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MOTI DI FILTRAZIONE

Prof. Giovanni B. Crosta Corso Geologia Applicata Dip Scienze Geologiche e Geotecnologie
Comportamento idraulico delle terre
tutte le masse di terra costituiscono sistemi porosi aperti, con pori totalmente (o almeno in parte)
intercomunicanti

 permeabilità per porosità (“permeabilità primaria”)

Permeabilità =
“attitudine di un mezzo a lasciarsi attraversare da un fluido (acqua, gas)”

TUTTI I TIPI DI TERRA contengono vuoti intercomunicanti e pertanto sono permeabili per porosità,
con la seguente differenza:

TERRE A GRANA MEDIO-GROSSOLANA (sabbie, ghiaie):


i legami superficiali e lo spessore dello strato adsorbito sono nulli o trascurabili,
i vuoti sono effettivamente intercomunicanti,
reagiscono pressoché istantaneamente alle variazioni di pressione neutra;

TERRE A GRANA FINA (limi, argille, terre organiche):


i legami superficiali e lo spessore dello strato adsorbito sono quantitativamente importanti,
i vuoti sono inizialmente non intercomunicanti,
il sistema poroso chiuso si trasforma in un sistema aperto, ma con un certo tempo di ritardo nel reagire
alle variazioni di pressione neutra.

ROCCE:
non porose, o con pori in massima parte non intercomunicanti (sistema poroso chiuso);
permeabili in massima parte per fratturazione (“permeabilità secondaria”).

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• Viscosità: misura la resistenza di un fluido che è deformato per taglio o
per estensione. In generale, rappresenta la resistenza di un liquido a fluire,
oppure è descrivibile con il suo spessore

• La viscosità descrive la resistenza interna di un fluido a fluire e può essere


pensata come una misura dell’attrito del fluido stesso.

• Acqua: fluido sottile ossia a bassa viscosità


• Olii: in genere sono spessi, avendo alta viscosità

• Tutti i fluidi presentano in genere una resistenza al flusso

• Un fluido che non presenti una resistenza a sforzi di taglio applicati è


detto fluido ideale o inviscido

• Lo studio della viscosità è oggetto della REOLOGIA

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y
u
• Viscosità dinamica: o 
u
assoluta, determina la dinamica
di un fluido newtoniano y
incomprimibile
Ogni livello del fluido si muove in
• Viscosità cinematica: pari alla genere a diversa velocità e la viscosità
V. dinamica divisa per la è originata dallo sforzo di taglio tra
densità del fluido, per un fluido livelli diversi e che si oppone alla forza
newtoniano
applicata.
Newton assunse che per livelli paralleli
• Viscosità di volume:
determina la dinamica di una e flusso uniforme, lo sforzo di taglio 
fluido newtoniano comprimibile tra livelli è proporzionale al gradiente
della velocità, ∂u/∂y, nella direzione
• Viscosità di taglio: coeff. di perpendicolare agli strati
viscosità di una fluido non
newtoniano sottoposto a sforzi u
di taglio  
y
• Viscosità estensionale: coeff.
di viscosità di una fluido non ove μ è il coefficiente di viscosità,
newtoniano sottoposto a sforzi la viscosità, la viscosità dinamica
di estensione o la viscosità newtoniana

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Richiami di idraulica: definizioni
• Le basi teoriche del flusso di liquidi in condotti furono stabilite da
O. Reynolds (1883, An experimental investigation of the circumstances which
determine whether the motion of water shall be direct or sinuous and of the law of
resistance in parallel channels. Phil. Trans. The Royal Society, London)
• Gli esperimenti di Reynolds dimostrarono che il regime di flusso
in un tubo può essere laminare o in certe condizioni turbolento.
• Rilascio di un colorante all’interno di un tubo trasparente ove
Reynolds
Osborne l’acqua defluiva per verificarne le condizioni laminari e
turbolente.
Variazione di: diametro D e lunghezza L del tubo, carico h tra i due
serbatoi e di conseguenza la velocità di deflusso.
Gradiente idraulico: i = h/L.
Reynolds dimostrò che esiste una velocità critica, vc, al di sotto della h
quale il flusso è laminare ed esiste proporzionalità tra gradiente v
idraulico e velocità di flusso.

turbolento
Flusso
Velocità > vc, non esiste proporzionalità e il flusso è turbolento. L
Reynolds propose la seguente relazione: i

laminare
Flusso
v Dg
Re  c
Limiti di massima: g
ove Re  n di Re ynolds
1<Re<10 laminare
10<Re<100 laminare non lineare
vc  velocità critica, D  diametro tubo
g  peso specifico fluido,   vis cos ità fluido v
Re > 100 turbolento
c v
Prof. Giovanni B. Crosta g  accelerazi
Corso
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vD vD QD
Re   
  A
v  velocità media fluido (SI : m/s)
D  diametro (m)
  viscosità dinamica (Pa·s or N·s/m²)
  viscosità cinematica ( = µ /  ) (m²/s)
  densità del fluido (kg/m³)
Q  portata (m³/s)
A  sezione di flusso (m²)

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Relazione tra gradiente idraulico e
velocità e tipo di regime

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Legge di Darcy
H. Darcy, un ingegnere idraulico francese, che scrisse il libro “Les Fontaines publiques de la
ville de Dijon” (1856). Darcy condusse una serie di esperimenti facendo fluire dell’acqua
attraverso una colonna di sabbia.
La legge di Darcy descrive il deflusso di un fluido in un mezzo poroso. Tale legge descrive la
proporzionalità tra portata del flusso e le caratteristiche fisiche e geometriche:

(h1  h2 ) h
Q   kA  kA
L l
L
k = conducibilità idraulica = portata specifica per hA-hB
hB
unità di gradiente idraulico, A = area sezione, (h1-
h2)/L = gradiente idraulico, ossia la velocità di hA
flusso è proporzionale al gradiente idraulico e K è
la costante di proporzionalità. Il segno negativo
indica che il flusso è nella direzione verso il valore
di livello minore dell’acqua. La relazione è lineare
ed è valida finchè il flusso rimane laminare (come
dimostrato più tardi da Reynolds).
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La conducibilità idraulica, k, è la misura della facilità con cui un fluido è trasportato
attraverso un mezzo poroso ed è funzione della permeabilità intrinseca = K [L2]:
Kg
k

ove  = densità del fluido e  = viscosità del fluido [F T L-2]e a 20°C: k (cm/s) = K *1.02*10-5
cm2

La permeabilità intrinseca è la componente della conducibilità idraulica che è funzione solo


delle caratteristiche proprie del mezzo poroso (granulometria, dimensione dei vuoti,
interconnessione dei vuoti).
Le proprietà determinanti per la conducibilità idraulica K sono:
•granulometria,
•forma particelle,
•superficie specifica,
•porosità,
•mineralogia e chimismo delle acque (per argille soprattutto) e
•caratteristiche fisiche dei fluidi.
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Nel caso di una sezione unitaria avremo che:
(h1  h2 ) h
Q   kA  kA
L l
si trasforma nella:
(h1  h2 ) (h  h ) h
q   k *1*   k *1 * 1 2  k *1 *  k *1* i
L L l
che equivale a scrivere la seguente relazione per la velocità di deflusso:

v  k *i
K w g
v *i
detta legge di Darcy. In forma generale sarebbe, 
K g
ma come detto prima può essere considerato costante in condizioni ambientali.

Tale velocità corrisponde alla velocità di deflusso media che è sempre inferiore alla
velocità effettiva di flusso entro i pori.

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Carico idraulico
Darcy non era interessato alla misura del livello dell’acqua nei manometri
rispetto a un riferimento assoluto bensì era interessato solo alla differenza
di livello tra i due punti.
Per generalizzare il risultato è invece indispensabile pensare al significato reale
del livello dell’acqua misurato. In sito la misura del livello viene fatta
attraverso un piezometro che nel caso più semplice è costituito da un tubo
aperto infilato nel terreno e aperto alle due estremità con livello di
riferimento della misura coincidente al livello del mare (q. 0 m s.l.m.)
Hubbert (1940) dimostrò che i diversi valori di
profondità
acqua quota, pressione e carico totale possono essere
interpretabili attraverso l’equazione di Bernoulli.
carico di
pressione
carico
totale up/gw Tale equazione dice che, in condizioni di flusso
carico di
stazionario, l’energia totale di un fluido
quota,z incomprimibile è costante lungo un percorso di
flusso entro un sistema chiuso. Essa è espressa
come: 2
P v
gz    cos tan te
w 2
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2
Pv
gz    cos tan te
w 2

con dimensioni [L2/T2] energia per unità di massa, ove :


g = accelerazione di gravità
z = quota della base del piezometro
P = pressione esercitata dalla colonna d’acqua
w = densità dell’acqua. 2
Dividendo l’espressione per g si ottiene: P v
z   cos tan te
g w 2g
[L] energia per unità di peso N m/N
gw = peso di volume dell’acqua

Le due equazioni descrivono l’energia totale del fluido e in particolare:

1° termine esprime l’energia di posizione


2° termine è l’energia sostenuta dalla pressione del fluido
3° termine è l’energia dovuta al moto del fluido.

Nella seconda forma l’equazione di Bernoulli è composta da tre carichi differenti:


z = carico di quota, ossia quota della base del piezometro; rappresenta teoricamente il lavoro
necessario a innalzare una unità peso d’acqua dal livello di riferimento alla quota z;

P/gw = altezza della colonna d’acqua entro il piezometro; rappresenta il lavoro che un fluido è in
grado di effettuare a causa della sua pressione; sommato al precedente dà l’energia potenziale;

v2/2g = energia cinetica o dovuta al moto del fluido;


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in genere la velocità entro un mezzo poroso (terreno o roccia) è estremamente bassa e
tale rapporto è quindi piccolo e trascurabile per cui il carico totale si riduce alla:
P u
hz H  z 
g w g hp1
hp2
per cui il carico totale in un punto è hp1
hp2
misurabile direttamente dal livello Q
Q
d’acqua entro un piezometro. z2 z1
z1
Ulteriori definizioni utili sono: z2

u  h  g w  sovrapressione idrostatica o
eccesso di pressione idrostatica
u h  g w
ip    gradiente di pressione
L L hp1 hp1
hp2
h hp2
i  gradiente idraulico
L Q Q
z1 z1 z2
z2

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Potenziale
In termini di quote piezometriche (di comune impiego) conviene introdurre una quantità
detta Potenziale () in termini di energia per unità di peso:
  z h
mentre in termini di energia per unità di massa (potenziale di Hubbert, 1940) avremo:
u
  g ( z  z riferimento )
gw
e spesso hriferimento =0
P
e anche   gz   gh   gh
w
Da questa si può anche scrivere: h 1 
( )
l g l
Tale energia provoca il flusso e la velocità in una particolare direzione (s) ed è legata al
gradiente del potenziale o gradiente idraulico in quella direzione dalla legge di Darcy
(1857): 
v s  k s  ki
s
e anche: K 
q ( )
g l
ove /l = gradiente di potenziale.
Un percorso stazionario di filtrazione si realizza ovunque esista una gradiente
globale del potenziale idraulico. Deve quindi esistere una serie di potenziali o pressioni
interne in equilibrio con le condizioni idrauliche medie al contorno (medie a causa delle
variazioni stagionali possibili in superficie o al collegamento in profondità con strati a
elevata permeabilità). Per passare invece dalle condizioni o stato transitorio a quello
stazionario è necessario del tempoCorso
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cheGeologia
è funzione delle caratteristiche
Applicata
dei materiali.
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Come può variare la k?
Legge di Poiseuille:
in tubi capillari di sezione uniforme e per moto laminare la velocità della corrente v
aumenta con il quadrato del diametro [v  d2]
La legge di Poiseuille per un tubo sottile:

D 2 g h u
u media 
8  x
la velocità media è u media ma u varia entro il tubo stesso e questo può essere osservato
sperimentalmente

Nei terreni si osserva che: v  d pori


2

v  D granuli
2

In letteratura si ritrovano diverse


relazioni empiriche che sfruttano
tale relazione di proporzionalità

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Formula empirica di Allen Hazen, considerata valida per sabbie
uniformi: (CU < 5; 0.1 < D10 < 3 mm):
k (cm / s )  (100  150 )  D102 ( cm )

Formula empirica di A. Casagrande: per un terreno sabbioso

v  e2 k

k (cm / s )  1.4  e 2  k e0.85 ke=0.85

e
0.85

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Campo di Variazione di k nei terreni:

Dgranuli: campo di variazione < 10-6 e > 102 mm


Se poniamo che
v  ki  Dgranuli
2

K potrebbe quindi variare fino a (108)2 volte

Valori determinati: da 10-12 fino a 1 m/s

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ETEROGENEITA’ E PERMEABILITA’ IN
TERRENI STRATIFICATI
I mezzi porosi sono raramente uniformi, ossia le proprietà
variano con la posizione.
Questo diviene un problema rilevante qualora si voglia
determinare una proprietà dell’intero mezzo poroso
eterogeneo o per esempio stratificato. In genere i
terreni sciolti presentano una stratificazione sub-
orizzontale con eterogeneità e anisotropia.
In genere si osserva che in un mezzo stratificato la Kh > Kv
(spesso di un ordine di grandezza),
nei depositi a struttura ritmica o laminata Kh >> Kv (fino a 2
ordini di grandezza).
Più in generale, per stratificazione comunque inclinata K// >
K o addirittura K// >> K

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Si possono individuare 2 situazioni limite:

flusso parallelo agli strati  Kh Caso Qtot


2)
flusso perpendicolare agli strati  Kv
Qtot bi

btotale
Per flusso parallelo agli strati: Caso
bn
1)
K i bi
K x  i 1
n

btotale

Per flusso perpendicolare agli strati:

btotale
Kz 
n bi
i1 K
i

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Entrambe le equazioni possono essere derivate a partire dalla Legge di Darcy.
Per il caso di flusso parallelo alla stratificazione ciascun strato può essere trattato in
modo separato:
Qtot bi

btotale
Caso
bn
1)

Qtotale  Q1  Q2

dh
Qtotale  K totale * w * btotale *
dl

dh
Q1  K 1 * w * b1 *
dl
dh
Q2  K 2 * w * b2 *
dl
dh dh dh
Qtotale  K totale * w * btotale *  K 1 * w * b1 *  K 2 * w * b2 *
dl dl dl
K * b  K 2 * b2
K totale  1 1
btotale
K i bi
K x  i 1
n

btotale
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Per il caso di flusso perpendicolare alla stratificazione (dall’alto come dal basso) la portata
specifica dovrà essere la stessa per ciascuno strato

qtotale  q1  q2

dh dh dh
K totale *  K1 *  K2 *
dl dl1 dl2 h3  h1 (h  h )  (h2  h1 )
K totale *  K totale * 3 2
dltotale btotale
h3  h1 h h h h h3  h1
K totale *  K1 * 2 1  K 2 * 3 2 itotale 
dltotale b1 b2 btotale
K totale b1 * K totale * itotale b2 * K totale * itotale
K totale * itotale  *(  )
Caso Qtot btotale K1 K2
2)
K totale b1 b
1 *(  2 )
bi btotale K 1 K 2
btotale btotale
K totale 
bn b b
( 1  2)
K1 K 2


h n
b btotale
Ky  i 1 i

b bi
 (K ) i 1 ( )
n i n
i 1
i Ki

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Conseguenze della diversa permeabilità:

-l’acqua filtra preferenzialmente nella direzione parallela alla stratificazione

- la presenza di intercalazioni sabbiose in un deposito argilloso-limoso aumenta


soprattutto con Kh

-le prove di permeabilità in laboratorio su piccoli campioni possono non essere


rappresentative del comportamento globale ( preferenza alla prove di permeabilità in
situ, a patto che siano correttamente interpretate)

- le opere di drenaggio devono cercare di sfruttare soprattutto Kh

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ANISOTROPIA
L’anisotropia deriva direttamente da queste equazioni in quanto le conducibilità idrauliche verticale e orizzontale differiscono in
un mezzo stratificato:
Anisotropia: variazione di una proprietà con la direzione di misura
Le proprietà direzionali della conducibilità idraulica sono descritte da un ellissoide della conducibilità idraulica. La distanza
dal centro di un ellisse (in 2 dimensioni) al contorno dell’ellisse è proporzionale a
K
2 2
in quella direzione. x y
Tale relazione deriva dalla equazione dell’ellisse:
2
 2
1
a b
e per l’ellisse della conducibilità idraulica:
160 140 120 100
2 2 2
x y r
  Ky = 4*10-4 m s-1
Kx K y Ks
il gradiente idraulico può essere separato nelle Kx = 3.6*10-3 m s-1
componenti vettoriali: dh/dl= 20/5000 =
0.004
h h h
h  i j k
x y z
e quindi se il gradiente idraulico è noto e lo sono
anche le sue componenti, allora si può determinare la
reale direzione di flusso attraverso la somma di
vettori:
5000

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160 140 120 100
Ky = 4*10-4 m s-1

Kx = 3.6*10-3 m s-1
dh/dl= 20/5000 =
0.004

65
dh/dy= 0.004*sen(65)
dh/dx= 0.004*cos(65)

5000

160 140 120 100


Ky = 4*10-4 m s-1

Kx = 3.6*10-3 m s-1
dh/dl= 20/5000 =
0.004

65
dh/dy= 0.00362
dh/dx= 0.00169

5000

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160 140 120 100
Ky = 4*10-4 m s-1

Kx = 3.6*10-3 m s-1
dh/dl= 20/5000 =
0.004

qx = 6.08*10-6

qy = 1.45*10-6

5000

dh/dx= 0.00169

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EFFETTO DELLA FRATTURAZIONE:
Risultati di prove di permeabilità su rocce mostrano che è sempre:

Ksitu > Klab


S
Con differenze anche di parecchi ordini di grandezza, soprattutto
per rocce dense e poco porose, come graniti, calcari cristallini, etc. e
Differenze dovute alla presenza di giunti aperti S
Modello semplificato di ammasso roccioso (Snow, 1965): e
- flusso lungo giunti paralleli e aperti (S = spaziatura, e = S
apertura)
- tre sistemi di frattura fra loro ortogonali
- valori di S ed e costanti
- fratture a superficie planare

Conducibilità idraulica della massa di roccia espressa


teoricamente come:
Nota:
da intendersi come valore limite superiore.
g w  e3 Influenza del livello di sollecitazione sul valore di e.
k Influenza della rugosità sul regime di flusso (laminare o turbolento)
6  S Influenza del materiale di riempimento
Importanza delle misure in sito
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K (cm/s per rocce con acqua a 20°C
Roccia Laboratorio Situ
-3 -8
Arenaria 3*10 – 8*10 1*10 – 3*10-8
-3

Navajo Sandstone 2*10-3


Berea Sandstone 4*10-5
Grovacca 3.2*10-8
Argillite 10-9 – 5*10-13 10-8 – 10-11
Pierre shale 5*10-12 2*10-9– 5*10-11
Calcare, dolomia 10-5 –10-13 10-3 –10-7
Salem limestone 2*10-6
Basalto 10-12 10-2-10-7
Granito 10-7 – 10-11 10-4-10-9
Scisto 10-8 2*10-7
Scisto fessurato 1*10-4 – 3*10-4

Dati da Brace (1978), Davis & De Wiest (1966), Serafim (1968)

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Se le fratture più lunghe e continue
sono anche le più permeabili allora delle
rappresentazioni delle fratture pesate
per la loro lunghezza dovrebbero fornire
un’idea della grandezza della
conducibilità idraulica

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Determinazione della conducibilità idraulica
A) PROVE DIRETTE IN LABORATORIO:
 con permeametro a parete: fissa
flessibile
 con uscita: a pressione atmosferica
in contropressione (“back pressure”)
 a carico idraulico: costante
variabile h = h(t)
 con flusso radiale in cilindro cavo (solo per rocce): verso l’interno
verso l’esterno

B) DETERMINAZIONE INDIRETTA CON ALTRE PROVE IN LABORATORIO:


 da prove edometriche
 da prove triassiali

C) PROVE DIRETTE IN SITU:

 per: immissione (sopra il livello piezometrico) •in pozzo, con piezometri di controllo
pompaggio (sotto il livello piezometrico) •in foro di sondaggio: in terre (prove Lefranc)
 a carico idraulico: costante in rocce (prove Lugeon)
variabile h = h(t) •in terre a grana fine: con piezometri
con permeametri autoperforanti

D) DETERMINAZIONE INDIRETTA CON ALTRE PROVE IN SITU:


 da prove con punta piezometrica (CPTU)
 altri corsi:
Laboratorio di Meccanica delle Terre e delle Rocce
Idrogeologia
Metodi d’indagine geologico-tecnica
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Prove a carico costante

tempo Troppo

Q  qt  kiAt  k (h / L) At
pieno
h
A=1
Troppo
pieno
H’

Misura S S L QL
volume
k
z hAt
filtro

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Prove a carico variabile
a

t1
Adatto a terreni a bassa permeabilità

tempo
h1 t2
h2
A=1
h dh
Troppo
pieno
H’
q  kiA  k ( ) A   a da cui
L dt
h2
aL  dh  aL  dh 
t
S L

 dt  
Misura S
volume
dt     e integrando  
z Ak  h  0 h1
Ak  h 
filtro
aL h aL h
t log e 1 k log e 1
Ak h2 At h2
aL h1
k  2.303 log 10
At h2

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Effetti delle filtrazione sullo stato tensionale:
gradiente idraulico critico
Prova di permeabilità su sabbia inizialmente densa B
h
Situazione iniziale A:  vz  H 1g w  zg g  g saturo
A=1
h = 0 stato di quiete u  ( H  z )g z 1 w

 ' vz   vz  u  z (g  g w )  zg ' H’ A

in particolare : S S L

per z  0 u  H 1g w  'v  0
z
per z  L u  ( H 1  L)g w  ' v  Lg '
Situazione B:
h > 0 flusso attraverso il campione verso l’alto i = h/L
per z  0 rimane u  H1g w uo  0  'v  0
per z  L u  aumenta di u L  hg w

se: recipiente cilindro, sabbia omogenea, flusso lineare u varia linearmente con z, in generale:
z
u z  hg w  g w zi
L
Poiché v= costante, per il Principio degli Sforzi Efficaci se u aumenta di u, allora ’v diminuisce di altrettanto:
 ' vz  z  g 'u z  z  g 'g w  z  i
in particolare :
g'
 ' vz si potrà annullare per i  che viene definito GRADIENTE IDRAULICO CRITICO
gw
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Prove in foro
• Per esempio è possibile stimare il coefficiente di permeabilità da
prove in foro singolo (es. slug test) (metodo non sempre accurato)

2r
40 r y
k
to L y y t
( 20  )( 2  )
L
r L
y
t2 y = valore medio della distanza del livello
y
t1 dell’acqua nel foro misurato a partire dalla
tavola d’acqua durante un intervallo di tempo
t

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Effetti di una falda confinata (“artesiana”) sullo
stato tensionale
Situazione litologica caratterizzata da due acquiferi:
- acquifero superiore (“freatico”), con falda a pelo libero
- acquifero inferiore (confinato), con falda in pressione (“artesiana”)
separati da un livello a debole conducibilità idraulica (“acquitardo”).
u (kPa)

h
acqua vo, ’vo (kPa)
A
Ho
B sabbia
pH
1 u=gwh
p
H2 argilla u=gwH1
p

C u=gw (H1+ H2)

z u=gw (H1+ H2)+ gwh z vo


’vo
Possibili conseguenze negative:
a)in caso di scavo sotto falda freatica, questa dovrebbe essere abbassata; l’aumento di h e di u potrebbe
condurre ad uno stato critico (v’ = 0) e ad un’instabilità per sollevamento del fondo;
b)in caso di estrazione d’acqua per pompaggio dalla falda confinata, la diminuzione di h indurrebbe una
diminuzione di u; conseguentemente, lo sforzo verticale efficace v’ nel livello argilloso verrebbe incrementata di
v’ = -uz , con conseguente assestamento (fenomeno di “Subsidenza”).
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La risoluzione dei problemi di filtrazione è tanto più complessa quanto più le loro condizioni al contorno si
discostano da quelle delle semplici prove di permeabilità (nelle quali le linee di flusso sono rettilinee e parallele).
Problemi di Flusso Confinato:
SCAVO SOTTO FALDA TRAVERSA FLUVIALE IN C.A.

Problemi di Flusso Non Confinato:


DIGA O ARGINE IN TERRA

FILTRAZIONE IN PENDIO NATURALE ?


?
?

Ulteriore problema: definizione della linea di flusso limite


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z
Equazione di Laplace
Consente la risoluzione dei problemi di flusso, facendo riferimento alle seguenti dz
ipotesi semplificative:
1
problema piano (ma con possibilità di estensione a casi tridimensionali); dx
x
 terreno omogeneo, incomprimibile, saturo; y
 fluido incomprimibile;
 conducibilità idraulica k = costante;
 validità della legge di Darcy v = k i .
Nell’intorno di un punto P si considera h dx h dz h dx
h  h  h  h dz
un elementino di lati dx, dz, 1, x 2 z 2 x 2 h 
z 2
e per il medesimo punto si definiscono: hp

v = velocità di filtrazione
h = altezza piezometrica dz
Altezze piezometriche in P e sui 4 lati dell’elementino:
dx

Si definiscono:
- il gradiente idraulico i nelle due direzioni x, z (ix, iz)
- la velocità di flusso v (entrante e uscente) attraverso le 4 facce dell’elementino
(vx,sinistra vx,destra vz,basso vz,alto)

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ix = hP / x iz = hP / z

vx,sinistra = vx – [vx/x * dx/2] vx,destra = vx + [vx/x * dx/2]

vz,basso = vz – [vz/z * dz/2] vz,alto = vz + [vz/z * dz/2]

Eguagliando la portata entrante nell’elementino QE alla portata uscente QU e


semplificando si ottiene l’equazione di continuità
vx/x + vz/z = 0

Introducendo la legge di Darcy v=ki


e considerando un mezzo isotropo (kx = kz) si ottiene
2h/x2 + 2h/z2 =0
oppure, introducendo una funzione Potenziale di Velocità  = k h
2/x2 + 2/z2 =0
notaProf.
come Equazione
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Soluzione dell’equazione di Laplace
mediante due famiglie di curve
(armoniche coniugate),
intersecantisi ad angolo retto: n° cadute di potenziale = H/h
Linea di
2
flusso
1
dl
- linee equipotenziali (x,z) = cost Linea di
1 h2 flusso
- linee di flusso (x,z) = cost q dm h1
Linea
equipotenzial
Linea e
La soluzione dell’equazione 2
equipotenzial
e
differenziale richiede la definizione Maglie
di 4 condizioni al contorno: q = K (dm x 1)( h2/dl)= quadrate
q = K (dm x dl)( H/n) h1=h2=h
• 2 linee di flusso e dm = dl

• 2 linee equipotenziali,
le quali dipendono dalla geometria
del problema.
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Tracciamento del reticolo di filtrazione
(“flow net”)
suddivisione del carico idraulico h in Nd incrementi,
ciascuno di valore h = costante;

per ogni canale di flusso deve essere q = costante;

attraverso una maglia di larghezza a e di lunghezza b


passa una quantità d’acqua

q = v a 1 = k i a = k (h/b) a

attraverso una maglia di larghezza a’ e di lunghezza b’


(lungo il medesimo tubo di flusso) passa una quantità

q’ = v’ a’ 1 = k i’ a’ = k (h/b’) a’

uguagliando le portate, essendo q = q’ = costante, h =


costante, deve essere anche
a/b = a’/b’ = costante

 costruzione di maglie preferibilmente “quadrate” (a/b = 1)

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Tracciamento del
reticolo di
filtrazione
in condizioni
confinate

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Flusso in due livelli anisotropi differenti
(a) Ku / Kl = 1/50
(b) Ku / Kl = 50.
Todd & Bear, 1961

Ku / Kl = 1 / 50

Ku / Kl = 50

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Tracciamento reticolo in prossimità di confini
impermeabili ad angolo retto

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Reticolo di flusso in 2D

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USO DEL RETICOLO DI FILTRAZIONE
1) Calcolo della portata filtrante:

per un tubo di flusso (e per a/b = 1)


q = k (h/b) a = k h = k (h/Nd)
per Nf tubi di flusso
Q = q Nf = k h (Nf/Nd)
funzione unicamente della geometria del problema.

2) Determinazione dell’altezza piezometrica e della


pressione neutra:

altezza piezometrica
h = n h
dove n = numero delle perdite di carico
corrispondenti al punto considerato (riferite al
livello piezometrico superiore, oppure a quello
inferiore);
il prodotto
u = n h gw
si chiama eccesso di pressione idrostatica
(positivo o negativo a seconda del livello
piezometrico di riferimento). Corso Geologia Applicata
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Calcolo della spinta dovuta alla filtrazione
la perdita di carico idraulico, dovuta al passaggio dell’acqua attraverso il terreno, si traduce
in una spinta efficace, sopportata dallo scheletro solido del terreno.

Consideriamo un elemento (volume) di terreno avente dimensioni


axax1
Linea di
La differenza di pressione neutra tra le due facce a flusso
dell’elemento genera una forza a
ΔU = Δh γw a 1 U = h gw a * 1
applicata nel baricentro della maglia, la quale, per
equilibrio, dovrà essere sopportata dallo scheletro
solido. Si può anche scrivere u a*1
h
ΔU = Δh γw a 1 = (Δh/a) γw a2 1 = i γw Volume (u + h gw) a * 1 Linea
equipotenziale
Pertanto, ad ogni unità di volume è applicata una
forza diretta nel senso delle linee di flusso e pari a :

i γw (“spinta di filtrazione”)

Conseguenze:

componente diretta verso il basso  ASSESTAMENTO


componente diretta verso l’alto  SOLLEVAMENTO  INSTABILITA’
componente orizzontale  SPINTA ORIZZONTALE
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 INSTABILITA’ Dip Scienze Geologiche e Geotecnologie
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Fenomeno di sifonamento al fondo di uno scavo
secondo due modalità:
• per gradiente idraulico critico (i  icr) in ogni generico punto della massa di terra soggetta a flusso diretto
verso l’alto;
• per sollevamento globale di un volume finito di terra soggetto a flusso diretto verso l’alto (es. per scavo a
parete verticale sostenuto da diaframma o palancola).
Si ha sollevamento quando la forza U, dovuta all’eccesso di pressione neutra u in corrispondenza del
livello di base del diaframma, eguaglia (o supera) il peso sommerso W’ della colonna di terra sovrastante
(volume D*1*D/2)
In generale il fenomeno interessa un prisma di terra largo  D/2. All’equilibrio (ed in assenza di azioni
tangenziali lungo i lati del prisma)
U = ½ gw D ha =  u dx 1 sollevamento

h1 D1 ½D h1 ½D
W’ = D D/2 1 g’
e f
Si richiede in genere un fattore di sicurezza
D D
FS = W’/U  2-5 0 W’ a
D2 D2
½ h1gw hagw
C x

Possibili rimedi: approfondimento del diaframma U

(in fase di progetto): appesantimento con filtro grossolano (in fase esecutiva, come intervento d’emergenza)

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sollevamento

h1 ½D h1 ½D
D1

e f

D D

0 W’
D2 D2 a

½ h1gw C x
hagw

e f
1
W'
g ' D2
g 'D
W’

FS   2  D

g w Dha g w ha
U 1 0
a
2
C
hagw

U
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Soluzione approssimata,
valida per sabbie
omogenee e isotrope, per
calcolare
l’approfondimento
necessario a prevenire:

• il sifonamento per
gradiente critico (“piping” -
in sabbie dense);

• il sollevamento globale
del fondo (“heaving” - in
sabbie sciolte).

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Utilizzo di un filtro per la
stabilizzazione
• Il fattore di sicurezza rispetto al
sollevamento globale può essere
aumentato per raggiungere un
D1 filtro
valore accettabile (4 o 5).
• Il valore di FS richiesto è legato D
alle incertezze nei calcoli e nella
caratterizzazione
• Aggiungere un filtro a valle
D1 W’f
previene il moto delle particelle fini
e inoltre è sufficientemente
permeabile da offrire poca
D W’
resistenza al flusso
• Sarà quindi necessario definire le D/2
caratteristiche fisiche di tale filtro
U
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• Peso sommerso del terreno e del
filtro: W’ + W’f
D 1
W '  ( D )( )(g sat  g w )  D 2g ' D1 filtro
2 2
D 1 D
WF'  ( D1 )( )(g ' F )  D1 Dg F'
2 2
• La forza di sollevamento dovuta D1 W’f
alla filtrazione sullo stesso volume
di terreno è:
D W’
1
U  D 2iavg w D/2
2
• e il fattore di sicurezza è: U

1 2 1 D1 '
W 'WF'
D g ' D 1 D g '
F g ' ( )g F
FS   2 2  D
U 1 2
D iavg w iavg w
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FLUSSO IN TERRENI ANISOTROPI
Per kh  kv o kh  kz e in generale kx > kz
 2h  2h  2h kz  2h
L’equazione di Laplace rimane nella forma: k x 2  k z 2  0 oppure  0
x z x 2 k x z 2
x k
Assumiamo ora una coordinata orizzontale: sarà allora  x
x kz
kz kx
xx da cui xx
kx kz
h h x h k x
 
 x x  x x k z
 2h   h k x    h k x  x
    
 x  x k z  x  x k z   x
  
2
h
x
x  2h   h k x  k x  2 h k x
2 
   2
kx = 9 kz x  
x  x k z  k z x k z
z
da cui
 2h  2h kz
 2
x 2
 x kx
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Ora la possiamo inserire nella equazione di Laplace:
 2h kz  2h kz  2h  2h
 2 0 2  0 Eq. Laplace nel sistema deformato
 x k x z k x  x z
2 2

Ne deriva quindi un possibile approccio per il tracciamento di reticoli di flusso nel caso di
terreni anisotropi. Le fasi con cui operare sono le seguenti:
a) si sostituisce la coordinata x con una coordinata

kz
xx x h
kx x 1
kx = 9 kz xx
e si disegna la geometria del problema in z 9
questa nuova scala deformata

b) si tracci il reticolo nella scala deformata con intersezioni tra linee di flusso e
equipotenziali a 90° e maglie tutte quadrate
kz
Tutti i calcoli possono essere eseguiti anche sul reticolo deformato, ricordando che x  x
kx

c) si può a questo punto ridisegnare il reticolo nella scala reale x, allungando tutte le
misure orizzontali (intersezioni ad angolo  90°, ossia con maglie non quadrate)
Per il calcolo della portata è ancora valida la relazione:
Nf
Q  k h ma il coefficiente di permeabilità diviene: k eq  k z k x
N
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d Crosta Corso Geologia Applicata Dip Scienze Geologiche e Geotecnologie
DIMOSTRAZIONE PER CASO LIMITE DI
FLUSSO IN DIREZIONE X
x x
Consideriamo una stessa maglia: kz
a a a
kx
a kz
z z a
kx
h
In scala trasformata: q  keq  i  a  1  keq   a  1 keq  h
a
in scala reale :
h h
q  k x  i  a  1 k x   a  1 k x 
k kx
a x
kz kz
ma poichè q  q allora dovrà essere :
h
keq  h  k x 
kx
kz
kz
keq  k x   kx  kz
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Dip Scienze
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Flusso in terreni non omogenei:
1) Flusso perpendicolare alla stratificazione
h A

L1 k1 i1

L2 k2 k2<k1 i2

z
Q1  v1  A Q2  v 2  A

E poichè deve essere : Q1  Q2


v1  A  v 2  A
v1  v 2
k1 i1  k 2 i2
Ne deriva che:
k1 i 2
 k e i sono inversamente proporzionali
se k1 > k2, i2 > i1 : linee equipotenziali ravvicinate nel terreno 2
k 2 i1
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2) Flusso parallelo alla stratificazione
S1
L

k1 S1
k2<k1

k2 S2

Q1  v1  S1  1 Q2  v 2  S 2  1
Q1  k1  i1  S1 Q2  k 2  i 2  S 2
Q1 Q2 i1 = i2 = i = h/L
i1  i2 
k1 S 1 k2 S2
poichè : i1  i2  i deve essere :
Q1 Q2

k1 S 1 k2 S2
Q1 k S k
se inoltre poniamo : S1  S 2 risulta che :  1 1  1
Q2 k2 S2 k2

Ne deriva che:
Q e k sono direttamente proporzionali
se k1 > k2: le linee di flusso nello strato (1) devono essere più fitte

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3) Flusso obliquo rispetto alla stratificazione
Rifrazione delle linee di flusso
In accordo con la legge di Darcy, quando un fluido passa ad un mezzo con permeabilità maggiore, per esempio, è
necessaria un’area inferiore per la trasmissione del fluido. Di conseguenza i canali o tubi di flusso possono essere
più stretti.
Viceversa se il flusso passa da una regione a permeabilità elevata verso una a permeabilità inferiore, allora i tubi
di flusso dovranno essere di sezione maggiore per consentire il passaggio dello stesso volume di fluido.

Per analogia con le leggi della fisica circa la L1


rifrazione della luce, il rapporto tra le A1 1 1
conducibilità idrauliche è pari al rapporto delle K1
K1 Δh
tangenti degli angoli formati dalle linee di
flusso con la normale al contorno K2> K1 Δh K2< K1
attraversato: L2 A2 2
2

h h
k1   A1 1  k 2   A2 1
L1 L2
1 1 Così come le linee di flusso sono rifratte lo saranno
k1   k2  anche le linee equipotenziali che a queste sono
tan 1 tan  2 perpendicolari, facendo variare in questo modo la
k1 tan 1 larghezza dei tubi di flusso secondo quanto detto in
 precedenza.
k 2 tan  2
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Flusso non confinato
Una delle 4 condizioni al contorno che delimitano il campo di flusso non è evidente dalla geometria del
problema, ma consiste in una “linea di flusso limite” (o “linea di flusso superiore” – impropriamente
chiamata “linea di saturazione”), la quale:
 delimita l’acqua in moto secondo la legge di Laplace dall’acqua in equilibrio con la pressione
atmosferica (ad es. dall’acqua di risalita capillare, che non partecipa al flusso);
 è anche il luogo dei punti in cui la pressione neutra (detratta la pressione atmosferica) u = 0;
 può essere ottenuta, in generale e per situazioni idrogeologiche complesse, da misure piezometriche
dirette;
 può essere anche determinata mediante analisi di tipo numerico, note tutte le condizioni
idrogeologiche al contorno;
 per problemi a geometria semplice (ad es. filtrazione attraverso una diga in terra), può essere tracciata
con metodi analitici.
Incremento pressione u con profondità lungo
una equipotenziale

Pa/gw
a Pb/gw

za
Zb

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Dip riferimento
Geologiche e Geotecnologie
v2 u u
h   z  z
2g g g

sulla superficie libera avremo u =0 e h = z quindi le variazioni in carico


sono pari alle variazioni di quota lungo la superficie libera
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CARATTERISTICHE DELLA LINEA DI FLUSSO
LIMITE
poichè si trova a pressione atmosferica, le linee equipotenziali la
intersecano a h costanti

angolo di 90° con il fianco (o paramento) di monte della diga

Eccezione: il filtro di monte è molto permeabile: il suo limite a valle


coincide con la linea equipotenziale superiore; la linea di flusso
limite deve però rispettare la condizione a) e non può partire che
con una tangente orizzontale (io = 0, vo = 0)

Tangenza alla parte inferiore del pendio

Tangente verticale al contatto con un filtro grossolano di valle

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Espressioni teoriche
utilizzabili per:
1) quantificare la portata
2) determinare la posizione e forma della linea di filtrazione

Soluzione di DUPUIT (1863)

i = gradiente idraulico =
y
x
i = costante su una linea verticale dalla legge di Darcy avremo:
dy
qk i A  qk y  q dx  k y dy
dx
y2
qx  k  costante
2
y
e per x  0, y  0 la costante  0
x
y
y2 H2
H
qk  qk
2x 2D
x
D
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Vediamo quali sono i passi da eseguire per definire la portata e la distribuzione
delle pressioni entro un rilevato:

1. determinazione della linea di flusso limite


2. determinazione della lunghezza o estensione della superficie di
emersione/filtrazione sul paramento di valle
3. costruzione del reticolo di flusso

le due condizioni incognite sono rappresentate dai segmenti BC e CD che sono


una combinazione di condizioni d’entrata, ossia dei tratti BB1, della parabola
B1B2, della transizione tra i punti di tangenza, B2C, e un tratto rettilineo sul
paramento di valle, CD.
Le soluzioni sono quelle di Casagrande (1933) e di altri autori (Harr, 1962,
Cedergren, 1977)
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Terminologia e formule base per il calcolo della soluzione:
1. la geometria del problema e il carico d’acqua nel serbatoio forniscono i valori di h, m ed  che
consentono di collocare i punti A e B e determinare la distanza d.
2. Il passo successivo consisterà nella scelta di uno dei 4 metodi disponibili per collocare il tratto CD di
filtrazione e la linea di flusso limite BC.

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4 casi da considerare in funzione della geometria del paramento di valle e della
sua inclinazione  sull’orizzontale:
 < 30°:
Schaffernak – Van Iterson: si assumono valide le condizioni di Dupuit che il gradiente sia pari a
dy/dx e costante lungo una linea verticale, e consenta di determinare direttamente a e q.

Dalla geometria del rilevato e l’altezza d’acqua si ubica il punto A. d ed y sono determinati
tracciando un arco di raggio DA passante per il punto E
Si determina poi il punto di tangenza verticale F della parabola
Si tracciano la linea AG, parallela alla base del rilevato, l’asse orizzontale della parabola e la
tangente verticale GF al punto posto a distanza yo/2 dal vertice della parabola.
Le linee AG e GF sono divise nello stesso numero di tratti. I punti sulla linea AG sono uniti al punto
F e l’intersezione con le rispettive linee orizzontali attraverso i punti della linea GF danno i punti per
la costruzione della parabola AF
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m: controllato dalla geometria del paramento di monte e dal livello dell’acqua
A: dalla distanza 0.3 m
E: arco di circonferenza centrata in D
yo: sottraendo la distanza d dal segmento DE
F: pto tangenza parabola da yo/2
BH: a mano
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La parte iniziale a monte della linea di flusso limite è tracciata da B partendo
perpendicolarmente al paramento di monte (che costituisce una linea equipotenziale) e poi
divenendo tangente alla parabola in H, che viene scelto soggettivamente.
La parte centrale della linea è lungo la parabola, mentre la transizione al punto C è fatta in
modo da fornire una transizione arrotondata.
Il punto C è collocato ad una distanza a dall’estremo del paramento di valle tramite l’eq.
riportata nella tabella per il metodo di Schaffernak-van Iterson
A questo punto può essere tracciato il reticolo di flusso

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m
0.3m

q h - a sin
h
y a
a sin

x
d
2
Dietro le assunzioni di Dupuit si avrà che: qx 
ky
c
2
quando x  a cos  , y  a sin 
quando x  d , yh
k (h 2  a 2 sin 2  )
q (d  a cos  ) 
2
y a sin  e anche q  k tan   a sin  dalla q  kiA
  tan 
x a cos  e si arriva quindi alla :
d d2 h2
a  
cos  cos  sin 2 
2

q  k tan   a sin 
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  90°: Casagrande

in questo caso l’assunzione fatta per il gradiente è dy/ds ove s è la distanza lungo la linea di
filtrazione e consente un’accuratezza maggiore rispetto al metodo di Schaffernak-van
Iterson per il caso di paramenti ripidi, mentre per inclinazioni  60° si può impiegare
ancora il metodo precedente.

Per 60<   90°: poichè a e s sono correlati tra loro la posizione del punto C (o distanza a)
deve essere stimata per determinare il valore di

So AC  CD e quindi la distanza a può


essere effettivamente calcolata
Questa procedura si ripete
finchè c’è accordo tra CD e a. A
questo punto è possibile
ricostruire il reticolo di flusso

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 = 180°: Kozeny

caso particolare rappresentato in figura in cui la geometria del rilevato e il livello


d’acqua consente la costruzione della parabola di base. In questo caso la faccia di
filtrazione a valle è rappresentata dalla distanza ao e la correzione Aa non è
adottata.
Dopo di che il reticolo di flusso può essere tracciato

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30° <   180°:
Casagrande:
da modelli sperimentali Casagrande sviluppò una curva che mette in relazione la lunghezza a
con il rapporto

a
c
a  a

La costruzione della parabola base è il primo passo della procedura. Il punto Co ove la
parabola interseca il paramento di valle è determinato e la distanza a+a è misurata
Conoscendo  allora si può trovare il punto C e calcolare a
Tali informazioni sono sufficienti al completamento del problema.
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SOLUZIONE CON PARABOLE CONFOCALI

• definizione di una parabola


• famiglia di parabole coniugate confocali
• caso di argine in cui la soluzione rigorosa può essere applicata In realtà BD non è
realizzata
• caso più comune: BD coincide con il fianco (paramento) di monte della diga.
Correzione proposta da Casagrande: AB ≈ 0.3 EB

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Omogeneo con filtro

Anisotropo con filtro

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Sezione trasformata

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Calcolo delle pressioni
di sottospinta

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Calcolo delle pressioni
di sottospinta

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Per il caso della palancola si diagrammi l’andamento della
pressione neutra, e si calcolino la portata e il gradiente d’uscita

con Permeabilità: 3 * 10-7 m/s


Carico totale a monte: 27 m
Carico totale in uscita: 19.5 m 9m
Perdita totale di carico: 7.5 m 1.5 m
Numero di cadute nd = 8 9m
Numero di tubi di flusso nf = 4 18 m
Numero equipotenziali = 9
Numero linee di flusso = 5
Fattore di forma: nf / nd = 4/8 = 0.5
Perdita di carico per caduta: h = 7.5/8 = 0.94 m
Punto ha ht hp u
A
Carico Carico Carico
quota totale pressione
m m m kPa I
A 27 27 0.0 0 B H
B 18 27 9.0 90 C G
C 14.70 26.1 11.4 114 DF
D 11.70 25.1 13.4 134
E 9.00 23.2 14.2 142 E
F 11.70 21.4 9.7 97
G 14.70 20.4 5.7 57
H 18.00 19.5 1.5 15
I 19.50 19.5 0.0 0

Portata: Q = k H nf/nd = 3*10-7 m/s * 7.5 m * 0.5 = 1.13 * 10-6 m3/s/m


Il gradiente d’uscita è ottenuto all’uscita del reticolo di flusso. L’elemento d’uscita va scelto in modo da dare la
condizione più conservativa ossia con il valore massimo del gradiente, in questo caso si scelgono i punti G ed
H.
Il FS, fattore di sicurezza, che generalmente si adotta è pari a 3 e quindi il gradiente idraulico critico sarà al
massimo pari a 0.3:
i = (h /Prof.
nd) /Giovanni
l = (7.5/8) / 3.3 = 0.28 < 0.3
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FILTRI IDRAULICI
FILTRI GRANULARI

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Influenza del passaggio d’acqua attraverso una
massa di terra
Richiamo al noto diagramma di Hjulstrom, riguardante le relazioni fra diametro delle particelle e velocità di
una corrente d’acqua nel determinare i campi di erosione, trasporto e deposito:
Elevata velocità di filtrazione 
 asportazione e trasporto di particelle fini
 fenomeni di erosione regressiva
Diminuzione della velocità 
 rideposizione delle particelle trasportate
intasamento dei collettori di drenaggio

Conseguenza:
necessità di mettere in opera filtri idraulici in tutte le situazioni che presentano elevati
gradienti idraulici ed elevate velocità di uscita; ad esempio:
piede del paramento di valle di una diga in terra;
dreno a trincea riempita con materiale grossolano;
dreno tubolare (suborizzontale, o variamente inclinato);
pozzo per estrazione d’acqua.
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Filtri idraulici
Finalizzati a:
 favorire il passaggio dell’acqua attraverso i pori
 impedire l’erosione e il trasporto delle particelle fini
Duplice esigenza:
i vuoti nel filtro devono essere sufficientemente grandi da favorire il passaggio
dell’acqua
 CRITERIO DI PERMEABILITA’
i vuoti nel filtro devono essere sufficientemente piccoli, in modo da trattenere le
particelle solide
 CRITERIO DI RITENZIONE
Dimensionamento di un filtro:
• richiede il rispetto di entrambi i criteri;
• basato essenzialmente su criteri empirici;
• dipende dai parametri granulometrici caratteristici della terra da proteggere contro
l’erosione;
• dipende dai parametri porometrici/granulometrici del materiale formante il filtro.
Materiali per filtri idraulici:
• terre (naturali) di opportuna granulometria (ghiaie sabbiose e sabbie,
possibilmente di natura silicea);
• materiali e prodotti geosintetici (geotessili, solitamente nontessuti);
• eventuali
Prof. Giovanni B. Crosta altri materialiCorso
di origine industriale.
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FILTRI IN TERRE NATURALI
D50T Fine side
% 100 T T F F Coarse side
85

CRITERI USBR
T CUfiltro = Rotondità R50 R15
50 F D60/D10 filtro
4 - 5 - 10 -
4 > 0.5 12 - 58 12 - 40
15
4 < 0.5 9 - 30 6 - 18

D15T D85T D15Fcoarse D (log)


D15Fine

Criterio di Terzaghi – Cedergren


Ritenzione: D15Fc ≤ 5 D85Tf
Permeabilità: D15Ff ≥ 5 D15Tc
Uniformità: D15F < 25 D50T in genere superfluo
Criteri USBR:
basati sui rapporti R15 = D15F / D15T
R50 = D50F / D50T
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I terreni non sono mai omogenei
•Per terreni poco disomogenei utilizzare i valori minimo e massimo di R50 e R15
•Per terreni molto disomogenei può essere necessario utilizzare materiali da filtro diversi

FILTRI MULTIPLI
Necessari ogni qualvolta si abbia una differenza troppo grande tra il diametro dei granuli e la luce delle aperture
nei collettori

% 100 T F1 F2

85
F1

F2 T T
50 F1 F2

F1 dimensionato rispetto a T
F2 dimensionato rispetto a F1 15

D (log)

Filtro: fini < 80 μm, dopo la messa in opera dovrebbero essere < 3% per consentire un’adeguata
permeabilità. Percentuali inferiori non consentono di trattenere i fini in posizione
Filtri e dreni devono essere ben gradati e gli inviluppi delle loro gradazioni devono essere sub-
paralleli
Ghiaia dei dreni dovrebbe avere una dimensione nominale di 20 mm (max Dimensione di 28 mm)
per evitare segregazione
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Esempi di messa in opera
di dreni

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D50T

% 100 T T F F

85

T
50 F

15

D15T D85T D85Ff D85Fc D (log)


D15Ff D15Fc

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Filtri in materiali e prodotti geosintetici
crescente tendenza ad essere usati come filtri in luogo dei materiali naturali.

DEFINIZIONI (Richiami):
Geosintetici: prodotti industriali in materiali sintetici (PES, PVC, PPE, PET, altri),
usati per applicazioni geotecniche a contatto con terre o rocce;
comprendono diverse famiglie, fra i quali i geotessili.
Geotessili: prodotti dell’industria tessile s.l., in materiali sintetici, usati per
applicazioni geotecniche a contatto con terre o rocce;
comprendono geotessili: tessuti, nontessuti.
Geotessili nontessuti: fabbricati con fibre sintetiche (PES, PPE, PET) ottenute
mediante estrusione, successivamente legate mediante agugliatura e/o
termosaldatura;
sono impiegati con funzione di drenaggio (planare, trasversale) e di filtro.
Dimensionamento dei filtri in materiali geosintetici:
Criteri diversi. basati su:
• parametri granulometrici della terra
• conducibilità idraulica (della terra e del geotessile)
• diametro di filtrazione del geotessile (concettualmente rappresentativo del
diametro dei pori, ottenuto con una prova standard)
corsi successivi
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Geosintetici

• PES e PET: Poliestere


• PE: poli-etilene
• PVC: polivnil clorurato
• PP: poli-propilene
• PA: Poliammide (nylon)

Altri: CPE (polietilene clorurato), CSPE (Hypalon), CR (poli-cloropreni:


neoprene
LDPE: polietilene a bassa densità
MDPE: polietilene a media densità
HDPE:polietilene a alta densità

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Polietilene ad Alta Densità (HDPE) e pertanto sono inattaccabili dagli agenti
chimici e biologici normalmente presenti nel terreno

georeti

Geocompositi georete + geotessili nontessutiI fili interni, più


pesanti e spessi, permettono un'elevata portata idraulica e resistenza a compressione mentre i fili diagonali prevengono Geocompositi
l'intrusione del geotessile dal terreno anche sotto elevate pressioni verticali; con tale tipo di struttura, i fili superiore ed
inferiore servono per supportare il geotessile ad azione filtrante, mentre il filo centrale crea e separa i canali per il georete +
relativo drenaggio
geomembrana

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Valori Proprietà Geotessili per Filtri

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Stabilità Materiali
Geotessili per Filtri

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Metodi di misura della permeabilità all’acqua dei geotessili

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Criteri di Dimensionamento per filtri in Geotessili in condizioni di
flusso unidirezionale

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Criteri di Ritenzione per filtri in Geotessili (Giroud)

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Distribuzione e nomenclatura dell’acqua
0 Sr
nel sottosuolo
1
Acqua nel suolo

Condizione
insatura
Zona insatura
Acqua gravidica
(vadosa)
Acqua capillare

Superficie
freatica

interstiziale
Zona freatica

sotterraneo

Acqua
(satura) Falda

Acqua
Acqua in mezzo poroso con pori
non intercomunicanti

Acqua con chimismo particolare a


grandi profondità variabile in
funzione dell’ambiente e della
litologia

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Variazione contenuto d’acqua lungo un profilo verticale

Il contenuto d’acqua lungo un profilo verticale di un terreno, in cui siano presenti sia una zona satura che una non
satura (o vadosa), varia in funzione di diverse caratteristiche ambientali e del terreno stesso.
Allo stesso modo lungo il profilo del terreno varierà di conseguenza anche l’andamento delle pressioni neutre.

Sotto la superficie freatica suborizzontale la pressione dell’acqua cresce in modo idrostatico, mentre al di
sopra diminuirà progressivamente e in teoria in modo continuo e lineare.
Tuttavia, ciò non è realistico e il gradiente negativo pressione dei pori può essere diverso da quello idrostatico per
diverse ragioni tra cui: Ritenzione
umidità
evapotraspirazione
- ricarica da precipitazioni e infiltrazione Precipitazioni-infiltrazione
- evapotraspirazione
- isolamento e ritenzione dell’umidità
- limite dovuto alla granulometria del terreno.
Flusso stazionario
Flusso stazionario - verso il basso
Le variazioni del contenuto d’acqua si risentono in verso l'alto
genere poi maggiormente con cicli stagionali ben Equilibrio statico
con la superficie
evidenti, ossia con alternanza di stagioni secche e piezometrica
calde a stagioni umide e fredde. In tali condizioni infatti
l’evapotraspirazione sarà spinta al massimo in alcune Andamento
stagioni e in altre si avranno successivi episodi di pressioni neutre
+
infiltrazione delle acque meteoriche con avanzamenti
di fronti di saturazione o inumidimento.

Infine bisogna aggiungere che anche in queste condizioni la tipologia di terreno, le caratteristiche delle
precipitazioni e la profondità della superficie freatica potranno influenzare notevolmente l’evoluzione del
profilo diProf.
umidità
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CAPILLARITA’ NEI TERRENI
connessa alla tensione superficiale che si sviluppa all’interfaccia aria-acqua per il disequilibrio di
attrazione sulle molecole d’acqua poste lungo l’interfaccia. Tale risalita capillare può consentire il flusso
di acqua anche in condizioni non sature. u = ua
Il fenomeno è stato analizzato a partire dal modello capillare o di Buckingham (1907) 2R
(aria)


Tale modello considera un cilindro di raggio x < R, posto internamente al ts ts
F
capillare di raggio R, e in assenza di sforzi tangenziali sulle facce laterali.
In queste condizioni e trascurando la pressione atmosferica il peso del u = uw
cilindro d’acqua sarà: hc
P  x  hc  g w
(acqua)
2
P
Questo peso può essere equilibrato da una forza F diretta verso l’alto dovuta
alla tensione superficiale nella pellicola d’acqua a contatto con l’aria.
A temperatura ambiente la tensione superficiale, ts [FL-1] dell’acqua è pari a circa 0.075 g/cm 2x

Per equilibrio dell’intera colonna d’acqua dobbiamo porre che P sia uguale ad F
e quindi:

R 2  hc  g w  2R  t s  cos 
da cui esplicitando rispetto a hc si avrà:
2t s
hc   cos 
g wR
ossia l’altezza di risalita capillare. Nel caso di ts  0.075 0 .15 cos t
g/cm, gw= 1 g/cm3 e  = costante, per le stesse condizioni hc   cos  
di prova si avrà la legge di Jurin:
R R
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Per:

tubicino di vetro, con pareti ben pulite e umidificate 0 hc  0.15/R

tubicino con pareti ricoperte da impurezze 0 <  < 80° hc > 0

tubicino con pareti ricoperte da grasso  > 90° hc < 0

u = ua
(aria)
2R

ts F ts

u = uw
hc (acqua)

2x

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Stato tensionale nell’acqua capillare
Operando con le stesse variabili è possibile descrivere lo stato tensionale
A=1 dell’acqua capillare. Trascurando la pressione atmosferica per l’equilibrio di
gwhc una colonna d’acqua alta z avremo che:
z uz*1 + P = uz*1 +gw*z*1 = 0
da cui si ottiene che uz = -gw*z
uz u<0 e per z = hc si otterrà il valore minimo di u:
2t s
u = - g w  hc  -g w  cos 
hc
Rg w
Si potrà anche scrivere l’equilibrio tra forza dell’aria esercitata verso il
P
basso e forza dell’acqua necessaria e diretta verso l’alto, come:
uz
ua  R 2  uw  R 2  2Rt s  sin
che nel caso di un menisco perfettamente sferico ( = 90°) diviene pari a:
2t s
ua  uw 
R
Nella maggioranza dei casi la pressione dell’aria sarà quella atmosferica e la pressione esistente su una
molecola d’acqua nel menisco sarà il risultato diretto della tensione superficiale e del raggio del capillare.
Posta Po la pressione di vapore saturo del liquido a temperatura del sistema, per acqua pura e superficie
piana, questa viene ridotta al valore P dalla tensione superficiale sulla superficie curva.
Lo sforzo che trattiene una molecola d’acqua nel menisco (ossia la suzione) è quindi direttamente correlato
all’umidità relativa (P/Po) nello spazio intorno al terreno, tramite la relazione:
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RT P
ua  uw    ln( )
Vmol Po

ove R è la costante universale dei gas, Vmol è il volume molare del liquido e quindi a temperatura
ambiente di 20°C:

P
ua  uw  suzione  135055  ln( )
Po
La presenza di sali nell’acqua ridurrà ulteriormente la pressione di vapore nello spazio sovrastante l’interfaccia
aria-acqua. Tale pressione di vapore ridotta è correlabile alla concentrazione della soluzione salina e ciò è
sfruttato per scopi di calibrazione.
La suzione di matrice è quindi pari a (ua - uw) e corrisponde all’energia necessaria a rimuovere una molecola
d’acqua entro la matrice del terreno. La suzione totale, , è invece l’energia necessaria a rimuovere una
molecola di acqua del terreno, dal terreno alla fase di vapore. In assenza di sali, la suzione di matrice e quella
totale si equivalgono.
Se l’acqua dei pori contiene degli ioni (per es.: in terreni argillosi) la pressione di vapore (P) è ridotta e l’energia
necessaria per rimuovere una molecola d’acqua dalla fase liquida del terreno (suzione totale) è aumentata.
Lo sforzo aggiuntivo causato dai sali disciolti è detto suzione osmotica (). In genere, la suzione è misurata in
kPa o unità simili, mentre in alcuni casi è espressa come altezza di colonna d’acqua (vedi esempio in figura per
terreni a granulometria variabile)(100 kPa = 1 bar = 14.5 psi  1 atm (=101.3 kPa)  1000 cm H2O = pF 3 (log
della pressione esercitata dalla colonna d’acqua equivalente, in cm)

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60

Ghiai a fine
50 Sabbia grossolana
Sabbia grossolana

Distanza in cm dalla superficie


40 Sabbia media

libera dell’acqua
Sabbia fine
Sabbia fine
30
Sabbia mol to fine

20

10

Superficie Li bera
0
Acqua

0 10 20 30

Contenuto acqua
(% )

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RISALITA CAPILLARE NEI TERRENI
L’acqua risale per capillarità non solo in tubicini chiusi

Ma anche in tubicini aperti lungo una generatrice

E lungo spigoli ad angolo acuto


I vuoti nei terreni costituiscono un insieme di canali a sezione irregolarmente
variabile in forma e dimensioni
La determinazione di hc dipende da numerosi fattori e può essere raggiunta
solo per via empirica

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Condizione limite
H La risalita capillare in un terreno non presenta sempre gli
Imbibizione dal
Asciutto basso
stessi valori di altezza. Ciò è dovuto all’esistenza di due
(Risalita) condizioni limite tra le quali è possibile che l’umidità del terreno
hcr vari con dei cicli di isteresi in funzione delle condizioni locali
(idrauliche, meteorologiche, geologiche, antropiche) e iniziali.
Umidità
semi- Le due condizioni limite sono rispettivamente quelle di:
continua • imbibizione dal basso di un terreno asciutto e
hcn • drenaggio verso il basso di un terreno inizialmente saturo.
Saturo E’ evidente che le 2 curve rappresentanti il profilo del
contenuto d’acqua sono diverse e coincidono solo per un
tratto di saturazione.
0 1 Sr In genere si osserva che i limiti delle zone a diverso
contenuto d’acqua stanno nelle seguenti relazioni:
H Drenaggio
verso il basso hcs > hcn z
Umidità
discontinua hcx > hcr
hcx hcs  hcr
hcx
Umidità II
semi
continua
Dal punto di vista della loro hcr
I
hcs determinazione, hcs, hcn, hcr
hcs
sono facilmente determinabili
Saturo in laboratorio mentre hcx è hcn
difficilmente determinabile in
0 1
laboratorio.
Sr
Prof. Giovanni B. Crosta Corso Geologia Applicata Dip Scienze Geologiche0e Geotecnologie 1 Sr
Assumiamo queste due L’acqua si fermerà in
condizioni iniziali: asciutto Cosa posizioni differenti
e saturo ossia saturazione succede
e desaturazione
?

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I valori di hc sono inversamente proporzionali:
- all’indice dei vuoti, e
- al diametro efficace, D10

Relazione empirica di Terzaghi e Peck


C
hcr  [cm]
e  D10
dove C = 0.1 – 0.5 cm2
Alcuni valori tipici (Lane & Washburn)

Descrizione del terreno D10 e hcr hcs


mm - cm cm
Ghiaia grossolana 0.82 0.27 5.4 6.0
Ghiaia con sabbia 0.20 0.45 28.4 20.0
Ghiaia minuta sabbiosa 0.30 0.29 19.5 20.0
Sabbia limosa 0.06 0.45 106.0 68.0
Sabbia grossolana 0.11 0.27 82.0 60.0
Sabbia medio-fine 0.02 0.57 239.6 120.0
Sabbia fine con limo 0.03 0.36 165.5 112.0
Limo 0.006 0.94 359.2 180.0
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PRESSIONE DI CONTATTO
Per terreni in cui si abbiano altezze superiori a hcx, l’acqua è contenuta sotto forma
di goccioline poste intorno al contatto fra due granuli (“Umidità Discontinua”)

P
TS

TS
P

L’equazione u = gw * z perde allora di significato


La tensione superficiale agisce al contatto fra le 3 fasi (solido-liquido-gas);
La risultante di tutte le reazioni Ts è una forza P che tende a comprimere lo scheletro solido
La forza P (per unità di area) è detta PRESSIONE DI CONTATTO;
la sua resistenza per attrito, essendo indipendente dalle forze applicate esternamente alla
sabbia ha lo stesso effetto della coesione.
Conseguenza:
Una sabbia umida non satura può mantenersi stabile anche con parete verticale, purchè
non venga saturata. Si tratta di una Coesione Apparente

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Conseguenze Negative:

• un rinterro effettuato con sabbia umida può possedere un indice


dei vuoti elevato e una struttura collassabile
• la struttura può collassare per sovraccarico
• la struttura può collassare per vibrazioni
• la struttura può collassare per sommersione e conseguente
scomparsa della coesione apparente
• un rinterro con sabbia umida deve essere compattato
• uno scavo in sabbia con parete verticale deve essere sostenuto
lateralmente

Apparente stabilità:

di pendii in terreni non coesivi, può essere compromessa in seguito a


saturazione degli orizzonti di copertura (fronte di saturazione in
approfondimento) e conseguente annullamento della coesione apparente:
scivolamenti delle coltri superficiali (soils slips) si possono trasformare in
colamenti di detrito a elevata velocità

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Se consideriamo il menisco tra due
 T
particelle e l’equilibrio delle forze TS
S
R3
nella direzione orizzontale dobbiamo
prendere in esame il contributo di 3 
forze: R1
R1
R2
1. la tensione superficiale lungo
l’interfaccia descritta dal raggio R1 che
TS TS
agisce nella direzione orizzontale
positiva;
2. la tensione superficiale lungo
l’interfaccia descritta da R2 e che
agisce in una direzione negativa e
3. la pressione di aria e acqua applicata
sull’altra parte dell’interfaccia.

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La proiezione della tensione superficiale nella direzione orizzontale positiva è:

F1  (Ts sin  )(2R3 )(2)  4 R3 Ts sin 


La proiezione della tensione superficiale nella direzione orizzontale negativa è :

F2  (Ts )( R1 sin  )(2)(2)  4 R1 Ts sin 


e la proiezione della pressione dell’aria e dell’acqua, ua e uw, nella direzione
orizzontale(assumendo che R2 e R3)

F3  (Ts )( R1 sin  )(2)(2)  4 R1 R2 (u a  u w ) sin 

equilibrando le forze si avrà:


 T
S
TS R3
(Ts )( R 2  R1 )  R1 R 2 (u a  u w )

o R1 R1
R2
1 1
(u a  u w )  Ts (  ) TS
R1 R 2 TS

Questa relazione fornisce un’espressione matematica che descrive la variazione di


pressione che agisce all’interfaccia aria-acqua – solido tra 2 particelle ideali.
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La quantità ua – uw è la suzione di matrice e in funzione dei valori di R1 e
R2 potrebbe essere positiva, nulla o negativa. Si osserva anche che la
suzione è indipendente dal valore di 

In genere, R1< R2 in condizioni non sature

R1 > R2, ua < uw: un incremento di pressione


nell’acqua del terreno. Es. quando il terreno è quasi
R2 R1
saturo o quando c’è un grosso vuoto ma una piccola
distanza tra particelle lamellari

R1 = R2, ua = uw: nessuna variazione di pressione


attraverso l’interfaccia aria-acqua. Es.: quando un
terreno è quasi saturo.
R2
R1

R1 < R2, ua > uw: una diminuzione di pressione


nell’acqua del terreno.
R2 R1

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Possibile modello per l’interazione fra acqua capillare e scheletro solido:
- fascio di tubicini di materiale deformabile
- saturati con acqua
- disposti orizzontalmente, con forze di volume trascurabili
- acqua libera di evaporare alle estremità u TS 2R

Equilibrio alla traslazione orizzontale:
2 R Ts cos   R 2 u  0 da cui 

2Ts
u cos    hc g w  0
R
In assenza di forze di volume ( = 0) per il principio degli sforzi efficaci si ha:

 '   u  '  hc g w  0
sforzo di compressione sopportato dalle pareti dei tubicini. Le pareti dei tubicini
(scheletro solido) sono sottoposte ad una pressione efficace detta PRESSIONE
CAPILLARE:  ' h g  0
K c w

Conseguenze:
- nel modello: compressione del materiale formante le pareti dei tubicini e
accorciamento dei tubicini stessi
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(=’K/E)
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Nel terreno: riduzione di volume; fenomeno più complesso perché forma e diametro
dei pori variano irregolarmente

vol
um Affondamento di un cilindro
e posato sul terreno

Sr = 1
Man mano che l’acqua si ritira nei pori più stretti:
Sr < 1
- diametro dei pori O diminuisce con D10 Volume
crescente in
- hc = C/ (e*D10) aumenta funzione del
Vv
- u = - gw hc diminuisce V
Sem contenuto in
i- acqua
- ’K = -u = gw hc aumenta Vs solid solid plastico liquido
o o
0 WS WP WL
Contenuto in acqua (% in peso)

La riduzione di volume può continuare fino al limite di ritiro wR (w = wmin) e ’K rimane
equilibrata dalla deformazione elastica dello scheletro solido

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Essiccazione dei terreni

• Fenomeno governato dalla pressione di vapore relativa e dalla


umidità relativa dell’aria hra:
• se hra diminuisce, il terreno perde progressivamente acqua fino al
raggiungimento di una nuova situazione di equilibrio con la
pressione di vapore relativa;
• se hra aumenta, un terreno precedentemente essiccato può
assorbire acqua e rigonfiare (aumento di volume).

Conseguenze:
– variazioni cicliche (ad es. stagionali) di temperatura e di umidità dell’aria
possono condurre ad alternanza di cedimento e di sollevamento;
– necessità di profondità minima per le fondazioni di strutture sensibile ai
movimenti del terreno;
– necessità di proteggere i campioni destinati a prove geotecniche dalle
variazioni di umidità.

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Effetti dell’essiccazione sulla resistenza
• sabbie fini più o meno limose: a seguito di ripetuti cicli di essiccazione
possono acquisire una resistenza tale da farle scambiare per “rocce
tenere”, per effetto della precipitazione di sali contenuti nell’acqua
(resistenza apparente, che tende ad annullarsi a seguito di allagamento);

• argille limose: ripetuti cicli di essiccazione provocano la formazione di una


crosta indurita, il cui spessore tende a crescere nel tempo: fenomeno
parzialmente irreversibile, il cui effetto si mantiene anche dopo il
seppellimento della crosta da parte di altri sedimenti;

• argille limose: elevata resistenza a compressione e a taglio.

• Estensione della crosta essiccata in profondità:


– in regioni temperate (4 stagioni) da circa 1 m ad un massimo di circa 3 m;
– in regioni aride e semiaride (2 stagioni) da 3 m fino a circa 6 m.

Aspetti positivi:
• possibilità di consolidare terreni argillosi mediante circolazione di aria calda;
• laterizi.
Aspetti negativi:
• cedimenti differenziali sotto le fondazioni di forni industriali
• sollevamenti differenziali a seguito di lunghi periodi piovosi.
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Riferimenti bibliografici
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Chapman & Hall, London.
Celico P. (1988). “Prospezioni idrogeologiche”, 2 volumi. Liguori Editore,
Napoli.
Colombo P. e Colleselli F. (1996). “Elementi di Geotecnica” (2ª ediz.).
Zanichelli, Bologna.
Goodman R.E. (1989). "Introduction to Rock Mechanics" (2nd edn.). J. Wiley &
Sons, New York.
Lambe T.W. & Whitman R.V. (1979). “Soil Mechanics” (2nd edn.). J. Wiley &
Sons, New York. “Meccanica dei Terreni” (ediz. ital. a cura di C. Valore),
Flaccovio Editore, Palermo.
Lancellotta R. (1987). “Geotecnica”. Zanichelli Editore, Bologna.
Taylor D.W. (1948). “Fundamentals of Soil Mechanics”. J. Wiley & Sons, New
York.
Terzaghi K. (1943). “Theoretical Soil Mechanics”. J. Wiley & Sons, New York.
Terzaghi K. & Peck R.B. (1948). “Soil Mechanics in Engineering Practice”. J.
Wiley & Sons, New York.

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