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Sistema di nomenclatura R, S.

Un sistema di nomenclatura indica la


configurazione, cioè la disposizione degli atomi o gruppi intorno al C asimmetrico; per
indicare la configurazione utilizziamo le lettere R e S. Quindi per ciascuna coppia di
enantiomeri contenenti un C asimmetrico, uno di essi avrà configurazione R e l’altro S.
 Disporre i gruppi o atomi legati al C asimmetrico in ordine di priorità,
determinata dal numero atomico degli atomi. Maggiore è il numero atomico,
più alta è la priorità.
 Orientare la molecola in modo che la priorità più bassa –il quarto- si trovi il
più lontano possibile dal punto di osservazione. Tracciare, una freccia
immaginaria che collega il gruppo a priorità più bassa –senza passare per il
gruppo con la penultima priorità, cioè il terzo- con il gruppo con la priorità più
alta –il primo- e con quello con la priorità successiva –il secondo.
Se la direzione della freccia è in senso orario  configurazione R  destra.
Se la freccia va in senso antiorario  configurazione S  sinistra.
Ad esempio, nei due enantiomeri del 2-
bromobutano, il bromo ha la priorità più alta, seguito
dal gruppo etilico e dal gruppo metilico, ed infine
dall’H che ha priorità più bassa.
 Se il gruppo con priorità più bassa si trova su
un cuneo tratteggiato, si disegna una freccia che va dal gruppo 1 al gruppo 2,
se procede in senso orario la configurazione è R, se invece va in senso
antiorario la configurazione è S.
 Se il gruppo con priorità più bassa non è disposto su di un cuneo tratteggiato,
bisogna scambiare i due gruppi tra loro, in modo che il gruppo 4 si trovi su
di un cuneo tratteggiato. Poi si procede per determinare la configurazione.
Poiché abbiamo scambiato due gruppi, stiamo determinando la configurazione
dell’enantiomero della molecola originaria, quindi se questo enantiomero ha
configurazione R, la molecola originaria possiede configurazione opposta
quindi S.
 Nella proiezione di Fischer, se il gruppo con la
priorità più bassa si trova su uno dei legami
rappresentanti come una linea verticale: e la freccia
procede in senso orario, il composto ha configurazione
R, altrimenti se procede in senso antiorario ha
configurazione S.
Se invece si trova su una linea orizzontale, la
configurazione indicata dal senso di rotazione della
freccia è quella opposta alla reale configurazione del C asimmetrico, quindi se
la freccia va in senso orario non è R ma S, e viceversa.
Se un composto ha la configurazione R e l’altro S sono enantiomeri, se hanno la stessa
configurazione sono la stessa molecola.
Attività ottica. Una delle proprietà diverse per gli enantiomeri è il modo con cui
interagiscono con la luce polarizzata.
 La luce normale consiste di onde elettromagnetiche che oscillano in tutte le
direzioni,
 la luce polarizzata nel piano oscilla in un unico piano che attraversa la linea
di propagazione e si ottiene facendo passare la luce attraverso un
polarizzatore, che può essere una lente polarizzata oppure un prisma di Nicol.
 Biot scoprì che alcune sostanze, come la canfora o la trementina, erano in
grado di ruotare il piano di polarizzazione, intuì che la capacità di ruotare il
piano della luce polarizzata era da attribuire all’asimmetria delle molecole che
contenevano uno o più C asimmetrici; quindi un composto chirale ruota il
piano di polarizzazione e si dice che è otticamente attivo. Invece, un
composto achirale non ruota il piano della polarizzazione e pertanto si dice
che è otticamente inattivo.
 Se un enantiomero ruota il piano di polarizzazione in senso orario, la sua
immagine speculare lo ruoterà in senso antiorario.
 Se un composto otticamente attivo ruota il piano di polarizzazione in senso
orario, viene detto destrogiro e si indica con +, se lo ruota in senso
antiorario viene detto levogiro e si indica con -.
 La misura in cui un composto ruota il piano di polarizzazione può essere
valutata con uno strumento che si chiama polarimetro. La sorgente di luce
del polarimetro deve fornire una luce monocromatica, che passa attraverso
un polarizzatore ed emerge come luce polarizzata.
 La luce polarizzata pasa prima attraverso una cella per il campione vuota, da
cui emerge con il suo piano di polarizzazione invariato, e poi attraverso un
analizzatore, che consiste in un secondo polarizzatore montato su di un
oculare munito di un quadrante con una scala in gradi. Quando si usa il
polarimetro, si ruota l’analizzatore fino a che l’occhio di colui che esegue la
misura non vede il buio totale, questa posizione corrisponde alla rotazione
zero.
 Il campione da analizzare viene posto nella cella, se è otticamente attivo ruota
il piano di polarizzazione; quindi l’analizzatore non riesce più ad impedire il
passaggio di tutta la luce, che riesce a raggiungere l’occhio dell’osservatore.
Il quale ruota di nuovo l’analizzatore fino ad ottenere l’oscuramento totale. Si
può leggere il valore dell’angolo di rotazione dell’analizzatore dal
quadrante, esso rappresenta la differenza tra la risposta di un campione
otticamente attivo e inattivo. La rotazione misurata rappresenta la rotazione
sperimentale α, espressa in gradi, che dipende dal numero di molecole
otticamente attive che la luce incontra nel campione, che a sua volta dipende
dalla concentrazione del campione e dalla lunghezza della cella; inoltre la
rotazione sperimentale dipende anche dalla temperatura e dalla
lunghezza d’onda della sorgente.
 Ogni composto otticamente attivo ha una rotazione specifica, cioè una
rotazione provocata da una soluzione di 1 g del composto per ml di soluzione
in una cella lunga 1 dm ad una specifica temperatura e lunghezza d’onda.
 Se si conosce la direzione in cui un composto otticamente attivo devia il piano
di polarizzazione si può inserire nel nome del composto il simbolo + o -.
 Una miscela in uguali proporzioni di due enantiomeri viene detta miscela
racemica, essa non ruota il piano della luce polarizzata, sono otticamente
inattive, in quanto per ogni molecola presente nella miscela racemica che
ruota il piano di polarizzazione in una direzione, esiste la sua immagine
speculare che lo ruota in direzione opposta. Il piano di polarizzazione rimane
invariato.
 Si può accertare se un campione è costituito da un singolo enantiomero o da
una miscela di enantiomeri, attraverso la misura della sua rotazione specifica.
Per un campione enantiomericamente puro, cioè in cui è presente un
enantiomero, osserveremo una rotazione specifica di 23,1°. Se è pari a 0
sapremo che si tratta di una miscela racemica, se invece osserviamo una
rotazione specifica positiva ma con un valore inferiore a 23,1°, sapremo
che ci troviamo di fronte a una miscela di due enantiomeri, in cui è
presente in maggiore quantità l’enantiomero con configurazione S.
 Possiamo calcolare la purezza ottica della miscela, facendo il rapporto tra la
rotazione specifica del campione e dell’enantiomero puro.
L’eccesso enantiomerico (ee) ci dice quanto composto in eccesso è
presente nella miscela. Se ci troviamo di fronte ad un composto puro al
100%, l’eccesso enantiomerico e la purezza ottica hanno lo stesso valore.
All’aumentare del numero di C asimmetrici aumenta il numero di stereoisomeri possibili
di un composto. Un composto può avere un massimo di 2n stereoisomeri, in cui n
rappresenta il numero di C asimmetrici. Ad
esempio, il 3-cloro-2-butanolo ha due C
asimmetrici, quindi avrà quattro stereoisomeri,
costituiti da due coppie di enantiomeri. Gli
stereoisomeri 1 e 2 sono immagini speculari non
sovrapponibili, essendo enantiomeri. Gli
stereoisomeri 3 e 4 sono enantiomeri. Gli
stereoisomeri 1 e 3 non sono né la stessa
molecola né enantiomeri, per cui vengono
definiti diasteroisomeri; in questo caso sono i
composti 1 e 4, 2 e 3, 2 e 4. Gli enantiomeri
hanno le stesse proprietà fisiche ed identiche proprietà chimiche, per cui reagiscono alla
stessa velocità con un determinato agente achirale. I diasteroisomeri, presentano
diverse proprietà fisiche e chimiche, per cui reagiscono allo stesso reagente achirale con
velocità differenti.
Nelle proiezioni di Fischer, gli steroisomeri con due C asimmetrici adiacenti, i cui
enantiomeri presentano gruppi simili dallo stesso lato rispetto alla catena carboniosa
vengono detti enantiomeri eritro, su lati opposti enantiomeri treo.
Siccome la proiezione di Fischer rappresenta la molecola in una conformazione instabile,
cioè eclissata, si preferisce utilizzare
le formule prospettiche che
mostrano una struttura
tridimensionale in una
conformazione sfalsata, più
stabile.
L’1-bromo-2-metilciclopentano pure presenta
due C asimmetrici e quattro stereoisomeri,
poiché è un composto ciclico, i sostituenti
possono trovarsi sia in configurazione cis che trans, di cui presenta due coppie ciascuno.
L’1-bromo-3-metilciclobutano non ha C
asimmetrici. Il C 1 è legato ad un Br e a un H,
ma gli altri due gruppi sono uguali, il C3 è legato
al gruppo metilico, a un H e a due gruppi uguali,
quindi ha due stereoisomeri, siccome non
presenta quattro gruppi differenti. Gli isomeri in questo caso non hanno enantiomeri.
L’1-bromo-3-metilcicloesano ha due C
asimmetrici. Il C che è legato ad un H e a un Br
è legato pure a due radicali alchilici differenti,
per cui è un C asimmetrico; anche il C che è
legato a un H e un gruppo metilico presenta due radicali alchilici differenti e per questo
motivo è un C asimmetrico. Poiché il composto ha due C asimmetrici, presenta quattro
stereoisomeri, si possono scrivere due
enantiomeri per l’isomero cis e trans.
L’1-bromo-4-metilcicloesano non ha C
asimmetrici e quindi il composto presenta un solo isomero cis e trans.
Composti meso. Esistono composti che pur avendo due C asimmetrici presentano solo
tre steroisomeri, ad esempio il 2,3-dibromobutano. L’isomero mancante è l’immagine
speculare di 1, in quanto questo composto e la sua immagine speculare sono la stessa
molecola. Pertanto, lo steroisomero 1 viene
detto composto meso. Anche se un composto
meso ha dei C asimmetrici ed è una molecola
achilare. Può essere riconosciuto dal fatto che
ha due o più C asimmetrici ed un piano di
simmetria. Se un composto presenta un piano
di simmetria, non è otticamente attivo anche
se ha C asimmetrici. Un piano di simmetria divide la molecola in due parti, che sono
l’immagine speculare dell’altra. Lo steroisomero 1 ha un piano di simmetria, ciò vuol
dire che non ha immagine speculare non sovrapponibile, non ha enantiomero. Un
composto con gli stessi 4 atomi o gruppi legati a due diversi C asimmetrici avrà 3
stereoisomeri: uno è composto meso e gli altri due sono enantiomeri.
Nel caso di composti ciclici, l’isomero cis sarà il
composto meso mentre l’isomero trans esisterà come
due enantiomeri. Il cis-1,2-dibromocicloesano presenta
un piano di simmetria, il suo anello non è un esagono
planare, per cui si trova preferenzialmente nella
conformazione a sedia, che non presenta piano di
simmetria. Solo il conformero a barca, molto meno
stabile, presenta piano di simmetria. Anche se solo un
conformero mostra un piano di simmetria, il composto
è achirale e se ha due C asimmetrici è di conseguenza un composto meso. Questo vale
anche per i composti aciclici, come 2,3-dibromobutano che è un composto meso
achirale, perché presenta un piano di simmetria, che è evidente solo nel conformero
eclissato. Nel conformero sfalsato, più stabile, non ha piano di simmetria. La molecola
è comunque un composto meso pin quanto uno dei suoi conformeri presenta un piano
di simmetria.
Se un composto ha più di un C
asimmetrico, gli accorgimenti
utilizzati per determinare la
configurazione assoluta di un C
asimmetrico si devono applicare a
ciascun C asimmetrico presente
nella molecola separatamente. Ad
esempio, il 3-bromo-2-butanolo,
al C2 abbiamo il gruppo OH con
priorità più alta, il C3 ha la priorità successiva segue il gruppo CH3 e poi l’H che ha la
priorità più bassa. Siccome il gruppo a minore priorità si trova sul cuneo tratteggiato,
possiamo disegnare una freccia che va dal gruppo a maggiore priorità a quello
immediatamente successiva e otteniamo una configurazione S. Al C3, il gruppo a
priorità minore non è disposto sul cuneo tratteggiato per cui dopo aver fatto lo scambio,
anche se la freccia è orientata in senso antiorario, la configurazione è R. Gli enantiomeri
hanno configurazione opposta ad entrambi i C asimmetrici, mentre i diasteroisomeri
hanno la stessa configurazione ad un C asimmetrici e quella opposta all’altro.
Reazioni di composti contenenti un C
asimmetrico. Quando un composto contenente
un C asimmetrico reagisce, se la reazione non
provoca la rottura di nessuno dei quattro legami
del C asimmetrico, le posizioni relative dei gruppi ad esso legati non subiscono alcuna
variazione. Ad esempio, quando l’(S)-1-cloro-3-metilpentano reagisce con lo OH, questo
prende il posto di Cl. Sia il reagente che il prodotto hanno la stessa configurazione
relativa- ciò significa che nei due composti i sostituenti si trovano nella stessa
posizione- in quanto la reazione non ha rotto nessuno dei legami del C asimmetrico; ciò
non implica necessariamente che un reagente con configurazione S dia un prodotto con
configurazione S. In questo caso, anche se i gruppi hanno conservato le stesse posizioni,
le priorità relative sono cambiate. Il reagente e il prodotto, qui, hanno la stessa
configurazione relativa, ma diversa configurazione assoluta, perché il reagente è S e
il prodotto R.
Se la reazione provoca la rottura di un legame
del C asimmetrico, si può verificare sia che il
prodotto abbia la stessa configurazione relativa
del reagente che quella opposta, quindi dipende
dal meccanismo della reazione.
(+)-gliceraldeide. La gliceraldeide ha un solo centro chirale
ed esiste come due stereoisomeri. Inizialmente, non si
conosceva la sua configurazione assoluta, nonostante le
configurazioni di molti composti sono state ottenute
sintetizzandoli a partire da essa. Era stato assunto che la (+)-gliceraldeide fosse
l’enantiomero R, erano configurazioni relative, basate sull’assunzione che questa
molecola avesse configurazione R.

Dei
chimici olandesi stabilirono che il sale di sodio e il rubidio dell’acido (+)-tartarico avesse
la configurazione R,R. Poiché l’acido (+)-tartarico può essere sintetizzato a partire dalla
(-)-gliceraldeide, questa doveva essere l’enantiomero S. Sunque, l’assunzione della
configurazione R era corretta.
La separazione degli enantiomeri. Due enantiomeri non
possono essere separati tramite la distillazione frazionata o
la cristillazione, perché hanno stessi punti di ebollizione e
stessa solubilità, e ciò fa sì che distillino o cristallizzino
contemporaneamente. Pasteur riuscì a separare una coppia di enantiomeri e notò che
una soluzione dei cristalli ‘destrosi’ ruotava il piano della luce polarizzata in senso orario,
mentre una soluzione di quelli ‘sinistrosi’ in senso antiorario. La separazione di due
enantiomeri viene detta risoluzione di una miscela racemica. Dato che un acido
reagisce con una base per formare un sale, una miscela racemica di un acido carbossilico
può reagire con una base di origine naturale otticamente pura per formare due sali
diasteroisomerici. Morfina, stricnina, brucina sono basi chirali, che esistono come
enantiomeri singoli, perché
quando un composto chirale viene
sintetizzato in un sistema
biologico, si forma un solo
enantiomero. Quando un acido R
reagisce con una base S, si forma
un sale R, S, quando un acido S
reagisce con una base S si forma
un sale S, S. Un C asimmetrico nel
sale R, S è uguale al C
asimmetrico del sale S, S; mentre
l’altro C nel sale R, S è l’immagine
speculare del C del sale S, S.
Quindi i sali sono diasteroisomeri,
hanno proprietà fisiche diverse,
per cui possono essere separati e riconvertiti in acidi carbossilici per aggiunta di un
acido forte, come HCl. La base chirale può essere separata dall’acido carbossilico e
riutilizzata.
Gli enantiomeri possono essere separati anche mediante la cromatografia. In questo
modo, la miscela viene disciolta in un solvente e la soluzione viene fatta passare
attraverso una colonna impaccata co del materiale in grado di assorbire i composti
organici. Se la colonna viene impaccata con del materiale chirale, i due enantiomeri
si muovono lungo la colonna con velocità diverse in quanto hanno affinità diverse per il
materiale chirale e cosi un enantiomero uscirà per primo dalla colonna. Il materiale
chirale è un esempio di ‘probe chirale’, cioè è in grado di distinguere due enantiomeri,
ad esempio un polarimetro.
H enantiotopici e diastereotopici, C prochirali. Se un C è legato a H e a due gruppi
diversi, i due H vengono detti enantiotopici. Il C a cui sono legati gli H enantiotopici è
detto C prochirale, perché diventa un centro chirale, se un H viene sostituito. Un H è
detto pro-R se il C asimmetrico ha configurazione R, pro-S se ha configurazione S, sono
chimicamente equivalenti, hanno la stessa reattività e non possono essere distinti da
reagenti chirali. Se un C è legato a due H, sostituendoli si ottiene una coppia di
diasteroisomeri e i due H sono detti H diastereotopici, non hanno la stessa stabilità.
N e P come centri chirali. Possono essere un
centro chirale, se legati a quattro gruppi diversi
e possiedono una geometria tetraedrica. Un
composto con centro chirale può esistere come
coppia di enantiomeri che possono essere
separati. Se uno dei quattro atomi è una coppia
solitaria di elettroni, gli enantiomeri non possono essere separati in quanto si
interconvertono a temperatura ambiente. Questo processo viene detto inversione
delle ammine.
Stereochimica delle reazioni. La stereochimica trattagli aspetti riguardati la struttura
tridimesionale delle molecole. Il termine ‘stereoselettiva’ seleziona un particolare
stereoisomero, una reazione stereoselettiva porta alla formazione di uno steeoisomero
piuttosto che un altro. A seconda del grado di preferenza per un particolare
stereoisomero, una reazione può essere descritta come moderatamente, altamente o
completamente stereoselettiva. Una reazione è stereospecifica se il reagente può
esistere sotto forma di diversi stereoisomeri e ciascun stereoisomero produce un diverso
stereoisomero del prodotto o una diversa serie di stereoisomeri. Tutte le reazioni
stereospecifiche sono anche stereoselettive. Non tutte le reazioni stereoselettive sono
stereospecifiche, perché ci sono reazioni in cui il reagente non ha un doppio legame C-
C o un C asimmetrico e non può esistere come diversi stereoisomeri.
Stereochimica di addizione elettrofila degli alcheni.
Reazioni di addizione che comportano la formazione di un C asimmetrico
 Quando il reagente non ha nessun C asimmetrico e subisce una reazione che
porta alla formazione di un C asimmetrico, il prodotto sarà una miscela
racemica. Si formerà una coppia di enantiomeri, in uguali quantità degli isomeri
R e S. Quindi non è una reazione stereoselettiva.
 Se il reagente ha un C asimmetrico, si forma una coppia di diastereoisomeri.
Gli stadi di transizione che conducono alla formazione saranno in relazione
diastereoisomerica e non avranno la stessa stabilità, per questo si formeranno
quantità diverse dei due distereoisomeri. La reazione è stereoselettiva.
Reazioni di addizione che comportano la formazione di due C asimmetrici.
Gli stereoisomeri che si formano dipendono dal meccanismo della reazione.
 Addizione ai reagenti che formano intermedi radicalici o carbocationici.
Si ottengono quattro stereoisomeri. Quando i due sostituenti si addizionano dalla
stessa parte rispetto al doppio legame, l’addizione viene detta addizione sin,
mentre se avviene da parti opposte, viene detta addizione anti. La reazione
non è stereospecifica, in quanto in tale reazione gli isomeri cis e trans formano
stereoisomeri diversi. E in questo caso formano gli stessi prodotti.
 Addizione di H2. Si formano solo due dei quattro possibili stereoisomeri in
quanto può avvenire solo l’addizione sin. Tale
addizione ad un alchene cis porta alla formazione di
enantiomeri eritreo.
Se i due C asimettrisi sono legati agli stessi quattro
sostituenti si ottiene un composto meso.
L’addizione sin ad un alchene trans porta alla formazione degli isomeri treo.
Queste reazioni sono stereoselettive e stereospecifiche.
Gli alcheni ciclici con meno di otto carboni nell’anello possono esistere solo
nella configurazione cis, in quanto non c’è un numero sufficiente di C nel ciclo
per contenere un doppio legame. L’addizione di H2 porta alla formazione di
enantiomeri cis. Ciascun C è legato agli stessi quattro sostituenti, per cui
l’addizione sin porta alla formazione di un composto meso.
 Idroborazione-ossidazione. È un’addizione
sin, per questo è una reazione
stereoselettiva. Porta alla formazione solo della
coppia di enantiomeri che presentano i gruppi che
si sono addizionati dalla stessa parte rispetto all’anello.
 Ione bromonio come intermedio. Si formerà una coppia di enantiomeri. La
reazione è stereospecifica. L’addizione di Br2 all’alchene cis porta alla
formazione di enantiomeri treo, quindi è un’addizione anti e presenta come
intermedio lo ione bromonio ciclico. In questa reazione, i due atomi di boro si
addizionano da parti opposte rispetto al doppio legame e si ottengono solo due
dei quattro stereoisomeri possibili.

Mentre all’alchene trans l’addizione porta alla formazione di enantiomeri


eritro (CIS-SIN-ERITRO, cioè dallo stesso lato). Se i due C asimmetrici presenti
nel prodotto sono legati alla stessa molecola, gli isomeri eritro sono la stessa
molecola, cioè un composto meso.
Poiché avviene solo l’addizione anti, l’addizione di Br2 al cicloesene forma solo gli
enantiomeri in cui i due atomi di Br sono addizionati dai lati opposti rispetto al
ciclo.