Sei sulla pagina 1di 63

L’era Giolittiana:

Il 900’
- dopo la morte di Umberto I, divenne re all’età di 31 anni il figlio Vittorio Emanuele III;
- nel 1901 il nuovo re affidò l’incarico di formare il governo all’esponente più in vista della Sinistra, Giuseppe Zanardelli;
- nel 1903, in seguito al ritiro per malattia di Zanardelli, fu chiamato a capo del governo il ministro degli interni Giovanni
Giolitti, che mantenne la carica per quasi un decennio;
- Giolitti restò alla Presidenza del Consiglio dal 1903 al 1913;
- con una serie di riforme andò incontro ai bisogni più gravi del popolo;
- creò un Consiglio Superiore del Lavoro, con il quale affrontò problemi come quello dell'emigrazione e del Mezzogiorno;
- nel 1906 nacque dal movimento operaio la Confederazione Generale del Lavoro e da parte degli industriali nacque la
Confederazione dell’Industria;
- con Giolitti la situazione finanziaria migliorò, il bilancio fu mantenuto in pareggio e la lira italiana raggiunse maggiore
prestigio;
- nel 1913 fu allargato il suffragio, dal quale rimanevano ancora escluse le donne, ma venne esteso a tutti gli uomini;
- la sua politica contribuì al progresso dell'Italia e rappresentò un periodo memorabile per la storia del Paese dopo l’unità.
- Importante per la politica estera di Giolitti fu la conquista della Libia (1911-1912), che
era sotto il dominio della Turchia. La posizione geografica della Libia era importante
per l'Italia poiché era situata di fronte alla Sicilia;
- con la Pace di Losanna (1912) otteneva il predominio della Tripolitania e della
Cirenaica, ma si impegnava a lasciare il Dodecaneso.
Capitolo 5: La prima guerra mondiale
1. Lo scoppio della guerra e le sue cause

Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale furono diverse:


- il contrasto austro-russo per l'egemonia nei Balcani;
- la rivalità navale anglo-tedesca;
- il contrasto franco-tedesco dopo la vittoria prussiana del 1870
(Battaglia di Sedan);
- gli irredentismi (tra i quali quello italiano, che aspirava a Trento e a
Trieste).
- Il 28 giugno del 1914 Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria-Ungheria,
viene assassinato insieme a sua moglie a Sarajevo (Bosnia-Erzegovina), dove si trovava in visita
ufficiale. L’attentatore, Gavrilo Princip, è uno studente appartenente ad un gruppo irredentista
bosniaco. Per il governo austro-ungarico, la responsabilità è in gran parte della Serbia, un
giovane stato in rapida crescita, nonché un punto di riferimento per il nazionalismo slavo (e
dunque anti-austriaco) nei Balcani. Con l’appoggio tedesco, il 23 luglio l’Austria impone un
provocatorio ultimatum alla Serbia, chiedendo che l’inchiesta sull’attentato sia condotta da
rappresentanti austriaci. In nome della propria sovranità nazionale, la Serbia rifiuta.
- Il dado è ormai tratto: il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. È l'inizio
della Prima Guerra Mondiale.
La vita in trincea
La trincea, un fossato scavato nel terreno al fine di offrire riparo al fuoco nemico, è un antichissimo sistema
difensivo utilizzato nelle guerre di posizione. Durante la prima guerra mondiale raggiunse il massimo utilizzo. In
questo conflitto i militari furono costretti a viverci per quattro lunghissimi anni, in pessime condizioni:
- di sporcizia, infatti la mancanza di igiene trasformò ben presto le trincee in un rifugio per topi che prolificarono
a dismisura;
- soggetti a intemperie climatiche, in quanto d’estate il caldo, d’inverno la neve, il gelo, la pioggia divenivano
insopportabili;
- per lo stato di tensione continua che logorava i nervi.
Ciò che rendeva le sofferenze inaccettabili; inoltre, era la onnipresente presenza della morte incombente: un
soldato dopo colazione non sapeva se sarebbe arrivato a cena. Aveva davanti a sé uno spettacolo agghiacciante,
quella dei cadaveri che rimanevano tra le opposte trincee, nella zona chiamata terra di nessuno, per giorni,
talvolta per sempre.
2. Anche l’Italia entra in guerra
- Alla vigilia della guerra l’Italia era legata alla Germania e all’Austria-Ungheria dal trattato
della Triplice Alleanza, siglato trent’anni prima (1882) e poi più volte rinnovato nei decenni
seguenti;
- quando iniziarono le ostilità, l’Italia proclamò dapprima la propria neutralità (1-2 agosto
1914), per poi avvicinarsi poco per volta alle potenze della Triplice Intesa: Gran Bretagna,
Francia e Russia;
- con esse che il governo italiano firmò il 26 aprile 1915 il patto di Londra, rimasto segreto
fino al 1917, con il quale si impegnava ad intervenire al loro fianco;
- a partire dal 24 maggio 1915 ebbero inizio le prime (fallimentari) offensive del generale
Cadorna sull’Isonzo contro l’Austria-Ungheria.
3. Verso il crollo degli imperi centrali
- La guerra era diventata un evento di massa che coinvolse anche la popolazione civile;
- per sostenere lo sforzo bellico i governi instaurarono economie di guerra;
- prolungare il conflitto significava continuare ad armare e alimentare gli eserciti, ma anche ridurre in miseria e affamare gran parte
della popolazione civile;
- alla fine del 1916, quando la guerra infuriava ormai da tre anni sull’Europa, esplose il malcontento delle masse popolari. In tutti gli
eserciti si moltiplicarono i casi di diserzione di ammutinamento, benché i colpevoli venissero condannati per fucilazione;
- la Germania scatenò una guerra sottomarina indiscriminata: l’arma usata per attuare questo piano fu il sommergibile;
- l’offensiva tedesca spinse il presidente degli Stati Uniti a decidere l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa;
- il primo paese a pagare le conseguenze dello sforzo bellico fu la Russia, il più arretrato degli stati europei sia dal punto di vista
economico che sociale;
- una rivoluzione nel 1917 abbatté la monarchia degli zar;
- sul fronte italiano la disfatta di Caporetto (1917) fece temere il peggio: il generale Cadorna fu destituito;
- al suo posto fu nominato il generale Armando Diaz e si formò il governo di unità nazionale: non solo gli Italiani riuscirono a
resistere sulla linea arretrata del Piave, ma gli Austriaci furono sconfitti a Vittorio Veneto nel 1918;
- il 3 novembre 1918 fu firmato l'armistizio tra Austria e Italia: Carlo d’Asburgo fu costretto ad abdicare e un’assemblea nazionale
proclamò la nascita della repubblica austriaca;
- il 9 novembre fu proclamata la repubblica tedesca.
Capitolo 6: La rivoluzione russa e lo stalinismo
1. Russia 1917: l’anno delle due rivoluzioni

Fra tutti gli sconvolgimenti politici e sociali provocati dalla Grande Guerra, la Rivoluzione
Russa fu il più violento, il più traumatico e anche il più imprevisto.
- il 1917, con le due rivoluzioni (di febbraio la prima, di ottobre la seconda), provocò la caduta dello
zarismo e la presa di potere da parte dei bolscevichi (frazione di maggioranza del partito
socialdemocratico russo);
- da quel momento in poi la Russia, il più arretrato tra i grandi paesi d’Europa, divenne
il primo Stato socialista della storia;
- il socialismo è un complesso di ideologie, movimenti, dottrine, orientamenti politici di sinistra che
tendono a una trasformazione della società in direzione dell'uguaglianza o comunque
della proporzionalità di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico.
2. L’organizzazione dello Stato sovietico
La situazione della Russia pre-rivoluzionaria:
- la Russia era uno stato decisamente arretrato: viveva soprattutto di agricoltura condotta con metodi antiquati (c’era ancora una specie di servitù
della gleba), povertà diffusa, largo analfabetismo, potere assoluto in mano allo Zar, poche riforme;
- tutto questo determina l’inizio delle proteste;
La Rivoluzione di febbraio:
- i terribili disagi provocati dalla prima guerra mondiale, cui la Russia giunse largamente impreparata, uniti all'inefficienza del governo zarista di
Nicola II Romanov (con la famiglia imperiale soggiogata dall'ambigua figura di Rasputin) finirono con l'esasperare la maggioranza della
popolazione;
- nel marzo del 1917, nella capitale Pietrogrado (ora San Pietroburgo) una dimostrazione di protesta contro la carenza di pane degenerò in
insurrezione armata;
- il Consiglio dei ministri decise di passare il potere a un nuovo gabinetto costituito da personalità provenienti dalla Duma (Parlamento russo);
- L’esercito riportò la calma, mentre lo zar Nicola II, totalmente isolato, abdicò e si formò il primo governo provvisorio a direzione moderata,
sotto la guida di Lvov, che poi affidò il compito a Kerenskij;
- il governo provvisorio approvò immediatamente una serie di misure liberali, tra cui l'eliminazione della polizia e della gendarmeria imperiali
(sostituite da una guardia nazionale del popolo) e l'introduzione delle libertà di riunione e di espressione, delle quali approfittarono
immediatamente i socialisti russi per esprimere la propria opposizione alla guerra in atto e diffondere l'appello per una "pace democratica senza
riparazioni o annessioni".
La Rivoluzione d’ottobre:
- il governo, guidato da Kerenskij, si decise a stabilire la data (il 28 novembre) e le regole secondo cui si sarebbero
tenute le elezioni per l'Assemblea Costituente, chiamata a concentrare nelle sue mani tutto il potere legislativo, a
risolvere definitivamente il problema della pace, a definire la forma dell'assetto statale della Russia ecc…;
- i bolscevichi (la parte più estremista, guidata da Lenin, che non voleva un governo moderato, ma una dittatura del
proletariato), decisero invece che l'autunno sarebbe stato il limite massimo per tentare il colpo di mano;
- questa forza venne notevolmente sottovalutata dal governo provvisorio: fra la metà di settembre e la metà di
ottobre del 1917, Lenin riuscì a convincere anche le parti meno convinte del proprio partito della necessità di
tentare la presa del potere prima delle elezioni per la Costituente;
- il 24 ottobre i bolscevichi cominciarono ad occupare i punti nevralgici della capitale, senza incontrare quasi
resistenza (la maggior parte dell’esercito, contrariamente a quanto accaduto a febbraio, si schierarono con i
manifestanti). Il passaggio della città nelle mani degli insorti fu quindi abbastanza pacifico, ed avvenne senza che
la cittadinanza (e nemmeno il governo) se ne rendessero conto.
- La sera del 25 ottobre Lenin poté annunciare la presa del potere al Secondo Congresso dei Soviet (organismi di
rappresentanza degli operai e dei contadini);
- in questa sede vennero quindi approvati i primi provvedimenti: trasferimento del potere ai soviet, provvedimenti
sulla pace con la Germania, distribuzione della terra ai contadini.
Il governo di Lenin:
- al vecchio sistema giudiziario si sostituivano i tribunali del popolo (inizialmente di tipo elettivo);
- la polizia veniva sostituita da una milizia composta prevalentemente di operai;
- veniva realizzata la completa separazione tra stato e chiesa;
- veniva introdotto il matrimonio civile, con uguali diritti per entrambi i coniugi, e il divorzio;
- la donna otteneva la totale parità di diritti rispetto all’uomo;
- si introduceva la giornata lavorativa di otto ore;
- sul fronte dell'economia venivano nazionalizzate tutte le banche private;
- il commercio estero diventò monopolio dello stato;
- flotta mercantile e ferrovie diventavano statali, mentre le fabbriche venivano affidate direttamente agli operai;
Ci furono molte proteste e addirittura un tentativo di CONTRORIVOLUZIONE, cioè di tornare al regime zarista.
Lenin adottò il COMUNISMO DI GUERRA:
- aumentò la produzione per rispondere in modo più adeguato al fabbisogno della popolazione;
- provvide all’approvvigionamento delle città attraverso una ristrutturazione del sistema di distribuzione dei prodotti;
La politica del comunismo di guerra venne attuata attraverso una serie di azioni:
- le requisizioni forzate = attraverso questa pratica era fatto obbligo ai contadini di raccogliere e ammassare tutte le
eccedenze che i contadini più facoltosi avevano accumulato;
- la nazionalizzazione delle industrie = con questo provvedimento del giugno 1918 lo stato cercò di controllare e
organizzare in maniera diretta la produzione industriale;
- per incentivare la produzione venne introdotto il cottimo.
Venne favorita la creazione di due tipologie nuove di aziende agricole:
1) I Kolchoz: aziende collettive = la terra e gli strumenti per coltivare gli appezzamenti dei terreni erano di proprietà
del Kolchoz stesso. 2) I Sovchoz: aziende agricole dello stato.
- ci fu la coscrizione obbligatoria del lavoro: dal 1920 venne introdotto l’obbligo del lavoro, divenuto così forzato.
Nel corso del 1921 le strategie economiche messe in atto fino ad allora furono messe profondamente in discussione.
- Lenin decise allora di varare la Nep, la nuova politica economica;
- il comunismo di guerra non era riuscito a far uscire la popolazione dallo stato di estrema indigenza.
Tra le misure adottate possono essere annoverate:
- la fine delle requisizioni forzate;
- i contadini dovevano consegnare allo stato una quota dei prodotti, ma potevano vendere le eccedenze e gestire in modo più
autonomo le loro aziende;
- il commercio venne liberalizzato;
- l’industria leggera volta alla produzione dei beni di consumo venne fortemente sostenuta;
- lo Stato mantenne il diretto controllo e la gestione solo delle maggiori industrie e delle banche;
La Nep ebbe numerose conseguenze:
- si ebbe una ripresa dell’economia, ma le condizioni di vita della maggior parte della popolazione non migliorano in modo
particolarmente evidente;
- in campagna si affermarono i kulaki, i contadini benestanti che detenevano il maggiore controllo sulle proprietà agricole;
- con gli investimenti massicci nell’industria pesante a detrimento del mondo agricolo, si profilarono nuove tensioni tra regime e
mondo delle campagne.
Alla Nep, abbandonata nel 1928, seguì l’avvio di una economia strutturata sui piani quinquennali.
3. La lotta per il potere e la dittatura di Stalin
Lo Stalinismo
- Lenin muore nel 1924 e il suo posto viene preso da Stalin;
Tra i punti del suo programma:
a) eliminazione della NEP;
b) piani quinquennali (cioè di cinque anni) per lo sviluppo dell’industria russa;
c) impulso all’industria pesante (per esempio a quella dell’acciaio);
d) lotta a tutti gli oppositori, che spesso venivano inviati nei gulag (campi di lavoro) o addirittura uccisi (sono le
famose PURGHE staliniane);
e) politica estera espansionista: Stalin voleva conquistare i paesi vicini e creare l’Unione Sovietica (anche per
questo stringerà con Hitler il patto Molotov – Ribbentrop).
Stalin dominò la scena politica russa per oltre un ventennio ed è passato alla storia come il creatore di un regime
totalitario (cioè che controllava tutti gli aspetti, politico, economico, giudiziario, sociale del Paese), al pari del
Fascismo e del Nazismo, sebbene con un’ideologia opposta.
Capitolo 7: Una pace fragile e un tormentato dopoguerra
1. I trattati di pace e il nuovo quadro politico europeo
- Il trattato di Versailles venne firmato il 28 giugno 1919 nella sala degli specchi della reggia di Versailles, vicino Parigi;
- non fu l’unico trattato firmato alla fine della guerra, ma viene riconosciuto come il principale perché riguardante la Germania, ritenuta la principale
colpevole del conflitto;
- tra gli altri quattro, quelli di Saint-Germain e del Trianon determinarono, rispettivamente, le condizioni di esistenza futura per la Repubblica austriaca
e l’Ungheria a seguito del crollo dell’impero austro-ungarico;
- il trattato di Sèvres si occupava più direttamente della situazione dell’impero ottomano.
Le negoziazioni furono lunghe e difficili e mostrarono chiaramente le ostilità ancora ben presenti tra i protagonisti:
- gli storici individuano proprio in quel clima di avversità e nelle decisioni prese in quell’occasione le ragioni più profonde che avrebbero poi condotto
alla Seconda Guerra Mondiale;
- alla Germania veniva attribuita la piena colpevolezza di quanto accaduto negli ultimi anni e per questo le venivano imposte pene tanto pesanti;
- alla Francia veniva restituita la contesa Alsazia-Lorena, ma per Clemenceau non era sufficiente, poiché avrebbe voluto impossessarsi dei territori
della regione Saar;
- a questa pretesa si oppose con fermezza il presidente Wilson, quando il 7 aprile minacciò di lasciare la Conferenza,
- a est, invece, alcune regioni vennero restituite alla Polonia: l’alta Slesia, la Posnania e una striscia della Pomerania che permetteva alla Polonia uno
sbocco sul mare nel porto di Danzica.
La Germania aveva nel tempo conquistato un ampio numero di colonie in Africa e in Asia.
- si decise che sarebbero state affidate alle potenze vincitrici;
- alla Francia furono affidate Siria e Libano;
- alla Gran Bretagna l’attuale Iraq e i territori palestinesi della Transgiordania;
- sul versante economico le pene erano ancora più pesanti: la nuova Repubblica di Weimar avrebbe
dovuto ripagare ingenti riparazioni di guerra pari a 132 miliardi di marchi in oro;
- in questo modo si impediva alla Germania di rimettersi in breve tempo dal punto di vista
economico;
- si voleva, inoltre, annientare ogni progetto di militarizzazione del Paese colpevole, imponendole di
abolire il servizio di leva, rinunciare alla marina di guerra, cedere la flotta all’Inghilterra e lasciare
solamente 100.000 uomini nel proprio esercito;
Capitolo 8: Il Fascismo in Italia
1. Il dopoguerra in Italia
In Italia dopo la prima guerra mondiale vi furono molte difficoltà economiche che generarono un profondo
malessere sociale.
- la spesa pubblica era crollata e le industrie del Nord furono costrette a una riconversione produttiva, cioè al
passaggio da un economia di guerra a una di pace;
- lo sforzo di riconversione era aggravato dai problemi finanziari che affliggevano le banche italiane: queste
durante il conflitto avevano effettuato prestiti a medio/lungo termine e di conseguenza faticavano a recuperarli;
- c’era una pesante inflazione;
- la produzione agricola era crollata a causa dell’abbandono delle campagne da parte degli uomini che
combattevano al fronte;
- la smobilitazione di 6000000 di uomini chiamati alle armi all’inizio del conflitto aveva portato al loro completo
abbandono (si trovavano in ruoli inferiori o addirittura senza occupazione);
2. Il Fascismo prende il potere
Va inserita nel teso clima del dopoguerra la rapida ascesa del fascismo.
- il fascismo nasce come movimento nel marzo del 1919 con i Fasci di combattimento, fondati
da Mussolini in piazza San Sepolcro a Milano;
- Mussolini era stato espulso dal partito socialista nel 1914 per la sua posizione interventista;
- si era poi avvicinato al nazionalismo.
- i Fasci nacquero come “antipartito”, con un programma sostanzialmente di sinistra,
repubblicano, anticlericale, apparentemente ultrademocratico:
- diritto di voto alle donne;
- abolizione elezione regia del senato;
- giornata lavorativa di 8 ore;
La prima azione pubblica dei Fasci fu l’incendio della sede milanese dell’ “Avanti!”, nell’aprile
del 1919.
- Nel 1920 i fascisti decisero di abbandonare il “sinistrismo” iniziale, convertendosi a destra e ponendosi a
favore dei grandi imprenditori: fu così che ottennero notevole appoggio dalla borghesia.
- nell’autunno del 1920 cominciarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste contro esponenti e sedi
del movimento socialista, con l’uso sistematico della violenza;
- questo passaggio decisivo non avvenne nelle città, ma nelle campagne: furono i proprietari terrieri, gli
agrari (con il Partito degli agrari), a utilizzare “le camicie nere” ( squadre d’azione fasciste) per stroncare
il movimento contadino “rosso” finanziandole, appoggiandole politicamente e dirigendone di persona le
azioni;
- i rappresentanti delle squadre d’azione fasciste prendevano gli esponenti oppositori, li portavano nelle
campagne bendati e gli facevano bere anche un litro di olio di Ricino: non era solo una violenza fisica, ma
soprattutto psicologica;
- tali violenze avevano soprattutto un forte contenuto simbolico: miravano a intimidire e svergognare
l’avversario politico;
- allo stesso tempo tale violenza mirava ad attrarre, a fare nuovi proseliti.
Il 24 ottobre 1922 Mussolini radunò a Napoli migliaia di camice nere, formò un esercito e decise di prendere il potere marciando su
Roma (28 ottobre 1922).
- con la Marcia su Roma re Vittorio Emanuele III diede l’incarico a Mussolini di formare un nuovo governo (30 ottobre 1922);
- nei primi due anni di governo (1922-1924) Mussolini rispettò le leggi e questa fase viene chiamata legalitaria;
- le squadre fasciste continuavano nella loro lotta contro i socialisti: nel 1923 furono istituzionalizzate attraverso la creazione
della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), una forza armata alle dipendenze del Duce;
- le elezioni del 6 aprile 1924 si svolsero in un clima di tensioni, violenze e irregolarità: un candidato venne addirittura ucciso e a molti
antifascisti fu impedito di votare;
- il 30 maggio del 1924 le violenze e le gravissime irregolarità avvenute durante le elezioni vennero denunciate dal socialista Giacomo
Matteotti con un coraggioso e duro discorso alla Camera: Matteotti, dieci giorni dopo, venne rapito e assassinato dagli squadristi. Il suo
corpo fu ritrovato in un bosco nei pressi di Roma il 6 agosto del 1924;
- la responsabilità di Mussolini e dei suoi collaboratori fu subito chiara e i rappresentati dei partiti antifascisti per protesta
abbandonarono l’aula del parlamento, riunendosi nell’Aventino;
- i deputati dell'Aventino speravano di convincere il re Vittorio Emanuele III ad intervenire contro Mussolini per ristabilire la legalità,
ma il re non fece nulla;
- Mussolini in un famoso discorso alla Camera dei Deputati, il 3 gennaio 1925, assunse l'intera responsabilità politica e morale di
quanto era accaduto.
A partire da questo momento il fascismo si trasformò definitivamente in una
dittatura, questo perché Mussolini aveva pieni poteri sullo Stato.
- nel 1926 vennero sciolti tutti i partiti dell’opposizione e furono chiusi tutti i
giornali antifascisti;
- la trasformazione dello Stato liberale in Stato totalitario fu completata con una
nuova legge elettorale (1928): venne presentata una lista unica di candidati, per cui i
cittadini non potevano più scegliere i loro rappresentanti, potevano solo approvare o
meno la lista proposta;
- le libere elezioni erano così sostituite dai plebisciti;
- nacque una polizia segreta, l'OVRA (Opera Volontaria di Repressione Antifascista).
L'impresa più notevole fu quella di risolvere la
Questione Romana, che da oltre mezzo secolo
affliggeva la vita religiosa dello Stato.
- nel 1929 furono stretti i Patti Lateranensi, con cui
l'Italia riconosceva la sovranità del Pontefice sullo
Stato della Città del Vaticano, e la Chiesa, a sua volta,
riconosceva il Regno d'Italia con capitale Roma.
4. L’espansione coloniale e l’impero fascista
La politica estera di Mussolini fu nazionalista e colonialista:
- nazionalista perché fu aggressiva nei confronti delle altre potenze europee (il fascismo voleva imporre la supremazia sulle altre
nazioni);
- colonialista perché impegnò il paese nella conquista di nuove colonie;
- per Mussolini l'espansione coloniale avrebbe dato prestigio all'Italia e avrebbe risolto il grave problema della disoccupazione,
offrendo agli italiani nuove terre da lavorare;
- il primo obiettivo del progetto fascista fu l’Etiopia (la Germania non aveva disapprovato la conquista e, anzi, aveva appoggiato
l'Italia con rifornimenti di armi e di materie prime);
Mussolini sì avvicinò alla Germania di Hitler:
- nell’ottobre 1936 si giunse alla firma di un patto amicizia: l'Asse Roma-Berlino;
- l’alleanza fu rafforzata nel 1937, quando anche l'Italia aderì ad un patto tedesco-giapponese contro il comunismo
internazionale: il Patto Anticomintern;
- la conseguenza più grave dell'alleanza tra Mussolini e Hitler fu l'introduzione in Italia delle leggi razziali contro gli ebrei nel
1938: queste leggi suscitarono molte perplessità nell'opinione pubblica, la dura condanna della Chiesa cattolica e prepararono la
crisi del regime;
- 1939, Patto d’Acciaio: con esso le due nazioni si impegnavano reciprocamente nel caso di una guerra.
Capitolo 9: Un nuovo regime totalitario - il Nazismo
1. La debole repubblica di Weimar e l’ascesa di Hitler

La vera ascesa al potere da parte di Hitler avviene 11 anni dopo quella di Mussolini (nel 1922 Mussolini, nel 1933
Hitler).
- la crisi economica del 1929 ha senz'altro dato un forte impulso alle vicende che hanno portato Hitler al potere;
- all’inizio degli anni 20 la Germania inizia lentamente a riprendersi economicamente dopo la sconfitta
della Prima Guerra Mondiale, ma questa seconda crisi sposta l’opinione pubblica verso l’estrema destra
(NSDAP);
- Già alle elezioni del 1930 l’NSDAP diventa il secondo partito della Germania;
- alle elezioni il partito nazionalsocialista risulta il primo partito: Hitler sale al potere a capo di un governo di
coalizione conservatore e in poco tempo distrugge la democrazia dando vita a uno stato totalitario;
- questo spostamento verso destra è dovuto anche al cosiddetto revanscismo tedesco nato sia per la bruciante
sconfitta in guerra, sia per le tasse sempre più gravose che devono pagare alla Francia.
La Repubblica di Weimar è il regime politico instaurato in Germania nel
1919 dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.
- prende il nome dalla città di Weimar in cui, dopo la sconfitta dello stato
tedesco durante il primo confitto mondiale, si tenne un’assemblea
nazionale per creare una nuova Costituzione;
- la Weimarer Republik fu il primo tentativo di instaurare un regime
democratico in Germania;
- la Costituzione prevedeva il suffragio universale sia maschile che
femminile, l’elezione diretta del Presidente e ribadiva la responsabilità del
governo di fronte al Parlamento.
2. Lo Stato totalitario - il Terzo Reich
Nel gennaio del 1933 Hindenburg, presidente della Repubblica, dà a Hitler l’incarico di formare un nuovo governo.
- Hitler viene nominato cancelliere, assume la guida del governo e ha la maggioranza assoluta in parlamento, dal
quale ottiene pieni poteri;
Le prime azioni sono:
- mettere fuori legge il partito comunista;
- abolire ogni libertà e garanzia costituzionale e ogni dissenso;
- chiudere i giornali di opposizione e le sedi sindacali;
- reintrodurre la pena di morte per crimini contro lo Stato;
- sciogliere tutti gli altri partiti tranne quello nazionalsocialista.
Nel febbraio del 1933 ci fu l’incendio del Reichstag, il parlamento tedesco: la colpa fu data ai comunisti (si diede il
via alle persecuzioni politiche).
- il parlamento lo votò dandogli pieni poteri: era già iniziata la dittatura.
Capitolo 10: seconda guerra mondiale - una guerra totale
1. L’illusione di una guerra lampo
- Il 1 settembre del 1939 Hitler invase con il suo esercito la Polonia,
scatenando la seconda guerra mondiale;
- il 3 settembre 1939 Inghilterra e Francia, definite come “alleate”,
dichiararono guerra alla Germania;
- l’esercito nazista travolse la resistenza polacca senza difficoltà ed
entrò a Varsavia;
- i Russi di Stalin, in base al patto Molotov, invadevano la Finlandia il
30 settembre.
2. L’oppressione nazista sull’Europa occupata

- Nel giugno del 1940 Hitler, aggirando le truppe franco-inglesi, entrò con
il suo esercito a Parigi: la Francia era sconfitta;
- il Führer governava il nord della Francia, il resto apparteneva al Primo
Ministro francese Philippe Pètain;
- nell’estate del 1940 ci fu una battaglia aerea contro gli inglesi, nella
quale i tedeschi furono sconfitti.
3. L’Italia divisa in due
Nel 1939 l’Italia non entrò in guerra vista l’impreparazione
militare.
- l’anno successivo, alla vista del crollo della Francia, Benito
Mussolini il 10 giugno 1940, davanti ad una folla entusiasta
radunata a piazza Venezia (Roma), dichiara l’entrata in guerra
da parte dell’Italia.
3.1 1941: un anno cruciale
Il 1941 fu un anno cruciale perché avvenne:
• l’invasione italo-tedesca in Iugoslavia e Grecia
• l’aggressione tedesca in URSS, che determinò la sua entrata in guerra.
• lo scontro tra Inglesi e Tedeschi/Italiani in Africa.
• l’entrata in guerra da parte degli Stati Uniti.
• l’inizio della distruzione di massa del popolo ebreo nei lager.
Gli schieramenti vedevano sostanzialmente:
1) Tedeschi-giapponesi-italiani, potenze dell’Asse;
2) Francesi-inglesi-americani, potenze degli alleati.
L’Olocausto: “soluzione finale” del “problema ebraico.”
I nazisti a partire dal 1941 volevano portare a termine il loro progetto di distruzione
della popolazione ebraica.
- credendo che gli ebrei fossero la potenza più forte al mondo, diedero inizio al loro
rastrellamento;
- più di 6 milioni di ebrei furono deportati nei lager, dove venivano privati della loro
identità, morivano di fame, dormivano su dei tavolacci senza materassi e cuscini e
venivano costretti a svolgere lavori pesantissimi;
- lo sterminio fu cruento: alcuni ebrei venivano portati a fare una “doccia”: dalle docce
dei lager, però, non usciva acqua, ma un gas letale che sterminava tutti all’istante.
4. Liberazione e fine della guerra
Il 1943 fu l’anno della svolta: sul fronte Russo le truppe italo-tedesche si ritirarono, mentre sul fronte africano
furono sconfitte.
- i Russi diedero inizio all’avanzata verso la Germania da est.
- il 6 giugno 1944 il generale Eisenhower ordinò l’inizio dell’operazione dello sbarco in Normandia per poter
occupare la Germania: in pochi mesi fu costretta dalle truppe americane ad abbandonare la Francia;
- nel marzo 1945 le forze americane liberano il Belgio e l’Olanda e invasero la parte occidentale della Germania;
- nel maggio 1945 Hitler si suicidò nel bunker dove si era nascosto, assieme alla compagna Eva Braun;
- la Germania, ormai distrutta, firmò la “resa senza condizioni”,
- il 25 Aprile 1945 gli alleati liberarono l’Italia: la guerra in Europa è terminata.
- pochi mesi dopo il presidente degli Stati Uniti, Truman, ordinò di sganciare le prime bombe atomiche su
Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945), perché il Giappone non voleva arrendersi: solo allora il presidente Hirohito
dichiarò la resa;
- la Seconda Guerra Mondiale finì il 2 Settembre 1945.
Capitolo 11: una nuova spartizione del mondo
1. Il mondo esce dalla guerra
L’Europa uscì dal conflitto completamente distrutta.
- emergevano due nuove potenze mondiali: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica;
- sebbene fossero state alleate nel corso della guerra, le due potenze manifestarono negli anni
successivi politiche ed ideologie assolutamente inconciliabili;
- comunista l’Urss, intenzionata ad affermare il controllo sull’Europa;
- liberisti e democratici gli Usa, sostenitori di una politica basata su libere elezioni;
- l’Urss cominciò ad istaurare regimi comunisti negli Stati dell’Europa dell’Est (Polonia,
Ungheria, Bulgaria, ecc.), che divennero ‘stati satelliti’ (cioè suoi sudditi);
- la Germania venne divisa in due parti: la Repubblica democratica tedesca, sotto il controllo
sovietico, la Repubblica federale tedesca, sotto il controllo statunitense.
Ben presto gli Usa, guidati dal Presidente Truman, misero in atto una politica di
‘contenimento del comunismo’, che Stalin stava cercando di imporre in Europa.
- fu varato il PIANO MARSHALL, un gigantesco piano di aiuti economici ai Paesi
dell’Europa che erano stati devastati dalla guerra: chi accettava gli aiuti dichiarava
implicitamente di stare dalla parte degli Usa;
- gli aiuti vennero offerti anche agli Stati satelliti dell’Urss, la quale impose assolutamente di
non accettarli;
Il mondo risultava pertanto diviso in due blocchi:
- BLOCCO OCCIDENTALE, sotto l’influenza degli Usa, di cui facevano parte Italia,
Inghilterra, Francia, Germania Occidentale;
- BLOCCO ORIENTALE, sotto l’Influenza dell’Urss, di cui facevano parte gli Stati
dell’Europa dell’Est.
2. Fra i blocchi contrapposti inizia la “guerra fredda”
Inizia così il periodo della Guerra Fredda, così detta poiché la tensione tra i due
Stati rivali non sfociò mai in una guerra vera e propria, cioè in un conflitto armato.
- la rivalità si basò sul principio del terrore: ognuna delle due potenze sapeva che
l’altra era potenzialmente pericolosissima, poiché possedevano la BOMBA
ATOMICA;
- entrambe cominciarono una incredibile corsa agli armamenti per spaventarsi a
vicenda;
La Guerra Fredda va dal 1949, anno del Patto Atlantico, al 1989, anno
dell’abbattimento del Muro di Berlino.
3. I “trenta gloriosi”
Dal 1945 al 1973 l'economia europea crebbe al ritmo annuo del 4.5% in media.
- per sottolineare l'eccezionalità del periodo vennero coniate espressioni quali l'età dell'oro, "les trente glorieuses" o il miracolo economico;
La continua crescita economica dipese dal cosiddetto modello fordista, impostosi fin dall'inizio del secolo negli Stati Uniti:
- esso si basava su un'organizzazione scientifica del lavoro, messa a punto dall'ingegnere F. Taylor;
- gli sprechi di tempo e di energia venivano annullati limitando i movimenti degli operai al minimo indispensabile: si diffuse la catena di montaggio;
Il nuovo sistema favorì:
- un forte aumento della produttività;
- abbassò notevolmente i costi;
- segnò l'inizio della produzione di massa;
- permise di distribuire salari più alti con una consistente ripresa della domanda.
Il benessere generale aumentò, nuove tecniche di informazione (la pubblicità) cominciarono ad indirizzare i bisogni, la struttura sociale mutò radicalmente.
La nascita della società di massa si realizzò anche attraverso:
- la rapida ricostruzione dell'Europa grazie agli aiuti americani (piano Mashall);
- nuovi accordi sul commercio mondiale (Gatt), la nascita della Comunità Economica Europea (trattato di Roma 1957);
- il forte aumento demografico (da 2 miliardi nel 1950 a quasi 4 nel 1970), dovuto anche ai successi della medicina con l'uso su scala mondiale di nuovi vaccini
e antibiotici;
- la disponibilità di fonti energetiche (petrolio e gas naturale) a basso prezzo;
- i grandi progressi della ricerca scientifica e tecnologica stimolata dalla competizione militare URSS-USA (1957 primo satellite artificiale nello spazio, 1961
primo uomo nello spazio, 1969 primo uomo sulla luna).
4. Tensioni sociali nella ricca America degli anni sessanta
È un fenomeno complesso che ha radici profonde.
- ha origine nell'epoca coloniale, quando l'uomo europeo ha messo piede sulle terre americane e se ne è
impossessato;
- la colonizzazione dei territori americani si avvia con una prima discriminazione razziale nei confronti dei
nativi americani: per giustificare il genocidio delle popolazioni pellerossa, e per potersi impossessare delle
loro terre, i coloni europei si basavano sulla considerazione che i nativi non fossero esseri umani, in quanto
non bianchi, e che quindi non fosse necessario applicare nei loro confronti criteri “umani”;
- a questa prima discriminazione razziale si aggiunge poi quella nei confronti degli schiavi africani, che
venivano impiegati nelle piantagioni del sud;
Sulla questione della schiavitù gli stati del Nord e quelli del Sud si differenziavano:
- gli stati settentrionali basavano la loro economia sulla grande industria e avevano già abolito la schiavitù;
- quelli meridionali basavano la loro economia sulle grandi piantagioni e vedevano gli schiavi come una
risorsa importante.
Negli anni 60 si formarono movimenti per i diritti civili che chiedevano la fine della
segregazione.
La lotta non violenta per l'uguaglianza comincia già nel 1955: Rosa Parks, una sarta
afroamericana di Montgomery, si rifiuta di cedere il suo posto a sedere sull'autobus ad un uomo
bianco, per questo viene arrestata e incarcerata per aver violato le norme cittadine;
- un anno dopo la Corte Suprema degli Stati Uniti definisce incostituzionale la segregazione sui
pullman;
- Rosa è diventata un'icona del movimento per i diritti civili;
- in quelli stessi anni Martin Luther King avvia la sua protesta pacifica, coinvolgendo migliaia di
persone a sfilare pacificamente in corteo nelle principali città statunitensi;
- grazie a questa lotta non violenta nel 1964 vengono abolite, dal governo federale, le leggi
sulla segregazione razziale dei neri con l'approvazione del "Civil Rights Act" e il "Voting Rights
Act" (1965).
5. Rivolte e repressioni nel mondo sovietico
La rivoluzione ungherese del 1956, nota anche come insurrezione ungherese o
semplicemente rivolta ungherese, fu una sollevazione armata di spirito antisovietico scaturita
nell'allora Ungheria socialista, che durò dal 23 ottobre al 10 - 11 novembre 1956.
- inizialmente contrastata dall’ÁVH (polizia segreta ungherese), venne alla fine duramente
repressa dall'intervento armato delle truppe sovietiche del maresciallo Ivan Stepanovič Konev;
- morirono circa 2.700 ungheresi di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione, e 720
soldati sovietici;
- circa 250.000 (circa il 3% della popolazione dell'Ungheria) furono gli ungheresi che lasciarono
il proprio Paese rifugiandosi in Occidente.
La rivoluzione portò a una significativa caduta del sostegno alle idee del bolscevismo nelle
nazioni occidentali.
Capitolo 12: il crollo degli imperi coloniali
1. La decolonizzazione
Negli stessi anni della Guerra Fredda si assiste nel mondo anche ad un altro fondamentale
fenomeno: la DECOLONIZZAZIONE, cioè il definitivo crollo degli imperi coloniali europei
nel mondo e la conquista dell’indipendenza da parte dei popoli colonizzati.
- tutta l’Africa e parte dell’Asia e del Sud America erano da secoli in mano alle potenze
europee;
Questi popoli:
- non vogliono più dipendere economicamente dalle nazioni europee, che sottraggono loro le
materie prime, li pagano con salari miserabili e non investono in nessun tipo di miglioramento
nelle colonie;
- vogliono difendere la loro cultura e la loro religione, non uniformandosi ai valori occidentali.
2. Una via non violenta per raggiungere l’indipendenza
Uno dei primi Paesi ad ottenere l’indipendenza fu l’India (1947), che era un’antica colonia
inglese.
- per lottare contro il dominio della Gran Bretagna in India, Gandhi predicava la non-
violenza attiva;
- il popolo rispose a questa sua lotta dimostrando una disciplina e una fede senza precedenti:
evitava qualsiasi forma di reazione, anche di fronte ai pestaggi e persino alle stragi compiute
dagli Inglesi;
- Gandhi organizzò il boicottaggio totale dei prodotti e delle strutture amministrative inglesi:
gli Indiani smisero di indossare abiti occidentali, di frequentare le scuole inglesi,
abbandonarono gli uffici in cui lavoravano, si sdraiarono sui binari per non far partire i treni
con merci inglesi.
- molti degli uomini che lottavano con Gandhi furono arrestati e uccisi;
- il Mahatma reagiva a questi eventi con scioperi della fame totali, che lo
condussero più volte quasi alla morte, suscitando ammirazione e rispetto nei
suoi confronti;
- la lotta toccò il punto più alto nel 1930 con la marcia del sale, durante la
quale Gandhi percorse 320 km, seguito pacificamente da milioni di Indiani,
in direzione dell’oceano per raccogliere il sale;
- gli Inglesi, infatti, avevano imposto un’assurda tassa su questo bene
naturale;
- dopo anni di lotte, Gandhi riuscì a ottenere l’indipendenza dell’India dalla
Gran Bretagna nel 1947.
Capitolo 13: nasce la Repubblica italiana
1. L’Italia diventa una Repubblica
- Il 2 giugno 1946 gli italiani, e per la prima volta le italiane, furono chiamati ad un referendum per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia
oppure se essa dovesse essere sostituita dalla repubblica;
- vinse questa ultima con il 52% dei voti;
- quello stesso giorno il popolo italiano fu chiamato anche a eleggere un’Assemblea Costituente, che aveva il compito di scrivere la nuova Costituzione;
- all’interno dell’Assemblea si affermarono tre partiti: la Democrazia Cristiana, con il 35% dei voti, il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista
Italiano;
- il Partito d’Azione, invece, ebbe solamente l’1.5% dei voti, motivo per il quale decise di sciogliersi;
- il 25 giugno 1946 cominciò ufficialmente i lavori l’Assemblea Costituente con Giuseppe Saragat alla presidenza;
- nel dicembre 1947 si terminò di scrivere la costituzione italiana, che entrò in vigore il primo gennaio 1948;
- questa costituzione faceva dell’Italia una repubblica parlamentare;
- massima carica dello Stato era ed è il Presidente della Repubblica, eletto per via parlamentare, per la durata di sette anni. Ad egli furono affidati ruoli
soprattutto rappresentativi, come rappresentate dell’unità del territorio e capo dell’esercito;
- il potere legislativo venne affidato a un parlamento bicamerale suddiviso in Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, svolgendo i loro ruoli in modo
paritario e separato;
- tale parlamento ha durata di 5 anni;
- tra le altre cose, la costituzione vietava la ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista, sebbene il 26 dicembre 1946, alcuni reduci della
Repubblica Sociale Italiana, avevano costituito il Movimento Sociale Italiano: fondatore era Giorgio Almirante.
- il primo Presidente del Consiglio dei Ministri fu Alcide De Gasperi, della Democrazia Cristiana.
- Travagliata era la questione del Sud Tirolo: le potenze vincitrici lo assegnarono
all’Italia;
- qui vi era una consistente parte di popolazione di lingua tedesca;
- nel settembre 1946 Alcide De Gasperi, che oltre ad essere Presidente del Consiglio
era anche ministro degli esteri, trovò una soluzione con il collega ministro degli esteri
austriaco Karl Gruber: egli costituì la regione a statuto speciale del Trentino-Alto
Adige, dotata di ampie autonomie e dove, affianco all’italiano, a livello regionale fu
ufficializzato anche il tedesco.
2. Il miracolo economico
Analogamente al resto d’Europa l’Italia, nel 1945, appariva come un paese fortemente segnato dalle devastazioni della
guerra.
- la produzione industriale del paese era scesa a meno di un terzo mentre quella agricola era dimezzata;
- il sistema dei trasporti era collassato e la condizione degli edifici pubblici e privati gravemente compromessa;
- la forte disoccupazione e le numerose tensioni sociali completavano il quadro delle tante difficoltà che il nuovo
sistema democratico si trovava ad affrontare;
- il primo consistente aiuto alla ripresa economica italiana venne dall’estero: l’inserimento dell’Italia nel blocco
capitalista dei paesi occidentali a guida USA consentì l’inizio dell’intervento statunitense finalizzato a favorire la
ripresa dell’intera economia europea;
- un altro consistente incentivo alla crescita economica italiana venne dal parallelo avvio del processo di integrazione
europea: nel 1951 nasceva la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), con il compito di coordinare la
produzione e i prezzi dei settori ritenuti strategici per la produzione industriale;
- il successo della CECA incoraggiò i paesi fondatori a proseguire su questa strada: nel 1957 veniva fondata
la Comunità economica europea (CEE), con il compito di creare un mercato comune mediante l’abbassamento delle
tariffe doganali e il principio della libera circolazione di capitali e forza lavoro.
Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘60, l’economia capitalistica mondiale attraversò una vera e propria “età
dell’oro”, con il raggiungimento di livelli di crescita mai sperimentati fino a quel momento per intensità ed ampiezza.
- sostenuto da un forte incremento demografico, questo processo di grande espansione economica industriale aveva
preso avvio negli Stati Uniti subito dopo la fine del conflitto, per coinvolgere il resto d’Europa nel decennio successivo,
fino a garantire per quasi 25 anni una fase quasi ininterrotta di benessere;
- pienamente inserita in questo processo di espansione economica mondiale, l’Italia alla fine degli anni ‘50 iniziò
a crescere in maniera vertiginosa: tra il 1958 e il 1963 il prodotto interno lordo italiano si attestò su un incremento del
6,3% annuo, inferiore solamente a quello tedesco, ottenendo un record mai ottenuto prima nella storia dello Stato
unitario.
- nello stesso periodo la produzione industriale risultò più che raddoppiata, mentre le esportazioni aumentarono
mediamente di circa il 14% all’anno;
- nell’ambito dell’economia europea, l’Italia nel 1965 giungeva a coprire il 12% della produzione continentale, appena
sotto Francia, Inghilterra e Germania.
Dagli anni 60 ai giorni nostri
- la Democrazia cristiana, che prima aveva la maggioranza relativa, ottenne la maggioranza assoluta e per tutti gli anni '50 guidò governi centristi;
- nel 1962, tuttavia, anche per opera di uomini politici democristiani (come Moro e Fanfani) sostenitori del dialogo con la Sinistra, venne varato il
primo governo di centro-sinistra;
- malgrado i miracolosi miglioramenti della situazione economica, restavano pur sempre problemi irrisolti e squilibri profondi: l'emigrazione, lo
spopolamento delle campagne, i bassi salari;
- in risposta al malessere di quegli anni scoppiò nel 1968 la contestazione giovanile, un fenomeno che coinvolse, oltre all'Italia, molti paesi
stranieri. I giovani sessantottini contestavano i valori della società capitalistica, chiedevano un nuovo tipo di rapporti umani, sociali e politici, non
soggetti al potere (del padrone in fabbrica, dei professori a scuola, dei genitori in famiglia), volevano una società egualitaria che rispondesse ai
bisogni reali degli uomini e non agli interessi dei gruppi privilegiati. La protesta studentesca fu seguita dal movimento delle donne, che
rivendicavano una reale parità di diritti rispetto agli uomini, e dalla lotta operaia per il miglioramento delle condizioni lavorative (autunno caldo
del ’69);
- al disagio sociale, a partire dal 1973, si aggiunsero anche gli effetti della crisi economica, mentre il terrorismo (di destra e di sinistra, Brigate
Rosse) creava, con attentati e stragi, un clima di forte insicurezza;
- si avvertì allora la necessità di assicurare al Paese governi stabili, che coinvolgessero tutte le forze, compreso il Partito comunista;
- l’esperienza di un governo di solidarietà nazionale, che doveva essere varato nel '78, fu però bruscamente interrotta dal rapimento e poi
dall'assassinio, da parte delle Brigate Rosse, di uno dei suoi principali sostenitori, Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana. Dopo la morte
di Moro, mentre l'impegno della Magistratura e delle forze dell'ordine riusciva a sconfiggere quasi definitivamente il terrorismo, si esaurì il clima
di emergenza nel quale era nata la formula politica della "solidarietà nazionale”.
Nel 1979 il Presidente della Repubblica, il socialista Sandro Pertini, affidò l'incarico di formare un nuovo governo al repubblicano Giovanni Spadolini.
- era la prima volta, dal 1945, che un politico non democristiano presiedeva il governo italiano;
- intanto emergeva il nuovo ruolo del Partito socialista italiano, che si proponeva come ago della bilancia per la formazione di una stabile maggioranza di governo;
- dal 1983 al 1987 il segretario socialista Bettino Craxi capeggiò un governo pentapartito, formato da DC (Democrazia cristiana), PSI (Partito socialista italiano),
PSDI (Partito socialdemocratico italiano), PRI (Partito repubblicano italiano), PLI (Partito liberale italiano);
- dopo le elezioni del 1987, che premiarono la coalizione di pentapartito e penalizzarono il Partito comunista, la presidenza del Consiglio tornò alla DC;
- le elezioni del 1992 cambiano il quadro politico italiano: ottiene un grande successo la Lega Nord (una nuova formazione assai polemica nei confronti del
"centralismo romano") e contemporaneamente hanno una netta flessione i partiti tradizionali, specialmente il PSI, la DC e il PCI che, nel 1991, si era trasformato in
Partito democratico della sinistra (PDS) e aveva perso parte dei suoi militanti (confluiti in Rifondazione comunista);
- il risultato elettorale è stato subito interpretato come il sintomo di un profondo malessere del sistema politico e come il segnale della necessità di riforme capaci di
ridare credibilità ed efficienza alle istituzioni;
- riforme rese quanto mai necessarie dal gravissimo scandalo delle tangenti (Tangentopoli), che poco dopo ha decapitato intere amministrazioni e portato in carcere
numerosi esponenti politici e uomini d'affari con l'accusa di corruzione e truffa ai danni dello stato;
- alla crisi morale e politica si è aggiunta anche una difficile crisi economica e finanziaria (svalutazione della Lira): allo scopo di salvare il paese dal disastro, il
governo è costretto a varare misure di austerità, aumentare le tasse, limitare le prestazioni dello stato sociale (sanità, pensioni);
- rimane tuttora irrisolto il problema della criminalità organizzata: mafia, camorra e 'ndrangheta (attive soprattutto rispettivamente in Sicilia, Campania e Calabria)
operano estorsioni, ricatti, speculazioni, rapimenti di persone. La mafia, in particolare, ha trovato nel traffico internazionale della droga un'autentica miniera d'oro,
che l'ha trasformata in una gigantesca impresa economica clandestina, con ramificazioni in tutti i continenti. Il denaro ricavato da questo traffico serve anche a
corrompere uomini politici, a trovare protezioni e complicità;
- numerosi sono coloro che sono caduti nella lotta alla mafia; tra essi ricordiamo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e i giudici Falcone e Borsellino.
L’Italia di oggi
- la DC decise di tornare ai valori e al nome delle origini, trasformandosi in Partito Popolare Italiano;
- le correnti di centro e di centro-destra non accettarono però il cambiamento e diedero vita a due piccoli
partiti, il CCD (Centro Cristiano Democratico) e il CDU (Cristiani Democratici Uniti);
- sul fronte della destra il MSI (Movimento Sociale Italiano) si trasformò in Alleanza Nazionale, dichiarando
definitivamente chiusa l'esperienza fascista;
- contemporaneamente sorsero formazioni del tutto nuove, quali Forza Italia e la Lega Nord: la prima è
diventata il punto di riferimento degli elettori di centro preoccupati dell'avanzata delle Sinistre; la seconda si
è caratterizzata come forza anti-sistema e federalista;
- le elezioni del 1994 hanno visto il successo di Forza Italia, alleata con la Lega Nord e con Alleanza
Nazionale. Ne è seguita la breve esperienza del governo Berlusconi;
- le elezioni del 1996 hanno segnato invece la vittoria dell'Ulivo, una coalizione di centro-sinistra guidata da
Romano Prodi;
- Berlusconi è tornato al governo dopo le consultazioni elettorali del 2001.
Capitolo 14: i problemi irrisolti del Medio Oriente
1. Israele e Palestina
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e lo stermino di sei milioni di ebrei da parte dei nazisti,
l’Assemblea generale dell’Onu approvò un piano di partizione della Palestina, con la costituzione
di uno stato ebraico e un altro arabo.
- da qui prese vita quello che oggi conosciamo come conflitto israelo-palestinese;
- lo Stato d’Israele fu proclamato il 14 maggio 1948;
- i paesi arabi si opponevano al piano e le forze militari di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq
attaccarono subito Israele;
- la prima guerra del conflitto israelo-palestinese si risolse a favore d’Israele nel 1949, così come la
guerra con l’Egitto (1956), la guerra dei sei giorni (1967) e quella del Kippur (1973);
- nel 1979 Israele ed Egitto firmarono la pace;
- nel 1982 Israele condusse un’operazione militare in Libano contro le basi dell’Organizzazione per la
liberazione della Palestina (Olp) nei campi profughi libanesi.
- nel 1987 inizia la prima Intifada, ondata di violente proteste palestinesi nei territori amministrati da Israele;
- nel 1993 gli accordi di Oslo, con la stretta di mano fra il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader
dell’Olp Yasser Arafat, segnano l’inizio di un vero e proprio processo di pace fra palestinesi e israeliani e la
creazione di un’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza e in Cisgiordania;
- nel 1994 viene firmata la pace fra Giordania e Israele;
- Rabin verrà poi ucciso da un estremista ebraico il novembre 1995;
- il processo di pace del conflitto tra Israele e Palestina, avviato con gli accordi di Oslo, non si è mai concluso;
- la storia recente è stata segnata da scontri e violenze, alternati da tentativi di negoziato;
- a partire dal 2000, la seconda Intifada portò ad uno scoppio di violenza senza precedenti con un’ondata di
attentati suicidi in Israele;
- nel 2007 il movimento islamico palestinese Hamas cacciò l’Olp dalla Striscia e ne assunse il controllo: Israele
impose allora un blocco terrestre e navale a Gaza. Da allora l’esercito israeliano ha invaso brevemente per tre
volte la Striscia di Gaza: nel giugno 2006, dopo il rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit, a cavallo fra il
2008 e il 2009 e nel luglio 2014 in risposta a lanci di missili contro Israele.
3. Guerre in Iran, Iraq, Afghanistan, Kuwait
Le origini del conflitto erano radicate nelle rivalità regionali di vecchia data tra arabi e persiani.
- in particolare, decisive furono le mire espansionistiche del presidente iracheno Saddam Hussein, convinto che la potenza
militare dell'Iran fosse stata notevolmente indebolita dalla rivoluzione islamica del 1979,
- Saddam Hussein pensava di poter vincere facilmente, di riconquistare la posizione irachena sullo Shatt al-Arab e forse anche
di costituire uno stato satellite nel Khuzistan, provincia dell'Iran sudoccidentale ricca di petrolio;
- inizialmente le forze irachene ebbero la meglio, ma l'Iran resistette all'invasione, riunì un nuovo esercito e passò all'offensiva
finché, nel 1982, le truppe irachene furono cacciate dalla maggior parte dell’Iran,
- a questo punto l'Iran rifiutò di sancire la fine delle ostilità e continuò le azioni militari contro l'Iraq, pur senza avere una chiara
motivazione al di fuori della volontà di punire l'Iraq, ma ergendosi a difensore della purezza ideologico-religiosa islamica;
- tra il 1982 e il 1987 l'offensiva iraniana fu sferrata lungo tutta la frontiera occidentale, dato che l'obiettivo principale era la
conquista di Bassora;
- ondate di soldati votati al massacro si riversarono contro le postazioni irachene, ma furono respinti grazie alla superiorità
dell'armamento iracheno;
- l’andamento delle operazioni ricordava nella tattica militare la prima guerra mondiale, quando gli eserciti nemici si
logoravano e decimavano a vicenda negli assalti alle trincee, e purtroppo anche nell'utilizzo, in questo caso da parte dell'Iraq, di
micidiali armi chimiche.
Con l'aiuto di donazioni generose e di prestiti concessi dagli stati arabi del golfo, nonché delle
armi fornite principalmente dall'Unione Sovietica e dalla Francia, l'Iraq resistette ostinatamente.
- l’aviazione irachena bombardò le città iraniane, gli insediamenti petroliferi e le navi cisterna
nel golfo;
- l’Iran, isolato, attuò rappresaglie contro le flotte degli stati che appoggiavano l'Iraq, il quale
tese a coinvolgere altre forze nel conflitto;
- solo nel 1987 le grandi potenze, che avvertivano la minaccia alle forniture di petrolio
indispensabili alla loro economia, adottarono misure per proteggere le navi in transito nel golfo;
- le forze irachene ripresero l'offensiva e il 20 luglio 1987 l'Iran accettò la risoluzione di pace
delle Nazioni Unite;
- la pace fu finalmente firmata il 20 agosto 1990, poco prima dello scoppio della guerra del
Golfo.
L’Afghanistan era stato, per tutto il diciannovesimo secolo e nei primi vent'anni del ventesimo, l'irriducibile avversario dell'imperialismo britannico.
- ìdopo la conquista dell'India, l'Inghilterra aveva pensato fosse altrettanto facile impadronirsi di questo aspro Paese stretto tra il Kyber Pass (la via verso il Pakistan) e la
frontiera con la Russia zarista, sorto come entità nazionale nel 1747 sotto la guida di Re Patani e con capitale Kabul;
- ma gli afghani erano di una pasta diversa rispetto agli indiani. Non accettavano imposizioni dall'esterno, e così come si erano opposti con le armi e con la guerriglia ai tentativi
zaristi di sottomissione della loro terra attuati durante tutto il Settecento, resero dura la vita agli inglesi, impegnati nelle tre «guerre afghane» del 1839-42, 1878-80 e 1919;
- alla fine del 1917, l'Afghanistan era stata la prima nazione a riconoscere la nuova Russia dei Soviet, ma negli Anni Trenta, durante le feroci repressioni dei popoli dell'Asia
centrale ordinate da Stalin, era stato l'Afghanistan a offrire ospitalità e aiuti ai profughi, salvandone decine di migliaia dai massacri bolscevichi e non esitando a scontrarsi con le
avanguardie dell'Armata Rossa lungo i sentieri di frontiera;
- sul governo di Kabul continuava a pesare l'influenza dei mullah, i capi religiosi maomettani che da sempre sostengono, con la forza della fede, lo spirito d'indipendenza della
popolazione;
- ma il 27 aprile 1978 un golpe militare rovesciò il principe Mohamed Daoud e installò al potere Muhammad Taraki, uomo forte ma non gradito alle gerarchie religiose. Per
l'Afghanistan ciò significava la fine di un lungo periodo di stabilità politica e l'inizio di uno scontro tra fazioni islamiche;
- è in quel momento che la «questione afghana» torna in primo piano sullo scacchiere sovietico: al Cremlino domina Leonid Breznev, protagonista di una politica
espansionistica e aggressiva nel Corno d'Africa (appoggiata dal locale dittatore Hailé Mariam Menghistu), in Angola, in Mozambico e nelle ex colonie portoghesi, dove il
compito di sostenere con le armi i vari governi-fantoccio vassalli dell'Urss è affidato ai mercenari cubani di Fidel Castro;
- Breznev ha buon gioco anche perché la vigilanza degli Stati Uniti, che si era rivelata determinante nelle vicende del Sud Est asiatico, è adesso venuta meno a seguito del
cosiddetto «scandalo Watergate» montato artificialmente dalle potenze finanziarie di Wall Street e dagli organi di stampa da esse controllati contro il presidente Nixon. Per gli
Stati Uniti, un momento di debolezza, per l'Urss, un momento di forza;
- fu in questo quadro che Breznev decise di intervenire nella faida che stava dilaniando Kabul. Dapprima firmò un trattato di alleanza con il governo di Muhammad Taraki; - -
poi pugnalò alle spalle il dittatore pro-tempore dell'Afghanistan, decidendo di detronizzarlo e sostituirlo con un vecchio comunista, Hafizullah Amin. Era il mese di settembre
del 1979;
- la capitale afghana rigurgitava di paracadutisti sovietici. I palazzi del potere erano, a loro volta, gremiti di «consiglieri» russi. Uno di questi, un generale, cadde assassinato, nel
dicembre 1979, a seguito di una congiura di palazzo. Fu il pretesto per l'invasione.
- la fine dell’occupazione coincise con l’avvento al Cremino di Michail Gorbaciov: salito al
potere nel 1985, questi si dichiarò da subito disponibile ad una soluzione politica della questione
afgana, e già nell’autunno del 1986 una parte delle truppe sovietiche iniziò a lasciare il paese;
- il 14 aprile 1988, con gli accordi di Ginevra, venne stabilito il ritiro definitivo dell'Armata
Rossa sotto la supervisione dell'ONU e il rientro dei profughi dal Pakistan;
- le operazioni iniziarono a maggio e il 15 febbraio 1989 l'Unione Sovietica diede comunicazione
ufficiale del completamento del ritiro: la guerra d’invasione finiva con un bilancio di quasi 2
milioni di morti afgani e oltre 5 milioni di profughi;
- per l’Unione Sovietica, che contò circa 15 mila caduti, terminava l’ultima prova di forza della
sua storia;
- per l’Afghanistan iniziava invece un periodo di grave instabilità politica e di nuovi drammi
(lotte tra mujaheddin, presa del potere dei talebani e intervento statunitense post 11 settembre).
Capitolo 15: cambia la carta geografica d’Europa
2. Crollo dell’URSS e delle repubbliche popolari
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, l'umanità si era abituata ad un Occidente
liberale, un Est europeo sotto il controllo di Mosca e un Terzo Mondo arretrato.
- ma dal 1989 è cambiato tutto: infatti, in meno di due anni scomparivano la logica
della guerra fredda e la divisione del mondo in due opposte sfere d' influenza
(bipolarismo);
- due furono infatti gli avvenimenti che contribuirono a questa svolta epocale nella
nostra storia: la fine del comunismo in Polonia e le riforme di Gorbacev nell’URSS;
- il segno più evidente dell’inizio di una fase storica nuova fu la riunificazione delle
due Germanie: Berlino ritornava ad essere la capitale e Bonn rimaneva la sede del
Consiglio Federale.
- dal 1985 al vertice della gerarchia sovietica c’era Mikhail Gorbacev, che sentì il
bisogno di riforme, quali la perestroika (=ristrutturazione) e la glasnost (=trasparenza).
In politica interna ci furono:
- limitazione del partito comunista;
- liberalizzazione dell’informazione e della cultura, che permise la fioritura di partiti e
di opposizioni;
In politica internazionale vi furono:
- il ritiro delle truppe in Afghanistan;
- la sospensione degli esperimenti atomici e la riduzione del 50 % degli arsenali
nucleari;
- la distensione religiosa.
Nel 1991 Boris Eltsin destituì Gorbaciov e mise al bando il Partito comunista.
- l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche fu sciolta e sostituita da una
Comunità economica guidata dalla Russia, la Csi;
- Eltsin governò fino al 1999 senza risolvere i problemi del paese e impegnando
l'esercito nella guerra contro la Cecenia, vitale per il controllo del petrolio;
- nel 2000 Elsin fu sostituito da Vladimir Putin, proveniente dal Kgb;
- intanto la crisi aperta da Gorbaciov determinò la caduta dei regimi comunisti dei
paesi satelliti e portò alla costruzione di regimi democratici in Polonia, Ungheria,
Bulgaria, Cecoslovacchia e Romania.
3. La Jugoslavia si divide
La Ex-Jugoslavia era una nazione creata dopo l'occupazione tedesca durante la II Guerra Mondiale e costituita da 6
repubbliche e 2 provincie autonome: Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Slovenia più le
province serbe del Kosovo e di Voivodina.
- le popolazioni di questi stati erano molto diverse fra loro per ideologia, religione, cultura e livello economico e per questo
nascevano spesso scontri e tensioni che venivano brutalmente repressi dal regime comunista di Tito;
- soprattutto la Croazia e la Slovenia, che erano economicamente più avanzate, chiedevano a gran voce l'indipendenza dal
resto delle confederate;
- dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1980, iniziò un periodo difficile per la Jugoslavia: l’indebitamento pubblico delle
singole repubbliche, unitamente alla inefficienza dei vari dirigenti, portarono subito ad una farraginosa situazione
economica;
- oltre a ciò, riemersero i nazionalismi, specialmente degli albanesi del Kosovo, acerrimi nemici dei serbi;
- ben presto le repubbliche jugoslave si prepararono ad approvare, ognuna per proprio conto, delle modifiche alle loro
Costituzioni, in modo da raggiungere ognuna la possibilità di avere dei loro partiti e prepararsi per le proprie elezioni;
- la Slovenia proclamò ufficialmente la sua indipendenza il 25 Giugno 1990;
- la Croazia seguì il suo esempio poco dopo.
A questo punto l'esercito Jugoslavo, di matrice fortemente serba, attaccò la Slovenia.
- per la brevità del conflitto (anche chiamato Guerra dei Dieci Giorni) non ci furono moltissimi morti, ne' fra
i militari ne' fra i civili;
- fu necessario comunque un intervento pacificatore da parte della Nato per placare lo scontro: furono
stabiliti tre mesi di fermo per cercare di comporre la grave crisi e trovare uno sbocco politico alla situazione;
- dopo non molto tempo il governo jugoslavo si rese conto che la federazione poteva dirsi inesorabilmente
finita ed accettò la secessione della Slovenia;
- finito il conflitto in Slovenia, iniziò quello in Croazia: anche qui morte, distruzioni e bombardamenti;
- il mondo intero intervenne, la guerra finì e la Croazia si distaccò dalle altre repubbliche ancora facenti
parte della federazione jugolsava;
- in Macedonia l’8 novembre 1991 un referendum stabiliva la propria sovranità ed il 17 fu approvata una
nuova Costituzione.
Anche in Bosnia-Erzegovina si verificarono spinte verso l'indipendenza fra la popolazione che era composta da gruppi serbi, musulmani e
croati.
- venne indetto un referendum dove si votava per l'indipendenza, ma la popolazione serba, per protesta, non partecipa al voto;
- nascono gravi conflitti interni e i serbi minacciarono un bagno di sangue se i musulmani e i croati si fossero staccati dalla nazione;
- nonostante le forze internazionali si adoperassero per riportare la pace, la guerra scoppiò inevitabile e sanguinosa;
- i reparti dell'esercito Jugoslavo, ritirati dalla Croazia e rinominati "esercito serbo-bosniaco" riuscirono a ritagliarsi una grossa parte di
territorio serbo: un milione di serbi musulmani e di croati furono costretti a fuggire dalle loro case, in quella che fu definita una vera e
propria "pulizia etnica”.
- anche i serbi, naturalmente, pagarono le conseguenze delle loro azioni: la capitale Sarajevo venne assediata e bombardata;
- gli sforzi internazionali per riportare la pace fallirono inesorabilmente e, nel frattempo, la guerra aveva generato circa 100 mila morti;
- il conflitto ebbe termine nel 1995 quando la Nato bombardò la repubblica Serba distruggendo gli apparati militari più importanti e le
principali vie di comunicazione.
- da allora iniziò un periodo di tregua che si concluse nel trattato di Dayton: un accordo stipulato fra i Presidenti della Bosnia, Croazia,
Serbia con cui la Bosnia-Erzegovina fu divisa in due entità distinte: la Repubblica Serba di Bosnia e la federazione croato-musulmana.
- in breve tempo Croazia e Bosnia furono completamente indipendenti, la Slovenia e la Macedonia si erano già staccate dalla
confederazione, mentre il Montenegro la ottenne più tardi.
- nel 1999 gli albanesi del Kosovo combatterono un'altra dura lotta per ottenere l'indipendenza dalla Serbia;
- la Serbia uscì dal conflitto umiliata, battuta e abbandonata da tutti.