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Farmacologia

1) Problemi e rischi nell’ utilizzo di integratori


2) Descrizione risposta graduale al farmaco
3) Descrizione neurotrasmissione colinergica
4) Exercise mimetics (farmaci esercizio mimetici)
5) Farmaci antibiotici, su cosa agiscono e parlare di una tipologia
6) Fasi della farmacodinamica (con descrizione di una di esse)
7) Doping
8) Farmaci isotropi
9) Glucocorticoidi e maccanismo d’azione
I glucocorticoidi appartengono a un gruppo di ormoni di origine endogena prodotti a partire dal colesterolo dalla corteccia
surrenale e si distinguono tre tipologie: glucocorticoidi (regolano la glicemia), mineralcorticoidi (regolano
l’equilibrio salino) e ormoni sessuali (androgeni ed estrogeni. Esistono anche i glucocorticoidi di sintesi che
vengono utilizzati a scopo farmacologico esempio il cortisone ed il betametasone.I glucocorticoidi per poter agire
a livello cellulare devono interagire con un recettore intracellulare.Una volta legato al proprio ormone, il
recettore migrar nel nucleo della cellula e si lega al DNA potendo così modificare la trascrizione genica ,
aumentandola o diminuendola. Il meccanismo d’azione antinfiammatorio dei glucocorticoidi consiste nell’inibire
la trascrizione di due particolari enzimi: la fosfolipasi A2 (enzima
​ che fa rilasciare acido arachidonico dal foglietto
interno della membrana citoplasmatica verso il citoplasma) e la COX-2 (enzima trasforma l’acido arachidonico
nel citoplasma in prostaglandine e leucotrieni, mediatori chimici dell’infiammazione). Inibendo la produzione di
prostaglandine e leucotrieni a livello dell’organismo diminuiscono gonfiore, edemi, iperalgesie e arrossamenti.
Modificando la trascrizione di alcuni geni si hanno effetti biologici su altri bersagli come gluconeogenesi,
catabolismo proteico, catabolismo lipidico e ritenzione del sodio. I glucocorticoidi vengono utilizzati come farmaci
per trattare l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, asma bronchiale, allergie e shock settico. Hanno
effetti collaterali di diverse entità, tra quelli a lieve entità troviamo ingrassamento e ritenzione idrica, tra quelli a
media entità ci sono diabete, ulcere, infezioni e perdita di potassio mentre tra quelli di grave entità riscontriamo
emorragie, osteoporosi e fratture.

10) DMARDs
I farmaci antireumatici che modificano la malattia (Disease modifying anti-rheumatic drugs) sono utilizzati nel
trattamento delle patologie reumatiche ed agiscono sui meccanismi di sviluppo di esse. Appartengo a questa
categoria di farmaci: i composti dell’oro, la penicillamina, la sulfasalazina, la clorochina. I composti dell’oro
inibiscono la proliferazione dei linfociti indotta dai mitogeni ed inibiscono la chemiotassi dei neutrofili, hanno
come effetti collaterali ulcere alla bocco e irritazioni cutanee. La penicillamina riduce l’attività dei macrofagi e
accelera la maturazione del collagene , ha come effetti indesiderati anoressia, nausea ,vomito e malattie
autoimmuni. La sulfasalazina viene utilizzata per le malattie intestinali favorendo l’eliminazione dei metaboliti
tossici dell’ossigeno prodotti dai neutrofili. La clorochina viene utilizzata per l’artrite reumatoide ed inibisce la
fagocitosi senza avere però effetto analgesico, i suoi effetti collaterali sono nausea, vomito, diarrea ed eruzioni
cutanee.

11) Antiasmatici
Per la cura dell’asma possono essere utilizzate terapie sintomatiche che ne controllano i sintomi o terapie di fondo che
agiscono sulla causa dell’asma. Di farmaci per la cura dell’asma ne esistono diverse tipologie: broncodilatatori
(simpaticomimetici, anticolinergici, teofillinici), antinfiammatori (glucocorticoidi, antileucotrienici, cromoni),
antistaminici e immunoterapici. I simpaticomimetici agiscono rapidamente sul sistema nervoso simpatico,
vengono assunti per via orale e sono potenti broncodilatatori in quanto riducono la sensibilità dei recettori
irritativa e aumentano la rimozione del muco in eccesso. Gli anticolinergici competono con l’acetilcolina
bloccandone la trasmissione a livello del sistema nervoso, si ottiene un effetto broncodilatatorio inibendo i
recettori muscarinici che dovrebbero determinare contrazioni della muscolatura liscia e secrezione ghiandolare di
muco. I teofillinici fanno parte della famiglia delle metilxantine, la teofillina viene somministrata per via
endovenosa contro l’asma acuto ed ha effetti broncodilatatori poiché rilassa la muscolatura liscia bronchiale e
migliora l’efficacia dei muscoli respiratori. I glucocorticoidi agiscono sulle cause dell’asma vengono somministrati
per via sistemica oppure per via orale. I glucocorticoidi per vi orale vengono utilizzati in casi di asma grave e sono
in grado di ridurre la produzione di muco, ridurre l’infiammazione delle via aeree e migliorare l’attività
respiratoria ma hanno effetti collaterali come diabete, obesità, osteoporosi e ipertensione arteriosa. I
glucocorticoidi somministrati per via orale vengono utilizzati per le terapie dell’asma a lungo termine in quanto
hanno meno effetti collaterali dei glucocorticoidi somministrati per via sistemica. Gli antileucotrienici inibiscono
l’attività dei cistenil-leucotrieni, sono molecole derivate dall’acido arachidonico che agiscono da mediatori chimici
che portano alla formazione di edemi. I cromoni inibiscono il processo infiammatorio innescato dai mastociti. Gli
antistaminici non sono farmaci broncodilatatori ma bloccano l’effetto dell’istamina, cosi si viene a modificare
l’iperattività bronchiale diminuendo il numero di linfociti T ed eosinofili della mucosa bronchiale.
L’immunoterapia si tratta di un procedimento simile alla vaccinazione in cui vengono somministrate dose
crescenti degli allergeni scatenanti l’asma ottenendo cosi un sollievo dai sintomi nei pazienti, questa terapia è
sempre affiancata dalla classico trattamento farmacologico.

12) Farmaci antiacidi


Sono formaci in grado di influenzare la secrezione acida da parte della mucosa gastrica. Esistono diverse tipologie di
questi farmaci: antiacidi, inibitori della pompa protonica, antagonisti dei recettori H2, protettori della mucosa. I
farmaci antiacidi sono agenti tamponanti in gradi di neutralizzare l’acido gastrico e sono formati con sali composti
da una base debole che agendo con l’acido cloridrico formano sale ed acqua. Gli inibitori della pompa protonica
agiscono bloccando la pompa protonica responsabile della secrezione di ioni H+, termina così la secrezione acida.
Gli antagonisti dei recettori H2 sono farmaci somministrati per via orale che agiscono come inibitori competitivi
che si legano ai recettori H2 per l’istamina. Viene cosi inibita la secrezione acida gastrica stimolata dall’istamina e
diminuisce inoltre la secrezione acida indotta da acetilcolina e gastrina. I farmaci protettori della mucosa agiscono
aumentando la sintesi di prostaglandine che hanno la funzione di proteggere la mucosa gastrica stimolando la
produzione di muco e bicarbonato al fine di tamponare il pH acido. Questi farmaci sono somministrati insieme ai
farmaci antinfiammatori non steroidei che inibiscono la sintesi di prostaglandine.

13) Farmaci anticoagulanti e meccanismo d’azione


Questi farmaci agiscono sulla fase di coagulazione del sangue. Ne esistono diverse tipologie: farmaci indiretti della
trombina, farmaci diretta trombina, farmaci anticoagulanti orali (cumarinici) e farmaci fibrinolitici. I farmaci
indiretti della trombina sono farmaci che agiscono sull’inibitore fisiologico della trombina, l’antitrombina-3. A
questi farmaci appartiene l’eparina che una volta legata all’antitrombina-3 ne modifica la conformazione ne
potenzia l’affinità per la trombina ed per i fattori della coagulazione del sangue. In questo modo vengono inibiti i
processi di coagulazione. I farmaci diretti della trombina agiscono direttamente sulla molecole di trombina
inibendone la funzione. Gli anticoagulanti orali, il più conosciuto è il warfarin, hanno una struttura simile alla
vitamina K che è essenziale per la conversione dalla forma inattiva di alcuni fattori della coagulazione del sangue
alla loro forma attiva. La vitamina K nella sua forma ridotta agisce come donatore di una molecola di CO2 che
permette la carbossilazione e l’attivazione dei fattori di coagulazione. Dopo aver ceduto la molecole di anidride
carbonica la vitamina K in forma ossidata non può attivare i fattori di coagulazione perciò l’enzima vitamina K
reduttasi la riporta alla sua forma ridotta. Il warfarin agisce come inibitore dell’enzima vitamina K reduttasi,
perciò la fora ossidata della vitamina K non può intervenire nella cascata coagulativa e i fattori di coagulazione
rimangono nella loro forma inattiva. Gli svantaggi dei coagulanti orali sono dati dalle interazione con altri farmaci
e componenti della dieta. I farmaci fibrinolitici sono utilizzati solo in casi di emergenza come trombosi gravi o
infarto. Questi farmaci agiscono come attivatori del plasminogeno che venendo convertito in plasmina portano
alla rapida dissociazione del coagulo di fibrina nei suoi prodotti di degradazione.

14) Descrizione fase coagulante


La fase coagulativa è la terza tappa del processo di emostasi. In seguito a lesione tissutale e all’aggregazione piastrinica
viene innescata per via biochimica una reazione enzimatica a cascata (fattori di coagulazione del sangue) che
converge su una proteina chiamata fattore X di stuart). Quando il fattore X viene attivato quest’ultimo trasforma
la molecola inattiva di protrombina nella sua forma attiva, la trombina. La trombina è in grado di convertire le
molecole solubili di fibrinogeno in molecole insolubili di fibrina che creano il coagulo. Questa cascata di eventi
deve essere controllata per non portare alla creazione di un tappo coagulativo, l’organismo dispone di molecole
come l’antitrombina-3 che inibisce la conversione di protrombina in trombina e dell’eparina che potenzia l’effetto
dell’antitrombina-3.

15) Fibrati
Sono sostanze derivate dall’acido fibrico, utilizzate per il trattamento delle dislipidemie ed il farmaco più utilizzato di
questa famiglia è il clorofibrato. Il maccanismo d’azione di questi farmaci consiste nell’attivare la lipoproteinlipasi
a livello endoteliale, questo fa si che le VLDL sintetizzate a livello epatico vengano ridotte e che sia aumentata
anche la velocità con cui vengono rimosse dal circolo. I fibrati sono somministrati per via orale, hanno scarsi
effetti collaterali gastrointestinali, si legano altamente con l’albumina e perciò bisogna monitorare le possibili
interazioni se somministrati on altri farmaci. Questi farmaci non sono più molto utilizzati perché nonostante
abbassino i livelli di colesterolemia non riducono il rischio di malattie cardiovascolari.

16) Resine leganti sali biliari


Sono resine non idrosolubile che hanno la capacità di legare i sali biliari e vengono utilizzati nei trattamenti per le
dislipidemie. I sali biliari sono sostanze sintetizzate dal fegato e derivanti dal colesterolo che una volta immesse
nella bile favoriscono la digestione e l’assorbimento dei lipidi a livello dell’intestino tenue che successivamente
vengono riassorbiti dal fegato. In presenza di resine che legano i sali biliari questi ultimi non vengono assorbiti ma
eliminati con le feci. Gli effetti farmacologici delle resine sono: aumento dei recettori per le LDL e l’attivazione
dell’enzima HMG-CoA reduttasi. Il primo effetto è di tipo compensatorio favorevole poiché contribuisce a
diminuire i livelli di LDL dall’organismo mentre il secondo è ti tipo compensatorio sfavorevole poiché induce il
fegato a produrre una maggior quantità di colesterolo endogeno. Quindi si associa il trattamento con le resine a
quello con le statine per inibire l’effetto compensatorio favorevole poiché le statine bloccano l’enzima HMG-CoA
reduttasi. L’assunzione di resine che legano i sali biliari creano effetti collaterali a livello intestinale come stipsi e
nausea.

17) Statine
Sono farmaci utilizzati nel trattamento delle iperlipoproteinemie. Il loro meccanismo d’azione consiste nel bloccare
l’attività dell’enzima HMG-CoA reduttasi, enzima deputato alla sintesi di colesterolo endogeno. Le statine
vengono assunte per via orale, sono metabolizzate dal fegato e devono essere somministrate alla sera in quanto il
colesterolo viene prodotto durante la note seguendo il ritmo circadiano. Se somministrate con altri farmaci
bisogna monitorarne le interazioni fra essi poiché le statine sono strettamente legate alle proteine plasmatiche.
Questi farmaci hanno quindi l’effetto di diminuire fino al 20% i livelli di colesterolo circolante e di provocare un
aumento fino al 180% dei recettori per le LDL. Aumentando i livelli di recettori epatici per le LDL l’organismo
riesce a captare quantità maggiori di colesterolo incorporandolo negli epatociti in modo da impedire la
formazione di placche aterosclerotiche lungo il torrente circolatorio.

18) Azione dei calcio antagonisti


I farmaci calcio antagonisti vengono utilizzati nelle terapie per l’ipertensione arteriosa. Hanno la funzione di creare
vasodilatazione arteriolare mediante il blocco selettivo dei canali calcio. Si dividono in tre classi: diipropiridine,
difenilalchilamine e benzotiazepine. Questi farmaci vengono metabolizzati nel fegato e non hanno effetti sul SNC.
Presentano numerosi effetti collaterali come cefalee, rash cutanei, nausea, stipsi.

19) Ossidazione microsomiale


Sono le biotrasformazioni di fase 1 del metabolismo dei farmaci operate da enzimi chiamati ossidasi a funzione mista
(OFM) localizzati nei microsomi epatici. Sono reazioni di ossidazione alifatica, desolforilazione, idrossilazione
aromatica, N- O- S- dealchilazione. Il sistema OFM è composto da citocromo P450 e fosfatidilcolina, inoltre
richiede agenti riducenti NADPH e O2.

20) Oligonucleotidi sintetici (caratteristiche ODN e ORN)


Sono corte catene polinucleotidiche complementari ad un tratto di DNA o RNA che vengono utilizzati nella
farmacogenomica. Si dividono in oligodesossiribonucleotidi (ODN) e in oligoribonucleotidi (ORN). Hanno diverse
strategie applicative che sono quelli di antigene, antisenso, ribozimi, siRNA, aptameri e decoy. Gli ODN antigeni si
legano al DNA creando tratti a tripla elica che ne impediscono la duplicazione e la trascrizione in mRNA. Gli ODN
antisenso sono corte catene di desossinucleotidi a singola elica che si legano ad uno specifico tratto di mRNA
bloccandone la traduzione ribosomiale. Gli O​RN sono composti da una singola elica e si legano le proteine
citoplasmatiche preposte al legame con l’RNA. ​I ribozimi sono brevi sequenze di RNA con funzioni catalitiche
che hanno come target l’RNA, una volta legati ad esso operano dei tagli lungo i tratti di RNA. Gli aptameri
sono ORN che hanno come bersaglio le proteine citoplasmatiche leganti l’RNA. I decoy sono ODN che hanno
come bersaglio il DNA e legandosi ad esso ne impediscono la trascrizione dei geni.

21) ADR (Adverse Drug Reaction) ed esempio curve


Le reazione avverse ai farmaci spesso vengono riscontrati solo dopo l’autorizzazione all’uso del farmaco e vengono
monitorate nella fase post-commercializzazione. Si dividono in due tipologie: A e B. Le ADR di tipo A sono
prevedibili e sono caratterizzate da alta morbilità, bassa mortalità e sovradosaggio. Le ADR di tipo B sono reazioni
imprevedibili caratterizzate da bassa morbilità, alta mortalità e sono indipendenti dal dosaggio. Le reazione
allergiche derivanti da ADR sono classificabili in 4 tipologie: tipo I, tipo II, tipo III, tipo IV. Una reazione allergica è
una reazione immunitaria che consiste in una doppia esposizione al legame antigene-anticorpo. Durante la prima
esposizione si ha una sensibilizzazione nei confronti del farmaco tramite la formazione di immunoglobuline.
Quando dopo 1-2 settimane avviene la seconda esposizione al farmaco si scatena la reazione allerica. Le reazioni
di tipo I sono scatenate da allergeni, quelle di tipo II sono generate dalla reazione con anticorpi mentre quelle di
tipo III dalla reazione con immunocomplessi ed infine le reazioni allergiche di tipo IV sono la cause di reazioni
cellulo-mediate con danni tissutali estesi.

22) Descrizione dei sartani (ARBs)


Sono farmaci antipertensivi antagonisti dei recettori per l’angiotensina2, sono antagonisti selettivi del recettore AT1 ed
hanno azione inibitoria sul sistema renina-angiotensian-aldosterone. Vengono somministrati nei casi di
insufficienza cardiaca e ipertensione nei pazienti che non tollerano gli effetti collaterali dei farmaci inibitori
dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE). I sartani producono i seguenti effetti: antagonizzano la
vasocostrizione della muscolatura liscia con conseguente riduzione delle resistenze vascolari periferiche e
riducono la secrezione di aldosterone. In rari casi questi farmaci hanno come effetti collaterali reazioni allergiche
e rash cutaneo.

23) Indice terapeutico e descrizione dei farmaci a basso e alto indice terapeutico
E’ un parametro farmacologico che è indice della sicurezza di un farmaco, viene definito come il rapporto tra la dose
letale mediana e la dose efficace mediana IT=DL50/DE50. Farmaci con alto indice terapeutico sono sicuri, farmaci
con basso indice terapeutico sono poco manegevoli.

24) Caffeina
La caffeina è uno stimolante del SNC appartenete al gruppo delle metilxantine. E’ un antagonista dei recettori α1 per
l’adenosina, quest’ultima ha il compito di inibire la liberazione della noradrenalina. La caffeina favorisce
l’aumento della liberazione della noradrenalina. Gli effetti di una dose tra 85-200mg sul SNC sono: riduzione del
senso di fatica, aumento dell’attenzione, miglioramento dell’umore. A livello periferico la caffeina aumenta la
secrezione gastrica ed intestinale, aumenta la FC e la pressione arteriosa, aumenta la diuresi, aumenta la lipolisi e
riduce la contrattilità della muscolatura liscia.

25) Farmacogenetica e SNPs


La farmacogenetica studia le basi ereditarie responsabili delle diverse risposte individuali ai farmaci. Le risposte
possono essere il fallimento terapeutico, effetti collaterali o reazione avverse ai farmaci (ADR)

26) Potenza ed efficacia


Efficacia: entità della risposta provocata dal farmaco (Emax), rappresenta la risposta massima prodotta da un farmaco,
nella curva dose-risposta l’altezza massima rispecchia l’efficacia.
Potenza: dose necessaria per ottenere un determinato effetto (ED50), indica quanto farmaco è necessario per indurre una
risposta, più è bassa la dose richiesta più il farmaco è potente, si esprime come la dose che provoca il 50% della
risposta. Potenza ed efficacia sono parametri indipendenti fra loro.

27) Farmaci per patologie autoimmuni


I farmaci utilizzati sono FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), antimalarici, glucocorticosteroidi,
immusoppressori.

28) Azione dei FANS


I farmaci anti-infiammatori non steroidei hanno effetti antinfiammatori, antipiretici, antidolorifici e antiaggreganti. Gli
antinfiammatori hanno come bersaglio l’enzima ciclossigenasi (COX1 e COX2) deputato alla produzione di
prostaglandine durante il processo infiammatorio, la riduzione delle prostaglandine determina una diminuzione
della vasodilatazione, del dolore e dell’edema. Gli antidolorifici riducono la quantità di prostaglandine circolanti
determinando così una minore sensibilizzazione dei terminali nocicettivi attivati durante la normale risposta
infiammatoria. Gli antipiretici diminuiscono la quantità di prostaglandine deputate alla produzione di calore, ciò
determina un abbassamento della temperatura corporea in caso di infiammazione. Gli antiaggreganti (es.
aspirina) diminuiscono il livello di trombossano a livello piastrinico. I FANS hanno effetti indesiderati intaccando
organi come il tratto gastrointestinale, i reni, il fegato. I FANS sono tutti gastrolesivi e posso creare danni alle
pareti cellulari interne, accumuli di farmaci citotossici che possono provocare ulcere, nausee, vomito emorragie
gastrointestinali. A dosi alte i FANS possono avere effetti epatotossici con rischio di epatopatie. L’utilizzo cronico
di questi farmaci può colpire i reni generando ritenzione di fluidi o insufficiente renali acute reversibili che
possono diventare croniche in alcuni casi. Altri effetti indesiderati sono le allergie o la tendenza alle emorragie per
via del blocco dell’aggregazione piastrinica.

29) Sistema renina-angiotensina-aldosterone


Questo sistema è un meccanismo ormonale in grado di regolare la pressione arteriosa, quando viene attivato
provoca l’aumento del volume di sangue in circolo e induce vasocostrizione. La renina è un enzima prodotto dai
reni a seguito di stimoli come la riduzione della pressione arteriosa o la stimolazione da parte dei recettori
beta-adrenergici del sistema simpatico. Una volta prodotta, la renina è in grado di trasformare una molecola di
angiotensinogeno, ormone inattivo prodotto dal fegato prodotta dal fegato, in angiotensina1. A livello polmonare
l’angiotensina1 a sua volta è un ormone che viene trasformato dall’enzima ACE (enzima di conversione
dell’angiotensina) in angiotensina2. L’angiotensina2 svolge diversi ruoli: a livello cardiaco induce cronotropismo e
inotropismo (aumento della frequenza e della contrazione cardiaca), aumenta la stimolazione
simpatica-noradrenergica del SNC, provoca vasocostrizione dei vasi sanguinei, ed in particolare stimola la
ghiandola surrenale a produrre aldosterone, ormone di natura steroidea che da un lato agisce sul cuore e
dall’altro lato sulle arterie, creando vasocostrizione e ad ultimo sui reni provocando ritenzione idrica e salina. Di
conseguenza l’effetto del sistema Renina-Angiotensina-Aldosterone è un aumento della pressione sanguigna.

30) Sostanze mascheranti del doping


Il probenecid compete con gli altri farmaci per il sistema di secrezione attiva renale rendendolo saturo. Questo
meccanismo viene utilizzato per mascherare gli steroidi poiché ne ritarda l’escrezione.

31) Bersagli dei farmaci


I farmaci possono avere bersagli di membrana (caderine, clatrine, recettori di menbrana), bersagli citoplasmatici (enzimi,
mitocondri, RNA, vescicole, recettori intracellulari) bersagli nucleari (DNA, cromosomi, fuso mitotico), bersagli
biochimici (siti di interazione recettore-ligando, siti di interazione proteina-proteina, siti di attività enzimatica, siti
di interazione con acidi nucleici). Quando i recettori canale si legano al loro ligando aprono il canale ionico
permettendo il passaggio di ioni attraverso la membrana, questo processo avviene in millisecondi. Nel caso dei
recettori accoppiati alle proteine G il ligando attiva queste proteine che a loro volta generano secondi messaggeri
responsabili di differenti effetti cellulari, questo fenomeno dura secondi. Nei recettori tirosin chinasici il ligando
innesca la fosforilazione di substrati destinato ad esempio alla sintesi proteica, fenomeno dalla durata di ore. I
bersagli intracellulare del ligando possono essere fattori di trascrizione genica di locazione nucleare o
citoplasmatica. L’interazione tra farmaco e bersaglio avviene mediante legami chimici e posso essere a bassa
energia di tipo reversibile (legami ionici, idrogeno, forze di Van der Waals) o ad alta energia di tipo irreversibile
(legami covalenti).

32) Metabolismo del farmaco


E’ il risultato di processi enzimatici di biotrasformazione effettuati dall’organismo sul farmaco per trasformare una
molecole esogena lipofila e apolare in metaboliti più idrofili e polari in modo da favorirne l’escrezione. Il fegato è
la principale sede dei processi metabolici del farmaco. Il processo di metabolismo è composto da due fasi, la
prima comporta reazioni di ossidazione, riduzione e idrolisi per rende le molecole del farmaco più idrofiliche.
Nella seconda fase il metabolita della prima fase viene legato in modo covalente ad una molecola endogena
mediante reazioni di coniugazione come glucoronazione, acetilazione, O- S- N- metilazione, coniugazione con
solfato, con glicina e glutatione. La biotrasformazione del farmaco può portare a ,metaboliti attivi, inattivi o
tossici.

33) Vie di assunzione dei farmaci


La somministrazione dei farmaci può avvenire per vie sistemiche o per vie locali. Le vie sistemiche si dividono in enterali
(orale, rettale, sublinguale) e parenterali (endovascolare, sottocutanea, intramuscolare). Le vie locali
comprendono quelle intraoculari, inalatorie, transdermica, intrapleurica, infiltrazioni tendinee.

34) Farmaci antitumorali e descriverne almeno una classe


I farmaci antitumorali sono utilizzati per la cura dei tumori anche negli stadi di metastasi. I chemioterapici antitumorali si
dividono in alchilanti del DNA, complessi del platino, idrossiurea, antimetaboliti, ormoni. I bersagli di questi
farmaci possono essere la biosintesi delle basi puriniche, la biosintesi delle basi pirimidiniche, il DNA, la sintesi
proteica o il ciclo cellulare. Gli alchilanti del DNA interagiscono con il DNA formando un legame covalente
mediante una reazione di alchilazione tra il farmaco e la base del DNA. La base del DNA viene così riconosciuta
come estranea e scissa mediante endonucleasi. Vi sono alchilanti bifunzionali che creano dei legami a ponte tra i
due filamenti del DNA portando alla rottura completa della molecola del DNA oppure generando un blocco della
trascrizione e della duplicazione. Farmaci alchilanti il DNA sono le mostarde azotate, gli alchilsolfonati, le
nitrosouree e altri agenti detti non-classici come procarbazina e metilmelamine. I farmaci antitumorali hanno
effetti tossici che si manifestano maggiormente nei tessuti ad alta proliferazione come midollo osseo, apparato
digerente, cuoio capelluto, gonadi.

35) Resistenza ai farmaci


E’ il fenomeno mediante il quale i batteri riescono a sopravvivere alla presenza del farmaco. Può verificarsi per inibizione
dell’antibiotico mediante la creazione di enzimi da parte del battere che attaccano e modificano il farmaco. La
resistenza può derivare dalla modificazione del bersaglio farmacologico presente sul battere, questa
modificazione strutturale non compromette le funzioni batteriche ma riduce l’affinità dell’antibiotico con il
bersaglio. La resistenza può essere causata dall’impermeabilità al farmaco dovuta ad esempio da pompe di
efflusso in grado di espellere attivamente l’antibiotico fuori dalla cellula batterica.

36) Farmacogenomica
Si occupa dello studio del DNA e dei suoi prodotti (RNA e proteine) al fine di individuare nuovi bersagli farmacologici,
sviluppare nuovi farmaci e studiare la risposta ad essi. I bersagli della farmacogenomica sono il DNA, l’RNA e le
proteine ad essi legate.

37) MIC
La minima contrazione inibente corrisponde alla quantità di antibiotico capace di inibire la crescita batterica.

38) Interazione tra farmaci


Avvengono frequentemente nei casi di politerapie, possono avere conseguenze positive come la diminuzione della
tossicità dei farmaci, un effetto terapeutico più intenso oppure possono avere effetti negativi come il
peggioramento degli effetti tossici, riduzione dell’intensità e della durata dell’effetto. Ci sono interazioni ti tipo
chimico-fisico, interazioni farmacodinamiche ed interazioni farmacodinamiche. Nelle interazioni chimico fisiche i
farmaci quando entrano in contatto fra loro possono creare un prodotto inattivato o tossico. Le interazioni
farmacocinetiche posso avvenire durante le fasi di assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione.
Durante l’assorbimento del farmaco questo può essere modificato dal pH intestinale, motilità intestinale, area
della superficie assorbente e grado di liposolubilità della sostanza. Nella fase di distribuzione i farmaci che hanno
una dose maggiore ai siti di legame dell’albumina plasmatica avranno una concentrazione libera significativa che
gli consentirà di diffondersi. Durante la fase di metabolismo il fegato può incrementare le forme attive del
farmaco e diminuire le forme inattive o viceversa. Nella fase di escrezione le interazioni a livello renale si
verificano per via del legame del farmaco con proteine plasmatiche durante il processo di filtrazione glomerulare,
inibizione della secrezione tubulare o variazione del pH urinario. Le interazioni farmacodinamiche possono avere
effetti additivi (l’effetto risultante del farmaco corrisponde alla somma algebrica degli effetti dei singoli farmaci),
sinergici (un farmaco amplifica l’effetto dell’altro), potenziamento (solo un farmaco ha effetto terapeutico e
l’altro ne aumenta l’azione), antagonismo (funzionale, farmacologico, farmacocinetico, chimico). L’antagonismo
funzionale prevede che i due farmaci controbilancino gli effetti contrapposti della stessa funzione fisiologica.
L’antagonismo farmacologico avviene quando la formazione del complesso agonista-recettore viene inibita da un
antagonista. L’antagonismo farmacocinetico si presenta quando un farmaco riduce la concentrazione di un
secondo farmaco sul sito d’azione. L’antagonismo chimico avviene quanto il legame tra farmaco agonista ed
antagonista genera un prodotto inattivo. Il cibo rallentando l’assorbimento gastrico ritarda l’assorbimento del
farmaco.

39) Cocaina
E’ uno stimolante del SNC che agisce a livello psicomotorio. Viene prodotta dalle foglie di coca e appartiene alla famiglia
degli alcaloidi. Ha la funzione di bloccare la ricaptazione dei neurotrasmettitori a livello intersinaptico, questi
aumentano in quantità generando un aumento della stimolazione nervosa. Gli effetti terapeutici sono: inibizione
dell’appetito, riduzione della percezione di fatica, anestetico locale, vasocostrizione. Viene assunta come sostanza
stupefacente per gli effetti sull’umore (euforia, sicurezza, gratificazione) e sulle prestazioni fisiche (forza,
resistenza, libido). La cocaina è una sostanza altamente tossica ed ha come effetti collaterali: ipertensione,
tachicardia, vasocostrizione locale, depressione, allucinazione. Inizialmente gli effetti collaterali sono meno gravi
ma nei casi di tossicodipendenza gli effetti si aggravano tanto da condurre alla morte. Una volta somministrata, la
cocaina viene metabolizzata nel fegato ed eliminata tramite le urine nelle quali può rimanere presente fino ad 8
giorni.

40) Chemioterapici e come funzionano


Vengono definiti chemioterapici le sostanze che hanno lo scopo di distruggere gli agenti eziologici delle malattie infettive.
I chemioterapici si dividono in antimicrobici, antitumorali e immunomodulanti. Gli antimicrobici prendono il nome
di antivirali, antibiotici o antimicotici quando prendono come bersagli virus, batteri o funghi. Gli antitumorali
colpiscono le cellule neoplastiche. I chemioterapici hanno tossicità selettiva ovvero la capacità di risultare tossici
solo per microrganismi specifici. Gli antibiotici possono avere come bersaglio la parete cellulare batterica, la
sintesi proteica, il DNA batterico. I beta-lattamici come penicillina e cefalosporine bloccano la formazione del
peptidoglicano costituente la parete cellulare batterica. Le tetracicline legandosi al mRNA inibiscono la sintesi
proteica ribosomiale. I fluorochinoni bloccano l’azione dell’enzima DNA girasi impedendo i processi di
replicazione nucleare.

41) Fattori di rischio cardiovascolari


I principali fattori di rischio cardiovascolari sono età poiché l’incidenza di malattie cardiovascolari aumenta con l’età,
genetica e famigliarità con disturbi cardiovascolari, malattie metaboliche, obesità, diabete, stress fisico e mentale,
sedentarietà e alterazioni ormonali.

42) Amfetamine
L’amfetamina è una sostanza agente sul SNC a livello psicomotorio ed è di origine sintetica. Agisce come agonista
indiretto della trasmissione adrenergica inibendo le monoamminossidasi (MAO), enzimi depuati alla degradazione
dei neurotrasmettitori al livello intersinaptico. Questo meccanismo ha come risultato un livello aumentato di
neurotrasmettitori liberi che generano una risposta nervosa potenziata. Gli effetti farmacologici comprendono il
miglioramento dell’umore (aumento della confidenza, dell’energia fisica, dell’efficienza), il miglioramento delle
prestazioni fisiche (aumento della coordinazione, dei tempi di reazione, riduzione dell’appetito) e sintomi negativi
(confusione mentale, diminuzione del senso critico e alterata percezione temporale). Queste sostanze hanno uso
terapeutico nei trattamenti per l’asma e per il sovrappeso. Le amfetamine sono tossiche per l’organismo ed in
caso di intossicazione media si possono avere effetti collaterali come ipertensione, aritmie, delirio , allucinazione,
sudorazione mentre in casi di intossizacione grave si va incontro a collasso, convulsioni ipertermia o coma.

43) Decoy
I decoy sono ODN a doppia elica che hanno come bersaglio il DNA e legandosi ad esso ne impediscono la trascrizione dei
geni.

44) Farmaci antagonisti adrenergici


Sono detti anche simpatico-litici poiché hanno effetto opposto alla normale neurotrasmissione adrenergica inibendo le
catecolamine endogene. Agiscono legandosi ai recettori adrenergici e in modo reversibile o irreversibile. Gli
antagonisti per i recettori α-adrenergici si dividono in non-selettivi, α1-selettivi e α2-selettivi. Vengono
utilizzati in caso di ipertensione grave e hanno come effetti collaterali tachicardia, vertigini, ipotensione. Gli
antagonisti dei recettori β-adrenergici si dividono in non-selettivi e cardioselettivi (β1-selettivi come
l’atenololo). Vengono utilizzati per ipertensione arteriosa, infarto del miocardio, scompenso cardiaco, ansia,
glaucoma. Gli antagonisti cardio selettivi avendo effetto bradicardizzante (riducono la FC, anti-tremore, ansiolitici)
vengono utilizzati in sport come il tiro con l’arco, tuffi in cui è richiesta una buona coordinazione. Gli effetti
collaterali dei farmaci β-bloccanti consistono in broncocostrizione, bradicardia, ipoglicemia, aritmia. Altri farmaci
che antagonizzano l’azione adrenergica sono quelli che inibiscono la liberazione di catecolamine, la reserpina è
una sostanza che blocca il trasporto delle catecolamine dal citoplasma alle vescicole di deposito rendendole
soggette all’azione di degradazione delle monoamminossidasi (MAO).

45) Come si sviluppa un farmaco


La ricerca parte da una fase preclinica che comprende la scelta del bersaglio biologico, la scelta della molecola con attività
farmacologica per arrivare alla formulazione del farmaco. Successivamente la ricerca clinica procede con quattro
fasi. Nella prima fase viene esaminata la tossicità del farmaco su 20/80 volontari sani definendo la massima dose
tollerata, minima dose efficace, rapporto dose/effetto e durata dell’effetto). Nella seconda fase viene valutato il
beneficio terapeutico estendendo la somministrazione su 200/300 pazienti. Nella terza fase vengono effettuati
confronti tra 1000/3000 pazienti per confermare efficacia, tollerabilità e definire la posologia, indicazioni,
controindicazioni e precauzione autorizzando così il farmaco al commercio. Nella quarta fase definita di
farmacovigilanza vengono monitorati gli effetti di post-commercializzazione.

46) Le neoplasie
Le neoplasie sono divisioni cellulari e non controllate inizialmente delimitate in aree ristrette che possono in tumori se
invadono i tessuti circostanti. La metastasi è il processo mediante il quale le cellule tumorali si diffondono
attraverso il torrente circolatorio e raggiungono tessuti anche distanti nel corpo. I tumori benigni sono rimuovibili
chirurgicamente poiché sono localizzati e non sono andati incontro a metastasi. I tumori maligni invece hanno
compiuto la metastasi e non sono reversibili. Le cellule tumorali sono caratterizzate da forma irregolare,
disposizione disorganizzata, perdita della specializzazione cellulare. I tumori possono essere da fattori ambientali,
dietetici, agenti infettivi (virus) e fattori genetici ereditari.

47) Fase di distribuzione


I farmaci vengono trasportati all’interno dell’organismo mediante il torrente circolatorio e si distribuiscono all’interno
delle cellule ma anche nei fluidi interstiziali tra cellula e cellula. I fattori che condizionano la distribuzione sono le
caratteristiche chimico-fisiche del farmaco, il legame con proteina plasmatiche, irrorazione degli organi. La
distribuzione negli organi può essere limitata da barriera emotaencefalica, barriera placentare, santuari (zone con
ridotta vascolarizzazione), blocchi meccanici e alterata circolazione (infarti tissutali, occlusioni arteriose, stasi
venose, infiammazioni delimitate). Gli organi dotati di maggior flusso ematico raggiungono alte concentrazioni di
farmaco in meno tempo rispetto agli organi con minor flusso ematico.

48) Aacido acetilsalicidico (Aspririna)


L’aspirina deriva dall’acido salicidico, altri derivati sono il bufferin e il cardioaspirin. Il gruppo acetile di questo farmaco
viene trasferito all’enzima ciclossigenasi trasformandolo in forma inattiva. Inoltre è un antiaggregante poiché
blocca la sintesi di trombossano (agente proaggregante).

49) Salicilati
Sono derivati dell’acido salicidico e fanno parte di questa categoria l’aspirina, il flufenisal, il diflunisal. Hanno diverse
proprietà farmacologiche. Azione antidolorifica, agiscono su dolori di lieve entità. Azione antipiretica, riducono la
temperatura corporea e allo stesso tempo aumentano il consumo di ossigeno e il metabolismo basale.
Incrementano il consumo di O2 e la produzione di CO2 creando un aumento della ventilazione che porta ad uno
stato di acidosi. L’acidosi respiratoria altera l’equilibrio acido-base portando all’escrezione renale di bicarbonati.
Intaccano le barriere gastrointestinali portando a perdite di sangue. Creano vasodilatazione periferica ed emolisi a
danno dell’apparato cardiovascolare se assunte in dosi tossiche. I salicilati hanno inoltre effetto su alcuni processi
metabolici. Determinano un disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa generando un decremento del
metabolismo aerobio. Alterano il metabolismo dell’azoto provocando aminoaciduria. Alte dosi possono indurre
iperglicemia promuovendo la liberazione di glucocorticoidi e generare una diminuzione della lipogenolisi. I
salicilati somministrati per via orale vengono ben assorbiti dallo stomaco e dall’intestino tenue, alcuni sono
somministrati attraverso la cute sotto forma di ungenti oleosi. La distribuzione attraverso i tessuti avviene
velocemente grazie a fenomeni pH-dipendenti. Questi farmaci sono metabolizzati maggiormente dai mitocondri e
dal reticolo endoplasmatico epatici. L’escrezione avviene attraverso le urine. La secrezione tramite le urine di
questi farmaci viene favorita da un pH urinario basico. A dosi di 100mg/die hanno effetto antiaggregante, a
500-1000mg/die hanno effetto analgesico ed antipiretico mentre a dosi di 3g/die diventano antinfiammatori. A
basse dosi i salicilati hanno un’emivita che corrisponde a t1/2=3h mentre a dosi antifiammatorie hanno t1/2=15h.

50) Antidepressivi
La depressione è un disturbo psichiatrico e si divide in diverse tipologie: unipolare primaria (tipologia endogena),
unipolare secondaria (tipologia reattiva), bipolare ( tipo maniaco-depressiva). Le cause della depressione possono
essere conseguenti a patologie neurologiche, per uso di farmaci o per abuso di essi. I sintomi della depressione
unipolare sono: malinconia, disperazione, ansia, complesso di colpa, desiderio di morte, insonnia, anoressia,
disorganizzazione dei ritmi circadiani. I sintomi della depressione bipolare sono: disturbi maniacali, delirio,
iperattività irritabilità. L’eziologia della depressione ha un’ipotesi neurotrasmettitoriale poiché i livelli di
serotonina e noradrenalina risultano particolarmente bassi nei soggetti afflitti da questo disturbo. I farmaci
antidepressivi hanno l’effetti di potenziare direttamente o indirettamente l’azione di serotonina, noradrenalina e
dopamina a livello del SNC. Questi farmaci sono classificati in base al loro meccanismo d’azione: inibitori delle
MAO, antagonisti del recettore α2 adrenergico, inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina, inibitori
selettivi della ricaptazione di noradrenalina/serotonina e inibitori non selettivi triciclici. Gli inibitori delle MAO si
dividono in MAO-A (metabolizzano adrenalina, noradrenalina, serotonina istamina) e in MAO-B (metabolizzano
dopamina). Questi inibitori impediscono che i neurotrasmettitori siano ricaptati e degradati dalle MAO facendo
innalzarli i livelli dei neutrasmettori intersinaptici potenziando la risposta adrenergica del sistema nervoso. Gli
antagonisti del recettore α2 adrenergico bloccano l’azione del recettore α2 presinaptico che ha il compito di
ricaptare i neurotrasmettitori, questo meccanismo aumenta la risposta adrenergica. Gli inibitori della ricaptazione
di serotonina/noradrenalina bloccano la ricaptazione selettiva di questi due neurotrasmettitori. Gli antidepressivi
triciclici sono inibitori non selettivi della ricaptazione dei neurotrasmettitori. Per il trattamento della depressione
bipolare vengono utilizzati i farmaci antimaniacali, farmaci stabilizzanti dell’umore e farmaci antiepilettici. I
farmaci antidepressivi hanno i seguenti effetti: migliorano l’umore, aumentano l’attività psicomotoria, riducono
l’ansia e migliorano il sonno. Per il tempo di risposta di questi farmaci bisogna attendere dalla 2 a alle 12
settimana e gli effetti collaterali possono essere: nausea, insonnia, sonnolenza, disfunzione sessuale, ansia.