Sei sulla pagina 1di 5

I RIFIUTI SANITARI

Ogni giorno, in Italia, vengono prodotti circa 1000 tonnellate di


rifiuti sanitari pericolosi e non sempre sono gestiti e smaltiti in
modo adeguato. Questo accade, infatti, nel 58% delle strutture
di 24 paesi campionati entro il 2015 dall'Oms e dall'Unicef.

TIPOLOGIE E MODALITÀ DI SMALTIMENTO


Il tema della gestione e lo smaltimento dei rifiuti sanitari in Italia è
stato regolamentato dal DPR 254/03 allo scopo di tutelare
l'ambiente, la salute pubblica ed effettuare dei controlli efficaci.
DPR 254/03: Decreto del Presidente della Repubblica del 15 luglio
2003, ... I rifiuti sanitari devono essere gestiti in modo da
diminuirne la pericolosità, da favorirne il reimpiego, il riciclaggio e il
recupero e da ottimizzarne la raccolta, il trasporto e lo
smaltimento.
Per raggiungere questo obiettivo la normativa ha previsto, tra le
altre cose, anche dei corsi di formazione per tutto il personale
addetto alla gestione dei rifiuti provenienti da strutture sanitarie
pubbliche e private.
Tra queste, ospedali, case di cura, laboratori, banche del sangue,
unità riabilitative, ambulatori veterinari, studi medici, etc.
L'operatore socio sanitario (Oss), è una di queste figure formate,
in quanto è responsabile in prima persona dei sacchi per i rifiuti.
L'operatore socio sanitario: Secondo il Profilo Professionale
dell’Infermiere, l’Operatore Socio Sanitario è un tecnico di
supporto di cui ci si può avvalere ove necessario. Esso lavora con
persone che vivono in una condizione di disagio sociale, fragili e
malate. L’Oss, a seguito del conseguimento dell’attestato di
qualifica ottenuto al termine di un percorso di studi, svolge
un’attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona.
L’Oss deve, infatti:
 Prepararli in modo corretto;
 Predisporli nei luoghi giusti;
 Verificarne il corretto utilizzo da parte degli altri operatori;
 Raccoglierli seguendo le misure di sicurezza;
 Raggrupparli per il loro trasporto;
 Segnalare eventuali anomalie.

Ogni operatore deve essere dotato dei necessari Dispositivi di


Protezione Individuale e seguire la procedura aziendale sulla
gestione delle varie tipologie di rifiuto prodotto.
I rifiuti sanitari possono essere classificati in: 1) rifiuti sanitari a
rischio infettivo 2) rifiuti sanitari a rischio non infettivo 3) rifiuti
sanitari non pericolosi 4) rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani

COME GESTIRE I RIFIUTI SANITARI PERICOLOSI A RISCHIO


INFETTIVO
Rientrano tra i rifiuti a rischio infettivo tutti quei rifiuti contaminati da
liquidi biologici come sangue e secrezioni varie, oppure quelli che
provengono da ambienti e pazienti in isolamento infettivo.
Esempi di rifiuti infetti: garze, guanti, cannule, drenaggi, cateteri,
fleboclisi, mascherine.
Altri rifiuti sono quelli contaminati da feci e urine infette, come i
pannoloni. Inoltre questi rifiuti comprendono anche i taglienti come
aghi, lame e siringhe.
I rifiuti sanitari pericolosi infetti devono essere smaltiti in appositi
contenitori rigidi (halipack) al cui interno sia stato inserito un sacco
ben agganciato al bordo del contenitore stesso.
Ai fini della riduzione del quantitativo dei rifiuti sanitari da avviare
allo smaltimento, deve essere favorito il recupero di materia dai
rifiuti sanitari, anche attraverso la raccolta differenziata. Alcuni
esempi possono essere: contenitori in vetro di farmaci, bevande,
cibi, soluzioni, e cannule, aghi, rifiuti metallici non pericolosi, rifiuti
di giardinaggio, liquidi di fissaggio radiologico non deargenti,
batterie, pile etc.
2
COME GESTIRE I RIFIUTI SANITARI PERICOLOSI A RISCHIO
NON INFETTIVO
Fanno parte di questa categoria i rifiuti a rischio chimico che
arrivano prevalentemente dai laboratori di analisi o di diagnosi
(radiologia).
Si tratta di liquidi come soluzioni acquose di lavaggio, miscele di
solventi e reagenti scaduti. Oppure di materiali come amianto,
lampade fluorescenti, batterie, sostanze contenenti mercurio quali
termometri o sfigmomanometri rotti.
Le miscele di solventi vanno trasfuse in fustini di plastica omologati
di dimensioni variabili. Mentre i reagenti scaduti devono essere
smaltiti nelle loro confezioni originali, imballati in cartoni e suddivisi
in gruppi omogenei.
Gli altri tipi di rifiuti vanno eliminati in contenitori di plastica non
riutilizzabili a chiusura ermetica, che abbiano un'imboccatura larga.

COME GESTIRE I RIFIUTI SANITARI NON PERICOLOSI


Si definiscono rifiuti non pericolosi quei rifiuti che non presentano
caratteristiche di pericolosità. Come i rifiuti assimilabili agli urbani,
per esempio i pasti provenienti dai reparti non infettivi, dalle
cucine, il materiale riciclabile non infetto come carta (confezioni
farmaci vuoti, tetrapak, etc), plastica (contenitori vuoti detergenti
etc), vetro (lattine, bottiglie infusione, etc).

O ancora, quelli provenienti dalla pulizia dei locali, dei giardini e


dei parchi della struttura sanitaria. Pannoloni, assorbenti, pannolini
pediatrici non contaminati. Indumenti e teli monouso, gessi
ortopedici.
Sono inoltre rifiuti sanitari non pericolosi le parti anatomiche ed
organi incluse le sacche per il plasma e le sostanze per la
conservazione del sangue.

3
Appartengono a questa categoria ancora i farmaci scaduti ed i
rifiuti provenienti dai laboratori dei servizi sanitari che non
presentano caratteristiche di pericolosità.

Ma anche i rifiuti a rischio infettivo sottoposti a sterilizzazione e da


smaltire in inceneritore o in discarica con apposita autorizzazione
regionale.

I contenitori per i rifiuti sanitari non pericolosi devono essere


riutilizzabili e adeguati alla quantità di rifiuti da smaltire.

I RIFIUTI SANITARI ASSIMILATI AI RIFIUTI URBANI


I seguenti rifiuti sanitari, qualora non rientrino tra quelli classificati
come pericolosi, sono assoggettati al regime giuridico e alle
modalità di gestione dei rifiuti urbani:

1)I rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti provenienti dalle


cucine delle strutture sanitarie;
2) I rifiuti derivanti dall’attività di ristorazione e i residui dei pasti
provenienti dai reparti di degenza delle strutture sanitarie, esclusi
quelli che provengono da pazienti affetti da malattie infettive per i
quali sia ravvisata clinicamente, dal medico che li ha in cura, una
patologia trasmissibile attraverso tali residui;
3) Vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi in genere,
materiali ingombranti da conferire negli ordinari circuiti di raccolta
differenziata, nonché altri rifiuti non pericolosi che per qualità e per
quantità siano assimilati agli urbani ai sensi dell’articolo 198,
comma 2, lettera g), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
4) La spazzatura;
5) Indumenti e lenzuola monouso e quelli di cui il detentore intende
disfarsi;

4
6) I rifiuti provenienti da attività di giardinaggio effettuata
nell’ambito delle strutture sanitarie;
7) I gessi ortopedici e le bende, gli assorbenti igienici anche
contaminati da sangue esclusi quelli dei degenti infettivi, i pannolini
pediatrici e i pannoloni, i contenitori e le sacche utilizzate per le
urine (se non considerati rifiuti pericolosi).

Fonti: gestione-rifiuti.it - nurse24.it – nursetimes.com

3Ds- Valbonesi Clarissa

Potrebbero piacerti anche