, azionario e bond dei paesi periferici. Questa
strategia per potersi sviluppare ha dei prerequisiti da realizzare. Innanzitutto ha la necessità che la volatilità sui
mercati sia bassa ed i trend ben definiti. Aldilà di un guizzo di volatilità sui cambi causata essenzialmente dal
violento movimento direzionale dello yen che ha evidentemente innervosito tutte le strategie mercantiliste della
banche centrali asiatiche e non solo (nervosismo è stato espresso sia dalla Russia che dalla tailandia passando per la
Corea), la volatilità sui vari mercati è in fase strutturale di discesa a conferma di alcuni trend ben definiti sebbene
con notevoli rotazioni settoriali al loro interno. Le posizioni sull' IMM e degli investitori sulle valute di funding
sono chiaramente ribassiste mentre dall'altra parte dello spettro vi sono le valute con i rendimenti più appetibili.
Inoltre il BTP da l'idea di come negli ultimi mesi la correlazione tra l'andamento valutario e l'andamento del titolo
di stato italiano si sia fortemente correlato. Ora le ipotesi potrebbero essere due; la prima è che c'è una forte
presenza di acquisti dall'estero di titoli di stato italiani ma pur essendoci una ripresa significativa anche dagli USA
siamo ancora sotto i livelli della media degli ultimi 5 anni. La seconda possibilità è che gli operatori si indebitino in
dollari e yen e poi comprano euro per comprare i BTP e questo rafforza la valuta con l'andamento positivo dei BTP
e questo è molto più probabile allo stato attuale anche in considerazione della media della richiesta che è nettamente
superiore alla media anche depurandolo del fattore Portogallo dell'ultima asta. L'oversottoscrizione dei titoli di stato
dei periferici è passata da una media di 2 degli ultimi 5 anni ad una di tre nelle ultime aste.
Come sappiamo nell'ultimo anno il BTP decennale ha ancora sofferto molto. Dopo le aste
LTRO che hanno momentaneamente fatto correggere il rendimento il rischio sempre più
concreto di break dell'euro aveva rifatto salire il rendimento del titolo italico e solo un nuovo
duplice intervento di Draghi aveva di fatto terminare il movimento rialzista del rendimento.
Movimento che poi nei mesi successivi è proseguito con una buona continuità.
Ma mentre dall'inizio della crisi fino ad oggi la correlazione tra il titolo decennale italiano
e l'euro non è stata significativa negli ultimi tempi (e dopo l'intervento di Draghi si è
ampliata) questa correlazione si è amplificata in maniera significativa ed ora è
pressoché perfetta segno di un recupero delle monete della propria capacità di
influenzare gli altri asset tipiche delle fasi carry
D'altronde come detto nel commento iniziale la volatilità sui vari asset è in
calo strutturale (il grafico riproduce la volatilità valutaria verso dollaro, quella
dei mercati obbligazionari USA e quella dei mercati azionari sempre USA) e le
posizioni dei vari operatori sono short sulle valute di funding e long sulle altre
come deve essere durante le fasi carry
Come detto prima tutto questo porta ad un aumento delle richiesta dei titoli di stato periferici
europei con rendimenti ben più ricchi delle valute di funding e che permettono di lucrare sul
differenziale dei tassi esponendosi ad un rischio cambi limitato visti i trend in atto. Il BTP a 10 anni
ha ora raggiunto il target % del testa e spalle ribassista del rendimento (essendo una % il testa e
spalle non va calcolato in numeri assoluti) ma lo spazio per scendere di ancora qualche punto
decimale di punto c'è ancora visti i vicini target di prezzo testati non molto tempo fa e con
condizioni di tassi globali anche superiori.
Certamente la sfida a svalutare delle banche centrali è uno degli elementi che favorisce il carry
trade quando le condizioni macro si sono stabilizzate ma mette in agitazioni le altre banche centrali
che partecipano ad una gara svalutativa estremamente pericolosa nel medio lungo periodo se non
supportata da investimenti in formazione, ricerca e sviluppo ed infrastrutture non indifferente.
Questo grafico evidenzia come l'euro sia in questo momento la banca che sta espandendo gli asset
meno delle altre, e con il rimborso dell'LTRO questo dato potrebbe essere ancora più significativo e
quindi dare ancora più forza all'euro con le conseguenze nefaste se intervenisse un eccessivo
rafforzamento dell'euro derivante dal trend carry.
In una fase carry la liquidità riveniente dal guadagno derivante dalle strategie viene
reinvestito negli asset di rischio e questo spiega la forza relativa dei mercati azionari pur
in presenza di normale condizioni di iper comprato durature. Infatti non è necessaria la
liquidità degli investitori individuali che infatti negli ultimi anni è stata abbastanza
latitante e solo in alcune fasi si è presentata sui mercati azionari come nelle ultime
settimane. Ma la liquidità carry non produce esplosioni al rialzo, produce rialzi costanti e
graduali perché è una strategia che necessita di bassa volatilità. Durante la strategia carry
inoltre l'andamento fondamentale non è una componente chiave sebbene le distorsioni di
medio e lungo verranno prima o poi riassorbite anche con correzioni significative.
D'altronde nelle ultime settimane le trimestrali USA mostrano un andamento non
particolarmente esaltante con il rischio che l'utile per azione (EPS) sia più basso delle
aspettative e con un surprise economic index che sembra che gli indici non vogliano più
seguire dopo due anni di notevole correlazione. Vero è che l'indice mostra una discreta
divergenza fra le varie aree ma è anche vero che solitamente i mercati negli scorsi mesi
tendevano a seguire il surprise index USA che recentemente è andato sotto la parità senza
causare reazioni significative sui mercati.
Nei grafici un sunto di quanto scritto nella pagina precedente ed
a conferma dei concetti espressi
In questo contesto è difficile individuare un potenziale top dei mercati; in realtà il
mercato USA sia in termini grafici, che in termini di sentiment, che in termini di
indicatori vari che monitoro (vedi il Trin Index) segnala la possibilità di un top
anche importante e questo si coniuga con il fatto che questa settimana ci sarà
collocamento importante di nuova carta obbligazionaria USA senza che ci siano
significativi settlement della banca centrale USA. Anche l'analisi macro e quella
micro indica la possibilità di una correzione ma come detto prima la liquidità carry
è difficile da valutare per cui comunque mi attendo una correzione ma che non
intendo utilizzare operativamente se non solo dopo che una serie di indicatori
confermino il movimento. Se l'indice dovesse correggere normalmente qualche
punto percentuale di perdita lo dovrebbe realizzare ma come detto la situazione va
monitorata con una certa freddezza essendo i paramenri molto probabilmente
inficiati da comportamenti innaturali dei mercati.
La fine del 2006 ed il 2007 furono anni fortemente carryati e l'indice saliva con una
impressionante regolarità, e nonostante le prime sirene subprime avessero suonato a
febbraio 2007 e poi molto più forti in estate l'indice riusci ancora a fare un nuovo
massimo ad ottobre 2007 sebbene i volumi della fase ribassista di agosto avrebbero
dovuto far riflettere molti. Ora l'indice sembra cominciare ad avere comportamenti
similari anche se i timori macro al momento ne hanno limitato gli effetti fino a poco
tempo fa.
Ora l'indice è in forte ipercomprato sia su base giornaliera che oraria ma
come visto dal grafico precedente durante la fasi carry l'ipercomprato si può
trasformare il lunghi periodi di divergenze negative non confermate. Su base
oraria c'è un test continuo del canale rialzista che sta contenendo l'indice e
che dovrebbe poterlo contenere.
Anche l'indice italico è in forte ipercomprato e una pausa correttiva di
600/1000 punti ci sta tutti dentro questo trend rialzista anche perchè
in fase di un area importante di quell'ampio trading range che
comprende l'indice da oramai diversi anni. Il rialzo dei volumi delle
prime sedute del 2013 dovrebbe essere costruttivo per l'indice italico
almeno nel breve/medio periodo.
Conclusioni

Gli indici sembrano sfidare la forza di gravità e nonostante i più importanti vengano da 4 anni
di rialzi sembrano non avere ancora esaurita la forza propulsiva nonostante che gli additivi
che gli permettono di salire siano cambiati nel tempo. In ogni caso penso che le autorità non
vogliano correre il rischio di avere fiammate inflattive e speculative e quindi permetteranno
alle negatività presenti di avere voce in capitolo per impedire un eccessivo travaso di
liquidità verso gli asset di rischio e per un controllo dei tassi che se cominciassero a salire
nonostante la loro forte presenza sui mercati potrebbero mettere in discussione la loro
efficacia ed autorità. Per questo motivo ritengo che nel mese di febbraio ci potrà essere una
correzione significativa che faccia scendere sotto i livelli attuali gli indici sebbene non
dovrebbe riuscire a far deragliare il trend in atto in quanto la correzione dovrebbe fermare i
rischi di bolla presente sui mercati. Questo dovrebbe anche in parte arrestare le strategie
carry momentaneamente sebbene i trend in atto sembrano parecchio favorevoli agli
operatori che utilizzano questa strategia. Da monitorare il rendimento del decennale USA
che se perforasse i 2% potrebbe mettere in moto timori inflattivi ed in discussione la FED e
l'Eurostoxx600 ad un test importante di un doppio massimo che se breakkato potrebbe far
fare un ulteriore rally ai listini europei.