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Lezione 13, L’età di Mozart e

Beethoven
Parte II: verso Haydn
Riepilogo della lezione precedente
• Abbiamo cominciato col parlare di un graduale cambiamento della
geografia musicale europea
• A livello di poetica generale, abbiamo evidenziato come, per contrasto con
la grandiosità e lo stile gearbeitet del barocco, nasca lo «stile galante»,
gaiezza, piacevolezza, spontaneità (in musica, nel far fiorire la musica di
abbellimenti), ma soprattutto il rivolgersi non alla ragione bensì al
sentimento
• I nuovi mezzi si affermeranno essere il pianoforte e l’orchestra
• La nuova forma è la forma-sonata. Abbiamo cominciato a vederne
l’evoluzione verso quella che sarà la sua nuova forma, attraverso l’opera di
sonatisti italiani: Galuppi, Paradisi, Serini, Rutini, aprendo poi a C.Ph.E.
Bach (Schwärmerei) e lo straordinario caso di Johann Schobert (toni di
Sturm und Drang nel suo re minore)

Storia della Musica II, prof. Alberto Nones, 2020-21, complete,


lezione 13
Dicevamo che dallo Sturm und Drang,
orecchiato in Schobert, saremmo ripartiti
• In musica questo stile, sviluppatosi tra 1770 e 1780, è più che altro una reazione
alla eccessiva gradevolezza e superficialità dello stile galante, sempre per quella
dinamica di azione-reazione di cui abbiamo parlato,
• Il nome deriva da un dramma di Friedrich Maximilian Klinger, del 1776, dallo
stesso nome. Anche Goethe, Herder, Lavater, Schiller, tra i più noti.
Un’innovazione capitale nel teatro si deve richiamare: Shakespeare spodesta
Aristotele come maestro di regole drammatiche, portando al centro la figura
dell’eroe e un libero, anche erratico sviluppo drammatico, più irregolare,
scomposto. Il romanzo epistolare di Goethe I dolori del giovane Werther, 1774, è
particolarmente importante per molti aspetti, tra cui demolire il bello arcadico
con le sue capanne e i suoi pastori, e svelando una natura selvaggia, in cui il
soggetto vuole annientarsi insieme ai suoi dolori: «Ahi stavo a braccia spalancate
davanti al baratro, e anelavo al basso, giù, giù! mi perdei nel pensiero delizioso di
precipitarvi i miei tormenti, i miei dolori! e via spumeggiando con le onde!»
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• Questa citazione rimarca, tuttavia, un certo ritardo tra musica e letteratura.
Dopotutto, ancora Verdi metterà in musica I masnadieri di Schiller, e per
trovare quel senso di annientamento dovremo aspettare Beethoven e gli
artisti pienamente romantici come Schumann e Chopin (ventennio 1820-
40)
• E va detto che quegli stessi letterati che ne furono protagonisti, quelli che
non fecero la fine di Werther, dopo il 1780 tornarono sui loro passi,
dirigendosi poi verso il classicismo
• Comunque l’aver riportato in qualche dramma e romanzo, in un Settecento
che era stato muto quanto ad eroismi, la figura dell’eroe, l’impegno nella
vita, la terribile serietà delle cose, avrà delle ripercussioni: la Rivoluzione
francese non tarda molto a venire!
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• A livello musicale questo ha delle ripercussioni, ancora non certo sconvolgenti, in
varie composizioni strumentali, in cui prendono spazio inusitato tonalità minori, e
una nuova drammaticità. Scegliamo qui di puntare il faro su zone un po’ meno
illuminate:
• - 1) Luigi Boccherini (1743-1805), ad esempio con la sua Quarta Sinfonia op. 12.
La vicenda del lucense Boccherini, testimonia anche della difficoltà ad operare in
Italia da parte di compositori dediti alla musica strumentale. Emigra prima a
Vienna, poi a Parigi, e infine a Madrid. Scrisse autentiche meraviglie per
Quartetto e Quintetto, e io vi invito ad ascoltare un Adagio dal Quartetto op. 6 n.
1, interpretato dallo storico Quartetto Italiano. Brano magnifico, che sa anche
però un po’ di seclusa penombra in chiostro ispanico, che era funzionata bene per
Scarlatti, ma ora è un po’ attardata. Come dire che il genio di Boccherini ancora
altro ancora avrebbe potuto esprimere, su queste basi:
• https://www.youtube.com/watch?v=pHPucgy4kPs

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• - 2) Muzio Clementi (Roma, 1752 – Evesham, 1832). Educato in ambiente musicale
pontificio, viene udito come clavicembalista quattordicenne dal ricco viaggiatore inglese
sir Beckford, il quale ottiene dal padre di portalo con sé in Inghilterra dove verrà educato
e mantenuto per sette anni. Inizia così la vita inglese di Clementi, che unirà la tradizione
italiana clavicembalistica con quanto avveniva in Inghilterra: diventa pianista, insegnante
(avrà tra gli allievi Cramer e Field), maestro al cembalo nel teatro a Haymarket. Nel 1780
intraprenderà una fortunata tournée europea che lo porterà anche a un famoso duello
musicale con Mozart a Vienna. Tornato in Inghilterra, si dedicherà alle Sinfonie, proprio
mentre Haydn scriverà le sue, ma si occuperà anche di editoria e aprirà una fabbrica di
pianoforti. Insomma una figura moderna, emancipata dall’aristocrazia e tutta rivolta al
nuovo mondo borghese
• Dobbiamo menzionare almeno i Gradus ad Parnassum e le Sonate per pianoforte, in cui
esplora e ricerca in maniera sorprendente
• https://www.youtube.com/watch?v=_qB9_o0t_tY op.12 n.1 (1784), Michelangeli live
1959
• https://www.youtube.com/watch?v=XJ7PllAgnZw, op.34 n.2 (1795), Horowitz 1954
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Mannheim e non solo Mannheim
• Mannheim costituisce una pagina importantissima per lo sviluppo del sinfonismo: tra il
1740 e il 1810 si conteranno qualcosa come diecimila sinfonie, un genere che acquisisce
il crisma di genere strumentale per eccellenza, e un genere di cui Mannheim, appunto,
rappresenta un centro di irradiazione. Al fulcro sta la forma-sonata
• Ma attenzione, la matrice era ancora una volta italiana. Era italiana nel termine, che
viene dalla sinfonia d’opera di Alessandro Scarlatti con i suoi movimenti Allegro-Andante-
Allegro. Ma ancora di più era italiana-milanese nella fonte di Giovanni Battista
Sammartini (1700 ca- 1775), uno dei pochi italiani che in quell’epoca non emigrò in altro
paese europeo: già nel 1738 Vivaldi dirige una Sinfonia di Sammartini ad Amsterdam, e
sue Sinfonie sono pubblicate a Parigi e a Londra fin dal 1742. Scrive una settantina di
Sinfonie, rimanendo ancorato al mondo del Settecento è vero, ma con un sinfonismo già
in evoluzione: gusto per lo spunto imprevisto da tenere in serbo per la coda, giochi
d’ombre ottenuti con la ripetizione attigua di uno stesso frammento in maggiore e in
minore. Gluck andrà a studiare da Sammartini a Milano tra il 1737 e il 1741; Mozart
padre e figlio vanno da lui nel 1770; Johann Christian Bach, scrivendo nel 1758 a Padre
Martini, parla di una «maniera lombarda di suonare in Sinfonia»; e Sammartini sarà visto
come «predecessore di Haydn» perfino da Josef Mysliveček, boemo

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• Dico perfino da un boemo, perché saranno dei boemi a costituire l’anima della
scuola tedesca di Mannheim, culla del sinfonismo moderno. Nel 1742, a
Mannheim, il principe elettore Karl Theodor vuole costituire la sua piccola
Versailles, e lo fa investendo sull’orchestra, con l’intento di creare la migliore
dell’epoca. I boemi erano musicisti straordinari, la guerra dei Sette anni li aveva
resi liberi/disoccupati, insomma c’era buona mano d’opera
• Direttore è Jan Vàclav Antonin Stamic (1717-1757), che sarà il primo a riuscire
anche a sganciarsi parzialmente dalla corte imponendosi a Parigi, dove le sue
Sinfonie hanno grande successo. Sono una settantina, forse meno raffinate di
quelle di Sammartini, ma più potentemente nuove (Leopold Mozart ne scriverà al
figlio nel 1778 descrivendola come «musica rumorosa»; ma era il futuro)
• Stamic stabilizza la struttura in 4 movimenti, con Minuetto al terzo posto, in zona
di distensione prima del finale infuocato. È la prima volta che qualcosa verrà
riconosciuto all’estero come tedesco, deutsch

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• - Rende l’insieme orchestrale moderno (uso dei fiati, effetto del crescendo,
ma sentiremo ancora, sotto, il grazioso arpeggiare del clavicembalo…)
• - Lascia indietro gli abbellimenti rococò a favore di una quadratura
dell’orchestra
• - Mostra il senso per la condotta tematica (gioco tonica/dominante), la
compattezza dell’insieme, e ancora di più, in proporzioni assai compatte, la
struttura generale che verrà istituzionalizzata da Haydn: primo movimento
in forma-sonata, secondo movimento lento, minuetto con trio, e infine
rondò o altra forma in tempo vivace (con l’ampliamento dell’allegro iniziale,
il minuetto è spodestato dal posto finale, la posta si è alzata!)
• Esempio, la Sinfonia in re maggiore, dalla Melodia Germanica: 1. Presto, 2.
Andante non adagio, 3. Menuetto, 4. Prestissimo
• https://www.youtube.com/watch?v=G88jvEdmE3A
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Concludiamo su su un altro compositore
disassato rispetto al futuro centro di Vienna
• Caso che dimostra come il gusto per la nuova sinfonia alla Mannheim si fosse diffuso anche in
Francia: Francois-Joseph Gossec. Tanto quanto Stamic ebbe una vita breve, però, Gossec (francese
di origine belga) ebbe una vita straordinariamente lunga (1734-1829) che lo portò anche a una
retromarcia finale: fu contemporaneo a un tempo di Rameau (di cui fu allievo), di Mozart (che
ammirò il suo grandioso Requiem) e di Beethoven (lo ritroveremo parlando della musica della
Rivoluzione francese), con una prima fase in cui segue Stamic nella struttura in 4 tempi
(ampliando la strumentazione ai doppi clarinetti nell’op. 5, con gruppi tematici della forma-sonata
più contrastati ancora di quelli di Stamic, e l’apparizione di fugati nell’op. 6), ma un’ultima fase più
restauratrice (torna ai 3 tempi, forse nostalgico del passato)
• Ascoltiamo il primo movimento di una sua Sinfonia (anche questo in re maggiore), assai
contrastato, e con l’Adagio di apertura. Su questo un appunto: era prassi già barocca, specie in
Francia, l’introduzione lenta al primo movimento, ma in epoca classicistica, ciò perde il carattere
di avvio cerimoniale, per simboleggiare il passaggio tutto illuministico dalle tenebre alla luce
• È da qui che muoveremo la prossima volta, per capire quali sono le dinamiche interne alla
composizione, e alla poetica, classicistica, che in un certo senso sintetizzano tutti gli input che
abbiamo visto dispiegarsi fino a qui nel secondo Settecento: una disciplina dei sentimenti

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https://www.youtube.com/watch?v=O-
MOusroYEY

Francisco de Goya, El
sueño de la razón produce
monstruos, 1799 «La fantasía abandonada de la
razón produce monstruos
imposibles: unida con ella es
madre de las artes y origen de las
maravillas»

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