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LA DECRESCITA, I GIOVANI E LA SCUOLA

Come fare presa sui disillusi?

La decrescita è una filosofia che ha una forte capacità di far presa su coloro che sono
imbrigliati negli ingranaggi della megamacchina capitalistica.
Questa terapia, però, funziona prevalentemente sui drogati della crescita: su coloro che,
educati alla competizione sfrenata fin da piccoli, condizionati quotidianamente al
consumo di beni perlopiù inutili dai media e dalla pubblicità, non fanno altro che
lavorare come dei matti, scannarsi gli uni con gli altri e consumare bulimicamente ogni
cosa che passi loro sotto mano per compensare le frustrazioni, lo stress e le sofferenze
che derivano dal vivere nel mondo moderno.
Queste persone, appena lasciano permeare le loro difese dalla teoria, possono verificare
su loro stessi, in breve tempo, i benefici che derivano dal condurre un stile di vita
diverso.
Molti altri, invece, non riescono a reggere la corsa di questa locomotiva impazzita e
gettano la spugna in partenza. Sono così disgustati del sistema, che non riescono a
sentirsene parte, non riescono a trovare il loro posto nel mondo, la propria identità. Non
sono ne iperattivi, ne supercompetitivi, ma piuttosto apatici,depressi e sconsolati.
La maggior parte dei GIOVANI rientra in questo gruppo.
Vagano.. in cerca di non sanno neanche loro bene che cosa.
Perché fanno ciò?
Pérchè la società li ha sradicati dal passato e ha tolto loro la speranza nel futuro.
Vivono quindi in un eterno presente, con il nulla alle loro spalle e il vuoto dinnanzi ai
loro occhi.
I giovani, messi in questa situazione, non possono che essere nichilisti, ma non se ne
accorgono. Non credono in niente, ma tutto ciò che gira intorno a loro tende a non farli
pensare e orienta la loro mente su altre cose.
Il male di cui soffrono è diverso da quello degli adulti, per cui diverso deve essere
anche l’approccio terapeutico se vogliamo riuscire a far presa e ed infrangere quel muro
di pietra che hanno eretto a loro difesa.
Come?
A mio avviso bisogna stimolarli a riflettere, rendere manifesto il nichilismo latente,
incuriosirli di se stessi e guidarli nella loro ricerca di senso.
Bisogna farli riappropriare del passato come strumento per capire il presente, della
filosofia come strumento per comprendere se stessi, e della speranza in un futuro
migliore! Futuro di cui loro hanno la possibilità e il privilegio di essere gli artefici:
LA DECRESCITA!

In questo mio scritto vorrei analizzare meglio questo LATO B della società, e in
particolare i giovani. Cercherò di carpirne le logiche di funzionamento e di trovare le
leve su cui è meglio agire per ottenere dei buoni risultati.
Infine cercherò di spiegare l’importanza che, a mio avviso, dovrebbe avere
l’educazione, la scuola in primis, nell’ipotetica transizione verso una società della
decrescita.
Per fare ciò comincio col presentarmi e con l’illustrarvi quella che è la mia storia,
perché penso che possa costituire un buon punto di partenza per la nostra riflessione.
Mi chiamo Aillon Jean-louis e sono un ragazzo di 23 anni di Aosta. Studio medicina
all’università di Torino e sto per iniziare il sesto anno.
Da ormai cinque anni ho iniziato a “Leggere e Pensare”. Libri vari: filosofia, racconti
di viaggio, saggi, psicologia etc.. e da 5 anni ogni giorno sfoglio con passione il
giornale.
Ormai un anno e terminerò gli studi.
Penso spesso però che se potessi tornare indietro cercherei di diventare giornalista,
magari studiando filosofia.
Studiare bene la storia, conoscere bene il passato per capire fino in fondo il presente e
nel frattempo riflettere su se stessi, sul mondo, sulla morte e su quei sensi da dare a quel
lungo viaggio che è la vita, una volta compreso che purtroppo, un senso assoluto di per
sé non ha.
Tutto questo per poi poter lottare dalle pagine di un giornale , o di un libro, contro i
mali che affliggono oggigiorno la nostra società, cercando così di cambiare le cose alla
radice, di “istruire “ le persone perché cerchino loro stesse di cambiare il mondo, ma
soprattutto si istruiscano l’un l’altra e istruiscano e condizionino i politici, veri artefici
del nostro destino. Infatti, se davvero le cose possono cambiare, questo non potrà che
avvenire dal basso, dal popolo. Non possiamo pretendere di fare una grande
vendemmia prima che le piante abbiano affondato in profondità le radici nella terra!
Con una penna in mano si potrebbero salvare più vite, magari, di quante ne salva un
medico in un campo profughi. Egli infatti agisce soltanto come palliativo sugli effetti
dell’irrazionalità e della stupidità umana.
A cosa serve, infatti, salvare la vita a un bambino che magari dopo qualche giorno
morirà egualmente perché non ha di che mangiare?**(in fondo)
Agire sulle cause, direttamente alla nascita dei problemi è molto difficile, ma le
prospettive terapeutiche sono decisamente migliori!
Il buon medico sa infatti che prevenire è meglio che curare.

Perché non ho fatto giornalismo?


Perché non ho rincorso questo mio sogno?
La colpa è in parte del sistema consumistico- capitalista e in parte del sistema
scolastico.

Non l’ho fatto perché ho scoperto questa mia passione troppo tardi, verso la fine della
5° liceo.
Da poco allora mi ero ridestato da quella lunga e “felice” sbornia che è l’adolescenza.
Fino a quel momento la mia materia preferita era la matematica. Italiano la più
snobbata. Non avevo mai letto un libro di mia spontanea volontà.
A scuola non facevamo che fare cagnara, giocavamo a carte, ci facevamo gli scherzi o
facevamo la gara a chi si faceva sbattere fuori per primo! Poi per carità, un minimo a
casa si studiava..ma perché faceva comodo. Se non fossi andato bene i miei, oltre a non
esser troppo contenti, mi avrebbero reso la vita più difficile.
La scuola, però, era di gran lunga in fondo alle mie priorità.
Cosa mi interessava allora?
Giocare a calcio. Volevo essere il migliore e sognavo, un po’ come tutti, di diventare un
campione!
Vestirmi bene, di marca, mettermi il gel e incollarmi i capelli all’ in su, per sentirmi “un
figo” e far colpo sulle ragazze, magari con la speranza un giorno di andare al grande
fratello..essere visto, ammirato da tutti e diventare famoso! Aahhhh!!
Uscire con gli amici e fare a gara a chi beveva o fumava di più.. Andare ubriachi in
discoteca, ballare, dimenarsi, abbandonandomi magari, a fine serata, sulle spalle di
qualche ragazza (se la caccia andava a buon fine), per poi crollare sul letto e non
ricordare quasi niente di ciò che avevo fatto il giorno precedente, a parte aggiornare “lo
score” per vedere alla fine dell’anno chi aveva cuccato di più.
All’inizio era proprio bello!.. la scoperta di un mondo nuovo, nuovi sensi da esplorare..
Poi però si è trasformato in un incubo, di cui all’inizio non ero cosciente!
Ci ubriacavamo tutti i sabati, fino a star male, come d’altronde quasi tutti. E’ andata
avanti per 2 o 3 anni. All’inizio stavo bene, tutto era un gioco, e l’alcol non faceva che
aumentare il divertimento. Alla fine invece, capitava che, a volte, si stava tutta la serata
a un tavolo a tracannare birra e “sparare cacchiate”, però non più felici come prima,
solo cercando qualcosa in più. No. Ci sembrava di essere lo stesso spensierati, però in
fondo eravamo tristi, depressi, smarriti. Sentivo dentro di me uno strano vuoto.. che
l’alcol sembrava colmare bene, riportandomi artificiosamente all’ ebbrezza dei
“vecchi tempi”.

Analizzando a ritroso i miei comportamenti trovo un filo conduttore . Quasi tutto ciò che
facevo e che mi dava soddisfazione era orientato a ottenere l’approvazione e la stima
del mio gruppo di amici. Perderla sarebbe stata la disperazione!
Non volevo bere la prima volta, ma i miei amici mi hanno dato dello sfigato e hanno
finto di escludermi, e ho così bevuto il mio primo sorso di limoncello “alla goccia”.
Non avrei mai voluto fumare e cedere nel brutto vizio della mia mamma. Un po’ ho
resistito, ma quando il mio migliore amico ha calcato la mano, anche lì ho ceduto. Lo
stesso con la marijuana. Fossero girate pastiglie, coca, eroina o che so io, penso sarebbe
stato lo stesso.
Guai trovarmi solo, escluso,diverso..
Le dinamiche principali sottese alle mie azioni erano 2: la competizione e i piaceri dei
sensi (a cui aggiungerei all’inizio il gioco).
Su che “valori” si basavano queste dinamiche?
Naturalmente quelli propinati dalla televisione e dalla pubblicità! Per l’uomo la forza
(sport) e l’esteriorità (l’aspetto fisico).
Fortunatamente tutto ciò non ha mai attecchito fino in fondo sulla mia persona,
probabilmente perché non ero propriamente “un figo”. Questo da una parte mi ha fatto
molto soffrire, dall’altra questa mia sofferenza mi ha spinto a riflettere, a farmi delle
domande e a ricercare un’altra via..
Mi ha fatto capire che quelli che io allora consideravo i miei grandi problemi (non
essere supermuscoloso e un calciatore provetto, un duro a bere, un asso con le ragazze),
non erano poi così problematici. I problemi erano forse altri, e quella che consideravo
normalità non era poi forse così “normale”..
Così, quando a scuola abbiamo cominciato a studiare il Novecento, e soprattutto la
filosofia, ho capito che non ero io il solo a farmi certe domande, ma come queste se le
ponessero già molti altri prima di me. Filosofi, letterati, politici etc..
E ognuno dava una sua risposta, frutto del lavoro di una vita. E che risposte!
In più si ponevano tante altre domande..
Studiando la storia più vicina a noi mi sono sentito coinvolto ed è cosi che, per
curiosità, preso in mano il mio primo giornale, ho cominciato a interessarmi di politica.
La mia mente ha abbandonato i numeri per darsi principalmente alla filosofia, alla
storia e alla letteratura.
La scuola si è in quel momento trasformata da passivo strumento, utile semmai per
procacciarsi un futuro lavoro e per far felice mamma e papà, in uno strumento attivo,
presente, atto a guidarmi alla scoperta del mondo esterno, nonché di quello interno.
Strumento che mi permettesse di scremare il sapere e approfondirne quelle parti che più
mi interessavano.
Ho cominciato così a costruire la mia identità.
Con l’aiuto della filosofia ho smascherato quel nichilismo inconscio che oramai, a mia
insaputa, permeava quasi ogni angolo la mia vita. Una volta scovato il nemico, ho
potuto lottarci faccia a faccia e ho così trovato il mio senso, ovvero i sensi relativi su
cui baso la mia vita. Ho capito che l’abbandonarsi spassionatamente ai piaceri dei sensi
non porta alla lunga da nessuna parte, se non nella noia o in quell’eterno andar oltre,
che oltre a non esser mai sufficiente e a non renderti felice, conduce alla distruzione di
sé stessi e degli altri. Non bisogna trascurlarli, ma po’ vanno tenuti a bada, e
l’importante è trascenderli, cercare di andare oltre. Solo così la gioia può diventare
duratura e non concludersi quando i sensi smettono di passare informazioni o si
sensibilizzano.
Ed ecco che mi sono ritagliato il mio posto nel mondo..

Prima di parlare dei disillusi e di come si dovrebbe agire su di essi, vorrei fare una
panoramica generale sui GIOVANI, in parte per collocare il sottogruppo lato b in un’
ottica più completa, in parte perché ci servirà poi nel discorso sulla scuola.
I GIOVANI
Grossolanamente secondo soggettivi parametri statistici dividerei i giovani in 3
categorie:
1) gli studiosi (licei e università)
2) i lavoratori (al termine di medie,istituti tecnici etc..)
3)gli studenti/lavoratori

1)GLI STUDIOSI
Questo gruppo è quello che conosco meglio, e anche il più importante ai fini del nostro
discorso.
Lo dividerei in tre filoni:
.le macchine
.gli edonisti o lato B
. “i frustrati”

A)MACCHINE
Sono tutti proiettati verso il futuro . Studiano giorno e notte e non pensano ad altro che
alla loro carriera.
In maniera morbosa, pronti a sacrificare ogni cosa (chi più, chi meno), combattono per
il loro obiettivo. Non esitano per far questo a pestarsi i piedi l’un l’altro.
Tutti in lotta per ottenere la fetta più grossa possibile dell’ambita torta del benessere.
Studiare, studiare.. poi lavorare, lavorare.. per avere, avere sempre di più..
Tolto un piccolo angolino riservato a parenti, amici e fidanzato/a tutte le energie sono
volte a essere il più bravo, il migliore, per poter avere di più e guardare gli altri dall’alto
in basso.
Macchine da produzione e consumo.
Produrre profitto, denaro, benessere, vita agiata, una bella casa, una bella macchina.
Sicurezza.
Tutto ciò che non è utile per il raggiungimento del loro fine ultimo non ha importanza.
Non serve e soprattutto, qualora servisse non ci sarebbe tempo. Non c’è tempo per
leggere un libro o un giornale, per fermarsi un momento e riflettere. Chi si ferma è
perduto. Se ti fermi ti travolgeranno e in men che non si dica perderai tutto!
Guai a chi si ferma!!
Qui troviamo per lo più aspiranti ingegneri, economisti, avvocati, medici..Oserei dire
più di destra come orientamento politico..
In questo gruppo poi, anche se con un guadagno minore, possono rientrare alcuni
“lavoratori”.
-Penso che una buona parte di essi faceva parte, da giovane, degli “sfigati”:
da bravi ragazzi hanno continuato a studiare e hanno sofferto e sopportato per tanti
anni. Ora però hanno la possibilità di spartirsi la torta anche loro! Tramutano così il loro
complesso di inferiorità, in una superiorità nevrotica e sono pronti a tutto per ottenere la
loro rivincita con la società e guadagnarsi la stima e il rispetto degli altri. Qui, con
qualche sfumatura, ero finito io!
- L’ altra parte invece li chiamerei i “superfighi”:
belli, dotati fisicamente e intellettualmente, non hanno perso il carro della scuola e
inseguono fantastiche carriere. Li vedi sfilare nelle vie a testa alta e petto in fuori,
come divinità scese in terra.

Su questo gruppo la decrescita fa presa! Perché queste persone adottano degli stili di
vita e dei modi di porsi con agli altri che causano stress e infelicità ( a loro stessi e a
coloro che li stanno accanto, su cui riversano i loro problemi). Godono quindi di
immediati benefici se smettono di correre e cercano di vivere nella maniera che
prescrive la decrescita. Stanno meglio, e lo stesso accade per le persone che sono loro
vicine.
E’ da rimarcare però che è molto difficile agire sui “superfighi”, perché non hanno mai
sofferto e non si sono mai sentiti estranei al sistema. Inoltre le varie rinunce che il loro
stile di vita li porta a fare, sono abbastanza compensate dal ritorno che la società fa
avere loro (rispetto, potere,fama, denaro etc..)
Negli “ex-sfigati” invece la decrescita fa molta più presa, perché può far leva non solo
sulle conseguenze di una vita inumana, ma sulla sofferenza passata rimossa (e sul fatto
che a suo tempo si sono già una volta sentiti esclusi dal sistema). Se si riesce a riportare
alla luce della coscienza tutto ciò, possono capire facilmente l’insensatezza di questo
nostro modo di vivere!

B)EDONISTI o LATO B
Questi, con la scusa dello studio, non pensano ad altro che a vivere bene il presente e
con esso si abbandonano ai vari piaceri della vita.
Mangiare, dormire, lo sport, il cazzeggio, l’alcol, la droga, il sesso…
Alcuni non studiano proprio nulla, altri il minimo indispensabile per tirare avanti.. che a
causa dell’organizzazione attuale di molte facoltà (purtroppo soprattutto quelle
umanistiche) risulta essere davvero poco.
Avrebbero il tempo per pensare a se stessi, leggere libri, giornali, discutere , riflettere
etc..
Ma non lo fanno..
Non ne hanno voglia..
Per lo più di sinistra hanno assimilato senza critica delle idee che hanno smesso di
coltivare, e che sono annebbiate dalla loro vita mondana.
“Vivono,e questo già gli basta...” gaber(il conformista)

-Molti degli appartenenti a questo gruppo erano i “fighi” del liceo . Sembrano però,
purtroppo o per fortuna, rimasti bloccati in quello stadio dello sviluppo. Continuano a
vivere come un tempo, quasi cercando artificiosamente di continuare a sentirsi “fighi”,
fino a che non si riscopriranno dei falliti.
-Altri invece sono “sfigati” che non sono riusciti a fare il salto e continuano ad affogare
le loro frustrazioni nell’alcol e nella droga, anche loro bloccati nello stadio dello
scascio.

Qui la decrescita ha pochissima presa. Fermarsi non dà nessun beneficio. Sono già
fermi, piantati. Disillusi verso un po’ tutto.
Lavorare di meno per passare un po’ più di tempo con gli amici? Ma se non fanno un
tubo dalla mattina alla sera, cazzeggiando tutto il giorno con gli amici!?
La causa del loro male è la stessa delle “macchine”, ma la malattia è diversa, e la stessa
medicina non funziona..
Bisogna cambiare terapia! Ci ritorneremo.

C) ”I FRUSTRATI ”
A cavallo di questi due grandi gruppi c’è poi una minoranza che pesca in parte da
entrambi i gruppi precedenti. Chi pende più da una parte, chi dall’altra.
Li avevo chiamati i “I FRUSTRATI ”.
E’ gente che non vive con il para-occhi. Gente che pensa, si informa, legge, dibatte e
cerca, ognuno con i propri mezzi, di migliorare le cose. Come? Aiutandosi l’un
l’altro… Gente che riesce a rincorrere degli obiettivi ambiziosi nell’ambito lavorativo,
senza sacrificarvi però tutte le energie. Rimane così una quantità consistente di tempo
da dedicare a se stessi e agli altri.
Frustrati perché hanno obiettivi che sanno essere quasi praticamente irraggiungibili.
Inoltre si sentono in minoranza, e quando aprono gli occhi, non possono fare a meno di
vedere che tutto il mondo li sta remando contro..

Queste sono persone che non appena sentiranno la parola decrescita e capiranno cosa
significa, ne saranno entusiaste. Perlopiù la praticano già, anche se non ne sono
coscienti. Una volta ben compresa, tutte quelle cose che già magari in parte avevano
pensato, si riuniranno in un unico quadro, semplice , chiaro e sostenibile. Molti oltre a
essere in parte frustrati, sono soli nella loro lotta per un mondo diverso, e non
aspettano altro che conoscersi e mettersi in rete con altre persone con idee simili alle
loro!
Quando ciò avverrà, la frustrazione verrà trasformata in entusiasmo e potremo ben
definirli “GLI ILLUMINATI ” ; ma anche illuminanti, perché è loro il compito di
aiutare gli altri gruppi a remare nella giusta direzione.

2)I LAVORATO RI
In questo gruppo per lo più dimora il disinteresse.
Anche qui riproporrei la divisione in edonisti e macchine, ma più come sfumatura.
Entrambi non hanno continuato gli studi; chi perché non ne aveva voglia, chi perché
non ne possedeva le capacità, chi perché non ne aveva le possibilità.

A) LE MACCHINE
Sono pienamente condizionati dal sistema. Pentiti magari di non aver proseguito gli
studi, cercano di uscire dalla loro“ sindrome dell’utilitaria” lavorando sempre di più e
cercando di puntare a quelle Ferrari che si vedono sfrecciare sotto gli occhi tutti i
giorni, sapendo che però, probabilmente, non le raggiungeranno mai. Non fanno altro
che produrre e consumare affogando ogni loro problema nel lavoro. **1°
Come negli studiosi anche qui la decrescita funziona.

B)EDONISTI o LATO B
Fuggono dal sistema, si estraneano in un loro mondo a parte. Fanno giusto
l’indispensabile per tirare avanti e per il resto cercano di godersi la vita.
Cercano anche loro, finché riescono, di continuare a fare “i fighi”.
Idem. La decrescita fa poca presa.

C) “I DOPPIAMENTE FRUSTRATI ” :
Sono tali e quali al gruppo precedentemente trattato negli studenti, ma penso, meno
numerosi. Lavorano però, e probabilmente il lavoro trovato non li soddisfa; inoltre non
trovano il tempo per dedicarsi a ciò che veramente li interessa.
Per loro la decrescita sarebbe la manna che cade dal cielo. Purtroppo però praticarla
pienamente in un sistema della crescita risulta più difficile. Sono coloro che saranno
più facilmente coinvolti quando ci saranno già delle solide basi.
Se si arriverà a una società della decrescita allora ne potranno prendere parte
pienamente e saranno “DOPPIAMENTE ILLUMINATI ”.

3)STUDENTI /LAVORATO RI
Citato per completezza. Anche qui possiamo ritrovare le 3 varianti precedenti. Penso
che le cause possono essere 2:
-la necessità: in questo caso prevalgono allora “i frustrati”.
- “niente studio/niente soldi”: compromesso che viene a crearsi data la scarsa voglia di
studiare. Può essere spontaneo o imposto dai genitori. In questo sottogruppo penso
prevalgano gli edonisti.
IL LATO B
Ora vorrei occuparmi più in profondità del LATO B.
Cercherò di farne un’analisi più approfondita per arrivare a capire quale sia il modo
migliore per far arrivare loro il messaggio della decrescita.

Coloro che appartengono a questo gruppo sono così disgustati (inconsciamente) del
sistema, che non riescono a sentirsene parte, non riescono a trovare il loro posto nel
mondo, la propria identità. Vagano.. in cerca di non sanno neanche loro bene che cosa.
Perché fanno ciò?
Pérchè la società li ha sradicati dal loro passato. Tutto ciò che è vecchio non serve più,
si butta via. La storia viene insegnata, ma si tralascia la parte più vicina a noi e così
viene perso il nesso con il presente.
Il sistema ha tolto loro la speranza nel futuro, in un futuro migliore di cui loro stessi
possono essere gli artefici:
“Il mondo è così! Non si può cambiare. Tutti quelli che ci hanno provato hanno fallito.
Tutte le ideologie sono fallite. Non rimane che pensare a sé stessi.”
Vivono quindi in un eterno presente senza alcun riferimento passato e senza alcuno
slancio verso il futuro.
In questa vita “istante per istante” cosa fare se non lasciarsi andare ai piaceri dei sensi
nella maniera più animale ?
I giovani, messi in questa situazione, non possono che essere nichilisti, ma non se ne
accorgono. Non credono in niente, ma tutto ciò che gira intorno a loro tende a non farli
pensare e orienta la loro mente su altre cose.
Si vive, giorno dopo giorno, momento dopo momento..senza porsi il perché?
Dopo un po’, però, questo nichilismo inconscio comincia a farsi sentire.
La felicità che viene dai piaceri dei sensi svanisce fugacemente, e ne richiede un’altra
maggiore, poi ancora di più; ma più su di un tot non si può andare, e al divertimento
subentra la noia.. l’indifferenza.. la frustrazione.. l’apatia.
Oltre a non sentirsi permeati da un senso (neanche relativo) non sanno chi sono.
Non riescono ad acquisire una loro identità, un loro ruolo nel mondo. E come possono
farlo se vivono solo al presente?
Si alimenta così un gran senso di vuoto e la sofferenza comincia ad affacciarsi alla
porta.
Questi ragazzi stanno male, alcuni cadono addirittura in depressione.. ma non sanno
perché? **2
E cosa si fa quando si soffre? Come si fa a lenire questa profonda sofferenza?
Si cerca compassione piangendo sulla spalla di qualcun altro, si cerca di sentirsi parte
di un qualcosa di più grande, una sorta di “mini social catena leopardiana”: IL
GRUPPO.
Questo diventa il senso. Per far parte del gruppo si è disposti a tutto, e all’interno di
ogni gruppo c’è una competizione sfrenata per acquisire il rispetto degli altri e per
diventarne “il boss”.
Inoltre colma (in maniera effimera), attraverso le mode più svariate, quel vuoto di
identità che altrimenti sarebbe insopportabile.
Quali sono i valori su cui si basa il gruppo?
Sono quelli che propina il sistema attuale tramite la pubblicità e i media:
eccellere, essere il migliore.
In che cosa?
-Nello sport, nella bellezza e nell’ostentazione della propria ricchezza.
Il primo vale più per gli uomini, il secondo per le donne, ma non solo. La ricchezza
invece è un toccasana che va bene per tutti!
Le donne perlopiù sfoggiano il fondoschiena e vestiti firmati, gli uomini i pettorali e
macchine superpotenti.
Vi è quello che definirei un culto dell’esteriorità. E cosa c’è di meglio che diventare
una miss o un vip ed esser così ammirati da un enorme “gruppo” di persone!
-Non dimentichiamo poi il sesso e i suoi derivati.
Come gli animali lottano per accaparrarsi le femmine, così i nostri giovani lottano per
arrivare alle loro, cercando di eccellere nei campi sopra elencati. Alcuni addirittura
anche proprio esibendosi animalmente in prove di forza, sino ad arrivare alla violenza.

Questo purtroppo non è altro che un circolo vizioso , una spirale che si autoalimenta!
Il sistema ti svuota del tuo passato e ti nega la possibilità di guardare al futuro. Questo
ti impedisce di trovare il tuo senso e il tuo posto nel mondo, la tua identità e ti fa
brancolare nel buio. Cerchi allora di soddisfare il tuo io abbandonandolo ai sensi, ma
ciò non fa altro che alimentare il desiderio..
Nel buio, privo di identità, vuoto, sofferente non puoi far altro che attaccarti ai tuoi
compagni. Non puoi fare a meno del senso di appartenenza che ti da il gruppo. Però il
gruppo funziona in base a delle dinamiche che, anche se in apparenza provocano
sollievo, alla lunga non fanno altro che aggravare il problema da cui stai cercando di
scappare.

COME USCIRNE? QUAL’E’ LA TERAPIA?


Penso che sia un percorso che ha molto a che fare con la filosofia.
Bisogna rendere manifesto il nichilismo latente. E’ infatti impossibile lottare contro un
mostro che non conosciamo. Avrà sempre la meglio!

“ Il nichilismo. Non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo si
aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest’ ospite e guardarlo bene in
faccia”
Martin Heidegger

Fare domande del tipo:


-Chi sei tu ?
-Cosa vuoi veramente dalla vita?
-Che senso ha la tua vita?
-Cosa pensi della morte?.. del dolore?
Bisogna svegliare la mente dal sopore in cui versa e rimettere in moto il pensiero!

Se infatti si riesce a farli divenire consci del non-senso nascosto nella vita che stanno
facendo ( e per chi può reggerlo anche del non-senso generale), allora si possono
guidare alla ricerca di altri sensi relativi e della loro identità.
Bisogna farli riappropriare del passato come strumento per capire il presente, della
filosofia come strumento per comprendere se stessi, e della speranza in un futuro
migliore! Futuro di cui loro hanno la possibilità e il privilegio di essere gli artefici.
Ed è qui che entra il pensiero della decrescita.
Bisogna far comprendere che un futuro migliore può esistere e che quel loro
smarrimento è causato proprio dal loro modo sbagliato di essere, vivere e pensare.
Si sta male perché si vive basando la propria vita sui dei presupposti sbagliati.
Bisogna insegnare ciò che il pensiero orientale predica da secoli, cioè che il
perseguimento fine a se stesso dei piaceri dei sensi non porta da nessuna parte! E’
importante da una parte porre un freno al proprio ES, e dall’altra volare oltre .
Non si può volere tutto subito. La vita non è come il supermercato che prendi quando
vuoi tutto ciò che ti serve.
Bisogna imparare a controllare i sensi e non diventarne succubi, soprattutto nell’amore..
in cui appena uno non sente più quel qualcosa, o lo sente un po’ meno senza neanche
sapere perché, già si butta da un’altra parte. E allora un po’ di sesso qua, un po’ là,
immersi nelle frenesie della passione senza mai riuscire a costruire l’amore. Perché sì,
l’amore va anche costruito..
Bisogna imparare a considerare la sofferenza e il dolore parte della vita, normali. Non
un qualcosa di estrinseco da cui rifuggire. Solo gustandoli a pieno si può poi provare
gioia, o serenità dalla loro assenza.
Solo così la fiammella di vita che oggi è spenta potrà riaccendersi, rianimare con
l’entusiasmo il fuoco della speranza e rimettere in moto le nuove generazioni..
Attenzione però! Non è un percorso facile, ne immediato nel dare i suoi frutti.
Bisogna cambiare la maniera in cui uno prova piacere in una più vantaggiosa. Questo
richiede, oltre ad aver scoperchiato tutte quelle cose di cui abbiamo parlato prima, una
buona dose di elasticità mentale, e soprattutto un periodo di tempo prima di funzionare.
I “piaceri non dei sensi” sono più stabili e duraturi, ma non sono immediati come il loro
contraltare.**2B sesso amore Quindi nel passaggio da uno stile di vita all’ altro ci sarà
un periodo finestra nel quale si starà peggio: il nostro corpo è abituato alle vecchie
droghe e sarà in astinenza; in più ci vuole del tempo prima che arrivino i frutti del
nuovo stile di vita. E’ un po’ come una persona che da anni non fa più sport e non fa
altro che bere, mangiare e fumare. Un giorno capisce che è flaccida e depressa proprio
perché non fa nulla dalla mattina alla sera, e che se continua così ,oltre a star male ora,
a 50 anni probabilmente si farà un infarto o gli verrà un cancro al polmone. Se si
deciderà un giorno ad andare a fare una corsa e a rinunciare a qualche suo vizietto, starà
malissimo! Oltre a patire l’astinenza, sarà distrutto fisicamente perché il corpo non è
più abituato.. Se però tiene duro e non molla.. giorno dopo giorno, settimana dopo
settimana, vedrà che starà sempre meglio, finché alla fine, quando si guarderà allo
specchio , e penserà a quello che era prima di iniziare a correre , non lo riconoscerà
quasi nemmeno!

Penso che in questa maniera la decrescita può arrivare a far presa anche sul lato
resistente, però il compito è difficile e se correrà da sola non avrà molte chance. Il
messaggio della decrescita e la sua maieutica verso i disillusi devono essere portati
avanti soprattutto attraverso un cambiamento del sistema scolastico.
La battaglia sulla SCUOLA dovrà essere, a mio avviso, un cardine del programma
della decrescita.
La tela verrà tessuta dalla decrescita e i professori dovranno esserne i protagonisti.
Il decadimento della nostra istruzione è infatti in parte responsabile della sempre
maggiore riduzione di professori “illuminati”.
Una sua diversa organizzazione, nelle fasi precoci(dall’asilo alle medie), potrebbe
fungere da prevenzione e da protezione contro il sistema della crescita: gli anticorpi
anti-crescita.
Alle superiori ha, inoltre, un’importanza fondamentale. Qui, infatti, potrebbe
indirizzare i ragazzi sulla strada giusta ed essere un efficace cura della malattia al suo
insorgere.
Cominciamo con l’analizzare il sistema scuola e vedere cosa non và.
LA SCUOLA
Distinguerei il bambino dall’adolescente e quindi il periodo asilo-elementari-medie da
quello della scuola superiore.

A)ASILO- ELEMENTARI- MEDIE


Il problema in queste fasi precoci è l’inculcamento di uno sfrenato spirito di
competizione e il non insegnamento di quelle discipline un po’ più antiche che fanno
parte della sfera del saper fare.
D’altronde bisogna selezionare degli automi che lottino l’uno contro l’altro per
accaparrarsi quanta più “roba” possibile, facendo dimenticare loro ogni altro sapere
che non sia quello con cui lavorano, rendendoli così completamente dipendenti dalle
merci.

Come rimedio, penso che una società della decrescita dovrebbe da una parte non
esasperare la competizione e relegarla più nella sfera del gioco. Quindi competizione
sana e insegnamento di uno stile di vita imperniato sull’idea della decrescita..
Dall’altra bisognerebbe insegnare i principi della decrescita e reintrodurre
l’insegnamento di saperi manuali, pratici e concreti.
Per esempio cucire ( la prima volta che mi sono dovuto rammendare il costume oltre ad
essermi bucato le dita, quando poi l’ho indossato e ho fatto il bagno, diciamo che mi
sono sentito molto a contatto con l’acqua!); ma anche cucinare, fare il pane, lo yogurt, il
formaggio.. e non solo quattro salti in padella findus al microonde!
Piccole attività di laboratorio, artigianato.
In Siberia siamo andati a visitare la comunità di Vissarion. Sono 3.000 persone, venute
da tutta la Russia e non solo, che vivono in mezzo al nulla, guidate da questo nuovo
Gesù ( come lui si professa), che si chiama Vissarion. Vivono in armonia con la natura,
attraverso un’ agricoltura di sussistenza e utilizzando al minimo macchine e
macchinari . Tutta la comunità è basata sui principi dell’ altruismo e sulla logica del
dono e il denaro è utilizzato esclusivamente per gli scambi con l’esterno.
Hanno delle loro scuole e ai bambini, accanto alle normali materie (tra le quali l’ambito
artistico è molto coltivato), si insegnano tutti i saperi manuali di una volta. Per esempio
adoperano dei torni e delle frese per costruire dei ciondoli che poi vengono venduti ai
visitatori, corsi di cucito, manifattura, tecniche di coltivazione etc..
E devo dire che, nonostante le difficili condizioni di lavoro( autoprodurre quasi tutto,
casa compresa, non è per niente facile! soprattutto se in inverno fa – 40), sembravano
sicuramente più felici della maggior parte delle persone che conosco.

B)SCUOLE SUPERIORI
Il guaio è che quello che è successo a me durante l’ultimo anno di liceo, accade sempre
più raramente nelle nostre scuole superiori.
E quando accade, per la maggior parte dei casi avviene tardivamente, al 5 anno, quando
i programmi cominciano a trattare il presente, e i ragazzi possono arrivare a capire
l’utilità di ciò che imparano e rivedersi parzialmente in ciò che studiano (sempre se
hanno la fortuna di avere dei buoni professori!).
E’ sensato pretendere che uno studente in seconda superiore comprenda testi come “la
coscienza di Zeno” ?
Non sarebbe meglio dargli in mano un “Delitto e castigo” di Dostoyeski?

Il vero grande problema è infatti che la scuola viene vista come un qualcosa di esterno.
Una vita parallela che verrà poi utile in futuro. Una serie di nozioni utili per acquisire
poi una tecnica di produzione. Nel presente è tutt’ al più utile a bullarsi delle proprie
capacità e godere dell’eventuale superiorità sul prossimo, acquisendo così il rispetto e
la stima del gruppo.
Si studia, chi più e chi meno, ma è impressionante osservare come si faccia tutto ciò
con distacco!

Tre campi sono particolarmente soggetti a questo fenomeno.

1) Il primo è LA STORIA

Conosco vari miei ex compagni e conoscenti che non avrebbero problemi a delucidare
per filo e per segno le gesta di Napoleone, (complete di precise date di ogni
avvenimento saliente), della rivoluzione inglese o della 2° guerra mondiale.
Gli stessi, però, comincerebbero a farfugliare nel tentativo di rispondere a una semplice
domanda di politica interna o internazionale.
Per esempio:
“ Mi sapresti dire i principali partiti che compongono la maggioranza di governo? ”
o “ E’ vero o no che gli USA sono intervenuti in Afghanistan sotto l’egida dell’ONU?
”.
Per non parlare poi di coloro che già a scuola non brillavano, in cui l’ignoranza può
raggiungere delle forme impensabili.
Sarei curioso di sperimentare una domanda del tipo:
” Sapresti dirmi chi sono il presidente della repubblica e il capo dello stato e che
differenza c’è fra queste due cariche? ”
E la cosa più esilarante di tutto ciò è che se gli si chiede come mai non si interessano di
politica o di ciò che succede nel mondo, vi risponderanno di no senza neanche
vergognarsi..
Se leggono o no un quotidiano?..
“ Ah, no, ma a me quelle cose non interessano, tanto non cambia mai niente..uff, sono
tutti uguali, pensano solo agli affari loro! “
Emblematico è il caso di un mio amico che, laureatosi in scienze politiche, mi disse
che avrebbe continuato con la specialistica. Io gli chiesi curioso se potesse risolvere dei
miei dubbi riguardo alla storia di alcuni partiti e altri strambi meccanismi economici.
Mi guardò estraniato, come se fossi un extraterrestre!
“Ah, no.. guarda, io i giornali non li leggo.. sono troppo pallosi.. non saprei dirti, quelle
cose non le abbiamo fatte..”
Tranquillo, neanche una minima ruga sulla fronte o una gocciolina di sudore che lo
facesse sembrare in imbarazzo.
Gli chiesi allora esterrefatto perché avesse scelto quella facoltà. Lui prontamente mi
disse che il lavoro è una cosa e la vita un’altra e che fuori dall’università finished!
A chi non sia appena uscito dalla scuola questo quadro potrebbe apparire esagerato, ma
vi assicuro che così è.
La storia, il cui studio dovrebbe costituire uno strumento per comprendere il presente, e
quindi per affrontare nel migliore dei modi il futuro (facendosi ben guardia dal
commettere nuovamente vecchi errori) diventa così un mero esercizio mnemonico.

2)La situazione è ancora peggiore per quel che riguarda LA POLITICA.

Nel mondo dei giovani (liceo e università per quel che posso testimoniare) è un
qualcosa di fatiscente.
La maggioranza se ne infischia e non prende neanche parte.
Un’altra fetta, abbastanza consistente, ha una posizione nutrita perlopiù dai “geni” e
da idee strumentalizzate dategli in pasto dai media e dal senso comune. Pochissimi, vi
assicuro, sono coloro che si interessano, hanno sott’occhio la situazione generale,
leggono ogni tanto un giornale e di conseguenza hanno le basi per formarsi un pensiero
critico. Di destra o di sinistra che siano.
Alcuni indicano come indice di attaccamento dei giovani alla politica l’affluenza alle
urne. Niente a mio avviso può essere più sbagliato. Bisognerebbe piuttosto fare qualche
domanda del genere:
“ Ami di tanto in tanto discutere di politica con i tuoi amici? ”
“ Dov’ è che ti informi al riguardo? ”
Scartando i non interessati e i finti interessati, coloro che dicono cose del tipo.. ” io non
leggo il giornale ma guardo sempre il TG ”..ne rimarrebbero ben pochi.
E’ da verificare sul campo. La mia storia è sempre d’esempio.
La volta che compresi che in me c’era qualcosa che non andava era in terza superiore.
Si parlava di comunisti, e io non sapevo cosa fossero. Non ne avevo la minima idea.
Tutti mi presero in giro!
In quel istante incominciò il mio percorso di ricerca e comprensione del mondo nelle
sue varie sfumature. Aiutato da una brillante professoressa cominciai a studiare
criticamente la storia e a leggere il giornale (qui con l’aiuto di mio padre, senza la qual
guida l’impresa sarebbe stata forse così ardua che avrei desistito), e cominciai a
formarmi un mio pensiero.
Ogni tanto capitava qualche discussione, e fu così che, quando mi accorsi che per
sostenere delle argomentazioni citavo dei ricordi di articoli di giornale, senza poterne
poi portare le prove, cominciai con passione a ritagliare qua e là tutto ciò che poteva
tornarmi utile. Cerchia, sottolinea, taglia , incolla con il trafiletto della prima pagina…
Saranno passati quattro anni.. e se devo essere onesto, tranne che per qualche rara
occasione, solo la polvere ha tenuto compagnia ai miei cari raccoglitori.
Esco tutti i sabati sera, ho fatto tre interrail in Europa, la Transiberiana, un viaggio in
India e uno in Etiopia (volontariato). Amo discutere e confrontarmi con la gente e
quando posso lo faccio volentieri. Inutile dire che ciò purtroppo non mi capita sovente.
Pochi sono coloro interessati a cercare di capire ciò che succede nel mondo, e ancora
meno si interrogano su come, con il proprio contributo (sia un voto o un’azione), sia
possibile farlo evolvere nella maniera migliore possibile.
La quasi totalità ricade nel genere “ io me ne infischio ”, o nel “ prendo parte ” ma con
pareri stereotipati forniti da qualche partito o ideologia e con esili basi.
Sia all’università che in giro con gli amici se cominci a fare un discorso su politica o
etica, raramente vedi facce gioiose e spesso alcuni si defilano o sparano qualche frase
del tipo:” adesso basta con sti discorsi seri! ”
3)La terza e direi la più grave lacuna riguarda però LA FILOSOFIA(e letteratura in
generale):

i giovani non pensano..


agiscono, vivono, studiano, lavorano, mangiano, dormono, fanno sesso, si drogano, si
amano a volte…
ma non riflettono..
su se stessi, sulle loro azioni e sulle loro conseguenze. Sul mondo e sulle sue
contraddizioni. Sugli altri..
Così come la storia, anche la filosofia viene vissuta dalla maggior parte delle persone
come estranea. Un mondo parallelo, fatto di mezzi matti che trastullano il loro pensiero
con le idee più strambe e contorte.
Sanno magari dire che Schopenauer e Leopardi, anche se in maniera diversa, dicevano
che il vivere è solo dolore, sofferenza.. senza un fine.. Ma poi in realtà, se si va a
scavare un po’ sotto il pelo dell’acqua, magari si scopre che non ci hanno in fondo
neanche mai pensato veramente. Intendo per “pensare veramente” il lasciar sì che
un’idea permei la nostra mente fino in fondo, fino a farle raggiungere i suoi meandri
più profondi e con essi i risvolti emotivi più intensi.
Diverso è invece percepire un messaggio in modo astratto, di per sé, sbarrandogli la
strada appena entrato e togliendoli tutto quel colore che ci permette di coglierne il vero
significato. Un po come ,per esempio, si può pensare alla morte: un’ entità astratta..
oppure percepirla nella sua interezza e su noi stessi fino a far sorgere quella terribile
angoscia, profondo e tenebroso sentimento, che in pochi istanti sembra quasi
annullarti.

A mio avviso le origini di queste 3 gravi carenze in ambito storico-politico-filosofico


sono da ricercarsi anche negli influssi negativi del
sistema consumistico-capitalista “senza freni”, oltre che nella scuola.

Analizziamo quindi le 2 cause per poi soffermarci sulla seconda:

I) SISTEMA CONSUMISTICO CAPITALISTA SENZA FRENI

Questa analisi è già stata ben fatta dai movimenti per la decrescita e non mi dilungerò.
Viviamo oramai in una società in cui siamo quotidianamente bombardati dalla TV e dai
vari mezzi di comunicazione con pubblicità, spot e messaggi subliminali che più o
meno direttamente ci spingono a consumare sempre di più… Produrre, lavorare per
consumare ancora e poter ottenere uno stile di vita un po’ più elevato.
Nell’interesse delle grandi multinazionali e dei governi, intrecciati tra loro da un
rapporto di reciproco beneficio, non vi è nient’altro che il profitto e il potere. Il loro
comportamento non mira ad altro che a ottenerli e preservarli. Vivono nell’onnipresente
angoscia di poterli perdere.
Cosa c’è allora di meglio da fare se non trasformare “naturalmente” le persone in
macchine da produzione e consumo? ”Schiavi volontari”? **2C
Cercare di portare al minimo tutte quelle attività che fanno delle persone veri esseri
umani.
Distogliere l’uomo da tutte quelle cose che lo portano a fermarsi, rilassarsi, a riflettere
sulla sua esistenza, sul senso di ciò che è e di ciò che fa (con l’ausilio della filosofia e
della letteratura). Questo per evitare che cerchi poi eventualmente di cambiare la
propria situazione e quella degli altri (in vari modi, in primis avendo preso coscienza
del passato e del presente, attraverso la politica).
Ormai sono arrivati a strumentalizzare non più solo la fase produttiva ma anche il
tempo libero.
Sport. Palestra tutto il giorno… poi la sera un paio di drink e via a ballare! Fino a
crollare esausti sotto le coperte.
Turismo.. visiti la chiesa, il castello, il museo, devi guardare tutti i quadri possibili
immaginabili… tutti i generi di madonne e santi nelle pose più svariate, ma appena
uscito, testa bassa e guai a guardare le facce dei tuoi simili che ti camminano a fianco!
Se fermi qualcuno per chiedergli un‘ informazione e lo tocchi su una spalla, salta quasi
fossero le 2 di notte in un vicolo buio! Guai a fermarti davanti a un barbone, lasciarli
qualcosa da mangiare e magari farci due chiacchiere. Tutto ciò potrebbe spingerti a
pensare, riflettere, vedere che c’è qualcosa che non torna..
Meglio fare, fare, fare..

II) SISTEMA SCOLASTICO


Il sistema scolastico ha varie LACUNE.

a) Per quanto riguarda la storia, i programmi sono troppo ampi e la maggior parte dei
professori, anche se con tutte le proprie forze, non riesce a trattare la storia degli ultimi
40 anni. Solitamente si finisce alla fine della seconda guerra mondiale con accenni
sulla guerra fredda.
Cosi facendo, per gli studenti manca quella connessione con il presente, che lo
renderebbe più comprensibile e li spronerebbe ad informarsi su quello che accade loro
intorno.
b) Per quanto riguarda la politica vi è quindi un buco totale, in quanto si è aggiornati
sulla situazione del 1960.
c) Non viene quasi per niente insegnata educazione civica: la maggior parte degli
studenti non è a conoscenza dei principi di base di uno stato di diritto, della
democrazia, della struttura del proprio governo e di quello altrui, dell’importanza del
voto in una democrazia rappresentativa, della funzione degli organismi internazionali,
delle modalità di voto, di elezione(dal proprio stato all’UE, all’ONU).
Non si forniscono allo studente le basi per leggere un quotidiano. Non gli si fa leggere
un quotidiano. Non gliene si fa cogliere l’importanza.
In questa marmaglia di partiti e partitini con nomi che richiamano certe idee, ma poi
nella realtà ne vengono praticate altre, come pretendere che un ragazzo di 16-18 anni
possa avventurarsi da solo in tale labirinto e ci capirci qualcosa?
d) Nell’ambito letterario, come si era già precedentemente detto, vi è una cronologia nei
programmi che non riesce a far rispecchiare le problematiche dello studente con quelle
trattate e farle così diventare vive. Manca il “transfert”! Sicché, una volta arrivati al 5
anno, momento in cui vengono trattati gli autori del ‘900, e quindi temi più vicini ai
ragazzi, che essi potrebbero cominciare ad apprezzare, capire e condividere; la maggior
parte degli studenti ha già preso in odio la materia e rifiuta a priori di immedesimarsi
in qualcosa che gli è ormai estraneo.

e) Infine anche nella filosofia vige una sorta di distacco.


Vengono insegnate tutte le varie interpretazioni del mondo circostante, ma un po’
asetticamente. Quella che viene presentata è un'altra dimensione.
L’importante è saper ripetere ciò che si è detto a lezione.
Non si favorisce la discussione, nessuno prende parte. Bisogna solo capire la logica
dell’altro punto di vista, mentre meglio sarebbe immedesimarcisi, per poi rifiutarlo o
meno e vedere se se ne può prendere qualcosa e farlo proprio.
Soprattutto quindi non si sprona lo studente a fermarsi e a riflettere, su se stesso e sul
mondo.

Tutto ciò che è stato detto potrebbe essere riassunto in un’idea di base:
Vi è un sistema di istruzione che è troppo svincolato dagli studenti, i quali non riescono
a immedesimarsi in ciò che viene loro insegnato e faticano quindi a intravederne un'
utilità nella loro vita presente. Di conseguenza si instaurano delle fondamenta morte,
che rimarranno lì, ferme, e saranno pian piano corrose dal tempo; se si riuscisse invece
a coinvolgerli e a far nascere in loro la ”curiositas”, sontuosi edifici potrebbero nascere,
negli anni, da queste solide e vive basi.
Inoltre nell’ambito civico/politico, anche se uno fosse interessato, non viene fornito
neanche il minimum di conoscenze da cui poi intraprendere la propria ricerca
personale e diventare un buon cittadino.
In una logica evoluzionistica non saprei dire quanto queste deviazioni siano causate
dalla pressione selettiva che lo stesso sistema esercita sull’evolversi dell’istituzione
scolastica, o quanto siano mancanze vere e proprie che non sono ancora state corrette.
Penso che in Italia siano principalmente delle mancanze, correggibili. **2D Purtroppo
però gli ultimi due governi di destra con le riforme Moratti e Gelmini stanno cedendo
alle pressioni del sistema e la situazione rischia di precipitare oltre ad un punto dal
quale sarà difficile tornare indietro. **3
Se usciamo però dall’Italia la situazione cambia.
Parlando infatti con ragazzi provenienti da varie parti del mondo ho potuto notare come
ci sia una tendenza nei vari sistemi scolastici alla meccanicizzazione e
all’ultraspecializzazione dello studente. Deve apprendere strettamente tutto ciò che
sarà utile per la sua professione. Tutto il resto è superfluo.
Non si cerca di formare una persona matura, fornendogli delle ampie basi per
approfondire la sua conoscenza nei vari ambiti del sapere. Viene solo insegnata la
tecnica.
Un esempio che ho conosciuto dal vivo è l’Irlanda (ma sulla stessa scia si collocano gli
USA e l’Inghilterra).
Nel corso degli studi superiori non vi è neanche un istituto dove si possa studiare
filosofia. Il latino in pochissimi **3B. Vengono studiate varie lingue straniere, però
solo strettamente la lingua e non la letteratura (come avviene da noi). Lo stretto
necessario per comunicare.
Per loro Dante è uno sconosciuto, lo stesso per Victor Hugo, Proust, Kant, Nietzsche e
Schopenauer etc...
L’unica letteratura studiata è la propria.. e non si sa neanche ancora per quanto!
Già dal secondo anno devono scegliere una specializzazione sulla qual strada
proseguiranno in futuro e abbandonare alcune materie per prediligerne altre. Poi nella
specialità l’ultraspecializzazione.
Come possiamo poi pretendere, che sotto la continua spinta del sistema non diventino
altro che macchinari..

Questo processo selettivo mi ricorda un meccanismo di cui parlava Conrad Lorenz


nel suo libro “ gli otto peccati capitali della nostra civiltà”:
la pericolosità della “selezione intraspecifica”.

Il comportamento altruistico, sostiene l’autore, è stato selezionato nel corso


dell’evoluzione e fa parte dei nostri “istinti”, del nostro bagaglio genetico, in quanto a
livello di specie e di gruppo è un fattore decisamente favorente la sopravvivenza.
E’ chiaro già a livello intuitivo come una specie di formiche che vivono in comunità e
che si aiutano l’una con l’altra, sia più avvantaggiata nel sopravvivere e nel tramandare
il suo patrimonio genetico rispetto a un’ altra specie di formiche solitarie.
Oggi come oggi però, nel sistema in cui viviamo,in questa lotta di tutti contro tutti per
arrivare il più in alto possibile, in cui la tecnologia ci ha immolati a indiscussi padroni
della natura, quegli istinti altruistici che un tempo erano vantaggiosi risultano
all’interno della specie degli handicap! Essendosi invertita la pressione selettiva
dell’ambiente potrebbe instaurarsi nel corso del tempo una “selezione intraspecifica ”
negativa di tutti gli “istinti altruistici” che, anche se avvantaggia il singolo, potrebbe
rivelarsi deleteria per la specie.

“ una mutazione che interessi il comportamento altruistico.. deve portare a un vantaggio


selettivo all’individuo che ne è colpito. ”
“ L’eccessiva competizione fra gli uomini porta non più solo alla sopravvivenza della
specie, ma modifica il patrimonio genetico di una specie considerata attraverso
alterazioni che non solo favoriscono le prospettive di sopravvivenza, ma nella maggior
parte dei casi, la ostacolano. ”

Penso che sia difficile il delinearsi di un impoverimento genetico (come sostiene


Lorenz) per quanto riguarda i geni che controllano gli “istinti altruistici “, in quanto il
vantaggio che ne risulta è in termini di qualità di vita più che di fitness, ossia capacità
riproduttiva.
Oggi come oggi tutti ormai arrivano a quell’ età in cui possono “ trasmettere il loro
patrimonio genetico ” e fortunatamente non perderemo i geni altruistici.
Ritengo però che la cultura, la morale e i costumi siano anch’essi soggetti a questa
logica evolutiva e che al posto dell’ impoverimento genetico, la pressione selettiva del
sistema, nella logica dell’ultracompetizione fra gli uomini per il profitto, remi contro,
oltre che a tutti quei valori altruistici che abbiamo dentro, anche a tutta la cultura che da
essi è imperniata e che costituisce l’humus attraverso il quale essi possono proliferare.
Potremmo arrivare così ad un progressivo impoverimento culturale .
Questo, come vediamo, già comincia a delinearsi in alcuni sistemi scolastici di paesi in
cui questa logica della competizione è più marcata (USA, Inghilterra, Irlanda).
Inoltre all’ineducazione si somma la diseducazione che il sistema svolge
quotidianamente con le sue varie armi.

C) UNIVERSITA’
Anche all’ università ci sono vari problemi.
Non si investe abbastanza in ricerca (siamo sotto la media europea). I ricercatori sono
sempre meno, precari e sottopagati.
Non c’è meritocrazia! Per accedere alle cariche accademiche, fare carriera, (o anche
solo entrare in specialità a medicina ) contano spesso più le conoscenze che i voti!
Questo clientelismo diffuso è doppiamente dannoso. Da una parte non fa intravedere
un futuro roseo ai nostri giovani più brillanti, dall’altra fa sì che molti professori non
siano delle cime, e diminuisce quindi la qualità dell’insegnamento.
Questo non fa altro che alimentare la disillusione!
Facciamo un esempio di situazione comune:
Ragazzo di 26 anni che fa un dottorato in fisica, filosofia, neuroscienze etc.. Vive
magari con la sua ragazza (con la quale vorrebbe avere una famiglia) e tira avanti la
carretta con 800 euro al mese (dopo 5 anni passati sui libri), un lavoro precario che non
sa se gli verrà rinnovato. Sa che probabilmente, anche se è bravo e lavora sodo, non
riuscirà mai a manifestare le sue qualità al meglio perché da una parte ci sono pochi
fondi per la ricerca e dall’altra difficilmente, se non ha alte conoscenze, potrà accedere
alle cariche accademiche.
Possiamo davvero pretendere da lui che abbia speranza nel futuro?
Una delle ragioni, infatti, della sfiducia nel futuro da parte dei giovani è che non c’è più
la sicurezza di trovare un buon posto di lavoro, a tempo indeterminato ( anche dopo
qualche anno di precarietà) e nel campo in cui si ha studiato.
Viviamo nell’era della precarietà. Soprattutto nelle lauree dove non vi è il numero
chiuso, ci sono un sacco di persone che, una volta laureate, non troveranno poi lavoro:
lettere, Dams, scienze politiche, scienze della comunicazione, scienze di tutto e di più!
** 3C

LA TERAPIA?
Innanzitutto investire di più in formazione e ricerca. Meritocrazia. Lotta al clientelismo
e alla “precarietà indeterminata ”.
Per risolvere il problema dell’ incertezza del lavoro nel campo in cui si ha studiato
faccio 2 proposte innovative:

- NUMERO CHIUSO “SENZA TEST” in tutte le facoltà più tecniche (es. medicina,
ingegneria, giurisprudenza etc..) . E’ stupido formare delle persone che poi non
potranno fare quello per cui hanno penato tanti anni e che saranno perciò frustrate per
tutta la vita.
Una selezione è necessaria. Non deve essere fatta però con un test! Come succede in
Francia per la facoltà di medicina si potrebbero selezionare gli studenti in base alla
media ponderata per esami dati alla fine del primo anno. Così si selezionano veramente
i più bravi, e coloro che sono motivati e costanti nello studio. Dopo il primo anno, nel
caso non si passi il test, si potrebbe cambiare facoltà in una simile e passare
direttamente al 2 anno, in quanto gli esami del primo anno sono praticamente identici.
Per esempio, se uno non entra medicina, potrebbe fare il 2 anno a farmacia,
infermieristica, biologia etc..
- Nelle facoltà umanistiche, invece potrebbe essere utilizzato UN NUMERO CHIUSO
“PARZIALE”:
Tutti possono seguire le lezioni e conseguire la laurea. La cultura deve essere a
panneggio di tutti. Solo, però, un numero chiuso di persone (sempre selezionate in base
a media ponderata per esami dati al 1 anno) potrà insegnare. Così ognuno alla fine del 1
anno, se passerà la selezione, potrà continuare a studiare serenamente, sapendo che in
futuro il suo posto è lì ad attenderlo. Chi non l’avrà passato, si farà i suoi calcoli.. se
vuole potrà ugualmente prendere la laurea, però a ragion veduta e a suo rischio e
pericolo.
Facendo così da un lato selezioniamo i migliori tra coloro che andranno a formare i
nostri figli e dall’altro evitiamo di formare delle persone che non potranno fare ciò per
cui hanno studiato!

POSTILLA:
E se uno non ha voglia di fare una facoltà, sapendo che non potrà insegnare, può
andare tranquillamente a lavorare.. Non c’è niente di male! Meglio che perdere 5 anni
e poi trovarsi nella stessa situazione, ma doppiamente depresso..
Per alcuni non laurearsi equivale ad essere dei falliti, e allora tutti all’università a
provare e riprovare, finché non ce la si fa. E i genitori mettono il portafogli finché c’è
bisogno. Guai, non vogliono mica avere in casa un somaro! Un anno a ingegneria. Non
si riesce? e allora magari ci si iscrive 1 anno a scienze politiche e poi magari
qualcos’altro ancora.. e si impiegano 6 anni per conseguire una laurea di 3, per poi
andare a fare il segretario.
In un sistema individualista basato sulla competizione sfrenata e sulla mercificazione
totale, in cui il denaro viene scambiato per fine e non per mezzo, eccellere nel lavoro
diventa il fine dell’esistenza. Chi non riesce, chi fa un mestiere più umile e guadagna un
po’ meno è un perdente, un fallito. Non può che essere così.
Se si cambia però il punto di vista e si guarda a se stessi non solo in un’ottica egoistico-
individualista di produttori-consumatori di merci, ma come parte di un tutto, di una
comunità, della società, del mondo, cambia anche la visione e il giudizio che si ha di se
stessi.
Un piccolo ingranaggio in un grandissimo orologio che è conscio della sua
insignificanza preso come singolo, ma dell’enorme importanza che ha visto come parte
dell’orologio e orologio stesso. Ogni buon ingranaggio è essenziale per fare andare
avanti le lancette nella direzione giusta. Se infatti molti ingranaggi come lui
smettessero di funzionare le lancette si fermerebbero, rallenterebbero, o peggio
potrebbero addirittura marciare all’ indietro (come oggi succede) .
Non è poi solo il lavoro/denaro che qualifica un buon ingranaggio, anzi il lavoro è una
piccola parte e molti lavori, anche se ben remunerati, non fanno per niente andare
avanti le lancette! Questi sì, magari sono dei veri falliti!
Nella vita di tutti i giorni ci sono mille altri aspetti da non trascurare per far sì che le
lancette vadano avanti: l’amore, l’amicizia, le relazioni interpersonali in generale, il
consumo critico, l’autoproduzione, la lettura, la musica, la riflessione, il silenzio,
l’interesse per la politica e ciò che accade nel mondo e tutti i piccoli gesti quotidiani che
non sono fatti solo per soddisfare i nostri bisogni, ma anche per qualcun altro, in un’
ottica futura che trascende noi stessi e il nostro mondo.
Fallito è che chi vive non pensando ad altro che a sé stesso (o al massimo i suoi più
stretti conniventi), in un antropocentrismo cieco, senza speranza in un futuro migliore e
che non si sente parte attiva nel provare a raggiungerlo. ** 4
-Fallito è a mio avviso il manager che lavora sotto stress 12 ore al giorno, senza pensare
ad altro che al suo lavoro, trascurando inevitabilmente sua moglie, i suoi figli, i suoi
amici, se stesso e non pensando minimamente alla sorte del mondo in cui vive. Avrà
una casa di lusso, una macchina fiammante e tante belle altre cose; sarà stimato in
società e magari andrà ogni tanto in televisione.. ma le cose materiali oltre a non
rendere realmente felici, ben presto periscono ,e prima o poi si riscoprirà solo. Quando
si fermerà, o sarà costretto a fermarsi, si accorgerà che tutti quegli oggetti non
serviranno a scaldargli il cuore. Quando, in pensione, cercherà di godersi i frutti del
lavoro di una vita, non ce la farà... Dopo aver fatto solo e unicamente una cosa per 40
anni non puoi smettere così, di colpo.. Continuerà probabilmente a fare, fare e, magari,
cadrà in depressione perché non ce la farà più , e non riuscirà neanche a godere di molti
piaceri che prima lo tenevano a galla. Scoprirà di aver avuto vicino dei figli e una
moglie che non conosce. Si troverà solo con le sue cose ad affrontare la morte, la fine di
tutto. Il tempo libero lo costringerà magari a pensare.. Non essendo mai andato oltre il
suo IO, non potrà accettare la sua sorte a testa alta, sereno. Non può sentirsi ingranaggio
di un qualche orologio. Non può sentire la sua esistenza come parte di un progetto più
ampio, in credere, e che continuerà anche quando lui non ci sarà più. Si incancrenirà
allora nel suo egoismo e diventerà uno di quei vecchietti cattivi che trattano male
chiunque, attaccandosi alla vita in tutto e per tutto fino al suo ultimo respiro, solo, in
ospedale.
-Pienamente realizzato invece può essere un contadino. Lavora la terra come faceva suo
padre prima di lui. Non è ricco, ma vive sereno con la sua famiglia, a cui ha molto
tempo da dedicare, soprattutto in convivialità nei lavori di tutti i giorni. Ha tempo per
leggere, riflettere e coltivare, oltre agli ortaggi, anche la sua “spiritualità”. Non ha una
coltivazione intensiva, non usa pesticidi, diserbanti, ogm e quant’ altro. Vive in
armonia con la natura che gli sta intorno, come si faceva una volta. Conscio di quanto
lavoro è stato fatto da chi c’era prima di lui per trasmettergli ciò che ora ha, porta avanti
quel progetto, credendo in ciò che fa e sapendo che, anche se da solo non può fare
grandi cose, se molti facessero come lui, il mondo avrebbe sicuramente un futuro più
longevo e più sereno. Si godrà la vecchiaia e i frutti del suo lavoro. Avrà più tempo da
dedicare a se stesso, riflettere, e più tempo per gli altri, in particolare i suoi cari.
Quando morirà, in casa, insieme alla sua famiglia, sarà sicuramente più sereno del ricco
manager. Senza rimpianti. Ha fatto ciò che doveva fare. Ora tocca agli altri. Sa di far
parte di un qualcosa che va oltre la sua esistenza e sa che altri continueranno quello che
lui ha iniziato, magari proprio i suoi figli. Non ci sarà più, ma finché la fiammella della
speranza sarà accesa, continuerà a vivere con noi..
E questo lo chiamate un fallito??
CONCLUSIONI
Cosa fare quindi in conclusione?

Penso che la decrescita debba diversificare il suo approccio a seconda del target che
vuole raggiungere. E’ necessario quindi cambiare strategia quando ci si rivolge al
LATO B e ai giovani più in generale. Inoltre, per far ciò, non si può prescindere dal
sistema scolastico, e penso che debba essere una priorità dei movimenti per la
decrescita la lotta contro questo processo di mercificazione della scuola che sta
avvenendo sotto i nostri occhi.

Direi quindi:

1)NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA (asilo-elementari-medie)


Non esasperare la competitività. Insegnare i valori e gli stili di vita della decrescita in
parallelo con la reintroduzione dell’ insegnamento di saperi manuali, pratici e concreti.

2) NELL’ UNIVERSITÀ
Introduzione del numero chiuso “senza test” e del numero chiuso “parziale” per ridare
ai giovani sicurezza e speranza nel loro futuro. Investire di più in formazione e ricerca.
Meritocrazia. Lotta al clientelismo e alla “precarietà a tempo indeterminato”.
Infine far capire la falsità dell’equazione:
buon lavoro = realizzazione completa/
lavoro mediocre = fallimento

3) MA SOPRATTUTT O NELLE SCUOLE SUPERIORI


-Insegnare la storia come strumento per comprendere il presente con senso critico.
Quindi fare dei programmi realistici che approfondiscano ampiamente gli ultimi 60
anni di storia.

-Insegnare il presente.
Insegnare quindi a leggere con senso critico il giornale e pretendere, almeno nell’ultimo
triennio, che gli alunni sia ben informati sia sulla situazione italiana, che su quella
estera. Quindi leggere i 3 grandi quotidiani(il corriere, la repubblica e la stampa) con un
inquadratura generale sull’impostazione dei giornali minori. Inoltre ottimo sarebbe
anche qualche quotidiano straniero, attraverso il quale si metterebbe alla prova la
conoscenza della lingua.
Fare delle ricerche, che poi potrebbero venire esposte e commentate tutti insieme.
Fare delle discussioni sui temi caldi del momento.

-Inoltre bisognerebbe fornire le basi per comprendere l’economia (e le sue folli


logiche), senza la qual conoscenza risulta impossibile avere un quadro realistico del
mondo che ci sta intorno.

-Fare diventare una vera materia l’educazione civica, con tanto di compiti in classe e
voti in pagella.
Fornire tutte le basi necessarie per comprendere il funzionamento corretto di uno stato
di diritto e di una democrazia, del proprio paese in particolare, ma anche degli altri stati
e degli organismi sovranazionali come l’UE, l’ONU, la NATO etc.
Quindi bisognerebbe studiare a grandi linee la costituzione e il diritto. E’ inammissibile
che viviamo secondo dei principi e delle leggi di cui non siamo a conoscenza!

-Far leggere dei libri che siano alla portata dei ragazzi e che possano rispecchiare le
loro problematiche.
Anche qui va sottolineato il fatto di non trascurare gli autori più recenti, che sovente
vengono abbandonati per mancanza di tempo.**5

-Ma soprattutto, con l’ausilio della filosofia, stimolarli a riflettere, magari poi
esponendo le loro riflessioni e confrontandole con quelle degli altri con dibattiti in
classe.
E’ qui che ci si gioca il lato b!
Come abbiamo detto finora, bisogna aiutare i giovani a compiere quel processo di
demistificazione del nichilismo inconscio, che potrà liberarli dal magma del vuoto e
dell’apatia in cui annaspano. Bisogna aiutarli a liberarsi dalla tirannia dei sensi e
incoraggiarli a volare oltre, per poter così trovare la loro identità e la loro strada.

Abbiamo il dovere di provarci. Il dovere di lottare contro l’impoverimento culturale che


sta avvenendo sotto i nostri occhi senza che neanche ce ne rendiamo conto. In questi
tempi la filosofia, l’educazione, l'istruzione e la cultura, sotto le ali della decrescita,
possono rappresentare l’unico baluardo alla folle diseducazione che il sistema propina
incessantemente.
Solo il lume di una ragione che guarda lontano può arrivare a smascherare quei
meccanismi che potrebbero portarci in un futuro, forse non troppo lontano, oltre la linea
del non ritorno.
Questo probabilmente potrà porre degli argini alla frenetica espansione della civiltà
occidentale. Mutandone le basi, le fondamenta.. in silenzio e lentamente.. un po’ come
nel “socialismo dal basso” che teorizzava Gramsci.
Nella speranza che si inneschi un circolo virtuoso che riesca a frenare la corsa
impazzita della nostra locomotiva e la riporti su dei binari che, anche se meno
remunerativi nell’ immediato, possano però assicurarle di arrivare incolume a
destinazione.

“Chi va piano va sano e va lontano” mi diceva sempre la mia bisnonna..

Aillon Jean-louis jean.84@libero.it

Questo mio piccolo saggio non pretende di essere esaustivo e non vuole neanche essere
un rigido programma, a cui si deve aderire o rifiutare in toto. Rappresenta invece una
proposta di riflessione, uno schizzo, un’ossatura. Uno spunto per ulteriori pensieri e
aggiunte che sarebbero molto gradite.
Penso infatti che gli aspetti più psicologici e filosofici della decrescita vadano
ulteriormente analizzati. Che io sappia nessuno ha mai teorizzato ampiamente una
filosofia della decrescita o una psicologia della decrescita.
Per quanto mi riguarda, visto che diventerò psichiatra e psicoterapeuta, mi piacerebbero
esplorare più a fondo il lato psicologico e dare il mio contributo alla nascita di una
PSICOLOGIA DELLA DECRESCITA. Come ho cercato di fare qui nell’analisi del
lato b, mi piacerebbe analizzare con precisione i conflitti/problemi che la società della
crescita causa all’individuo (soprattutto nel momento in cui viene slatentizzata una
patologia psichiatrica) e le sue reazioni. Studiare, a seconda della tipologia di persona,
quale sia la maniera migliore per far arrivare il messaggio della decrescita. Infine, una
volta che cognitivamente la persona ha capito qual è il problema, aiutarla a cambiare il
suo stile di vita (e il suo pensiero) con l’approccio migliore possibile, per arrivare infine
a risolvere i suoi problemi e darle la possibilità di vivere una vita la più serena
possibile.
L’obiettivo sarebbe di arrivare ad una sorta di TERAPIA COGNITIVO-
COMPORTAMENTALE DELLA DECRESCITA, “PSICO-FILOSOFICA”, quindi
non solo psicologica, ma con un approccio integrato che si avvale degli strumenti sia
della psicologia che della filosofia.
Se qualcuno è interessato sarei ben contento di conoscervi, parlarne e magari lavorarci
su assieme.. anche se, per quest’anno, penso di aver esaurito con questo scritto il
“tempo creativo” a mia disposizione ed è arrivato il tempo di ricominciare a fare un po’
“la macchina”..
Grazie, se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui. Vuol dire che vi siete un po’
ritrovati in quello che ho scritto e non sono così solo come a volte sembra di essere in
questo strano mondo .. Continuiamo a cercare di smuovere queste lancette dalla parte
giusta!.. Dai, ce la si può fare!!

**
in realtà è difficile “morire di fame” e quindi si sottintende perlopiù una morte per
qualche infezione contratta per malnutrizione e a causa delle pessime condizioni socio-
igienico-sanitarie.

**1Mi scuso anticipatamente se ho dimenticato qualcheduno o se le argomentazioni


che presenterò sono state già trattate altrove.

**1A
Altri purtroppo lo fanno invece più per necessità che per ingordigia, perché magari in
affitto, con un misero stipendio e con numerose bocche da sfamare.

**2
Molti psichiatri se vedono un ragazzo così, depresso, senza nessun evento di vita
recente che possa spiegare la situazione, dicono che si tratta di depressione endogena.
La causa è biologica. E’ colpa dei neurotrasmettitori nel suo cervello, della serotonina..
E giù di antidepressivi! Ma siamo proprio sicuri che non sia un male più profondo, un
male esistenziale?
D’altronde è scientificamente provato che non solo le medicine, ma anche le parole e
l’ambiente(sociale e biologico) possono modificare drasticamente l’assetto neuronale
del nostro cervello, fino ad arrivare alla modificazione dell’espressione genetica (vedi
studi di Erik Kandel), cioè accendere alcuni geni e spegnerne altri.. altro che
neurotrasmettitori!

**2B
Per spiegare meglio cosa intendo per piacere dei sensi e piacere “non dei sensi” prendo
ad esempio la differenza fra il sesso e l’amore, questo schema può poi essere traslato su
molti altri tipi di piacere.
Il sesso è un piacere dei sensi. Non necessita di alcun lavorio mentale per provocare
piacere. Basta farlo, cioè stimolare nella giusta maniera i nostri recettori.
L’informazione arriva al cervello e si prova immediatamente un gran piacere, che
culmina in quell’ estasi che è l’orgasmo. Dopo pochi minuti però svanisce e ci lascia
nella stessa situazione di prima, ma con una sensazione di vuoto, perché dal sublime ci
ritroviamo di colpo ricatapultati nella realtà, nella normalità. Vorremmo subito ritornare
lì, dove eravamo un attimo fa, recuperare quella sensazione. Possiamo farlo di nuovo,
ma non all’infinito e comunque una volta terminata la serie ci si ritrova sempre nella
stessa situazione o si incorre nel fenomeno della sensibilizzazione. Finita la
stimolazione, finito il piacere.. voglia di qualcosa di più che non si riuscirà mai a
ottenere; se tutto è andato bene serenità per qualche ora..
L’amore, invece è totalmente diverso. Non nasce per stimolazione di nessun recettore
particolare. Necessità sì, soprattutto all’inizio di qualche input sensoriale, però poi
deriva da un lavorio mentale(soprattutto inconscio all’inizio, più conscio col tempo,
laddove bisogna iniziare a costruire). Non viene da sé, bisogna essere pronti ad
accoglierlo. All’inizio è flebile e oscurato dalla passione, poi se le basi sono salde, se ci
si crede e se, con un pizzico di razionalità, non ci si sottostà alla tirannia dei sensi, non
può far altro che crescere (indipendentemente dalla stimolazioni). Diventa autonomo e
vive di vita propria e può così riempire tutti i vuoti della nostra vita. Ci accompagna
anche quando non si sta insieme, anche quando si è lontani per lunghi periodi. Può
raggiungere il suo culmine con l’atto dell’amore, però una volta terminato l’atto,
continua a animarci, continua a dare linfa alla nostra energia vitale. Ci sostiene. Ci
regala una serenità di base per tutta la giornata, i mesi e gli anni..
Ci da forza di affrontare cose altrimenti insormontabili..

I piaceri dei sensi (sesso,droga,cibo, etc..) derivano quindi da stimolazione diretta di


recettori connessi a aree cerebrali che evocano piacere, senza alcuno sforzo. Tutto ciò
che non deriva direttamente dalla stimolazione dei recettori sono “i piaceri non dei
sensi” . Derivano dall’investire energia emotiva in progetti, in qualcosa in cui si decide
di credere, che SI FATICA a costruire.. La loro gratificazione sta nel momento in cui
viene raggiunto l’obiettivo( ed è incomparabile al contraltare perché la fatica stessa ne
ha aumentato enormemente il valore), ma soprattutto nel percorso stesso, che ci investe
di senso e quindi ci infonde stabilità e serenità.

**2C
Senza teorizzare un complotto, penso che all’inizio il comportamento delle singole
multinazionali(e del commercio in generale) era orientato in questa direzione. Però esse
hanno solo gettato le basi; poi la macchina infernale è diventata autonoma è ha
sottoposto alla sua tirannia anche i suoi stessi creatori.

**2D
Due campi sono inoltre di più difficile interpretazione:
- l’ambito politico, in cui vi sono interessi contrapposti e quindi un’imparziale
educazione risulta impossibile.
- l’ambito della riflessione filosofica, dove inevitabile è lo scontro con la chiesa, la
quale ha interesse a fornire la sua“pappa pronta” disincentivando così una libera ricerca
delle proprie verità.

**3
Soprattutto quest’ ultima che attua una trasformazione delle scuole in fondazioni
soggette a una logica aziendale. La valutazione degli insegnanti e degli istituti verrà
attuata da un istituto terzo secondo la logica del profitto. Si compie quindi un ulteriore
passo nella logica della mercificazione della scuola.
“ Questo «Disegno Gelmini» è tutto incentrato sulla connessione: merito - mercato, che
organismi appositi valutano e giudicano sulla base di "risultati superiori a quelli
mediamente conseguiti".
Il che significa indurre aprioristicamente il sospetto maligno che ogni pubblico
dipendente non fa abbastanza. Come invece avrebbe fatto in un sistema competitivo e
concorrenziale. Un sistema di mercato dominato dall’efficienza produttiva.
Rapportato alla scuola, dove centrali sono docenti e studenti, significa equiparare il
delicatissimo processo dell’interrelazione insegnamento-apprendimento ad una catena
di montaggio.
Ignorare che conoscenze - competenze - capacità sono il risultato di una crescita
culturale, e non un mercato dove tutto si acquista e si consuma tramite mercanti-docenti
e studenti -clienti.”
Da rimarcare positivamente, invece, l’introduzione dell’educazione civica.
Da riportare inoltre che i 3 capisaldi del pensiero berlusconiano per quanto riguarda la
scuola, le 3 “i”: internet, impresa, inglese, non sembrano troppo orientate nell’ottica di
creare una massa critica, quanto buona forza lavoro.

**3B
Mentre rileggo per l’ultima volta questo scritto leggo sul giornale che negli USA il
numero di istituti superiori che insegna latino è in aumento.. Avranno visto che è più
produttivo, se non altro per la plasticità mentale che ne deriva.. Lo faranno per lo
studente o per il sistema?..mah..

**3C
Anche all’università la situazione che si profila con l’introduzione della legge 133
(finanziara, ma con firma del ministro Gemini) non è per niente rosea. 1,5 miliardi di
euro di tagli, blocco del turnover (1 su 5) e possibilità di trasformazione delle università
in fondazioni private, oltre a non risolvere minimamente i veri problemi del sistema
universitario, lo metteranno in ginocchio. Verrà depauperata ulteriormente la qualità dei
corsi. Bloccando le assunzioni si impedirà ancora maggiormente ai ragazzi di
conquistarsi un futuro, e lasciando le università in mano ai privati e alla logica del
profitto si correrà il rischio di un ulteriore mercificazione dell’insegnamento e del suo
asservimento alla tecnica, dal quale sarà estremamente difficile tornare indietro.

**4
Dico speranza in un futuro migliore, non certezza. Molti, quando sentono un giovane
parlare di decrescita, futuro migliore etc.. gli danno subito dell’illuso o
dell’utopista.”ah.. sei giovane! Vedrai che alla nostra età avrai cambiato idea..” Io
sinceramente non penso che le cose evolveranno nella maniera migliore, anzi sono
molto pessimista! Però c’è una piccola concreta possibilità che evolvano in meglio, ed è
lì che cerco di concentrare le mie energie, le mie speranze. Coloro che adulti, hanno
prostituito queste loro speranze nel peggior bieco egoismo, cercano di giustificarsi
dicendo che tanto tutto non può che andare così come va e non cambierà mai niente.
Molti, inoltre, per salvaguardare il loro sistema di “disvalori”, cercano in ogni modo di
distruggere la speranza ogni qual volta che la intravedono.
Non si rendono conto che il loro calcolo si basa su un assioma errato: bassa probabilità
non equivale a impossibilità! E’ colpa loro e della loro equazione sbagliata se oggi
nessuno spera più, e se le probabilità sono sempre minori.
Come diceva Gramsci: “pessimismo della ragione, ottimismo della volontà”

**5
Capisco come questo programma sia ambizioso, ma penso che sia possibile.
In alternativa sarebbe sensato comunque spostare l’ago della bilancia dei programmi
scolastici in avanti. E' pur vero che si correrebbe il rischio di trascurare un po’ il
passato, ma converrà con me che sia più utile per la società che si conosca cosa è
successo in Vietnam piuttosto che le guerre puniche.
Meglio sapere chi ci governa e qual è la situazione geopolitica mondiale rispetto a saper
parafrasare per filo e per segno tutta la divina commedia.
Per esempio, gli ultimi due anni delle scuole superiori, potrebbero essere dedicati al
novecento( sia per la storia,che per la letteratura, la filosofia etc..), il primo come
sguardo generale per dare un quadro complessivo e il secondo per andare a focalizzarsi
meglio su singoli autori/eventi.